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lunedì 5 luglio 2010

Gini


Roberto Mania su Repubblica riporta cosi' i dati OCSE sul coefficiente di Gini applicato al reddito in 27 paesi. E si scopre che dagli anni 90 la tendenza verso una societa' di ricchi sempre piu' ricchi e di poveri sempre piu' poveri invece di invertirsi si e' aggravata, colpendo con piu' determinazione i giovani. E l'ultima finanziaria ne e' lo specchio fedele:

Forse non è neanche più un caso che l'indice per misurare il tasso di diseguaglianza nella distribuzione del reddito sia stato definito nel secolo passato da uno statistico-economista italiano: Corrado Gini. Forse era già quello un segno premonitore. Ecco, il "coefficiente Gini" ci dice quanto siamo peggiorati. E peggioreremo ancora se è vero che la discesa ha subito un'accelerazione con la recessione precedente, quella dei primi anni Novanta. Meno profonda di questa e più celere nell'abbandonarci, però. "L'esperienza del 1992-93 quando l'economia italiana attraversò una fase severamente negativa, suggerisce che a una crisi economica può seguire un persistente aggravamento della diseguaglianza", ha scritto l'economista della Sapienza di Roma Maurizio Franzini, nel suo recente libro "Ricchi e poveri" (Università Bocconi editore). Basterà aspettare i prossimi mesi. Più basso è l'indice Gini più eguale è la società. Il nostro indice Gini arriva a 35. In Polonia è 37, negli Stati Uniti 38, in Portogallo 42, in Turchia 43 e in Messico 47. La Francia ha un coefficiente del 28 per cento e la Germania, nonostante gli effetti della riunificazione est-ovest, è al 30. In alto i paesi dell'uguaglianza, l'Europa del nord: la Danimarca e la Svezia con un coefficiente Gini del 23 per cento.
C'è anche un altro modo per misurare la diseguaglianza, dividendo la popolazione in decili: il 10 per cento più ricco e il 10 per cento più povero per poi calcolare quante volte il reddito del primo gruppo supera il secondo. Anche qui siamo messi male, malissimo: gli italiani più ricchi hanno un reddito superiore di dodici volte quello dei più poveri. Certo, in Messico questo rapporto sale a 45, ma nella vecchia Europa ci supera solo la Gran Bretagna con un rapporto che sfiora il 14, mentre la Germania è al 6,9, la Spagna al 10,3, la Svezia al 6,2. Conclusione di una ricerca dell'Ires appena uscita ("Un paese da scongelare", di Aldo Eduardo Carra e Carlo Putignano, edito da Ediesse): "In Italia i ricchi sono più ricchi, il ceto medio è più povero e i poveri sono molto più poveri". E così, in un decennio le diseguaglianze si sono accresciute di oltre cinque punti. Il coefficiente Gini era 29 nel 1991, poi è salito al 34 nel 1993. E ora - si è visto - è al 35. Ma nulla fa pensare che si fermi lì. Anzi: tutto fa pensare il contrario. Altri paesi - la Spagna, per esempio - si sono mossi in direzione esattamente opposta [...]
[...] Nemmeno la recessione è stata, ed è, uguale per tutti. I giovani stanno pagando più caro. È l'Istat che lo certifica nel suo Rapporto annuale: "La crisi ha determinato nel 2009 una significativa flessione dei giovani occupati (300 mila in meno rispetto all'anno precedente), i quali hanno contribuito per il 79 per cento al calo complessivo dell'occupazione". Un giovane su tre è senza lavoro. Un giovane - ricordano Tito Boeri e Vincenzo Galasso nel loro "Contro i giovani" (Mondadori) - guadagna il 35 per cento in meno di chi ha tra i 31 e i 60 anni (era il 20 per cento negli anni Ottanta). Ecco: così, partendo dal basso, si costruisce un paese diseguale.

domenica 17 gennaio 2010

Il confronto

I due video differiscono per 7 piccoli particolari:



(via Marcello Saponaro)

venerdì 13 novembre 2009

E io pago


Riporto l'articolo di Tito Boeri pubblicato su La Repubblica l’11 novembre. Nulla da eccepire sulle tre cose da fare subito. Particolarmente interessante, oltre al contyratto unico di cui si parla da tempo ma per il quale non si fa nulla, la terza proposta. Ecco il testo:

«Finché ci sono io non ci saranno tagli alle pensioni». Non se n´è accorto, ma con queste parole Tremonti ha annunciato l´intenzione di terminare il suo mandato prima della fine della legislatura. Oppure ha deciso di riformare domani, subito, il nostro mercato del lavoro. Il fatto è che la crisi sta già tagliando le pensioni. Non quelle in essere. Ma quelle di chi è entrato, meglio è rimasto, in attesa di entrare nel mercato del lavoro, da quando la crisi è iniziata. Certo, non possiamo dare la colpa della crisi al governo. Ma quella di non aver fatto sin qui nulla per evitare ai giovani un futuro pensionistico grigio, anzi grigissimo, non possiamo proprio risparmiargliela. Con tutta la buona volontà.
La crisi del lavoro ha sin qui colpito quasi solo i giovani in Italia. A differenza di crisi precedenti, non c´è stato solo il congelamento delle assunzioni, comunque diminuite del 30%. Ci sono anche stati licenziamenti massicci (tra il 10 e il 15 per cento del loro numero a inizio della crisi) tra chi aveva contratti a tempo determinato, collaborazioni a progetto o partite Iva. Accade così che oggi un disoccupato su tre ha meno di 25 anni contro uno su quattro prima dell´inizio della crisi. Siamo il paese Ocse in cui il rapporto fra il tasso di disoccupazione dei giovani e il tasso di disoccupazione complessivo è più alto (più di tre volte più alto) ed è aumentato di più dall´inizio della recessione. Significa che il rischio di perdere il lavoro è diventato ancora più concentrato sui giovani. Non era un paese per giovani, il nostro. Lo sarà ancora meno se non si fa qualcosa. Non sono danni transitori quelli che stiamo facendo ai giovani, non sono danni destinati ad evaporare dopo la recessione. Diversi studi documentano che chi inizia la propria carriera con un periodo di disoccupazione (e chi non inizia del tutto pur cercando attivamente un lavoro), ha una vita lavorativa caratterizzata da frequenti periodi senza lavoro e con salari più bassi al contrario di chi non ha vissuto questa esperienza (inizialmente i salari sono fino al 20% più bassi, poi il divario si riduce al 5%, ma solo nel caso in cui non si perda nuovamente il lavoro). È, quindi, una condanna che ci si porta dietro per tutta la vita, fatta di salari più bassi, rischi più alti di perdere il posto di lavoro e anche peggiori condizioni di salute di chi il lavoro non l´ha mai perso. A questi danni bisogna poi aggiungere quello di ricevere una pensione molto più bassa al termine della propria vita lavorativa. Perché chi entra oggi nel mercato del lavoro avrà una pensione dettata dalle regole del sistema contributivo, quindi legata ai salari che ha ricevuto durante l´intero arco della vita lavorativa. E chi oggi perde un lavoro precario non si vede riconoscere i cosiddetti oneri figurativi, non c´è qualcuno, lo Stato, che gli versa i contributi mentre cerca un impiego alternativo. In altre parole, assiste impotente ad un ulteriore assottigliamento della sua pensione.
Continuare a ignorare i problemi dell´ingresso nel mercato del lavoro e non concedere l´estensione di ammortizzatori sociali e oneri figurativi ai lavoratori temporanei vuol dire quindi tagliare le pensioni del domani in modo molto consistente, contando sul fatto che le vittime di questo taglio se ne accorgeranno quando ormai sarà troppo tardi e quando i responsabili di questi tagli sono, loro sì, da tempo andati in pensione. Il nostro ministro dell´Economia si vanta spesso di avere previsto l´imprevedibile. Solo lui avrebbe avvistato il cigno nero sulle coste australiane. Gli chiediamo questa volta di vedere ciò che noi tutti vediamo: un futuro pensionistico difficilissimo per i nostri figli e di agire di conseguenza. Ci sono tre cose da fare subito. Primo riformare i percorsi di ingresso nel mercato del lavoro, superando il suo stridente dualismo, con innovazioni come il contratto unico a tempo indeterminato a tutele progressive, ormai condivise da ampi settori dell´opposizione e del sindacato. Secondo estendere la copertura dei nostri ammortizzatori sociali, che sono oggi i meno generosi tra i paesi dell´Ocse, tra cui figura anche la Turchia, come certificato recentemente da questa organizzazione spesso citata dal ministro dell´Economia. Terzo, mandare a tutti i lavoratori un estratto conto previdenziale che, come in Svezia, li informi su quale sarà la loro pensione futura, sulla base di proiezioni realistiche sui loro guadagni futuri. Se non lo fa, nonostante glielo sia stato chiesto da anni (e lo stesso ministro Sacconi si sia impegnato in questo senso ufficialmente all´ultima assemblea della Covip), sarà solo perché ha paura di dire agli italiani la verità sui tagli che sta operando alle loro pensioni rinunciando a riformare il mercato del lavoro.

venerdì 19 dicembre 2008

Ricambio Generazionale

Trovato finalmente nella riunione di oggi della Direzione Nazionale del PD il nuovo segretario: per risolvere la crisi serve una figura gggiovane, fresca e autorevole...



Sfreccia, impenna, esclama porco dito, io rimango abbrustolito dalle fiamme espulse dalla petomarmitta : motociclo o motocarrozzetta, sgomma inchioda va a manetta, fa cagare addosso i matusa e il governo. Lui le stordisce con le fiale puzzolenti, poi li subissa di cingomma nei capelli e li finisce sputazzando il riso colla penna Bic.

Finalmente vera opposizione, altro che Di Pietro...

martedì 29 luglio 2008

Insicurezza permanente


Mentre cio' che rimane della sinistra a sinistra del PD canta Bandiera Rossa al proprio museo, ponendo come priorita' il mai col PD (uno si domanda cosa succedera' di tutte le amministrazioni compartecipate) e inneggiando alla lotta di classe, il governo e' gia' pronto a varare simpatiche norme. Che mettono in forse l'assegno sociale per 800000 persone, soprattutto se hanno la colpa di essere anche extracomunitari, e blinda la aziende che hanno stipulato contratti precari irregolari dai ricorsi da cui sono state investite. Nei casi infatti in cui un’azienda abusava del contratto a tempo, e quindi il lavoratore svolgeva a tutti gli effetti le mansioni di un lavoratore a tempo indeterminato, si poteva chiedere al giudice di obbligare l’azienda al rientegro a tempo indeterminato. Ora ovviamente non sara' piu' possibile: pare che valga solo per le cause in sospeso, ma come al solito afferrato il dito si prenderanno tutto il braccio. Il lavoratore legato da un contratto irregolare per errore (o malafede) dell'azienda, si trovera' disoccupato: oltre al danno la beffa. E mentre i sindacati come sempre stanno a guardare, mentre i soldati pattugliano le strade, mentre la UE ha almeno la coerenza di chiamare le cose col loro nome e spiega che in Italia sono violati i diritti umani dei Rom, restiamo allegramente in emergenza. L'insicurezza permanente, ma mi pare che gi immigrati non c'entrino molto.

martedì 27 maggio 2008

Tentar non nuoce


Occorre persuadere molta gente che anche lo studio e' un mestiere, e' molto faticoso, con un suo speciale tirocinio oltre che intellettuale anche muscolare - nervoso: e' un processo di adattamento, e' un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza
(Antonio Gramsci)

Anche lo studio, la ricerca e' un mestiere? Nel caso probabilmente sarebbe il caso di retribuirlo in maniera decorosa, di garantire a chi vale la possibilita' di sostentarsi. Purtroppo nonostante l'impegno preso a Lisbona di raggiungere il 3% del PIL investito in ricerca, l'Italia fa tutt'altro. Per dare l'idea dello sforzo che è stato fatto in Italia dal 2000, data di firma del protocollo, ad ora: se dovessimo mantenere questi ritmi di crescita raggiungeremmo l'obiettivo Lisbona nella seconda metà del secolo prossimo (2163). Per non parlare del modo baronale e nepotistico in cui i pochi fondi a disposizione sono spesso gestiti. E il governo di centrosinistra ha fatto ben poco per invertire il trend: anche il prestito di 300 milioni per Alitalia veniva dai fondi per la ricerca. Niente male, praticamente per assicurare l'aereo a tutti quei giovani e meno giovani che, stanchi di vedersi negato un futuro e un giusto riconoscimento dei loro meriti, decidono di portare all'estero le competenze acquisite e gentilmente offerte dai contribuenti. Ieri tornando alle 2 di notte a casa dall'ufficio, pensando a tutto questo, al fascismo imperante in patria, ai colori bruciati delle estati fiorentini mi e' venuto uno slancio di affetto indiscriminato per la terra bavarese. Comincio a preoccuparmi che diventi presto irreversibile.

lunedì 24 marzo 2008

Finalmente i numeri

Via Kkarl, un'analisi di un gruppo di studenti di Master della London School of Economics su alcuni temi economici della campagna elettorale che spesso vengono trattati, dicono loro, in modo difficile da comprendere. In realta' in modo da confondere le idee alla gente. Ecco qualche dato, con le loro fonti, su PIL, debito pubblico, pressione fiscale e progressivita'. Finalmente, in mezzo a chiacchiere e promesse da campagna elettorale.

giovedì 13 marzo 2008

Promesse precarie


In un paese dove boss mafiosi condannati sono fuori da anni ufficialmente perche' un giudice in 8 anni non ha trovato tempo di scrivere le motivazioni di una sentenza, c'e' pero' un sacco di gente che invece le maniche se le vorrebbe rimboccare. Che vorrebbe poter costruire su qualcosa e realizzarlo, realizzarsi. E invece tutto quello che puo' ottenere sono pesci in faccia o qualcosa a meta' fra la carita' e la schiavitu'. Mi scrive un amico una lettera terribile e bellissima insieme:

Sono appena tornato dalla agenzia di lavoro interinale dove ho firmato il contratto fino a meta' aprile per lavorare come call center al CAAF della CGIL...(part-time 4 ore al giorno)
Tutto questo per 7,43 euro l'ora/lordi...ovvero...fate voi i conti con ritenute del 27-30%. Che delusione il sindacato, che delusione...dalla parte dei lavoratori, il lavoro..lavoro... Io alla fine ho il culo parato sempre, anche se mi ammazzo per avere una mia indipendenza dai miei genitori (grosso ostacolo che mi porto dietro dall'adolescenza), sono sicuro che non moio di fame...ma se un giorno uno vuole avere un figliolo, una casa...no non credo sia umano questo modo di vedere il lavoro. Lanza del Vasto scriveva che il lavoro deve essere vita, andare oltre la retribuzione, ma gratificare l'uomo in quanto componente essenziale della sua esistenza su questa terra. Pensavo alle persone che ho trovato lì all'agenzia di lavoro interinale, due donne con l'età di mi mamma e un ragazzo di colore...forse loro non hanno scelte. Ho tanta rabbia, frustrazione e delusione, dopo una mattinata passata, a scuola a spiegare, a gratis, Giotto a una seconda dell'Istituto d'arte, in cui hai modo di relazionarti a persone vere...questa della CGIL è stata una bella botta. Se chiamate per fare il CUD, RID,ecc...ci sta che ci si senta. Non è uno sfogo questo, ma penso che condividere queste cose sia importante, condividerle con le personea cui vuoi bene e particolarmente con la generazione dei miei genitori che hanno sudato sangue per lavoro, diritti, famiglia...e poi forse adesso, invecchiando, non si rendono conto di quello che sta succedendo.
Vorrei sentire cosa dicono coloro che ho votato alle scorse elezioni che a suon di slogan sbandieravano le parole magiche quali, lavoro, lotta al precariato, famiglia, sicurezza, (per non dire pace, ecc..). Vorrei sapere come fanno Veltroni, Diliberto, Bertinotti...ad avere il coraggio di dichiarare che la nostra Italia è fondata sul lavoro. bah?!

Ecco, appunto. Non e' piu' il tempo di slogan. Siamo stanchi. Non e' piu' il tempo di chi risolve il problema del precariato con battute irriverenti e oltraggiose. Siamo sdegnati. Non e' piu' il tempo di chi dice quando fa comodo "e' il mercato, e' la competivita', bisogna adeguarci", e quando invece conviene di piu' fa tutto il contrario, secondo il liberismo dei Puffi ben descritto da Robecchi sul Manifesto per la difesa a oltranza degli interessi di parte. Non siamo scemi. E' e sara' il tempo di chi invece di slogan sapra' proporre soluzione serie, interventi realizzabili, mutamenti profondi. E allora rinnovo il mio invito al PD a presentare prima delle elezioni una bozza di 12 decreti legge sui dodici punti principali del programma, a cominciare dal precariato, e la lista dei 12 ministri. Per passare dalle parole ai fatti, dagli slogan alle azioni, dai contratti con gli italiani farlocchi alle soluzioni per l'Italia, dalle pugnette ai fatti. Si puo' fare e si deve permettere ai cittadini di sapere cosa scelgono aldila' degli spot dai costi insostenibili, aldila' del tutto e subito. Altrimenti che andiamo da soli a fare?
E invito anche i giornalisti e i presentatori vari di supposti programmi di tribuna elettorale e di confronto fra i candidati a passare dalla demagogia e dalla dialettica sofista, spesso prossima all'insulto, al confronto fra dati oggettivi e fatti concreti. Perche' quando il politico di turno snocciala dati nessuno fra i giornalisti presenti li conferma o smentisce con dati veri? Perche' nessuno si preoccupa di citare la fonte di quello che dice per garantire il controllo e nessuna la chiede? Servizi di pubblica utilita' come questo devono restare delle oasi in mezzo al deserto? Meno campagna elettorale e piu' fatti, grazie.

lunedì 3 marzo 2008

Il programma


Finita la composizione delle liste con abbondante spargimento di sangue e di cerchiobottismo (almeno abbiamo Gianni Cuperlo e Rosy in Toscana, ma anche Achille Serra al Senato), ho avuto finalmente il tempo di leggere con attenzione il programma integrale del PD. Confermo subito che mi sembra tutto tranne che uguale a quello del Pdl, come si affannano a ripetere da ogni lato. E non solo perche' quello delle destre e' il solito libro dei sogni con 85 miliardi di costi da destinare ai soliti, quelli che ne hanno meno bisogno ma si possono permettere di lamentarsi: sono agli antipodi soprattuto in tema di lavoro, flexicurity, misure di ammortizzazione della precarieta', etica pubblica, giustizia e sconti fiscali. Mentre la destra taglia l'ICI ai ricchi (gli altri sono gia' esenti) e propone il precariato selvaggio come unico strumento di contrasto della disoccupazione, il PD propone misure convincenti per i giovani e i piu' svantaggiati. Dallo spot dello stipendio minimo, al lavoro flessibile che sia piu' caro per le imprese di quello "tradizionale", e varie misure a favore del lavoro dipendente e i piu' svantaggiati (disabili, asili nido, congedi parentali, affitti). Bene anche la forte sottilineatura dell'importanza del merito e della valutazione del lavoro di istituti pubblici e pubblica amministrazione, l'aumento della concorrenza e delle liberalizzazioni sulla strada tracciata da Bersani. Ottima soprattutto la parte riguardante l'ambientalismo del fare: si parla finalmente non di crescita a tutti i costi, vista finora come un bene assoluto, ma di ridurre i consumi e di energie rinnovabili, pur lavorando alle infrastrutture necessarie anche per ridurre gli sprechi e ottimizzare le risorse. Dai pendolari alle reti europee di alta velocita'. Si parla poi esplicitamente di difesa della 194, testamento biologico e riconoscimento delle unioni di fatto.
Mi lasciano invece molto perplesso le parti rigurdanti politica estera da un lato, e Universita' e ricerca dall'altro. Per la ricerca infatti non si individuano ne' problemi ne' soluzioni, avanzando solo proposte generiche o destinate a non incidere nel disastro attuale. Niente che miri a una normalizzazione e una progettazione delle assunzioni, aumento dell'investimento soprattutto privato attualmente inesistente in Italia, individuazione di obiettivi e settori strategici: addirittura un pochino meglio, solo a questo riguardo, perfino l'UDC. La ricetta invece contro le baronie Universitarie e' identificato praticamente nella autonomia indiscriminata degli atenei, persino sulle rette per gli studenti. Sistema che finora si e' rivelato in Italia solo un proliferare di corsi truffa piu' o meno incredibili, a scapito senz'altro della qualita' dell'insegnamento. Per la politica estera si punta invece forte su "uno strumento militare che consenta di assicurare un'adeguato difesa del territorio nazionale e svolgere il ruolo da protagonista che le compete nelle alleanze internazionali". Agli ovvi problemi che una frase del genere propone risponde assai meglio di me Carlo Gubitosa su Peacelink: e' quanto mai urgente rompere con le logiche della forza e della violenza, e portare avanti vere politiche di pace e di risoluzione non-violenta dei conflitti soprattutto in ambito internazionale. Basta sfogliare un attimo il bilancio della spesa militare italiana per scoprire tanti soldi che potrebbero essere spesi meglio per un vero sviluppo pacifico e umano. Si parla poi di importanza centrale dell'Europa, ma non di una vera Europa dei cittadini e non piu' soltanto dei mercati, di una vera Costituzione fatta e pensata per garantire a tutti gli Europei uguali tutele e diritti.
Restano poi altri punti appena sfiorati, quasi di passaggio, come il conflitto di interesse e le leggi vergogna in ambito di riforma della giustizia. E altri punti urgentissimi e drammatici sono colpevolemnte trascurati (come del resto da Sinistra critica e Arcobaleno): ma non c'e' qualcuno che si preoccupi di come abbattare il debito pubblico, che ci strangola ogni anni in 70 miliardi di interesse all'anno, e che semplicemente spostiamo continuamente sulle spalle di chi verra' dopo di noi? Sara' compito di quei giovani tanto pubblicizzati portare questo e altri temi chiave della questione generazionale, come la politica previdenziale attualmente insostenibile, al centro del dibattito politico. Si e' poi troppo timidi con gli ordini professionali, privilegi di categoria ormai odiosi e insostenibili (basti pensare ai notai), nessun accenno ad una tassazione decente delle rendite finanziarie che si succhiano la maggior parte dei ricavi mondiali senza produrre ne' generare beni, benessere diffuso e ricchezza concreta. E' la che bisogna colpire per liberare risorse da investire per i piu' deboli.
Si puo' e si deve fare di piu'. Se vogliamo cambiare l'Italia dobbiamo andare piu' in profondita' nei cancri e nei muri di gomma che pesano sull'inerzia al cambiamento del nostro paese. Eppure sono ottimista, e penso che non si poteva comunque sperare di portare in fondo la rimonta, che oggi appare almeno possibile, affondando troppo la lama in un paese storicamente cosi' poco incline al cambiamento e alla novita'. Sono ottimista e voglio guardare al linguaggio nuovo che il PD ha portato sulla scena politica, ai giovani e alle donne a cui a dato fiducia tra mille polemiche, al peso dato all'etica e al codice morale per i propri candidati, che ha costretto tutti gli altri a inseguire sullo stesso terreno anche se non potevano permetterselo. E allora partiamo pure disel. Basiamoci su alcuni nodi chiave, come la precarita', gli stipendi da fame del lavoro dipendente, l'ambientalismo del fare e cominciamo da la' a plasmare un'Italia diversa.
Ma non solo a parole e promesse elettorali. Sfruttiamo davvero l'agilita' e la liberta' del correre da soli: presentiamo prima delle elezioni 12 disegni di legge per ognuno dei 12 punti del programma. Presentiamo la lista dei 12 ministri che saranno chiamati a guidare il paese in questo momento delicatissimo. Passiamo dalle parole e dalle promesse da campagna elettorale ai fatti, e convinciamo gli ultimi indecisi che questo e' l'unico progetto serio per cambiare il Paese. Per vincere e farlo davvero. Si puo' fare. Si deve.

venerdì 29 febbraio 2008

Ne andasse bene uno


Continua la campagna elettorale, nel senso che si tolgono braccia all'agricoltura per mandarli in parlamento. Mentre chi fino a ieri si prendeva a dita negli occhi si riabbraccia come se nulla fosse stato detto e fatto e fa la "balena costituente di centro", mentre chi ha affondato il precedente governo per fare il salto della quaglia - Mastella e Dini - sparisce nell'oblio, il PD continua a sfornare giovani e donne da candidare in lista, in posti di rilievo. Giovani a cui si vuole per forza contare le pulci (e le sponsorizzazioni) prima di dar loro l'opportunita' di mettersi alla prova. Capisco l'invidia, e la brutta sensazione che siano solo degli spot elettorali, ma concediamogli almeno il beneficio del dubbio. Purtroppo da qualcuno dovranno pur essere conosciuti per ricevere in consegna la responsabilita' di rappresentarci in Parlamento. Visto che per farli scegliere alla base "non c'era tempo" (o non si e' voluto trovare), mi preoccuperei sinceramente di piu' se fossero pescati a caso dalla strada. Se ce la beviamo almeno ci consola il fatto che i giovani candidati ci sono e ci saranno, magari non sono quelli che avremmo scelto noi ma intanto ci sono, e che la rappresentativita' degli under 35 finalmente non sara' una chimera. E questo grazie alle battaglie di tanti, come "L'Italia spiegata a mio nonno" di Fedemello, come a modo suo la candidatura di Adinolfi alle primarie, come i tanti giovani che magari con meno visibilita' hanno portato e stanno portando tanto entusiasmo al progetto del PD. L'importante e' che, quando saranno eletti, questi giovani, cooptati o meno, sappiano portare in primo piano nell'agenda politica le priorita' delle generazioni piu' giovani: riduzione del debito pubblico, lotta alla precarieta', questione ambientale, politica previdenziale sostenibile, meritocrazia. Si puo' fare. Si deve fare.
Intanto stasera e domani manifestazione a Locri per la Democrazia e Liberta' in Calabria. Ho incaricato Cosimo di portarci almeno un pezzettino di me.

lunedì 28 gennaio 2008

Jurassic Park

Caduto il governo, Napolitano sta cercando disperatamente di mettere insieme i cocci. Ma come sta dicendo la Littizzetto allietandomi la cena in streaming, si usano i pezzi vecchi da riattaccare insieme. E infatti si accende qua e la' in rete il dibattito, sacrosanto, sul rinnovo della classe dirigente: sul sito de iMille un interessante confronto in merito fra Corrado Truffi e Cristiana Alicata.



Io ho due idee al riguardo. La prima e' che, come i Velociraptor di Jurassic Park, i dinosauri citati della "Meglio Gioventu'" sembrino piu' grossi e ben piazzati di quanto siano in realta'. Cominciando a grattare e a sgomitare, alla fine crollano pure loro. La seconda e' che alla sfida elettorale prossima ventura vincera' chi cambiera' di piu', e chi sapra' trasmettere meglio l'idea del cambiamento, anche con le facce nuove e le carte di identita'. Perche' anche il Dinosauro-Fenice potrebbe non avere la vittoria in tasca come ci vuole far credere: sara' la giornata grigia, ma io oggi sono ottimista. E se si guardano gli ultimi sondaggi, gli incerti e i delusi sono tantissimi e aspettano qualcuno che gli comunichi un minimo di visione e di serieta', tutte cose che le destre non possono dare. Loro hanno solo i riciclati, e la solita aria fritta; e i numeri dei due schieramenti non appaiono cosi' diversi. Come ci invita a fare Gianni Cuperlo al termine di una bella analisi del dopocrisi, bisogna ripartire, nonostante tutto. E provare a vincere.

martedì 4 dicembre 2007

Il protocollo e i Bamboccioni


Sul blog di Federico Mello e' pronta da scaricare la sua ultima fatica, "Il protocollo sul Welfare visto dai Bamboccioni". Dopo "L'Italia spiegata a mio nonno", diventata anche un libro su Strade Blu, ancora una volta un agile e utile ausilio per capire chi paga i conti di questo paese di figli di, e l'urgenza di rimettere in primo piano le esigenze sempre piu' drammatiche delle nuove generazioni. Piegati sotto il peso di un precariato senza diritti e senza ammortizzatori sociali e mal retribuito, della certezza di non avere una pensione, del dover anche pagare di tasca propria il costo esorbitante dello slittamento dell'innalzamento dell'eta' pensionabile dei nonni, i Bamboccioni non hanno ne' voce ne' speranza.
Un'analisi completa del protocollo sul welfare recentemente siglato tra governo e sindacati, in cui si e' scelto ancora una volta di investire denari e misure per difendere gli interessi dei nonni a spese dei giovani. Sempre piu' allo sbaraglio e per giunta sbeffeggiati dai nonni al potere.

Evidentemente scrivendo questo protocollo sul welfare, chi sta al potere ha scelto a cuor leggero la strada dello scontro generazionale, del bullismo dei nonni sui nipoti, in luogo di politiche lungimiranti. È un peccato, però, perché parliamo della vita di cittadini, e non dei vizi di alcuni Bamboccioni. È un peccato, perché mettere al centro del sistema Italia le nuove generazioni, sarebbe un gioco win-win, un gioco a somma non zero, un gioco nel quale, alla fine, vincerebbero tutti.

venerdì 30 novembre 2007

Generazione P, Europa precaria


Ricevo una segnalazione di Generazione 1000 euro riguardo a un'iniziativa di Generazione P presso il Parlamento Europeo sulla regolamentazione del lavoro precario e temporaneo. Con una petizione da sottoscrivere. Il precariato e' un problema non solo italiano, ma globale. Se siamo tutti sulla stessa barca, e' ora di darci una mano a svuotare la stiva...

ciao a tutti! vi segnalo che dal 21 novembre scorso è attiva sul sito di Generation P (http://www.generation-p.dgbj.org/eng/) una petizione europea contro l’abuso di Lavoro Temporaneo in Europa, che chiede che vengano regolamentati su scala comunitaria la durata dei contratti a termine, lo stipendio minimo e le tutele/garanzie sociali per i “dipendenti atipici”.

la petizione è già stata sottoposta al Parlamento Europeo, sempre il 21 novembre scorso, da una rappresentanza di Generation P, il network che riunisce, attraverso la Rete, alcune associazioni/organizzazioni/community che si occupano di sensibilizzazione, denuncia e lotta al Precariato (Génération Précaire per la Francia, DGB-Jugend per la Germania, Fairwork e.V. e Germany Plattform Generation Praktikum per l’Austria, European Parliament Stagiaires Association per il Belgio e Generazione Mille Euro per l’Italia), e naturalmente ha bisogno di raccogliere quante più adesioni possibile per poter diventare in qualche modo “operativa”.
in Italia, sollecitati sull’argomento, i media non hanno dato alcuna risposta, quindi - tanto per cambiare - tocca arrangiarsi da soli col passaparola…

potete trovare:

- il testo della petizione

- il resoconto del dibattito al Parlamento Europeo del 21 novembre

- il form per sottoscrivere la petizione

sono sufficienti pochi secondi, e la speranza è ovviamente che i risultati possano essere migliori di quelli che ottenemmo noi l’anno scorso con la petizione al Ministro Damiano (del resto, quando non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire…).

grazie a tutti,
buona giornata e a presto
Antonio

giovedì 18 ottobre 2007

Anche il Papa il 20 Ottobre


Oggi il Papa alla "Settimana sociale dei Cattolici", oltre a occuparsi della sentenza sul caso di Eluana di cui ho parlato gia' ieri, ha finalmente individuato nella precarieta' un'emergenza etica e sociale, e il vero ostacolo alla stabilita' e al futuro della famiglia. Lo suggerivo mesi fa a vescovi, ex sindacalisti e atei devoti troppo impegnati a prendersela con i Dico. "Quando la precarietà del lavoro non permette ai giovani di costruire una loro famiglia, lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso". Colpevolmente in ritardo la voce forte della Chiesa su questo tema.
E su questo stesso tema la sinistra "radicale" sabato scendera' in piazza: per chiedere al governo (di cui fa parte) piu' coraggio nel contrasto della precarieta', ma anche per l'abolizione totale dello scalone pensionistico, una politica per le abitazioni popolari, diritti alle coppie di fatto, diritti dei migranti, ritiro dall'Afghanistan, tutela dell'ambiente, lotta alla mafia. Sullo scalone ho gia' detto piu' e piu' volte come la penso, e l'eta' pensionabile va inevitabilmente alzata al contrario di quanto si chiedera' il 20. Per il resto i temi sono tutti giustissimi, ma mi sembra che sarebbe piu' costruttivo per i "radicali" utilizzare gli strumenti parlamentari e di governo che ha a disposizione per portarli avanti. Una manifestazione in questa situazione rischia pero' di minare la possibilita' reale e concreta di fare qualcosa, cosi' come i ricattini e i muretti messi su per ostacolare il lavoro di un governo che su molti temi, come la politica estera, ambiente, diritti delle coppie di fatto e dei migranti ha gia' elaborato importanti innovazioni legislative e operative. Resta tuttavia ancora aperto, con tutta la sua gravita' praticamente immutata, il problema della precarieta', della giungla ancora legalizzata nei contratti a termine, della mancanza assoluta di diritti e di ammortizzatori per chi con questi contratti deve vivere. E, aggiungo io, sono ancora al loro posto molte delle leggi vergogna approvate dallo scorso governo.
Ben venga allora un richiamo, almeno su questo tema, per riportare il problema ben in evidenza. Ma stiamo attenti che la manifestazione di sabato, anziche' un memorandum, non diventi un minestrone e un bello sgambetto al governo. Che resta, ne sono convinto, lo strumento che anche la sinistra "radicale" ha per fare nell'immediato qualcosa di concreto. A meno che non si ritengano ormai piu' utili gli spot elettorali.

venerdì 5 ottobre 2007

Bamboccioni


Ecco, prima o poi doveva succedere. Il governo Prodi si comporta esattamente come il precedente nei confronti di una trasmissione RAI, "colpevole" di aver espresso un punto di vista lontano dal loro. Gravissimo il comportamento di Mastella, che anche avesse un briciolo di ragione passa per sempre dalla parte del torto. E gravissimo il comportamento di Prodi, che parla di serieta' mancata senza aver neanche visto la trasmissione. Non l'ho vista neanch'io, e sospendo il giudizio sul merito, ma chiedere la sfiducia del CdA RAI per "la gogna mediatica" di Berlusconiana memoria mi sembra davvero ingiustificabile. Oltretutto, mi sembra che a Mastella non manchi il diritto di replica: ci spieghi bene perche' vuole trasferire De Magistris invece di strepitare di complotti.
Altrettanto sconvolto leggo della dichiarazioni di Padoa-Schioppa: "Mandiamo i bamboccioni fuori di casa". Il ministro spiega che le nuove norme per gli affitti dei piu' giovani dovrebbero spingere i cosiddetti mammoni, che non vogliono uscire dalla "sicurezza" delle mura domestiche, ad affrontare da soli il terribile mondo. Qualcuno forse dovrebbe spiegare al Ministro che di giovani che vogliono restare a casa ce ne sono ben pochi, e che invece sarebbe di sua competenza capire perche' molti sono costretti a vivere con la propria famiglia di origine, o a dividere l'appartamento a 30 anni con altri 5 amici (o sconosciuti) per arrivare alla fine del mese. O perche' gli affitti siano saliti del 96% in 20 anni e i salari del 14%. E perche' io per uscire di casa sono dovuto arrivare fino in Cile prima e in Germania poi. Bamboccioni sono quelli che passano il tempo come i mocciosi a litigare tra loro per avere il telecomando della TV, o come all'asilo "la palla e' mia e si fa come dico io senno' non ti voto piu'". Dando uno spettacolo indecoroso invece di risolvere i problemi del paese, facendo sempre il minimo "perche' in questo momento e' il massimo che si puo' fare viste le condizioni". Consiglio la lettura de "L'Italia spiegata a mio nonno" a Padoa-Schioppa e compagnia, e di prepararsi a far largo a qualche "bamboccio" che magari fara' meglio di loro .

mercoledì 12 settembre 2007

Largo ai giovani


Incredibile faccia tosta dell'opposizione che dopo 5 anni di epurazioni e controllo selvaggio sulla RAI grida all'attentato alla Democrazia per la sostituzione del delegato del governo (Petroni, nominato da Tremonti) con un rappresentante vicino all'area Prodiana.
Incredibili, ma solo perche' inopportune da quel pulpito. Dovrebbe essere, per fortuna, discussa tra poco la legge promossa dal ministro Gentiloni per smarcare, almeno in maniera diretta, la televisione di Stato dal controllo politico. Vedremo se l'opposizione indignata votera' coerentemente con gli strepiti di questi giorni.
E tra gli strepiti, mi sembra che in pochi colgano il nodo della nomina. Fabiani ha 77 anni, ed e' anche presidente di Acea, multiservice per energia elettrica, teleriscaldamento, acqua potabile, acque reflue. Direi che i quasi 80 anni se li deve portare proprio bene se è in grado di svolgere questi due importantissimi incarichi in contemporanea. Mio padre, alla stessa eta', al massimo fa il nonno, e solo con un nipote alla volta, e si gode la pensione. Ah, ma e' vero, i giovani i posti se li devono venire a prendere, anche quelli di nomina ministeriale.
Ci fanno sapere che Fabiani rinuncera' allo stipendio di consigliere: ci mancherebbe altro. A quando la codifica per legge sull'impossibilita' di cumulare incarichi pubblici e di non poterli ottenere superati i 65 anni?
Largo ai giovani, si ripete in questi giorni di campagna elettorale per il PD. Probabilmente si intende che devono sparire il piu' presto possibile.

venerdì 27 luglio 2007

Il protocollo non e' straordinario


E' scontro fra la sinistra della coalizione, i sindacati e il governo riguardo al protocollo sul lavoro. Presentato senza una vera discussione tra la maggioranza e con le parti sociali, e inserito nel protocollo con la riforma della previdenza che invece tanta contrattazione ha causato. Per questo la CGIL e' infuriata, ma pare che alla fine firmera', perche' come dice Epifani "alcuni risultati comunque ci sono" e "per senso della responsabilita'". Peccato. Perche' stavolta sarei stato d'accordo con loro a proseguire la battaglia. Perche' sebbene a parole i sindacati facciano sapere che per loro e' "molto più delicato il mercato del lavoro rispetto al nodo dello scalone. Sono in gioco diritti e tutele. Non è un problema di costi", alla fine su quello cederanno come burro al sole. Chissa' perche'.

Il lavoro a chiamata, orribile mercificazione usa e getta del lavoratore, verra' abolito. Dovrebbero essere inseriti un po' di diritti in piu' per i contratti flessibili (ma per quali? Anche a progetto?), quali maternita' e malattie, ma bisogna vedere in che termini e sopratutto se saranno aggirabili. Come aggirabile e' il tetto di tre anni al rinnovo dei contratti a termine, dal momento che non e' chiaro cosa possa fare il sindacalista per far migliorare le sorti del povero lavoratore al momento della stipula dell'ennesimo contratto a termine. Senza contare che ale solo per i contratti a tempo determinato, vero paradiso della giungla del precariato a progetto. Insomma, dov'e' l'aumento dei costi di contratti a termine e a progetto promesso nel programma elettorale, in modo che non risulti piu' conveniente per il datore di lavoro assumere allo stesso prezzo due co.co.pro invece di un contratto a tempo indeterminato? Dove sono la serie di ammortizzatori atti a tutelare anche i lavoratori atipici promessi? Mi sembra che il far-west resti sostanzialmente inalterato. Almeno sra' piu' facile cumulare i contributi versati da flessibile in diverse casse previdenziali.

Anzi, il governo cede a confindustria sulla detassazione degli straordinari, facendo peggio. Lo spiega bene Nicola Cacace su l'Unita'. Sara' troppo piu' conveniente per il datore di lavoro ricorrere a ore di straordinario non presenti nel contratto, su cui non paghera' tredicesima, contributi, ferie etc, e che andranno allegramente ad allungare l'orario di lavoro.

Insomma, spero di essermi perso qualcosa, o che il protocollo sia sostanzialmente modificato in Parlamento come promette la sinistra della coalizione. Altrimenti se il lavoro mobilita l'uomo, in questa giungla di contratti possibili non si smette di correre.

domenica 24 giugno 2007

Anche in Europa scontro sulle regole di voto


E' vero, sarebbe molto piu' importante parlare di contenuti, di idee e di azioni concrete. Ma anche le regole di voto e di elezione sono importanti, per garantire democraticita', trasparenza e rappresentativita'.

Cosi' soprattutto di queste cose si discute non solo per l'assemblea costituente del PD, ma anche in Europa. Ieri lungo vertice dei capi di stato della UE per decidere le modifiche al trattato che doveva andare a sostituire la costituzione bocciata da alcuni paesi.

I problemi, come per il PD, non sono mancati. Solo che qui serviva l'unanimita', quindi la discussione c'e' stata eccome. In modo particolare polacchi e inglesi decisi a difendere i propri interessi (i polacchi) e le loro sovranita' minacciate, a loro modo di vedere, dall'avanzare delle competenze europee (inglesi). Il risultato e' un accordo che scontenta tutti, con ad esempio un alto commissario agli affari esteri con pochi poteri invece di un ministro vero e proprio, e che fa slittare il voto a doppia maggioranza su molti temi al 2017. Davvero troppo in avanti nel tempo, a una data in cui i giovani che sono cresciuti con l'Euro, che sono abituati a pensare e a vivere in Europa, senza controlli alle frontiere e senza cambiare denaro saranno gia' quasi 30enni.

Per questi giovani, e per quelli anche 10 anni piu' vecchi, non si tratta piu' di costruirla l'Europa. Si tratta di formalizzarla. Serve un po' di coraggio in piu' da chi ancora sta arroccato, o da chi continua pazientemente ad aspettarlo e a contrattare. Serve prima o poi anche una vera costituzione, fatta da un'assemblea votata dai cittadini. Se quando l'Italia fu fatta si dovevano (e forse dobbiamo ancora) fare gli Italiani, gli Europei oggi sono piu' avanti dell'Europa.

mercoledì 13 giugno 2007

Voglio anch'io la pensione


Ieri i pensionati in piazza per chiedere, giustamente, l'aumento delle pensioni e una maggiore attenzione nei confronti degli anziani non autosufficienti.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso in una lettera ai sindacati "apprezzamento per l'impegno con cui seguono le problematiche del mondo degli anziani".

Di che si preoccupava Napolitano? Capisco sia solidale, ma non sa che in Italia piu' del 50% degli iscritti ai sindacati sono pensionati? Dovrebbe piuttosto scrivere ai sindacati che comincino a tutelare anche gli interessi delle giovani generazioni. Non solo articolo 18 e pensioni. Che lottino per ridimensionare il precariato, per assicurare una pensione dignitosa anche a chi oggi lavora per pagare quella dei nonni.

E che magari spieghino a Giordano e Rifondazione che la politica della talpa non paga. Non si incide sulla realta' assecondando gli elettori come la destra populista, o cercando di vivere al meglio nell'oggi fregandosene del futuro. Anche ieri ha ribadito che vuole levare lo scalone e tornare allo status quo. Invece l'eta' pensionabile va alzata, anche in fretta, perche' noi giovani tra pochi anni non potremo piu' sostenere il peso dell'invecchiamento della popolazione. In Italia abbiamo l'eta' pensionabile piu' bassa e l'eta' media piu' alta dei maggiori paesi europei. E' ora di tenerlo in conto.

Nel frattempo approvate le liberalizzazioni alla Camera. Ma grazie alla "Casa delle liberta'", ai loro amici e qualche nostalgico della maggioranza ci teniamo il PRA e i notai per le transizioni immobiliari. A quando la "Casa delle Corporazioni"?

domenica 3 giugno 2007

Non vogliamo un posto, vogliamo una svolta


Mentre per festeggiare la Repubblica Italiana, quella che nella Costituzione ripudia la guerra, si fanno a sorpresa sfilare i militari, l'opposizione delira di cadute del governo e elezioni anticipate cavalcando l'onda di uno scandalo artificiale, e Berlusconi pronuncia frasi di gravita' inaudita (interrogato dai giornalisti sull'intenzione di chiedere udienza al Capo dello Stato per rappresentargli una situazione definita di "attentato alla democrazia" da lui e da tutti gli altri componenti del centrodestra, rispondeva: "Quella visita al Quirinale sarebbe nei nostri desideri, ma purtroppo non c'è più nessuna istituzione che ci dia garanzie d'indipendenza: la sinistra le ha occupate tutte").

Ci sarebbe gia' poco da festeggiare. Prodi dal canto suo ritorna sui 45 saggi e l'esclusione dei giovani a Radio 24. Per lui il problema va ridimensionato. Sottolinea che "i giovani sono tali se portano idee nuove e non se sono nati in un certo periodo. Ho visto tanti giovani vecchi sponsorizzati dai potenti che si sono rivelati incapaci di ricoprire il loro ruolo". Aggiunge che vuole fare un partito nuovo, in cui non ci sia spazio per le cooptazioni, neppure dei giovani. Serve ciccia fresca sul serio. Tutto bene, se non concludesse cosi': "non si è mai sentito che qualcuno lascia il posto, ma non solo in politica, anche in economia. Se ci sono giovani in gamba il posto se lo prendono".

Ecco, allora vorrei sapere qual e' il mio posto, perche' per me non c'e' neanche se me lo volessi prendere. Prodi forse si dimentica che in Italia il merito non e' riconosciuto. Che nelle universita' contano i baroni amici, non i concorsi. Che nella pubblica amministrazione fa carriera chi e' benvoluto, non chi e' piu' bravo. Certo, ci sono delle eccezioni. Ma oltre a essere bravi bisogna essere fortunati. Per questo tanti dei bravi giovani d'Italia sono all'estero, a fare la fortuna delle aziende e degli istituti di ricerca di mezzo mondo.

Noi non vogliamo che nessuno ci regali il posto, vogliamo che ci sia data la possibilita' di far vedere che valiamo, di portare le nostre idee e di spezzare gli schemi ingessati del vecchio modo di fare politica, preoccupato piu' di spartirsi il potere, accumulare cariche e spesso soldi.

Non vogliamo un posto, vogliamo una possibilita'. Abbiamo un sogno e lo vogliamo usare per cambiare l'Italia.