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venerdì 25 novembre 2011

Nel Sangue e nel Sudore

I muratori cantano,
cantando sembra più facile.
Ma tirar su un edificio
non è cantare una canzone,
è una faccenda
molto più seria.

Il cuore dei muratori
è come una piazza in festa;
c'è un vocio,
canzoni
e risa.
Ma un cantiere non è una piazza in festa:
c'è polvere e terra,
fango e neve.
Spesso le mani sanguinano,
il pane non sempre è fresco,
al posto del tè c'è acqua,
qualche volta manca lo zucchero,
non tutti qui sono eroi,
e gli amici non sempre
sono fedeli.

Tirar su un edificio
non è cantare una canzone.
Ma i muratori
son gente cocciuta.
E l'edificio vien su,
vien su,
sempre più in alto
e più in alto
s'arrampica.


Alla fine del primo piano
stanno già vasi di fiori,
e sopra il tetto del garage
gli uccelli sulle ali già portano il sole.
In ogni trave c'è un battito di cuore,
in ogni pietra.
E l'edificio vien su,
magnifico,
cresce
nel sangue e nel sudore.

Nazim Hikmet, 1955

lunedì 4 gennaio 2010

Filastrocche in cielo e in terra


Un bellissimo regalo nella calza della Befana di "A Day in the life", il blog di Francesco Locane. E pensare che Leonardo aveva gia' ricevuto e apprezzato il libro di carta per i suoi primi sei mesi...

Se fosse vivo, in questo 2010 appena iniziato Gianni Rodari avrebbe compiuto 90 anni. Mi sembra strano non avere mai parlato di Rodari in questo blog, che pur spesso si occupa delle (ed è occupato dalle) mie parole: a lui, infatti, è strettamente legato al mio amore per i libri, la lettura e la scrittura, ma non solo. Grazie alle letture di Rodari sono, nel bene e nel male, quello che sono oggi. Come molti, anche io sono stato educato da Gianni Rodari, nonostante sia scomparso quando io non avevo neanche due anni. Ho molti dei suoi libri, che mi sono fatto leggere e rileggere, prima, e che poi ho consumato da solo.
Ma non si tratta solo dei libri. A metà degli anni '70, infatti, Antonio Virgilio Savona iniziò a lavorare su Filastrocche in cielo e in terra, uno dei libri più famosi di Rodari, uscito nel 1960. Voleva musicarlo, e farne un disco per la sua etichetta "I Dischi dello Zodiaco" (che, per dire, pubblicava all'epoca i dischi degli Inti Illimani). Per questo si fece aiutare, reclutandola come cantante, da sua moglie, Lucia Mannucci. I due erano... metà del Quartetto Cetra, nientepocodimenoché.
Il disco è uscito nel 1976: qualche anno dopo io ne ho avuto la cassetta, che ho ascoltato centinaia di volte, per fortuna senza consumarla. Perché qualche giorno fa l'ho riversata in digitale e ve la regalo, in comodo archivio contentente file mp3 taggati e con tanto di copertine (scansionate dalla cassetta originale). Pare che in rete non ve ne sia traccia, e la cosa mi rende decisamente orgoglioso, perché... Be', perché. Perché le parole di Rodari sono quanto di più alto la nostra letteratura abbia mai espresso, e le musiche di Savona funzionano al punto tale che pare che le Filastrocche, in realtà, fossero testi di canzoni. Perché se avete dei bambini piccoli li farete felici (e, quando gli fate ascoltare la cassetta, pardon, il cd, direte loro che è un cd di ADayintheLife (cit.)). Perché se siete stati piccoli e avete amato Rodari, non riuscirete a smettere di ridere e di piangere. Perché è bene iniziare l'anno con qualcosa di bello e puro come queste Filastrocche in cielo e in terra.
Per una volta, fidatevi e scaricate, quindi diffondete e, soprattutto, fatemi sapere. Sarà bello ritrovarsi a canticchiare, sparsi in luoghi e tempi diversi.

Buon anno a tutti, di cuore.

Scarica Filastrocche in cielo e in terra.

martedì 15 dicembre 2009

La Galleria


La galleria e' una notte per gioco,
e' corta corta e dura poco.
Che piccola notte scura scura!

Non si fa in tempo ad avere paura.


Gianni Rodari

martedì 1 dicembre 2009

Se ci guardiamo


Ci fioriscono gli occhi,
se ci guardiamo.


E come ci stupiamo

dei miracoli nostri - non e' vero?

Cosi' dolce si fa

tutto.


Sono le stelle la nostra cornice
e fuggiamo dal mondo.

Credo che siamo angeli



Else Lasker-Schüler (1869-1945), Il mio cuore e altri scritti

martedì 24 marzo 2009

Con l'aiuto di Hölderlin


Il 24 Marzo 1999 la NATO iniziava il bombordamento di Belgrado nell'ambito delle operazioni per la guerra in Kosovo. Mentre ricevo un twitter di D'Alema "Rifarei lo stesso col senno di poi", io mi rileggo Erri De Luca che in quei giorni era a Belgrado, con l'aiuto di Holderlin:

Il mese di Maggio del novantanove
i belgradesi facevano gli astronomi
e scrutavano i cieli.

Il suolo esplodeva, tremavano le pietre

piu' dei cani, dei vecchi, dei bambini.

Le bombe alla grafite avevano staccato l'elettricita',

al buio aumentava la fraternita'.

"Dove esiste pericolo,
cresce
pure quello che salva"
(Wo aber Gefahr ist, wächst / das Rettende auch).

Il poeta non era a Belgrado quel mese di Maggio,

era morto da un secolo e mezzo,
le sue pagine si', stavano in tasca mia

da contraerea, da salvacondotto.

In guerra le parole dei poeti proteggono la vita

insieme alle preghiere di una madre.

In una guerra gli orfani e quelli senza un libro
stanno allo scoperto.


Erri De Luca, Opera sull'acqua e altre poesie.


giovedì 19 marzo 2009

Non dico il tuo nome

Tessuto della materia di cui sono fatti i miei sogni,
tu respiri, bambino, nei posti dove il Signore
ha accarezzato il mio cuore:
nell’aria fresca verso sera,
scalpitante nei castelli antichi,
occhieggi ancora dalle casette di montagna,
quiete nel buio
e voglio tenerti ancora
un pochino qui,
pensare per te
che solcherai cieli e esplorerai mondi,
che avrai un cuore capace
di slancio e abbandono,
che forse porterai i miei occhi in giro per il mondo.

Ti penso come ancora il mio principe
E non voglio darti a nessuno
Solo tenerti col tuo babbo,
che mi capisce come una carezza,
come un miracolo.

Ancora un poco qui,
e poi nel mondo.

S.U.

giovedì 12 febbraio 2009

Un caso disperato


Soy un caso Perdido, di Mario Benedetti scrittore e poeta urugagio perseguitato in patria e in Argentina per le sue idee politiche e secondo alcuni tra gli scrittore di lingua spagnola più popolari e più amati nel mondo.

(Via Concausa, qui la traduzione italiana).

Por fin un crítico sagaz reveló
(ya sabía yo que iban a descubrirlo)
que en mis cuentos soy parcial
y tangencialmente me exhorta
a que asuma la neutralidad
como cualquier intelectual que se respete

creo que tiene razón
soy parcial
de esto no cabe duda
más aún yo diría que un parcial irrescatable
caso perdido en fin
ya que por más esfuerzos que haga
nunca podré llegar a ser neutral

en varios países de este continente
especialistas destacados
han hecho lo posible y lo imposible
por curarme de la parcialidad
por ejemplo en la biblioteca nacional de mi país
ordenaron el expurgo parcial
de mis libros parciales
en argentina me dieron cuartenta y ocho horas
(y si no me mataban) para que me fuera
con mi parcialidad a cuestas
por último en perú incomunicaron mi parcialidad
y a mi me deportaron

de haber sido neutral
no habria necesitado
esas terapias intensivas
pero qué voy a hacerle
soy parcial
incurablemente parcial
y aunque pueda sonar un poco extraño
totalmente
parcial

ya sé
eso significa que no podré aspirar
a tantísimos honores y reputaciones
y preces y dignidades
que el mundo reserva para los intelectuales
que se respeten
es decir para los neutrales
con un agravante
como cada vez hay menos neutrales
las distinciones se reparten
entre poquísimos

después de todo y a partir
de mis confesadas limitaciones
debo reconocer que a esos pocos neutrales
les tengo cierta admiración
o mejor les reservo cierto asombro
ya que en realidad se precisa un temple de acero
para mantenerse neutral ante episodios como
girón
tlatelolco
trelew
pando
la moneda

es claro que uno
y quizá sea esto lo que quería decirme el crítico
podría ser parcial en la vida privada
y neutral en las bellas letras
digamos indignarse contra pinochet
durante el insomnio
y escribir cuentos diurnos
sobre la atlántida

no es mala idea
y claro
tiene la ventaja
de que por un lado
uno tiene conflictos de conciencia
y eso siempre representa
un buen nutrimeto para el arte
y por otro no deja flancos para que lo vapulee
la prensa burguesa y/o neutral

no es mala idea
pero
ya me veo descubriendo o imaginando
en el continente sumergido
la existencia de oprimidos y opresores
parciales y neutrales
torturados y verdugos
o sea la misma pelotera
cuba sí yanquis no
de los continentes no sumergidos

de manera que
como parece que no tengo remedio
y estoy definitivamente perdido
para la fructuosa neutralidad
lo más probable es que siga escribiendo
cuentos no neutrales
y poemas y ensayos y canciones y novelas
no neutrales
pero advierto que será así
aunque no traten de torturas y cárceles
u otros tópicos que al parecer
resultan insoportables a los neutros

será así aunque traten de mariposas y nubes
y duendes y pescaditos.

domenica 3 agosto 2008

Serial Premier


Questa dell'agenda della Fenice (qua in tutto il suo splendore) e' davvero troppo. Va bene l'esibizionismo, ma a questo punto mi aspetto le foto su Chi alla spiaggia nudista. Mi affido per l'occasione alle parole di Travaglio, visto che il tutto merita in pieno il tono sempre caustico del nostro: "Lui fa di tutto per mostrarsi per quello che è. E quelli che gli stanno intorno fanno a gara a scambiarlo per un altro. Così l’altroieri, stufo dei continui equivoci che lo gabellano ora per uno statista, ora per un riformatore, ora per un cultore del dialogo sulla giustizia e sulla legge elettorale, ora per un marito modello e un padre esemplare, ha voluto smentirli tutti insieme mostrando ai fotografi l’agenda di una sua giornata-tipo a Palazzo Chigi (quella di mercoledì 30 luglio). Una sorta di auto-intercettazione in diretta: non potendo più esser processato grazie all’auto-immunità, ha pensato bene di auto-intercettarsi, divulgando il calendario della dura vita da premier (“Vedete come mi fanno lavorare!?”). “Berlusconi - diceva Montanelli - non delude mai: quanto ti aspetti che faccia una scempiaggine, la fa”. Ma sempre oltrepassando le peggiori aspettative. Non si riesce mai a pensarne abbastanza male: lui riesce sempre a trasformare il più accanito detrattore in un ingenuo minimalista." Salta infatti agli occhi la differenza sull'agenda tra gli impegni istituzionali e noiosissimi (scritti al computer), e quelli aggiunti a mano, in cui intervalla pregiudicati e consiglieri RAI da corrompere con tutte le pseudo modelle e brillanti attrici argomento delle recenti intercettazioni con Sacca'. Spicca poi una ignota Selvaggia alle 20.30, ma il nome e' gia' tutto un programma. Da ricovero poi la nota autografa a pie' pagina: "Il Presidente N°1. Al Presidente con più vittorie/più vittorioso nella storia del calcio. Milan A.C. Campione del Mondo. N°1 nella storia del calcio". Dura la vita del premier. O meglio, come suggerisce ciwati, del Serial Premier: uno che sta costruendo la sua fortuna non perdendo occasione per far vedere a tutti quanto e' gretto, in modo che ogni italiano possa riconoscersi nel suo duce birichino ma ricco e potente.
E intanto a sinistra continua la rincorsa: se non possiamo avere Mediaset, avremo la nostra TV: si prevede uno 0.0004% di share. Se non possiamo avere Bondi, ci accontentiamo dei sonetti di Sircana, il cacciatore di trans e adesso anche di rime ( Oh Clemente, Clemente / Tu che hai reso dolente / Il nostro Presidente / Che ti e' saltato in mente?). Se non possiamo avere la Carfagna, ci acconentiamo di Fassino in costume...

giovedì 12 giugno 2008

Piccola passeggiata notturna a Garching


Me ne vado per le strade
Strette oscure e misteriose:

Vedo dietro le vetrate

Affacciarsi Gemme e Rose.

Dalle scale misteriose

C'è chi scende brancolando:

Dietro i vetri rilucenti

Stan le ciane commentando.


La stradina è solitaria:
Non c'è un cane qualche stella

Nella notte sopra i tetti:

E la notte mi par bella.

E cammino poveretto

Nella notte fantasiosa,

Pur mi sento nella bocca

La saliva disgustosa. Via dal tanfo
Via dal tanfo e per le strade

E cammina e via cammina,

Già le case son più rade.

Trovo l'erba, mi ci stendo

A conciarmi come un cane:

Da lontano un ubriaco

Canta amore alle persiane.

Dino Campana ("La Petit promenade du poete", da Canti Orfici)

martedì 25 dicembre 2007

Natale 2007


Non credo proprio per nulla ai nostri Natali: anzi penso che sia una profanazione di ciò che veramente è il Natale significa.

Costellazioni di luminarie impazzano per città e paesi fino ad impedire la vista del cielo. Sono città senza cielo le nostre. Da molto tempo ormai!

E’ un mondo senza infanzia. Siamo tutti vecchi e storditi .Da noi non nasce più nessuno: non ci sono più bambini fra noi. Siamo tutti stanchi : tutta l’Europa è stanca: un mondo intero di bianchi, vecchi e stanchi.

Il solo bambino delle nostre case saresti tu, Gesù , ma sei un bambino di gesso!

Nulla più triste dei nostri presepi: in questo mondo dove nessuno più attende nessuno.

L’occidente non attende più nessuno, e tanto meno te: intendo il Gesù vero, quello che realmente non troverebbe un alloggio ad accoglierlo. Perché, per te, vero Uomo Dio, cioè per il Cristo vero, quello dei “beati voi poveri e guai a voi ricchi”; quello che dice “beati coloro che hanno fame e sete di giustizia ..”,per te, Gesù vero, non c’è posto nelle nostre case, nei nostri palazzi, neppure in certe chiese, anche se le tue insegne pendono da tutte le pareti...

Di te abbiamo fatto un Cristo innocuo: che non faccia male e non disturbi; un Cristo riscaldato; uno che sia secondo i gusti dominanti; divenuto proprietà di tutta una borghesia bianca e consumista.

Un Cristo appena ornamentale. Non un segno di cercare oltre, un segno che almeno una chiesa creda che attendiamo ancora…

Eppure tu vieni, Gesù; tu non puoi non venire…Vieni sempre, Gesù. E vieni per conto tuo, vieni perché vuoi venire .E’ così la legge dell’amore. E vieni non solo là dove fiorisce ancora un’umanità silenziosa e desolata, dove ci sono ancora bimbi che nascono; dove non si ammazza e non si esclude nessuno, pur nel poco che uno possiede ,e insieme si divide il pane.

Ma vieni anche fra noi, nelle nostre case così ingombre di cose inutili e così spiritualmente squallide.

Vieni anche nella casa del ricco, come sei entrato un giorno nella casa di Zaccheo ,che pure era un corrotto della ricchezza. Vieni come vita nuova, come il vino nuovo che fa esplodere i vecchi otri. Convinto di queste cose e certo che tu comunque non ci abbandoni, così mi sono messo a cantare un giorno:


Vieni di notte,

ma nel nostro cuore è sempre notte:

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni in silenzio,

noi non sappiamo più cosa dirci:

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni in solitudine,

ma ognuno di noi è sempre più solo:

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni , figlio della pace,

noi ignoriamo cosa sia la pace:

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni a consolarci,

noi siamo sempre più tristi:

e dunque vieni sempre , Signore.

Vieni a cercarci,

noi siamo sempre più perduti:

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni tu che ci ami:

nessuno è in comunione col fratello

se prima non è con te, Signore.

Noi siamo tutti lontani, smarriti,

né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo.

Vieni, Signore.

Vieni sempre, Signore.

David Maria Turoldo

mercoledì 7 novembre 2007

Aria di vetro


Giornata di freddo e vento pungente qua a Monaco. Sara' per questo che da stamani, mentre pedalavo tra gocce di pioggia oblique come lamette, mi si e' piantata in testa questa poesia. Parla in realta' di una giornata tersa, e per questo quasi sospesa tra il caldo, il sole e il silenzio. Ma mi piace pensare che mai aria e' piu' di vetro come quella che taglia la mattina tedesca, affrontata a cavallo della bici. Forse e' per questo che a nulla e' servito voltarmi all'improvviso almeno una decina di volte. O forse perche' da dietro si precipita il futuro, e non il nulla e il vuoto. Mi appunto pero' il testo, per ogni evenienza, dopo essermi riletto il commento di Italo Calvino.

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
E. Montale, da Ossi di Seppia

giovedì 13 settembre 2007

Furbi come le volpi


E' in piena bufera l'Universita' italiana per l'ennesimo scandalo. Test di ammissione truccati, errori nelle domande, bustarelle, spintarelle assortite per avere un posto alla facolta' di Medicina.
Uno dei giovani baresi coinvolti nell'inchiesta ammette su Repubblica di aver pagato per essere aiutato a superare il test. Eppure "non capisce perché la gente si scandalizza", e sostiene che "non esiste ripetere il test" perche' "non ho fatto niente di male e quindi io mi sento a tutti gli effetti uno studente dell'Università di Bari". D'altronde si sa, "questo è il paese dei furbi".

Dal dizionario De Mauro on-line:
fùr|bo agg., s.m.
1 agg. AU che sa provvedere abilmente al proprio interesse, che sa agire prontamente e con scaltrezza per trarsi d’impaccio, per aggirare situazioni spiacevoli o pericolose: sei stato f. a fingere di non sapere nulla | che esprime, che denota furbizia: avere un’aria furba; anche s.m.: non fare il f.
2 s.m. OB malfattore


Allora probabilmente faccio bene a sentire un pugno allo stomaco a sentir dire sempre che l'Italia e' il paese dei furbi. Che e' il paese degli imboscati, degli evasori, dei parassiti, di chi sfrutta la propria posizione di prestigio per interesse personale. Di chi pensa di essere migliore degli altri perche' riesce ad evitare di portare il suo contributo, sia questo economico o lavorativo, fatto di capacita' e di competenze, a servizio della collettivita', e di chi ne ha bisogno. Che sia il paese di chi e' convinto che le regole servono solo per mettere i bastoni fra le ruote alla "libera iniziativa", che esistano solo per essere aggirate. Di chi non si sente mai responsabile, tanto c'e' qualcuno che ci pensera': dalla carta buttata in terra, al moribondo per strada, alle tasse per mandare avanti ospedali e scuole. Di chi pensa che la propria parte sia pensare solo a se stesso, in un paese dove vince le elezioni chi promette non di migliorare le condizioni di vita di tutti, ma di preservare il piu' possibile i portafogli e abbassare a tutti le tasse.

Eppure non e' cosi'. L'Italia non e' il paese dei furbi. E' un paese dove un sacco di gente si sbatte per fare anche la parte degli altri, che oltretutto spesso fanno di tutto per mandare a monte anche il lavoro altrui. E' un paese dove la minoranza rumorosa passa il tempo a imboscarsi salvo poi lamentarsi che le cose non vanno, e la maggioranza silenziosa porta avanti la baracca, come i "limoni lunari", lavorando anche per gli altri e cercando di arginare chi si crede tanto furbo da stare al di sopra delle regole, della convivenza, delle proprie responsabilita'. Altrimenti, senza persone come la tanto bistrattata Forleo che ancora parla di dignita', non saremmo ancora a galla. E altrimenti i furbi non potrebbero sentirsi tanto furbi, in un paese allo sbando.
Forse allora le volpi, quelli furbi davvero, sono quelli che nonostante tutto la loro parte la fanno, quelli che "I care" e non "me ne frego e vaffa".

Il Limone Lunare

Lunari si chiamano
perché ogni luna butta le sue zagare
senza risparmio, non tutte infruttano -
dalla nuova casca la foglia deperita
pallida come noi.

Mentre i frutti indolciscono la polpa
raffinandosi la grana,
pizzuti scaturiscono i novelli
e spunta il boccio: una rossa goccia dura
cresce, spacca bianco
aprendosi fino quando muore
ma sotto comincia ingrossare.
Quando cogli il limone giallo maturo
è verde il piccolo e affaccia un nuovo fiore
in ogni tempo, senza darci la secca
Anche le piante riposano, dopo scaricate.
Come i limoni lunari non riposo mai.

D. Dolci
(da Il limone lunare, Laterza 1972)

mercoledì 29 agosto 2007

Nonostante tutto, e' ancora estate


...e di conseguenza la voglia di lavorare e' nulla.
E allora, anche se qua a Monaco il sole non schicchera gigliese e tutto vuole farmi credere che l'estate in realta' e' gia' finita, gnacche sempre e comunque alla formica ammucchiarona!

Io t’amo o pia cicala e un trillargento
ci spàffera nel cuor la tua canzona.
Canta cicala frìnfera nel vento:
E gnacche alla formica ammucchiarona!

Che vuole la formica con quell’umbe
da mòghera burbiosa? E’vero,arzìa
per tutto il giorno,e tràmiga e cucumbe
col capo chino in mogna micrargìa.

Verra’ l’inverno si,verra’il mordese
verranno tante gosce aggramerine,
ma intanto il sole schìcchera gigliese
e sgnèllida tra cròndale velvine.

Canta cicala, càntera il manfrore,
il mezzogiorno zàmpiga e leona.
Canta cicala in zìlleri d’amore:
E gnacche alla formica ammucchiarona!

Di Fosco Maraini, padre della piu' famosa Dacia, da Gnosi delle Fanfole, un librettino che rappresenta uno dei piu' riusciti esempi di poesia metasemantica, ovvero basata sulle stesse regole del nostro linguaggio ma formata da parole inventate, che assumono il significato in base a fattori diversi e soggetivi, quali rimandi, onomatopee, assonanze. Qui potete trovarne altri gustosi esempi, compreso il mitico lonfo (quello che non vaterca ne' gluisce).

Le poesie del librettino sono state anche musicate da Stefano Bollani e Massimo Altomare. Eccone un assaggio

sabato 25 agosto 2007

Riparte il campionato


Lo so, sono tante le critiche, facili, da muovere al mondo del pallone. Un mondo, come spesso accade, rovinato da quel giro di soldi che e' stato pero' anche la sua fortuna. E' facile ed ovvio parlare di partite truccate, di ingaggi miliardari, di giro di denaro incalcolabile intorno a un pallone che corre su un prato.

Eppure basta essere stati bambini per capirne la magia. Basta un nulla. Qualche amico, 4 zainetti (o a volte 2 panchine, dove il temuto pensionato veniva a sedersi ignaro di occupare la porta), e il mitico pallone. E poi tutti a corrergli dietro, a litigare, ad arrabbiarsi col compagno che non la passa mai. A cercare di imitare il gesto tecnico del campione visto in TV. C'e' qualcosa di semplice, eppure di magico.

Anche lo stadio e' cosi'. Si puo' dire tante cose: la violenza, la volgarita'. Ancora i soldi, il razzismo. Eppure, anche qui c'e' della magia: la folla che si agita e trattiene il fiato come un sol uomo, i colori, il folklore, essere parte di una grande festa, di una gioia o di una delusione piu' grandi. Ricordo ancora la prima volta allo stadio. Fiorentina-Atalanta, ultima di campionato. Rischiavamo la retrocessione in caso di sconfitta. Sarebbe stata l'ultima gara in viola di Baggio, che segno' la sua ultima rete per la Fiorentina su un rigore parato e poi ribattuto in gol. Fini' 4-1, e mi si apri' un mondo.

Squadra paesana

Anch'io tra i molti vi saluto,
rosso-alabardati,
sputati dalla terra natia,
da tutto un popolo amati.

Trepido seguo il vostro gioco.
Ignari
esprimete con quello
antiche cose meravigliose
sopra il verde tappeto,
all'aria,
ai chiari soli d'inverno.

Le angosce
che imbiancano i capelli all'improvviso,
sono da voi così lontane!
La gloria
vi dà un sorriso fugace:
il meglio onde disponga.

Abbracci corrono tra di voi,
gesti giulivi.
Giovani siete,
per la madre vivi;
vi porta il vento a sua difesa.

V'ama
anche per questo il poeta,
dagli altri
diversamente - ugualmente
commosso.
Umberto Saba

Oggi si riparte. Ritorna la Juve dopo l'anno scontato per ritornare pura dopo "calciopoli", ritorna il derby di Genova. La Fiorentina ha perso Toni, ma ha tanti nuovi giovanissimi pronti a dimostrare il loro valore. Forse pure troppi in attacco, visti gli acquisti di Osvaldo (!?), Lupoli e Vieri, nonche' di Cacia da gennaio. Manca un elemento di qualita' sulla fascia, a lungo inseguito da Corvino, ma il telaio c'e'. Soprattutto la garanzia siede in panchina. Prandelli e' sicuramente il migliore sulla piazza: speriamo allora in un'altra annata di bel calcio con un pensierino alla coppa Uefa e a un piazzamento importante in campionato, dove pero' la concorrenza sara' ben piu' agguerrita dell'anno passato.

E speriamo di non ripetere la stagione al Fantacalcio dell'anno scorso, ai minimi storici...

lunedì 23 luglio 2007

Dopo


Dragan era Bosniaco, di professione manovale. Pare che gli slavi siano i muratori migliori, ma che in molti siano tornati a ricostruire il loro paese dopo la guerra. H.R. e' marocchino. Erano al mare, hanno visto due bambini in difficolta'. Sono quelli che si sono buttati in mare per salvarli. Dragan non sapeva neanche nuotare bene.

«Dragan e H. R. non appena hanno visto i bimbi in difficoltà, senza conoscersi, senza parlare la stessa lingua, non hanno perso un momento. E' bastato uno sguardo d'intesa e si sono buttati in acqua. In quel momento la spiaggia era affollata di bagnanti, ma solo loro si sono tuffati nel disperato tentativo di trarre in salvo i bimbi. La corrente in quel punto è fortissima, i due giovani hanno speso tutte le energie per cercare di salvarli. La riva era lì a due passi, ma sembrava irraggiungibile. Intanto a terra montava l'angoscia. All'apprensione per i due fratellini si aggiungeva l'ansia per Dragan che non ce la faceva più a lottare contro la corrente. Zurica la sorella del manovale bosniaco iniziava a urlare disperata. Con lei c'erano il marito e il figlio. Sono stati minuti drammatici con la famiglia di Roncade che nel frattempo si allontanava»

Dragan in Bosnia non potra' piu' tornarci. Chissa' se si sarebbe buttato lo stesso. Chissa' se H.R. si buttera' la prossima volta, anche senza un grazie.

Ma sono loro, gli altri, quelli che si salveranno, nonostante la nostra boria. Dopo. O che ci salveranno adesso, domani.

Dopo

Non quelli dentro il bunker,
non quelli con le scorte alimentari, nessuno di citta',
si salveranno indios, balti, masai,

beduini protetti dal vento, mongoli su cavalli,

e poi uno di Napoli dentro al Vesuvio,

e un ebreo avvolto in uno sciame di parole,
per tradizioni illesi dentro fornaci ardenti.

Si salveranno piu' donne che uomini,

piu' pesci che mammiferi,

sparira' il rock and roll, resteranno le preghiere,

scomparira' il denaro, torneranno le conchiglie.

L'umanita' sara' poca, meticcia, zingara

e andra' a piedi. Avra' per bottino la vita
la piu' grande ricchezza da trasmettere ai figli.

(Erri De Luca, Sola Andata, 2005)

sabato 30 giugno 2007

Valore

Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale,
l'assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finche' dura il pasto,
un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si e' risparmiato,
due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varra' piu' niente
e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe, tacere in tempo,
accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.

Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord,
qual'e' il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l'uso del verbo amare
e l'ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca, da Opera sull'acqua e altre poesie, Einaudi, 2002



Stasera festa all'istituto. Ho pensato a cosa ha valore, ma poco ne ho trovato. O forse e' solo lo spirito che mi manca per festeggiare, e folleggiare. In fondo quello, almeno, e' valore.

venerdì 8 giugno 2007

Re Federico a Roma

C'era un re di nome Federico
che andò in guerra e cercava il nemico.
Ma il nemico era andato
a comprare il gelato
infischiandosene del re Federico

- Nemico, nemico, vieni fuori che ti aspetto !
- Adesso no, finisco il sorbetto
- Vieni fuori che ti aspetto con la spada e con la lancia
- Adesso no, perché ho il mal di pancia

Re Federico per la disperazione
buttò la corona e andò in pensione.

(Gianni Rodari, da "Le filastrocche del cavallo parlante")


E mentre Bush non andra' piu' a Trastevere per prendere il gelato con Buttiglione, finalmente anche Berlusconi si vergogna. Alleluia, non sono piu' solo. Anche se forse, a pensarci bene, non si vergogna degli scandalosi brogli di Palermo e dello spettacolo indecente al Senato. Pare invece che si dispiaccia che la visita di Re Federico non potra' piu' paralizzare la capitale. Ognuno ha il senso del pudore che ha. E chi non e' d'accordo e' illiberale. Tie'.

Mi domando poi perche', come mi spiega Fini "
e' paradossale e grave che soltanto in Italia possa accadere che mentre Bush viene ricevuto, chi sostiene la maggioranza vada in piazza a contestarlo duramente. E' uno dei tanti paradossi che rendono ridicolo il governo Prodi". Forse che solo in Italia abbiamo spirito critico? Cosa c'e' di ridicolo nello spiegare a qualcuno che sta sbagliando?

lunedì 4 giugno 2007

Venga il tuo Regno


Il 4 giugno 1989 Solidarność, sindacato cattolico guidato da Lech Walesa, vinceva le prime elezioni libere in Polionia dal dopoguerra, innescando la protesta contro i regimi comunisti in gran parte dell'Europa orientale.

A questo proposito, proprio in questi giorni sto leggendo un libro che per molto tempo ho tenuto sul comodino, senza decidermi ad aprirlo. Si tratta di "Lettere alle Claustrali" di Giorgio La Pira, padre costituente, deputato, sindaco di Firenze e grande uomo di fede. Il libro e' una raccolta di lettere circolari scritte da La Pira tra il 1951 e il 1971 ai monasteri di clausura femminili dell'Italia e poi di varie parti del mondo. Siamo in piena guerra fredda, e dalle lettere traspare chiara la tensione per l'ordine mondiale mai come in quel momento appeso ad un filo, insieme alla concezione e l'interconnessione che hanno per La Pira il ruolo della politica, del Cristianesimo, e del senso della Storia. Niente di piu' lontano dai "teo-con" e altri esagitati di oggi. Il comunismo marxista e' allora per La Pira "un Cristianesimo spezzato in due", che raccoglie "valori come lavoro, casa, assistenza, elevazione degli umili, primato del bene comune" che sono "valori elementari di cui e' tessuta tanta parte dell'Evangelo", ma che "ha spezzato con violenza, sino alla radice, questa unita' di divino e di umano, di cielo e di terra; ha spezzato l'unita' di Cristo." La Pira e' davvero profetico, in quanto capace di leggere anche nei momenti piu' bui della storia "i segni dei tempi", e trasformare la tensione e il timore per il domani in una speranza illuminata dalla fede. In quanto capace di portare questo messaggio al di la' delle barriere politiche, religiose e geografiche. Nella certezza che la Storia non va verso la rovina, ma cammina verso un fine:

Dove va la storia della Chiesa e quella dei popoli? Ormai possiamo rispondere con chiarezza e precisione di termini: va (malgrado tutto e nonostante tutto) verso la nuova pienezza dei tempi [...], in cui il corpo delle nazioni sara' organicamente composto in unita' ed in pace. [...] Che tempo fara' domani? Bel tempo, Madre Reverenda: bel tempo malgrado tutto e nonostante tutto: malgrado tempeste locali e ondate superficiali qua e la' furiose, il fondo dell'oceano e' ormai pacificato. [...] La speranza teologale e' la bandiera che si alza sulla poppa della nostra nave e che viene elevata al cospetto dei popoli, come segno di grazia, di pace e di vittoria.

E tuttavia e' oggi piu' che mai necessario "pregare e remare perche' la nostra nave si avvii, malgrado ogni resistenza verso i lidi della grazia e della pace".

Concludo allora con una bellissimo estratto di una teologa Evangelica, che credo colga in pieno il messaggio davvero rivoluzionario del Vangelo, in cui la costruzione di un mondo migliore e' portata avanti dalle nostre mani e dalla nostra volonta'. Un credo per il tempo secolare.
Io credo in Dio,
che non ha fatto il mondo già finito

come una cosa che deve rimanere per sempre così;

che lo regge non secondo leggi eterne
immutabilmente valide,
non secondo ordinamenti naturali

di poveri e ricchi,
competenti e non competenti,
dominanti e dominati.


Io credo in Dio,

che vuole la contraddizione in ciò che è vivo,

e il mutamento di tutte le situazioni

per il tramite del nostro lavoro,
per il tramite della nostra politica.

Io credo in Gesù Cristo,
che aveva ragione quando egli,

"un singolo che non poteva fare nulla"
come noi,
lavorava al cambiamento di tutto le situazioni

e perciò dovette soccombere.

Confrontandomi con Lui io riconosco

come la nostra intelligenza sia atrofizzata,

la nostra fantasia spenta,
la nostra fatica sprecata,
perché noi non viviamo come lui viveva.
Ogni giorno io ho paura
che sia morto invano
perché è sotterrato nelle nostre chiese,

perchè noi abbiamo tradito la sua rivoluzione

in obbedienza e paura
davanti alle autorità.

Io credo in Gesù Cristo,

che risorge nella nostra vita,

perche' noi diventiamo liberi

da pregiudizi e conformismo,

da paura e odio,

e portiamo avanti la sua rivoluzione
per il suo Regno.

Io credo nello Spirito

che con Gesù è venuto nel mondo,

alla comunità di tutti i popoli,

e alla nostra responsabilità
per quello
che sarà della nostra terra,
una valle piena di afflizione fame e violenza

o la città di Dio.


Io credo nella pace giusta,

che è fattibile nella possibilità di una vita che abbia senso

per tutti gli uomini e le donne

nel futuro di questo mondo di Dio.

(da Teologia Politica, Dorothee Sölle)

sabato 2 giugno 2007

La festa e i semi nel solco

"... forse qualcuno domani dimentichera'
alla porta di casa il suo nome dimentichera'
perduto alla notte
e perduto anche al giorno che arriva
perduto alla notte
e al giorno che passa e consuma
perche' un nome e' perduto per sempre
se nessuno lo chiama..."

Gianmaria Testa, Forse qualcuno domani

Oggi, 2 Giugno, e' la festa della Repubblica Italiana, nata col referendum 61 anni fa. Nel messaggio televisivo il presidente della Repubblica Napolitano inizia cosi': "È una ricorrenza da celebrare in spirito di unità: cittadini, istituzioni, Forze Armate, italiani all'estero." Fa piacere che il presidente si ricordi di noi italiani all'estero. E' una posizione che ci regala forse un punto di vista privilegiato sulla situazione della penisola, ma difficile da vivere, specialmente per chi da tempo, o da generazioni, e' lontano dall'Italia. Sono via da pochi mesi, ma gia' mi sento oscillare tra la difesa della mia identita' e l'integrazione con la realta' e il tessuto sociale che ho di fronte ogni giorno.

Forse per questo da qua sento ancora piu' vicino il dramma delle migliaia di profughi che decidono di lasciare le loro case, le loro famiglie, i loro amici e partire dai porti del sud del mondo per avere in una terra straniera, e spesso ostile, quella possibilita' che in patria non possono avere. Forse per questo mi si stringe lo stomaco ogni volta che il tempo e il mare migliorano, e nuovi barconi partono dai porti d'Africa verso le nostre isole. E anche ieri 21 cadaveri sono stati tratti dalle acque del canale di Sicilia. Sono quasi 9000 soltanto le morti appurate in 20 anni di viaggi di migranti verso l'Europa.
Nei canali di Otranto e Sicilia
migratori senz'ali, contadini di Africa e di oriente
affogano nel cavo delle onde.
Un viaggio su dieci si impiglia sul fondo,
il pacco dei semi si sparge nel solco
scavato dall'ancora e non dall'aratro.
La terraferma Italia e' terrachiusa.
Li lasciamo annegare per negare.

(Naufragi, di Erri De Luca, da Opera sull'acqua e altre poesie)

Oggi allora mettero' su un disco bellissimo, "Da questa parte del mare" di Gianmaria Testa. Un disco che ci ricorda che "eppure lo sapevamo anche noi", che cinquanta anni fa come ancora oggi si parte dall'Italia per cercare qualcosa che in patria non si puo' trovare. Ma mentre noi partiamo da una terra che non ci vuole, che non ha posto per noi, per un'altra che non ci assomiglia, ben piu' disperati e in condizioni pazzesche in migliaia partono, come cantava Fossati, "da una terra che ci odia verso un'altra che non ci vuole". Per giocarsi quella possibilita', per quella dignita', per una speranza di riscatto. E mentre ascolto, sfogliero' un libro molto bello di Erri De Luca, Solo andata, un viaggio in versi verso i porti del nord.
Potete respingere, non riportare indietro, e' cenere
dispersa la partenza, noi siamo solo andata

sabato 19 maggio 2007

Predica

Vivi da avventuroso come fanno i santi, le cicogne,
vivi da prosciugato come fa l'erba nella siccita',
s'accuccia sottoterra per risorgere sotto l'acquazzone.
Vivi da polline sprecato un milione di volte
ai marciapiedi, ai sassi e una sola volta per caso nell'ovario.
Vivi da disertore di una guerra,
proclama i vinti non il vincitore,
brinda all'insurrezione dei bersagli.
Prendi a braccetto sorellina morte
che gia' t'avra' cercato qualche volta
di' che l'inviti al cinema, che danno la tua vita,
seduta alla tua destra,
dille di prepararsi
che passerai tu a prenderla a quell'ora.

Erri De Luca (da Solo Andata, Feltrinelli 2005)