Scioperi
Una volta si scioperava per danneggiare i padroni. Oggi per dar loro quello che vogliono: il silenzio.
Se l'occhio non si esercita, non vede.
Se la pelle non tocca, non sa.
Se l'uomo non immagina, si spegne.
Cosi' titola stamani il Frankfurter Allgemeine Zeitung in ricordo del Trap e di Strunz in mezzo a vari altri sfotto' da oltralpe: un'Italia sempre inguardabile, senza idee e motivazioni, mal messa in campo e continuamente rimaneggiata e arruffata in corsa dall'ex eroe di Berlino (nonche' uomo piu' antipatico del Paese), affonda con la modesta Slovacchia alla prima partecipazione mondiale. E' la prima volta che il campione in carica esce al primo turno, almeno qualche record quest'Italia di Lippi lo ha portato a casa. Un Lippi che ha sbagliato ogni scelta possibile: come ha fatto a lasciare un Quagliarella cosi' in panchina per 240' e a lasciare a casa chi serviva come il pane per accendere la luce? Memorabile il terzo gol Slovacco su rimessa laterale, roba che nemmeno in Chaltron's...
Almeno ieri sera i fochi di San Giovanni erano piu' belli del solito. Anche Leo ha apprezzato godendosi lo spettacolo a bocca aperta, mentre l'anno passato se li era dormiti tutti... Non male nemmeno il tuffo nel passato con un sacco di compagni del liceo che non vedevo da anni.
Vero e' che mentre a Firenze si festeggiava il Santo Patrono, un po' più a sud si celebrava la festa del Santo Padrone, con i suoi accordi, con le sue Pande, con i suoi servi. E ancora più a sud, davanti a una fabbrica siciliana, degli operai manifestavano proprio in concomitanza con la partita dell'Italia: i problemi veri sono altri, per questo oggi la CGIL e' in piazza contro la manovra. Chi come me non ha neppure il diritto di sciopero per contratto si accontenta di fare lo sciopero al contrario di Dolciniana memoria: sono al lavoro in un Osservatorio deserto...

Fabrizio Gatti con questa lettera ha aderito alle manifestazioni di oggi nell'ambito del primo sciopero degli stranieri in Italia. L'appuntamento a Firenze e' per il presidio in piazza Ss. Annunziata dalle 16.00 in poi.
I miei compagni di classe alla scuola materna dicevano che non dovevo parlare con Elio. Eravamo bambini di quattro e cinque anni. Elio aveva un cognome lombardo, era discendente di una famiglia lombarda da generazioni. Ma aveva una colpa per la quale doveva essere escluso dai nostri giochi: Elio abitava con i terroni. Elio viveva in un caseggiato malmesso affacciato su un cortile polveroso. E i suoi vicini di casa erano famiglie di calabresi, siciliani, campani che si ammassavano nei bilocali senza bagno, una porta e una sola finestra in cambio di un lavoro come manovali, addetti alle pulizie, i più fortunati come operai nell'industria. Era il 1970 e Milano e la sua provincia avevano tre categorie di abitanti. C'erano i lombardi, baluardo dell'operosità e dell'onestà. C'erano i terroni del Nord, veneti e friulani, bravi, eh, onesti pure loro, ma non mancavano le suore e i parroci che mettevano in guardia i teenager del posto, mai fidanzarsi con venete e friulane che, si sa, sono ragazze di facili costumi. Poi c'erano i terroni terroni: quegli incoscienti che fanno figli come conigli, non sanno nemmeno parlare l'italiano, non si lavano, anzi puzzano, Dio santo come si fa a vivere così, tengono le galline in cucina, piangono miseria, affitti la casa a uno di loro e te la ritrovi piena di gente, in Comune hanno sempre la precedenza nelle liste per le case popolari, per i libri a scuola, non hanno voglia di lavorare e lo Stato li premia, sono mafiosi, rubano, violentano le donne, guarda le loro mogli, si vestono di nero e le vecchie sono obbligate a portare il velo, ma come si fa, sono così diversi da noi, mica possiamo accoglierli tutti questi terroni, non siamo razzisti per carità, ma perché non li aiutano a casa loro? Quei discorsi, respirati dai bambini, avevano condannato Elio all'esclusione. Perfino lui che era lombardo. Ma oggi, quarant'anni dopo, quell'insulto, terrone, è praticamente scomparso. Chi fa più caso all'origine geografica di un cognome o di un nome? È bastata una generazione per cancellare gli effetti di questa segregazione. E grazie a quell'immigrazione interna dal 1970 l'Italia, la sua industria, la sua economia, la sua cultura, hanno potuto crescere. Adesso la sfida è la stessa: costruire una nuova unità, una nuova ricchezza del Paese. La sfida è mettere la generazione dei nostri figli nelle condizioni di considerare normale la differenza di pelle, di nome, di religione, al punto da non considerarla più una differenza. Ci vorrà tempo. Forse, come per il piccolo Elio e per tutti noi ex terroni, ci vorrà un'intera generazione. Ma le fondamenta perché questo avvenga dipendono da quello che noi facciamo oggi. La segregazione tra italiani e stranieri è ancora feroce, ma il sistema xenofobo che l'ha voluta si avvia alla decomposizione. Non ha futuro. Il sistema di potere che l'ha prodotto è già morto, sta marcendo nel cancro delle tangenti, nelle complicità con la mafia, nella parodia dell'onestà e della buona amministrazione che dal 1994 in poi ha diviso l'Italia e l'ha ridotta al cadavere che è. Il capolinea di tutto questo è il 2013, forse anche prima. Poi ci sarà il vuoto. E tutti noi, cittadini onesti, che non ci riconosciamo nel marciume della corruzione, abbiamo l'obbligo di riempirlo. Anche semplicemente con la nostra presenza, con le nostre piccole azioni quotidiane. Ecco perché le manifestazioni di lunedì primo marzo sono un'occasione importante per esserci, per pretendere un Paese diverso, per rendere possibile una nuova unità nazionale dove la libertà di esistere non dipende dal passaporto del luogo dove ciascuno di noi è nato ma dallo Stato, dalla città, dal quartiere dove ora vive. Esserci è un dovere di solidarietà nei confronti di Ion Cazacu, ingenere e muratore, padre di due bimbe, bruciato vivo dal suo datore di lavoro. È un dovere nei confronti dei braccianti presi a fucilate a Rosarno. Ma è anche l'unico, ultimo mezzo che ci resta per far sapere che in questa Italia in cui la criminalità organizzata siede in Parlamento tutti noi, cittadini onesti, oggi siamo stranieri.
Mentre in rete comincia a circolare il tam tam per lo sciopero degli stranieri il 1 Marzo (anche per il piccolo contribiuto di questo blog), e mentre per adesso i partiti di sinistra e i sindacati stanno colpevolmente a guardare, Fabrizio Gatti spiega su Piovono Rane quali sono le sue buone ragioni per aderire:
In attesa del primo sciopero degli stranieri, è possibile ancora sorridere di fronte al collasso del sistema immigrazione in Italia?
L’annuncio di ieri a “Che tempo che fa” del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, di concedere protezione agli immigrati feriti a Rosarno, fa scappare una battuta: per essere considerati uomini, donne, lavoratori, cittadini in Italia bisogna avere la sventura di farsi sparare come è successo agli stranieri colpiti nella tre giorni e tre notti di caccia all’uomo in Calabria?
Quello del ministro è un provvedimento doveroso. Ma senza un aggiornamento della legge sull’immigrazione rimane un’elargizione, un regalo, un tampone alla bomba sociale che la Bossi-Fini prima e il pacchetto sicurezza poi hanno innescato.
Sentite qua.
1) Giovedì 14 gennaio, conclusa la trasmissione Annozero, la polizia ha fermato per mezz’ora tre ospiti che erano intervenuti in diretta. Non li hanno lasciati nemmeno uscire. Sono stati bloccati in un corridoio secondario, dentro gli studi della Rai. Non hanno fermato me (che sono imputato davanti al Tribunale di Agrigento per aver dichiarato di essere iracheno quando sono stato ripescato dal mare di Lampedusa). Non hanno nemmeno fermato l’onorevole del Pdl Alessandra Mussolini (è parlamentare, non si può) anche se potrebbe riconoscere chi si muove nella rete di estrema destra con cui è stata alleata fino a pochi mesi fa. Hanno fermato gli unici tre ospiti neri. Il funzionario di polizia voleva verificare che avessero davvero la ricevuta per aver chiesto il permesso di soggiorno. Deve essere l’originale (non una fotocopia).
Un abuso? No. Da quando l’essere irregolari è reato, i pubblici ufficiali per non finire a loro volta nei guai devono controllare.
I cedolini c’erano.
Se avessero dimenticato a casa gli originali o anche se avessero avuto con sé le fotocopie (per non perdere gli originali) i tre ragazzi sarebbero stati rinchiusi nel centro di identificazione di Ponte Galeria e avrebbero rischiato fino a duemila euro di multa e un anno di carcere.
Provate voi a immaginare un italiano condannato a un anno di carcere per aver dimenticato la carta di identità… Infatti la legge vale solo per gli stranieri.
L’episodio va letto anche in un altro modo: uno schiavo dell’agricoltura al Sud o dell’edilizia al Nord, se non ha il permesso di soggiorno, non può mai più denunciare pubblicamente o alle autorità le sue condizioni di schiavitù. Perché rischia l’arresto immediato e se non lascia l’Italia, una condanna fino a 4 anni di carcere. Più del suo caporale, che non rischia nulla, e del datore di lavoro, che spesso non si trova mai.
2) Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi è talmente impegnato a scongiurare situazioni di schiavitù come quelle di Rosarno che nel 2009 ha avvallato queste disposizioni, contenute nel Documento di programmazione dell’attività di vigilanza: meno controlli in tutta Italia, con punte del 50 per cento in Calabria.
La Calabria ha un altro record: secondo uno studio del 2006 dell’Agenzia delle entrate gli imprenditori calabresi evadono il 94 per cento dell’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive.
Significa che il 94 per cento dell’economia calabrese è sommersa e resta sommersa grazie anche alla decisione del ministro Sacconi di ridurre i controlli (e di indirizzarli semmai sulle imprese di proprietà di immigrati).
Non è solo una piaga del Sud. La Provincia di Venezia ha scoperto che il 27 per cento degli addetti nelle industrie manifatturiere in Veneto è composto da lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno. Siamo nel Nordest.
3) Dopo l’inchiesta de L’espresso a Foggia nel 2006, Giuliano Amato, ministro dell’Interno nel governo Prodi, aveva istituito una commissione composta da prefetti, funzionari di polizia e ufficiali di carabinieri e guardia di finanza. La commissione aveva suggerito la necessità di istituire il reato di caporalato perché, secondo i commissari, le leggi attuali non sono in grado di reprimere il fenomeno. Il ministro dell’Interno successivo, Roberto Maroni, ha istituito il reato di immigrazione clandestina che punisce anche i lavoratori. Ma non i caporali. Il progetto della commissione del 2006 è stato ignorato.
4) Sempre dopo l’inchiesta de L’espresso a Foggia nel 2006, il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, nel governo Prodi, aveva istituito un fondo integrativo da affidare all’Inps per gestire con le regioni l’ospitalità, l’assistenza e la tutela dei lavoratori stagionali. Il ricorso alla Corte costituzionale delle Regioni di centrodestra Lombardia e Veneto ha fatto bocciare il provvedimento.
5) Sempre dopo l’inchiesta de L’espresso a Foggia nel 2006, il governo Prodi aveva proposto di estendere ai lavoratori irregolari la tutela prevista per le vittime della tratta dell’immigrazione, qualora denunciassero i loro sfruttatori. La proposta non è passata per l’opposizione di funzionari del ministero dell’Interno, perché temevano che la norma avrebbe aggirato i limiti imposti dalle quote annuali (che sono la causa indiretta del lavoro nero. L’esempio della Puglia nel 2006: quote stagionali 1600, necessità di lavoratori stagionali solo per la provincia di Foggia 5000-7000).
6) Sempre dopo l’inchiesta de L’espresso a Foggia nel 2006, il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, nel governo Prodi, ha introdotto l’obbligo di registrare i lavoratori entro il giorno prima del loro inizio, per evitare lo sfruttamento e la registrazione postuma solo in caso di controlli o di incidente. L’attuale governo Berlusconi ha proposto di sopprimere questa norma e il nuovo provvedimento attende l’approvazione della Camera.
7) Se un raccoglitore di arance senza documenti in regola avesse denunciato i suoi schiavisti a Rosarno, avrebbe rischiato fino a 4 anni di carcere. Nessuna norma punisce i parlamentari che hanno contatti con mafia, ‘ndrangheta e camorra.
8 ) Se uno straniero perde il lavoro e nel frattempo gli scade anche il permesso di soggiorno, entro sei mesi deve trovare un’altra assunzione o andarsene. Se resta commette reato, anche se non commette altri reati e si mantiene con i suoi risparmi. I centri di detenzione per stranieri stanno diventando centri di detenzione per disoccupati.
9) Poiché lo Stato ha dimostrato in questi anni di non essere in grado di espellere gli irregolari che hanno commesso reati gravi (solo il 40 per cento viene rimpatriato secondo dati del ministero dell’Interno consegnati a Medici senza frontiere), avremo un’ulteriore massa di lavoratori senza nessun diritto. Se non quello di essere premiati dal ministro dell’Interno. Ma solo dopo essersi fatti sparare.
Per questo il primo marzo aderisco al primo Sciopero degli stranieri.
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beffatotale
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Categorie: emergenza, gatti, migranti, primo marzo, sciopero

Non volete immigrati tra i piedi? Benissimo: provare per credere. Che cosa accadrebbe se i 4 milioni di immigrati presenti in Italia incrociassero le braccia per un giorno? Cosa succederebbe se migliaia di infermieri, pizzaioli, muratori semplici e specializzati, saldatori, mulettisti, badanti, baby sitter, cassiere, capireparto, artisti, mediatori culturali ed educatori, addetti alle pulizie negli uffici, custodi e concierge, camerieri, operatori turistici, centralinisti, magazzinieri, operatori informatici, insegnanti, medici, politici, opinionisti, giornalisti…si fermassero tutti insieme? E cosa succederebbe se insieme a loro si fermassero studenti medi e universitari, casalinghe, liberi professionisti dell’edilizia, dei trasporti privati, dei settori dei servizi? E se a questi si aggiungessero anche i loro colleghi italiani, impiegati negli stessi settori, partecipi delle stesse attività, accomunati dal senso di squilibrio e disuguaglianza che colpisce tutti? Probabilmente ci sarebero centinaia e centinaia di bambini e anziani improvvisamente senza assistenza, ma anche ettari ed ettari di terreni abbandonati e molti altri disagi. Basterebbero dunque poche ore di sciopero generale dal lavoro e dai consumi per affermarsi come lavoratori e come persone. E per costringere tutti a riflettere sulle vere emergenze del nostro Paese (la corruzione, la precarietà, lo spreco, l'assenza di politiche sociali...).
Il 1 maggio del 2006 negli Stati Uniti si sono fermati 12 milioni di persone, la stragrande maggioranza di origine ispanica e senza permesso di soggiorno, per protestare contro l’introduzione nell’ordinamento legislativo americano del reato di clandestinità. Lo stesso reato introdotto dall’Italia ad agosto di quest’anno. Nadia Lamarkbi, una giornalista di origine marocchina, ha lanciato in Francia, nel suo Paese, la proposta di una giornata senza immigrati: il primo sciopero degli stranieri che dovrebbe celebrarsi il prossimo 1 marzo. Quel giorno, i lavoratori immigrati dovrebbero astenersi dal lavoro e tutti gli altri (disoccupati, casalinghe, studenti) dalle comuni attività di consumo (acquistare cose, prendere i mezzi pubblici). L'obiettivo è rendere evidente il danno e il disagio che la società verrebbe a soffrire se tra le sue maglie non ci fossero gli immigrati.
Daimarely Quinterno, cubana, e Stefania Ragusa, giornalista italiana, dopo aver letto la notizia, hanno deciso di formare un gruppo su Facebook per provare a organizzare una giornata analoga anche in Italia. Il gruppo è stato creato e in poche ore ha già raccolto migliaia di adesioni, persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico, immigrati, discendenti di immigrati e autoctoni, accomunati dalla consapevolezza di quanto sia importante, da un punto di vista sociale, culturale e economico, l’apporto dell’immigrazione al nostro Paese. Il gruppo si chiama Primo marzo primo sciopero degli stranieri in Italia, e invito tutti ad iscriversi.
Cosi' Stefania Ragusa sul blog della manifestazione: "In questa battaglia dobbiamo essere insieme: chi è straniero, con o senza permesso di soggiorno deve assumersi la responsabilità di non farsi calpestare, di affermare la propria dignità umana e morale; chi è italiano, con più o meno senso civico, deve assumersi la responsabilità di non lasciarsi rubare la società migliore che possa desiderare per sé e per i propri figli. Non tutti hanno la forza di intraprendere un cammino politico, né credo sia necessario che tutti lo facciano, ma ci sono momenti in cui un gesto semplice sostiene e dà la spinta per un grosso cambiamento e in questi momenti è necessaria la presenza di tutti: lamentarsi non serve a nulla, scappare è sciocco, fare finta di niente è un grosso errore. Fermiamoci il 1 marzo 2010"
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beffatotale
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Categorie: 1-3-10, manifestazione, migranti, razzismo, sciopero
Oggi, 14 Luglio, questo blog aderisce all’appello di Diritto alla Rete contro il Ddl Alfano che tenta di imbavagliare la rete Internet italiana introducendo il cavilloso obbligo di rettifica entro 48 ore a pena di una sostanziosa sazione pecuniaria per tutti i titolari di “siti informatici”, blog inclusi.
Certo non ci si puo' distrarre un attimo in qualche convento (con tanto di campane a stormo alle 6.00 di mattina), che si ritrova l'Italia in ginocchio manco fosse il Cile, manco fosse uno dei paesi con la linea ferroviaria piu' capillare che trasporta tutto su gomma, peraltro meta' del tempo con camion scarichi.
Non fai in tempo a aprire il browser, che la Fenice e' indagata di nuovo. Stavolta per corruzione e voto di scambio. Praticamente l'aveva confessato a reti unificate. Ed e' stato cosi' arrogante da pensare che nessuno poteva resistere ai suoi soldi e alle sue promesse, che poteva dichiarare in TV che aveva espugnato palazzo Madama grazie a una compravendita e passare anche per il piu' furbo nel paese dei furbi. Meno male che qualcuno che conosce il significato di dignita' esiste ancora. "Facevo solo la corte". Certo, alzi la mano chi non ha mai usato la vecchia tecnica del libretto assegni e candidatura sicura invece di un mazzo di fiori...
Viaggio rocambolesco ieri. Un unico treno nella due giorni di sciopero Trenitalia viaggia dalla Germania, pieno quanto un treno indiano. Chiedo dello scipero al capotreno, che non ne conosce i motivi: niente male. Aria condizionata al minimo, io che leggo concentratissimo il bel libro di Grossman "Qualcuno con cui correre" per non pensare al sudore che mi appiccica al seggiolino. E quando finisce apro il giornale. Cerco dello sciopero, ma neppure un rigo. Mistero. Forse farebbero piu' notizia e servirebbero di piu' gli "scioperi alla rovescia" che proponeva Danilo Dolci in Sicilia negli anni '50.
A Monaco arriva la Repubblica con la cronaca di Milano. Non sono di Milano, ma la sfoglio comunque e la mia attenzione casca su un articolo riguardo a tafferugli tra i Rom e la polizia per lo sgombero di un campo. Storie che sentiamo continuamente. Il titolo pero' e' strappalacrime: "E Gerardo, piccolo zingaro, fa i compiti in mezzo alla battaglia". Penso ai bambini Rom che ho conosciuto vari anni fa quando frequentavo insieme a Paolo il campo Rom dell'Olmatello a Firenze, e sorrido pensando agli amici che con qualche difficolta' ero comunque riuscito a farmi, e che non capivano perche' "sprecassi" il mio tempo con loro. Direi proprio che non e' andato sprecato, e quelle poche ore mi sono servite non per capire, ma almeno per accostarmi a quel mondo dalla parte giusta.
Questa la faccenda: un campo abusivo viene smantellato. Alcuni nuovi containers vengono messi a disposizione delle famiglie evacuate, ma circa 20 nuclei familiari restano fuori, in massima parte per precedenti penali. Per loro non c'e' posto nella Milano della Letizia. Loro, comprensibilmente, si infuriano. Meno comprensibilmente tentano di bruciare i container assegnati agli altri. Interviene la polizia. Iniziano le mediazioni. Il sindaco propone di assegnare loro degli stanzoni dove gli uomini da una pate e le donne con i bambini dall'altra le 20 famiglie possano vivere. C'e' qualcosa di piu' umiliante per una famiglia che essere costretti a vivere separati in stanzoni con altre persone?
Ora, ma chi ha proposto questa cosa non e' lo stesso sindaco che ha aderito al Family Day con tanto di gonfalone comunale, per dire a tutti che a Milano si tutelano le famiglie? Dove si rifiutano finanziamenti a tutte le manifestazioni che hanno qualcosa a che vedere con i gay per tutelare appieno la famiglia fatta di uomini, donne e loro bambini? Eppure i Rom accettano, a patto che la loro situazione venga discussa per il lungo termine.
Sempre a Milano, tempo fa da una rissa tra vigili e cinesi scoppio' una rivolta di quartiere. Il pugno di ferro contro immigrati e clandestini del sindaco sembra non portare molti frutti, almeno nel breve termine. L'articolo col titolo strappalacrime finisce cosi':
Un vecchio agente, in servizio d´ordine pubblico da sempre, è perplesso: «Politici importanti non ne sono venuti, di televisioni ne ho viste poche, di questi non gliene frega niente a nessuno. Il problema, però, è che non sono solo qui. Ti sei fatto un giro sotto il ponte della Ghisolfa, verso la ferrovia? Ma hai visto là quanti sono? E in via Bovisasca sei passato? Ormai chiudi un posto, dai due regole da una parte e dall´altra parte rispunta un casino. Pensare di risolverlo con i manganelli è uno sbaglio». Non dice «sbaglio» il poliziotto, usa un termine più colorito.
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beffatotale
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