Il Kissinger di turno questa volta fara' un po' piu' fatica a fare i suoi comodi con la democrazia e i poveri del Sudamerica: un vento nuovo soffia?
Il comandamento "Non nominare il nome di Dio invano" vale anche per una governatrice ultraconservatrice candidata alla vice presidenza (argh) degli Stati Uniti
In Baviera l'estate e' finita, piove fitto e tiro fuori i maglioni da inverno. A ognuno il suo.
«Un mio amico siciliano d'un piccolo paese della campagna agrigentina dove ancora risiede sua madre ottantenne, mi ha raccontato un suo colloquio telefonico con la mamma. "Era più tranquilla, mi ha detto, perché stavano per arrivare i militari. Quali militari?, gli ho chiesto. I soldati, quelli dell'esercito. Ma chi te l'ha detto? La televisione. Ma non arriveranno mai nel nostro paese. Invece sì, la televisione l'ha detto. E perché sei più tranquilla? Perché cacceranno gli zingari che rubano i soldi e anche i bambini. Ma non ci sono mai stati zingari da noi. No, ma sono pericolosi e rubano tutto. Mamma, hai mai visto uno zingaro nella tua vita? No, però la televisione dice che sono pericolosi, ma adesso che arrivano i militari mi sento rassicurata. Da noi però c'è la mafia, le ho detto io. Sì, mi ha risposto, ma quelli li conosciamo, sono del paese"».
A proposito di propaganda, qualche sera fa mi sono visto 300, lasciando ahime' momentaneamente da parte ogni mia resistenza dopo molteplici "non fare lo spocchioso e' solo un fumetto su un fatto storico": mai vista simile concentrazione di propaganda filo-imperialista infarcita di razzismo concentrata in un'ora e mezzo di film. Rimando in merito all'ottima lezione di Wu Ming 1.
Continua senza sosta l'Emergenza Nazionale in Italia. E se ne parla diffusamente anche all'estero con articoli dal tono di Famiglia Cristiana (pericoloso libercolo sovversivo), specialmente dopo la foto che ritrae i corpi senza vita di due bambine Rom annegate sulla spiaggia di Torregaveta mentre intorno a loro la vita da spiaggia continua. Chissa' se il governo inglese prendera' le distanze dall'Indipendent, precisando che non rappresenta la loro linea. Intanto (via Ivan) anche la BBC intervista Frattini, che reputa "a bit folkoristic" certe espressioni dei suoi alleati leghisti e neofascisti, ma nega che il razzismo sia ormai di casa in Italia. Anzi, probabilmente i bagnanti ritratti nella foto a prendere il sole a due passi dai cadaveri delle bimbe sono inglesi. Come pure erano sicuramente stranieri gli anonimi lanciatori di molotov a Empoli, o i 14 giovani che hanno pestato ieri uno studente Angolano all'Universita' di Genova: l'unica cosa che sapevano dire in Italiano e' probabilmente "sporco negro puzzi", bisogna capirli. Ma il giro di vite sicurezza continua: con i "poteri speciali" conferiti ai sindaci da Maroni (che probabilmente includono anche campi di forza, pispistrelli ammaestrati e tele di ragno), l'estate e' tutta un susseguirsi di norme assurde che vietano di tutto, dal bacio in macchina alla birra per strada: il solito Indipendent qualche giorno fa titolava "Tourists beware: if it's fun, Italy has a law against it". Abbiamo gia' detto del nuovo delirante e repressivo regolamento comunale fiorentino, ma per chi volesse una panoramica piu' completa del panorama delle ordinanze creative, dall' "assolutamente vietato danneggiare o rubare i cartelli che recano messaggi di divieto" al "vietato lo stazionamento serale di 3 o più persone nei parchi e nei giardini comunali" a Novara, rimando al blog OrdinanzaPazza. E mentre ci si occupa di queste cose fondamentali per la sicurezza, tutto il resto va a rotoli: c'e' chi pensa a farsi giustizia da se' in pieno stile far-west, e chi invece festeggia di poter tornare a frodare tranquillamente il fisco, visto che le norme, quelle si' di sicurezza pubblica, del precedente governo in materia che avevano portato risultati insperati sono state cancellate o rese inapplicabili. Evviva.
Mentre il governo insiste sulla schedatura su base razziale dei nomadi, nonostante le proteste internazionali e il monito del Parlamento Europeo, mentre si cerca di inserire nel codice penale l'aggravante - invece che l'attenuante - di poverta' per i reati commessi inasprendo le pene per i clandestini, a Firenze c'e' chi non ci sta. Da ieri l'attore fiorentino Saverio Tommasi e' chiuso in una gabbia di metallo e filo spinato, sistemata sul tetto di un furgoncino sotto il sole rovente di piazzale Michelangelo. Protesta contro l'intenzione del governo di aprire un Centro di Permanenza "Temporaneo" (Cpt) sul territorio toscano. Ci restera' tre giorni, recitando ogni sera alle 19 dalla sua gabbia insieme al giornalista Domenico Guarino un "Dialogo tra uomo e rom" ("cioè tra uomo e uomo - spiega - perché è questo il significato della parola rom in lingua romané"), che racconta la conversazione tra un pescatore e un rom sul tema del razzismo e dei luoghi comuni. E martedi' 22 la Comunita' delle Piagge organizza una Marcia della Convivenza per una cultura altra: la cultura dell'apertura e dell'accoglienza, contro la non-cultura della paura e dell'egoismo. Qua tutti i dettagli. [...] Dobbiamo sentirci custodi e non guardiani degli altri, e se siamo fratelli non possiamo far altro che aprire a tutti le mani e le porte, spezzare il tanto o il poco che abbiamo e condividerlo, altrimenti… non siamo cristiani, non siamo uomini. In nome della sicurezza, della tranquillità e del benessere individuali le persone si piegano di fronte alla paura, condannano a priori, condannano per sentito dire, condannano . Condotto dalla paura l’egoismo viene innalzato a prassi politica: le azioni politiche dovrebbero cercare il bene comune, per uscire insieme dalle difficoltà, invece inseguono solo il bene privato ed individuale, “insieme” non esiste! E in nome dell’individuo, solo e chiuso in se stesso, ogni giudizio diventa equidistante, si annega nel qualunquismo, appagati e rabboniti in una sonnolenza politica, religiosa e sociale, che toglie la voglia e il coraggio di pensare. [...] “…se adempite il più importante dei comandamenti secondo la Scrittura: amerai il prossimo tuo come te stesso, fate bene; ma se fate distinzione di persone, commettete un peccato e siete accusati dalla legge come trasgressori.” (Giacomo 2,8-9)
Si moltiplicano le azioni punitivedi squadracce non bene identificate che tutti si affrettano a indicare come "non di matrice politica". A Montecatini a uno straniero e' richiesto un reddito minimo e un certo numero di metri quadri a testa per richiedere la residenza. Tra false accuse di rapimenti e roghi continua ad ardere l'odio per i Rom, nell'ingenuo stupore dei maestri che leggono i temi di bambini educati al sospetto e al pregiudizio per il diverso. La CEI dal canto suo pensa bene di impedire ai parroci di prestare ai mussulmani le sale parrocchiali per pregare, nei luoghi dove e' spesso gia' ostacolata in ogni modo la costruzione di moschee o l'uso di altri locali a questo scopo. Il caso di un parroco nel nord-est fece gia' scalpore qualche tempo fa. Ovviamente lo scalpore si ridusse allo scandalo, non certo al gesto profetico. La motivazione della CEI poi e' geniale: siccome secondo le consuetudini dell'Islam quando un terreno viene utilizzato per la preghiera dei fedeli di Maometto non è più disponibile per altre religioni, allora anche per noi deve funzionare allo stesso modo. "Quando un parroco presta i locali della parrocchia deve sapere che in quel momento aliena quello spazio alla religione cattolica e lo affida per sempre all'Islam". Il dialogo fra sordi. Neppure chi dovrebbe preoccuparsi di mostrare una strada diversa dalla deriva allucinante che sta prendendo il paese si domanda piu' cosa vogliono dire parole come "accoglienza", dialogo", "confronto", o almeno "tolleranza". Siamo ormai al razzismo e al fascismo come senso comune, il tutto fatto emergere alla luce del sole nell'arco di una campagna elettorale e di un mese di provvedimenti di governo. Non avrei mai creduto che ci fosse tutto questo piu' o meno latente nella pancia del paese. Evidentemente a star lontano si perde il polso della situazione, che mai avrei creduto cosi' grave, cosi' preoccupante, cosi' spaventosa. Dal Manifesto, un'articolo di Alessandro Portelli, "Il fascismo del senso comune":
Il raid squadristico al Pigneto «non ha matrice politica». Non hanno matrice politica l’assassinio di Verona, il rogo di Ponticelli, la morte dei due ragazzi ammazzati in motorino a via Nomentana, la morte di Hasan Nejl, non-persona abbandonata e ignorata nel centro chiamato di «accoglienza», l’aggressione a Christian Floris di Radio DeeGay. Non è una consolazione: è peggio. Non c’è più bisogno di ideologia e militanza fascista per praticare la prepotenza, l’aggressione dei tanti contro i soli, degli armati contro i disarmati, dei forti contro i deboli. Il fascismo non è più politica, è senso comune. A Roma questo senso comune fascista si esercita con una specie di strategia a tenaglia: da un lato, l’aggressione politica alla memoria democratica, dall’altro le sirene seduttive del «sindaco di tutti» Gianni Alemanno. Da un lato, hanno matrice politica la svastica sulla targa a via Montecuccoli, dove Rossellini filmò la scena più memorabile del nostro cinema democratico; la pretesa di Forza Nuova di tenere a Lettere (dove i camerati ammazzarono Paolo Rossi, dove è cresciuta la sinistra studentesca) un convegno su «le bugie dell’antifascismo»; l’idea di intitolare una strada al razzista e fucilatore Almirante. Le camicie nere, i saluti romani e i saluti al duce al Campidoglio la sera delle elezioni sono state rapidamente coperte dal perbenismo istituzionale, ma stanno lì, e si sentono autorizzate. Sull’altro versante, Alemanno va alle Fosse Ardeatine e a Porta San Paolo, parla di riconciliazione, fa riparare i danni alle vetrine del Pigneto, corteggia i vertici della comunità ebraica. Mentre la sua base elettorale si scatena lui si alimenta dell’inopinato clima di cooperazione bipartisan. Io non credo che Alemanno sparerà (metaforicamente!) addosso alla Roma antifascista. Piuttosto, ci avvelenerà lentamente, e senza che ce ne accorgiamo. Le parole - riconciliazione, comunità - possono sedurre un senso comune stanco di guerra e reso poco vigile dalla sconfitta. Ma sono avvelenate: una riconciliazione senza verità, e una comunità senza cuore. Rendere omaggio alle Fosse Ardeatine serve per equipararle ai «martiri» di Salò e legittimarli; la strada per Almirante si legittima col bilancino di una per Berlinguer. Già l’equiparazione formale tra fascisti e antifascisti è un insulto alla Repubblica; ma poi nei fatti non sono nemmeno uguali: loro hanno i «valori» e noi le «ideologie», il vento fascista ha il favore dei tempi e delle istituzioni, la cultura democratica è musealizzata e tollerata (e l’irresponsabile disponibilità al dialogo con questa gente condanna il Partito democratico all’irrilevanza). Così, la cosa peggiore è un piccolo provvedimento amministrativo: la cancellazione dei menù multietnici (facoltativi) sperimentata con successo nelle scuole di Roma. Altro che boccone avvelenato. I bambini devono crescere ignoranti e xenofobi, per dare vita alla restaurata «comunità» italica, senza macchia, e piena di paura.
Almeno Amnesty riconosce che siamo finalmente un paese comunemente fascista. Dove l'etica del piu' forte orgogliosamente prevale. Presto saremo in grado di raggiungere i livelli di civilta' e di tolleranza del Sudan, per adesso i rapinatori li prendiamo solo a pallottole. Probabilmente Maroni distribuira' presto anche i bazooka alle ronde in camicia verde per non essere da meno...
Alla faccia di quelli che il grande statista, alla faccia di quelli che ha la maschera ma e' calato nella parte, alla faccia di quelli del dialogo possibile, oggi la Fenice ha presieduto il primo Consiglio dei Ministri del suo atto terzo (quarto). I risultati sono terribili. Solite leggi ad personam, per salvare Rete4 e qualche processo in bilico (questa per fortuna pare momentaneamente scampata grazie al rumore che ha suscitato), dimostrando il disprezzo della Fenice e dei suoi ministri per gli elettori, per il ruolo di responsabilita' che ricoprono e per la propria dignita'. Solite leggi per togliere meno ai ricchi, e per tassare piu' chi ha meno. Per far finta di dare con una mano, e togliere con l'altra: ICI, straordinari e compagnia cantante. E magari facendo credere di pensare ai piu' bisognosi. Approvazione di uno scandaloso pacchetto di misure xenofobe, lesive dei diritti umani basilari di migliaia di persone e anticostituzionali. Essere privo di permesso di soggiorno sara' reato penale, cosi' come in certi casi chiedere l'elemosina. Si calcola che 500-700 mila persone potrebbero essere arrestate, per la colpa di essere cosi' disperate da lasciare casa, famiglia, amici per un paese che non li vuole. Tralasciamo per un momento l'ovvia impossibilita' di processarle tutte, a meno di non fermare per i prossimi 2000 anni la macchina gia' ferraginosa della giustizia, e tralasciamo la totale mancanza di strutture atte ad accogliere tutti i nuovi detenuti (a meno di mandarli ai lavori forzati nelle discariche come ha proposto la lungimirante Margherita Boniver, o rinchiuderli nei lager dei CPT e buttare via le chiavi, per 18 mesi dico 18). Tralasciamo tutto questo, e rendiamoci conto che grazie al meccanismo assurdo per la regolarizzazione previsto dalla Bossi-Fini, da oggi e' ufficialmente praticamente impossibile entrare in Italia, a meno di non rischiare la galera o di essere raccomandati. Il sistema italiano di sempre applicato alla disperazione. Sconvolgente poi l'aggravante di clandestino per tutti i reati penali: ma la legge non era uguale per tutti? Sono tornati di moda quelli piu' uguali degli altri, un terzo piu' uguali. Ci si e' preoccupati anche di rendere piu' complicato sposare uno "straniero". Mancano solo le fascette al braccio e i campanacci per sentirli arrivare da lontano. E resta da capire come tutto questo delirio xenofobo abbia a che vedere con il rendere piu' sicuri gli italiani. La cosa ancora piu' sconvolgente e' che in tutto cio' nessuno si indigna, nessuno si incatena, nessuno urla, nessuno protesta. Da sinistra il massimo che si sente e' che il pacchetto e' "inefficace o controproducente" oppure che "e' copiato dal pacchetto Amato". Giusto qualcosa per non dire "magari l'avessimo fatto noi che avremmo vinto le elezioni". E invece siamo di fronte a qualcosa di populista nel peggior modo, nel senso che vuol solleticare i piu' bassi istinti di tutti noi. Qualcosa di volgarmente, inequivocabilmente, paurosamente razzista e fascista. Nel paese semplificato, dove le minoranze vanno eliminate anziche' salvaguardate, dove le notizie sonomanipolate per fomentare la caccia alle streghe (esattamente nello stesso modo in cui tutto e' cominciato nella ex-Jugoslavia di Milosevic), dove chi dovrebbe fare notare al paese che stiamo pisciando fuori dal vaso decide che e' piu' comodo evitare la fatica di fare centro, evidentemente sono un clandestino. Sono una scoria destinata allo stoccaggio nelle nuove fantastiche discariche top-secret. E ho paura. Non dovevano farla passare a tutti? Cosa e' successo, cosa ci e' successo? Dove sono quelli che portano il fuoco?
"Ma che paese è questo dove gli unici che hanno ancora qualche speranza vengono chiamati disperati?" (Stefano Benni - Elianto)
In un vecchio libretto impolverato con un tricolore in copertina (lo stesso che agitavano quei signori col braccio teso al campidoglio qualche settimana fa, lo stasso che sventolavano tirando molotov contro le baracche di alcuni poveracci), ho trovato questa cosa. Qui si parla di rimozione di ostacoli, non di costruzione di muri, si parla di integrazione e piena partecipazione, non di segregazione. Evidentemente mi sfugge qualcosa. Evidentemente deve trattarsi di un pericoloso pamphlet di propaganda anarco-insurrezionista:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Per chi non sa leggere, qui anche in una strana lingua che mi dicono si chiami Romane'. Chissa' perche' certa gente si ostina a parlare in modo diverso da noi.
Come volevasi dimostrare, meglio adeguarsi che indicare una strada diversa. Chissa' se ai circoli distribuiscono anche le molotov... (via Giusec)
La sinistra tace, anzi peggio avvalla. La Chiesa e' tanto timida su una cosa del genere quanto urlatrice su aborto e sessualita'. Su cui e' capace di proporre solo ricette e nessun valore. Ma sul razzismo evidentemente non hanno piu' nemmeno le ricette. Ci resta solo la Spagna laica a chiamare le cose con il loro nome: razzismo.
…ed ogni dignitoso sogno aveva abbandonato le anime di quel popolo, lasciandoli lieti di affidare la loro libertà a gangster e mafiosi, e sentirla minacciata dal mendicante all’angolo
Stefano Benni, Spiriti
Certo sembra che lo facciano apposta i Rom a essere un capro espiatorio perfetto. Sono sporchi, rubano, parlano idiomi incomprensibili fra di loro, vivono appartati in baraccopoli con condizioni igieniche ai limiti (e qualche volta anche oltre), fanno di tutto per rimenere impermeabili all'omologazione della cultura e dei comportamenti che vorremmo da tutti gli "ospiti" che vengono a vivere sul nostro territorio. Insomma sono perfetti: sono il diverso su cui scaricare le ansie e le paure, e che ciclicamente tornano nell'occhio del ciclone grazie ai media e ai politici che cercano di distrarre l'attenzione dai problemi piu' seri che non sanno o non vogliono affrontare. Una volta ho provato a capirci qualcosa di queste donne dalle larghe gonnellone, di questi bambini moccicosi, di questi uomini a tratti indolenti, a tratti alacremente al lavoro per giorni per sostituire il motore di un camion con quello di un altro camion di un modello diverso. Ho passato un pomeriggio alla settimana in un campo alla periferia di Firenze a giocare con i bambini e a guardarmi intorno. Non posso dire di averci capito molto; ho ottenuto di avere sempre i vetri della macchina puliti, che uno su due ai semafori mi riconosceva e insisteva per lustrarmi il lunotto, ho ottenuto diversi inviti a cena per una grigliata che avrebbe sfamato un reggimento (e a me la carne non piace). Ho imparato a giocare ai loro giochi, ho ottenuto sorrisi fiduciosi e delusioni brucianti. Ho assistito a maneggi strani e traffici loschi. Eppure almeno ho capito che non sono tutti uguali, che dietro alle croste e al moccio ci sono bambini esattamente come i nostri, solo piu' induriti dalla vita. Che vivere ai margini e' difficilissimo, anche quando hai il satellite e la Mercedes, che l'onore di un Rom conta piu' del portagfogli di un italiano, ma che chiedere la carita' e rubare qualcosa a chi comunque tirera' avanti lo stesso non e' classificata fra le cose che possono anche minimamente incrinarlo. Diceva De Andre' presentando la splendida canzone che riporto nel video sotto:
L'emarginazione deriva anche da comportamenti acquisiti da culture antichissime. Gli zingari girano il mondo da più di duemila anni, se vogliamo credere a Erodoto. Questi Rom, questo popolo libero è affetto da dromomania, cioè desiderio continuo di spostarsi. Non credo abbiano mai fatto del male a qualcuno, malgrado le strane dicerie; è vero che rubano - d'altra parte non possono rinunciare a quell'impulso primario presente nel DNA di ciascun essere umano: quello al saccheggio, di cui abbiamo avuto notizie in queste ultime amministrazioni - però non ho mai sentito dire che abbiano rubato tramite banca. Inoltre non ho mai visto una donna Rom battere un marciapiede. Girano senza portare armi; quindi se si dovesse dare un Nobel per la pace ad un popolo, quello Rom sarebbe il più indicato.
E se in un anno di campo non ci ho capito molto, figuriamoci se nemmeno ci avessi provato. Magari adesso sarei tra quei due terzi di italiani che secondo Repubblica dicono che i Rom se ne devono andare, perche' sono sporchi, brutti e cattivi e non hanno niente a che fare con noi. E possibilmente dovrebbero sparire da un giorno all'altro, e chissenefrega di dove andranno, cosa faranno, che mangeranno: basta sia il piu' lontano possibile. O tra quelli che aizzati da politici e media, pronti a tutto per guadagnare voti e consenso con la paura e con l'oppio dell'odio per il diverso, assaltano con spranghe e molotov i campi Rom di mezza Italia, rivelando quanto sia facile stuzzicare il razzismo latente degli italiani "brava gente". A Napoli, tutti colpevoli per la colpa di uno soltanto, sono stati costretti a sbaraccare. Cosi', da un giorno a un altro, in mezzo al rogo delle loro cose. "Non sappiamo dove andare, viviamo qui da due anni e non abbiamo mai avuto problemi con la gente del posto. Secondo noi la scelta di andare via fatta dagli abitanti degli altri campi non ha senso, se anche andassimo a Roma e o a Venezia non cambierebbe niente, saremmo sempre cacciati". E infatti stesse scene in tutta Italia, nel bel mezzo del giro di vite pubblicitario della polizia che per un giorno all'anno si mette a fare controlli, fermi e arresti. Mentre si preparano le ronde dell'esercito per presidiare le strade. E in tutto questo non ci e' dato di sentire una sola parola di preoccupazione per il clima, di biasimo e di solidarietà verso i Rom e i rumeni in generale da parte di anche uno solo dei politici della sinistra. Resi imbambolati e appiattiti dalla disfatta elettorale, e decisi a seguire sulla strada del razzismo, del manicheismo e della tolleranza zero come soluzione (finale) di tutti i mali la destra razzista, la destra di vignette come questa, convinti che sia l'unico modo di rigadagnare voti, e non di perderli tutti. Mi piacerebbe poter sentir dire non solo a Gianni Cuperlo che se la sicurezza non e' ne' di destra ne' di sinistra, i diritti umani di tutti, il rispetto per il diverso, la solidarietà e la compassione per i piu' deboli, quelle sono di sinistra e non di destra, quelle sono la nostra cultura e il nostro valore. Mi basterebbe questo, non chiedo neanche i sondaggi sui giornali riguardo alla cacciata degli italiani o il rogo dei loro campi quando accade che l'uomo morde il cane. Forse e' chiedere troppo.
...finché un uomo ti incontra e non si riconosce, e ogni terra si accende e si arrende la pace...
Giorni frenetici tra Osservatori e treni. Qualche giornale nel frattempo, qualche occhiata di sfuggita ai blog, qualche minuto in auto ascoltando la radio. Ovunque pero' impazza la caccia al Rumeno dopo l'omicidio di Roma. Purtroppo anche nei fatti, con ordigni e spedizioni punitive nella capitale. Spero che in Romania non reagiscano come da noi e non si scateni la caccia all'italiano. Intanto la stampa e il governo, subito pronto a varare un decreto sui rimpatri trascinato dall'onda emotiva degli avvenimenti, enfatizzano i rischi e danno una percezione dell'Italia come di una fortezza assediata. Giusto rispondere prontamente alle emergenze e ai bisogni dei cittadini, cercare di governare e confinare certi fenomeni, ma farlo cavalcando una sensazione percepita come assai piu' grave della realta' rischia soprattutto di confermare i timori. Segnalo solo una lettera aperta di Gennaro Carotenuto alla famiglia di Giovanna Reggiani, che dice assai bene quello che penso, e alcune delle ultime parole prima della sua scomparsa di don Oreste Benzi, fondatore della Papa Giovanni XXIII che dalla parte degli ultimi c'e' stato davvero, e non solo metaforicamente. Qualcosa a che vedere con le pagliuzze e le travi.
Viaggio rocambolesco ieri. Un unico treno nella due giorni di sciopero Trenitalia viaggia dalla Germania, pieno quanto un treno indiano. Chiedo dello scipero al capotreno, che non ne conosce i motivi: niente male. Aria condizionata al minimo, io che leggo concentratissimo il bel libro di Grossman "Qualcuno con cui correre" per non pensare al sudore che mi appiccica al seggiolino. E quando finisce apro il giornale. Cerco dello sciopero, ma neppure un rigo. Mistero. Forse farebbero piu' notizia e servirebbero di piu' gli "scioperi alla rovescia" che proponeva Danilo Dolci in Sicilia negli anni '50.
A Monaco arriva la Repubblica con la cronaca di Milano. Non sono di Milano, ma la sfoglio comunque e la mia attenzione casca su un articolo riguardo a tafferugli tra i Rom e la polizia per lo sgombero di un campo. Storie che sentiamo continuamente. Il titolo pero' e' strappalacrime: "E Gerardo, piccolo zingaro, fa i compiti in mezzo alla battaglia". Penso ai bambini Rom che ho conosciuto vari anni fa quando frequentavo insieme a Paolo il campo Rom dell'Olmatello a Firenze, e sorrido pensando agli amici che con qualche difficolta' ero comunque riuscito a farmi, e che non capivano perche' "sprecassi" il mio tempo con loro. Direi proprio che non e' andato sprecato, e quelle poche ore mi sono servite non per capire, ma almeno per accostarmi a quel mondo dalla parte giusta.
Questa la faccenda: un campo abusivo viene smantellato. Alcuni nuovi containers vengono messi a disposizione delle famiglie evacuate, ma circa 20 nuclei familiari restano fuori, in massima parte per precedenti penali. Per loro non c'e' posto nella Milano della Letizia. Loro, comprensibilmente, si infuriano. Meno comprensibilmente tentano di bruciare i container assegnati agli altri. Interviene la polizia. Iniziano le mediazioni. Il sindaco propone di assegnare loro degli stanzoni dove gli uomini da una pate e le donne con i bambini dall'altra le 20 famiglie possano vivere. C'e' qualcosa di piu' umiliante per una famiglia che essere costretti a vivere separati in stanzoni con altre persone?
Ora, ma chi ha proposto questa cosa non e' lo stesso sindaco che ha aderito al Family Day con tanto di gonfalone comunale, per dire a tutti che a Milano si tutelano le famiglie? Dove si rifiutano finanziamenti a tutte le manifestazioni che hanno qualcosa a che vedere con i gay per tutelare appieno la famiglia fatta di uomini, donne e loro bambini? Eppure i Rom accettano, a patto che la loro situazione venga discussa per il lungo termine.
Sempre a Milano, tempo fa da una rissa tra vigili e cinesi scoppio' una rivolta di quartiere. Il pugno di ferro contro immigrati e clandestini del sindaco sembra non portare molti frutti, almeno nel breve termine. L'articolo col titolo strappalacrime finisce cosi':
Un vecchio agente, in servizio d´ordine pubblico da sempre, è perplesso: «Politici importanti non ne sono venuti, di televisioni ne ho viste poche, di questi non gliene frega niente a nessuno. Il problema, però, è che non sono solo qui. Ti sei fatto un giro sotto il ponte della Ghisolfa, verso la ferrovia? Ma hai visto là quanti sono? E in via Bovisasca sei passato? Ormai chiudi un posto, dai due regole da una parte e dall´altra parte rispunta un casino. Pensare di risolverlo con i manganelli è uno sbaglio». Non dice «sbaglio» il poliziotto, usa un termine più colorito.
Se lo capiscono anche i poliziotti, che lo capisca prima o poi anche Letizia?