Visualizzazione post con etichetta referendum. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta referendum. Mostra tutti i post

venerdì 10 giugno 2011

Magari

Ricevo dal Suro, e volentieri pubblico...
 
Magari i referendum non raggiungono il quorum come sempre negli ultimi 16 anni, il Governo tira ancora per un anno o due mentre Bersani litiga con Vendola che litiga con Renzi che litiga con Di Pietro che litiga con sè stesso, le leggi non cambiano, la nostra vita nemmeno (quella cambia poco anche se vincono i si, ma lasciamo stare il merito dei referendum, ne hanno già scritto). 
Però stavolta sembra diversa...
Ho visto fare campagna per il voto a preti che prima di parlare di politica si farebbe sbattezzare, ho visto manifesti per i referendum dentro pub da fighetti che se ci porti dentro un volantino col simbolo di un partito si distrugge per autocombustione, ho ricevuto email VotateVotateVotate da chi a votare ci va con la frequenza con cui l'Italia vince i mondiali di Calcio, ma soprattutto ho visto i marxisti-leninisti invitare a non astenersi. Roba da far crollare tutte le certezze.

Ci pensate che roba?
Mandare via quello che voleva l'elezione diretta del premier con una dimissione diretta del premier, il leader della demagogia e degli slogan populisti battuto da uno slogan demagogico (e falso) come "vogliono privatizzare l'acqua", il cavaliere delle emozioni sconfitto da chi cavalca l'emozione antinuclearista su un quesito che col nucleare ha ormai ben poco a che fare.

Sarebbe una nemesi storica su cui scrivere pagine e pagine e pagine.

Magari non succede, ma lasciatemi sognare fino a lunedì...

Referendum



Per la cronaca, Beffatotale votera' Si No Bianca Si

venerdì 19 giugno 2009

Coerenza referendaria


La cronistoria di alcune dichirazioni di Di Pietro sul Referendum elettorale di Domenica:

24 Luglio 2007 (alla consegna insieme a Segni e guzzetta delle firme raccolte anche grazie ai banchetti dell'IdV):
Per noi dell’Italia dei Valori, la partecipazione al referendum significa mettere in gioco la nostra stessa esistenza. Noi vogliamo tirarci fuori dalla logica dell’interdizione, vogliamo un sistema bipolare vero: con due blocchi
.

2 Maggio 2009:
Se non passa il si' la democrazia e' gia' morta.


6 Maggio 2009:
L'Italia dei Valori e' sempre stata referendaria e vuole scardinare questa legge elettorale. Ma con questo referendum si passa dalla padella nella brace e si rischia di avere un Parlamento in cui Berlusconi nomina la maggioranza assoluta dei membri

13 Maggio 2009:
La vittoria del sì al referendum finirebbe per uccidere la democrazia

15 Giugno 2009:
Non si puo' permettere di andare verso un regime, con una legge che permetta a un partito del 30% di occupare il 60% dei seggi in Parlamento e riformare la Costituzione da solo

E se potrei in teoria dar ragione a chi mi dice che cambiare idea e' sempre lecito, e' pero' evidente in questo caso che l'unica cosa ad essere cambiata sono le opportunita' politiche immediate dell'IdV dopo l'affermazione alle europee. E per completezza come non citare chi invece si spaccia per promotore di idee grandi a sinistr, ma che ha cambiato in un sol giorno i valori di riferimento, e, dopo essersi scandalizzato (giustamente) per l'invito all'astensione di Ruini nel 2005 sulla procreazione assistita chiama esattamente alla stessa operazione i suoi elettori?

Qui invece si continua a pensarla cosi' sui tre quesiti.

venerdì 17 aprile 2009

Evoluzione

Dalla Lega contro Roma ladrona...

... al ricatto di "bassa lega"


mercoledì 15 aprile 2009

Dita


La Lega si oppone all'election day dichiarando che sarebbe incostituzionale: secondo i razzisti in armatura infatti "chi si rifiuta di ritirare la scheda per il referendum automaticamente viene annotato in appositi registri, rendendo cosi' palese l'espressione del suo voto, anche perche' il non voto e' una espressione di voto. Questo e' palesemente incostituzionale in quanto il voto deve essere libero e segreto". Peccato che il non voto non sia un'espressione di voto, tranne per chi vuole utilizzare il non raggiungimento del quorum per far fallire il referendum, e soprattutto peccato che allo stesso modo chi il 14 Giugno non si rechera' a votare verra' comunque registrato: anche il registrare gli elettori che si recano al seggio per impedire loro di votare due volte e' incostituzionale per Calderoli? Senza contare poi che votare il 21 giugno, quello si', sarebbe illegale. Mentre la Lega, lo stesso partito che bruciava tricolori e inneggiava alla disgregazione della Repubblica, si nasconde dietro il dito ahime' troppo piccolo della Costituzione nel tentativo di far fallire un referendum per loro (e forse per anche il paese) deleterio, il nuovo editto bulgaro nei confronti di AnnoZero si nasconde dietro il dito del rispetto per i morti. Vauro cacciato dal programma per "riequilibrarlo": sulla TV di stato tutto quello che non pende a destra va demolito. E pensare che ben altro dovrebbe fare scandalo, non certo le vignette di Vauro.

domenica 1 marzo 2009

Il Porcello ai tempi della crisi


La decisione del Governo di non associare il referendum all’election-day di giugno, che pare ormai praticamente certa, appare ancora piu' inaccettabile data l'assoluta mancanza di argomenti ragionevoli a sostegno. L'unica, purtroppo irragionevole, e' l'intenzione di far fallire il referendum per garantire lunga vita al porcello, non curanti del costo che viene come sempre scaricato sui cittadini.
Una decisione dunque che produce danni gravi al Paese: butta dalla finestra 400 milioni di Euro, il doppio della social card; punta a tenere in vita il Porcellum, l’attuale delirante legge elettorale, e assesta un altro colpo all’istituto del referendum, sempre piu' bistrattato e sminuito. Quest'ultima e' infatti solo la conferma dell'insofferenza del governo per questo istituto cosi' come per tutti i vincoli e contrappesi i contrappesi costituzionali, in piena sintonia col concezione illiberale, ma travestita da libertaria, del berlusconismo nostrano.

giovedì 4 dicembre 2008

Di travagli e firme


Ieri sera Marco Travaglio e' riuscito sorprendentemente a riempire fino all'orlo una sala da 500 posti qua a Monaco, con molte persone costrette a tornarsene a casa. In un evento organizzato dal locale Meet-up di Beppe Grillo (ebbene si', ci sono anche qua...), Travaglio ha sfoggiato per un paio di ore ininterrotte tutto il suo solito repertorio di dati, notizie, commento e brillante cabaret tipico delle sue apparizioni televisive e giornalistiche. Un bel riassunto della serata c'e' gia' qui su Der Pilger, quindi non mi soffermo a raccontare oltre: come al solito e' stato pungente e divertente, pur con la sua solita indisponente spocchia che lo contraddistingue. La parte migliore della serata e' stata senz'altro la catalogazione delle varie odiose tecniche utilizzate per cancellare i fatti importanti dal dibattito sui media (ignorarle parlando d'altro assolutamente inutile, trasformare il fatto in un'opinione aleatoria senza nessun "giornalista" dica mai quali sono i fatti oggettivi, passare dai fatti al piano dell'attacco personale per evitare di rispondere, deformare i fatti cambiando il significato delle parole "guerra"="missione di pace"). Tutti i metodi che vedo costantemente all'opera in una qualsiasi puntata di un TG italiano o di una trasmissione tipo AnnoZero, Ballaro' e simili. Maledette le rare e incaute volte che in patria tento l'impresa di vedermele senza arrabbiarmi di brutto. Il mitico panino del TG e' senz'altro il migliore (peggiore) esempio: 5 minuti di commenti piu' o meno idioti a una notizia che nessuno ha dato e mai dara'.
Due le cose che mi hanno turbato di piu' della serata. La prima e' l'aurea di mito che Travaglio si porta dietro, col la ressa a fine serata decisa a tutto pur di strappare una stretta di mano o una firma dal Giornalista con la G maiuscola. Segno tristissimo che purtroppo in Italia i giornalisti che cercano di fare il loro mestiere sono davvero troppo pochi. Peccato solo che il nostro su questo ci marci, facendosi il cavaliere senza macchia e senza paura che dice sempre e solo la Verita'. Poi pero' immancabilmente qualche fesseria la dice anche lui, come ieri quando parlando delle ordinanze dell'assessore fiorentino Cioni ha sparato una serie di inesattezze terribili in poche frasi...
L'altro turbamento viene dal Consolato, che dopo aver promesso un suo dipendente per raccogliere le firme per il referendum contro il Lodo Alfano (come mi dicono ha fatto nel passato in altre occasioni da Segni in su), ha ritirato la disponibilita' dopo precisi ordini da Roma. Evidentemente anche la manciate di firme da Monaco disturbano non poco, alla faccia di chi sostiene che sia un'impresa persa in partenza...

lunedì 4 agosto 2008

Marketing


Grillo finalmente ammette ai suoi seguaci che le firme del V-Day (come previsto) non servivano a nulla. Anzi, secondo il famoso teorema dell'utensile, a qualcosa secondo lui si': a contarsi. Peccato avesse promesso mirabolanti referendum per sconfiggeri quelli che promettono e non mantengono. Da che pulpito. "Molti mi dicono che i Vday sono stati come una botta e via. I Vday sono serviti a vederci, toccarci, sorridere e affermare il nostro diritto a gridare che siamo vivi, siamo ancora vivi. Non ci hanno battuto e non ci batteranno mai". E io che credevo fossero serviti a vendere DVD... beata innocenza!

venerdì 15 febbraio 2008

Via la Tramvia?


Domenica si vota a Firenze, capitale mondiale dell'immobilismo e della resistenza al cambiamento, il referendum consultivo per l'abrogazione delle delibere comunali che danno il via ai lavori delle linee 1 e 3 della Tramvia Fiorentina. Il progetto, nell'aria da diversi anni, ha suscitato polemiche a non finire in citta'. Innescata dai negozianti preoccupatissimi di avere cantieri aperti per anni davanti alle proprie vetrine, l'obiettivo delle proteste si e' prima concentrato sugli alberi da tagliare per far posto al treno, con tanto di cittadini per giorni sui rami per protesta. L'amministrazione aveva pero' gia' promesso che alla fine saranno piu' i nuovi alberi piantati di quelli abbattuti, e a dire il vero ha gia' cominciato da tempo a ripiantare. La fobia successiva e' stata il presunto scempio del tram davanti al Duomo e in parte del centro storico. Peccato che in quel punto ci passino 10 autobus al minuto, tanto che quando finiscono i lavori di ripulitura dei marmi della Cattedrale su un lato bisogna gia' ricominciare dall'altro grazie alle esalazioni del traffico incessante da via Cavour. Tra le due cose, qualunque cosa dica Sgarbi, meglio senz'altro il tram. Ricevo poi e-mail terrorizzate, nelle quali si sostiene che il cordolo che protegge la carreggiata della tramvia sarebbe un ostacolo insormontabile per pedoni e auto, spaccando di fatto la citta' in spicchi non comunicanti tra loro con immensi disagi per gli automobilisti. Ovviamente pero' gli incroci e i passaggi pedionali saranno comunque accessibili alle auto e ai passanti, e chi sara; ancora costretto a usare la macchina non potra' che trarre giovamento dal calo delle auto. E comunque sia, dov'erano tutti quelli che ora si scagliano a gamba tesa sul progetto quando questo e' stato elaborato, presentato ai cittadini in tutte le salse e finanziato? Non ci si poteva pensare prima del via ai cantieri? Insomma, fermo restando alcune scelte discutibili dell'amministrazione nella scelta del tracciato, gia' corretto rispetto all'originale ma ancora non convincente in certe scelte, fermare adesso i lavori e il progetto sarebbe, oltre che uno sperpero di denaro allucinante, un suicidio per la mobilita' fiorentina. Firenze e la sua area soffrono infatti, come tante città italiane, di un deficit infrastrutturale che è uno dei motivi principale della congestione e dell’inquinamento ambientale che affliggono la città. Il sistema tranviario in costruzione, 35 km di cui 20 km per le tre linee già finanziate, punta a completare l’offerta di trasporto pubblico inserendosi in una serie di interventi per l'accesso viabile e su rotaia alla citta'. Dopo le tragiche esperienze con l'attuale servizio pubblico di trasporti fiorentino, in caos e ritardo perenne, grazie alle sue caratteristiche specifiche la tramvia dovrebbe finalmente portare il salto di qualita' nella mobilita' collettiva: grande capacità di trasporto; tempi certi di percorrenza e puntualità; massima accessibilità, anche per anziani e disabili; impatto atmosferico locale nullo e impatto vibro acustico che pare ridottissimo rispetto ai bus ordinari. Mi saro' perso qualcosa stando a Monaco, e anzi invito chiunque passi di qua a segnalarmi le eventuali lacune di questo quadro visto da troppo lontano, ma non vedo alcun motivo ragionevole per cui non dovrei votare NO allo stop dei lavori, anzi. Vedo cento motivi per preparare una citta' piu' vivibile e piu' sostenibile.

giovedì 17 gennaio 2008

Viviamo strani giorni


L'opposizione ha fatto finta per mesi di voler mandare a casa il governo, e non l'ha mai fatto seppure bastasse una spintarella. Probabilmente perche' deve ancora rivedere gli equilibri al suo interno in base alla nuova legge elettorale prima di andare a votare, e cosi' abbiamo l'unico governo mondiale tenuto in piedi dall'opposizione. Il capo di tale opposizione pero' e' l'unico che voleva davvero votare subito, e che ha provato in tutti modi leciti e non a far cadere il Governo. Ma quando si dimette, travolto da uno scandalo che coinvolge mezzo partito, il Ministro della Giustizia gli esprime solidarieta' invece di affondare. Capisco che ci si riveda, e che gongoli a sentire i giudici attaccati anche da (ehm) "sinistra", ma evidentemente a questo punto la spada di Damocle del referendum comincia a inquietare anche lui.
E intanto il Partito Democratico sta faticosamente cercando di muovere i suoi primi passi, tormentato dal dibattito sulla laicita' e dai venti di filopapismo e anticlericalismo, sollevati ad arte da una parte e dall'altra dal Family Day in poi per cercare di lacerare le sue due anime cosi' faticosamente riunite. Le commissioni per manifesto, statuto e valori, nominate in barba ad ogni aspettativa all'assemblea costitutiva, stanno finendo il loro lavoro. Cominciano a circolare le prime bozze, qui quella del manifesto, che rispecchiano a mio modo di vedere la prudenza e la timidezza ispirata dal clima di questi giorni, mancando in gran parte la forza di novita' dirompente che poteva e puo' scaturire dal PD.
Ma nell'attesa, e nella mancanza di regole certe e condivise, mi sembra che le realta' locali del PD stanno dando vita alle stesse spartizioni, lotte intestine e conservazioni delle posizioni di potere della vecchia politica. Da quassu' posso solo leggere qualche esempio in giro, ma anche quel poco che mi si riporta da Firenze non fa troppo ben sperare. Io credo invece che ci sia spazio per superare l'attaccamento alle poltrone, le paure, gli arroccamenti, lo status quo. Per un partito come lo dipinge Rosy Bindi in questa splendida intervista: "ritengo che il PD una grande occasione di laicità per tutti. Non è un paradosso, anche se a un cattolico può sembrarlo: ritengo che la negoziabilità dei valori sia la garanzia della loro fecondità nella storia". Credo come Rosy che ci sia la necessita' di cominciare a discutere, senza paura di lacerazioni insanabili, anche su quello che ci vede piu' distanti. Per capire che dobbiamo cambiare il paese, e non conservare una poltrona su un Titanic che affonda.

mercoledì 18 luglio 2007

Perche' non firmo per il referendum


Sono gli ultimi giorni validi per la raccolta delle firme per il referendum abrogativo di alcuni stralci della legge elettorale approvata durante la scorsa legislatura. Ne avevo gia' parlato tempo fa, e l'opinione in merito non e' cambiata. Ma visto che qualcuno, per qualche oscuro motivo, me l'ha chiesto, ribadisco che valuto l'attuale legge elettorale una "porcata", come d'altronde l'ha definita lo stesso promotore. Ma tuttavia le modifiche proposte nel referendum andrebbero a mio giudizio a cambiare qualcosa di pessimo in qualcosa che resta ancora irrimediabilmente inaccettabile.

Sul terzo quesito, quello delle candidature multiple in piu' collegi, nulla da dire. E' l'unico a cui voterei Si' se si raggiungesse la quota di firme. Si abolisce la possibilita' di candidarsi in piu' collegi, in modo da evitare di blindare la propria presenza in parlamento e di poter disporre del destino altrui scegliendo dove rinunciare per liberare il seggio, cosi' da decidere chi va in Parlamento e chi no fra i primi esclusi.

Per quanto riguarda gli altri due quesiti, ritengo uno sbarramento all'8% in Senato davvero troppo elevato. E' giusto garantire la governabilita', ma non a scapito della rappresentativita'. Il premio di maggioranza alle lista e non alla coalizione, come ben chiarito anche da Skeight in un suo post, rischia poi di creare alleanze farlocche che si disintegrano appena dopo le elezioni, o di consegnare a una lista col 25% dei voti il 55% dei seggi, che mi sembra davvero inaccettabile.

Oltretutto, la maggiore porcata della legge attuale, ovvero le liste bloccate che tanto abbiamo contestato anche per le primarie del PD, non possono essere toccate dal referendum. Quindi i benefici direi che sono pochi, e le modifiche sono in alcuni casi ancora peggiori. Speriamo piuttosto nel varo di una legge completamente nuova da parte del Parlamento il piu' presto possibile, anche se accontentare il desiderio di sopravvivenza e di acquisire vantaggi delle diverse parti politiche sembra sempre piu' difficile.

giovedì 3 maggio 2007

Referendum o non Referendum?


E' in corso una raccolta di firme per un referendum per abrogare parte della legge elettorale approvata nella scorsa legislatura, e definita dallo stesso proponente "una porcata". Direi che, detto questo, sull'attuale legge non c'e' nient'altro da aggiungere, se non che va cambiata il piu' rapidamente possibile.

Il problema allora qual e'? Che tutti, specialmente i piccoli partiti, cercano disperatamente di mantenersi il posto in Parlamento, cercando in ogni modo di evitare sbarramenti e maggioritari con ricatti e muri vari.

Nel frattempo, tra discussioni di bozze di riforma preparate dal ministro Chiti, dimissioni di membri della Corte Costituzionale e altre amenita', e' stato promosso un referendum abrogativo. Seguendo il link i tre quesiti sono spiegati nel dettaglio.

Dal momento che il referendum puo' essere solo abrogativo, quello che si cerca di fare e' di modificare l'impianto della legge gia' esistente in modo da assicurare alla lista che ottiene il maggior numero di voti un congruo premio di maggioranza e alzare lo sbarramento nei confronti dei partiti che hanno meno del 4% alla Camera e ben dell'8% al Senato. Il terzo quesito invece vuole eliminare la possibilita' di essere candidati in piu' circoscrizioni. In questo modo si va ad evitare che il "pluri-eletto" possa avere il potere, optando per uno piuttosto che un altro dei seggi in cui ha ottenuto la maggioranza, di scegliere di fatto chi mandare in Parlamento.

Premesso che il terzo quesito e' condivisibilissimo, non puo' purtroppo modificare la maggiore vergogna della legge vigente, ovvero che il cittadino col voto non abbia facolta' di scegliere i candidati ma soltanto la lista, e pertanto che i candidati siano cooptati e non eletti dai cittadini. Fatto a mio modo di vedere non grave, ma gravissimo.

Per quanto riguarda invece gli altri due quesiti, la sensazione e' che vadano a trasformare una legge elettorale pessima in una altrettanto bacata. Il fatto di assegnare il premio di maggioranza a una singola lista anziche' a una coalizione andra' senz'altro a premiare i partiti moderati e conservatori, storicamente riserva di voti certi in Italia, e di conseguenza facilitera' la convergenza verso il centro. Inoltre il muro dell'8% al Senato mi sembra sinceramente eccessivo, andando a penalizzare piu' del dovuto idee minoritarie ma con un supporto numerico di tutto rispetto. Se si andasse a votare, dico allora No No Si'.

Tuttavia non si risolverebbe il problema, e una nuova e buona legge elettorale e' davvero necessaria. Le idee sono molte, cosi' come i sistemi elettorali in uso negli altri paesi. Si vuol garantire la governabilita' con un sistema maggioritario a collegi uninominali, come in Inghilterra, ma storicamente in Italia i candidati non hanno un legame forte col territorio come accade invece ad esempio negli Stati Uniti, per cui questo sistema diventa un po' un'alchimia per garantire un sistema bipolare a larghe coalizioni e una maggioranza congrua al raggruppamento vincente. Altra idea e' il sistema francese a doppio turno, che presenta il vantaggio di far comunque sentire la voce di tutti, sebbene poi gli apparentamenti delle diverse liste si modificano a seconda dei risultati del primo turno anziche' dare vita a stabili e forti alleanze con comunioni di intenti. Il sistema di elezione nelle amministrazioni locali in Italia invece mi sembra eccessivo per il Parlamento, in quanto assegna una maggioranza artificiosa ben del 60%. Oppure si parla di ritorno al Mattarellum, una sorta di via di mezzo all'italiana tra sistema proporzionale e maggioritario, che non ha poi funzionato cosi' male, sebbene abbia le sue pecche, tra il '93 e il 2001. A patto pero' di aggiungerci primarie di circoscrizione per la scelta del candidato di ogni lista.

Insomma, le idee sono tante, ma nessuna e' perfetta. Quello che tutti fanno finta di dimenticare e' pero' che la legge elettorale dovrebbe essere scelta non perche' piu' conveniente a chi gia' c'e', ma perche' riesca a conciliare quanto piu' possibile la democrazia con la governabilita' del paese.