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lunedì 31 ottobre 2011

Doppietta



Ancora un maschio!

venerdì 28 ottobre 2011

Il bianco

 

... non fa per te, non fa piu' per me ...

Dall'album Ancora un ballo di Maurizio Geri, cantata con Ginamaria Tersta e dedicata alla figura del clown bianco.

mercoledì 26 agosto 2009

Eppure Italia e' parola aperta


Diceva Erri De Luca qualche anno fa nell'introdurre il suo poema, epico, sui migranti di oggi:

Le coste del Mediterraneo si dividono in due, di partenza e di arrivo, pero' senza pareggio: piu' spiagge e piu' notti di imbarco, di quelle di sbarco, toccano Italia meno vite, di qunate salirono a bordo. A sparigliare il conto la sventura, e noi parte di essa. Eppure Italia e' una parola aperta piena d'aria.

Anche per Titti sono state piu' le notti di spiaggia e di attesa dell'imbarco. Ci ha messo un anno, 4 mesi e 21 giorni per arrivare in Italia. E dei suoi compagni di viaggio, su un gommone lasciato dai mercanti di uomini alla deriva con troppa poca benzina, solo 5 su 78 che erano hanno raggiunto l'Italia dopo 21 giorni e 21 notti in mare senza nulla, lasciati alla deriva da pescherecci imparuti dalle conseguenza di accogliere a bordo dei clandestini. Come molti altri sfuggiti ai campi e agli aguzzini degli "amici" libici, Titti racconta su Repubblica la sua storia, dal suo letto di ospedale. Eppure appena sbarcati politici e giornalai non volevano credere al loro racconto, e le loro condizoioni non erano "abbastanza gravi" da rendere verosimile un soggiorno cosi' prolungato in mare. Per non dover cedere alla vergogna.
Credo che chi si vanta dei respingimenti, pensa che la soluzione sia tenere la disperazione lontano dagli occhi, scherza con la tragedia dei barconi e pretende di insegnare i comandamenti ai vescovi farebbe bene ad andare in quell'ospedale, guardare Titti negli occhi, e poi riscrivere le regole per poter vivere in Italia.

martedì 9 settembre 2008

Eppure lo sapevamo anche noi

Non il massimo come esordio di BeffaTube, ma si puo' sempre migliorare...



... lo sapevamo anche noi il colore dell'offesa
e un abitare magro e magro che non diventa casa
e la nebbia di fiato alla vetrine
e il tiepido del pane e l'onta del riufiuto...

mercoledì 20 agosto 2008

Due mesi



... non distingue più l'inizio di quando sono partite
sopra gli ormeggi e la zavorra sono partite
tolti gli ormeggi e la zavorra sono partite...

giovedì 15 novembre 2007

Con la Testa da un'altra parte

...Tutto è già qui
nell'ombra delle cose
l'amore che verrà

le partenze e poi le attese

tutto è già qui
anche se non si vede

tutto è già qui e non si lascia dire...


Fuga precipitosa dall'ufficio stasera: ho in tasca un biglietto per il concerto di Gianmaria Testa al Prinzregententheather. Scappo che ancora non e' chiaro se il voto finale sulla finanziaria ci sara' in serata oppure domani. Dopo lo scivolone di ieri proprio sulla borsa di Dottorato qualche preoccupazione c'e', seppure il Biscione abbia gia' fatto marcia indietro con la spalla dolorante sulla spallata. Insomma, c'e' la voglia di lasciarsi andare alle note di Gianmaria, e un po' di tensioni per le sorti del governo.
Ma bastano le prime note, la voce calda di Testa e quel suo piegarsi sulla chitarra come fosse una semplice estensione della sua spalla a metter da parte il Senato. Il concerto e' bellissimo, bravi i musicisti (applauso a scena aperta su un assolo di... valigia), emozionante come sempre e piu' sciolto del solito il cantautore-capostazione di Cuneo. Le musicalita' sono intense e lievi assieme, dolci di una delicatezza malinconica, ma capace di leggere la bellezza nelle cose piu' semplici.
La serata e' incentrata sull'ultimo concept-album sui migranti, ed e' curioso ascoltarlo da emigrante proprio in terra di Germania. "Eppure lo sapevamo anche noi l'amaro del partire": lo sappiamo ancora, anche se si parte con prospettive e motivazioni assai diverse.
"Tutto è già qui e non si lascia dire", ma la serata qualche chiave di lettura in piu' me la suggerisce, con una musica e una voce capace di avvologerti e scaldarti.
Tornato a casa apro, prosaisticamente, un browser: la Finanziaria e' approvata, i Diniani votano ma lasciano l'Unione. Class action, criteri sensati di stabilizzazione del precariato nella pubblica amministrazione, tetto ai salari dei manager pubblici, le misure gia' approvate del decreto fiscale e altro ancora. Buone cose, ma come lo stesso Dini sottolinea nel suo discorso, bisogna fare di piu'. Solo che poi ne conclude la necessita' di uscire dall'Unione, mossa che puo' servire solo a riconsegnare il paese a una destra che si e' gia' dimostrata capace di portarlo sull'orlo del baratro. Chissa' se andandosene lascera', almeno, la porta aperta e una manciata di polvere di gesso...

sabato 2 giugno 2007

La festa e i semi nel solco

"... forse qualcuno domani dimentichera'
alla porta di casa il suo nome dimentichera'
perduto alla notte
e perduto anche al giorno che arriva
perduto alla notte
e al giorno che passa e consuma
perche' un nome e' perduto per sempre
se nessuno lo chiama..."

Gianmaria Testa, Forse qualcuno domani

Oggi, 2 Giugno, e' la festa della Repubblica Italiana, nata col referendum 61 anni fa. Nel messaggio televisivo il presidente della Repubblica Napolitano inizia cosi': "È una ricorrenza da celebrare in spirito di unità: cittadini, istituzioni, Forze Armate, italiani all'estero." Fa piacere che il presidente si ricordi di noi italiani all'estero. E' una posizione che ci regala forse un punto di vista privilegiato sulla situazione della penisola, ma difficile da vivere, specialmente per chi da tempo, o da generazioni, e' lontano dall'Italia. Sono via da pochi mesi, ma gia' mi sento oscillare tra la difesa della mia identita' e l'integrazione con la realta' e il tessuto sociale che ho di fronte ogni giorno.

Forse per questo da qua sento ancora piu' vicino il dramma delle migliaia di profughi che decidono di lasciare le loro case, le loro famiglie, i loro amici e partire dai porti del sud del mondo per avere in una terra straniera, e spesso ostile, quella possibilita' che in patria non possono avere. Forse per questo mi si stringe lo stomaco ogni volta che il tempo e il mare migliorano, e nuovi barconi partono dai porti d'Africa verso le nostre isole. E anche ieri 21 cadaveri sono stati tratti dalle acque del canale di Sicilia. Sono quasi 9000 soltanto le morti appurate in 20 anni di viaggi di migranti verso l'Europa.
Nei canali di Otranto e Sicilia
migratori senz'ali, contadini di Africa e di oriente
affogano nel cavo delle onde.
Un viaggio su dieci si impiglia sul fondo,
il pacco dei semi si sparge nel solco
scavato dall'ancora e non dall'aratro.
La terraferma Italia e' terrachiusa.
Li lasciamo annegare per negare.

(Naufragi, di Erri De Luca, da Opera sull'acqua e altre poesie)

Oggi allora mettero' su un disco bellissimo, "Da questa parte del mare" di Gianmaria Testa. Un disco che ci ricorda che "eppure lo sapevamo anche noi", che cinquanta anni fa come ancora oggi si parte dall'Italia per cercare qualcosa che in patria non si puo' trovare. Ma mentre noi partiamo da una terra che non ci vuole, che non ha posto per noi, per un'altra che non ci assomiglia, ben piu' disperati e in condizioni pazzesche in migliaia partono, come cantava Fossati, "da una terra che ci odia verso un'altra che non ci vuole". Per giocarsi quella possibilita', per quella dignita', per una speranza di riscatto. E mentre ascolto, sfogliero' un libro molto bello di Erri De Luca, Solo andata, un viaggio in versi verso i porti del nord.
Potete respingere, non riportare indietro, e' cenere
dispersa la partenza, noi siamo solo andata