Visualizzazione post con etichetta partito democratico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta partito democratico. Mostra tutti i post

sabato 20 aprile 2013

Attonito

Chi grida al golpe in queste ore e' semplicemente irresponsabile, e non ha nessun appiglio ne' logico ne' politico. Oltretutto questo epilogo, o meglio questo incipit, e anche responsabilita' del M5S che prima sul governo e poi sul quirinale ha giocato al muro contro muro, per demolire invece che per costruire qualcosa, evidentemente fragilissimo. Ora non si lamenti che raccoglie solo i cocci. 
I rappresentanti di un PD indecorosamente diviso hanno dimostrato abbondantemente di anteporre i giochi di potere interni al bene del paese: non gli rimane piu' niente, e uno si domanda che l'hanno fatto a fare.  Una dirigenza totalmente in confusione e' riuscita a sbagliare ogni mossa, a parte le presidenze delle camere, dall'inizio della campagna elettorale a oggi. Siamo riusciti a rientrare nel vicolo cieco dove eravamo qualche settimana fa costretti a perder tempo. Per cosa? 
Ha ragione Mauro Biani: "Non cambia niente per non cambiare niente. Tomasi ci sopravvalutava".
E siamo nelle mani di Enrico Letta, ho detto tutto.

E il PD adesso? Quoto ogni rigo di nonunacosaseria:


In questi anni ho spesso inveito contro il Partito Democratico per la sua incapacità di trasmettere all’esterno un’immagine unitaria, una posizione definita, una procedura snella. Però ero anche orgoglioso di questa sua lacuna. In fondo era l’unico partito in Italia che, per manifesto costitutivo, univa due caratteristiche: non essere un partito basato sul potere carismatico di un singolo e cercare la sintesi tra riferimenti culturali diversi.
Non so cosa succederà ora. Se il PD si spaccherà in due tronconi, se farà la fine della Democrazia Cristiana, se continuerà a fare come ha fatto finora. Dico soltanto che, fuori dal PD, restano solamente partiti personali, che non discutono o fanno semplicemente finta di discutere e che hanno un tasso di demagogia programmatica molto più alto di quello della compagine piddina. Penso, quindi, che l’implosione del PD sia una notizia triste non soltanto per me, ma per tutti quelli che hanno a cuore le sorti della democrazia in Italia. Non posso rassegnarmi a votare un partito dove un tizio si alza la mattina, decide che si restituisce la tassa sugli immobili agli italiani e tutti gli vanno dietro acriticamente.

martedì 15 febbraio 2011

Non e' razzista

L'intervesta a Bersani sulla Padania segna probabilmente il punto di non ritorno della demenziale strategia del partito: in  prima pagina, sotto il titolone "Traviolti dall'Orda", il segretario liscia la Lega sostenendo che "non e' razzista". E impegnandosi a portare avanti il federalismo a casaccio del carroccio per convincere i celoduristi a mollare il Cavaliere. Finche' era Letta a lisciare un po' tutti cercando di colpire nel mucchio uno poteva cercare di far finta di nulla, ma il segratario no. La Lega non e' razzista. Non ci credo, qualcuno faccia subito una smentita.

martedì 1 febbraio 2011

Voi siete qui

Marco Simoni spiega sul Post (lungo) e sull'Unita' (corto) spiega che e' successo al PD dal giorno dopo la sua nascita...

Tuttavia, l’idea di riorganizzare il centrosinistra sulla base di regole condivise, che facilitassero anche la mobilità di idee e quindi persone, era una idea talmente minoritaria da essere irrealistica. Infatti, il rifiuto di affrontare la politica in maniera aperta non ha prevalso solo in chi, sia pur obliquamente, ha osteggiato la fondazione del PD come un partito largo e aperto ed è tornato al partito identitario – ossia dominio di cerchie chiuse di persone fidelizzate – appena ha potuto, ma anche in chi a parole si proclamava fondatore del PD e cantava le lodi della politica aperta, salvo tornare costantemente a praticare la politica come mediazione statica tra gruppi di interesse immutabili.

... e dopo il congresso (da partito "pigliatutto" a partito in teoria identitario che sia allea con partiti piu' piccoli intorno a lui), perche' l'idea di primarie fa a pugni con l'impostazione data al Partito da Bersani, e perche' sebbene questo sia ormai chiaro a molti non si possono comunque abbandonare, con i risultati recenti di batoste vendoliane e di auto-deligittimazioni alla napoletana:

allo stesso tempo, il progetto di fare del PD un partito identitario non può sbarazzarsi delle primarie facilmente perché le primarie sono l’unica caratteristica identitaria del PD

Questo la dice lunga sullo stato in cui si trova il PD, un partito identitario creato in fretta e furia sulle fondamenta di una "vocazione maggioritaria". Simoni conclude piu' che pessimista, e riconosce che il PD attuale e' una bestia assai diversa da quella immaginata qualche lingotto fa:

Nonostante il vicolo cieco in cui si è infilata la dirigenza del PD, io penso che sia sbagliato pensare che vi sia stata chissà quale occasione persa. Un progetto che non poteva funzionare perché non voluto dalla maggioranza dei suoi dirigenti era un progetto sbagliato, o comunque indistinguibile da esso. Infatti il progetto che è in campo adesso è un progetto diverso.

Da leggere...

martedì 11 maggio 2010

Partecipazione


Il 21 e 22 Maggio ci sara' l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, che sarà chiamata a votare delle modifiche statutarie, proposte elaborate da un Comitato composto in base ad accordi tra le tre mozioni congressuali. Salvatore Vassallo spiega sul suo blog che queste modifiche servono a nient'altro che a rendere le primarire dalla regola l'eccezione. Puntano a rendere la regola primarie di coalizione per Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione, ma con un candidato "ufficiale" del PD, e nel caso le primarie di coalizione non siano necessarie, a rendere macchinoso il ricorso alle primarie aperte. Una marcia indietro annunciata da Bersani in campagna elettorale congressuale, ma a cui non si puo' non essere fortemente contrari.

sabato 1 maggio 2010

Lavoro, festa e diritti


Poco prima della Festa dei Lavoratori, il PD manda sotto il governo su un emendamento relativo al famoso arbitrato. Saranno i lavoratori a poter scegliere, caso per caso, se ricorrere alla giustizia ordinaria o all’arbitrato, senza doverlo specificare (sotto ricatto) al momento dell'assunzione.

domenica 18 aprile 2010

Spigolature


Mentre sono bloccato fino a Giovedi' nel New Jersey, e ne approfitto per esplorare NY, il Suro mi scrive sulla cima dell'Empire State Building e mi segnala come il PD dell'opposizione che non esiste in realta' un pochetto ad esistere ci prova. Ma in gran segreto... tanto che si fa fatica a vederlo anche da quassu':

Lo sapevate? Il PD ha una proposta di legge per il sostegno ai lavoratori precari! L’Aula di Montecitorio esaminerà la prossima settimana la proposta di legge presentata dal PD per dare una risposta forte agli oltre tre milioni di lavoratori precari privi di qualsiasi tutela o ammortizzatori sociali. Si propone di estendere le tutele ai lavoratori a tempo determinato e indeterminato appartenenti ai settori e alle imprese che non risultano destinatari di alcun trattamento di integrazione salariale; ai dipendenti di imprese del settore artigiano; agli apprendisti e ai titolari di partita Iva con reddito inferiore ai 22mila euro. A questi soggetti vengono estese tutte le forme di tutela sociale al momento riconosciute a tutti gli altri lavoratori, vale a dire la cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria, l’indennità di mobilità e l’indennità di disoccupazione. Si tratta di misure a favore di quanti, in questo momento di crisi, sono più deboli sul mercato del lavoro.
Se solo riuscissimo a comunicare...

giovedì 25 febbraio 2010

Il mago Piddello

venerdì 22 gennaio 2010

Eppur bisogna andar


Il Partito Democratico aderisce allo sciopero del Primo Marzo:

Carissime, vi ringrazio per per aver avuto il coraggio, l'intelligenza e l'entusiasmo di lanciare un sasso capace di smuovere le acque e di suscitare tanti cerchi e tante onde. Le acque, i cerchi, le onde della partecipazione, della volontà di esserci insieme, Italiani e nuovi Italiani, Italiani e nuovi cittadini. Per costruire una civile convivenza. Per urlare insieme "No al Razzismo, sì alla civile convivenza". C'è bisogno di fiducia, di protagonismo, di relazioni umane. C'è bisogno di obiettivi concreti e condivisi per cambiare le brutte leggi sull'immigrazione e migliorare la qualità della vita di tutti coloro che soffrono la precarietà, che vivono la disoccupazione, che patiscono la povertà. C'è bisogno di unità e convergenza per difendere la nostra democrazia e renderla più forte. Io sarò con voi il Primo Marzo. Saremo in tanti del Pd con voi. Daremo il nostro contributo a questa giornata della partecipazione e perchè nasca una primavera della civile convivenza. Faremo la nostra parte in Parlamento, nelle Istituzioni locali e sul territorio per difendere e promuovere la dignità degli immigrati, favorire la loro partecipazione politica, favorire l'incontro tra Italiani ed immigrati.
Ancora una volta, grazie!

Con amicizia.

Livia Turco

Non solo, prova anche a convincere la CGIL...

mercoledì 20 gennaio 2010

Giocare pulito


L'azione di boicottaggio a Ignazio Marino dopo la candidatura alle primarie come emerge da un'inchiesta giudiziaria calabrese su tutt'altri temi, grazie all'intercettazione di due dirigenti del sistema sanitario dell'Emilia Romagna:

C: «Hanno fatto il volta faccia (...) in sostanza i vertici regionali, che come tu sai si sono schierati con Bersani, e quindi Marino non è più gradito qua ... il mio direttore generale Cavina (Augusto Cavina dg del S.Orsola, ndr) lo ha chiamato dicendogli "sa...abbiamo difficoltà di sala operatoria, problemi di consiglio di facoltà, sa che c’è un centrodestra molto forte a Bologna", pensa che cazzate che gli ha raccontato ... io l’ho ascoltata la telefonata: insomma, conclusione, gli ha detto che al momento non se ne fa niente. E lui (Marino, ndr) m’ha detto: "ma allora adesso come faccio, io ho i miei pazienti da operare...". Insomma lui è rimasto a piedi, non ha una sala operatoria, con i pazienti da operare. Allora mi ha detto: "Mi devi aiutare a trovare un’altra soluzione". Io che cazzo di soluzione gli trovo, Giuseppe? Dove lo faccio operare, a casa mia? Non so come aiutarlo perché, capisci, ha fatto una scelta politica che lo ha messo in una certa luce con l’entourage di questa zona».


G: «Che tristezza».


C: «Eh, che tristezza, lo so però così è andata la storia. Ti ripeto, in realtà ufficialmente non è mai stato detto questo. Ufficialmente è stato detto che abbiamo problemi di sala operatoria, che le sale operatorie sono troppo piene che ... insomma tutte cazzate, ovviamente, tutte minchiate ...».
G: «Ma come si può nella sanità italiana andare avanti?»

C: «Però è così, Giuseppe ... questo è uno che, si potrà dire tutto, ma sicuramente il fegato lo sa trattare. Oh, e questi lo tagliano perché, capito?, per fare le vendette trasversali. (...) È un’assurdità che un chirurgo di quella portata non abbia una sala operatoria ... che c’ha i malati che aspettano... Marino aveva in mano un contratto che doveva solo essere controfirmato. E si è fermato tutto».


G: «E se lo controfirmasse?»
C: «Marino me l’ha detto: se devo venire al S.Orsola che c’è una guerra nei miei confronti ... io mi troverò un altro posto ...Tra l’altro non chiedeva manco un cazzo di soldi: s’era fatto un contratto da 1.500 euro... tu calcola che ogni ritenzione epatica che faceva Marino, il S. Orsola intascava 25.000 euro e gliene dava 1.500...» (...)

G: «Renditi conto che qui siamo al paradosso ... andare ad aiutare il Presidente della commissione d’inchiesta (sulla sanità pubblica, ndr), uno dei migliori chirurghi al mondo, a trovare una sala operatoria. (...) Io ne parlo con Ignazio, sarei per fare una rivoluzione ... questo è uno scandalo nazionale».

Un "senso a questa storia"? E anche i sondaggi vanno alla grande....

sabato 9 gennaio 2010

Inciuci regionali


La piega che stanno prendendo le vicende delle candidature regionali sta preoccupando parecchi fra i sostenitori del PD, che guardano stupefatti le dichiarazioni e le smentite sui giornali, i ricatti di un UDC capace solo di scegliere il cavallo vincente regione per regione, la totale impreparazione e indecisione nel fare piani a lungo termine e trovare personi rappresentative e autorevoli. Il tutto tra inciuci e decisioni dall'alto che rappresentano quanto di piu' lontano da quello che il PD aveva lasciato intravedere e intendere. Per fortuna non tutti accettano quello che sta accadendo. La Presidente Rosy Bindi e perfetta nella sua intervista su La Stampa: "la strada per uscirne è una sola: sono le primarie". E poi ancora su Casini: "nessuno gli ha chiesto di fare il capo del centrosinistra. Io resto convinta che Casini sarà un ottimo capo del centrodestra liberato da Berlusconi". Anche nel mio circolo ormai lontano di Monaco sono in parecchi ad essere preoccupati. Ricevo e pubblico questa lettera che spiega bene le sensazioni di molti di noi:

E’ una riflessione che mi trascino da giorni. Un pensiero che mi si è incastrato da qualche parte nella testa e non ero riuscito a dargli una forma sensata finora. Perché, da qualunque angolazione guardassi la questione, ci vedevo delle incongruenze. Voglio dire, a me non è che dispiaccia per principio l’idea che per vincere in politica si debbano fare dei compromessi. Succede così dai tempi di Pericle, perché dovrebbe essere diverso per le regionali in Lazio o in Puglia? Per quanto mi ripugni un’alleanza con Casini (che non ce lo scordiamo, nelle fila del suo partito, oltre a qualche persona per bene, ha veramente arruolato cani e porci, da Totò Cuffaro a Emanuele Filiberto...tanto per dire...) posso arrivare tranquillamente a comprendere Il fatto che l’UDC sia il male minore e che sia meglio non dare la Puglia a Berlusconi. Quindi non sto qui a stracciarmi le vesti se qualcuno propone un’idea di alleanza, posto che questa sia possibile sulle basi di un piano di intenti o, ma non vorrei suonare troppo ottimista, di un programma. Ora, quello che però non capisco, è il metodo. Il metodo è pieno di contraddizioni. Innanzitutto si basa sull’idea che chi ha vinto il congresso, cioè D’Alema, può fare quello che vuole rinnegando buona parte dei presupposti su cui il Partito stesso è stato fondato. Quando ho preso la tessera, l’ho fatto anche perché in qualche modo convinto dalla dalla proclamata diversità del Partito Democratico nel panorama politico italiano. Un partito i cui esponenti più in vista dicevano un giorno si e l’altro pure che le scelte sarebbero state prese con la più ampia partecipazione democratica, un partito che aveva (non conto quante volte ho letto o sentito questa espressione) il concetto di Primarie nel proprio DNA. Il semplice fatto che D’Alema abbia vinto il congresso sembra debba snaturare quasi per una necessità ineluttabile tutto quello che abbiamo sentito e letto per mesi in nome del mantra „altrimenti non vinciamo“. Il che significa, per esempio in Puglia, non fare le primarie e candidare d’ufficio qualcuno che quattro anni quelle stesse primarie le ha perse contro il presidente in carica. Presidente la cui unica colpa accertata, a quanto si sente dire in giro, è quella di non piacere a Casini. Questo modo di fare, nella lingua italiana, ha un nome: si chiama opportunismo. Nel politichese pure: si chiama trasformismo. Il che non è un peccato di per se in politica, intendiamoci. Cavour ci ha costruito una nazione, figuriamoci se non può andar bene anche per la Puglia e il Lazio. Il problema è che mi manca la chiarezza. La chiarezza di una segreteria che dica ai suoi tesserati ma anche e soprattutto ai suoi elettori che la strategia elettorale la decide D’Alema. Punto. Bersani uscisse da questa sua fase mutanghera e lo dicesse chiaramente. Le primarie non si fanno più, nè in Lazio , nè in Puglia, nè altrove. Perché i candidati saranno scelti ora e per sempre sulla base della convenienza contingente, il che significa, per esempio ,sulla base delle chiacchiere imbonitorie di Casini, sui ricatti da 3% a la Mastella (ritornerà pure lui, abbiate pazienza), dei mandati esplorativi che hanno tenuto impegnato Zingaretti per ben due preziosissimi giorni rubati al suo preziosissimo ufficio di presidente della provincia, delle influenze della chiesa cattolica o della fondazione di Montezemolo...etc. etc. etc. Insomma ce lo dicessero chiaramente che stanno rifondando la DC delle correnti e che D’Alema è il nuovo Andreotti così ci mettiamo l’anima in pace, tutti. Anche quelli che si sono fatti il culo (scusate il francesismo) per preparare il congresso, che hanno rotto le palle (secondo francesismo) a destra e a manca a chi diceva che il PD era morto ribattendo che noi no, noi c’avevamo le primarie e la partecipazione democratica e il partito liquido e il processo decisionale bottom up e che la storia era cambiata etc etc etc Ecco, ora quel pensiero che mi si era insinuato nel cervello a cavallo delle feste, rendendo la digestione dei cenoni più difficoltosa, mi è un pò più chiaro. Io non sono contro i compromessi, sono contro il modo in cui vengono presentati. Con quell’ipocrisia ricattatoria del „sennò non si vince“. Con quell’arroganza tipo „spostati ragazzino, lasciaci lavorare...“. Quell’arroganza che si basa sull’assunto che gli elettori siano nella migliore delle ipotesi una massa di idioti e quindi l’unica è scimmiottare il cinismo berlusconiano se si vuol vincere. Idea tutta da dimostrare così come il fatto che, con Casini o senza, Boccia possa avere qualche possibilità in più di Vendola di vincere in Puglia. Anzi, idea del tutto fallimentare, se guardiamo con un minimo di distacco la storia degli ultimi vent’anni. Dalla bicamerale in poi D’Alema ha portato a casa un pò fallimenti e, nella migliore delle ipotesi, mezze vittorie (qualcosa di buono vista durante il suo governo, un buon ministero degli esteri). Forse tutta sta sagacia serve a poco alla fine, se non si ha un’alternativa da proporre. Alternativa! Alternativa! Alternativa! E’ una parola meravigliosa. Molto più bella di mandato esplorativo. Infinitamente più produttiva di Alleanza variabile. Io ho ancora voglia di lavorare per costruirla un’alternativa e non saranno certo questi tatticismi da sedicente Richelieu a farmi desistere. Però, lo ribadisco, esigo chiarezza da questa segreteria su quali sono i metodi, le regole e le intenzioni che questo partito intende perseguire. Devo capire se è il partito che credevo fosse quando ho preso la tessera o se è un'altra cosa. Ditemelo per favore. Giuseppe

martedì 27 ottobre 2009

Cambiare tutto, cambiare niente


La prima mossa di Bersani senza Rutelli sara' di allearsi con Rutelli.

sabato 24 ottobre 2009

Domani al seggio


Perche' domani bisogna andare a votare per scegliere il segretario del PD lo spiegano in molti, tra cui Leonardo: che forse esagera un po', ma ha ragione da vendere quando si domanda quale altro partito al mondo ti chiede direttamente un parere sulla segreteria, senza neanche farti una tessera. Ecco, uno dei motivi per uscire domani e cercare il seggio piu' vicino e' proprio per mantenere questa simpatica abitudine per tutte le cariche elettive, e non trasformare le primarie nelle ultimarie. Mai come questa volta infatti il risultato della consultazione e' stato piu' aperto, e con scenari cosi' diversi a seconda di chi vincera. Per chi si fosse distratto, Zoro fa un impeccabile bignami in chiaroscuro della campagna elettorale per la segreteria:



Chiudo con il PS di Francesco Costa: "Non spenderò una parola per convincere a venire a votare chi crede che si debba votare alle primarie per fare un dispetto a Berlusconi. Anzi, vorrei fare loro un appello accorato: restate a casa. La logica con cui verreste a votare ha fatto solo danni su danni, ha giustificato ogni mediocrità sull’altare del «non è il momento» ed è uno dei tanti fattori per cui ci troviamo dove ci troviamo. Non è il tempo delle prove di forza o delle spallate, questo. È tempo di scegliere un segretario. Le due cose non vanno bene insieme"

giovedì 22 ottobre 2009

Fare opposizione


Dal blog di Andrea Sarubbi, il risultato ottenuto dall'opposizione in merito alla stabilizzazione dei precari della scuola. Date le premesse, con il decreto del ministro MariaStellaSenzaCielo Gelmini che in pratica relegava i precari alle supplenza a vita, peraltro inutili per acquisire punteggio e anzianita', un piccolo, piccolissimo passo avanti. Dopo ore di battaglia, sia in Aula che in commissione, il PD e' riuscito a salvare le graduatorie ad esaurimento, vale a dire la fatica pregressa di 232.048 lavoratori che sui punteggi costruiti nel corso degli anni basano le speranze di una vita. Peccato che a questo nessun giornale, almeno on-line, dia il giusto spazio, neppure quelli che dovrebbero essere schierati da quella parte: evidentemente l'unico modo di fare opposizione che paga e' quello dove si urla senza stringere niente, ma che almeno ti fa notare.

venerdì 2 ottobre 2009

Errare humanum est...


... pero' a perseverare sulle assenze decisive tanto una bella figura non si fa. E' vero che essere tutti presenti sarebbe servito a poco, ma dopo una bella figuraccia ricascarci subito non e' il massimo. Andrea Sarubbi prova a spiegare qui perche' aver recuperato 40 voti e' gia' qualcosa, e perche' per ogni deputato dell'opposizione ne sarebbe entrato uno del PDL, ma almeno vi fa leggere l'intervento di Alberto Fluvi, capogruppo PD in commissione Finanze, che rispiega lo scudo fiscale per chi era assente. Qualcuno segnala che, anche in questo caso, e' vergognosa la solita cosina che si chiama conflitto di interessi...

lunedì 28 settembre 2009

Riprenderselo


Questo weekend e' stato caratterizzato dalla corsa al riprenderselo: da Berlusconi che tenta di riprendersi il Papa all'aereoporto (Papa che poi gli ha pure stretto la mano...), passando per Franceschini che prova a riprendersi le sorgenti del Po mentre i leghisti fanno sapere che la sua presenza e' sgradita (perche', la loro no?). Dalla destra che alla festa nazionale del PDL cerca di riprendersi a suon di offese e spintoni la sua vera identita' fascista ormai da troppo malamente dissimulata (e lo sdoganamento del termine "antifascista" come offesa mortale), al tentativo di Mario Valducci di prendersi in esclusiva il senso del ridicolo con la sua inziativa di boicottaggio contro il canone RAI per la presenza di AnnoZero in palinsesto (e io che pagavo, stolto, per avere una tv completamente asservita mentre in realta' i comunisti agivano nell'ombra!). Non ultimo segnalo anche Brunetta che si riprende lo status quo con l'abbandono delle (incostituzionali) norme dette "anti-fannulloni".
L'unico tentativo di riprendersi qualcosa che e' fallito miseramente e' quello dei socialdemocratici tedeschi dell'SPD, che crollano perdendo 11.7% e pagano piu' di ogni altro l'aumento dell'astensione oltralpe: i proporzionalisti di Bersani e gli alleanzisti modello Dellai di Franceschini sapranno cogliere la pesantissima lezione del tracollo di una sinistra che tenta l'alleanza con i moderati stile Große Koalition? Dubito. Anche per questo, nell'ultimo weekend congressuale del PD, vale la frase del giorno dalla presentazione di Gino Berro della mozione Marino: “Io comprerei un’auto usata sia da Bersani sia da Franceschini. Però abbiamo bisogno di un’auto nuova”.

mercoledì 16 settembre 2009

Congresso


Sono passati da Firenze tutti e tre. Bersani, Franceschini e Marino. Non insieme, ovviamente, che il dibattito diretto sarebbe troppo pericoloso. Il primo e' stato Marino: qualche amico che era con me non e' rimasto troppo soddisfatto, ha detto che ha parlato delle solite cose. Secondo me ha detto quelle cose che forse si dicono da molto tempo, ma che poi non si sono mai fatte, e per questo non vincera' mai. Peccato che quegli stessi amici non siano poi tornati a vedersi anche Bersani e Franceschini, altro che le solite cose. Entrambi hanno speso una ventina di minuti a dirci che ancora non abbiamo chiarito chi siamo, che abbiamo finalmente la possibilita' di discutere e che finora non l'abbiamo fatto. E allora sono ripartiti dall'ABC, e poi si sono fermati prima della D, dove cominciavano i temi piu' controversi, su cui o hanno taciuto, o hanno dato una risposta politichese che lascia intendere una cosa ma che alla bisogna significava anche l'opposto. Bersani in un monologo, senza il solito odioso intervistatore ma anche senza domande, ha spiegato a tutti per 20' che siamo popolari e democratici, che le primarie si ma forse no, che l'UDC si' ma forse no. Franceschini invece a raccontato tutto fiero che a Gallipoli qualche giorno fa si e' presentato un signore, l'ha abbracciato e gli ha detto: "Sono l'ultimo segretario del PCI di Gallipoli, ma votero' per te. Non importa da dove vieni, importa dove vuoi andare". Pregheri l'ultimo segretario del PCI di Gallipoli di spiegarlo anche a noi dove vogliono andare, perche' mi sono letto le mozioni, ci ho investito 3 sere, ma l'unico che ha accenato qualcosa sulla direzione da seguire con un minimo di respiro al di la' della cronaca di questi giorni e' quello che non vincera' mai. Si sa che non amo stare con le maggioranze.

giovedì 27 agosto 2009

Applausi


La sorpresa per Gianfranco Fini presidente della Camera, ospite ieri alla festa Democratica di Genova, arriva alla fine del dibattito condotto da Mario Orfeo, direttore del Tg2. Si parla del G8 dei Parlamenti che si terrà a settembre, e verso la fine Orfeo accenna al G8 di Genova e alla morte di Carlo Giuliani. Il presidente della Camera lo ferma per dire: « A proposito di G8 di Genova, voglio togliermi un sassolino dalla scarpa: sono soddisfatto e, come italiano, sono felice che la Corte Europea per i Diritti dell´uomo abbia detto in modo inequivocabile che quel carabiniere ha agito per legittima difesa». Si aspettava probabilmente il silenzio, forse qualche fischio. E invece arriva l'applauso dalla platea democratica e Fini lo sottolinea: «Mi fa piacere che applaudiate, dopo tante polemiche». Al di la' di una difesa che se anche legittima fu senz'altro sproporzionata, e del definitivo funerale della teoria assurda del proiettile deviato dal mattone volante, colpisce il convinto applauso al presidente della Camera su un tema come questo. Visto poi che, come sottolinea in seguito Franceschini, si Fini guarda bene dal ricordare che la stessa sentenza ha condannato l'Italia a risarcire 40 milioni di euro alla famiglia Giuliani per come si è comportata sul piano dell'organizzazione, della repressione, della giustizia, e per aver lasciato solo un carabiniere di leva dopo 16 ore di fila per di piu' armato. E soprattutto evita di ricordare che in quei giorni a Genova per orchestrare il lavoro della polizia dalal sala operativa c'era anche lui come vicepresidente del Consiglio: la persona meno adatta dunque a essere soddisfatto di questa sentenza della Corte Europea.
Eppure gli applausi sono partiti, probabilmente guidati dalle troppe volte in cui di recente e' stato proprio Fini a pronunciare le parole che in molti avrebbero voluto sulla bocca dei leader della sinistra su temi come l’immigrazione, la laicità, i diritti civili. O forse ad avere la possibilita' di pronunciarle con un passaggio sui tiggi'. Fatto sta che, nonostante l'operazione di ripulitura che dovrebbe aiutarlo a risalire la corrente del Quirinale, il nome di Fini rimane in calce ad alcune delle leggi peggiori degli ultimi tempi, basti pensare a quella dell'immigrazione che divide con Bossi e che sta alla base dell'impossibilita' di regolarizzarsi e di regolare i flussi di stranieri nel nostro paese. Ovviamente il Cinegiornale1, nel servizio di ieri sera sulla festa di Genova, ha parlato solo di questi applausi fuori posto: resta da domandarsi se la polemica che avrebbe montato in caso di fischi avrebbe fatto ancora piu' gioco a Minzolini e compagni...

mercoledì 29 luglio 2009

La buccia di Marino


Sul caso sollevato dal Foglio riguardo ai presunti rimborsi spesa truccati da Ignazio Marino, risalenti al 2002 quando il candidato alla segreteria del PD dirigeva il centro per trapianti Ismett di Palermo per conto dell'universita' di Pittsburgh, sto tenendo da qualche giorno una fitta corrispondenza con qualche amico, piuttosto sorpreso della reazione assai tiepida di fronte ad accuse del genere all'interno del partito. La prima reazione e' stata infatti semplicemente quella della "solidarieta'", a dire il vero un po' affrettata prima ancora di sapere se le accuse si basino su qualcosa di concreto oppure no e per un partito che vuole portare avanti i valori della trasparenza e della legalita'.
Le accuse del Foglio si basano su una lettera controfirmata da Marino inviata dal numero uno dell'area medica dell'Universita' di Pittsburgh in cui si chiede a Marino di lasciare il suo posto all'Ismett a condizioni durissime, in quanto si sarebbe reso responsabile di irregolarità amministrative rilevanti.
Marino nelle ore seguenti replica che si tratta di una normale lettera di fine rapporto, pur confermando le irregolarita' che pero' sarebbero state scoperte e segnalate da lui stesso. Non solo, produce anche altra documentazione che proverebbe le sue tesi, che appare pero' non definitiva ai miei occhi, a meno che non mi sia perso qualcosa. E' di oggi un'intervista a Repubblica in cui Marino spiega quale sia, secondo lui, il vero motivo delle sue dimissioni, peraltro con un altro incarico gia' in tasca: gli americani lo volevano tagliare fuori dalla gestione del centro perche' si metteva di traverso alle infiltrazioni mafiose negli appalti e altre non chiare questioni nella gestione del centro con il concorso della giunta regionale Cuffaro. Da parte sua il Foglio pubblica una nota dell'Univerita' di Pittsburgh che conferma le accuse e smentisce almeno sulla faccenda dei rimborsi la versione di Marino. La vicenda, nonostante le prove "definitive" portate dall'una e dall'altra parte appare comunque tuttora cosi' fumosa che alla fine e' probabile che un po' di arrosto ci sia. Mi scrive a proposito Augusto:

Ora, magari Marino ha anche ragione e lui è magari solo una vittima di una storiaccia in cui interessi economici superiori hanno avuto la meglio su altro tipo di considerazioni (etiche?), ma ribadisco che la vicenda è stata affrontata nel modo sbagliato, anche perchè finora nessuna delle cosiddette prove presentate da Marino ha smentito quanto detto dal Foglio. Anche la faccenda che la discrepanza sia stata segnalata da Marino non è corroborata da nessuna prova, mentre la lettera pubblicata dal Foglio (e che Marino ha controfirmato) diceva chiaramente cose molto diverse: "Come Lei sa, nell’iter ordinario necessario a elaborare le Sue recenti richieste di rimborsi spese, l’UPMC ha scoperto che Lei ha presentato la richiesta di rimborso di determinate spese sia all’UPMC di Pittsburgh sia alla sua filiale italiana. Di conseguenza è stata intrapresa una completa verifica sulle sue richieste di rimborso spese e sui nostri esborsi nei Suoi confronti. Tale verifica è attualmente in corso. Alla data di oggi, riteniamo di aver scoperto una serie di richieste di rimborso spese deliberatamente e intenzionalmente doppia all’UPMC e alla filiale italiana. Fra le altre irregolarità, abbiamo scoperto dozzine di originali duplicati di ricevute con note scritte da Lei a mano. Sebbene le ricevute siano per gli stessi enti, i nomi degli ospiti scritti a mano sulle ricevute presentate a Pittsburgh non sono gli stessi di quelli presentati all’UPMC Italia. Avendo sinora completato soltanto una revisione parziale dell’ultimo anno fiscale, l’UPMC ha scoperto circa 8 mila dollari in richieste doppie di rimborsi spese. Tutte le richieste di rimborso spese doppie, a parte le più recenti, sono state pagate sia dall’UPMC sia dalla filiale. Come restituzione dei rimborsi spese doppi da Lei ricevuti (lei, ndt) accetta di rinunciare a qualsiasi pagamento erogato dall’UPMC o dall’UPMC Italia ai quali avrebbe altrimenti diritto, compresi (a titolo esemplificativo ma non esaustivo) lo stipendio per il mese di settembre 2002 e il pagamento per qualsiasi giorno di vacanza, permesso o malattia accumulato. Accetta inoltre di rinunciare a ogni diritto contrattuale per il trattamento di fine rapporto che potrebbe ottenere in seguito alle Sue dimissioni e solleva ulteriormente, congedandosi per sempre da esse, l’UPMC e tutte le sue filiali, compresi ma non soltanto la UPMC Italia e i suoi successori e aventi causa, da ogni e qualsiasi richiesta che possa avere ora o potrà avere in futuro." Sarà, ma a me queste non sembrano le normali clausole che entrano in gioco quando si rescinde un contratto. E il fatto che successivamente i legali di Marino abbiano mandato un'altra lettera all'UMPC negoziando altre clausole (accettate dall'UPMC? Questo non lo sappiamo mica) non annulla le accuse presenti nella lettera precedente, firmata da Marino. Insomma, ribadisco la mia idea che il partito avrebbe dovuto essere più cauto e chiedere conto da subito delle discrepanze nelle versioni presentate, già presenti all'inizio e che col passare del tempo si stanno emergendo, invece di gridare al complotto de il Foglio e strillare la propria solidarietà "al buio" a Marino. Questo non vuol dire accusare o condannare Marino di alcunchè, solo chiedere spiegazioni. Anche perchè se la versione di Marino continua a fare acqua, finiscono in difficoltà anche quelli che acriticamente (e in buona fede) hanno espresso la loro solidarietà.

Ai posteri l'ardua sentenza, di sicuro pero' questa vicenda rischia di inficiare il dibattito su molti temi importanti che la candidatura di Marino stava portando avanti, e tutto il lavoro di persone in gamba e davvero desiderose di cambiare le cose per il meglio che lo sostengono.
Per chi e' piu' interessato al successo del tesseramento in vista del congresso e del dibattito che ne sta venendo fuori qua ci sono tutti dati sul tesseramento e le 3 mozioni che si contenderanno la segreteria.

sabato 18 luglio 2009

Congresso e carrozzoni


Mentre impazzano i tesseramenti e le riunioni dei circoli in vista del congresso PD (domani sara' a Monaco alla festa del tesseramento del mio circolo d'origine), si delineano le impostazioni delle varie candidature per la segreteria. Qui la presentazione della candidatura di Franceschini, qua quella di Bersani, qui la mozione di Adinolfi, mentre Marino presentera' la sua candidatura giovedi' 23 a Milano.

Francesco Costa pero' spiega perche' concentrarsi sul candidato e non su tutto il resto del carrozzone che si porta dietro sia un grosso sbaglio, lo stesso che lego' Walter mani e piedi:

Uno dice: mesi e mesi di litigate e polemiche, finalmente al congresso ci chiariremo. Oh, ci voleva. Ne abbiamo bisogno. Discuteremo, ci divideremo, parleremo di idee e di politica. Il nostro è un partito plurale, grande, sfaccettato, è normale che ci siano sensibilità diverse: il congresso è proprio il momento per confrontarsi e scegliere in modo democratico quale strada intraprendere per i prossimi anni. Lo faremo, lo faremo anche perché questa volta non sono tutti compatti su un solo candidato ma ne abbiamo due, Bersani e Franceschini, più un terzo incomodo di un certo peso come Marino. Insomma, stavolta si parla di politica, ci si divide sui temi. Dite? A guardare i frastagliati schieramenti di Bersani e Franceschini, purtroppo, si direbbe il contrario.

Partiamo dall’armata brancaleone che sostiene Pierluigi Bersani e prendiamo in esame un po’ di argomenti delicati: quelli su cui ci si è ferocemente divisi negli ultimi mesi e sui quali gli iscritti del Pd chiedono chiarezza. Le primarie? Rosy Bindi pensa che le primarie “devono essere utilizzate ad ogni livello per selezionare in modo trasparente la classe dirigente del partito regionale e nazionale”, Massimo D’Alema ha detto che fare le primarie per eleggere il segretario nazionale è “una cosa assurda” e che “a scegliere il proprio segretario devono essere gli iscritti”. La laicità dello Stato? Enrico Letta avrebbe votato sì al decreto “salva Eluana”, Barbara Pollastrini fu l’unica addirittura a non astenersi e votare no al voto sul conflitto di attribuzione del caso Englaro. Le riforme istituzionali? La stessa Bindi chiede una legge “rigorosamente maggioritaria”, D’Alema è un noto sostenitore del modello tedesco, proporzionale. L’età pensionabile? Francesco Boccia è per “alzarla, immediatamente”, la fetta di Cgil che appoggia Bersani invece è pronta a fare le barricate. Stanno tutti con Bersani. E si potrebbe continuare.

Franceschini e i suoi non se la passano meglio. Immigrazione? L’attuale segretario pensa che i respingimenti siano una cosa “disgustosa”, Rutelli pensa che siano “giusti” e si vanta del fatto che li ha inventati il centrosinistra. Diritto del lavoro? Pietro Ichino è per il contratto unico, Paolo Nerozzi – dai giornali definito “l’anti-Ichino” – dice di essere “irremovibile”. E le primarie? Walter Veltroni pensa siano essenziali, Franco Marini in direzione nazionale avrebbe detto di preferire che il segretario venga scelto da un comitato. Lo stesso Marini, poi, pensa che lo statuto del Pd sia “da rifare da cima a fondo”; lo stesso statuto che Salvatore Vassallo, suo estensore e altro franceschiniano, difende con passione. Sulla laicità, impossibile non ricordarsi del discorso che rese celebre Debora Serracchiani e dei suoi affondi sul testamento biologico e sulla sostituzione di Ignazio Marino con Dorina Bianchi. Voilà: oggi Serracchiani è dalla stessa parte di Dorina Bianchi, Paola Binetti e Giuseppe Fioroni, che avrebbero votato sì al decreto salva Eluana. Per non parlare di Cesare Damiano, Luigi Nicolais e Raffaele Bonanni: quando il centrosinistra governava se le davano di santa ragione, oggi sono tutti e tre con Franceschini, così come gli altri di cui sopra.

Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Chiunque tra Franceschini e Bersani dovesse arrivare alla segreteria del partito, questo non ne uscirebbe affatto con una linea più chiara o più netta di quella avuta finora, né con una maggiore capacità di prendere decisioni ed evitare polemiche interne, meno che mai riguardo le questioni che lo hanno lacerato. Questo perché anche stavolta, come da vent’anni a questa parte, la classe dirigente del centrosinistra non ha scelto da che parte stare in nome delle idee, della politica, dei tanto evocati contenuti, bensì sulla base delle ruggini personali, delle vecchie alleanze, delle ambizioni e delle spartizioni. Stanno con Bersani tutti i nemici giurati di Veltroni, a cominciare dai diversissimi Rosy Bindi ed Enrico Letta, con quest’ultimo che spera di essere il candidato premier ideale nella futura alleanza con l’Udc. Stanno con Franceschini i popolari e i veltroniani – alleati da tempo per reciproca convenienza, con poche cose in comune – più la Serracchiani, Sassoli e Cofferati, in nome della fiducia accordata loro dal segretario in occasione delle elezioni europee. Ogni schieramento ripropone al suo interno uno spettro infinito e sfaccettato di posizioni molto eterogenee, ove non addirittura contradditorie, che inevitabilmente non potranno che generare altri compromessi infiniti e al ribasso, altre corse ai distinguo e tentativi di logorare l’avversario, altri ricorsi a formule astruse come quelle sulla “posizione prevalente”. Sia Franceschini che Bersani si propongono di innovare il partito, di cambiarlo, di rivoltarlo come un calzino. Lo sappiamo: i bei discorsi gli son sempre venuti bene. Dietro le parole, però, sembra ci sia la solita sbobba.

lunedì 13 luglio 2009

Grillo segretario


Sta suscitando scalpore il post di Beppe Grillo sul suo blog dove si dice pronto a candidarsi il 25 Ottobre come segratario del PD alle primarie. Prendo atto che evidentemente il buon Beppe ha cambiato idea: il PD e il PDL non sono piu' la stessa cosa, e la speranza e' che abbia deciso di dare una mano portando nuove idee, persone ed energia, aderendo al Manifesto dei valori, nel Codice etico e nello Statuto del PD.
Temo pero' che come suo solito il buon Beppe stia dicendo una cosa per farne un'altra, come quando raccolse migliaia di firme per un referendum che non si poteva fare, prendendo per i fondelli un sacco di gente. Temo che semplicemente voglia fare un po' di casino per poter poi meglio protestare che non l'hanno fatto partecipare il 25 ottobre, e puntare con qualche argomento nuovo l'indice sul PD. Proprio per prevenire iniziative estemporanee del genere, il regolamento pure troppo macchinoso prevede infatti che la partecipazione non sia cosi' automatica: serve una tessera, l'adesione a quel partito che ha sempre attaccato e ai suoi valori, 2000 firme di iscritti (e non di grillini) in circoscrizioni diverse, e il 15% dei voti degli iscritti con tessera al congresso. Senza contare che bisognerebbe cambiare lo statuto del PD,
che all'Articolo 9, comma 3, prevede che

3. Possono essere candidati e sottoscrivere le candidature a Segretario nazionale e componente dell’Assemblea nazionale solo gli iscritti in regola con i requisiti di iscrizione presenti nella relativa Anagrafe alla data nella quale viene deliberata la convocazione delle elezioni.

Come nota giustamente Alessandro D'Amato, Beppe Grillo non era iscritto al PD quando la Direzione Nazionale ha convocato il Congresso, il 26 giugno. Non e' certo "la casta" che fa resistenza alla sua candidatura, semplicente Grillo come sempre fa casino quando ormai e' troppo tardi. Ma il suo simile Travaglio gia' commenta: "non so come reagiranno, ma se non ricordo male quando alle primarie si candidarono personaggi come Di Pietro, Furio Colombo e Pannella si trovarono dei geroglifici formali per non farli candidare". Peccato che quei geroglifici formali citati dal depositario di ogni verita' erano dovuti al semplice fatto che tutti questi "personaggi" si volevano candidare alla segreteria di un altro partito lasciando in piedi il proprio, o non riuscirono a raccogliere abbastanza firme, non esattamente geroglifici...