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mercoledì 26 agosto 2009

Eppure Italia e' parola aperta


Diceva Erri De Luca qualche anno fa nell'introdurre il suo poema, epico, sui migranti di oggi:

Le coste del Mediterraneo si dividono in due, di partenza e di arrivo, pero' senza pareggio: piu' spiagge e piu' notti di imbarco, di quelle di sbarco, toccano Italia meno vite, di qunate salirono a bordo. A sparigliare il conto la sventura, e noi parte di essa. Eppure Italia e' una parola aperta piena d'aria.

Anche per Titti sono state piu' le notti di spiaggia e di attesa dell'imbarco. Ci ha messo un anno, 4 mesi e 21 giorni per arrivare in Italia. E dei suoi compagni di viaggio, su un gommone lasciato dai mercanti di uomini alla deriva con troppa poca benzina, solo 5 su 78 che erano hanno raggiunto l'Italia dopo 21 giorni e 21 notti in mare senza nulla, lasciati alla deriva da pescherecci imparuti dalle conseguenza di accogliere a bordo dei clandestini. Come molti altri sfuggiti ai campi e agli aguzzini degli "amici" libici, Titti racconta su Repubblica la sua storia, dal suo letto di ospedale. Eppure appena sbarcati politici e giornalai non volevano credere al loro racconto, e le loro condizoioni non erano "abbastanza gravi" da rendere verosimile un soggiorno cosi' prolungato in mare. Per non dover cedere alla vergogna.
Credo che chi si vanta dei respingimenti, pensa che la soluzione sia tenere la disperazione lontano dagli occhi, scherza con la tragedia dei barconi e pretende di insegnare i comandamenti ai vescovi farebbe bene ad andare in quell'ospedale, guardare Titti negli occhi, e poi riscrivere le regole per poter vivere in Italia.

martedì 24 marzo 2009

Con l'aiuto di Hölderlin


Il 24 Marzo 1999 la NATO iniziava il bombordamento di Belgrado nell'ambito delle operazioni per la guerra in Kosovo. Mentre ricevo un twitter di D'Alema "Rifarei lo stesso col senno di poi", io mi rileggo Erri De Luca che in quei giorni era a Belgrado, con l'aiuto di Holderlin:

Il mese di Maggio del novantanove
i belgradesi facevano gli astronomi
e scrutavano i cieli.

Il suolo esplodeva, tremavano le pietre

piu' dei cani, dei vecchi, dei bambini.

Le bombe alla grafite avevano staccato l'elettricita',

al buio aumentava la fraternita'.

"Dove esiste pericolo,
cresce
pure quello che salva"
(Wo aber Gefahr ist, wächst / das Rettende auch).

Il poeta non era a Belgrado quel mese di Maggio,

era morto da un secolo e mezzo,
le sue pagine si', stavano in tasca mia

da contraerea, da salvacondotto.

In guerra le parole dei poeti proteggono la vita

insieme alle preghiere di una madre.

In una guerra gli orfani e quelli senza un libro
stanno allo scoperto.


Erri De Luca, Opera sull'acqua e altre poesie.


sabato 3 maggio 2008

Indifferenti


Nel mio vocabolario personale alla parola "indifferenza" ho scritto: incapacita' di distinguere le differenze. Indifferenza non e' un infischiarsene del mondo, piuttosto un disturbo della percezione per cui non si riesce a distinguere la differenza fra realta' e messinscena. Si assiste da inerti a una violenza, a una disgrazia perche' si crede di essere a una rappresentazione, gratis, in cui si e' tenuti a fare gli spettatori. E non si e' mai visto uno del pubblico che salti di palcoscenico per impedire a Otello di uccidere Desdemona. Chi si crede spettatore si gode lo spettacolo.
L'indifferenza e' il disturbo opposto a quello di Don Chisciotte che si immischiava di tutti i fatti e i guai degli altri. Anche lui distingueva male la realta', soffrendo pero' di un interventismo estremo. Irrompe anche in uno spettaolo di marionette, facendo una strage di pupazzi, credendoli nemici. Prende lo spettacolo per realta' e mal si contenta di essere spettatore. In ascolto dei notiziari televisivi bisognerebbe sciacquarsi un po' gli occhi con il febbrile collirio di Don Chisciotte, sentirsi un po' meno spettatori, un po' meno parte di un'audience, un poco membri di una cavalleria errante e irritabile.
Uno dei verbi di Elohim nella creazione e' "dividere/distinguere". "E divise/distinse Ehlohim tra la luce e la tenebra" (1,4), "e ci fu distinzione/divisione fra acque e acque" (1,6) e altri ancora. La creazione procede per divisioni a due, per biforcazioni, come il sangue del cuore. Chi non sa distinguere inceppa il lavoro della creazione che non si e' esaurito nei 7 giorni. L'indifferenza e' un torto contro il creato, non contro la societa'.

Erri De Luca (da Alzaia, 2004)


lunedì 29 ottobre 2007

Altri semi nel solco


Una nuova tragedia al largo delle coste italiane. Altri semi nel solco. Quanti ancora, quanti?

Qualche verso di Erri De Luca, da leggere ascoltando Ludovico Einaudi piu' sotto, "Le onde".

Vogliono rimandarci indietro, chiedono dove stavo prima,
quale posto lasciato alle spalle.

Mi giro di schiena, questo e' tutto l'indietro che mi resta,
si offendono, per loro non e' una seconda faccia.

Noi onoriamo la nuca, da dove si precipita il futuro
che non sta davanti, ma arriva da dietro e scavalca.

Devi tornare a casa. Ne avessi una, restavo.
Nemmeno gli assassini ci rivogliono.

Rimetteteci sopra la barca, scacciateci da uomini,
non siamo bagagli da spedire e tu nord non sei degno di te stesso.

La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi,
nostra patria e' una barca, un guscio aperto.

Potete respingere, non riportare indietro,
e' cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata.
(Erri De Luca, da Sola Andata, Feltrinelli 2005)



lunedì 23 luglio 2007

Dopo


Dragan era Bosniaco, di professione manovale. Pare che gli slavi siano i muratori migliori, ma che in molti siano tornati a ricostruire il loro paese dopo la guerra. H.R. e' marocchino. Erano al mare, hanno visto due bambini in difficolta'. Sono quelli che si sono buttati in mare per salvarli. Dragan non sapeva neanche nuotare bene.

«Dragan e H. R. non appena hanno visto i bimbi in difficoltà, senza conoscersi, senza parlare la stessa lingua, non hanno perso un momento. E' bastato uno sguardo d'intesa e si sono buttati in acqua. In quel momento la spiaggia era affollata di bagnanti, ma solo loro si sono tuffati nel disperato tentativo di trarre in salvo i bimbi. La corrente in quel punto è fortissima, i due giovani hanno speso tutte le energie per cercare di salvarli. La riva era lì a due passi, ma sembrava irraggiungibile. Intanto a terra montava l'angoscia. All'apprensione per i due fratellini si aggiungeva l'ansia per Dragan che non ce la faceva più a lottare contro la corrente. Zurica la sorella del manovale bosniaco iniziava a urlare disperata. Con lei c'erano il marito e il figlio. Sono stati minuti drammatici con la famiglia di Roncade che nel frattempo si allontanava»

Dragan in Bosnia non potra' piu' tornarci. Chissa' se si sarebbe buttato lo stesso. Chissa' se H.R. si buttera' la prossima volta, anche senza un grazie.

Ma sono loro, gli altri, quelli che si salveranno, nonostante la nostra boria. Dopo. O che ci salveranno adesso, domani.

Dopo

Non quelli dentro il bunker,
non quelli con le scorte alimentari, nessuno di citta',
si salveranno indios, balti, masai,

beduini protetti dal vento, mongoli su cavalli,

e poi uno di Napoli dentro al Vesuvio,

e un ebreo avvolto in uno sciame di parole,
per tradizioni illesi dentro fornaci ardenti.

Si salveranno piu' donne che uomini,

piu' pesci che mammiferi,

sparira' il rock and roll, resteranno le preghiere,

scomparira' il denaro, torneranno le conchiglie.

L'umanita' sara' poca, meticcia, zingara

e andra' a piedi. Avra' per bottino la vita
la piu' grande ricchezza da trasmettere ai figli.

(Erri De Luca, Sola Andata, 2005)

sabato 30 giugno 2007

Valore

Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale,
l'assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finche' dura il pasto,
un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si e' risparmiato,
due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varra' piu' niente
e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe, tacere in tempo,
accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.

Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord,
qual'e' il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l'uso del verbo amare
e l'ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca, da Opera sull'acqua e altre poesie, Einaudi, 2002



Stasera festa all'istituto. Ho pensato a cosa ha valore, ma poco ne ho trovato. O forse e' solo lo spirito che mi manca per festeggiare, e folleggiare. In fondo quello, almeno, e' valore.

sabato 2 giugno 2007

La festa e i semi nel solco

"... forse qualcuno domani dimentichera'
alla porta di casa il suo nome dimentichera'
perduto alla notte
e perduto anche al giorno che arriva
perduto alla notte
e al giorno che passa e consuma
perche' un nome e' perduto per sempre
se nessuno lo chiama..."

Gianmaria Testa, Forse qualcuno domani

Oggi, 2 Giugno, e' la festa della Repubblica Italiana, nata col referendum 61 anni fa. Nel messaggio televisivo il presidente della Repubblica Napolitano inizia cosi': "È una ricorrenza da celebrare in spirito di unità: cittadini, istituzioni, Forze Armate, italiani all'estero." Fa piacere che il presidente si ricordi di noi italiani all'estero. E' una posizione che ci regala forse un punto di vista privilegiato sulla situazione della penisola, ma difficile da vivere, specialmente per chi da tempo, o da generazioni, e' lontano dall'Italia. Sono via da pochi mesi, ma gia' mi sento oscillare tra la difesa della mia identita' e l'integrazione con la realta' e il tessuto sociale che ho di fronte ogni giorno.

Forse per questo da qua sento ancora piu' vicino il dramma delle migliaia di profughi che decidono di lasciare le loro case, le loro famiglie, i loro amici e partire dai porti del sud del mondo per avere in una terra straniera, e spesso ostile, quella possibilita' che in patria non possono avere. Forse per questo mi si stringe lo stomaco ogni volta che il tempo e il mare migliorano, e nuovi barconi partono dai porti d'Africa verso le nostre isole. E anche ieri 21 cadaveri sono stati tratti dalle acque del canale di Sicilia. Sono quasi 9000 soltanto le morti appurate in 20 anni di viaggi di migranti verso l'Europa.
Nei canali di Otranto e Sicilia
migratori senz'ali, contadini di Africa e di oriente
affogano nel cavo delle onde.
Un viaggio su dieci si impiglia sul fondo,
il pacco dei semi si sparge nel solco
scavato dall'ancora e non dall'aratro.
La terraferma Italia e' terrachiusa.
Li lasciamo annegare per negare.

(Naufragi, di Erri De Luca, da Opera sull'acqua e altre poesie)

Oggi allora mettero' su un disco bellissimo, "Da questa parte del mare" di Gianmaria Testa. Un disco che ci ricorda che "eppure lo sapevamo anche noi", che cinquanta anni fa come ancora oggi si parte dall'Italia per cercare qualcosa che in patria non si puo' trovare. Ma mentre noi partiamo da una terra che non ci vuole, che non ha posto per noi, per un'altra che non ci assomiglia, ben piu' disperati e in condizioni pazzesche in migliaia partono, come cantava Fossati, "da una terra che ci odia verso un'altra che non ci vuole". Per giocarsi quella possibilita', per quella dignita', per una speranza di riscatto. E mentre ascolto, sfogliero' un libro molto bello di Erri De Luca, Solo andata, un viaggio in versi verso i porti del nord.
Potete respingere, non riportare indietro, e' cenere
dispersa la partenza, noi siamo solo andata

sabato 19 maggio 2007

Predica

Vivi da avventuroso come fanno i santi, le cicogne,
vivi da prosciugato come fa l'erba nella siccita',
s'accuccia sottoterra per risorgere sotto l'acquazzone.
Vivi da polline sprecato un milione di volte
ai marciapiedi, ai sassi e una sola volta per caso nell'ovario.
Vivi da disertore di una guerra,
proclama i vinti non il vincitore,
brinda all'insurrezione dei bersagli.
Prendi a braccetto sorellina morte
che gia' t'avra' cercato qualche volta
di' che l'inviti al cinema, che danno la tua vita,
seduta alla tua destra,
dille di prepararsi
che passerai tu a prenderla a quell'ora.

Erri De Luca (da Solo Andata, Feltrinelli 2005)