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martedì 15 dicembre 2009

Primo Marzo 2010: Sciopero degli stranieri


Non volete immigrati tra i piedi? Benissimo: provare per credere. Che cosa accadrebbe se i 4 milioni di immigrati presenti in Italia incrociassero le braccia per un giorno? Cosa succederebbe se migliaia di infermieri, pizzaioli, muratori semplici e specializzati, saldatori, mulettisti, badanti, baby sitter, cassiere, capireparto, artisti, mediatori culturali ed educatori, addetti alle pulizie negli uffici, custodi e concierge, camerieri, operatori turistici, centralinisti, magazzinieri, operatori informatici, insegnanti, medici, politici, opinionisti, giornalisti…si fermassero tutti insieme? E cosa succederebbe se insieme a loro si fermassero studenti medi e universitari, casalinghe, liberi professionisti dell’edilizia, dei trasporti privati, dei settori dei servizi? E se a questi si aggiungessero anche i loro colleghi italiani, impiegati negli stessi settori, partecipi delle stesse attività, accomunati dal senso di squilibrio e disuguaglianza che colpisce tutti? Probabilmente ci sarebero centinaia e centinaia di bambini e anziani improvvisamente senza assistenza, ma anche ettari ed ettari di terreni abbandonati e molti altri disagi. Basterebbero dunque poche ore di sciopero generale dal lavoro e dai consumi per affermarsi come lavoratori e come persone. E per costringere tutti a riflettere sulle vere emergenze del nostro Paese (la corruzione, la precarietà, lo spreco, l'assenza di politiche sociali...).
Il 1 maggio del 2006 negli Stati Uniti si sono fermati 12 milioni di persone, la stragrande maggioranza di origine ispanica e senza permesso di soggiorno, per protestare contro l’introduzione nell’ordinamento legislativo americano del reato di clandestinità. Lo stesso reato introdotto dall’Italia ad agosto di quest’anno. Nadia Lamarkbi, una giornalista di origine marocchina, ha lanciato in Francia, nel suo Paese, la proposta di una giornata senza immigrati: il primo sciopero degli stranieri che dovrebbe celebrarsi il prossimo 1 marzo. Quel giorno, i lavoratori immigrati dovrebbero astenersi dal lavoro e tutti gli altri (disoccupati, casalinghe, studenti) dalle comuni attività di consumo (acquistare cose, prendere i mezzi pubblici). L'obiettivo è rendere evidente il danno e il disagio che la società verrebbe a soffrire se tra le sue maglie non ci fossero gli immigrati.
Daimarely Quinterno, cubana, e Stefania Ragusa, giornalista italiana, dopo aver letto la notizia, hanno deciso di formare un gruppo su Facebook per provare a organizzare una giornata analoga anche in Italia. Il gruppo è stato creato e in poche ore ha già raccolto migliaia di adesioni, persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico, immigrati, discendenti di immigrati e autoctoni, accomunati dalla consapevolezza di quanto sia importante, da un punto di vista sociale, culturale e economico, l’apporto dell’immigrazione al nostro Paese. Il gruppo si chiama Primo marzo primo sciopero degli stranieri in Italia, e invito tutti ad iscriversi.
Cosi' Stefania Ragusa sul blog della manifestazione: "In questa battaglia dobbiamo essere insieme: chi è straniero, con o senza permesso di soggiorno deve assumersi la responsabilità di non farsi calpestare, di affermare la propria dignità umana e morale; chi è italiano, con più o meno senso civico, deve assumersi la responsabilità di non lasciarsi rubare la società migliore che possa desiderare per sé e per i propri figli. Non tutti hanno la forza di intraprendere un cammino politico, né credo sia necessario che tutti lo facciano, ma ci sono momenti in cui un gesto semplice sostiene e dà la spinta per un grosso cambiamento e in questi momenti è necessaria la presenza di tutti: lamentarsi non serve a nulla, scappare è sciocco, fare finta di niente è un grosso errore. Fermiamoci il 1 marzo 2010"

venerdì 6 febbraio 2009

Siamo noi i bersagli


Appello al Pd e alle forze democratiche del nostro Paese. Per aderire qui.

Dalla fine della seconda guerra mondiale c'è una linea chiarissima e invalicabile che le grandi democrazie occidentali hanno tracciato tra sé e la barbarie dato dal ripudio fermo e inequivoco del fascismo, della xenofobia, del razzismo e delle forze politiche che li rappresentano. Razzismo e xenofobia sono scoraggiate con un continuo ed univoco lavoro di educazione e di prevenzione, le forze politiche che ne fanno una bandiera sono escluse dal governo perché nessuno - a destra come a sinistra - stringerebbe mai accordi con esse, anche a costo di perdere le elezioni. Perché un'elezione si può ben perdere, ma lo spirito democratico, perdere quello non si può. Con l'approvazione del pacchetto sicurezza l'Italia ha tristemente varcato quella linea; con l'infamia di norme che legittimano sinistre ronde di cittadini e consentono la delazione del malato al personale sanitario si è rotto definitivamente un tabù. Abbiamo chiesto al nostro partito di chiamare tutto il Paese alla mobilitazione, per una grande manifestazione di italiani e stranieri insieme, aperta alle forze sociali, alle realtà associative e alle coscienze democratiche di tutta Italia. Abbiamo chiesto ai circoli di mobilitarsi, informare, denunciare e 'segnalare' non gli stranieri ma quel legislatore che ha approvato una legge così radicalmente inaccettabile per un paese civile. Bisogna dire di no, con forza, manifestando tutti insieme. Perché quando c'è un colpo ai diritti umani, i bersagli non sono solo i più deboli, siamo tutti noi.

martedì 3 febbraio 2009

Non si spegne piu'


Rientrato dal Sudamerica in questa parte di mondo, mi accorgo che nel mentre niente e' cambiato, che l'emergenza razzismo cresce senza limiti.

Da Ciwati: Leggo da Repubblica: «Il Comune di Brescia ritira la delibera – che il giudice nei giorni scorsi ha bollato come discriminatoria – con cui aveva disposto un bonus bebè da mille euro per le famiglie di ogni bambino nato nel 2008, purché bresciano o figlio di almeno un genitore italiano. Nel provvedimento, la giunta spiega che “l’estensione del beneficio a tutti gli stranieri risulterebbe in contrasto con la finalità prioritaria di sostegno alla natalità delle famiglie di cittadinanza italiana che si prefiggeva questa amministrazione”». Per cui, se non si può fare per i soli bresciani, non si fa per nessuno. E quindi si afferma in modo ancor più chiaro che a essere finanziata era soprattutto la differenza tra chi è italiano e chi non lo è. La motivazione degli amministratori bresciani è che con i mille euro gli italiani si metterebbero a procreare, mentre gli stranieri già lo fanno. Cose dell'altro mondo. La Costituzione si è fermata a Brescia.

Da Don Zauker: Capodanno 2008, un ragazzo italiano di 22 anni stupra e picchia una coetanea nei bagni chimici del festival “Amore09” alla nuova Fiera di Roma. I Carabinieri arrestano il colpevole. «Davide, sei innocente, ti vogliamo bene». “Più verità, meno bugie!” “Chi parla male di te è perché non ti conosce.” Poche parole per dimostrare affetto all’amico reo confesso di stupro. Sono quelle apparse sui tre striscioni appesi di fronte alla casa del 22enne, a Isola Sacra. Li hanno attaccati e firmati nella notte su via Trincea delle Frasche i suoi amici e amiche, giovani donne coetanee di quella ragazza che nessuno di loro pensa bene di citare. Parole allucinanti che stridono con il silenzio assordante rivolto nei confronti della vittima.
Fine gennaio, un branco di rumeni aggredisce una coppietta appartatasi in auto, nei pressi di Guidonia. Rapina e stupro della ragazza. I Carabinieri arrestano i colpevoli. “All’uscita dalla stazione dei carabinieri di Guidonia dei sei romeni fermati per lo stupro c’è stato un tentativo di linciaggio da parte della folla che assedia la stazione. “Maiali, bastardi” e “Consegnatelo al padre della ragazza”: queste le grida delle decine di persone, per lo più ragazzi, che hanno tentato di aggredire uno dei romeni scortato dai carabinieri che lo hanno portato con difficoltà a bordo della gazzella. Anche l’auto dei militari è stata oggetto della rabbia della folla: alcuni hanno sbattuto ombrelli contro la carrozzeria, altri hanno dato calci e pugni all’auto. Stessa scena all’uscita degli altri fermati.”

Una parlamentare PD della delegazione radicale, Rita Bernardini, ha poi visitato in carcere a Guidonia gli autori dello stupro insieme a Sergio D’Elia, segretario dell’Associazione “Nessuno tocchi Caino”, in seguito alla notizia di maltrattamenti subiti dai sei dopo l'arresto. La deputata e' stata inondata da email di insulti che ha deciso di pubblicare: un terribile spaccato della bestia ormai slegata che si aggira per il nostro paese, dell'Italia perbenista da difendere a ogni costo con i vari decreti sicurezza.

Intanto a Nettuno l'altra sera un gruppo di tre ragazzi cercava, secondo la loro stessa confessione "uno che dorme in strada, non per forza un romeno o un nero": bastava un debole qualunque. Trovano Navte Singh, 35 anni, sikh che dormiva alla stazione da molte notti dopo aver perso il lavoro di muratore. I tre lo hanno insultato, gli hanno imbrattato il viso con uno spray, e quindi dato fuoco. Non riuscendo più a spegnere le fiamme sono scappati. Navte ora ha ustioni di terzo grado sul 40% del corpo, agli arti inferiori, alle mani, a parte dell'addome e al collo. Il sindaco della vicina Roma non trova di meglio che commentare cosi' gli avvenimenti giusto per trovare un alibi che solo a lui e ai suoi simili poteva venire in mente: "'Se qualcuno pensa che i recenti fatti di violenza, che hanno visto come presunti colpevoli delle persone immigrate, possano essere un alibi per ritorsioni xenofobe, si sbaglia di grosso. A nessuno e' consentito farsi giustizia con le proprie mani e tanto meno strumentalizzare politicamente il dolore delle donne che sono state violentate nei giorni scorsi''. E infatti alla giornalista del TG che realizzava un reportage sull'aggressione e' stato risposto cosi' da un giovane del posto: "Ma quel ragazzo che è stato bruciato? Beh, non era un ragazzo, quello lì, era un marocchino".

Chi getta acqua su un fuoco mai spento dovrebbe sapere bene che poi, come per Navte, non si spegne piu'. Chi semina cosi' (qua per un altro bignami video) non puo' che raccogliere frutti come questi, altro che sicurezza. Ma ci continuano a raccontare solo dei militari per le strade, anche se poi, dati alla mano, la realta' e' un'altra. Anche se l'allarme sociale destato dal presunto aumento dei crimini legati all'immigrazione e' solo una balla: dal 1990 al 2003 il numero di permessi di soggiorno in rapporto al totale della popolazione residente si è quintuplicato, mentre non c'è alcun aumento sistematico della criminalità, che anzi mostrerebbe una lieve flessione. Anche se devo sapere leggendo El Pais (!) in aereo che Angelica V., la ragazzina di 16 anni (che si e' poi rivelata non essere neppure Rom) accusata quasi certamente come capro espiatorio di aver tentato di rapire un bimbo a Ponticelli data la sola testimonianza della madre, e' stata condannata a 3 anni e 8 mesi in primo grado, perche' secondo i giudici "non c'e' motivo di dubitare della testimonianza della madre". Peccato che la madre fu arrestata nel 2004 per falsa testimonianza, intenta a proteggere il padre camorrista. Il presunto rapimento aveva poi portato al rogo del campo Rom di Ponticelli e poi di vari altri in Italia.

Insomma, mentre dall'altra parte dell'oceano tutto, ma proprio tutto, sembra cambiare, mentre i nostri connazionali oltremanica provano sulla loro pelle cosa sia la discriminazione, a chi e' a Roma non resta che partecipare questo pomeriggio alla fiaccolata per chiedere ai Senatori di respingere l'emendamento che elimina il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono a una struttura sanitaria, di cui avevamo gia' parlato qui e qua, nel disinteresse della Chiesa che discute solo di Eluana e dei nazisti lefreviani. Oppure puo' sempre guardare Zoro per capire perche' da noi lo "Yes we can" e' solo utopia:

venerdì 14 novembre 2008

Fratelli d'Italia

Direttamente da Cervelli Monaco, la cronaca del presidio di stamani nell'ambito delle proteste in Italia e nel mondo contro i tagli all'Universita' e Ricerca. Tagli cosi' ingenti, che nella penuria attuale ci sono anche assegnisti italiani rimasti in Italia che sono pagati con fondi Marocchini: il colmo dei colmi. Qui le ragioni con BeffaTotale in audio ieri a Radio Onda d'Urto. Visto il successo delle iniziative, trovato impiego di ripiego per la Gelmini...


Dopo la sveglia all'alba per intervenire a Radio3, il manipolo di facinorosi italiani decisi a sfidare l'umido bavarese e le rigide regole della polizia si ritrovano finalmente davanti al Consolato Italiano. A dire il vero, al forno-bar poco lontano, dove la voglia di caffe' fa incrociare per caso gran parte dei manifestanti. Alle 10.40 siamo sotto il Consolato, armati di cartelli, bandiere tricolori, tamburini e volantini. Arrivano anche due poliziotti con tanto di minaccioso cellulare a verificare e spiegarci le regole del gioco, ovviamente rigidissime: vietato correre, vietato fare rumore, obbligatorio tradurre i cartelli dall'Italiano per verificare l'assenza di scritte offensive, obbligatorio lasciare spazio sul marciapiede per far passare i pedoni. Srotoliamo i nostri cartelli mentre Nico spiega in diretta su Popolare Network le nostre ragioni e sensazioni. Alla fine siamo 40 (12 per la questura), un risultato niente male data la preparazione in tutta fretta, e forti anche delle piu' di 320 firme apposte alla nostra lettera per il Ministro.
Una rappresentanza di 5 persone da mandare a parlamentare viene eletta a furor di popolo: Andrea, Marcella, Giovanni, Nico e Benedetta vengono accolti dal Console Generale e dal suo Vice. Il Console si dimostra interessato alla situazione e al punto di vista dei ricercatori Italiani a Monaco, sottolineando le eccellenze e i premi vinti da ricercatori nostrani che lavorano in Baviera: uno di questi premi e' proprio Benedetta, scatenando un siparietto da "Consolamba che sorpresa". La delegazione lascia l'edificio non prima di aver ricevuto dal Console sia l'assicurazione che la lettera verra' prontamente inviata al Ministro, sia l'invito a organizzare una riunione con tutta la comunita' dei ricercatori italiani per discutere piu' in profondita' le questioni sollevate. Mentre i tricolori sventolano per l'ultima volta, mentre qualche tedesco curioso si ferma a leggere il nostro unico cartello in lingua barbara fermando addirittura il furgone per arrivare fino in fondo, le due guardie nostri angeli custodi ci salutano lamentandosi un po' che siamo stati troppo vicini al bordo della strada. Anche questo e' Baviera! Qua tutta la fotocronaca completa!

Lo slogan


Parlar chiaro

La traduzione per gli indigeni

Benedetta consegna la lettera al Console Generale

giovedì 30 ottobre 2008

Il paese dei manganelli


Curzio Maltese sugli scontri a piazza Navona, in cui un gruppo di neonazi armati di spranghe tricolori hanno assalito gli studenti che manifestavano ignorati dalla polizia (qui tutta l'intervista):

Ho visto cose che se non avessi visto stenterei a crederci. Non erano studenti, erano neonazisti arrivati con un camion pieno di spranghe. Sono scesi e hanno cominciato a picchiare gli studenti al grido Duce Duce [...] La polizia li ha deliberatamente ignorati lasciando i nazisti liberi di picchiare gli studenti [...] Domani si parlerà solo degli incidenti e non dei molti buoni motivi della manifestazione. Gli incidenti sono stati provocati ad arte e non vengono dagli studenti [...] La polizia ha sistematicamente manganellato gli studenti senza armi e ignorato quelli armati [...] Spero che non sia in atto una strategia peggiore di quella del G8

E poi non dite che non ci avevano avvertito.

domenica 26 ottobre 2008

Ci siamo


Ieri a Roma ha retto anche il tempo. Nonostante i mesi di anticipo con cui la manifestazione era stata convocato la gente non ha perso l'occasione di dire no al disastro del governo, e alla fine anche Di Pietro si e' fatto vedere in piazza con tanto di megafono (a proposito, ho firmato per il referendum sul lodo Alfano). E alla faccia del solito stucchevole balletto delle cifre, ieri al Circo Massimo c'era davvero tanta tanta gente, che voleva un'Italia diversa, e che voleva un PD e una classe dirigente all'altezza della sfida. La nuova, tascabile Unità di Concita De Gregorio titolava a tutta pagina "Ci siamo": e ieri in piazza davvero c'eravamo, a ritrovarci e contarci, a riempire uno spazio anche fisicamente. Rompendo per almeno un giorno la sensazione di essere soli nel vortice che sta trascinando l'Italia a fondo, soli a credere in certe cose passando solitamente o per stupidi sentimentali o mostri strani e fuori dal tempo. Eravamo in tanti nel corteo, per strada: tra partigiani con tricolori sbiaditi, tra gli studenti e gli insegnanti imbufaliti con la riforma Gelmini, tra stranieri che reclamavano il diritto di esserci, comunisti smarriti e cittadini estenuati. Peccato che le bandiere del PD siano proprio orrende, con quello sfondo bianco e la scritta tricolore, ma almeno tanti erano i colori degli striscioni, della gente arrivata da tutta Europa (da stoccarda uno striscione "2500 km per esserci"). Eravamo ancora di piu' al Circo Massimo, un colpo d'occhio eccezionale. Ad ascoltare il discorso del segretario Walter Veltroni, finalmente netto e deciso. Ottimo su molti punti come scuola e ricerca, sviluppo sostenibile, sul razzismo dilagante, sulla trasformazione della televisione nella vera scuola del maestro unico. Un po' meno incisivo su altri, trattati solo in superficie, come i soldi alle banche a scatola chiusa o sulla questione della giustizia, ma certo non si poteva avere tutto. Il discorso segna anche una svolta importante, dal momento che Uolter torna a fare i nomi e i cognomi dello schieramento a noi avverso, perche' forse quando le idee scarseggiano (anche se qualche proposta, timida, c'e' stata), i nemici da combattere possono fare da surrogato. Per contrappasso invece non cita mai la parola sinistra, ormai siamo tutti riformisti. Tutto bellissimo, ma da domani, per dirla con Pippo Civati...

...Ok, va bene, da dopodomani. Il tempo di tornare a casa, sui pullman, sui treni e sulle auto che hanno raggiunto tra ieri e oggi la Capitale. Il tempo di riposarsi, di leggere i giornali del giorno dopo, di scaricare le foto, di montare i video e i filmati della nostra lunga giornata democratica. Da lunedì, però, facciamo in modo che quello che è successo oggi a Roma, non si perda. Che lo spirito del Pd, a lungo smarrito, non torni a confondersi. Che le parole chiare pronunciate da Walter, davanti a centinaia di migliaia di persone, si articolino in un lavoro quotidiano, a tutti i livelli, capace di trasferire alla società le parole e i contenuti che oggi abbiamo ascoltato, dal palco del Circo Massimo. Non perdiamoci di vista, come si disse in occasione di un'altra grande manifestazione, ispirata allora dalla società civile. E facciamo in modo che il Pd sia come la piazza di Roma di questo pomeriggio: un partito in cui tutti siano alla stessa altezza (anche il palco era opportunamente molto basso), in cui tutti possano esprimersi, in cui gli italiani possano trovare quella sede di dibattito, di confronto e di decisione politica di cui, in tanti, abbiamo bisogno. Veltroni ha spesso ricordato che l'Italia è migliore della destra che la governa. Anche il Pd può essere migliore di quello che è stato finora, diciamo, per capirci, in quel lungo intervallo trascorso dal 15 aprile al 25 ottobre. E dipende da ciascuno di noi.

Perche' come diceva Zoro nella nuova puntata di Tolleranza Zoro, una manifestazione contro l'attuale classe dirigente del PD avrebbe avuto forse un successo anche maggiore...


sabato 25 ottobre 2008

Roma, 25 Ottobre

BeffaTotale presente, con lo striscione dell'Emergenza Nazionale:

venerdì 24 ottobre 2008

I perche' dei facinorosi (2)


L'ovvio scopo del governo con la Legge 133 non e' in nessun modo riformare l’Universita'. La legge non riforma in nessun punto ne' i concorsi, ne' il reclutamento, ne' l’ordinamento didattico. In nessun punto si riducono i privilegi dei baroni ne' si moralizza il funzionamento degli atenei, premiando il merito, la qualita' e l'uso virtuoso delle risorse. E neppure questa e' l'intenzione futura del governo. Si taglia per tagliare, senza alcun progetto alternativo e senza alcun piano che favorisca i giovani meritevoli, i centri di eccellenza, che risolva i problemi attuali piu' gravi. Chi ci rimette sono sempre i soliti, i precari e i giovani, che si vedono sbarrata la strada dall'impossibilita' non solo di accedere ad un posto di ruolo, ma anche di vedersi rinnovato un contratto a termine. L’unica cosa che vuol fare il governo con la Legge 133 è fare cassa per finanziare altre manovre demagogiche o di emergenza. Le conseguenze sono nefaste, e portano non solo allo sganciamento dell’Italia dal treno dei paesi più avanzati, ma anche alla fine dell’Università pubblica come strumento di perequazione e mobilità sociale. Ecco in video un brevissimo bignami, o la 133 for dummies:

venerdì 10 ottobre 2008

Bando a Morando


Nuovo inno del PD. "In ginocchio da te" di Gianni Morando:

Apc-Pd/ Morando: Il 25 ottobre in piazza a sostegno del Governo
Mobilitazione per incoraggiare azione a difesa dei risparmiatori

Roma, 10 ott. (Apcom) - La manifestazione del 25 ottobre non sarà anti-governativa: lo assicura il coordinatore del governo ombra del Pd, Enrico Morando. E se nell'opposizione c'è "qualcuno che pensa di trarre vantaggio dalla crisi, si sbaglia di grosso: quando ci sono emergenze del genere - dice al 'Giornale' - è inevitabile che l'opinione pubblica si stringa attorno al governo". Per Morando, l'opposizione deve fare due cose: "Intanto incoraggiare e sostenere il governo nello sforzo che sta facendo per fronteggiare l'emergenza. E devo dire che l'iniziativa che è stata presa col decreto varato la sera scorsa per dare una risposta immediata mi sembra condivisibile. Inoltre - prosegue l'esponente Pd - dobbiamo chiedere con forza al governo che cambi il segno della sua politica economica: deve passare da una politica restrittiva e una espansiva e fortemente anti-ciclica". Niente cortei anti-Berlusconi dunque? "Non è una manifestazione anti-governativa. Anche perchè l'intervento messo a punto dal governo per rassicurare i risparmiatori e sostenere il sistema bancario è giusto - conclude - è quello che avevamo chiesto anche noi e dunque merita un giudizio positivo".

E' invece l'ora di finirla con questa baggianata del dialogo con chi del dialogo se ne frega. Se la Manifestazione del 25 fosse davvero quella che immagina Morando, dubito che chiunque sano di mente, me compreso, si farebbe il viaggio fino a Roma. Per fortuna la gente e' molto piu' avanti della sua supposta (appunto) "classe dirigente", e il 25 sara' in piazza a manifestare il proprio dissenso verso chi vuole rifondare l'univerista' e la scuola per decreto, anziche' attraverso un percorso e un confronto serio e articolato che tenga conto non solo del portafogli ma anche dei mutamenti e delle esigenze nuove. Sara' in piazza per un’idea di scuola e di ricerca pubblica e non privatizzata che non parta dai tagli ma da un progetto didattico, educativo e di sviluppo; per la difesa del tempo pieno di qualità, dell'obbligo a 16 anni, di un'Universita' basata sul merito e non sul clientelismo e il familismo; per fermare la deriva xenofoba del paese riflesso delle misure autoritarie e razziste del governo; per fermare il fiorire di indegne leggi ad-personam tese a garantire impunita' e privilegi; per fermare il porcellum europeo che vuole togliere anche in Europa la possibilita' di scelta ai cittadini; per una vera politica a sostegno dei salari.
Per tutte queste ragioni oggi non solo e' giusto, ma e' quanto mai urgente e necessario andare in piazza contro questo governo che sta attuando a colpi di decreti uno sfracello mai visto nel paese. Ed infatti, mentre il PD indugia e sta a guardare, si moltiplicano per fortuna in scuole ed Universita' in tutta Italia le proteste: in più di cento città d'Italia sono stati organizzati oggi dall'Unione degli studenti imponenti cortei contro il decreto Gelmini: oltre 200000 gli studenti coinvolti. Ieri a Pisa un'assemblea dei precari dell'Universita' talmente gremita che si e' tenuta in piazza dei Cavalieri, mentre a Firenze i corsi di Scienze sono bloccati per l'agitazioni di studenti, ricercatori e professori; alcune lezioni sono state tenute simbolicamente nei luoghi storici della citta', da Piazza Signoria al Ponte Vecchio, mentre oggi la protesta si e' snodata con un corteo per le strade della citta'. Lunedi' sempre a Firenze una nuova fiaccolata per la scuola organizzata dai sindacati. Anche l'Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Bologna e' in "intervallo", per ricordare i "risultati raggiunti giorno per giorno anche grazie all’indispensabile contributo delle ricercatrici e dei ricercatori precari, con entusiasmo enorme e stipendi magrissimi e traballanti. Ora tutto questo rischia di finire, per lasciare spazio ai ricordi di un passato in cui, per quanto poco, il nostro paese alla ricerca sembrava ancora crederci". Domani invece la manifestazione delle sinistre a sinistra del PD (almeno loro contro), e l'inizio della raccolta delle firme per il referendum contro il lodo Alfano inspiegabilmente disertato dal PD per paure strategiche sinceramente imbarazzanti. Per tutto questo la lotta continua, anche il 25, nonostante Morando e il PD.

domenica 28 settembre 2008

Non e' che l'inizio


E' vero, dire solo no non serve a molto. Non serve a cambiare davvero le cose. Non serve nemmeno a far cambiare idea a quei "moderati" sempre piu' disperati, che ogni giorno mettono sul piatto quello che conviene di piu' nell'immediato fra le varie proposte della politica, e che finiscono per premiare sempre piu' spesso chi promette a vanvera. Non serve ad essere costruttivi distruggere solamente, non serve il silenzio colpevole del famoso governo ombra. Pero' a qualcosa serve anche dire no con fermezza. Serve a quelli, tanti, che non sopportano vedere la scuola primaria devastata da un ministro servo di chi vuole vedere scomparire al scuola pubblica e la sua qualita'. Che invece di intervenire sui problemi specifici taglia indiscriminatamente per risparmiare sulle spalle delle generazioni future, adducendo motivazioni da far rabbrividire qualcunque pedagogo, compresi quelli di molti paesi che venivano a studiare i successi della nostra scuola nascosti in mezzo alle tante beghe. A chi non si rassegna a vederla una schiacciata tra un governo che la vede cime una semplice partita di bilancio da una parte, e schiere di giovani precari dall’altra che la vedono come unica possibilità d’un lavoro, con moltitudini di studenti sempre più ignoranti in mezzo. Serve a far capire a tutti quelli che non condivideno una riga della politica economica del governo che non sono soli. Che certe cose verranno difese con le unghie. E allora ben vengano le manifestazioni come quella di ieri in centocinquanta piazze italiane, da Torino a Enna. La CGIL richiama migliaia di persone (solo a Roma secondo gli organizzatori, sono diecimila) per protestare contro la politica economica di Tremonti e i tagli alla scuola. "Se le cose non cambiano, andremo allo sciopero generale di tutta la scuola" ha spiegato Epifani,"per contrastare le politiche dei tagli e la controriforma del Governo: paghiamo di più per avere di meno e favorire la sanità e la scuola privata". Speriamo serva anche a fermarli.

domenica 25 novembre 2007

Una giornata uggiosa


Giornata grigia qui a Garching, come sempre da qualche settimana. Una giornata che si consuma lentamente e pigramente, lavoricchiando a un articolo, leggendo Bobbio e ascoltando l'ultimo lavoro di Vecchioni. Che, per altro, funziona. Dopo la delusione di Rotary Club, il livello non e' alto come lo splendido Lanciatore di Coltelli, ma e' Vecchioni vero. Anche piuttosto incavolato: "Mandali a coltivare funghi in Val di Non o a scelta il riso di Canton, a fare gli orsi per turisti a Yellowstone, comunque fuori dai coglion". E scorrendo il libro di Bobbio leggo queste righe, e penso alla manifestazione di ieri a Roma:

[...] la rivoluzione silenziosa del nostro tempo, la prima rivoluzione non cruenta della storia, e' quella che conduce alla lenta ma inesorabile attenuazione, sino alla totale eliminazione, della discriminazione fra i sessi: la parificazione delle donne agli uomini, prima nella piu' piccola societa' familiare, poi nella piu' grande societa' civile attraverso l'eguaglianza in gran parte richiesta e in parte, seppure in piccola parte, gia' conquistata nei rapporti economici e politici, e' uno dei segni piu' certi e piu' incoraggianti della marcia della storia umana verso l'uguaglianza dei diseguali.
(N. Bobbio, Eguaglianza e Liberta', 1978)

Seppure perfettamente d'accordo con il Professore sulla conclusione, mi permetto di dissentire su due punti. Credo, che come dimostrano i cartelli e le denunce della manifestazione di ieri, in massima parte l'eguaglianza nella societa' civile precede la parita' nell'ambito familiare, dove ancora troppi sono non solo le prevaricazioni, ma anche i soprusi e le violenze. E soprattutto credo che non la parificazione del ruolo tra uomini e donne sia da ricercare, come sempre di piu' si cerca di fare, ma la parita' nella dignita' e nelle possibilita'. Sogno infatti una societa' non di quote rosa, ma dove i ruoli di responsabilita' siano sempre condivisi da un uomo e una donna, cosi' come avviene, con grande successo secondo me, in un'associazione cui ho fatto parte per tanti tanti anni. Le differenze di visione, di sensibilita', di modalita', sono tante e tali da rendere assolutamente complementari i due approcci.
Certo pero' che una manifestazione violenta contro al violenza ha sempre poco senso. Senza contare che sui giornali e in TV si parla solo dei fischi e degli spintoni, azzerando al visibilita' delle sacrosante motivazioni.

lunedì 22 ottobre 2007

L'alibi


Ricevo da Suro e volentieri pubblico...

Leggo di un ministro che attacca un magistrato che lo indaga, e mi tornano in mente gli scontri tra i pm ("disturbati mentali") e un premier che speravo archiviato e che invece rischiamo di rivedere presto al comando.
Guardo i partiti al governo mobilitare un milione di persone per scendere in piazza a protestare, con un tempismo invidiabile, in uno dei momenti di massima difficoltà dell'esecutivo.
Penso che siamo in un paese da barzellette. E invece no, siamo nel paese che ci meritiamo. Peggio, nel paese che vogliamo, perché nel nostro intimo lo vogliamo proprio così. Ci servono Mastella, Dini, Berlusconi, ma anche Mele, Turigliatto, Previti. Sono indispensabili per avere un alibi. Così non ci sentiamo in colpa quando non paghiamo le tasse, quando cerchiamo l'amicizia giusta per vincere un concorso, quando compriamo un SUV per girare tra le stradine del centro, quando superiamo i limiti di velocità parlando al cellulare. Perché possiamo dire che loro, che dovrebbero dare l'esempio, fanno peggio. Possiamo magari organizzare un V-day di protesta e sentirci con la coscienza a posto.
Non ce ne libereremo mai, perché in verità ci fanno comodo. Non dobbiamo cambiare la classe politica, dovremmo cambiare noi. Il resto verrebbe di conseguenza.

giovedì 18 ottobre 2007

Anche il Papa il 20 Ottobre


Oggi il Papa alla "Settimana sociale dei Cattolici", oltre a occuparsi della sentenza sul caso di Eluana di cui ho parlato gia' ieri, ha finalmente individuato nella precarieta' un'emergenza etica e sociale, e il vero ostacolo alla stabilita' e al futuro della famiglia. Lo suggerivo mesi fa a vescovi, ex sindacalisti e atei devoti troppo impegnati a prendersela con i Dico. "Quando la precarietà del lavoro non permette ai giovani di costruire una loro famiglia, lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso". Colpevolmente in ritardo la voce forte della Chiesa su questo tema.
E su questo stesso tema la sinistra "radicale" sabato scendera' in piazza: per chiedere al governo (di cui fa parte) piu' coraggio nel contrasto della precarieta', ma anche per l'abolizione totale dello scalone pensionistico, una politica per le abitazioni popolari, diritti alle coppie di fatto, diritti dei migranti, ritiro dall'Afghanistan, tutela dell'ambiente, lotta alla mafia. Sullo scalone ho gia' detto piu' e piu' volte come la penso, e l'eta' pensionabile va inevitabilmente alzata al contrario di quanto si chiedera' il 20. Per il resto i temi sono tutti giustissimi, ma mi sembra che sarebbe piu' costruttivo per i "radicali" utilizzare gli strumenti parlamentari e di governo che ha a disposizione per portarli avanti. Una manifestazione in questa situazione rischia pero' di minare la possibilita' reale e concreta di fare qualcosa, cosi' come i ricattini e i muretti messi su per ostacolare il lavoro di un governo che su molti temi, come la politica estera, ambiente, diritti delle coppie di fatto e dei migranti ha gia' elaborato importanti innovazioni legislative e operative. Resta tuttavia ancora aperto, con tutta la sua gravita' praticamente immutata, il problema della precarieta', della giungla ancora legalizzata nei contratti a termine, della mancanza assoluta di diritti e di ammortizzatori per chi con questi contratti deve vivere. E, aggiungo io, sono ancora al loro posto molte delle leggi vergogna approvate dallo scorso governo.
Ben venga allora un richiamo, almeno su questo tema, per riportare il problema ben in evidenza. Ma stiamo attenti che la manifestazione di sabato, anziche' un memorandum, non diventi un minestrone e un bello sgambetto al governo. Che resta, ne sono convinto, lo strumento che anche la sinistra "radicale" ha per fare nell'immediato qualcosa di concreto. A meno che non si ritengano ormai piu' utili gli spot elettorali.

mercoledì 13 giugno 2007

Voglio anch'io la pensione


Ieri i pensionati in piazza per chiedere, giustamente, l'aumento delle pensioni e una maggiore attenzione nei confronti degli anziani non autosufficienti.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso in una lettera ai sindacati "apprezzamento per l'impegno con cui seguono le problematiche del mondo degli anziani".

Di che si preoccupava Napolitano? Capisco sia solidale, ma non sa che in Italia piu' del 50% degli iscritti ai sindacati sono pensionati? Dovrebbe piuttosto scrivere ai sindacati che comincino a tutelare anche gli interessi delle giovani generazioni. Non solo articolo 18 e pensioni. Che lottino per ridimensionare il precariato, per assicurare una pensione dignitosa anche a chi oggi lavora per pagare quella dei nonni.

E che magari spieghino a Giordano e Rifondazione che la politica della talpa non paga. Non si incide sulla realta' assecondando gli elettori come la destra populista, o cercando di vivere al meglio nell'oggi fregandosene del futuro. Anche ieri ha ribadito che vuole levare lo scalone e tornare allo status quo. Invece l'eta' pensionabile va alzata, anche in fretta, perche' noi giovani tra pochi anni non potremo piu' sostenere il peso dell'invecchiamento della popolazione. In Italia abbiamo l'eta' pensionabile piu' bassa e l'eta' media piu' alta dei maggiori paesi europei. E' ora di tenerlo in conto.

Nel frattempo approvate le liberalizzazioni alla Camera. Ma grazie alla "Casa delle liberta'", ai loro amici e qualche nostalgico della maggioranza ci teniamo il PRA e i notai per le transizioni immobiliari. A quando la "Casa delle Corporazioni"?

sabato 9 giugno 2007

Roma, 9 Giugno


In piena facoltà,

Egregio Presidente,
le scrivo la presente,
che spero leggerà.
La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì.
Ma io non sono qui, Egregio Presidente,
per ammazzar la gente più o meno come me.
Io non ce l'ho con Lei, sia detto per inciso,
ma sento che ho deciso e che diserterò.

Ho avuto solo guai da quando sono nato
e i figli che ho allevato han pianto insieme a me.
Ma mamma e mio papà ormai son sotto terra
e a loro della guerra non gliene fregherà.
Quand'ero in prigionia qualcuno m'ha rubato
mia moglie e il mio passato, la mia migliore età.
Domani mi alzerò e chiuderò la porta
sulla stagione morta e mi incamminerò.

Vivrò di carità sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna e a tutti griderò
di non partire piú e di non obbedire
per andare a morire per non importa chi.
Per cui se servirà del sangue ad ogni costo,
andate a dare il vostro, se vi divertirà.
E dica pure ai suoi, se vengono a cercarmi,
che possono spararmi, io armi non ne ho.

(Il Disertore, di Boris Vian, tradotta dal francese da Giorgio Calabrese. E' cantanta in versione italiana da Ivano Fossati, la potete ascoltare qua)