giovedì 28 giugno 2007

A qualcuno piace Walter


E come dargli torto? Ieri al Lingotto Veltroni ha spiegato la sua idea di Partito Democratico. E devo dire che l'ha spiegata bene, puntualmente, lucidamente, concretamente. Qualcuno si e' commosso, io piu' che altro ho pensato che allora era possibile quello che volevo per il PD. Che non sta solo nella mia testa ma sta prendendo, faticosamente, una forma reale.

Il discorso me lo sono sorbito simulando di lavorare dall'ufficio (non fate la spia!), su Repubblica.tv. Miracoli delle tecnologie. Al termine, in studio, stucchevoli commenti sulla capacita' comunicativa e sugli sfondi. Niente, o quasi, sul contenuto: gli anni di Berlusconismo si sentono anche da queste cose. Pero' Walter e' concreto, e dice "qualcosa di sinistra". Anzi, di sinistra riformista e responsabile, come dicevo qualche post fa. Che si fa carico della complessita' della realta', e della sfida di comunicarla e farla comprendere, senza facili semplificazioni di radicali e manichei.

Riprende il tema della necessita' di unita' e di coesione tra tutte le parti sociali, tra generazioni, nord-sud, lavoratori autonomi e dipendenti; della responsabilita' del paese che deve essere nelle mani e nella testa di tutti e del superamento dei particolarismi che furono gia' di Prodi. I temi sono centrali e centrati, con la precarieta' del lavoro e la giustizia sociale poste al centro dell'azione del futuro partito. Con tanto di frecciata ai sindacati che sembra tratta da un mio post. Anche sulla laicita' non si lascia andare a facili slogan e semplificazioni, ma mette giustamente su due piani diversi la fede personale dei singoli e la laicita' intoccabile dello stato Repubblicano. Risponde all'antipolitica con la politica, con la serieta', con lo spirito di servizio. Parla di merito e di pari possibilita' per tutti. Spazia dalla politica estera all'ambientalismo delle proposte che supera quello dei no.

Ringrazia, giustamente, DS e DL e la loro classe dirigente per la visione coraggiosa che hanno avuto nel superare i propri interessi da orticello per lanciarsi in qualcosa di piu' grande, che nessuno aveva loro chiesto e in cui hanno creduto. Ricorda che il PD avra' successo se sara' davvero un partito nuovo, se sara' aperto e fuori dagli schemi del modo attuale di concepire politica e potere.

E allora il rischio grosso che vedo nella giornata di ieri e' che il PD sia ora identificato con la persona di Veltroni. Questo leaderismo non appartiene e non serve alla sinistra e al PD. Per questo ben venga la candidatura di Letta, il 2 luglio, e di chiunque altro. Ben venga lo stimolo a confrontarsi, a pesare il sostegno alle varie posizioni. Perche' e' vero che la figura carismatica e' importante, che porta voti e visibilita'. Ma per non restare alle parole servono anche idee, confronto, apertura, continuita', che non devono essere eclissati da una figura troppo ingombrante. Veltroni lo sa, e lo ha detto. Leggendo i giornali sembra che chi ascoltava l'ha capito un po' meno.

Serviva una grande casa riformista, che comincia a delinearsi. Da ieri non sembra piu' un'idea balorda mettere insieme storie e radici in apparenza diverse. Adesso passiamo dalle parole ai fatti.

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