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giovedì 16 settembre 2010

Steve Jobs verso il fallimento?

venerdì 18 giugno 2010

Ciao Jose'


"Il problema principale di questo modello sociale sta nel fatto che il potere economico coincida con il potere politico.

L’unico antidoto per invertire il cattivo funzionamento della democrazia è costruire una società critica che non si limiti ad accettare le cose per quello che sembrano ma non sono.

Una società che si faccia domande e dica di no ogni volta che è giusto dire no.

Perciò è urgente tornare alla filosofia e alla riflessione".

José Saramago, 16/11/1922-18/6/2010:
oggi se ne e' andato uno dei piu' grandi

giovedì 6 maggio 2010

Eh!

Un anno dopo...



... auguri Leo!

E per dirla come diresti tu, "Eh!"

(Il disegno e' di Philip Waechter, Papa' passo a passo)

domenica 14 febbraio 2010

The spirit level


"La misura dell'anima" (titolo italiano di "The spirit level" di R. Wilkinson e K. Pickett, due economisti britannici) non e' un libro mistico, ma un volumetto piuttosto concreto che parla di economia e di societa'. Lo fa a un livello accessibile, a tratti pure troppo, pur contenendo una bella mole di dati e di informazioni. Tutte tese a dimostrare il perche' siano le disuguaglianze a rendere le societa' piu' infelici, piu' che il ristagno dell'economia. Infatti gli autori dimostrano pagina dopo pagina come la differenza di reddito fra i piu' ricchi e i piu' poveri di diversi paesi del mondo correla con i tassi di violenza, l'ignoranza, il maggiore disagio psichico, orari di lavoro piu' lunghi, la salute precaria, il numero di detenuti, di tossicodipendenti, ragazze-madri, obesi... Mentre i piu' sono abituati a pensare che la crescita economica abbia l'effetto automatico di rendere una nazione più sana e più soddisfatta (il famoso Wall Street Pissing di Paoliniana memoria), scopriamo invece che e' possibile dimostrare dati alla mano che i malesseri generati dalla diseguaglianza coinvolgono tutti. Non solo i ceti più svantaggiati, ma anche quanti si collocano al vertice della scala sociale. La prospettiva aperta dal libro è chiara: se si vuole avviare un nuovo ciclo di crescita che ponga al centro la qualità della vita e non solo il Pil, occorre intervenire immediatamente per ridurre la forbice sociale cresciuta a dismisura tra anni ottanta e novanta, redistribuendo reddito e opportunità prendendo ispirazione da Scandinavia e Giappone, esempi virtuosi di egualitarismo sebbene basati su modelli completamente diversi.
Oltre ad analizzare i dati raccolti in piu' di 30 anni di ricerche, gli autori nei capitoli finali cercano di individuare anche qualche strumento pratico per aiutare a creare una societa' piu' egualitaria, puntando sulle nuove tecnologie, le cooperative, abbattendo i salari dei supermanager, aumentando la progressivita' delle imposte, creando una "carta CO" a scalare per misurare i consumi ambientali di ognuno, investire in innovazione e istruzione. E soprattutto puntano il dito sulla parte politica che in questi anni si e' piu' battuta contro il liberismo economico sfrenato e il consumeismo, colpevole di aver perso di vista un ideale di societa' a cui ispirarsi. E nel loro piccolo provano a rimediare. Questo il finale del libro:


Speriamo di aver dimostrato che esiste una migliore società per cui lottare: una società fondata sull’uguaglianza, in cui le persone non siano divise dallo status e dalla gerarchia; una società in cui sia possibile ritrovare un senso di comunità, superare le sfide del riscaldamento globale, possedere e controllare democraticamente il proprio lavoro insieme a comunità di colleghi, e partecipare ai benefici di un crescente settore non monetizzato dell’economia. La nostra non è un’utopia: i dati dimostrano che anche una minuscola diminuzione della disuguaglianza, che è già realtà in alcune delle democrazie benestanti, può cambiare in meglio la qualità della vita di tutti. Adesso il compito è lavorare per una politica che riconosca il tipo di società che dobbiamo creare e che si impegni a far leva sulle opportunità tecnologiche e istituzionali per realizzarla. [...]
Dopo aver vissuto per diversi decenni con la sensazione opprimente che non vi siano alternative al’insuccesso sociale è ambientale delle società moderne, oggi possiamo finalmente ritrovare quel sentimento di ottimismo che nasce dal sapere che i problemi possono essere risolti. Sappiamo che la promozione dell’uguaglianza ci aiuterà a tenere a freno il consumismo e agevolerà l’introduzione di provvedimenti atti a fronteggiare il riscaldamento globale […] Siamo sul punto di creare una ocieta' qualitativamente migliore e veramente accogliente per tutti.
Per sostenere la necessaria volonta' politica, dobbiamo ricordare che sulla nostra generazione incombe la responsabilità di produrre una delle maggiori trasformazioni della società dell’uomo. Abbiamo visto che nei paesi ricchi la crescita economica non è più in grado di contribuire all’innalzamento della vera qualità della vita, e anche il nostro futuro sta nel migliorare la qualità dell’ambiente sociale nelle comunità in cui viviamo. Il ruolo di questo libro è sottolineare che l’uguaglianza costituisce le fondamenta materiali su cui costruire migliori relazioni sociali.


Una nota finale. Oggi, dopo aver finito il libro, ho scoperto a Messa che il Vangelo di oggi erano le Beatitudini secondo Luca, quelle in cui non solo Gesu' spiega che e' dei poveri il regno di Dio, ma in cui mette anche i guardia i ricchi, i sazi e quelli in alto nella scala sociale, perche' saranno afflitti. In altre parole, quello che il libro appena concluso si sforzava di dimostrare con dati, grafici e tabelle. Peccato pero' che trppo spesso la Chiesa invece di farsi portatrice di questo messaggio rivoluzionario si sia seduta troppo spesso dalla parte della difesa a oltranza dello status quo e del conservatorismo...

venerdì 9 gennaio 2009

Giocatore come pesce


... "fuori campo fuori acqua": cosi' sentenzio' ai suoi tempi l'indimenticabile Vujadin Boskov. E pare che non possiamo che continuare a dargli ragione. Dopo le solite dichiarazioni sessiste di Lippi secondo cui i gay fanno tutti danza classica, visto che lui nel calcio non ne ha mai visti (forse perche' si mimetizzano evitando i tacchetti a spillo), dopo Cannavaro che si lamentava di Gomorra, non della camorra, che a suo dire non gioverebbe all'immagine dell'Italia nel mondo (mentre il suo video al Nandrolone...), oggi Astromat mi segnala sulla Gazzetta un'intervista a Legrottaglie che dire inquietante e' dir poco. Solo un assaggio:

Cosa pensi di quello che sta succedendo a Gaza in questi giorni?
"Sapevo già che sarebbe successo, è una profezia della Bibbia. Il popolo di Israele era quello prediletto da Dio. Ma non l'ha riconosciuto e ora ne sta pagando le conseguenze".

Ma perche' non si limitano a dire che la palla e' rotonda e il mister ha sempre ragione?

lunedì 8 settembre 2008

Otto settembre


L'otto settembre del 1943 l'Italia si arrendeva. Il Re fuggito, nessuna disposizione dai comandi, l'esercito sbandato, l'occupazione tedesca. A Roma, a Porta San Paolo, gli antifascisti difendono la città dall'arrivo dei tedeschi. Inizia la Resistenza e la guerra di Liberazione, il riscatto del paese dall'incubo nazifascista. Oggi, sessantacinque anni dopo, il Capo dello Stato e i ministri in carica ricordano quella giornata storica, in cui i partigiani iniziarono la Liberazione e posero la pietra miliare su cui nacque la nostra Costituzione. Ma oggi gli eredi di quei fascisti che si schierarono quel giorno dalla parte sbagliata sono al governo, e vogliono scrivere la loro verita'. "Farei un torto alla mia coscienza - ha detto La Russa, parlando davanti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia". L'obiettivita' di chi considera tutti uguali, di chi confonde il bianco con il nero. Di chi non vede che furono la stessa cosa, ma tutto il contrario:

Ferriera mugola nella barba: - Quindi, lo spirito dei nostri... e quello della brigata nera... la stessa cosa?... - La stessa cosa, intendi cosa voglio dire, la stessa cosa... - Kim s'è fermato e indica con un dito come se tenesse il segno leggendo; - la stessa cosa ma tutto il contrario. Perché qui si è nel giusto, là nello sbagliato. Qua si risolve qualcosa, là ci si ribadisce la catena. Quel peso di male che grava sugli uomini del Dritto, quel peso che grava su tutti noi, su me, su te, quel furore antico che è in tutti noi, e che si sfoga in spari, in nemici uccisi, è lo stesso che fa sparare i fascisti, che li porta a uccidere con la stessa speranza di purificazione, di riscatto. Ma allora c'è la storia. C'è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall'altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m'intendi? uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un'umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L'altra è la parte dei gesti perduti; degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell'odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi. Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni: per l'operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua ignoranza, per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l'uomo contro l'uomo.


E se il sindaco (fascista) di Roma spiega candidamente che il fascismo non fu il male assoluto, ma lo furono solo le leggi razziali, tutti a indignarsi giustamente per l'orrido revisionismo di chi si sente in potere di dire e fare quello che vuole. Ma nessuno che faccia notare ad Alemanno, al suo partito e agli alleati che oggi, come allora, male assoluto sono tutte le leggi razziali, classiste e inutilmente repressive. Comprese quelle che continuano a varare a getto continuo. E l'emergenza continua.

lunedì 4 agosto 2008

L'altra Europa


Puntuale come la canicola, arriva su Repubblica a puntate l'ultimo pazzesco viaggio di Paolo Rumiz: L'altra Europa. Quella che fu oltre la cortina, tregua a cavallo fra due mondi. Da non perdere perche' nessuno meglio di Rumiz sa descrivere un luogo fino a fartelo assaporare dalla poltrona, per viaggiare 7000 km con un click cercando di capire un po' di piu' cosa sia quella straordinaria mescola di etnie, lingue, tradizioni, storia e speranze che è il vero centro geografico del Vecchio Continente, dall'Artico al Mediterraneo.

"Guardi questa terra, non è meravigliosa?", mi ha chiesto una sera una contadina ucraina davanti a un oceano di messi nel vento. Le ho risposto: "Potrebbe nutrire tutta Europa". Allora lei, come a se stessa: "Perché allora siamo così poveri? Perché milioni di noi emigrano? Perché c'è tanta terra incolta? Perché tante donne vanno in Italia a badare ai vostri vecchi?". E poi, dopo un lungo silenzio: "Glielo dico io il motivo: siamo governati da banditi. E voi in Italia, li avete anche voi i banditi al potere?".

Su Repubblica.it ci sono gia' le prime due puntate...

giovedì 31 luglio 2008

Etica e diritto


Se i dieci comandamenti fanno cilecca, state almeno alla Costituzione: come tavola di morale civile, di principi e valori non discendenti dall'alto, ma portati in alto dal ribollire della Storia.

mercoledì 30 luglio 2008

La grande selezione e l'assedio


Nulla di fatto ai negoziati dell'organizzazione mondiale del commercio (WTO), affossati dallo scontro dallo scontro tra i paesi ricchi e quelli in via di sviluppo, capitanati da Cina e India. In cambio della riduzioni dei sussidi protezionistici all'agricoltura nell'occidente, i paesi in via di sviluppo mettevano sul piatto la riduzione dei dazi sull'export da occidente. Un ginepraio di veti incrociati e interessi contrapposti
La marcia trionfale della globalizzazione si e' fermata? Da tempo in realta' l'idea che l'economia mondiale fosse inevitabilmente destinata a crescere sempre piu' con benefici a cascata per tutti, ha perso credibilita' e utilita'. Il mito del libero mercato si sta invece rivelando sempre piu' per quello che e' (o e' stato), uno strumento dei ricchi per diventare ancora piu' ricchi, per operare una gigantesca selezione, per rompere l'unita' del mondo. Scriveva Raniero La Valle in "Prima che l'amore finisca", nel 2003:

Se infatti tutto il mondo non si puo' sviluppare, perche' nel mercato globale sono finite le illusioni di uno sviluppo universale e continuo, che cresca e si arricchisca solo una parte. Gli appagati e gli esclusi. Se il cibo non si puo' distribuire a tutti, e nemmeno per il 2015 si potra' dimezzare il numero di quel miliardo e trecento milioni di persone che vivono nella poverta' piu' assoluta, con meno di un dollaro al giorno, che almeno siano abbondanti le mense degli altri. I sazi e gli affamati. Se il lavoro umano deve essere distrutto, perche' il fattore piu' caro tra i costi di produzione , lo si conservi solo per coloro che non possono essere sostituiti dalle macchine. I necessari e gli esuberi. Se tutta la Terra non si puo' salvare, perche' i mari si innalzeranno, e ci sono isole, e continenti e popoli a perdere, che si attrezzi, e si cinga di mura, e si riempia di armi quella che deve sopravvivere, che non deve naufragare. I sommersi e i salvati. Questa e' la scelta fatta dall'attuale sistema dinanzi alla crisi da esso stesso prodotta. Il mondo non si puo' aggiustare per tutti? La risposta e' la Grande Selezione. Il Mercato non e' forse efficace proprio perche' selettivo? E oggi, appunto, tutto e' Mercato"

Eppure qualcuno dei giganti che stavano sotto ha provato ad alzare la testa, a costi in vite e dignita' umana indicibili, e vuole partecipare da attore protagonista al grande show del libero Mercato, proprio alla vigilia di una crisi mondiale senza precedenti. La Grande Selezione comincia a fare acqua. Per correre ai ripari si cambiano allora le regole: aiuti di stato, dazi, aumento dei prezzi, ricorso alle armi. E se i nuovi venuti non ci stanno, peggio per loro. Tanto le regole le facciamo noi. E infatti il ministro dell'Agricoltura (del governo sulla carta paladino del libero /mercato) esalta il fallito accordo perche' "protegge i prodotti italiani". E' cominciato l'assedio?

giovedì 24 luglio 2008

Sotto i Portici


Intendo per passione la capacita' di resistenza e di rivolta; l'intransigenza nel rifiuto del fariseismo, comunque mascherato; la volonta' di azione e di dedizione, il coraggio di sognare in grande; la coscienza del dovere che abbiamo, come uomini, di cambiare il mondo in meglio, senza accontentarci di mediocri cambiamenti di scena che lasciano tutto com'era prima: il coraggio di dire no quand'e' necessario, anche se dire si' e' piu' comodo, anche se per questo bisogna pagare un prezzo

Gianni Rodari, da Pensieri per genitori

Sto leggendo uno splendido libricino di Franco Vaccari, Portici - Politica vecchia e nuova passione, segnalatomi dal Suro. Un bignami di quello che significa buona politica, passione e volonta' di cambiamento. Per chi sa che chi non immagina il proprio domani e la strada per raggiungerlo ha poche speranze di conquistarlo, e nel migliore dei casi vivra' in quello costruito da qualcun'altro. Per chi, nell'Italia del "si salvi chi puo'", dove ognuno pensa solo al suo orticello per accumulare altra solitudine, vuole invece scendere a passeggiare sotto i portici, a rischiare di costruire insieme la casa comune, forse un po' diversa da come desidera ma sicuramente migliore. Portici e' anche un blog...

mercoledì 18 giugno 2008

Ciao Sergente

E' morto oggi nella sua Asiago Mario Rigoni Stern, dopo 86 anni, tanti boschi e la ritirata di Russia. Uno che ha scritto uno dei piu' belli, intensi e umani libri sulla guerra senza mai usare la parola nemico. Ciao Sergente.



"Un giorno ricevetti una lettera da San Pietroburgo (allora si chiamava Leningrado): di un uomo che, avendo letto il mio libro tradotto in russo, mi scriveva, so chi mi ha sparato la notte del 26 gennaio. Quando gli Alpini ruppero l'accerchiamento a Nikolajewka. "In quella notte ci siamo sparati, ma per fortuna siamo tutti e due vivi"
(dall'intervista al programma Che tempo che fa, 2006)

giovedì 12 giugno 2008

Piccola passeggiata notturna a Garching


Me ne vado per le strade
Strette oscure e misteriose:

Vedo dietro le vetrate

Affacciarsi Gemme e Rose.

Dalle scale misteriose

C'è chi scende brancolando:

Dietro i vetri rilucenti

Stan le ciane commentando.


La stradina è solitaria:
Non c'è un cane qualche stella

Nella notte sopra i tetti:

E la notte mi par bella.

E cammino poveretto

Nella notte fantasiosa,

Pur mi sento nella bocca

La saliva disgustosa. Via dal tanfo
Via dal tanfo e per le strade

E cammina e via cammina,

Già le case son più rade.

Trovo l'erba, mi ci stendo

A conciarmi come un cane:

Da lontano un ubriaco

Canta amore alle persiane.

Dino Campana ("La Petit promenade du poete", da Canti Orfici)

sabato 17 maggio 2008

Adamsberg


Con le parole del suo vice Danglard, in poche parole il motivo vero per cui una volta che si incrocia la strada con il commissario Adamsberg, imprevedibile protagonista dei romanzi di Fred Vargas, archeozoologa prestata al noir, si fa fatica a non seguirla fino in fondo:

...l'assurdita' onirica della situazione gli parve talmente piacevole che un puro sentimento di allegria gli spazo' via il malumore. Si senti' colmo di gratitudine nei confronti di Adamsberg che, oltre a non essersi offeso per i suoi insulti, quella sera gli regalava del tutto involontariamente una insolita parentesi di stravaganza. E solo Adamsberg era capace di spremere la vita di tutti i giorni per ricavarne quelle piccole follie, quei rapidi scorci di bellezza stralunata...
(da Sotto i venti di Nettuno)

Buona spremuta a tutti.

sabato 3 maggio 2008

Indifferenti


Nel mio vocabolario personale alla parola "indifferenza" ho scritto: incapacita' di distinguere le differenze. Indifferenza non e' un infischiarsene del mondo, piuttosto un disturbo della percezione per cui non si riesce a distinguere la differenza fra realta' e messinscena. Si assiste da inerti a una violenza, a una disgrazia perche' si crede di essere a una rappresentazione, gratis, in cui si e' tenuti a fare gli spettatori. E non si e' mai visto uno del pubblico che salti di palcoscenico per impedire a Otello di uccidere Desdemona. Chi si crede spettatore si gode lo spettacolo.
L'indifferenza e' il disturbo opposto a quello di Don Chisciotte che si immischiava di tutti i fatti e i guai degli altri. Anche lui distingueva male la realta', soffrendo pero' di un interventismo estremo. Irrompe anche in uno spettaolo di marionette, facendo una strage di pupazzi, credendoli nemici. Prende lo spettacolo per realta' e mal si contenta di essere spettatore. In ascolto dei notiziari televisivi bisognerebbe sciacquarsi un po' gli occhi con il febbrile collirio di Don Chisciotte, sentirsi un po' meno spettatori, un po' meno parte di un'audience, un poco membri di una cavalleria errante e irritabile.
Uno dei verbi di Elohim nella creazione e' "dividere/distinguere". "E divise/distinse Ehlohim tra la luce e la tenebra" (1,4), "e ci fu distinzione/divisione fra acque e acque" (1,6) e altri ancora. La creazione procede per divisioni a due, per biforcazioni, come il sangue del cuore. Chi non sa distinguere inceppa il lavoro della creazione che non si e' esaurito nei 7 giorni. L'indifferenza e' un torto contro il creato, non contro la societa'.

Erri De Luca (da Alzaia, 2004)


giovedì 10 aprile 2008

Corresponsabili


“La Democrazia ha bisogno, più di qualunque altra forma di Governo, di cittadini attivi. Non sa che farsene di cittadini passivi, apatici, indifferenti, che si occupano soltanto dei propri affari e delegano agli altri il compito di occuparsi degli affari comuni. La democrazia vive e prospera solo se i suoi cittadini hanno a cuore le sorti della propria città come quella della propria casa, che della città è soltanto una parte”
Norberto Bobbio (da Elementi di Politica)

Domenica si vota. Votare per me e' bellissimo. E' uno dei pochi momenti in cui tutti i cittadini sono uguali. Tutti contano allo stesso modo. Tutti sono corresponsabili, con la loro scelta, delle scelte future del paese. Domenica ognuno voti per chi sente piu' vicino al suo sentire e alla sua speranza per un'Italia migliore, o quantomeno chi sente meno lontano. Perche' non votare e' inutile. L'eventuale bassa affluenza sara' discussa solo nelle poche ore che precedono le prime proiezioni, poi tutti cominceranno a contare le croci e si dimenticheranno di chi e' rimasto a casa. Che non avra' mandato alcun messaggio incisivo e mirato, non avra' cambiato niente. Andiamo a votare, anche con una legge elettorale indegna. Andiamo a votare, perche' non sono tutti uguali. Andiamo a votare, perche' altrimenti anche chi ha perso la speranza perde l'ultima cosa che gli resta, il diritto al mugugno. Via Ciwatube, un intervento Ermete Realacci a proposito:



Perche' chi non vota potrebbe essere corresponsabile dello sfascio verso cui potrebbe andare il paese. Potrebbe essere il peso morto della storia che si oppone a un cambiamento davvero radicale.



Chi vuole altri argomenti per uscire di casa Domenica, e magari su dove fare una croce, li trova qua e a seguire, nelle puntate precedenti. Buon 13 aprile, buon voto. (4-continua).

lunedì 7 aprile 2008

Il ponte


Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra. «Ma quale è la pietra che sostiene il ponte?» chiede Kublai Kan. «Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra» risponde Marco «ma dalla linea dell’arco che esse formano». Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: «Perché mi parli delle pietre? E’ solo dell’arco che m’importa». Polo risponde: «Senza pietre non c’è arco».
Italo Calvino, Le città invisibili

Perche' votare, e votare PD? In questi giorni sto parlando con molti amici. Per confrontarmi con il loro punto di vista, e gia' che ci sono per cercare di convincere i famosi 5 indecisi che ci ha raccomandato Uolter. Per ora sono a 4 e mezzo, ma mi ha colpito il gran numero di persone che nauseata dagli esiti della scorsa legislatura, dai toni e dai temi della campagna elettorale che la destra ha imposto e proposto, dall'inerzia del paese nei confronti di un cambiamento vero e profondo, ha deciso di non esercitare il proprio diritto di voto, a dire la loro sulla gestione del bene di tutti. Io credo che questa sia la rovina maggiore e l'eredita' peggiore di questi anni di Berlusconismo e di governi deboli e incapaci di reggere saldamente il timone. Credo non ci sia niente di peggiore che sostituire in una persona la volonta' di contribuire con il proprio voto alla costruzione del bene comune, con una consapevolezza di inutilita' e di disillusione. Eppure sento, sempre piu' forte, spirare un'aria nuova. E per contribuire nel mio piccolo a far si' che possa gonfiare al piu' presto le vele italiane, ho deciso di scrivere, da qua al 12 Aprile, una serie di post con qualche buona ragione per andare a votare, e votare PD.

Si comincia dal ponte. Perche' il ponte (non quello di Messina...) e' una delle urgenze maggiori per la societa' italiana. Una societa' che ha bisogno di lavorare per unire e non per dividere. Che ha bisogno come non mai di mettere in comunicazione e in confronto fra loro le diverse anime che la compongono, anime che finora si sono solamente arroccate, ognuno dietro la sua trincea, a difesa dei loro privilegi di casta o corporazione. Che sono state capaci soltanto di urlarsi addosso e di cospargersi vicendevolmente di pomodori, di insulti, di raggirarsi a vicenda. Spinte da una destra che in questi anni non ha fatto altro che soffiare sul fuoco del particolarismo e dell'egoismo, sull'idea che insieme si puo' solo affondare, si salvi chi puo'. Con il risultato che mentre chi puo' cerca la propria scialuppa, l'acqua nella stiva si alza sempre piu' velocemente. Citava qualche tempo fa in un bel post Kkarl una chiarissima frase di Adriano Sofri a Giuliano Ferrara, che sta portando avanti una campagna esemplare di questo modo di intendere la politica a cui accennavo: "… tuttavia, anche se avessi ragione, hai torto. Perché hai eccitato e guadagnato applausi di una parte e rabbia di un’altra. Le parti sono rimaste quelle di prima: solo più distanti e più impazienti". Come piu' distanti e impazienti, chiuse e in difesa, sono da decenni le posizioni diverse in Italia su ogni tema: sociale, economico, etico, e addirittura tecnico in tempi di mondiali o di finali di coppa. In questa situazione, terribile e prossima al tracollo, e' nato, finalmente, un partito nuovo. Un partito ponte, fatto di coerenza e di mediazione. Fatto di incontro fra
le grandi tradizioni riformiste e progressiste del nostro paese, quella cattolica e quella socialista, che si sono finalmente incontrate e accasate in uno spazio condiviso. Ognuno con le proprie radici e i propri bagagli, ma con la voglia di aprirli e condividerli con chi su molti punti ha una visione comune, mentre su altri ha un'angolazione diversa. Per raggiungere un progetto di sintesi culturale, politica e fattiva che risponda alle esigenze di una società plurale, e da troppo tempo contrapposta. Un partito ponte tra un passato fatto di campanili e trincee e un futuro di dialogo e di crescita; un partito ponte da corporazioni di particolarismi a una societa' feconda. Capace di pensare e progettare, basta leggersi il programma, un paese piu' omogeneo e piu' giusto, dove favoritismi, corruzione e privilegi lascino il posto a una vera redistribuzione delle risorse e della ricchezza, al primato del merito e delle pari opportunita' per tutti. Un partito che e' stato assediato fin dal suo nascere dal tentativo, non riuscito, di lacerare le sue anime cosi' faticosamente, e fecondamente, riunite con un dibattito sulla laicita' posto su un piano unicamente e aspramente conflittuale, soffiando su venti di filopapismo e anticlericalismo sollevati ad arte da una parte e dall'altra dal Family Day in poi. Eppure il PD ha resistito e sta resistendo, convinto che la negoziabilita' dei valori, come ha detto Rosy Bindi, sia la garanzia della loro fecondita' nella storia. Convinto che laicita' non significa negare l'altro e le sue convinzioni, ma trovare un fecondo dialogo fra anime diverse, comprendendo le realta' e i problemi da ogni punto di vista, senza pregiudizi e verita' assolute dietro cui mascherarsi per ignorare i problemi e la complessita' della realta'. Convinto che candidare operai e imprenditori, cattolici e atei, non sia una contraddizione ma una ricchezza. Perche' l'arco e' fatto di pietre.
A dimostrazione di quanto sia molto piu' difficile costruire ponti che distruggerli, l'immagine quassu' del ponte di Mostar, preso a cannonate proprio perche' simbolo dell'alleanza tra due mondi che si volevano ad ogni costo separare. Tutta la guerra nell ex-Jugoslavia e' stata in generale la dimostrazione del risultato di una politica che mira a dividere, di come sia troppo piu' facile abbattere e mettere le persone l'una contro l'altra che gettare ponti e confronti. Diceva invece Danilo Dolci in una splendida poesia che "Rivoluzione è incontrarsi con sapiente pazienza". Ecco, appunto. Una rivoluzione vera si puo' fare. Si deve fare. Anche per questo Domenica andro' a votare, e votero' PD. (1-continua)

mercoledì 2 aprile 2008

Parole e immagini


Prima di andare a letto ho trovato sul blog di Gennaro Carotenuto la traduzione di un servizio ricavato da un libro del fotografo Peter Menzel, Hungry Planet, quello che il pianeta mangia, poi pubblicato anche su Time. Quando si discute di nord e sud, di squilibri, di 20% che si pappa l'80% delle risorse mondiali, invece di mille parole basterebbero immagini come queste. Basterebbe un viaggio in 14 paesi del mondo per vedere cosa mangia e quanto spende una famiglia in una settimana. Ecco il link.

Ma anche le parole possono pesare e spostare montagne. Poco fa ho investito le poche energie rimaste da una lunghissima giornata di lavoro per guardarmi Roberto Saviano, interessantissimo ospite a "Che tempo che fa". Quando lo leggo o quando lo ascolto mi lascia sempre la stessa sensazione: che ci sono problemi cosi' enormi, come quello di cui sopra, che non si riesce neanche a concepirne la gravita' e le dimensioni, che paiono senza via d'uscita. Ma che c'e' speranza anche per quelli, perche' ci sono persone come lui che hanno dedicato la vita per raccontarli. Perche' c'e' chi, come lo scrittore russo Shalamov citato dallo stesso Saviano, ha il coraggio e l'orgoglio di dire "No, l'anima non ve la do". Una cosa cosi' non puo' che fare un poco ottimisti.

lunedì 31 marzo 2008

Speranza


Se non sperassimo, a dispetto di tutto, in un mondo migliore, chi ce lo farebbe fare di andare dal dentista?

Gianni Rodari, da Grammatica della Fantasia

mercoledì 5 marzo 2008

Per non sprecarsi


[...] Da arte di governo per pochi - secondo l'ideologia per cui questi pochi sono investiti di potere dall'alto -, da arte di saper comandare, la politica deve divenire complesso strumento per individuare le scelte piu' esatte, preciso strumento di conoscenza-azione, occasione fondamentale per ciascuno - individuo e popolo - di sviluppare, con l'esercizio della propria responsabilita', la propria personalita'. [...]
Le masse oggi escluse dall'amministrazione e dalla direzione della vita del mondo devono chiaramente sapere che la costruzione di un nuovo mondo non puo' essere che una loro conquista, frutto di precisa fatica, paziente sacrificio, sapiente organizzazione, indispensabile pressione: e senza pretendere di fare
la rivoluzione, ogni rivoluzione, tutta la rivoluzione in tre giorni.
Se l'insensibilita' e l'impreveggenza dei conservatori in ogni parte del mondo, nei piu' diversi sistemi, non possono che far malamente scoppiare i problemi irrisolti acutizzandoli, la genericita', la rassegnazione o la paura degli esclusi d'altra parte, consolidando le vecchie strade, non possono che produrre altrettanto.
Il nuovo e' difficile a realizzarsi, e' difficile a comprendere. Le nuove proposte, nella misura in cui di fatto sono rivoluzionarie, in quella misura sono difficilmente accettabili. Occorre anche tenere presente che mentre i progressisti sono per lo piu' mossi avanti da un volotarismo generico, i conservatori, i reazionari, spinti dal proprio immediato interesse, anche se meno intelligenti, spesso risultano (naturalmente nelle propria direzione) piu' capaci ed efficaci.
E' di fondamentale importanza dunque, in ogni condizione e ad ogni livello, la promozione di un nuovo lavoro non mercenario - sia esso appoggiato dai governi o sia in opposizione a questi - che correli intimamente lo sviluppo socioeconomico e la nonviolenza attiva. Iniziative che si avviano silenziosamente, umilmente, su precisi problemi, se approfondite tenacemente possono venire ad assumere un peso politico tutto nuovo, possono determinare seri mutamenti strutturali. [...]

Danilo Dolci, da "Ai piu' giovani", 1967

domenica 27 gennaio 2008

L'ebreo che ride


Via 1911dc, una storiella ebraica da L'ebreo che ride, (umorismo ebraico in otto lezioni e duecento storielle) di Monia Ovadia. Per ricordarsi non solo la distruzione ma anche cosa hanno tentato di distruggere.

Haim Mandelstam, importante mediatore di affari, aveva sentito celebrare il sarto di Kovno, Shmul Pincherle, ed aveva deciso di ordinare proprio a lui il suo nuovo abito da cerimonia anche se Kovno non era decisamente dietro l'angolo per lui che stava a Minsk. Tutte le persone che più contano gli avevano detto che un abito di quel sarto era un'esperienza unica. Shmul Pincherle, il sarto, era un uomo ossuto che da bel pezzo aveva oltrepassato la settantina. La sua barba caprina si divideva in due corni, il labbro inferiore era notevolmente sporgente e gli occhi socchiusi permanentemente atteggiati nello sforzo di perfezionara la messa a fuoco. Verosimilmente, quelle caratteristiche di labbro, barba ed occhi, non erano caratteristiche somatiche, ma piuttosto il risultato di una postura o, se si vuole, di una smorfia derivata dallo spasimo di concentrazione che richiede l'infilare il filo nella cruna dell'ago, cosa che all'ultrasettantenne sarto Shmul Pincherle faceva ancora con mira infallibile e senza ingoiare gli spilli per l'imbastitura. Qualche che ne fosse la ragione, sta di fatto che ogni suo gesto veniva compiuto attraverso quella curiosa smorfia. E così, da sopra le spesse lenti dei pence-nez che portava conficcati in mezzo al naso, con quella stessa immutabile espressione aveva attentamente scrutato il suo nuovo cliente, il mediatore di affari Haim Mandelstam. Quello era anche il suo modo di prendere le misure. Le misure canoniche le prendeva solo per compiacere i clienti. Shmul Pincherle aveva pregato il signor Mandelstam di fermarsi a Kovno per le prove di rito, poi lo aveva congedato: "Torni tra un mese, per prendere suo vestito". Puntualmene Haim Mandelstam era tornato dopo un mese, ma si era sentito dire dal vecchio sarto: "Ce l'ho vauto dei problemi, torni tra un'altro mese". E così, di mese in mese, Shmul Pincherle aveva rimandato il povero mediatore di affari per sei volte. Ma il settimo mese il vestito era finalmente pronto ed era sfolgorante: "Senta Shmul", commentà il mediatore di affari Mandelstam osservando compiaciuto il suo nuovo abito, "Il vestito è veramente eccezionale, ma se lo rende conto che lei c'ha impiegato sette mesi per finirlo, mentre il buon Dio, per fare tutto il mondo, ce l'ha messo sette giorni ?!?" Scrutando l'abito con la sua smorfia abituale per non lasciarsi scappare la benchè minima imperfezione, il sarto Shmul Pincherle sospirò e dopo una studiata pausa osservò: "Qvelo che le dice è vero, caro signor Mandelstam! Ma gvardi il mio vestito che bellezza e....la prego gvardi questo mondo che disastro!"