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domenica 24 febbraio 2013

Pala e scopetto elettore perfetto



Anche la strada e' piu' pulita? Non piovera' mai quando ci sono le elezioni, dice Gaber, ma ci sono 40 cm di neve a Poggio Conca! Nonostante il meteo, il pandino fa il suo dovere: doppia crocetta deposta!

sabato 22 maggio 2010

Perdere ai punti


Da Metilparaben, sul permesso di soggiorno a punti approvato dal consiglio dei ministri:

Andrà così. Approveranno una legge per il permesso di soggiorno a punti che obbligherà i migranti a studiare per esistere. Cosa non si sa ancora, per ora si è sentito parlare di lingua italiana e di Costituzione. Se mai ci riusciranno, avranno messo le condizioni per realizzare una superiorità intellettuale e civica, proprio mentre gli Italiani scivolano verso la peggiore decadenza culturale della propria storia. Proprio mentre si tagliano i fondi alla scuola, mentre si elegge al Consiglio regionale lombardo un pluribocciato figlio di papà, mentre l'etica si dissolve a livello di massa e si finanzia la cultura dei "Natale a Miami". Mentre c'è chi si batte per superare le distinzioni, per superare il "noi" e il "loro", il nostro Governo xenofobo calca il solco della distinzione sul piano della cultura, ponendo le basi per realizzare, di fatto, la nostra inferiorità e senza neanche rendersene conto. Perchè la maggior parte di noi, la lingua italiana la conosce a stento e la Costituzione, quando sa cosa sia, dice di volerne fare carta da culo (il plurale è per beneficenza). Ecco, mi piace pensare che saranno proprio loro, i nuovi arrivati, quelli che ci salveranno. Mi piace pensare che se questa ingiustizia passerà, saranno loro i primi paladini della Costituzione e che avranno gli strumenti culturali e linguistici per difenderla.
Sei "noi" e "loro" deve essere, quindi, loro saranno sicuramente meglio (e a me pare che già lo siano).

Consiglio dei Ministri n.94 del 20/05/2009 La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunica:
il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi, alle ore 16,10 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente, Silvio Berlusconi.
Segretario, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Gianni Letta.
(...)
Il Consiglio dei Ministri ha approvato uno schema di regolamento, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’interno, inteso a stabilire i criteri e le modalità per la sottoscrizione, contestualmente alla presentazione della richiesta del permesso di soggiorno da parte dei cittadini stranieri, di un accordo di integrazione, articolato per crediti, da conseguire nel periodo di validità del permesso di soggiorno. Sul provvedimento verranno acquisiti i prescritti pareri.
(...)

martedì 11 maggio 2010

Partecipazione


Il 21 e 22 Maggio ci sara' l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, che sarà chiamata a votare delle modifiche statutarie, proposte elaborate da un Comitato composto in base ad accordi tra le tre mozioni congressuali. Salvatore Vassallo spiega sul suo blog che queste modifiche servono a nient'altro che a rendere le primarire dalla regola l'eccezione. Puntano a rendere la regola primarie di coalizione per Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione, ma con un candidato "ufficiale" del PD, e nel caso le primarie di coalizione non siano necessarie, a rendere macchinoso il ricorso alle primarie aperte. Una marcia indietro annunciata da Bersani in campagna elettorale congressuale, ma a cui non si puo' non essere fortemente contrari.

domenica 25 aprile 2010

25 Aprile 2010


Caro papa’,

peccato che non ci saro’ piu’ il giorno della pace.

Ho sempre sperato di contribuire allora con tutta la mia forza ed energia alla ricostruzione, non soltanto materiale, ma anche spirituale.

Il nostro lavoro propriamente detto non comincia che dopo la guerra: eliminare l’odio fra i popoli. Perche’, solo quando questo non esiste piu’, la vera pace puo’ venire. Solo allora il fondamento della pace - la fiducia - puo’ fare il suo ingresso nel mondo.

Fa’ di contribuirvi anche tu come meglio potrai.

Per rendere migliore il mondo dobbiamo cominciare da noi stessi.

Henk

Da "Lettere di condannati a morte della resistenza europea", l'ultima lettera di Henk, partigiano Olandese

mercoledì 11 novembre 2009

Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri


Di seguito il testo del documento discusso e approvato ieri sera dall'Assemblea di Zona Firenze Ovest dei capi scout AGESCI, che riprende con leggere modifiche il testo gia' approvato a Pistoia, Brescia e in una zona di Milano, riguardo al DDL sicurezza approvato dal Parlamento.


Ero straniero e mi avete accolto
Mt 25,35

Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso; io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri.
Don Milani, lettera ai cappellani militari

Alla luce della nostra identità scout vogliamo esprimere il nostro disagio a fronte di quello che sta accadendo intorno a noi, con particolare riferimento al mondo degli stranieri che vivono nel nostro paese e alle recenti norme varate dal governo per garantire la sicurezza dei cittadini italiani. Il Patto Associativo, condiviso da tutti gli educatori e gli assistenti ecclesiastici dell’Associazione, al quale costantemente ci riferiamo nel nostro servizio educativo, così si esprime: “la diversità di opinioni presenti nell’Associazione… non deve impedirci di prendere posizione in quelle scelte politiche che riteniamo irrinunciabili per la promozione umana”. Denunciamo quindi e non accettiamo un clima sociale repressivo molto diffuso nel nostro paese, sostenuto da una forte pressione mediatica che attribuisce la maggior parte dei reati commessi in Italia solamente agli stranieri. Una campagna ideologica che ha messo in competizione la sicurezza con i diritti, individuando come capro espiatorio di problemi piu’ gravi i piu' deboli e diseredati. Condividiamo le affermazioni forti ed incisive riportate da “Famiglia Cristiana” (n. 7 del 15 febbraio 2009): “L’Italia precipita, unico paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali. Il soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba che spira nelle osterie padane è stato sdoganato nell’aula del senato”.
Ancora nel Patto Associativo leggiamo: “Ci impegniamo a rifiutare decisamente, nel rispetto delle radici storiche e delle scelte democratiche e antifasciste espresse nella Costituzione del nostro Paese, tutte le forme di violenza, palesi ed occulte, che hanno lo scopo di uccidere la libertà e di instaurare l'autoritarismo e il totalitarismo a tutti i livelli, di imporre il diritto del forte sul debole, di dare spazio alle discriminazioni razziali”.
Siamo consapevoli che i grandi fenomeni sociali, come l’immigrazione, trascinano con sé problemi di violenza, sfruttamento e illegalità. L’immigrazione non può essere presentata solo come un problema; a nostro avviso è invece una grande opportunità di incontro di popoli e culture, di crescita umana e sociale, di arricchimento spirituale. La condivisione fra tutti gli uomini dei principi di giustizia, pace e diritti umani è irrinunciabile in un mondo che si fa ogni giorno più piccolo e globale. Certamente la legalità è una condizione imprescindibile per uno stato di diritto, tuttavia occorre avere sempre presente la Dichiarazione universale dei diritti
dell’uomo e il testo della nostra Costituzione repubblicana. “La responsabilità penale è personale” ed in tale prospettiva i comportamenti del singolo non possono fare esprimere giudizi negativi su un intero gruppo o popolo. La paura del diverso, spesso cavalcata per convenienza politica, non deve farci perdere il senso del rapporto umano e del diritto: la dignità dell’uomo va posta al di sopra di qualsiasi calcolo di convenienza. Per questo e per altro ancora ci appaiono non condivisibili le decisioni del governo italiano che hanno già previsto un inasprimento delle sanzioni relative alla clandestinità, e gli orientamenti del ‘pacchetto sicurezza’ che prevedono
ad esempio l‘incarcerazione fino a 180 giorni nei centri di identificazione senza processo e senza colpa, o l’impossibilita’ per gli stranieri senza permesso di soggiorno di registrare all’anagrafe e riconoscere i propri figli. Non vediamo anche in questa occasione quell’attenzione e quella cura della vita così sbandierata in altri casi.
Altri drammatici eventi concomitanti interpellano fortemente la nostra fede cristiana e il nostro
laico impegno civile, come i ripetuti “respingimenti”di migranti intercettati nel canale di Sicilia e
rispediti in Libia, che non aderisce alla Convenzione internazionale dei diritti umani, e presentato come “svolta storica “ dal Ministro dell’Interno ma respinto come preoccupante da organismi dell’ONU e già sanzionato dalla Corte europea nel 2005.
Se poi ci confrontiamo con il Vangelo per noi la strada da seguire è quella della accoglienza di ogni persona, indipendentemente dalla sua condizione economica sociale o culturale, soprattutto dei più poveri e indigenti.Il Patto Associativo ci ricorda: “Ci impegniamo pertanto a qualificare la nostra scelta educativa in senso alternativo a quei modelli di comportamento della società attuale che avviliscono e strumentalizzano la persona umana (…) Ci impegniamo a spenderci particolarmente là dove esistono situazioni di marginalità e sfruttamento (…)”
Noi capi Agesci continueremo a investire la nostra intelligenza e la nostra passione per l’educazione dei ragazzi convinti che il metodo scout non sia il nostalgico ripetersi di formule centenarie, ma un attualissimo modo di educare che con le attività dei gruppi, le route e i campi estivi, il servizio sempre gioioso e gratuito, contribuisce a formare “…cittadini del mondo e operatori di pace affinché il dialogo e il confronto con ciò che è diverso da noi diventi forza promotrice di fratellanza universale”.
La grande sfida del nostro futuro non è tanto costruire barriere per la sicurezza, ma vivere il pluralismo come occasione di incontro e integrazione di popoli.

sabato 24 ottobre 2009

Domani al seggio


Perche' domani bisogna andare a votare per scegliere il segretario del PD lo spiegano in molti, tra cui Leonardo: che forse esagera un po', ma ha ragione da vendere quando si domanda quale altro partito al mondo ti chiede direttamente un parere sulla segreteria, senza neanche farti una tessera. Ecco, uno dei motivi per uscire domani e cercare il seggio piu' vicino e' proprio per mantenere questa simpatica abitudine per tutte le cariche elettive, e non trasformare le primarie nelle ultimarie. Mai come questa volta infatti il risultato della consultazione e' stato piu' aperto, e con scenari cosi' diversi a seconda di chi vincera. Per chi si fosse distratto, Zoro fa un impeccabile bignami in chiaroscuro della campagna elettorale per la segreteria:



Chiudo con il PS di Francesco Costa: "Non spenderò una parola per convincere a venire a votare chi crede che si debba votare alle primarie per fare un dispetto a Berlusconi. Anzi, vorrei fare loro un appello accorato: restate a casa. La logica con cui verreste a votare ha fatto solo danni su danni, ha giustificato ogni mediocrità sull’altare del «non è il momento» ed è uno dei tanti fattori per cui ci troviamo dove ci troviamo. Non è il tempo delle prove di forza o delle spallate, questo. È tempo di scegliere un segretario. Le due cose non vanno bene insieme"

sabato 17 ottobre 2009

Soggetto politico


Dall'intervento di Luciano Tavazza, fondatore del MoVI (movimento di volontariato italiano) alla Marcia di Pentecoste dei ragazzi scout toscani al Cinema Aurora di Scandicci nel 1985:

Cari amici, qual è l’altra caratteristica del volontariato moderno? è quella con cui abbiamo aperto il discorso; di diventare soggetto politico.
Allora chiariamo ancora insieme a voi il senso del nostro cammino. Vedete qual è il problema che abbiamo davanti: ciascuno di noi ha dinanzi a sé due scelte, la prima è agire con tutte quelle cose che abbiamo messo in cortile soltanto per riparare i danni degli altri.
Insomma fare un pochino per tutta la vita i barellieri della storia….e ci sono molti cristiani cretini, che hanno due c, C.C., che quando leggono la parabola del Samaritano non riescono a capirla e allora sapete che cosa immaginano? Che la loro funzione oggi nella società moderna sia quella di accontentarsi di raccogliere i feriti, e ce ne sono di tanti tipi, voi me lo insegnate: carcerati, dismessi dai carceri, tossicodipendenti, ragazze madri, handicappati….abbiamo un’infinità di questi feriti….. e per tutta la vita dare una mano ai feriti.
Se ci sono dei feriti, cari amici, e se siamo della gente moderna, la nostra intelligenza ci dice: ma allora ci deve essere qualcuno che ferisce. Io non posso come uomo razionale e come cristiano che crede alla carità, accontentarmi per tutta la vita di attaccare cerotti o di portare barelle di feriti. Io devo guardarmi attorno e devo scoprire, con l’aiuto della mia associazione, delle mie ricerche, delle mappe che avete fatto, con questi strumenti che appartengono al mondo razionale, devo cercare di individuare le cause e i mandanti di queste povertà.
Io sono un liberatore, non sono un riparatore. Io so che la carità mi impegna dinanzi ad un bisogno immediato; non posso dire ad un affamato. ”Ripassa quando avrò cambiato le cose.”
Ma non posso neppure passare tutta la vita a mettere cerotti e a medicare feriti senza domandarmi dove sono le cause, dove sono i moventi.
E allora ecco, a cosa è chiamata la vostra azione se vuole avere un senso nella storia d’Italia? è chiamata non solo ad intervenire per sanare quello che deve essere sanato, ma anche ad agire perché si riducano le cause della povertà.

mercoledì 16 settembre 2009

Congresso


Sono passati da Firenze tutti e tre. Bersani, Franceschini e Marino. Non insieme, ovviamente, che il dibattito diretto sarebbe troppo pericoloso. Il primo e' stato Marino: qualche amico che era con me non e' rimasto troppo soddisfatto, ha detto che ha parlato delle solite cose. Secondo me ha detto quelle cose che forse si dicono da molto tempo, ma che poi non si sono mai fatte, e per questo non vincera' mai. Peccato che quegli stessi amici non siano poi tornati a vedersi anche Bersani e Franceschini, altro che le solite cose. Entrambi hanno speso una ventina di minuti a dirci che ancora non abbiamo chiarito chi siamo, che abbiamo finalmente la possibilita' di discutere e che finora non l'abbiamo fatto. E allora sono ripartiti dall'ABC, e poi si sono fermati prima della D, dove cominciavano i temi piu' controversi, su cui o hanno taciuto, o hanno dato una risposta politichese che lascia intendere una cosa ma che alla bisogna significava anche l'opposto. Bersani in un monologo, senza il solito odioso intervistatore ma anche senza domande, ha spiegato a tutti per 20' che siamo popolari e democratici, che le primarie si ma forse no, che l'UDC si' ma forse no. Franceschini invece a raccontato tutto fiero che a Gallipoli qualche giorno fa si e' presentato un signore, l'ha abbracciato e gli ha detto: "Sono l'ultimo segretario del PCI di Gallipoli, ma votero' per te. Non importa da dove vieni, importa dove vuoi andare". Pregheri l'ultimo segretario del PCI di Gallipoli di spiegarlo anche a noi dove vogliono andare, perche' mi sono letto le mozioni, ci ho investito 3 sere, ma l'unico che ha accenato qualcosa sulla direzione da seguire con un minimo di respiro al di la' della cronaca di questi giorni e' quello che non vincera' mai. Si sa che non amo stare con le maggioranze.

martedì 21 luglio 2009

Predicare bene


Mi pare che in questi giorni in diversi si stanno esercitando nello sport piu' gettonato sui media e nei bar d'Italia, ovvero il tiro al piccione contro il Piddi'. Un tiro al piccione che qualche volta mi pare avere ahime' basi oggettive su cui basarsi, o essere guidato dalla voglia di proporre e di far meglio che non guasta mai. Spesso pero' mi sembra basato solo sugli interessi di qualcuno che ama predicare bene e razzolare male.

Sono ormai infatti rimaste senza risposta le cinque opportunisse domande di Marcello Saponaro a Beppe Grillo sulla moralita' del suo poco celato sostegno all'Italia dei Valori sulla base dell'ambientalismo, dei valori di trasparenza e di democrazia interna nei partiti e di ricambio dei politici che predica da sempre, quasi sempre mettendo nel mezzo il PD. Si vede che cristallina coerenza e' richiesta solo a qualcuno e ad altri nemmeno un minimo.

E per ricordarci che volenti o nolenti il PD e' l'unico partito che affida il piu' possibile democraticamente, pur con indubbi problemini, la scelta del proprio segretario ai suoi elettori, Claudio Alberti del blog Roma 2011 ha lanciato la sua candidatura alla presidenza dell'Italia dei Valori:

Gentile signore,

Le scrivo per comunicarLe la mia volontà di concorrere alla presidenza dell’IDV, come ho già annunciato ai lettori del mio blog http://roma2011.blogosfere.it . Per questo, Le chiedo la cortesia di comunicarmi i tempi e le procedure per poter presentare, in via ufficiale, la mia candidatura.

In attesa di un gentile riscontro, Le porgo i miei più cordiali saluti.

Claudio Alberti


Non ha fatto del resto altro che prendere in parola l'invito all'apertura della classe dirigenziale di tutti i partiti dell'attuale presidente dell'IdV Antonio Di Pietro:

Una bella candidatura che metterà alla prova lo spirito riformista e democratico di un partito, oppure porterà alla luce, attraverso il ricorso a mille scuse e cavilli statutari dei suoi governanti, l’atteggiamento di chiusura di una casta dirigenziale.

Antonio Di Pietro


Sorprendentemente, la sua richiesta al responsabile per l'organizzazione dell'Italia dei Valori Ivan Rota e' rimasta senza risposta. Attendiamo fiduciosi sviluppi in tempi brevi...

sabato 18 luglio 2009

Congresso e carrozzoni


Mentre impazzano i tesseramenti e le riunioni dei circoli in vista del congresso PD (domani sara' a Monaco alla festa del tesseramento del mio circolo d'origine), si delineano le impostazioni delle varie candidature per la segreteria. Qui la presentazione della candidatura di Franceschini, qua quella di Bersani, qui la mozione di Adinolfi, mentre Marino presentera' la sua candidatura giovedi' 23 a Milano.

Francesco Costa pero' spiega perche' concentrarsi sul candidato e non su tutto il resto del carrozzone che si porta dietro sia un grosso sbaglio, lo stesso che lego' Walter mani e piedi:

Uno dice: mesi e mesi di litigate e polemiche, finalmente al congresso ci chiariremo. Oh, ci voleva. Ne abbiamo bisogno. Discuteremo, ci divideremo, parleremo di idee e di politica. Il nostro è un partito plurale, grande, sfaccettato, è normale che ci siano sensibilità diverse: il congresso è proprio il momento per confrontarsi e scegliere in modo democratico quale strada intraprendere per i prossimi anni. Lo faremo, lo faremo anche perché questa volta non sono tutti compatti su un solo candidato ma ne abbiamo due, Bersani e Franceschini, più un terzo incomodo di un certo peso come Marino. Insomma, stavolta si parla di politica, ci si divide sui temi. Dite? A guardare i frastagliati schieramenti di Bersani e Franceschini, purtroppo, si direbbe il contrario.

Partiamo dall’armata brancaleone che sostiene Pierluigi Bersani e prendiamo in esame un po’ di argomenti delicati: quelli su cui ci si è ferocemente divisi negli ultimi mesi e sui quali gli iscritti del Pd chiedono chiarezza. Le primarie? Rosy Bindi pensa che le primarie “devono essere utilizzate ad ogni livello per selezionare in modo trasparente la classe dirigente del partito regionale e nazionale”, Massimo D’Alema ha detto che fare le primarie per eleggere il segretario nazionale è “una cosa assurda” e che “a scegliere il proprio segretario devono essere gli iscritti”. La laicità dello Stato? Enrico Letta avrebbe votato sì al decreto “salva Eluana”, Barbara Pollastrini fu l’unica addirittura a non astenersi e votare no al voto sul conflitto di attribuzione del caso Englaro. Le riforme istituzionali? La stessa Bindi chiede una legge “rigorosamente maggioritaria”, D’Alema è un noto sostenitore del modello tedesco, proporzionale. L’età pensionabile? Francesco Boccia è per “alzarla, immediatamente”, la fetta di Cgil che appoggia Bersani invece è pronta a fare le barricate. Stanno tutti con Bersani. E si potrebbe continuare.

Franceschini e i suoi non se la passano meglio. Immigrazione? L’attuale segretario pensa che i respingimenti siano una cosa “disgustosa”, Rutelli pensa che siano “giusti” e si vanta del fatto che li ha inventati il centrosinistra. Diritto del lavoro? Pietro Ichino è per il contratto unico, Paolo Nerozzi – dai giornali definito “l’anti-Ichino” – dice di essere “irremovibile”. E le primarie? Walter Veltroni pensa siano essenziali, Franco Marini in direzione nazionale avrebbe detto di preferire che il segretario venga scelto da un comitato. Lo stesso Marini, poi, pensa che lo statuto del Pd sia “da rifare da cima a fondo”; lo stesso statuto che Salvatore Vassallo, suo estensore e altro franceschiniano, difende con passione. Sulla laicità, impossibile non ricordarsi del discorso che rese celebre Debora Serracchiani e dei suoi affondi sul testamento biologico e sulla sostituzione di Ignazio Marino con Dorina Bianchi. Voilà: oggi Serracchiani è dalla stessa parte di Dorina Bianchi, Paola Binetti e Giuseppe Fioroni, che avrebbero votato sì al decreto salva Eluana. Per non parlare di Cesare Damiano, Luigi Nicolais e Raffaele Bonanni: quando il centrosinistra governava se le davano di santa ragione, oggi sono tutti e tre con Franceschini, così come gli altri di cui sopra.

Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Chiunque tra Franceschini e Bersani dovesse arrivare alla segreteria del partito, questo non ne uscirebbe affatto con una linea più chiara o più netta di quella avuta finora, né con una maggiore capacità di prendere decisioni ed evitare polemiche interne, meno che mai riguardo le questioni che lo hanno lacerato. Questo perché anche stavolta, come da vent’anni a questa parte, la classe dirigente del centrosinistra non ha scelto da che parte stare in nome delle idee, della politica, dei tanto evocati contenuti, bensì sulla base delle ruggini personali, delle vecchie alleanze, delle ambizioni e delle spartizioni. Stanno con Bersani tutti i nemici giurati di Veltroni, a cominciare dai diversissimi Rosy Bindi ed Enrico Letta, con quest’ultimo che spera di essere il candidato premier ideale nella futura alleanza con l’Udc. Stanno con Franceschini i popolari e i veltroniani – alleati da tempo per reciproca convenienza, con poche cose in comune – più la Serracchiani, Sassoli e Cofferati, in nome della fiducia accordata loro dal segretario in occasione delle elezioni europee. Ogni schieramento ripropone al suo interno uno spettro infinito e sfaccettato di posizioni molto eterogenee, ove non addirittura contradditorie, che inevitabilmente non potranno che generare altri compromessi infiniti e al ribasso, altre corse ai distinguo e tentativi di logorare l’avversario, altri ricorsi a formule astruse come quelle sulla “posizione prevalente”. Sia Franceschini che Bersani si propongono di innovare il partito, di cambiarlo, di rivoltarlo come un calzino. Lo sappiamo: i bei discorsi gli son sempre venuti bene. Dietro le parole, però, sembra ci sia la solita sbobba.

lunedì 13 luglio 2009

Grillo segretario


Sta suscitando scalpore il post di Beppe Grillo sul suo blog dove si dice pronto a candidarsi il 25 Ottobre come segratario del PD alle primarie. Prendo atto che evidentemente il buon Beppe ha cambiato idea: il PD e il PDL non sono piu' la stessa cosa, e la speranza e' che abbia deciso di dare una mano portando nuove idee, persone ed energia, aderendo al Manifesto dei valori, nel Codice etico e nello Statuto del PD.
Temo pero' che come suo solito il buon Beppe stia dicendo una cosa per farne un'altra, come quando raccolse migliaia di firme per un referendum che non si poteva fare, prendendo per i fondelli un sacco di gente. Temo che semplicemente voglia fare un po' di casino per poter poi meglio protestare che non l'hanno fatto partecipare il 25 ottobre, e puntare con qualche argomento nuovo l'indice sul PD. Proprio per prevenire iniziative estemporanee del genere, il regolamento pure troppo macchinoso prevede infatti che la partecipazione non sia cosi' automatica: serve una tessera, l'adesione a quel partito che ha sempre attaccato e ai suoi valori, 2000 firme di iscritti (e non di grillini) in circoscrizioni diverse, e il 15% dei voti degli iscritti con tessera al congresso. Senza contare che bisognerebbe cambiare lo statuto del PD,
che all'Articolo 9, comma 3, prevede che

3. Possono essere candidati e sottoscrivere le candidature a Segretario nazionale e componente dell’Assemblea nazionale solo gli iscritti in regola con i requisiti di iscrizione presenti nella relativa Anagrafe alla data nella quale viene deliberata la convocazione delle elezioni.

Come nota giustamente Alessandro D'Amato, Beppe Grillo non era iscritto al PD quando la Direzione Nazionale ha convocato il Congresso, il 26 giugno. Non e' certo "la casta" che fa resistenza alla sua candidatura, semplicente Grillo come sempre fa casino quando ormai e' troppo tardi. Ma il suo simile Travaglio gia' commenta: "non so come reagiranno, ma se non ricordo male quando alle primarie si candidarono personaggi come Di Pietro, Furio Colombo e Pannella si trovarono dei geroglifici formali per non farli candidare". Peccato che quei geroglifici formali citati dal depositario di ogni verita' erano dovuti al semplice fatto che tutti questi "personaggi" si volevano candidare alla segreteria di un altro partito lasciando in piedi il proprio, o non riuscirono a raccogliere abbastanza firme, non esattamente geroglifici...

lunedì 15 giugno 2009

Democrazia vigilata


Carla Reschia sulla Stampa su quello che sta accadendo in Iran:

Giornalisti intimiditi arrestati e picchiati, comunicazioni interne e internazionali oscurate, un conteggio dei voti istantaneo in un Paese enorme e non proprio all'avanguardia, una vittoria annunciata con giorni di anticipo. Che nelle elezioni iraniane qualcosa non sia andato per il verso giusto è evidente anche se la comunità internazionale sembra tardare a prenderne atto e si limita a manifestare «dubbi» e ad auspicare che «possano essere compiuti i necessari passi per accertare che l’esito del voto rifletta appieno la volontà espressa dal popolo iraniano e che la situazione non conduca ad ulteriori degenerazioni», come ha detto il nostro iperdiplomatico ministro degli Esteri Frattini.
La sua volontà una parte del popolo iraniano sta cercando di farla presente con rivolte di piazza scoppiate nel momento esatto della proclamazione della vittoria del presidente annunciato, Ahmadinejad e bollate dal medesimo con un paragone surreale: «È come dopo una partita di calcio - ha detto - i tifosi escono eccitati dallo stadio e qualcuno, preso da questa eccitazione, magari viola le regole del traffico e passa con il semaforo rosso. Allora viene multato dalla polizia. Ma non è nulla di importante».
Un finale di partita che avrebbe già causato alcuni morti, un numero imprecisato di arresti e un crescendo di repressione e violenza documentato sul web da siti che pubblicano foto e flamti e chiedono supporto. E che porta lo sfidante Moussavi - forse agli arresti domiciliari - a chiedere invano che le elezioni siano annullate. Che Moussavi, già capo delle Guardie della rivoluzione ed ex Primo Ministro dei mullah negli Anni '80, coinvolto in prima persona nella sanguinosa guerra fra Iran e Iraq che costò la vita a un milione di giovani iraniani - spesso mandati a morire per sminare le paludi dello Shatt El Arab con la foto di Khomeini sul cuore - e responsabile, secondo l'opposizione in esilio di avere, nell'estate del 1988 massacrato 33 mila prigionieri politici, sia diventato il campione della voglia di cambiamento degli iraniani è forse il segno della disperazione di un Paese dove il sistema formalmente democratico e dotato di tutti gli organi costituzionali è ostaggio del Consiglio dei guardiani, un gendarme religioso con potere di veto su ogni legge e su ogni candidato non gradito, emanazione diretta della Suprema Guida, l'ayatollah Khamenei. Al suo vaglio sono passati anche i candidati a queste ultime elezioni, quattro "sopravvissuti" su 471 che si erano presentati tra cui il vincitore designato, malgrado gli speranzosi sondaggi pubblicati da Ayandehnews e Ilna (agenzie vicine ai riformisti) che accreditavano a Moussavi un consenso fino al 64% nei centri urbani e fino al 42%, nei centri rurali) . Come notano da tempi non sospetti gli oppositori, il sistema della Velayat-e Faqih (la Guida Suprema), impedisce di fatto che una persona sgradita al regime occupi una qualsiasi posizione di potere. Il resto è teatro.
Isolamento e boicottaggio chiede l'opposizione, assai critica verso le recenti aperture di Obama. Ma l'Iran è potente, fa affari con tutti - nel Paese che odia l'America la Coca Cola è onnipresente - e lo spettro dell'Iraq mette in guardia dalla tentazione di "esportare la democrazia". Forse anche per via della certezza di trovare pane per i propri denti da un punto d vista militare e di non poter ripetere la tragicomica avanzata verso Baghdad quando il Paese che teneva in scacco il mondo con le presunte armi di distruzione di massa crollò come un castello di sabbia.
Ma detto ciò, che fare? Qual è la via giusta, se c'è, per aiutare un cambiamento senza bagni di sangue isolando i mullah? Domanda da un milione di dollari che però per Mr. Obama potrebbe essere di stringente attualità.

Vero e' che, come dice segnalata da Giovanni Fontana, che queste elezioni in "democrazia vigilata" per quanto truccate hanno finalmente aperto il fronte della protesta contro il regime e portato in piazza le piu' ampie dimostrazioni degli ultimi anni.

sabato 6 giugno 2009

Alle Urne



Il solito impareggiabile Biani sulle elezioni di oggi e domani. Andate a votare, per carita', anche e quella scala sembra altissima: l'alternativa e' solo questa. Per chi invece volesse sapere quale saranno le conseguenze nel PD del risultato delle urne, Zoro formula qualche possibile (?) scenario...

venerdì 5 giugno 2009

Sono tutti uguali?


Berlusconi impazza in TV alla faccia della par condicio per cercare i mettere delle pezze a quel venticello che comincia a soffiare contro la sua popolarita'. E nel tentativo lo ammette lui stesso: "Se qualcuno dimostrasse che il presidente del Consiglio è uno spergiuro dovrebbe dimettersi un minuto dopo e andare a nascondersi". Peccato che le contraddizioni e le menzogne del premier sul Noemigate sia siano ormai dimostrate e moltiplicate, cosi' come, assai piu' grave, quelle sullo stato del paese e della crisi che si sta facendo sempre piu' dura per le fasce piu' esposte della popolazione. Riassume bene Massimo Giannini su Repubblica le menzogne impunite di Papi a Porta a Porta non smentite dai sedicenti giornalisti presenti riguardo a fondi per il mezzogiorno e ammortizzatori sociali per i precari. "In questo paese nessuno muore di fame", cosi' liquida in televisione la crisi il capo del governo di un paese sempre piu' vicino al precipizio, attaccando il Governatore della Banca d'Italia che aveva denunciato che sarebbero 1,6 milioni i lavoratori in Italia che non hanno alcun tipo di sostegno in caso di perdita dell'occupazione, evidentemente anche lui coinvolto con la magistratura e i giornali stranieri nel complotto della sinistra.
Ieri sera, sebbene sconfortato per la situazione, sono andato alla festa di chiusura della campagna elettorale del PD a Sesto, con il sindaco uscente e ricandidato Gianni Gianassi, l'onoervole Gianni Cuperlo e David Sassoli. Sara' che, come suggerisce Polpette commentando le immagini vietate di Villa Cetosa apparse su El Pais ormai "la politica tira", ma le persone ad ascoltare erano molte piu' dei posti a disposizione, risollevandomi gia' un po' l'umore. Umore poi risanato ascoltando in particolare i primi due interventi, in cui si e' parlato di Sesto e di Europa, di lavoro, geopolitica, accoglienza e istruzione. Ho respirato una sana boccata di passione, competenza, sguardo d'insieme e lungo un po' piu' delle proprie scarpe (bravissimo il sindaco che e' partito dal discorso di Obama al Cairo anziche' dalle buche alla rotonda), risposte concrete e convincenti ai problemi locali e globali. Davvero non sono tutti uguali quei simboli e soprattutto quei nomi da barrare nel segreto di una cabina elettorale questo weekend. Davvero non vale la pena restare a casa e lasciare il paese nelle mani di chi pensa e vuol fare pensare solo a veline, gossip, televisioni e partite di calcio, possibilmente sue. E che vuole fare anche dell'appuntamento elettorale per eleggere i rappresentati italiani al Parlamento Europeo un semplice sondaggio sul gradimento del padrone, candidato da capolista ineleggibile in ogni circoscrizione. Davvero e' il momento di usare uno dei pochi strumenti democratici che ci rimangono, il voto, per provare a testa alta a cambiare il corso della rovinosa picchiata.

Sempre che, invece, non ci si voglia affidare ai miracoli di San Silvio Papi, altrimenti noto come Pio Tutto. Dal blog del Circolo Obama, il Vangelo secondo Barabba, quello che nei sondaggi era sempre più popolare:

Nota: Stile e trama evangelici non traggano in inganno. Non si tratta di satira, ma di tragicomica “verità”, pubblicata sull’inserto di Libero “Berlusconi tale e quale”.

Accadde quando mio figlio Pier Silvio fu ricoverato d’urgenza al San Raffaele di Milano per essere operato di appendicite. Mentre è in sala operatoria, si sparge la voce che all’ospedale sono arrivato io. Si forma una piccola folla, ma una mamma, più svelta degli altri, mi trascina via: “Presidente, la prego: mio figlio, tifosissimo del Milan, ha subito un’operazione alle gambe e i medici dicono che è riuscita perfettamente, ma lui si è messo in testa che non è più capace di camminare. Non vuole alzarsi dalla sedia a rotelle, ripete disperato che rimarrà paralizzato per tutta la vita. Solo lei, presidente, può convincerlo che è guarito veramente”.
Seguo la donna fino al piano in cui è ricoverato suo figlio. Mi faccio indicare la sua camera e dico alla madre: “Mi raccomando, lei non si faccia vedere”. Quindi mi avvio, mentre i malati mi riconoscono e mi si affollano intorno.
Arrivo alla camera, apro la porta e dico: “Giacomo, sei tu Giacomo della Fossa dei Leoni di San Siro? Alzati e vieni vicino al tuo presidente!”
Il ragazzo mi guarda incredulo, non riuscendo a capire come io faccia a sapere che lui è un ultrà della Fossa dei Leoni, nella curva sud di San Siro, accanto al Commando e alle Brigate Rossonere. Ovviamente è stata sua madre a dirmelo, ma lui venera il suo presidente ed è pronto a eseguire qualunque ordine venga da lui. Dunque ubidisce, si alza dalla sedia a rotelle e barcollando si dirige verso di me. Io lo abbraccio e gli dico: “Adesso sei guarito, domenica ti aspetto per la partita. E mi raccomando: dì ai tuoi compagni che Silvio Berlusconi è venuto a portarti fuori dall’ospedale"

Almeno nel Vangelo Gesu' raccomandava aisanati di non dire nulla...

martedì 17 febbraio 2009

Ormai si vince solo alle primarie?


La Sardegna e' una regione dove il PD ha ben governato, dove il presidente uscente e candidato del PD alle regionali di ieri era un uomo su cui sono concentrate, anche a livello nazionale, molte delle speranze di chi sogna un uomo al comando non di apparato e con la serieta' e l'autorevolezza di chi fa corrispondere quello che dice a quello che fa. Dall'altra parte c'era poco piu' di un prestanome del Presidente del Consiglio, che in pratica ha fatto tutta la campagna elettorale in prima persona "mettendoci la faccia". Eppure la destra ha vinto, stravinto, mentre il PD, IdV e sinistre varie affondano nel baratro (PD -10%) in cui rimarranno sepolte ancor piu' alle prossime europee, quando non ci sara' neanche uno come Soru, seppure lasciato solo da tutto il resto del partito, a tirare qualche voto in piu'. Nel frattempo, invece di preoccuparsi dell'onda che li travolgera', i vertici del partito si stanno preparando ad affibbiare le cause della sconfitta sull'altra fazione e sulla sua visione, come tratteggia efficacemente Francesco Costa, e il popolo del PD si consola con le primarie Toscane e Fiorentine. Quelle stesse osteggiate in ogni modo dai soliti vertici che in una consultazione popolare vedono solamente una variabile impazzita nelle loro trame di apparentamento e spartizione di poltrone. Almeno alle primarie, ci consoliamo, non si potra' che vincere.
E i risultati delle primarie di Domenica a Firenze sono stati chiari: la partecipazione e' stata piu' alta che per le primarie di Veltroni dell'anno scorso, con piu' di 37000 voti. Alla faccia di chi ancora non crede che questo sia lo strumento giusto per mobilitare i cittadini, per stimolare discussione e dibattito, e che ha cercato in ogni modo di mettere i bastoni fra le ruote. L'altra notizia e' che la vecchia classe dirigente cittadina ex PCI-PDS-DS e' stata praticamente cancellata, almeno sulla carta, dopo aver dimostrato di non essere in grado di proporre una candidatura valida, credibile e unitaria (l'importante non e' vincere, ma che non vinca tu). Il voto e il risultato, che come prevedibile (almeno da chi scrive) incorona Renzi anche se ben piu' delle aspettative, ha premiato proprio la discontinuità dalla precedente amministrazione. E la classifica va proprio nell'ordine esatto dal più discontinuo al meno: un messaggio significativo per chi Firenze l'ha gestita in questi ultimi anni. La brutta notizia e' invece che anche all'interno del PD e anche a Firenze si vince probabilmente soprattutto sparandola grossa, parlando alla pancia degli interessi piu' spiccioli, dalla cittadella viola al nuovo aereoporto, a una millantata efficienza che mette sullo stesso piano cantieri di una superstrada con quelli cittadini della tranvia. Vince chi ha messo avanti a tutto il personalismo, l'ambizione e il culto dell'uomo solo al comando. Resta invece a chi ha presentato la sua idea di città senza promesse da venditore di pentole, a chi ha cercato di proporre una cura coerente e realistica ai suoi mali, almeno la certezza di aver fatto e detto le cose giuste su Firenze e per Firenze, come sottolinea Lapo nella sua analisi a caldo del voto.
E mentre in rete si plaude al giovane che ha sfidato l'establishment, all'aria fresca su Firenze e sul PD, mi domando se davvero l'aria sia cosi' fresca. Ricordo le parole di Cioni intercettate ("O vinco io o vince Renzi e va bene... o vince la Lastri e è un disastro... o vince Pistelli ed è un´epoca secondo me di quelle micidiali... quindi bisogna che si corra tutti e due, Renzi e io: se vince lui gli fo da vicesindaco, se vinco io fa il vicesindaco lui"), ripenso alle parole di Matteo in campagna elettorale e temo non solo che la vecchia gestione sia pronta a rientrare dalla finestra, ma anche, come Mello, che siamo davanti piu' che al nuovo Obama al nuovo Rutelli che non e' neppure passato dai radicali. E alle parole della Binetti ("Tengano in debito conto il fatto che un giovane come Matteo Renzi, vicino ai valori cristiani e moderati, abbia vinto le primarie del PD nella rossa Firenze"), temo che ormai non sia piu' possibile vincere neppure alle primarie.
Spero che Matteo, che gia' poco apprezzai in veste di rappresentante di istituto (!), riesca prontamente a smentire i miei timori, a ricucire quei legami e alleanze dalle quali ha fatto di tutto per smarcarsi in campagna elettorale e a far guardare finalmente avanti Firenze. In bocca al lupo.

domenica 15 febbraio 2009

Firenze lo sai


Nonostente tutte le manovre e manovrine che hanno cercato di svuotare di significato e contenuto le primarie per il sindaco di Firenze (e per il presidente della Provincia), oggi a Firenze si vota. Qui una presentazione, leggera e divertente ma con un buon fondo di verita', dei cinque candidati. Per chi fosse interessato a sapere come due dei maggiori indiziati alla vittoria passano la vigilia elettorale, ieri sia Renzi che Pistelli erano nello stesso cinema a vedere lo stesso film, Slumdog Millionaire. Anch'io ieri ero alla stesso cinema e oggi a Firenze a votare Lapo. Qua per trovare il tuo seggio.

giovedì 12 febbraio 2009

Un caso disperato


Soy un caso Perdido, di Mario Benedetti scrittore e poeta urugagio perseguitato in patria e in Argentina per le sue idee politiche e secondo alcuni tra gli scrittore di lingua spagnola più popolari e più amati nel mondo.

(Via Concausa, qui la traduzione italiana).

Por fin un crítico sagaz reveló
(ya sabía yo que iban a descubrirlo)
que en mis cuentos soy parcial
y tangencialmente me exhorta
a que asuma la neutralidad
como cualquier intelectual que se respete

creo que tiene razón
soy parcial
de esto no cabe duda
más aún yo diría que un parcial irrescatable
caso perdido en fin
ya que por más esfuerzos que haga
nunca podré llegar a ser neutral

en varios países de este continente
especialistas destacados
han hecho lo posible y lo imposible
por curarme de la parcialidad
por ejemplo en la biblioteca nacional de mi país
ordenaron el expurgo parcial
de mis libros parciales
en argentina me dieron cuartenta y ocho horas
(y si no me mataban) para que me fuera
con mi parcialidad a cuestas
por último en perú incomunicaron mi parcialidad
y a mi me deportaron

de haber sido neutral
no habria necesitado
esas terapias intensivas
pero qué voy a hacerle
soy parcial
incurablemente parcial
y aunque pueda sonar un poco extraño
totalmente
parcial

ya sé
eso significa que no podré aspirar
a tantísimos honores y reputaciones
y preces y dignidades
que el mundo reserva para los intelectuales
que se respeten
es decir para los neutrales
con un agravante
como cada vez hay menos neutrales
las distinciones se reparten
entre poquísimos

después de todo y a partir
de mis confesadas limitaciones
debo reconocer que a esos pocos neutrales
les tengo cierta admiración
o mejor les reservo cierto asombro
ya que en realidad se precisa un temple de acero
para mantenerse neutral ante episodios como
girón
tlatelolco
trelew
pando
la moneda

es claro que uno
y quizá sea esto lo que quería decirme el crítico
podría ser parcial en la vida privada
y neutral en las bellas letras
digamos indignarse contra pinochet
durante el insomnio
y escribir cuentos diurnos
sobre la atlántida

no es mala idea
y claro
tiene la ventaja
de que por un lado
uno tiene conflictos de conciencia
y eso siempre representa
un buen nutrimeto para el arte
y por otro no deja flancos para que lo vapulee
la prensa burguesa y/o neutral

no es mala idea
pero
ya me veo descubriendo o imaginando
en el continente sumergido
la existencia de oprimidos y opresores
parciales y neutrales
torturados y verdugos
o sea la misma pelotera
cuba sí yanquis no
de los continentes no sumergidos

de manera que
como parece que no tengo remedio
y estoy definitivamente perdido
para la fructuosa neutralidad
lo más probable es que siga escribiendo
cuentos no neutrales
y poemas y ensayos y canciones y novelas
no neutrales
pero advierto que será así
aunque no traten de torturas y cárceles
u otros tópicos que al parecer
resultan insoportables a los neutros

será así aunque traten de mariposas y nubes
y duendes y pescaditos.

martedì 27 gennaio 2009

Memoria e scoraggiamento


Tutto quello che c'era da dire sul Giorno della Memoria di quest'anno, passando dalla sinistra al Vaticano, lo dice Gennaro Carotenuto su Giornalismo Partecipativo:


Stanotte mi hanno chiamato le parole di Giacomo Ulivi citato da un saggio di Claudio Pavone che mi ha accompagnato fino a tarda ora. Giacomo è uno studente in legge di 19 anni, partigiano, arrestato, torturato, fuggito, riarrestato, ritorturato, infine fucilato dai fascisti a Modena:

Quanti di noi sperano nella fine di questi casi tremendi per iniziare una laboriosa e quieta vita dedicata alla famiglia e al lavoro? Benissimo […] Ma nel desiderio invincibile di quiete è il tentativo di allontanarsi il più possibile da ogni manifestazione politica. E’ il tremendo, il più terribile risultato di un’opera di diseducazione ventennale che è riuscita ad inchiodare in molti di noi dei pregiudizi. Fondamentale quello della “sporcizia” della politica. Tutti i giorni ci hanno detto che la politica è lavoro di “specialisti” […]. No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere!

Proprio stanotte le parole di Giacomo, ragazzo partigiano, mi son sembrate tirare le fila tra molte preoccupazioni per l’Italia di questi giorni e di questi anni. Quella citazione per l’opera di diseducazione ventennale che stiamo di nuovo vivendo, quell’accusa (ma anche l’incoraggiamento) a noi tutti di non averne voluto più sapere, me le hanno fatte sembrare adatte per il giorno della Memoria.
Il disastro della sinistra con le mani e la mente legate dai professionisti della politica. Il paese e non solo il parlamento ridotto ad un bivacco dei manipoli del padrone della scatola magica. L’attacco oramai sistematico ai diritti civili che viene dall’Oltretevere ratzingeriano, che è giunto con il Cardinal Poletto alla tracotanza perfino di superare il Concordato e sostenere che le loro leggi vengono prima di quelle dello Stato.
Un assedio che oggi prende la faccia impudica del lefebvriano Richard Williamson, antisemita, negazionista ma soprattutto anticonciliare. Se vi è una battaglia che i cattolici democratici dovrebbero combattere è quella per difendere il Concilio Vaticano II dalla valanga reazionaria. Se vi è una battaglia che tutti i democratici di questo paese dobbiamo combattere è quella di Giacomo, studente, partigiano, fucilato dai fascisti: Tutto questo sta di nuovo succedendo perché non ne vogliamo più sapere.

giovedì 15 gennaio 2009

Perdere Firenze in 27 mosse? Si può fare!


Ricevo e volentieri pubblico questo bel riassunto in 27 punti della situazione fiorentina del PD e delle primarie. Qui la prima puntata...

1. Il PD fa le primarie di partito, per statuto

2. Dobbiamo trovare un candidato unico appoggiato da tutti e facciamo le primarie per finta che sono sempre venute bene
3. Qualcuno vuole candidarsi per davvero
4. Non importa, noi troviamo un candidato unico appoggiato da tutti e facciamo le primarie per finta che ci vengono bene
5. Qualcuno si è candidato per davvero
6. Non importa, noi troviamo un candidato unico appoggiato dal PARTITO e facciamo le primarie per finta
7. Ci sono diversi candidati
8. Non importa, noi troviamo un candidato unico appoggiato dal PARTITO e vince lui le primarie
9. Ci sono 5 candidati, forse 4, forse 3
10. Cazzo, non abbiamo trovato un candidato unico appoggiato dal PARTITO. Cazzo, cazzo, cazzo.
11. Ci sono 4 candidati ufficiali del PD
12. Va bene, facciamo queste benedette primarie di partito
13. Uno dei 4 candidati è indagato per corruzione, dicono che abbia preso i soldi dell'integerrimo (ehm!) Ligresti (il costruttore pluricondannato) per proteggere la città dai pericolosissimi zingari. E poi ci sono altri assessori e dirigenti indagati, che si dimettono, i partiti della coalizione protestano e si rischia che cada la giunta.
14. Diciamo che con la scusa che 4 candidati sono troppi, facciamo le primarie di coalizione e così magari qualcuno non ha le firme e si ritira
15. La coalizione non c'è, non c'è un programma condiviso su niente
16. Rifacciamo le primarie di partito, anzi no, mandiamo via il candidato indagato così la coalizione funziona
17. Esce il candidato indagato dalla procura, entra la sua fedelissima da 20 anni, peraltro indagata dalla corte dei conti
18. Ok, prendiamo tutti, facciamo le primarie di coalizione con 4 del PD, 1 di sinistrasinistra, 1 dei socialisti, 1 dell'Italia dei Valori forse.
19. Fermi tutti, ha detto Walter che i candidati del PD devono avere il 35% dei voti dell'assemblea, come da regolamento. E solo uno le ha. Quindi gli altri sono outsider e devono raccogliere 2000 firme in piazza. Svelti perchè tra 23 giorni si vota.
20. Per fare le primarie di coalizione l'assemblea deve votare. E noi votiamo e... perdiamo perchè non c'è la maggioranza "qualificata".
21. Si torna alle primarie di partito. Forse il 15 febbraio per dare tempo a tutti di raccogliere le firme.
22. Il segretario cittadino se ne va e arriva il commissario. Derrick non c'è più, quindi Chiti.
23. Il segretario cittadino non se ne va più ma il commissario arriva lo stesso. Forse se ne vanno i partiti della coalizione dalla giunta e arriva il commissario prefettizio.
24. Fioroni ha detto che non serviva la maggioranza qualificata, bastava la maggioranza semplice, quindi il voto è valido e si fanno le primarie di coalizione.
25. Chiti spinge per primarie di coalizione, presto. I bookmakers inglesi danno il 15 febbraio 2 a 1. Per fortuna anche i sondaggi ci danno 2 a 1. Per ora.
26. Avevamo detto che 4 mesi di campagna elettorale, da ottobre a gennaio erano troppi, ma forse 5 sono giusti. Primarie di coalizione il 15 e ballottaggio il 22 febbraio.
27. Il sindaco uscente, entusiasta del PD, comunica pubblicamente di non volere la tessera. Per ora.

Voglio essere ottimista: i vertici del partito capiranno che alle persone non interessa se le primarie sono di coalizione, di partito, di condominio, se raccogliamo firme o castagne, se serve il 20%, il 40% o il 3×2 per candidarsi. La gente vuole scegliere per la prima volta il candidato dello schieramento che ha sempre governato Firenze e che si spera continui a farlo. La gente vuole parlare dei problemi propri e della propria città, non di quelli di un partito che si attorciglia su se stesso che nemmeno Fantozzi e si fa del male così abilmente che Tafazzi prende spunto da noi. Mandiamo a votare i fiorentini il 1 febbraio, e 50000 persone ci faranno mettere in secondo piano per qualche giorno i nostri deliri interni.

martedì 13 gennaio 2009

No ai Pörcellä


Pare proprio che PD e PDL stiano trovando la convergenza sulla nuova legge elettorale per le europee. Vista l'ondata di proteste per l'abolizione delle preferenze, ci riprovano con un tyrucchetto, un'ikea geniale come la definita Ciwati: il modello svedese/belga. Le preferenze modificano l'ordine di lista soltanto se il candidato prende piu' dell'8% delle preferenze della sua lista in una determinata circoscrizione, altrimenti si segue l'ordine di lista. In ogni caso, sbarramento al 4%. Peccato che Andrea Mollica abbia fatto i conti, ed e' sostanzialmente soltanto un Pörcellö alla nordica (con inciuciø): le preferenze non avrebbero comunque alcun effetto. Per dire no ai Pörcellä in salsa svedese o belga, per difendere il nostro diritto di scegliere i nostri rappresentanti, BeffaTotale si incatena con altri blogger in difesa delle preferenze.