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giovedì 4 giugno 2009

A new beginning


"We meet at a time of tension between the United States and Muslims around the world – tension rooted in historical forces that go beyond any current policy debate. The relationship between Islam and the West includes centuries of co-existence and cooperation, but also conflict and religious wars. More recently, tension has been fed by colonialism that denied rights and opportunities to many Muslims, and a Cold War in which Muslim-majority countries were too often treated as proxies without regard to their own aspirations"

Inizia cosi' l'attesissimo discorso di Barack Obama al Cairo (qui il testo completo), che sicuramente segna una svolta nei rapporti fra gli Stati Uniti, e l'Occidente in generale, con i paesi musulmani. Obama ha richiesto che nella sala dell'Universita' del Cairo fossero presenti delegazioni di tutte le correnti dell’Islam, Fratelli Musulmani compresi, e ha parlato direttamente di problemi aperti e spinosi come Israele e Palestina, Iraq, Afghanistan, Iran, democrazia e liberta' religiosa, diritti delle donne. Obama stesso riconosce che il cambiamento non puo' avvenire in una notte, ma certamente potremmo essere di fronte a un nuovo inizio, fondato sul rispetto e sulla ricerca delle basi comuni anziche' delle differenze e delle diffidenze reciproche. Un nuovo inizio che pare promettente come testimonia il nervosismo di chi invece ha fatto della tensione fra i due mondi la sua fortuna...


venerdì 24 ottobre 2008

Riconoscere le coppie omosessuali


La rivista Aggiornamenti Sociali, diretta da padre Bartolomeo Sorge e redatto da un gruppo di gesuiti e di laici, ha pubblicato sul numero di Giugno in occasione dei 60 anni della Costituzione un interessantissimo lavoro intitolato "Riconoscere le unioni omossessuali?". Il gruppo di studio sulla bioetica che l'ha redatto, partendo dal Magistero della Chiesa e dalla Costituzione della Repubblica, offre una preziosa sintesi che si sforza di non condannare ne' escludere a priori, ma cerca la possibilità di uno "spazio di incontro" tra le diverse posizioni. Nel tentativo di suggerire una via d'uscita dai quei vicoli ciechi che hanno costituito una sconfitta per entrambe le posizioni nel recente dibattito. L'idea di partenza e' che, come mostra la gran parte delle indagini, la persona si scopre nella maggioranza dei casi omosessuale senza volerlo e in modo irreversibile, cosi' che lo spazio lasciato alla libera scelta e' molto ridotto: "il compito dell'etica non sta quindi nell'insistere per modificare questa organizzazione psicosessuale, ma nel favorire per quanto possibile la crescita di relazioni più autentiche nelle condizioni date". Tenendo conto di questo punto di vista, il punto focale della richiesta di un riconoscimento pubblico dell'unione affettiva di due persone dello stesso sesso e' che racchiude in se' la volonta' di un riconoscimento tout court di se stessi, che e' la base di una completa autostima sociale. La lotta per il riconoscimento dei diritti civili e sociali diventa allora "uno sforzo per entrare con il proprio progetto di vita nel ciclo di vita della societa' nel suo insieme, contribuendovi positivamente, in maniera non concorrente, non surrogata della coppia eterosessuale, con una specificita' pero' ancora da focalizzare".
La Chiesa, che finora ha visto spesso come non autentico e disordinato l'amore omosessuale, non ha pero' davvero esplorato tutta la questione, non interrogandosi sulla rilevanza sociale di una coppia stabile nella ricerca del bene comune. Anche il Concilio Vaticano II infatti individua il bene comune come "l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e speditamente" (Gaudium et spes, n.26). E allora chiaro che prendersi cura stabilmente dell'altro, in ogni tipo di relazione, non puo' che essere visto come una forma di realizzazione del soggetto e al tempo stesso come un contributo prezioso alla vita sociale. Pur mantenendo chiare le distinzioni dal matrimonio, ne segue la difficolta' a sostenere che il riconoscimento di alcuni diritti e responsabilita', fondate sulla continuita' e stabilita' di convivenza e di una relazione affettiva, costituirebbe una svalutazione dell'istituto matrimoniale o una modificazione profonda e negativa dell'organizzazione sociale. E certamente si debbono includere tra i rapporti riconosciuti come stabili anche quelli tra persone dello stesso sesso, non perche' ci si basi sulla loro connotazione omosessuale, ma per la loro rilevanza sociale e costituzionale (Art. 2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita', e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarieta' politica, economica e sociale). Conclude dunque lo studio:

Il riconoscimento giuridico del legame tra persone dello stesso sesso, quale presa d’atto di relazioni già in essere, trova la sua giustificazione in quanto tale relazione sociale concorre alla costruzione del bene comune. Prendersi cura dell’altro, stabilmente, è forma di realizzazione del soggetto e al tempo stesso contributo alla vita sociale in termini di solidarietà e condivisione. Ed è proprio per questa relazionalità che il legame tra persone dello stesso sesso, così come avviene per altre forme di relazione sociale, può essere garantito, non nella forma di un privilegio concesso in funzione della particolare relazione sessuale, ma nel riconoscimento del valore e del significato comunitario di questa prossimità.
La politica e la norma di legge esauriscono qui il proprio compito, prendendo atto senza ulteriori precisazioni di un legame in essere. Non spetta al legislatore indagare in che modo la relazione viene vissuta sotto altro profilo che non sia quello impegnativo, ma necessariamente generico, dell’assunzione pubblica della cura e della promozione dell’altro e di altri — che assumono tipologie e manifestazioni diverse —, fatto salvo intervenire quando vengano meno il rispetto e la tutela della persona, con danno conseguente. Invaderebbe campi che non le appartengono una scelta politica che volesse stabilire a priori forme accettabili di espressione di quel legame — ad esempio affettiva e sessuale — e in base a esse riconoscere e garantire determinate tutele. Nel riconoscimento dei propri limiti e quindi delle proprie responsabilità la politica e il potere dello Stato mostrano rispetto per le persone e ne riconoscono la priorità.
In questo quadro la scelta di riconoscere il legame tra persone dello stesso sesso appare giustificabile da parte di un politico cattolico. Essa rappresenta un’opzione confacente al bene comune, di promozione di un legame socialmente rilevante, di un punto di equilibrio in un contesto pluralista in cui potersi riconoscere, di risposta praticabile a una esigenza presente nell’attuale contesto storico. E ciò senza mettere in discussione il valore della famiglia, evitando così indebite analogie, abusi e pericolosi scivolamenti verso ulteriori pretese.


Ne consiglio la lettura anche a Binetti e compagnia: un'ottica equilibrata e capace di coniugare, dall'interno della Chiesa, visioni diverse. Di associare alla richiesta di diritti e di riconoscimento i doveri e responsabilita' verso l'altro e verso la societa', insistendo sulla valenza sociale della stabilita' affettiva. Altro che tolleranza discreta e prudente, nel tentativo (vano?) di contenere il fenomeno senza legittimarlo. Buona lettura.

giovedì 24 luglio 2008

Sotto i Portici


Intendo per passione la capacita' di resistenza e di rivolta; l'intransigenza nel rifiuto del fariseismo, comunque mascherato; la volonta' di azione e di dedizione, il coraggio di sognare in grande; la coscienza del dovere che abbiamo, come uomini, di cambiare il mondo in meglio, senza accontentarci di mediocri cambiamenti di scena che lasciano tutto com'era prima: il coraggio di dire no quand'e' necessario, anche se dire si' e' piu' comodo, anche se per questo bisogna pagare un prezzo

Gianni Rodari, da Pensieri per genitori

Sto leggendo uno splendido libricino di Franco Vaccari, Portici - Politica vecchia e nuova passione, segnalatomi dal Suro. Un bignami di quello che significa buona politica, passione e volonta' di cambiamento. Per chi sa che chi non immagina il proprio domani e la strada per raggiungerlo ha poche speranze di conquistarlo, e nel migliore dei casi vivra' in quello costruito da qualcun'altro. Per chi, nell'Italia del "si salvi chi puo'", dove ognuno pensa solo al suo orticello per accumulare altra solitudine, vuole invece scendere a passeggiare sotto i portici, a rischiare di costruire insieme la casa comune, forse un po' diversa da come desidera ma sicuramente migliore. Portici e' anche un blog...

lunedì 7 aprile 2008

Il ponte


Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra. «Ma quale è la pietra che sostiene il ponte?» chiede Kublai Kan. «Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra» risponde Marco «ma dalla linea dell’arco che esse formano». Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: «Perché mi parli delle pietre? E’ solo dell’arco che m’importa». Polo risponde: «Senza pietre non c’è arco».
Italo Calvino, Le città invisibili

Perche' votare, e votare PD? In questi giorni sto parlando con molti amici. Per confrontarmi con il loro punto di vista, e gia' che ci sono per cercare di convincere i famosi 5 indecisi che ci ha raccomandato Uolter. Per ora sono a 4 e mezzo, ma mi ha colpito il gran numero di persone che nauseata dagli esiti della scorsa legislatura, dai toni e dai temi della campagna elettorale che la destra ha imposto e proposto, dall'inerzia del paese nei confronti di un cambiamento vero e profondo, ha deciso di non esercitare il proprio diritto di voto, a dire la loro sulla gestione del bene di tutti. Io credo che questa sia la rovina maggiore e l'eredita' peggiore di questi anni di Berlusconismo e di governi deboli e incapaci di reggere saldamente il timone. Credo non ci sia niente di peggiore che sostituire in una persona la volonta' di contribuire con il proprio voto alla costruzione del bene comune, con una consapevolezza di inutilita' e di disillusione. Eppure sento, sempre piu' forte, spirare un'aria nuova. E per contribuire nel mio piccolo a far si' che possa gonfiare al piu' presto le vele italiane, ho deciso di scrivere, da qua al 12 Aprile, una serie di post con qualche buona ragione per andare a votare, e votare PD.

Si comincia dal ponte. Perche' il ponte (non quello di Messina...) e' una delle urgenze maggiori per la societa' italiana. Una societa' che ha bisogno di lavorare per unire e non per dividere. Che ha bisogno come non mai di mettere in comunicazione e in confronto fra loro le diverse anime che la compongono, anime che finora si sono solamente arroccate, ognuno dietro la sua trincea, a difesa dei loro privilegi di casta o corporazione. Che sono state capaci soltanto di urlarsi addosso e di cospargersi vicendevolmente di pomodori, di insulti, di raggirarsi a vicenda. Spinte da una destra che in questi anni non ha fatto altro che soffiare sul fuoco del particolarismo e dell'egoismo, sull'idea che insieme si puo' solo affondare, si salvi chi puo'. Con il risultato che mentre chi puo' cerca la propria scialuppa, l'acqua nella stiva si alza sempre piu' velocemente. Citava qualche tempo fa in un bel post Kkarl una chiarissima frase di Adriano Sofri a Giuliano Ferrara, che sta portando avanti una campagna esemplare di questo modo di intendere la politica a cui accennavo: "… tuttavia, anche se avessi ragione, hai torto. Perché hai eccitato e guadagnato applausi di una parte e rabbia di un’altra. Le parti sono rimaste quelle di prima: solo più distanti e più impazienti". Come piu' distanti e impazienti, chiuse e in difesa, sono da decenni le posizioni diverse in Italia su ogni tema: sociale, economico, etico, e addirittura tecnico in tempi di mondiali o di finali di coppa. In questa situazione, terribile e prossima al tracollo, e' nato, finalmente, un partito nuovo. Un partito ponte, fatto di coerenza e di mediazione. Fatto di incontro fra
le grandi tradizioni riformiste e progressiste del nostro paese, quella cattolica e quella socialista, che si sono finalmente incontrate e accasate in uno spazio condiviso. Ognuno con le proprie radici e i propri bagagli, ma con la voglia di aprirli e condividerli con chi su molti punti ha una visione comune, mentre su altri ha un'angolazione diversa. Per raggiungere un progetto di sintesi culturale, politica e fattiva che risponda alle esigenze di una società plurale, e da troppo tempo contrapposta. Un partito ponte tra un passato fatto di campanili e trincee e un futuro di dialogo e di crescita; un partito ponte da corporazioni di particolarismi a una societa' feconda. Capace di pensare e progettare, basta leggersi il programma, un paese piu' omogeneo e piu' giusto, dove favoritismi, corruzione e privilegi lascino il posto a una vera redistribuzione delle risorse e della ricchezza, al primato del merito e delle pari opportunita' per tutti. Un partito che e' stato assediato fin dal suo nascere dal tentativo, non riuscito, di lacerare le sue anime cosi' faticosamente, e fecondamente, riunite con un dibattito sulla laicita' posto su un piano unicamente e aspramente conflittuale, soffiando su venti di filopapismo e anticlericalismo sollevati ad arte da una parte e dall'altra dal Family Day in poi. Eppure il PD ha resistito e sta resistendo, convinto che la negoziabilita' dei valori, come ha detto Rosy Bindi, sia la garanzia della loro fecondita' nella storia. Convinto che laicita' non significa negare l'altro e le sue convinzioni, ma trovare un fecondo dialogo fra anime diverse, comprendendo le realta' e i problemi da ogni punto di vista, senza pregiudizi e verita' assolute dietro cui mascherarsi per ignorare i problemi e la complessita' della realta'. Convinto che candidare operai e imprenditori, cattolici e atei, non sia una contraddizione ma una ricchezza. Perche' l'arco e' fatto di pietre.
A dimostrazione di quanto sia molto piu' difficile costruire ponti che distruggerli, l'immagine quassu' del ponte di Mostar, preso a cannonate proprio perche' simbolo dell'alleanza tra due mondi che si volevano ad ogni costo separare. Tutta la guerra nell ex-Jugoslavia e' stata in generale la dimostrazione del risultato di una politica che mira a dividere, di come sia troppo piu' facile abbattere e mettere le persone l'una contro l'altra che gettare ponti e confronti. Diceva invece Danilo Dolci in una splendida poesia che "Rivoluzione è incontrarsi con sapiente pazienza". Ecco, appunto. Una rivoluzione vera si puo' fare. Si deve fare. Anche per questo Domenica andro' a votare, e votero' PD. (1-continua)