La storia del mondo in 100 secondi
La storia del mondo visualizzata sulla base di 15500 eventi estratti da Wikipedia
A History of the World in 100 Seconds from Gareth Lloyd on Vimeo.
Se l'occhio non si esercita, non vede.
Se la pelle non tocca, non sa.
Se l'uomo non immagina, si spegne.
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beffatotale
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Categorie: chiesa, el salvador, giustizia, oscar romero, rivoluzione, storia, sud
30 anni fa, il 12 Febbraio 1980, nell'atrio dell'Universita' La Sapienza fu ucciso dalle BR Vittorio Bachelet. Rosy Bindi, accanto a lui al momento dell'agguato, ama ripetere che Vittorio "è stato soprattutto un uomo di dialogo. Non rinunciava alle sue idee, ma le aveva talmente forti da potersi permettere il confronto con tutti". Ha mostrato quale sia la strada giusta per l'impegno dei cristiani in politica, cosi' diversa da quella urlata e fatta di contrapposizioni degli atei devoti di oggi. Sul suo blog Rosy Bindi ne ricorda la lezione cosi':
[...] Siamo ancora immersi nelle contraddizioni di una democrazia bloccata e incompiuta, sulla Costituzione ci si interroga non per attuarla, ma per modificarla nel suo impianto fondamentale. La società è investita da profonde lacerazioni e disuguaglianze e sembra rifiutare ogni offerta culturale e politica per essere più giusta, solidale e inclusiva. Ancora ci sfidano la povertà e la guerra. Ma ai cristiani non è chiesto di stare alla finestra, con uno sguardo di estraneità o peggio di diffidenza verso il mondo. Ci è chiesto, come ripeteva spesso Bachelet, «di saper vedere i segni dei tempi e saperli giudicare alla luce della fede. L'atteggiamento del cristiano di fronte alla vicenda della storia umana deve essere insieme di ascolto e di annuncio, di accoglienza e di superamento. L'ottimismo con cui possiamo guardare alla vicenda umana è l'ottimismo della redenzione, cioè della croce e della resurrezione. E un atteggiamento che consente di guardare con amore capace di ogni accoglienza alla realtà umana è quello penetrante e libero dello spirito delle Beatitudini»
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beffatotale
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Categorie: anniversario, bachelet, bindi, brambilla, storia
Ieri sera immersione nelle vergogne d'Italia con i fratelli Severini, nel nuovo auditorium ARCI Exfila di Firenze. Lo spettacolo in qualche parte d'Italia ha avuto vita difficile, segno che far ricordare e' ancorsa un mestiere sgradito. A dire il vero non ci convince troppo Daniele Biacchessi, l'indignato attore che accompagna i Gang nella rilettura della storia italiana dalla resistenza a via de'Georgofili. Ma i Severini sono sempre loro, anche in formazione ridotta, e il finale con "Le storie di ieri" vale il prezzo del biglietto...
Per l'Europa il simbolo condiviso di quanto avvenne nel 1989 è la caduta del muro di Berlino, nel novembre di quell'anno. In Romania però i cambiamenti arrivarono con più di un mese di ritardo, con quella che è stata poi definita la “rivoluzione” del dicembre 1989. A Timişoara le manifestazioni e gli scontri contro il regime di Ceauşescu iniziarono il 16 dicembre. Da quel momento tutto successe molto in fretta. Troppo in fretta per qualcuno, in un susseguirsi di avvenimenti mai del tutto chiariti e probabilmente pilotati dai servizi segreti. Il 22 dicembre, 20 anni fa esatti, Ceauşescu scappò da Bucarest, per essere catturato, processato in una scuola elementare e subito fucilato con la moglie il giorno di Natale.
Quando crolla l'ultimo bastione della cortina di ferro, quello che resta della Romania sembra un mondo di altri tempi, governato per decenni da un vampiro come il leggendario Dracula. Di Bucarest s’erano perse le tracce, da quando negli anni Sessanta e Settanta Ceausescu veniva lodato e riempito di crediti da tutti i solerti leader occidentali, Nixon in testa, che scambiavano la sua politica opportunistica per un coraggioso percorso autonomo da Mosca. Sotto gli interessi e i miraggi, il comunismo rumeno era degenerato in un sultanato, in mano a una coppia i cui capricci decidevano le sorti dello stato. Nicolae ed Elena, lui il «Conducător», «il Genio dei Carpazi» e «il Danubio del pensiero», lei «la fiaccola del partito» e «la saggia di grande nomea», per usare appellativi, fra i più sobri, con cui venivano celebrati dai poeti di corte. Avevano inventato «il socialismo in una sola famiglia», parenti ovunque a presidiare i cardini di un sistema di potere che aveva stremato il paese oltre ogni limite di immaginazione. Niente riscaldamento nelle case, niente cibo nei negozi, salari di fame, esportazione di tutte le materie prime nel tentativo di ripianare l'enorme debito estero, controllo ossessivo su tutta la popolazione: la Securitate non aveva nulla da invidiare alla Stasi, con un agente in ogni condominio. Anche il possesso di una macchina da scrivere doveva essere registrato negli archivi.
Anni dopo la caduta del regime, nel 1995, ebbi l'occasione di lavorare per un paio di intense settimane in quello che restava (dopo il completo restyling di un gruppo incredibile di suore di Madre Teresa) di uno dei piu' vergognosi lasciti del regime, le migliaia di orfanotrofi-lager, bacino per i reclutatori della polizia politica e risultato della folle politica demografica del regime che costringeva ogni donna a partorire almeno 4 figli. Dove i bambini venivano tenuti richiusi in celle di pochi metri quadrati con il pavimento in discesa, per meglio raccogliere nello scarico al centro della stanza avanzi di cibo digeriti e non e sudiciume vario, in modo da selezionare i piu' coriacei per le operazioni della Securitate. E all'epoca i carri a cavallo nelle strade di periferia, territorio di branchi di cani randagi, erano ancora in numero simile alle utilitarie Dacia di fabbicazione locale con vecchie catene di montaggio Volkswagen.
Segnalo un bel reportage di Paolo Rumiz su Repubblica di oggi (che purtroppo non ho trovato in rete), sulla Romania a 20 anni dall'anniversario della fuga del dittatore. Tra l'indifferenza dei giovani, la rimozione degli anziani e le piccole e grandi manie del padre padrone come il guardaroba sterminato conservato nel piu' grande edificio del mondo dopo il Pentagono, il palazzo "Casa del Popolo" che si era fatto costruire nel megalomane piano di ristrutturazione della citta' che ricostrui' piu' di un quinto di Bucarest. Buona lettura.
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Categorie: anniversario, ceausescu, rivoluzione, romania, rumiz, storia
Venti anni fa, il 9 Novembre 1989, si apriva in maniera rocambolesca (peraltro innescata da una domanda di un giornalista fiorentino) la prima breccia nel muro che circondava Berlino Ovest. Erano gli anni in cui le cortine di ferro si sgretolavano fra i baffoni di Walesa e la voglia di Gorbačëv, tra i giovani che ovunque nei paesi di influenza sovietica chiedevano liberta', trasparenza e rinnovamento. Solo pochi anni dopo le cartine degli atlanti e quelle appese nelle classi erano da buttare, carta straccia trascinata dal vento di cambiamento che soffiava da est. Ma la stessa cancelliera tedesca avverte che se l'unificazione e' da tempo su quelle cartine, e' ancora incompiuta nella testa e nelle tasche dei tedeschi.
Qui una bella storia fotografica del muro, e alcuni interessanti link per chi mastica il tedesco si trova su Concausa. Sperando che questo anniversario possa servire a ricordarci che esistono ancora nel mondo migliaia di chilometri di muri a separarci, dalla Palestina al Saharawi, senza contare quelli fatti non di pietra ma da braccia di mare, odio e intolleranza.
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Categorie: germania, muro, rivoluzione, storia
Vent’anni fa, il 4 Giugno del 1989, l’esercito cinese apriva il fuoco sulla folla di studenti riuniti in piazza Tiananmen in nome della democrazia, uccidendo centinaia di persone. Ogni anno, in occasione dell’anniversario della strage, la Cina rafforza le misure di sicurezza e soffoca ogni voce dissidente. E quest’anno le restrizioni sono state particolarmente dure. Oltre a bloccare migliaia di forum e di siti internet, le autorità hanno vietato l’accesso alla piazza alle troupe televisive e ai fotografi stranieri. Decine di dissidenti, residenti anche a centinaia di chilometri da Pechino, sono stati preventivamente arrestati o messi agli arresti domiciliari. Sono passati vent'anni, ma molto pare essere sempre uguale.
I neo-fascisti attualmente al governo del paese stanno tentando per l'ennesima volta di equiparare i Repubblichini di Salo', che cercarono di consegnare l'Italia a Hitler, ai partigiani che lottarono per la liberta'. Il disegno di legge 1360 infatti, che ha come primo firmatario l'onorevole socialista Lucio Barani (gia' sindaco di Aulla, famoso per aver creato durante il suo mandato il primo e unico comune "dedipietrizzato" e a far erigere nella piazza del comune, intitolata a Bettino Craxi, una statua commemorativa dello stesso), chiede di istituire un Ordine del Tricolore, con tanto di vitalizio, sia per i partigiani sia per coloro che hanno aderito alla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini: "Non s'intende proponendo l'istituzione di questo Ordine sacrificare la verità storica di una feroce guerra civile sull'altare della memoria comune, ma riconoscere, con animo oramai pacificato, la pari dignità di una partecipazione al conflitto avvenuta in uno dei momenti più drammatici e difficili da interpretare della storia d'Italia; nello smarrimento generale, anche per omissioni di responsabilità ad ogni livello istituzionale, molti combattenti, giovani o meno giovani, cresciuti nella temperie culturale guerriera e «imperiale» del ventennio, ritennero onorevole la scelta a difesa del regime, ferito e languente; altri, maturati dalla tragedia in atto o culturalmente consapevoli dello scontro in atto a livello planetario, si schierarono con la parte avversa, «liberatrice», pensando di contribuire a una rinascita democratica, non lontana, della loro Patria".
Tralasciando l'ovvio fatto che la continuita' dello Stato Italiano dopo l'8 settembre non puo' essere negata, e che quindi i Repubblichini non possono che essere considerati come nemici, segnalo il commento di Vassalli a proposito: "Ma cosa vogliono ancora? Hanno avuto tutto, l'amnistia di Togliatti, la legittimazione democratica immediata, l'Msi in Parlamento, adesso sono al potere. Eppure vanno avanti, incuranti del fatto che non esiste paese in Europa dove i collaborazionisti del nazismo sono premiati".
Purtroppo pero' la notizia gravissima non e' il gia' grave e vile tentativo di riscrivere la storia da parte dei neofascisti ripuliti e dei loro amici, ma che tra i firmatari del disegno di legge ci sono anche due deputati del Partito Democratico: Franco Narducci e Giampaolo Fogliardi. Di seguito la lettera che ho inviato a entrambi.
Gentili Onorevoli Fogliardi e Narducci,
leggo con stupore nella bozza di proposta di legge numero 1360 per l' "Istituzione dell'Ordine del Tricolore e adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra" il vostro nome fra i firmatari. Dietro la maschera di equiparare i combattenti della seconda guerra mondiale a quelli della prima come trattamento pensionistico, nella proposta si cerca infatti di equiparare "i combattenti che ritennero onorevole la scelta a difesa del regime ferito e languente e aderirono a Salò" ai partigiani che lottarono per la liberta' del paese contro il nazifascismo. Trovo particolarmente grave che rappresentanti di un partito che si rifa' anche nello statuto ai valori dell'antifascismo siano complici dell'ennesimo tentativo della destra di sovvertire la Storia d'Italia e le radici stesse della Repubblica.
Sperando in un mio errore, attendo con interesse le spiegazioni che spero riteniate opportuno fornire.
Distinti saluti
AGGIORNAMENTO
Mi risponde solerte Franco Narducci spiegando che ha ritirato la propria firma dal DDL:
Le dico subito, a scanso di equivoci, che ho ritirato da tempo la mia firma al DDL 1360, secondo le procedure previste dai regolamenti della Camera, e mi risulta che altrettanto abbiano fatto i colleghi Corsini e Cesario. Ricostruendo i fatti che mi avevano indotto a sottoscrivere il provvedimento, ritengo che del DDL in questione siano circolate alcune bozze differenti rispetto al testo divenuto poi definitivo e formalmente depositato. Purtroppo, come mi è stato detto dall'Ufficio per i testi normativi, non era più possibile ritirare le copie del DDL già stampate. Sulla mia scheda personale della home page della Camera, in ogni caso, non figura il DDL 1360 tra le proposte di legge da me firmate come cofirmatario. Condivido evidentemente, nel modo più assoluto, le Sue considerazioni e riflessioni sui valori dell'antifascismo e della Memoria, valori che sono alla base del ritiro della mia firma al provvedimento in oggetto.Colgo l'occasione per inviarle molti cordiali saluti.
On. Franco Narducci
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Categorie: augusto, beffa, cossiga, fascismo, partito democratico, storia, stragi
L'otto settembre del 1943 l'Italia si arrendeva. Il Re fuggito, nessuna disposizione dai comandi, l'esercito sbandato, l'occupazione tedesca. A Roma, a Porta San Paolo, gli antifascisti difendono la città dall'arrivo dei tedeschi. Inizia la Resistenza e la guerra di Liberazione, il riscatto del paese dall'incubo nazifascista. Oggi, sessantacinque anni dopo, il Capo dello Stato e i ministri in carica ricordano quella giornata storica, in cui i partigiani iniziarono la Liberazione e posero la pietra miliare su cui nacque la nostra Costituzione. Ma oggi gli eredi di quei fascisti che si schierarono quel giorno dalla parte sbagliata sono al governo, e vogliono scrivere la loro verita'. "Farei un torto alla mia coscienza - ha detto La Russa, parlando davanti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia". L'obiettivita' di chi considera tutti uguali, di chi confonde il bianco con il nero. Di chi non vede che furono la stessa cosa, ma tutto il contrario:
Ferriera mugola nella barba: - Quindi, lo spirito dei nostri... e quello della brigata nera... la stessa cosa?... - La stessa cosa, intendi cosa voglio dire, la stessa cosa... - Kim s'è fermato e indica con un dito come se tenesse il segno leggendo; - la stessa cosa ma tutto il contrario. Perché qui si è nel giusto, là nello sbagliato. Qua si risolve qualcosa, là ci si ribadisce la catena. Quel peso di male che grava sugli uomini del Dritto, quel peso che grava su tutti noi, su me, su te, quel furore antico che è in tutti noi, e che si sfoga in spari, in nemici uccisi, è lo stesso che fa sparare i fascisti, che li porta a uccidere con la stessa speranza di purificazione, di riscatto. Ma allora c'è la storia. C'è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall'altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m'intendi? uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un'umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L'altra è la parte dei gesti perduti; degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell'odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi. Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni: per l'operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua ignoranza, per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l'uomo contro l'uomo.
Italo Calvino, da Il sentiero dei nidi di ragno
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Categorie: guerra, memoria, nazismo, resistenza, storia, versilia
Ma quanto sara' costata a Berlusconi questa Pizza da non far slittare? Visti i prezzi galoppanti, non credo pochissimo. Certo che, visto che l'idea era stata sua per dar fastidio all'UDC, un po' di giustizia in questo caso c'e'.
Altra cosa che mi toglie il sonno. Dal curriculum di tal Luca Luciani, dirigente Telecom che impazza in rete per aver finalmente e involontariamente spiegato con colorite parole la causa della rovina dell'azienda, non si riesce a capire dove e se ha frequentato con profitto le scuole elementari. Se qualcuno avesse notizie mi faccia sapere. E pensare che i manager italiani sono i piu' pagati d'Europa e le loro aziende le piu' in rosso. Se Waterloo non giustifica gli stipendi, almeno giustifica il rosso. Qui la giustizia si deve invece esser distratta un'attimino, ma tanto nel nostro paese la responsabilita' e' sempre di qualcun'altro. E se faccio fallire un'azienda, specie se pubblica, di solito ci guadagno anche una bella liquidazione.
Ultima curiosita' di oggi. Vorrei sapere come i sindacati ci spiegheranno che impedire l'ingresso di Alitalia allo stremo nel più grande e solido gruppo aereo del mondo e farla fallire corrisponda all'interesse dei lavoratori. Spero che a farlo si impegnino prossimamente un po' piu' di cosi'. Dopo il bieco tentativo di Berlusconi di manipolare per fini propagandistici la cessione dell'azienda, che di fatto l'ha invece spinta sul bordo del precipizio, un degno finale di una farsa "alitaliana".
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beffatotale
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Categorie: alitalia, berlusconi, elezioni, storia
Signore, ricordati
non solo degli uomini di buona volonta'
ma anche di quelli di cattiva volonta'.
Non ricordarti di tutte le sofferenze
che ci hanno inflitto,
ricordati, invece,
dei frutti che abbiamo portato
grazie al nostro soffrire:
la nostra fraternita', la lealta', l'umilta'
il coraggio, la generosita', la grandezza di cuore
che sono fioriti
da tutto cio' che abbiamo patito.
E quando questi uomini
giungeranno al giudizio
fa' che tutti quei frutti che abbiamo fatto nascere
siano il loro perdono.
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beffatotale
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Categorie: citazioni, don stinghi, fede, perdono, storia
Non solo in Veneto. Anche in Toscana, al sole della Versilia, il revisionismo e l'apologia del fascismo vanno di moda nelle amministrazioni comunali. Apprendo da Controradio che il vicesindaco del comune di Pietrasanta sfoggia alla finestra della sua attivita' commerciale, accanto alla bandiera italiana, una bandiera della "X Mas". Gia' unita' della Marina Italiana, i simboli della "X Mas" vennero poi utilizzati da una famigerato corpo della Repubblica di Salo' che si distinse per rappresaglie contro civili e sostegno all'occupante nazista nella lotta ai gruppi partigiani. Pare che la bandiera sia poi stata ammainata, ma spero che secondo la Costituzione il vice sindaco (FI) Giovannetti sia stato gia' accusato di quell'apologia di fascismo che nonostante vari tentativi nella scorsa legislatura ancora resiste nel nostro ordinamento.
Nel frattempo il presidente dell'Associazione dei reduci della strage nazifascista di S.Anna di Stazzema, molto vicina a Pietrasanta, risponde alla provocazione ancora piu' grave provenendo da chi ha compiti istituzionali:
Sono Enrico Pieri e quale Presidente dell’Associazione “Martiri di S.Anna di Stazzema”, è mia volontà e dovere, a nome di tutte le vittime di S.Anna, dei superstiti e dei loro familiari, esternare la mia profonda indignazione nell’apprendere il provocatorio affronto messo in atto a Pietrasanta, dove nello stabile di uno dei rappresentanti istituzionali cittadini, sventola la bandiera della famigerata “ X Mas”. L’esposizione di quella bandiera è un oltraggio non solo per le vittime del nazifascismo, ma è anche un vile gesto nei confronti di tutti i superstiti che portano dentro le ferite di quel periodo, è un’offesa per le loro famiglie, è una mancanza di rispetto non solo per quei cittadini che ricordano le efferate gesta di quel corpo militare, ma lo è anche per tutti quei visitatori di Pietrasanta da oggi non più solo nota come “Piccola Atene”, ma anche come terra di nostalgici di un regime stigmatizzato dai principi della nostra Costituzione. L’esposizione di quella bandiera è poi un insulto per tutti quei visitatori che, a migliaia, salgono a S.Anna di Stazzema, dove parecchi superstiti ricordano ancora la presenza e la partecipazione alla strage di uomini che parlavano il versiliese. Io, essendo un superstite dell’eccidio di S.Anna, ho provato sulla mia pelle la crudeltà del nazifascismo, e so anche cosa significhi essere un emigrante italiano, però credo in un’ Europa Unita e nella pace tra i popoli, così, mentre tra pochi giorni, dopo 63 anni, l’organo della Chiesa di S.Anna di Stazzema, tornerà a suonare grazie al contributo di cittadini tedeschi, voglio e chiedo rispetto per la Memoria delle vittime, dei superstiti e delle loro famiglie da parte di Istituzioni che sono comunque regolate dai principi antifascisti della Carta Costituzionale.S.Anna di Stazzema, 24 luglio 2007
Il Presidente dell’Associazione "Martiri di S. Anna" ENRICO PIERI
Il sindaco di Verona e' il sindaco che tutti vorrebbero. Appena eletto ha subito inizato, come promesso in campagna elettorale, a cercare di "liberare Verona dagli zingari". Nell'attesa, ha autorizzato la caccia al piccione in centro citta'. Cosi' i cacciatori locali si potranno allenare per la prossima ventura caccia allo zingaro.
Ma non basta. Non basta tentare di manipolare la realta' a uso e consumo dei razzisti e degli intolleranti. Occorre anche manipolare la storia. Riporto da l'Unita':
Tre mesi di carcere per istigazione all'odio razziale, leader degli skinhead, dirigente della Fiamma Tricolore, membro del gruppo musicale "Gesta bellica", che come pezzi culto ha canzoni dedicate a Erik Priebke ("Il capitano") e a Rudolph Hess ("Vittima della democrazia"). Quale curriculum migliore per far parte dell'Istituto per la resistenza di Verona? La splendida idea di nominare il 35enne Andrea Miglioranzi («Fascista? Per me è un termine molto caro») come rappresentate del Comune all'ente fondato nel 1998 che ha tra i compiti quello di «raccogliere testimonianze di partigiani» è venuta alla maggioranza del consiglio comunale. Ancora elettrizzati dalla fresca nomina dopo l'elezione a sindaco dell'astro nascente della Lega Flavio Tosi (quello che come prima cosa ha cacciato gli «zingari» dalla città), i consiglieri della destra si sono sentiti di osare. Dovevano nominare due persone.
La prima è stata Lucia Canetti di Alleanza Nazionale. E già ci sarebbe di che discutere. Ma per secondo hanno scelto lui, «il camerata Miglioranzi». Uno che era già conosciuto nel mondo del "white power rock", ma è diventato ancora più famoso per essere il primo in Italia a finire in carcere per la legge Mancino sull'istigazione all'odio razziale. Nel 1996: tre componenti del gruppo (oltre a Miglioranzi, c'è il leader Alessandro Castorina, ora segretario provinciale della Fiamma Tricolore) organizzano un'aggressione nei confronti di uno "sharp" (skinheads di sinistra), reo di essere l'ispiratore di alcune iniziative musicali multietniche. Le minacce sono chiare: «A Verona queste cose non le vogliamo, se ci provi ancora sei morto». I picchiatori sono di Napoli, i mandanti si limitano ad osservare il pestaggio. Con entusiasmo. La Digos li arresta e, grazie all'applicazione della legge Mancino, scontano in carcere quasi tre mesi.
Qualcuno a Verona, città medaglia d'oro per la Resistenza, si è opposto. Oltre allo scultore e sopravvissuto ai campi di concentramento Vittore Bocchetta («Qui è peggio del periodo di Hitler, a Verona manca totalmente la memoria storica»), è la senatrice di Rifondazione Tiziana Valpiana a organizzare la protesta. «Io sono anche componente del direttivo dell'Istituto e posso promettere che Miglioranzi non varcherà mai la soglia della nostra sede. Mi impegno in nome dei miei parenti morti a Mathausen. La sua nomina è in spregio alla resistenza e già lunedì chiederò a Oscar Luigi Scalfaro, come presidente degli enti di ricerca sulla resistenza, di chiedere l'annullamento della nomina». La senatrice Valpiana, poi, dietro Miglioranzi vede la mano di Tosi. «Sono sicura che l'idea è sua. Il nuovo sindaco vuole mostrarsi come uomo forte, come nuovo Gentilini (l'ex sindaco di Treviso, ndr) e per farlo arriva a provocazioni come quella di nominare un fascista pregiudicato a custode della memoria dei partigiani».
E difatti il neo sindaco di Verona (accomunato a Miglioranzi per una condanna, ancora non definitiva, per lo stesso reato) non si nasconde. «Le nomine sono del Consiglio comunale, ma li avrei votati anch'io se fossi stato presente. I due consiglieri nominati sono sicuramente persone preparate, con idee politiche magari diverse. Ma sono convinto che possano portare un confronto positivo all'interno dell'Istituto, non per riscrivere la storia o per fare del revisionismo, ma per approfondire alcuni aspetti sui quali fino ad ora c'è stata minore sensibilità». Oltre a Tosi, a Miglioranzi è stata espressa solidarietà dal presidente veronese di An Massimo Giorgetti. «In democrazia funziona così, non capisco lo sconcerto. E poi mi pare che il dopoguerra sia finito da un pezzo», ha commentato stupito al "Corriere di Verona".
Insomma, Miglioranzi (e Canetti di An) potranno dimostrare che i partigiani stavano dalla parte sbagliata e che i giusti stavano vicino Verona, nella Repubblica Sociale di Salò. Miglioranzi potrà farlo canticchiando le canzoni del suo gruppo. Come "Feccia Rossa": "feccia rossa/nemica della civiltà/ bestia senza umanità/ la celtica croce vincerà". Oppure "8 settembre '43": "una data senza perché/ è giunta l'ora della viltà/ un altro marchio di infamità/ Ma io sono camicia nera/ nel mio cuore una fede sincera".
Un ordine era un ordine, ragazzo. Non commettemmo alcun crimine. Facemmo quello che ci era stato ordinato, e questo, sa, non è un crimine
Cosi' Erik Priebke, capitano delle SS tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale e responsabile dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, poco tempo prima di essere estradato in Italia, si giustifico' con il produttore di Hollywood che lo trovo' a Bariloche, in Argentina, mentre girava un documentario sui rifugiati Nazisti.
...E così siamo giunti a quest'assurdo che l'uomo delle caverne se dava una randellata sapeva di far male e si pentiva. L'aviere dell'era atomica riempie il serbatoio dell'apparecchio che poco dopo disintegrerà 200.000 giapponesi e non si pente.Cosi' Don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, nella splendida lettera ai giudici per il processo avviato dopo una denuncia per apologia di reato da parte dei Cappellani Militari dopo una sua lettera ai giornali in difesa dell'obiezione di coscienza. Un testo bellissimo, sulla non giusticabilita' della guerra e sulla responsabilita' individuale, che e' possibile leggere interamente on line.
A dar retta ai teorici dell'obbedienza e a certi tribunali tedeschi, dell'assassinio di sei milioni di ebrei risponderà solo Hitler. Ma Hitler era irresponsabile perché pazzo. Dunque quel delitto non è mai avvenuto perché non ha autore.
C'è un modo solo per uscire da questo macabro gioco di parole.
Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l'unico responsabile di tutto...
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beffatotale
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Categorie: citazioni, don milani, G8, genova, nazismo, obbedienza, storia
Tre eventi, tra quelli che hanno segnato la storia, hanno avuto un impatto decisivo durante la mia prima adolescenza. Avevo tra i 12 e 14 anni, e guardavo dal telegiornale, che mio padre si ostinava a voler seguire al posto di bellissimi cartoni animati, il mondo che cambiava velocemente e radicalmente. Capivo poco, chiedevo qualcosa, altro rimaneva misterioso. Ma delle televisione mi hanno sorprendentemente colpito piu' queste cose che l'Uomo Tigre e Mazinga, di cui oggi ricordo quasi nulla.
Oggi ricorre l'anniversario del primo di questi eventi, forse quello che piu' di tutti mi ha segnato e colpito. Era il 1989, un anno destinato a cambiare per sempre l'assetto geopolitico mondiale. Gli studenti cinesi manifestavano da aprile in Piazza Tiananmen a Pechino per denunciare la corruzione e la mancanza di liberta' civili e chiedere la democrazia. Si radurano in centinaia di migliaia per diverse manifestazioni, cominciarono un lungo sciopero della fame, innalzarono in pochi giorni una grande statua di cartapesta e polistirolo, la Dea della Democrazia, al centro della piazza. Non si fermarono neppure dopo la dichiarazione della legge marziale. La notte del 4 giugno il governo cinese represse nel sangue la rivolta, mandando l'esercito con tanto di carri armati a riprendere il controllo della citta', causando migliaia di morti e decine di migliaia di feriti.
Non capivo molto di quanto stava accadendo. Sapevo solo che quei ragazzi stavano rischiando grosso per poter vivere in un paese migliore e piu' giusto, non capivo come fosse possibile che un'esercito potesse sparare sulla propria gente. Il 5 giugno, quando ormai la durissima repressione era in atto e i massacri si moltiplicavano, un'immagine fece il giro del mondo. Un ragazzo, di cui non si seppe piu' nulla, in una strada nei pressi della piazza fermo davanti a una fila di carrarmati armato solo di due sacchetti della spesa riusci' a fermarli per attimi interminabili.
Era anche lui un singolo che non poteva fare nulla. Eppure sposto' quei carri. Perche' allora non provare anche noi a spostare le montagne? Questo lo capii bene. Non esistono uomini soli che non possono fare nulla.
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beffatotale
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Categorie: politica, rivoluzione, storia, volonta
Il 4 giugno 1989 Solidarność, sindacato cattolico guidato da Lech Walesa, vinceva le prime elezioni libere in Polionia dal dopoguerra, innescando la protesta contro i regimi comunisti in gran parte dell'Europa orientale.
A questo proposito, proprio in questi giorni sto leggendo un libro che per molto tempo ho tenuto sul comodino, senza decidermi ad aprirlo. Si tratta di "Lettere alle Claustrali" di Giorgio La Pira, padre costituente, deputato, sindaco di Firenze e grande uomo di fede. Il libro e' una raccolta di lettere circolari scritte da La Pira tra il 1951 e il 1971 ai monasteri di clausura femminili dell'Italia e poi di varie parti del mondo. Siamo in piena guerra fredda, e dalle lettere traspare chiara la tensione per l'ordine mondiale mai come in quel momento appeso ad un filo, insieme alla concezione e l'interconnessione che hanno per La Pira il ruolo della politica, del Cristianesimo, e del senso della Storia. Niente di piu' lontano dai "teo-con" e altri esagitati di oggi. Il comunismo marxista e' allora per La Pira "un Cristianesimo spezzato in due", che raccoglie "valori come lavoro, casa, assistenza, elevazione degli umili, primato del bene comune" che sono "valori elementari di cui e' tessuta tanta parte dell'Evangelo", ma che "ha spezzato con violenza, sino alla radice, questa unita' di divino e di umano, di cielo e di terra; ha spezzato l'unita' di Cristo." La Pira e' davvero profetico, in quanto capace di leggere anche nei momenti piu' bui della storia "i segni dei tempi", e trasformare la tensione e il timore per il domani in una speranza illuminata dalla fede. In quanto capace di portare questo messaggio al di la' delle barriere politiche, religiose e geografiche. Nella certezza che la Storia non va verso la rovina, ma cammina verso un fine:Dove va la storia della Chiesa e quella dei popoli? Ormai possiamo rispondere con chiarezza e precisione di termini: va (malgrado tutto e nonostante tutto) verso la nuova pienezza dei tempi [...], in cui il corpo delle nazioni sara' organicamente composto in unita' ed in pace. [...] Che tempo fara' domani? Bel tempo, Madre Reverenda: bel tempo malgrado tutto e nonostante tutto: malgrado tempeste locali e ondate superficiali qua e la' furiose, il fondo dell'oceano e' ormai pacificato. [...] La speranza teologale e' la bandiera che si alza sulla poppa della nostra nave e che viene elevata al cospetto dei popoli, come segno di grazia, di pace e di vittoria.
E tuttavia e' oggi piu' che mai necessario "pregare e remare perche' la nostra nave si avvii, malgrado ogni resistenza verso i lidi della grazia e della pace".
Concludo allora con una bellissimo estratto di una teologa Evangelica, che credo colga in pieno il messaggio davvero rivoluzionario del Vangelo, in cui la costruzione di un mondo migliore e' portata avanti dalle nostre mani e dalla nostra volonta'. Un credo per il tempo secolare.
Io credo in Dio,
che non ha fatto il mondo già finito
come una cosa che deve rimanere per sempre così;
che lo regge non secondo leggi eterne
immutabilmente valide,
non secondo ordinamenti naturali
di poveri e ricchi, competenti e non competenti,
dominanti e dominati.
Io credo in Dio,
che vuole la contraddizione in ciò che è vivo,
e il mutamento di tutte le situazioni
per il tramite del nostro lavoro,
per il tramite della nostra politica.
Io credo in Gesù Cristo,
che aveva ragione quando egli,
"un singolo che non poteva fare nulla" come noi,
lavorava al cambiamento di tutto le situazioni
e perciò dovette soccombere.
Confrontandomi con Lui io riconosco
come la nostra intelligenza sia atrofizzata,
la nostra fantasia spenta, la nostra fatica sprecata,
perché noi non viviamo come lui viveva.
Ogni giorno io ho paura che sia morto invano
perché è sotterrato nelle nostre chiese,
perchè noi abbiamo tradito la sua rivoluzione
in obbedienza e paura davanti alle autorità.
Io credo in Gesù Cristo,
che risorge nella nostra vita,
perche' noi diventiamo liberi
da pregiudizi e conformismo,
da paura e odio,
e portiamo avanti la sua rivoluzione per il suo Regno.
Io credo nello Spirito
che con Gesù è venuto nel mondo,
alla comunità di tutti i popoli,
e alla nostra responsabilità
per quello che sarà della nostra terra,
una valle piena di afflizione fame e violenza
o la città di Dio.
Io credo nella pace giusta,
che è fattibile nella possibilità di una vita che abbia senso
per tutti gli uomini e le donne
nel futuro di questo mondo di Dio.
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beffatotale
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Oggi e' un giorno speciale. E' il giorno in cui la nostra Costituzione nasce dalle rovine della guerra, grazie alla lotta e al sacrificio di chi non ha smesso di sperare in un mondo e in un'Italia migliore.
Da "Il sentiero dei nidi di ragno", Italo Calvino
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beffatotale
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