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lunedì 12 aprile 2010

Liberta' di espressione


Stanno gia' alzando la testa: a Montichiari, cittadina del Bresciano a pochi chilometri dal paesello nativo di mia mamma e famoso per la squadra di pallavolo, la sindaco Leghista (che sorride soddisfatta nella foto) nega di tenere le manifestazioni per il 25 Aprile e 1 Maggio "come prassi consolidata negli ultimi dieci anni". Alla faccia della liberta' di espressione garantita nella Costituzione e della prassi consolidata nel resto d'Italia negli ultimi 65 anni. Evidentemente a qualcuno la' nel nord piaceva piu' la prassi ventennale in vigore precedentemente... Da Repubblica:

Celebrare il 25 aprile? Non si può. E il primo maggio? Nemmeno. Perché le manifestazioni «politiche» sono autorizzate solo durante la campagna elettorale. Sembra uno scherzo ma non lo è. Succede davvero. A Montichiari, una cittadina di 22mila abitanti a 20 chilometri da Brescia, dove il sindaco Elena Zanola, una maestra elementare che da dieci anni governa a capo di una lista civica di ispirazione leghista, ha negato al Pd il permesso di tenere le due manifestazioni.

Il circolo locale del Pd aveva fatto una richiesta scritta per celebrare il 25 aprile nella piazzetta del Suffragio. Avrebbero voluto leggere i primi dodici articoli della Costituzione «accompagnati da alcuni brani musicali». Per il primo maggio invece avevano pensato, insieme a Rifondazione, a una manifestazione sul tema del lavoro nel «Parco della City», con l’esibizione di «numerosi complessi musicali giovanili». Il Sindaco ha negato l’autorizzazione, dando la stessa motivazione per ambedue le manifestazioni. «Come da prassi consolidatasi negli ultimi dieci anni - scrive al coordinatore del circolo del Pd, Luca de Cataldo - gli spazi pubblici non vengono utilizzati dai partiti per manifestazioni politiche di alcun genere, ad eccezione delle occupazioni per i comizi ed i gazebo in occasione della propaganda elettorale». «E’ incredibile che la Costituzione venga sospesa», commenta Stefano Mutti, vice coordinatore del Pd.

martedì 1 dicembre 2009

Il mondo alla rovescia


Mentre in Honduras il governo golpista cerca una legittimazione nelle elezioni di Domenica, svoltesi in un clima repressivo e farsesco, senza osservatori internazionali, in Uruguay Pepe Mujica, ex guerrigliero Tupamaro, per 13 anni prigioniero della dittatura, torturato e rinchiuso in un pozzo, è il nuovo presidente della Repubblica. Il candidato del Frente Amplio ha ottenuto il 51,9% dei voti, con un’affluenza alle urne superiore al 90% (!!). Cosi' Gennaro Carotenuto sull'elezione:

Come ha detto lo stesso dirigente politico tupamaro, emozionatissimo nel suo primo discorso sotto la pioggia battente a decine di migliaia di orientali che hanno festeggiato con i colori del Frente Amplio, quello che lo porta alla presidenza è proprio “un mondo alla rovescia”.

Un mondo nuovo i contorni del quale non sono ancora del tutto visibili nella prudenza dei grandi dirigenti politici che rappresentano il fiorire dei movimenti sociali, indigeni, popolari del Continente ma che si tratteggia in due grandi temi di fondo: uguaglianza tra i cittadini e unità latinoamericana.

Mujica è stato chiarissimo: il primo valore della sua presidenza sarà il mettere l’uguaglianza tra i cittadini al primo posto e il primo ringraziamento è andato oltre che al popolo orientale "ai fratelli latinoamericani, ai dirigenti politici che li stanno rappresentando e che rappresentano le speranze finora frustrate di un continente che tenta di unirsi con tutte le sue forze”.

Proprio il trionfo di Mujica, la quarta figura che viene dal basso, plebea se preferite, e non espressione delle classi dirigenti, illuminate o meno, a divenire presidente in appena un decennio, testimonia che l’America latina sta riscrivendo la grammatica politica della rappresentanza democratica in questo inizio di XXI secolo in una misura perfino insospettabile e incomprensibile in Europa.

Mujica, nonostante la militanza politica di più di mezzo secolo, è un venditore di fiori recisi nei mercati rionali. E’ uno che quando è diventato deputato per la prima volta e fino a che non ha avuto responsabilità di governo ha accettato dallo Stato solo il salario minimo di un operaio e, siccome questo non è sufficiente per vivere, ha continuato a vendere fiori nei mercati rionali. Per campare. Indecoroso per un parlamentare, ma solo così, solo dal basso, oggi Mujica può permettersi a testa alta di rappresentare il popolo e proporre a questo “un governo onesto”.

Non è un medico, come Tabaré Vázquez o Salvador Allende o Ernesto Guevara, né ha un dottorato in Belgio come l’ecuadoriano Rafael Correa. Non ha studiato dai gesuiti come Fidel Castro né proviene dalla classe dirigente illuminata come Michelle Bachelet in Cile o i coniugi Kirchner in Argentina. Non è, soprattutto, un pollo di batteria, allevato per star bene in società come tanti burocratini dei partiti politici della sinistra europea, che infatti passa di sconfitta in sconfitta e di frammentazione in frammentazione mentre invece in America l’unità delle sinistre è un fatto.

Pepe il venditore di fiori recisi nei mercatini rionali è un uomo del popolo come l’operaio Lula in Brasile, come il militare di umili origini Hugo Chávez in Venezuela e come il sindacalista indigeno Evo Morales in Bolivia. Non a caso sono tre uomini politici che hanno mantenuto un rapporto privilegiato con la loro classe di provenienza, che non hanno tradito e che sono ricompensati con alcuni tra i più alti indici di popolarità al mondo, nonostante siano costantemente vittime di campagne ben orchestrate di diffamazione da parte dei complessi mediatici nazionali e internazionali.

Non è un caso che da questi dirigenti politici venga posto sul piatto dell’agenda politica lo scandaloso problema dell’uguaglianza che trent’anni di retorica neoliberale avevano umiliato, vilipeso e cancellato e che invece è più che mai l’unico motore dell’unico futuro possibile non solo in America latina.

L’America latina integrazionista, dove diventa presidente un ex-guerrigliero venditore di fiori recisi nei mercatini dei quartieri popolari di Montevideo, è davvero “il mondo alla rovescia”, ma è anche la speranza di un “mondo nuovo”, di un nuovo inizio e un futuro migliore in pace e in democrazia. Questa speranza non poteva che venire dal Sud del mondo, da quella “Patria grande latinoamericana” che sta riscrivendo la Storia.

E il nostro bravo Silvio che fa? Dopo Gheddafi, non si fa mancare nulla...

domenica 4 ottobre 2009

Liberta' di stampa

Questa la liberta' di stampa secondo la sala congressi dell'Istituto Veneto di Scienza, Lettere e Arti di Venezia dove mi trovo per una riunione e da dove ho cercato di contattare il sito de L'Unita':


questa la liberta' di stampa secondo Minzolini al TG1, e questa quella di Saviano e dei tantissimi che ieri erano a Roma a dire che non ci stanno.

mercoledì 1 luglio 2009

Per amore del protocollo



...che i bambini scendano dall’albero
e che lo sgombrino dai sogni lasciati tra i rami...