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venerdì 10 giugno 2011

Referendum



Per la cronaca, Beffatotale votera' Si No Bianca Si

lunedì 17 gennaio 2011

Ops


"Non è un paese libero quello in cui una casta di privilegiati può commettere ogni abuso a danno di altri cittadini senza mai doverne rendere conto"

Silvio Berlusconi

sabato 15 gennaio 2011

Aggiungi un posto all'ATAC



E mentre a Roma si balla aspettando Bertolaso, nel resto d'Italia ci si stupisce se un Primo Ministro reo confesso di concussione e abuso di ufficio viene indagato (dai soliti giudici di sinistra), ora che lo scudo del legittimo impedimento (mai chiesto da Lui, ma gentile e goffo tentativo di omaggio da parte di alcuni parlamentari) e' saltato.
Almeno a Tunisi l'hanno mandato via (qualcuno l'aveva predetto), sebbene la situazione sia ancora difficile...

giovedì 25 novembre 2010

Candide ammissioni


Silvio Berlusconi, accusato di aver dichiarato il falso alla questura, sostenendo che una minore di origine marocchina fosse la nipote di Mubarack:

Sono una persona di buon cuore e mi muovo sempre per aiutare chi ha bisogno di aiuto”

Sandro Bondi, che ha concesso al figlio della compagna Manuela Repetti un posto al Ministero che guida e all'ex marito della stessa Repetti un contratto di consulenza nell'ambito del Fondo unico per lo spettacolo per 25 mila euro:

«Sono intervenuto solo per risolvere due casi umani. Una storia privata»

A casa mia piu' che buon cuore si chiama falso, corruzione e abuso di ufficio, ma evidentemente ormai siamo oltre certe cose...

venerdì 29 ottobre 2010

Contestualizzare


Qui la vera storia del Bunga Bunga, ma senza ministre. Qui invece la colonna sonora di Elio.

Come sempre ci si getta a pesce sullo squallore di qualche anziano che si circonda di ragazzine a pagamento e si perde di vista la cosa piu' grave di tutto questo nuovo scandalo, peraltro ammessa candidamente da Silvio Berlusconi (che e' un uomo "di buon cuore, aiuta chi ha bisogno"): la telefonata in questura per passare sopra un paio di reati di "Ruby", spacciandola per la nipote di Mubarak. Per la quale evidentemente, come per il presidente del consiglio, la giustizia italiana non vale...

In ogni caso, la Conferenza nazionale della famiglia si terrà dall'8 al 10 novembre a Milano. I lavori verranno aperti dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Basta saper contestualizzare...

mercoledì 6 ottobre 2010

Quando ci va...


Non troppo fine, ma piu' che condivisibile... da Don Zauker

giovedì 30 settembre 2010

Peggio che Prodi


Qui le panzane di Berlusconi ieri alla Camera per la fiducia. Qui lo sbraco di Di Pietro, e qui il discorso di Bersani: la differenza fra un'opposizione che urla e sbraita su un'unico tema senza portare a nulla (e a tratti decisamente imbarazzante), e una argomentata e ficcante, che affronta la controparte in modo serio e sui temi che riguardano tutti. E questo e' il commento di Francesco Costa fatto quando gia' era chiaro che Silvio avrebbe avuto la fiducia:

Siccome è scontato che il governo avrà la fiducia della Camera, ed è scontato che ce l’avrà in misura mai così larga, passiamo direttamente alla sintetica analisi. I finiani la voteranno perché al momento decisivo non sono mancati mai, e giustamente: si chiama logoramento per un motivo. Il terzo polo non esiste e il voto di oggi ne è la dimostrazione plastica: chissà che ne diranno quelli che per settimane ne hanno favoleggiato sui giornali. Ora Berlusconi dovrà paradossalmente gestire una maggioranza molto più grande di quella che aveva prima. Ma sarà anche una maggioranza più debole, e il premier dovrà decidere se concordare ogni passo con i finiani oppure con cespugli e cespuglietti, con Nucara, con Lombardo e con Calearo. Buona fortuna.


Intanto mentre tutti seguivano quello che accadeva alla Camera, al Senato viene approvato e rimandato alla Camera il famigerato DDL 1167, detto anche, non a caso, “legge porcata sul lavoro”. Il testo, gia' bocciato da Napolitano e riproposto con modifiche risibili, prevede che il datoro di lavoro possa proporre ai propri dipendenti un contratto non piu' soggetto al contratto nazionale e alla contrattazione collettiva. Eventuali vertenze successive verranno giudicate da un arbitro che dovra' basarsi sul contratto privato e non piu' su quello collettivo: una mazzata per i diritti dei lavoratori. Ma noi siamo qui a parlare di Porci, di case a Montecarlo e di futuristi ricattatori....

martedì 7 settembre 2010

De gustibus


Giovanni Fontana, sul suo Distanti Saluti, commenta cosi' il discorso di Fini a Mirabello, quello che e' piaciuto a tutti fuorche' a Berlusconi e che addirittura per qualcuno era piuttosto vicino al Lingotto Veltroniano:

Ieri notte ho sentito il discorso di Fini, e ho realizzato – una volta di più, ce ne fosse il bisogno – che io il mio Paese non lo capisco: perché non è soltanto il fatto che l’Italia è un Paese conservatore, come ho cercato di spiegarmi diverse volte, non basta.

Voglio dire: io sono una persona di sinistra, almeno nel senso in cui la sinistra è sempre stata intesa, e perciò è naturale che un discorso profondamente di destra – onorepatriaeffamiglia – come quello che ha fatto Fini a Mirabello non mi piaccia, per quanto ne risconosca la dignità politica: su immigrazione, legalità, ordem e conservação, dice cose completamente all’opposto di quella che è la mia cultura ideale di progressismo e vicinanza ai senza diritti.

Perciò io mi aspetterei che – dài, è ovvio – chi dice cose di sinistra dovrebbe piacere alla gente come me, Gianfranco Fini dovrebbe piacere alla gente di destra, e Silvio Berlusconi – per le ragioni che sappiamo tutti – non dovrebbe piacere a nessuno.

Invece Berlusconi piace a quelli di destra. Fini piace a quelli di sinistra. E la sinistra non piace a nessuno.

venerdì 3 settembre 2010

Indignazioni che non lo erano


Circola ormai da molti giorni una mobilitazione non indifferente contro la casa editrice Mondadori, accusata di conflitto di interesse e di essersi fatta confezionare una leggina per non pagare al fisco 350 milioni. Tutto nasce da un articolo di Massimo Giannini, vicedirettore di La Repubblica, apparso nel quotidiano il 19 agosto scorso, ma e' stato amplificato da una lettera di Vito Mancuso, che scrive appunto per Mondadori, che a quell'articolo ne ha tratto una crisi di coscienza (ma non lo sapeva prima chi era il padrone della Mondadori?), che l'ha portato a lasciare la casa editrice. Si tratta dell'ennesimo caso di conflitto di interesse? Ovviamente si', come quasi per ogni legge che venga approvata visto che il capo del Governo e' proprietario anche di quasi tutto. Si tratta di uno scandalo inaccettabile? Forse no.
Tutto comincia nel 1991 si fondono due aziende: la Arnoldo Mondadori Editore e la Arnoldo Mondadori Editore Finanziaria. Nello stesso anno viene contestata dall’Agenzie delle Entrate l’elusione di imposte per 200 miliardi: la fusione tra un’azienda in attivo ed un’altra in perdita pare venga sempre cotestata dal fisco, visto che la compensazione tra profitti (di un’azienda) e perdite (dell’altra) porti ad una indebita riduzione delle imposte da pagarsi da parte di quella in utile. Il discrimine, ciò che rendeva e rende perfettamente lecita una tale operazione è l’interesse economico (non fiscale) della fusione. Tuttavia in questo caso Mondadori riesce a dimostrare la rilevanza (e l’interesse) economica della fusione davanti a due Commissioni tributare sia in primo grado che in appello. Nel 2008, 17 ani dopo (!!), l’iter della contestazione non è ancora finito. Lo “stato” (che ha perso già due volte) ricorre in Cassazione, mentre la cifra che si contesta a Mondadori è lievitata a 350 milioni di euro grazie a interessi, indennità di mora e sanzioni. Nel 2010 accade ciò che Repubblica e Mancuso hanno dettagliatamente descritto: alle aziende che hanno già vinto in primo e in secondo grado, viede data la possibilità di chiudere la lite tributaria (prima del giudizio in Cassazione) con il pagamento del 5% del “contestato” iniziale. Nel caso di Mondadori 8,6 milioni di euro. 8,6 milioni di euro che secondo lo stato (attraverso due sentenze) non erano dovuti. Piu' che uno scandalo di evasione fiscale, pare piu' una storia di mala-giustizia, con un'azienda che preferisce pagare una cifra che le consenta di sfuggire ad una spada di Damocle. Come se mancassero gli scandali veri, e i conflitti di interesse ben piu' gravi di questo. Giulio Mozzi si dilunga ben piu' di cosi' nello spiegare perche' lo scandalo non sia poi uno scandalo.
Resta il fatto che tutte le anime candide che solo adesso si sono resi conto di chi sia il padrone di Mondadori e Einauido e si stracciano le vesti, avrebbero dovuto pensarci prima e seguire l'esempio di Mario Cardinali e del Vernacoliere.

lunedì 9 agosto 2010

Chi va piano va sano e lontano



da Leonardo

lunedì 19 luglio 2010

La Ricerca a Del Piero


Da una parte Gelmini e Tremonti affamano la ricerca e l'università pubblica italiana, che, tra gli applausi di schiere di sciocchi laudatores, i quali peraltro sicuramente in futuro non si prenderanno alcuna responsabilità del disastro, saranno ridotte al grado zero della qualità e del merito. Dall'altra Berlusconi va in festosa visita all'universita telematica privata del Cepu. Sono ambedue scene tratte dal suicidio di una nazione moderna. Ma devo riconoscere che c'è del metodo in questa follia

Cosi' Fabio Mussi, ex ministro dell'Universita' e Ricerca del governo Prodi, commenta l'entusiasmo del Premier per il diplomificio privato di dubbia qualita' dove fino a poco tempo fa la tesi di laurea si poteva direttamente comprare. Da notare che durante la "festosa visita" il premier non ha perso l'occasione per insultare Rosy Bindi (come suo solito) e per sottolineare non il merito ma l'aspetto fisico di alcune giovani laureate. Peccato pero' che come sempre si parlera' solo di questa polemica, e non del perfetto riassunto delle politiche governative sull'istruzione che questa visita rappresenta...

mercoledì 7 luglio 2010

Correnti


Dal sito del PDL - Popolo delle liberta':

BERLUSCONI: Il PdL e' nato per sconfiggere le correnti
06 luglio 2010 ore 23:41

"Il Pdl e’ nato per sconfiggere la vecchia partitocrazia e la vecchia logica delle correnti da qualunque parte provengano".

Lo ha affermato Silvio Berlusconi in una nota al termine della riunione a palazzo Grazioli. Al vertice hanno partecipato solo ex esponenti di Forza Italia del Popolo della Liberta’.


Si vede che e' corrente solo chi non sta con il capo: i finiani corrono, i Forzisti no.

lunedì 17 maggio 2010

Conflitti di interesse


Ci sono voluti addirittura tre mesi ma alla fine il presidente cileno Sebastián Piñera (destra) ha venduto, come promesso in campagna elettorale la sua televisioni, una delle più importanti del paese, Chilevision.
Non è noto il costo dell’operazione, a carico dell’acquirente il fondo Linzor Capital.
A 16 anni dalla sua “scesa in campo”, non è ancora noto quando Silvio Berlusconi venderà le sue televisioni.

PS Il conflitto d’interesse di Piñera non finisce con la vendita di Chilevision.

(da Giornalismo Partecipativo)

lunedì 26 aprile 2010

Competenze

La barzelletta del secolo, grazie ad Augusto via Corriere della Sera:

mercoledì 17 marzo 2010

La serrata del signor TV


A dieci giorni dal voto, la politica riempie i teatri e irrompe sul web, ritorna al passato e va nel futuro, ma diserta malinconicamente il presente: la televisione. Una situazione surreale, come se alla vigilia dei Mondiali chiudesse la Domenica Sportiva.

Chiunque osservi la scena da una prospettiva più evoluta della nostra, per esempio dallo Zimbabwe, vedrà conduttori televisivi che trasferiscono i talk show nelle piazze e politici in preda alla sindrome di invisibilità che chiamano i giornali per proporre e in qualche caso elemosinare interviste sui siti.

Sempre dallo Zimbabwe ci fanno notare il paradosso del direttorissimo del telegiornale governativo, che è appena andato a spiegare le proprie ragioni su Internet, partecipando al programma online di uno dei grandi epurati della tv, Enrico Mentana.

È un sistema rovesciato, l’effetto della scelta spaventata di una vecchia volpe che controlla lo schermo ma non riesce più a governarlo e perciò decide di spegnerlo. Berlusconi è e rimane il comunicatore di un mondo di cieli azzurri e bimbi sorridenti, il mondo dei rampanti Anni 80, il suo mondo, quello della pubblicità.

Di fronte alla durezza di una crisi epocale, che sta spostando il benessere da una parte all’altra del pianeta (e noi purtroppo ci troviamo dalla parte sbagliata) il capo del centrodestra si scopre senza un progetto e soprattutto senza un linguaggio intonato alle circostanze. Preso dal panico, ricorre allo strumento dei padroni deboli: la serrata. Certo, lo fa appoggiandosi a una legge demenziale come la par condicio, partorita dalla mente mediocre dei suoi oppositori. Ma lo fa, e con uno scopo preciso: zittire i tribuni della plebe, soprattutto Santoro. Non perché tema che lui o Travaglio provochino un travaso di voti da destra a sinistra: il premier è troppo intelligente anche solo per pensarlo. No, è allergico a Ballarò e Annozero perché sporcano i suoi cieli azzurri, tolgono energia al migliore dei mondi possibili, attizzano il discutere e il dubitare che sono nemici del fare. Meglio il silenzio degli indecenti alle chiacchiere distruttive che minano le certezze delle masse consumatrici, a cui il berluscottimismo ha fornito in questi anni l'unica ideologia comprensibile e desiderabile.

Berlusconi è convinto che i programmi che seminano dubbi diffondano angoscia, e che l’angoscia produca astensione, fuga, rifiuto. In realtà il conflitto produce risveglio, e avremmo tutti un dannato bisogno di scuotere questa Italia addormentata, insensibile ormai ai baci di qualsiasi principe azzurro, compreso lui. Il risultato paradossale della sua psicosi è il silenzio della tv, imposto dall’uomo che ha insegnato a tutti come si parla in tv. Quasi che l’elastico, che all’inizio della Seconda Repubblica lo aveva proiettato davanti agli altri di una spanna, ora lo abbia ricacciato all’indietro, riducendolo a una versione chirurgicamente evoluta di Forlani.

(Massimo Gramellini, per La Stampa)

martedì 16 marzo 2010

Confessione e pentimento


Il presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, è formalmente indagato dalla procura di Trani nell'inchiesta Rai-Agcom, per concussione e per "violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario"(articoli 317 e 338 del Codice penale), reati compiuti ai danni dell'istituzione del Garante per le Comunicazioni, l'Agcom, nel tentativo di allontanare ospiti non graditi da trasmissioni televisive, o chiedere la chiusura delle stesse. Chiusura peraltro poi ottenuta in nome di una fantomatica par condicio, intesa evidentemente come assoluta ignoranza da parte dei citadini dei programmi di tutte le liste, che quindi partiranno alla pari.
Negli atti dell'inchiesta ci sarebbero ben 18 telefonate del presidente del Consiglio sulle presunte pressioni contro "Annozero" e "Parla con me", 13 con il commissario di Agcom, Giancarlo Innocenzi, e 5 con il direttore del TG1 Augusto Scondinzolini. Il premier, a sorpresa, non solo confessa, ma in diretta al GR1 ammette numorosi altre pressioni sui media per piegarli al suo volere. Si è detto infatti «scandalizzato perchè a Trani ci sono state palesi violazioni di legge: è una iniziativa grottesca» che tuttavia «non mi preoccupa affatto» poichè «sono intervenuto a destra e a manca» contro i processi in tv e le mie sono «posizioni non soltanto lecite ma doverose». Roba che in un paese normale sarebbe punita con il linciaggio sulla pubblica piazza, ma che da noi vale come difesa.
Anche il direttore del Tg1, Augusto Scodinzolini, è indagato nell'inchiesta di Trani per violazione dell'articolo 379 bis del Codice penale: "Rivelazioni di segreti inerenti a un procedimento penale". Il codice non prevede evidentemente il reato di leccaculaggio. Scondinzolini pero' non si pente: rifarebbe tutto, compresi gli ormai memorabili editoriali. E riguardo all'accusa di aver fatto credere a milioni di italiani che l'avvocato Mills fosse stato assolto, risponde: "Non mi scuso, non mi devo scusare. È successo per un'esigenza di sintesi e comunque si usava quel termine solo nel titolo, il pezzo era corretto ". Per esigenza di sintesi. Meraviglioso.

giovedì 11 marzo 2010

Illegittimo aggiramento


L'intervento del Senatore Nicola Latorre ieri in Senato durante le dichiarazioni di voto che hanno portato all'approvazione della 30esima fiducia al governo per il "legittimo impedimento", un provvedimento che congela per 18 mesi i processi di premier e ministri. Un provvedimento incostituzionale, che sara' valido a orologeria in attesa di altre toppe per l'ingiudicabilita' del Sultano. Mentre la diciannovesima norma ad personam, ad uso e consumo del presidente Berlusconi, diventa legge al Senato, nell'aula Bachelet sede del plenum del Consiglio superiore della magistratura, il parlamento dei giudici approva un documento (due soli voti contrari) che afferma che il premier è un rischio per la democrazia per «i suoi continui ed infondati attacchi alle toghe, mina l’equilibrio tra poteri che è alla base della democrazia». Quello che e' certo è che i due processi in cui Berlusconi è imputato – Mills e compravendita diritti tv –saranno congelati pr la seconda volta in due anni.
Di seguito l'intervento di ieri di Nicola Latorre in Senato per le dichiarazioni di voto:

LATORRE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LATORRE (PD). Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, sono tante le ragioni per cui, con assoluta convinzione e determinazione, voteremo contro la fiducia al Governo e contro questo assurdo provvedimento.Da voi ci aspettavamo di tutto, ma che sareste arrivati sino al punto di chiedere la fiducia su un atto che voi stessi sapete essere incostituzionale, tanto che la durata del suo contenuto è pari al tempo necessario per il pronunciamento della Corte costituzionale; un atto la cui urgenza è dettata non da un bisogno del Paese, ma dal calendario delle udienze di ben precisi processi penali; un atto che non ha precedenti nella nostra vita parlamentare, tant'è che nessuno esponente di Governo ci ha spiegato perché sia stata posta la questione di fiducia; che sareste arrivati fino a questo punto proprio non l'avremmo immaginato. Sta accadendo qualcosa di una inaudita gravità. Lo abbiamo spiegato in questo dibattito, con gli interventi di tanti autorevoli colleghi. Sino ad oggi, se un uomo di Governo doveva presentarsi al giudice, ma dimostrava di avere un impegno legato alla propria funzione, documentandolo poteva ottenere un rinvio per il tempo strettamente necessario. Da oggi non sarà più così: il Presidente del Consiglio o un Ministro potranno decidere a proprio piacimento di sottrarsi a qualunque giudizio per un tempo lungo sino a 18 mesi, senza dover dimostrare nulla, senza che il giudice possa valutare, in barba al più elementare principio costituzionale per cui siamo tutti uguali di fronte alla legge. (Applausi dal Gruppo PD). Altro che legittimo impedimento: questo è un illegittimo aggiramento della norma, care colleghe e cari colleghi! Un modo francamente spudorato per far rientrare dalla finestra, con legge ordinaria, quella impunità che la Corte costituzionale aveva fatto uscire dalla porta dichiarando incostituzionale il lodo Alfano. L'ennesima prova di una maggioranza e di un Governo che agiscono sempre e soltanto per difendere i propri privilegi. Le istituzioni, il Parlamento, il Governo per voi non devono servire il Paese; in questo momento, anzi, come noi crediamo, dovrebbero servire innanzitutto la parte più debole, più indifesa di questo Paese; no: per voi le istituzioni devono servire il sovrano. Vedete, è come se il Paese non esistesse. Vorrei farvi notare, cari colleghi, che dal 1° gennaio di quest'anno ad oggi questa Assemblea ha dedicato 13 sedute e 46 ore prima per il processo breve, ora per l'illegittimo aggiramento, per risolvere uno ed un unico problema, sempre lo stesso, e non ha dedicato un minuto a chi sta perdendo oggi il posto di lavoro, un minuto a chi il posto di lavoro non lo trova, a chi non sa come mandare avanti la propria azienda! (Applausi dai Gruppi PD e IdV). Oddio, è vero che quando vi siete occupati di lavoro, come è avvenuto la scorsa settimana, in quest'Aula, lo avete fatto per vanificare le tutele dei lavoratori. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo LNP). Per consentire anche i licenziamenti ingiusti, per svuotare l'articolo 18, per alimentare il precariato, cose queste non consentite neanche negli ordinamenti più liberisti, come quello inglese o americano.

DIVINA (LNP). E i sindacati d'accordo! (Commenti dal Gruppo LNP).

LATORRE (PD). Io mi chiedo e vi chiedo, sinceramente, cari colleghi: dove si va a finire seguendo questa strada? E smettetela, smettiamola di raccontare la favola che state riformando la giustizia. Dio solo sa quanto bisogno c'è in questo Paese di riformare la giustizia, di renderla più rapida, più efficiente ed io dico anche più giusta, ma tutto quello che state facendo non ha nulla a che vedere con la giustizia al servizio del cittadino. State andando nella strada esattamente opposta: con una mano, il Governo fa balenare ai cittadini italiani il miraggio del processo breve, con l'altra mano allunga i tempi del processo che riguarda il Presidente del Consiglio, e l'unico risultato che produrrà questa altalena tra il falso processo breve e l'illegittimo aggiramento è che i processi riguardanti i comuni cittadini resteranno tali e quali, cioè insopportabilmente lunghi, mentre i processi di alcuni potenti saranno rinviati alle calende greche. (Applausi dal Gruppo PD). Pagheremo l'impunità del Governo con la moneta sonante e costosissima di una giustizia ancora più lenta ed ancora più inefficiente; una giustizia, quella che piace a voi, come la descrisse Solone molti secoli fa: una tela di ragno che trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi la trafiggono e restano liberi. Questa giustizia non ci piace! (Applausi dai Gruppi PD e IdV). Certo, ci stiamo rendendo sempre più conto che questo modo di agire così arrogante ed ingiusto è ormai la cifra di questa maggioranza, e traspare ormai non solo negli atti, ma anche nei comportamenti politici. Penso al pasticcio di questi giorni sulle liste per le elezioni regionali. La prima cosa che, per la verità, tutti ci siamo chiesti è stata: come è possibile che a governare un grande Paese come l'Italia ci sia una forza politica che non sa neanche presentare le liste alle elezioni regionali? (Applausi dai Gruppi PD e IdV). Ma poi si blocca un Paese, si sequestra il dibattito pubblico e si convoca d'urgenza il Consiglio dei ministri, quasi di notte, perché il partito del Presidente del Consiglio nel Lazio e in Lombardia ha presentato le liste senza rispettare le regole. Dunque, occorre fare un provvedimento, che peraltro si è rivelato inutile, per poterle riammettere abusivamente. Ma in che Paese siamo? Ma chi glielo spiega a quel giovane escluso da un concorso pubblico perché è arrivato un minuto dopo la scadenza? Chi glielo spiega a quella impresa esclusa dalla gara d'appalto perché manca un timbro? (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo PdL). Chi glielo spiega che in questo Paese c'è chi le regole le deve rispettare e chi invece non ha questo problema, perché le può cambiare come e quando vuole, a proprio uso e consumo? Non illudetevi di poter utilizzare come scudo il Presidente della Repubblica. (Applausi dal Gruppo PD). È noto a tutti che non è nelle disponibilità del Presidente della Repubblica il contenuto dei decreti che adotta un Governo. Al Presidente della Repubblica spetta il ruolo di garante delle nostre istituzioni, di interprete dell'unità degli italiani, di custode dei valori democratici. Il presidente Napolitano ha operato e opera sempre nel rispetto di questi principi (Applausi dal Gruppo PD), ed anche in questa occasione ha agito con grande correttezza e grande responsabilità di fronte a un atto irresponsabile del Governo; non è caduto in nessuna trappola in buona fede. (Applausi dal Gruppo PD). Cogliamo questa occasione per esprimere al presidente Napolitano tutta la nostra vicinanza e tutto il nostro apprezzamento, e lo facciamo oggi come lo abbiamo fatto ieri, signor Presidente. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo PdL). Per voi nell'ottobre scorso il presidente Napolitano era espressione della vecchia maggioranza di sinistra, uno di parte; oggi, dopo quattro mesi, è un uomo al di sopra delle parti. Eravate falsi allora o siete ipocriti oggi? (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi). La verità è che voi conoscete solo un principio: quello della convenienza, del chi non è con me è contro di me, di chi crede che una maggioranza elettorale può legittimare e fare qualsiasi cosa. Questa è l'idea di democrazia che avete voi. Noi ne abbiamo un'altra: noi abbiamo l'idea di una democrazia che ha consentito al nostro Paese di crescere, di emanciparsi ed unirsi, persino nei momenti più drammatici, attorno a questa Costituzione. (I senatori del Gruppo PD si alzano in piedi e mostrano una copia della Costituzione. Commenti dai Gruppi PdL e LNP).

PARAVIA (PdL). Pensate alle banche, Latorre! Abbiamo una banca, abbiamo una banca! Pagliaccio!

LATORRE (PD). Signor Presidente, questa Costituzione non è solo un complesso di regole, ma è il riconoscersi in una storia divenuta comune.

PRESIDENTE. Senatore Latorre, la invito a concludere.

LATORRE (PD). Mi avvio a concludere, se me lo consente.

PRESIDENTE. Le ho già concesso un minuto in più. Colleghi, per cortesia! Prego, senatore Latorre, concluda il suo intervento.

LATORRE (PD). Dietro questa Costituzione... (Commenti dai Gruppi PdL e LNP). Signor Presidente, le chiedo di richiamare l'Aula a un atto di rispetto nei confronti della Costituzione.

PRESIDENTE. Tutti abbiamo rispetto per la Costituzione, ci mancherebbe senatore. (Vivaci proteste dai banchi del Gruppo PD).

LATORRE (PD). Dietro questa Costituzione, come diceva Calamandrei, si sentono voci lontane, si sentono voci di tanti grandi protagonisti, ma anche umili voci di lotta e di speranza di quanti hanno dato anche la vita per restituirci la democrazia. In nome di quei valori noi oggi difendiamo lo Stato di diritto contro questo Governo e contro questo ignobile provvedimento. (Vivi, prolungati applausi dai Gruppi PD, IdV e del senatore Astore. Molte congratulazioni. Commenti dal Gruppo PdL).

venerdì 26 febbraio 2010

O tempora, o mores!


L’editorialista del “Corriere della Sera” aveva appena finito di scrivere che il problema della corruzione in Italia non è politico, perché tutta l’Italia è corrotta, anzi “la corruzione italiana appare invincibile; rinasce di continuo perché in realtà non muore mai, dal momento che a tenerla viva ci pensa l’enorme serbatoio del Paese”, che subito il Procuratore generale della Corte dei Conti è sembrato dargli ragione. Ha detto infatti nella sua relazione annuale che le denunzie per corruzione sono salite del 229 per cento nel 2009, e del 153 per cento quelle di concussione, che aumentano le citazioni in giudizio per danno erariale, che si sprecano risorse pubbliche e si lasciano in asso opere già iniziate, che dilaga l’arbitrarietà e “opacità” degli appalti, si moltiplicano spese inutili per la sanità e si lamentano “dazioni illegittime corrisposte per la determinazione e revisione del prezzo delle medicine”, e via delinquendo.

Tuttavia il quadro dell’Italia che risulta dalla severa denuncia del Procuratore non convalida l’analisi del giornale lombardo, secondo cui se tutti sono corrotti non ci si può fare nulla, perché in Italia ci sarebbe poca legalità, molto anarchismo e troppe famiglie; e le ultime inchieste che hanno distrutto il mito benefico della Protezione civile nonché le intercettazioni prima, durante e dopo il terremoto, non consentono di dire che la causa della corruzione non è la politica, e che i politici non sono peggio degli altri, uguali come sono tra destra e sinistra.
Non è così, perché i reati indicati dalla Corte dei Conti sono tutti occorsi nella sfera pubblica, e se non ci fosse stato il concorso per azione o omissione della politica, non sarebbero stati possibili; e se corruzione e concussione sono aumentate in modo esponenziale da un anno all’altro, vuol dire che in quell’anno è successo qualcosa nelle regole, nelle pratiche e nel codice etico del governo; e il governo non è “la politica” ma è, nell’Italia di oggi e nel sistema che ci siamo dato, una gestione politica seccamente di parte, e più propriamente della destra al potere.
Ora la questione non è affatto che ci sia più moralità a sinistra e più lassismo a destra. Questo statisticamente può anche essere vero, ma se funzionasse un sistema di norme, di limiti, di controlli e di garanzie, ciò arginerebbe la corruzione e terrebbe alto il livello della moralità pubblica, indipendentemente dal colore politico dei ladri e dei corrotti, che pur singolarmente continuassero ad esserci.
Al contrario l’attuale governo persegue precisamente il programma di smantellare il sistema delle regole. Con l’approvazione alla Camera della legittima latitanza per il presidente del Consiglio e i suoi ministri, con i processi che in futuro scadranno come i medicinali, col voler coprire di vergogna ogni inchiesta penale riguardante i propri amici, quello che Berlusconi e Alfano stanno cercando di fare, ben al di là della tutela personale del premier, è la trasformazione della giustizia e della magistratura in un’opera del regime. In questo senso la Tangentopoli del terzo millennio, come la chiama Ignazio De Magistris, non è come quella degli anni 90; quella segnava un inizio, questa potrebbe segnare una fine; perché come la prima Tangentopoli fu possibile perché la rottura della compattezza del regime democristiano liberò la magistratura e permise che essa tornasse semplicemente a fare il suo dovere, esercitando il controllo di legittimità, così l’attuale Tangentopoli potrebbe essere l’estrema prova di vitalità prima che ogni inchiesta sia impedita da un nuovo vincolo di regime. Ma nello stesso tempo è una prova di resistenza, a dimostrazione del fatto che nonostante tutto la Costituzione resiste, resistono i magistrati e resiste la Corte Costituzionale.
Che il pericolo sia grande è dimostrato dal fatto che scoperchiando il vaso di Pandora della Protezione civile, in cui si è trovato di tutto, dai terremoti alla festa del santo patrono, si è anche messa in luce la vera natura politica dell’azione di governo in corso. Essa consiste nello sprofondare la democrazia in un perenne stato d’eccezione, che di per sé reclama la decisione di un potere sovrano; di qui il precipitare della “governabilità” verso una sistematica decretazione d’urgenza, un esercizio del potere in deroga a vincoli e controlli, la proliferazione di autorità “extra ordinem” che operano discrezionalmente e operano per mezzo di ordinanze, sottratte alle regole vigenti per tutte le altre fonti normative. Come hanno detto i Comitati Dossetti per la Costituzione, che ora rilanciano la loro azione, “al di là della debolezza degli uomini un sistema così arbitrario costituisce un naturale terreno di coltura di corruzione e di prostituzioni Statali, oltre a far cadere le difese contro l’invadenza della criminalità organizzata”.
La conclusione è che la corruzione si può combattere, se si corregge e riforma il sistema politico, e si riprende la grande strada del costituzionalismo, che vuol dire regole, diritti e libertà.

Raniero La Valle

Intanto per la Cassazione l’avvocato David Mills è si' colpevole di essersi fatto corrompere con 600 mila dollari per favorire l’imputato Berlusconi in due processi (tangenti alla Guardia di Finanza; fondi neri Fininvest – All Iberian), ma non può più essere punito, perché ha incassato la tangente più di dieci anni fa, e quindi la condanna va in prescrizione. Della condanna di primo grado, confermata anche in appello, resta valido quindi il risarcimento civilistico del danno morale (che non cade in prescrizione): Mills dovrà versare 250 mila euro (contro i 600 mila dollari che si e' reso) allo Stato italiano, che per legge, paradossalmente, è rappresentato nel processo dalla presidenza del consiglio dei ministri. Che intanto grida al complotto e parla di assoluzione... come subito fanno anche i cinegiornali.

mercoledì 10 febbraio 2010

Per spirito di servizio


Dopo la scoperta dell'acqua calda, Ciancimino Jr. continua con le sue verita' su Stato, mafia e Forza Italia. Quello che emerge e' che Berlusconi e il suo partito di plastica sono il risultato di un enorme pizzo, che un uomo disperato decide di pagare per assicurarsi l'impunita'. Cosi' Tommaso Caldarelli sul suo blog:

Più ascolto le deposizioni di Massimo Ciancimino, più mi vengono domande. Probabilmente perchè non sono molto informato sulla situazione, ma ciò servirebbe solo a fare di me “l’utente medio”, e quindi le mie domande varrebbero doppio. Chi è questo? Da dove salta fuori? Perchè parla solo adesso? E’ pilotato? E se si, da chi?

Ma a parte ciò, sentendo quel che ha da dire, mi viene sempre più da pensare che Berlusconi, se Ciancimino ha ragione, fa la figura del povero cretino, e provoca una certa compassione. Perchè il racconto ci mostra come il mitico Presidente del Consiglio, rinnovatore dell’Italia e monopolista del dibattito pubblico degli ultimi vent’anni, sia stato un piccolo uomo totalmente alla mercè e sotto il ricatto della mafia, fin dagli inizi. Uno strumento inventato da altrui fini.

Il bello e' che anche il fido Dell'Utri lo ammette, candidamente, al Fatto: "A me della politica non frega niente, mi sono candidato per non finire in galera". Qui ci permettiamo di dubitare che invece il suo capo sia "sceso in campo" per spirito di servizio, ma prima o poi la verita' arrivera' a galla: perfino gli stronzi galleggiano.

giovedì 4 febbraio 2010

Liquidazione totale


Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha attuato ieri una liquidazione totale delle speranze di pace in Terra Santa. Una pesantissima banalizzazione del processo di pace e un'irrisione delle Nazioni Unite che rischiano di trascinare l'Italia fuori dal consesso dei Paesi e delle Istituzioni internazionali che tessono da anni il faticoso cammino della pace.
Affermando che è stato giusto il massacro su Gaza, ha liquidato il lavoro prezioso e oggettivo svolto dalle Nazioni Unite nel monitorare un inaudito massacro di civili, la distruzione di migliaia di case, scuole, ospedali attraverso l'uso di armi illegali. Possiamo ancora ritenerci parte degli organismi internazionali, in primis dell'Onu?
Asserendo di 'non aver visto' il Muro dell'apartheid che circonda Betlemme, ha vergognosamente liquidato il pronunciamento fatto nel 2004 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che ne ha condannato la costruzione evidenziandone le terribili conseguenze umanitarie. Può il Presidente del Consiglio arrivare a un livello così insopportabile di irresponsabilità?
Definendo più volte Israele come “Stato ebraico, libero e democratico”, ha liquidato quel milione e duecentomila cittadini dello Stato d'Israele, che ebrei non sono, e che vedono ogni giorno calpestati i loro diritti. Come proclamarsi insistentemente “amici di Israele” quando non lo si esorta ad essere veramente uno stato democratico?
Identificando come antisemita chiunque si opponga alla politica di occupazione, di umiliazione e di disprezzo di qualsiasi Risoluzione Onu da parte dello Stato d'Israele, ha liquidato e denigrato le sofferenze patite da migliaia e migliaia di palestinesi, in spregio a quanti, israeliani, palestinesi, uomini e donne di ogni Paese, si battono insieme alla ricerca di una pace giusta, fondata sul rispetto delle leggi internazionali.
Davvero non ci possono essere i saldi della pace.
Non si può raggiungere la meta della riconciliazione tra i popoli svendendo sul mercato una “pace economica”, la “pace del benessere”.