Intendo per passione la capacita' di resistenza e di rivolta; l'intransigenza nel rifiuto del fariseismo, comunque mascherato; la volonta' di azione e di dedizione, il coraggio di sognare in grande; la coscienza del dovere che abbiamo, come uomini, di cambiare il mondo in meglio, senza accontentarci di mediocri cambiamenti di scena che lasciano tutto com'era prima: il coraggio di dire no quand'e' necessario, anche se dire si' e' piu' comodo, anche se per questo bisogna pagare un prezzo
Gianni Rodari, da Pensieri per genitori
Sto leggendo uno splendido libricino di Franco Vaccari, Portici - Politica vecchia e nuova passione, segnalatomi dal Suro. Un bignami di quello che significa buona politica, passione e volonta' di cambiamento. Per chi sa che chi non immagina il proprio domani e la strada per raggiungerlo ha poche speranze di conquistarlo, e nel migliore dei casi vivra' in quello costruito da qualcun'altro. Per chi, nell'Italia del "si salvi chi puo'", dove ognuno pensa solo al suo orticello per accumulare altra solitudine, vuole invece scendere a passeggiare sotto i portici, a rischiare di costruire insieme la casa comune, forse un po' diversa da come desidera ma sicuramente migliore. Portici e' anche un blog...
Scrivevo ieri della preoccupante involuzione che sembra essere in atto nel PD, in cui la preoccupazione che guida le decisioni dei dirigenti sembra essere unicamente quella dell'equilibrio interno tra le varie correnti e gruppi di potere, che appaiono peraltro unicamente personalistiche e clientelari più che culturali e politiche. Un'involuzione che sta ottenendo come unico risultato la dispersione di tutte quella energia, entusiasmo e impegno di chi aveva intravisto nel PD un'occasione irripetibile di far sentire la propria voce, di creare un grande partito riformista in cui la base potesse partecipare alla definizione delle strategie e degli obiettivi, in cui chi vale davvero potesse avere la possibilita' di mettersi in gioco. Con le ultime elezioni, in cui per la fretta e la concitazione del momento sono state messe da parte le primarie che tutti auspicavano e che sono previste dallo statuto del PD. E nessuno dei dirigenti, peraltro in gran parte cooptati o autonominati, pare intenzionato ad utilizzare davvero questo strumento di partecipazione democratica. Strumento capace di dare credibilita' alla novita' che il PD vorrebbe portare sulla scena politica, capace di incentivare il radicamento col territorio dei nostri rappresentanti che tutti auspicano e che e' stato riconosciuto come uno dei principali motivi dell'affermazione per esempio della Lega nell'ultima tornata elettorale. Aderisco pertanto e promuovo con convinzione l'iniziativa "Primarie vere, primarie sempre!". Per primarie non focalizzate sul personalismo, in cui si confrontano solo i candidati come per la recente scelta del segretario, ma che stimolino un'ampia discussione anche sui programmi, sulle visioni e sulle strategie politiche, in modo da rendere consapevoli e politicamente significative le scelte degli elettori e democratico il processo decisionale. E questo gia' a partire dalle prossime elezioni locali ed europee, e per una vera elezione democratica degli organismi dirigenti del partito, come nel nome, nello statuto e nello spirito di un grande Partito Democratico. Se si puo' fare, facciamolo.
Come qulcuno dei (3-4) fedelissimi lettori avra' notato, da qualche tempo scrivo sempre piu' malvolentieri su questo blog. Non mi serve neanche piu' da valvola di sfogo. Come diceva qualche giorno fa Erri De Luca, mi sento come uno spettatore davanti a una rappresentazione. Una rappresentazione dell'Italia che si ferma e torna indietro nel tempo di 7 anni. Tutto e' gia' visto, gia' sentito, gia' digerito. Tutto, qualunque bestialita', ingiustizia, sopruso. Non vale nemmeno la pena di parlarne. Con Berlusconi che mette in piedi un'improbabile squadra di governo per la quarta volta; Fini che torna fascista dopo averci illuso che il mondo, dopotutto, avesse cominciato a girare al contrario; i ricchi sempre piu' ricchi, che al massimo si vergognano di farlo sapere; i poveri sempre piu' poveri e affamati dalla benzina dei ricchi di cui sopra, nonche' decimati dalle catastrofi; e dove i poveri hanno alzato troppo la testa si cerca prontamente di farla ripiegare. La speranza ricacciata tra le illusioni, e la paura a dominare le relazioni, a scatenarsi in gesti inconsulti e tragici. Mi scrive un amica da Verona "Mi sono svegliata stamattina e ho sentito alla radio tedesca che il povero ragazzo veronese non ce l’ha fatta. Una profonda tristezza mi ha riempito il cuore. Potevo essere io poteva essere chiunque di noi al suo posto". A me invece ha colpito che di questo passo, con questo clima, con questa politica, potevo esserci io poteva esserci chiunque di noi dall'altra parte, a sferrare quei calci per una sigaretta. Mi ha colpito che qualcuno invece di capire, di domandarsi, possa invece giustificare, confrontare, utilizzare quanto e' successo. Mi ha colpito che invece di andare in avanti continuiamo a voltarci indietro. A chi ha gia' deluso, ma in fin dei conti e' meglio di chiunque verra', perche' noi siamo il paese del "si stava meglio quando si stava peggio", del "chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non quello che trova". Mi ha colpito che la politica invece di camminare avanti e indicare la strada si affanna dietro alle nostre ansie e paure, usandole per reiterare il proprio potere e la propria autorita'. E allora largo ai presidenti della camera per i quali chi brucia bandiere e' peggio di un assassino, salvo poi essere alleato con chi si vorrebbe pulire il sedere con il Tricolore e che in tutta tranquillita' giura poco dopo di servire la Repubblica. Largo a Calderoli ministro, quello che "dare il voto agli extracomunitari, non mi sembra il caso, un paese civile non può fare votare dei bingo-bongo che fino a qualche anno fa stavano ancora sugli alberi". Ministro della "delegificazione", perche' loro distruggono, non semplificano, in vista di un mitico far-west e della giustizia fai da te, come a Verona, dove finalmente sono i piu' forti a comandare. Ma anche nel PD gia' si propone di tornare all'Unione, gia' cominciano le rese dei conti tra i caminetti del PD, dimenticandosi della democrazia e di capire le cause profonde e remote della sconfitta. Sono davvero su una macchina del tempo. Chissa' se c'e' un pulsante per guardare avanti anziche' sempre indietro.
La mia generazione (non quella che ha perso, qualcuna dopo, quella che perdera') e' cresciuta a pane e nutella, cartoni giapponesi e Queen. Non si potevano evitare. Erano ovunque: in testa alle classifiche, alla radio, in TV, alle feste. In gonnella su M-TV. Brian May era il chitarrista, quello col ricciolo fluente che faceva invidia a Branduardi.
E proprio Brian May, in carne ed ossa ma senza chitarra, era questa settimana con alcuni miei colleghi astronomi (che ringrazio per la segnalazione) a una conferenza sull'astronomia infrarossa all'Imperial College di Londra. Per giunta a presentare un talk sulla luce zodiacale, vincendo, come riporta nel suo blog l'emozione della prima volta.
La storia e' interessante. E c'e' anche la morale, quindi sorvolate se non vi piacciono certe cose zuccherose.
Brian May suona la chitarra, con alterne fortune, in un gruppo chiamato Smile. La fantasia non e' evidentemente il suo forte, ma la voglia di fare e di indagare non manca. Tanto che visto che la famiglia non poteva permettersi una costosa chitarra elettrica, il 16enne Brian costruisce con l'aiuto del padre la famosa "Red Special", che poi suonera' abitualmente, con i resti di una motocicletta. Anche la fisica e i numeri li destreggia egregiamente, tanto da laurearsi a pieni voti in fisica all'Imperial College.
Dopo aver conosciuto Freddy Mercury lascia l'Astronomia e il PhD che nel frattempo aveva iniziato per studiare la luce zodiacale, peraltro pubblicando una lettera sulla prestigiosa rivista Nature (1972 Nature, 240, 401) e un articolo su MNRAS (1974 MNRAS,166,439) come coautore.
Fonda i Queen e seguono il successo, i soldi a palate e i vari annessi e connessi. Ma Brian, una volta appesa la chitarra al proverbiale chiodo, non si scorda la sua antica passione. Pubblica nel 1996 un libro divulgativo di Astronomia, Bang!, e riprende a 59 anni il PhD interrotto. Fino a presentare per la prima volta a un congresso internazionale il suo lavoro, tornato peraltro di interesse negli ultimi 10 anni. Cosi' racconta l'esperienza nel blog:
I climbed a small mountain today. (Oh God, I am getting Bloggy after all ...) I delivered my first ever PowerPoint presentation today - a talk to the members of the Astrophysics group at Imperial College on the subject of my thesis - the Zodiacal Light. I worked hard on it ... for many nights ... and I think it went OK. I need more practice (and I am going to get it soon!), but I'm getting there. It's a bit like trying to get up and sing in front of your family ... a little too revealing! But they were kind to me.
Anche dopo aver suonato davanti a centinaia di migliaia di persone, l'emozione evidentemente non passa lo stesso. "Youcan be anythingyouwantto be, just turn yourself into anything you think that you could ever be". Puoi essere quello che vuoi, basta diventare qualunque cosa pensi tu possa essere. Cosi' cantavano i Quenn in Innuendo. Sembra che l'importante sia proprio non rinunciare mai alle proprie passioni e ai propri interessi. Crederci fino in fondo, per quanto bislacchi possano sembrare. Ma la cosa che mi piace di piu' di questa storia e' il guardare avanti, verso sfide nuove, invece di togliere la polvere ai vecchi allori. Dev'essere qui la lezione da imparare.
E poi, diciamocelo, Brian ha scelto l'ordine temporale giusto tra la musica e l'astronomia. Se avesse fatto il contrario di neuroni intatti per strimpellare la chitarra ne avrebbe avuti ben pochi... Innuendo.