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mercoledì 27 gennaio 2010

Amnesia


Oggi e' la giornata della memoria. Peccato che in Italia sempre di piu' ci stiamo dimenticando quello che e' successo (fino a burlarsene sullo zucchero) e che continua ad accadere.

"...dove non tutti siamo uguali, dove non tutti abbiamo gli stessi diritti, dove alcuni hanno diritti e altri no, dove questo verbo attecchisce alla fine c'e' il lager..."



martedì 27 gennaio 2009

Memoria e scoraggiamento


Tutto quello che c'era da dire sul Giorno della Memoria di quest'anno, passando dalla sinistra al Vaticano, lo dice Gennaro Carotenuto su Giornalismo Partecipativo:


Stanotte mi hanno chiamato le parole di Giacomo Ulivi citato da un saggio di Claudio Pavone che mi ha accompagnato fino a tarda ora. Giacomo è uno studente in legge di 19 anni, partigiano, arrestato, torturato, fuggito, riarrestato, ritorturato, infine fucilato dai fascisti a Modena:

Quanti di noi sperano nella fine di questi casi tremendi per iniziare una laboriosa e quieta vita dedicata alla famiglia e al lavoro? Benissimo […] Ma nel desiderio invincibile di quiete è il tentativo di allontanarsi il più possibile da ogni manifestazione politica. E’ il tremendo, il più terribile risultato di un’opera di diseducazione ventennale che è riuscita ad inchiodare in molti di noi dei pregiudizi. Fondamentale quello della “sporcizia” della politica. Tutti i giorni ci hanno detto che la politica è lavoro di “specialisti” […]. No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere!

Proprio stanotte le parole di Giacomo, ragazzo partigiano, mi son sembrate tirare le fila tra molte preoccupazioni per l’Italia di questi giorni e di questi anni. Quella citazione per l’opera di diseducazione ventennale che stiamo di nuovo vivendo, quell’accusa (ma anche l’incoraggiamento) a noi tutti di non averne voluto più sapere, me le hanno fatte sembrare adatte per il giorno della Memoria.
Il disastro della sinistra con le mani e la mente legate dai professionisti della politica. Il paese e non solo il parlamento ridotto ad un bivacco dei manipoli del padrone della scatola magica. L’attacco oramai sistematico ai diritti civili che viene dall’Oltretevere ratzingeriano, che è giunto con il Cardinal Poletto alla tracotanza perfino di superare il Concordato e sostenere che le loro leggi vengono prima di quelle dello Stato.
Un assedio che oggi prende la faccia impudica del lefebvriano Richard Williamson, antisemita, negazionista ma soprattutto anticonciliare. Se vi è una battaglia che i cattolici democratici dovrebbero combattere è quella per difendere il Concilio Vaticano II dalla valanga reazionaria. Se vi è una battaglia che tutti i democratici di questo paese dobbiamo combattere è quella di Giacomo, studente, partigiano, fucilato dai fascisti: Tutto questo sta di nuovo succedendo perché non ne vogliamo più sapere.

giovedì 30 ottobre 2008

Il paese dei manganelli


Curzio Maltese sugli scontri a piazza Navona, in cui un gruppo di neonazi armati di spranghe tricolori hanno assalito gli studenti che manifestavano ignorati dalla polizia (qui tutta l'intervista):

Ho visto cose che se non avessi visto stenterei a crederci. Non erano studenti, erano neonazisti arrivati con un camion pieno di spranghe. Sono scesi e hanno cominciato a picchiare gli studenti al grido Duce Duce [...] La polizia li ha deliberatamente ignorati lasciando i nazisti liberi di picchiare gli studenti [...] Domani si parlerà solo degli incidenti e non dei molti buoni motivi della manifestazione. Gli incidenti sono stati provocati ad arte e non vengono dagli studenti [...] La polizia ha sistematicamente manganellato gli studenti senza armi e ignorato quelli armati [...] Spero che non sia in atto una strategia peggiore di quella del G8

E poi non dite che non ci avevano avvertito.

lunedì 1 settembre 2008

Razzismo anonimo


L'Emergenza Nazionale non accenna a rallentare. Anzi, stiamo per raggiungere il vertice. Via Piovono Rane, scopro che il comune di Cantù (Como) mette a disposizione dei cittadini un ufficio e un numero verde per denunciare i clandestini, anche in forma anonima. E' l'ultimo geniale provvedimento voluto dall'amministrazione comunale guidata dal sindaco della Lega Nord Tiziana Sala (nella foto), approvato in una delibera dalla giunta pochi giorni fa. Apparentemente il lavoro di verifica delle soffiate anti-negri puzzolenti, che si aspettano in forma rigorosamente anonima, sarà coordinato da "agenti speciali" che saranno scelti tra i vigili comunali in servizio. Probabilmente con licenza di uccidere. La giunta leghista di Cantù dice di non temere false denunce e "confida nella piena collaborazione dei suoi concittadini per l'attuazione del progetto per trovare i clandestini presenti sul territorio comunale". Il numero verde non esiste ancora per motivi tecnici, ma e' gia' possibile segnalare eventuali negri irregolari nascosti allo 031717411, il centralino dei vigili. Alessandro Gilioli ha provato a fare una falsa segnalazione da numero anonimo, senza dire chi fosse, in una via a caso presa su Google Maps. E' tutto vero, nemmeno chiedono chi stia chiamando. Mancano solo le stelle sul braccio e i forni. I campi li abbiamo gia'.
Cosi' il sindaco Tiziana Sala: "Vogliamo essere d'aiuto alle forze dell'ordine. Definisco il progetto un tentativo di partecipazione, perchè sul nostro territorio sono presenti troppi immobili affittati a clandestini. Questo è un reato da perseguitare". "Perseguitare", nemmeno "perseguire", un lapsus significativo. Non so nemmeno come commentare tutto questo. Non sono in grado di capire ne' il sindaco e la giunta che immaginano una mostruosita' come le delazione per smascherare disperati, ne' quelli che chiamano per segnalare il vicino di casa, colpevole probabilmente solo di mandare odori speziati quando cucina. Vergogna.
Ho inviato al sindaco Tiziana Sala (sindaco@comune.cantu.co.it) e alla segreteria della giunta (segreteria@comune.cantu.co.it) la seguente lettera. Invito tutti a fare lo stesso, perche' se il limite era gia' stato passato, stiamo raggiungendo vette che sinceramente pensavo irraggiungibili. In attesa di avere almeno un numero verde anti-razzisimo.

Gentile Tiziana Sala, Sindaco di Cantù,

leggo con stupore e sconcerto su Repubblica dell'iniziativa della giunta del suo comune di mettere a disposizione dei cittadini un ufficio e un numero verde per denunciare eventuali stranieri senza regolare permesso di soggiorno, anche in forma anonima. Ritengo l'iniziativa indegna di un paese civile, e pericolosissima non solo per l'evidente intento razzista e discriminatorio, ma anche per il mantenimento di quella stessa legalità, pace civile e armonia che il suo partito, e sono certo anche lei e la sua giunta, dite di voler riportare in Italia e a Cantù. La delazione anonima rappresenta infatti una degenerazione e una pessima interpretazione del senso civico: e' pericolosa perché mira a dividere, a minare la fiducia reciproca, quando invece l'unione e la solidarietà tra i cittadini e' la base del vivere civile. Mira a scaricare la responsabilità e le conseguenze delle proprie azioni nascondendosi dietro l'anonimato, quando invece l'assunzione di responsabilità personali e' il primo passo verso un progresso vero e duraturo della comunità. Come potrebbe poi sapere un normale cittadino se i vicini stranieri, il passante di colore, la persona dai tratti asiatici che siede accanto a lui ogni domenica sul banco della Chiesa vive in Italia senza permesso di soggiorno? Per quale motivo dovrebbe e potrebbe sostituirsi alle giuste autorità' incaricate di questi compiti? Scatenare un'inutile caccia all'uomo, spesso colpevole solo di essere fuggito dalla sua casa e dai suoi affetti alla ricerca di un futuro migliore in un paese che non lo vuole, e farlo utilizzando strumenti tanto inefficaci quanto dannosi e' tutto il contrario di quel "tentativo di partecipazione" con cui ha definito il progetto nella sua intervista a la Repubblica. Si tratta solo dell'ennesimo tentativo di definire un capro espiatorio, un diverso su cui scaricare le ansie e le paure, possibilmente in forma anonima, per distrarre l'attenzione dai problemi più seri che la politica non sa o non vuole affrontare. Perché se la sicurezza non e' ne' di destra ne' di sinistra, i diritti umani di tutti, e il rispetto per il diverso, la solidarietà e la compassione per i più deboli, quelle devono essere la nostra cultura e il nostro valore. Due infatti sono gli obiettivi culturali principali che una società democratica dovrebbe avere come riferimento: educare alla dimensione della solidarietà e alla responsabilità individuale e collettiva. Entrambi gli obiettivi cozzano quanto mai con l'iniziativa da lei promossa. Spero quindi sinceramente che il provvedimento sia al più presto ritirato, attendendo con curiosità di conoscere il suo punto di vista.

Distinti saluti,

Giovanni Cresci

Fate girare, scrivete a Cantu', aderite nei commenti e mettete sul vostro blog il bannerino dell'Emergenza Nazionale.

martedì 12 agosto 2008

S. Anna, 12 Agosto 1944


Mentre il mondo lontano e prossimo rinnova troppo spesso le scene di devastazione, di carneficine e di scempi, Sant’Anna, con l’umile autorità che le viene dal suo martirio chiama tutti gli uomini ad una definitiva conversione alla pace, alla dignità del colloquio, alla ricerca costante di una possibile armonia. Il cuore degli uomini sia pari alla enormità del luttuoso retaggio e alla grandezza della speranza.
Mario Luzi
Appello di Pace, 18 giugno 1994

Il 12 Agosto del 1944 il 16° battaglione SS, con a capo il maggiore Walter Reder, sali' guidato da collaborazionisti fascisti al paese di Sant'Anna di Stazzema, nell'interno ddella Versilia. In poco più di tre ore massacrarono 560 innocenti. Uccisero i nonni, le madri, uccisero i figli e i nipoti. Uccisero i paesani ed uccisero gli sfollati, i tanti saliti lassu' in cerca di un rifugio dalla guerra. Uccisero Anna, l’ultima nata nel paese di appena 20 giorni, uccisero Evelina, che quel mattino aveva le doglie del parto e a cui i tedeschi aprirono il ventre con le baionette per poi lanciare il feto per aria sparandogli alla testa, uccisero Genny, la giovane madre che, prima di morire, per difendere il suo piccolo Mario, scagliò il suo zoccolo in faccia al nazista che stava per spararle, uccisero il prete Innocenzo, che implorava i soldati nazisti perché risparmiassero la sua gente, uccisero gli otto fratellini Tucci, con la loro mamma. 560 ne uccisero, senza pietà in preda ad una cieca furia omicida. Indifesi, senza responsabilità, senza colpe. E poi il fuoco, a distruggere i corpi, le case, le stalle, gli animali, le masserizie. A Sant’Anna, quel giorno, uccisero l’uomo.
La verita' sulla strage e' emersa, oltre che dal racconto dei pochi sopravvissuti e di uno dei soldati, dalle indagini della Procura Militare di La Spezia e al ritrovamento negli scantinati di Palazzo Cesi a Roma di un armadio chiuso e girato con le ante verso il muro, ribattezzato poi “Armadio della vergogna”, poiché nascondeva da oltre 40 anni documenti che sarebbero risultati fondamentali ai fini di una ricerca della verità storica e giudiziaria sulle stragi nazifasciste in Italia nel secondo dopoguerra. Non fu ne' vendetta ne' rappresaglia, ma un atto terroristico, premeditato e curato in ogni minimo dettaglio con l'obiettivo di rompere ogni collegamento fra le popolazioni civili e le formazioni partigiane presenti nella zona. La strage continuo' nei giorni seguenti, quando oltre 340 persone mitragliate, impiccate, bruciate con il lanciafiamme nelle valli vicine.
Così lo scrittore Manlio Cancogni narra gli avvenimenti di quella terribile giornata:

I tedeschi, a Sant’Anna, condussero più di 140 esseri umani, strappati a viva forza dalle case, sulla piazza della chiesa. Li avevano presi quasi dai loro letti; erano mezzi vestiti, avevano le membra ancora intorpidite dal sonno; tutti pensavano che sarebbero stati allontanati da quei luoghi verso altri e guardavano i loro carnefici con meraviglia ma senza timore nè odio. Li ammassarono prima contro la facciata della chiesa, poi li spinsero nel mezzo della piazza, una piazza non più lunga di venti metri e larga altrettanto una piazza di tenera erba, tra giovani piante di platani, chiusa tra due brevi muriccioli; e quando puntarono le canne dei mitragliatori contro quei corpi li avevano tanto vicini che potevano leggere negli occhi esterrefatti delle vittime che cadevano sotto i colpi senza avere tempo nemmeno di gridare. Breve è la giustizia dei mitragliatori; le mani dei carnefici avevano troppo presto finito e già fremevano d’impazienza. Così ammassarono sul mucchio dei corpi ancora tiepidi e forse ancora viventi, le panche della chiesa devastata, i materassi presi dalle case, e appiccarono loro fuoco. E assistendo insoddisfatti alla consumazione dei corpi spingevano nel braciere altri uomini e donne che esanimi dal terrore erano condotti sul luogo, e che non offrivano alcuna resistenza. Intanto le case sparse sulle alture, le povere case di montagna, costruite pietra su pietra, senza intonaco, senza armature, povere come la vita degli uomini che ci vivevano erano bloccate. Gli abitanti erano spinti negli anditi, nelle stanze a pianterreno e ivi mitragliati e, prima che tutti fossero spirati, era dato fuoco alla casa; e le mura, i mobili, i cadaveri, i corpi vivi, le bestie nelle stalle, bruciavano in un’unica fiamma. Poi c’erano quelli che cercavano di fuggire correndo fra i campi, e quelli colpivano a volo con le raffiche delle mitragliatrici, abbattendoli quando con grido d’angoscia di suprema speranza erano già sul limitare del bosco che li avrebbe salvati. Poi c’erano i bambini, i teneri corpi dei bimbi a eccitare quella libidine pazza di distruzione. Fracassavano loro il capo con il calcio della «pistol-machine », e infilato loro nel ventre un bastone, li appiccicavano ai muri delle case. Sette ne presero e li misero nel forno preparato quella mattina per il pane e ivi li lasciarono cuocere a fuoco lento. E non avevano ancora finito. Scesero perciò il sentiero della valle ancora smaniosi di colpire, di distruggere, compiendo nuovi delitti fino a sera. A mezzogiorno tutte le case del paese erano incendiate; i suoi abitanti fissi e gli sfollati erano stati tutti trucidati. Le vittime superano di gran lunga i cinquecento, ma il numero esatto non si potrà mai sapere. "Alcuni scampati all’eccidio erano corsi in basso a portare la notizia agli abitanti della pianura raccolti in gran numero nella conca di Valdicastello. La notizia la portavano sui loro volti esterrefatti, nelle parole monche che erano appena capaci di pronunciare e dalle quali chi li incontrava capiva che qualcosa di terribile era accaduto pur senza immaginare le proporzioni. Della verità cominciarono invece a sospettare nelle prime ore del pomeriggio quando le prime squadre di assassini scendendo dalle alture di Sant’Anna, si annunciarono sull’imbocco della vallata a monte del paese. Li sentivano venir giù precipitosi,accompagnati dal suono di organetti e di canzoni esaltate, e quel ch’è peggio dal rumore di nuovi spari, da nuove grida, che non convinti di aver ben speso quella giornata, i tedeschi la completavano uccidendo quanti incontravano sul sentiero della montagna. Alcuni che al loro passaggio s’erano nascosti nelle antrosità della roccia vi furono bruciati dentro dal getto del lanciafiamme. Una donna che correva disperata portando in salvo la sua creatura, raggiunta che fu, le strapparono dalle braccia il prezioso fardello, lo scagliarono nella scarpata e lei stessa l’uccisero a colpi di rivoltella nel cranio. Molti altri furono raggiunti dalle raffiche di mitragliatori mentre fuggivano saltando per le balze della montagna, come capre selvatiche contro le quali si esercitava la bravura del cacciatore. Quando i tedeschi raggiunsero Valdicastello cominciando a rastrellare gli abitanti, il paese era già stretto dall’angoscia; gli abitanti serrati nelle case e nascosti alla meglio; la strada deserta; tutti oppressi da un incubo di morte. Il passaggio dei tedeschi dal paese si chiuse con la discesa del buio sulla valle, dopodichè ottocento uomini erano stati strappati dalle case e condotti via, e un’ultima raffica di mitragliatrice accompagnata da un suono più sguaiato e atroce di organetto, aveva tolto la vita ad altri quattordici infelici, scelti a caso.

mercoledì 21 maggio 2008

Clandestino


Alla faccia di quelli che il grande statista, alla faccia di quelli che ha la maschera ma e' calato nella parte, alla faccia di quelli del dialogo possibile, oggi la Fenice ha presieduto il primo Consiglio dei Ministri del suo atto terzo (quarto). I risultati sono terribili.
Solite leggi ad personam, per salvare Rete4 e qualche processo in bilico (questa per fortuna pare momentaneamente scampata grazie al rumore che ha suscitato), dimostrando il disprezzo della Fenice e dei suoi ministri per gli elettori, per il ruolo di responsabilita' che ricoprono e per la propria dignita'.
Solite leggi per togliere meno ai ricchi, e per tassare piu' chi ha meno. Per far finta di dare con una mano, e togliere con l'altra: ICI, straordinari e compagnia cantante. E magari facendo credere di pensare ai piu' bisognosi.
Approvazione di uno scandaloso pacchetto di misure xenofobe, lesive dei diritti umani basilari di migliaia di persone e anticostituzionali. Essere privo di permesso di soggiorno sara' reato penale, cosi' come in certi casi chiedere l'elemosina. Si calcola che 500-700 mila persone potrebbero essere arrestate, per la colpa di essere cosi' disperate da lasciare casa, famiglia, amici per un paese che non li vuole. Tralasciamo per un momento l'ovvia impossibilita' di processarle tutte, a meno di non fermare per i prossimi 2000 anni la macchina gia' ferraginosa della giustizia, e tralasciamo la totale mancanza di strutture atte ad accogliere tutti i nuovi detenuti (a meno di mandarli ai lavori forzati nelle discariche come ha proposto la lungimirante Margherita Boniver, o rinchiuderli nei lager dei CPT e buttare via le chiavi, per 18 mesi dico 18). Tralasciamo tutto questo, e rendiamoci conto che grazie al meccanismo assurdo per la regolarizzazione previsto dalla Bossi-Fini, da oggi e' ufficialmente praticamente impossibile entrare in Italia, a meno di non rischiare la galera o di essere raccomandati. Il sistema italiano di sempre applicato alla disperazione. Sconvolgente poi l'aggravante di clandestino per tutti i reati penali: ma la legge non era uguale per tutti? Sono tornati di moda quelli piu' uguali degli altri, un terzo piu' uguali. Ci si e' preoccupati anche di rendere piu' complicato sposare uno "straniero". Mancano solo le fascette al braccio e i campanacci per sentirli arrivare da lontano. E resta da capire come tutto questo delirio xenofobo abbia a che vedere con il rendere piu' sicuri gli italiani.
La cosa ancora piu' sconvolgente e' che in tutto cio' nessuno si indigna, nessuno si incatena, nessuno urla, nessuno protesta. Da sinistra il massimo che si sente e' che il pacchetto e' "inefficace o controproducente" oppure che "e' copiato dal pacchetto Amato". Giusto qualcosa per non dire "magari l'avessimo fatto noi che avremmo vinto le elezioni". E invece siamo di fronte a qualcosa di populista nel peggior modo, nel senso che vuol solleticare i piu' bassi istinti di tutti noi. Qualcosa di volgarmente, inequivocabilmente, paurosamente razzista e fascista. Nel paese semplificato, dove le minoranze vanno eliminate anziche' salvaguardate, dove le notizie sono manipolate per fomentare la caccia alle streghe (esattamente nello stesso modo in cui tutto e' cominciato nella ex-Jugoslavia di Milosevic), dove chi dovrebbe fare notare al paese che stiamo pisciando fuori dal vaso decide che e' piu' comodo evitare la fatica di fare centro, evidentemente sono un clandestino. Sono una scoria destinata allo stoccaggio nelle nuove fantastiche discariche top-secret. E ho paura. Non dovevano farla passare a tutti? Cosa e' successo, cosa ci e' successo? Dove sono quelli che portano il fuoco?

"Ma che paese è questo dove gli unici che hanno ancora qualche speranza vengono chiamati disperati?" (Stefano Benni - Elianto)

lunedì 5 maggio 2008

Piove sul bagnato


Sono 4000 i morti accertati, 3000 i dispersi e centinaia di migliaia i senza tetto: questo il primo bilancio del ciclone che ha investito la Birmania devastandone l'area piu' fertile e piu' densamente abitata. Il paese, gia' scosso dalla miseria, dalle manifestazioni contro il regime dei generali, dalla repressione e dagli arresti sommari, e' ora ancor piu' in ginocchio. E se il popolo vede nel ciclone un segno di avversione degli astri per il referendum farsa del 10 maggio (in cui la campagna elettorale è a senso unico e che si esprime per il no rischia tre anni di galera), con il quale il regime voleva sancire la sua legittimazione, piove comunque sul bagnato. Sul molto bagnato. In tutti i sensi.
Anche in Italia la tendenza e' quella. Nella citta' col sindaco piu' razzista d'Italia, sull'onda della vittoria di Fascetta Nera a Roma e della presidenza della Camera, gli squadristi alzano, di nuovo, la testa. Tre membri di una squadraccia neonazi hanno confessato di aver ridotto un ragazzo in fin di vita per una sigaretta, o meglio per dimostrare chi comanda sul territorio, come i cani e i lupi selvaggi. I vari gruppi neonazi e di estrema destra prendono le distanze: loro menano solo negri e barboni. Sembra proprio che la strategia della tensione messa su dalle destre per vincere le elezioni abbia generato, o meglio amplificato come sempre accade, un mostro ancora piu' pericoloso. La voglia di farsi giustizia da soli, il facile sfogo della paura del diverso e delle frustrazioni inculcate a suon di sberle, la possibilita' di emergere facendo i duri e non per cio' che si vale, per cio' che si pensa. Di cui non frega piu' niente a nessuno. E intanto piove sul bagnato.
Per finire con materia piu' leggera, la Fiorentina dopo aver inspiegabilmente gettato in tribuna la finale di UEFA, e' definitivamente fuori dalla Champion's League. Grazie alla spompaggine accumulata e al gentile omaggio di Moratti all'amico Silvio. Alla faccia del derby. Come si vede qualche rigo sopra, c'e' di peggio. Comunque piove. Governo ladro.

giovedì 14 giugno 2007

Saper obbedire

Un ordine era un ordine, ragazzo. Non commettemmo alcun crimine. Facemmo quello che ci era stato ordinato, e questo, sa, non è un crimine

Cosi' Erik Priebke, capitano delle SS tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale e responsabile dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, poco tempo prima di essere estradato in Italia, si giustifico' con il produttore di Hollywood che lo trovo' a Bariloche, in Argentina, mentre girava un documentario sui rifugiati Nazisti.

...E così siamo giunti a quest'assurdo che l'uomo delle caverne se dava una randellata sapeva di far male e si pentiva. L'aviere dell'era atomica riempie il serbatoio dell'apparecchio che poco dopo disintegrerà 200.000 giapponesi e non si pente.
A dar retta ai teorici dell'obbedienza e a certi tribunali tedeschi, dell'assassinio di sei milioni di ebrei risponderà solo Hitler. Ma Hitler era irresponsabile perché pazzo. Dunque quel delitto non è mai avvenuto perché non ha autore.
C'è un modo solo per uscire da questo macabro gioco di parole.
Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l'unico responsabile di tutto...

Cosi' Don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, nella splendida lettera ai giudici per il processo avviato dopo una denuncia per apologia di reato da parte dei Cappellani Militari dopo una sua lettera ai giornali in difesa dell'obiezione di coscienza. Un testo bellissimo, sulla non giusticabilita' della guerra e sulla responsabilita' individuale, che e' possibile leggere interamente on line.

Certo che oggi, quando ormai si bruciano tricolori, si dichiara la secessione e si invoca lo sciopero fiscale, l'apologia di reato fa sorridere. E soprattutto lascia molto perplessi che un uomo condannato all'ergastolo per crimini contro l'umanita', e mai dichiaratosi pentito, sia rimesso in libertà, godendone pienamente anche se con qualche restrizione solo formale. Per lavorare, a 93 anni, nello studio del suo avvocato, lui che in passato ha fatto solo il cameriere e il capitano nell'esercito. Per giunta proprio mentre si chiede di non alzare l'eta' pensionabile.

L'obbedienza non e' piu' una virtu'. Qualcuno, anche se in ritardo, l'ha capito. Come il vice-questore Fournier, che ha ammesso le gravissime responsabilita' della squadra mobile nell'irruzione alla scuola Diaz durante il G8 di Genova. Speriamo non finisca come con chi il giorno successivo ha sparato, che questo e' reato, non solo apologia.