Visualizzazione post con etichetta pensioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pensioni. Mostra tutti i post

venerdì 13 novembre 2009

E io pago


Riporto l'articolo di Tito Boeri pubblicato su La Repubblica l’11 novembre. Nulla da eccepire sulle tre cose da fare subito. Particolarmente interessante, oltre al contyratto unico di cui si parla da tempo ma per il quale non si fa nulla, la terza proposta. Ecco il testo:

«Finché ci sono io non ci saranno tagli alle pensioni». Non se n´è accorto, ma con queste parole Tremonti ha annunciato l´intenzione di terminare il suo mandato prima della fine della legislatura. Oppure ha deciso di riformare domani, subito, il nostro mercato del lavoro. Il fatto è che la crisi sta già tagliando le pensioni. Non quelle in essere. Ma quelle di chi è entrato, meglio è rimasto, in attesa di entrare nel mercato del lavoro, da quando la crisi è iniziata. Certo, non possiamo dare la colpa della crisi al governo. Ma quella di non aver fatto sin qui nulla per evitare ai giovani un futuro pensionistico grigio, anzi grigissimo, non possiamo proprio risparmiargliela. Con tutta la buona volontà.
La crisi del lavoro ha sin qui colpito quasi solo i giovani in Italia. A differenza di crisi precedenti, non c´è stato solo il congelamento delle assunzioni, comunque diminuite del 30%. Ci sono anche stati licenziamenti massicci (tra il 10 e il 15 per cento del loro numero a inizio della crisi) tra chi aveva contratti a tempo determinato, collaborazioni a progetto o partite Iva. Accade così che oggi un disoccupato su tre ha meno di 25 anni contro uno su quattro prima dell´inizio della crisi. Siamo il paese Ocse in cui il rapporto fra il tasso di disoccupazione dei giovani e il tasso di disoccupazione complessivo è più alto (più di tre volte più alto) ed è aumentato di più dall´inizio della recessione. Significa che il rischio di perdere il lavoro è diventato ancora più concentrato sui giovani. Non era un paese per giovani, il nostro. Lo sarà ancora meno se non si fa qualcosa. Non sono danni transitori quelli che stiamo facendo ai giovani, non sono danni destinati ad evaporare dopo la recessione. Diversi studi documentano che chi inizia la propria carriera con un periodo di disoccupazione (e chi non inizia del tutto pur cercando attivamente un lavoro), ha una vita lavorativa caratterizzata da frequenti periodi senza lavoro e con salari più bassi al contrario di chi non ha vissuto questa esperienza (inizialmente i salari sono fino al 20% più bassi, poi il divario si riduce al 5%, ma solo nel caso in cui non si perda nuovamente il lavoro). È, quindi, una condanna che ci si porta dietro per tutta la vita, fatta di salari più bassi, rischi più alti di perdere il posto di lavoro e anche peggiori condizioni di salute di chi il lavoro non l´ha mai perso. A questi danni bisogna poi aggiungere quello di ricevere una pensione molto più bassa al termine della propria vita lavorativa. Perché chi entra oggi nel mercato del lavoro avrà una pensione dettata dalle regole del sistema contributivo, quindi legata ai salari che ha ricevuto durante l´intero arco della vita lavorativa. E chi oggi perde un lavoro precario non si vede riconoscere i cosiddetti oneri figurativi, non c´è qualcuno, lo Stato, che gli versa i contributi mentre cerca un impiego alternativo. In altre parole, assiste impotente ad un ulteriore assottigliamento della sua pensione.
Continuare a ignorare i problemi dell´ingresso nel mercato del lavoro e non concedere l´estensione di ammortizzatori sociali e oneri figurativi ai lavoratori temporanei vuol dire quindi tagliare le pensioni del domani in modo molto consistente, contando sul fatto che le vittime di questo taglio se ne accorgeranno quando ormai sarà troppo tardi e quando i responsabili di questi tagli sono, loro sì, da tempo andati in pensione. Il nostro ministro dell´Economia si vanta spesso di avere previsto l´imprevedibile. Solo lui avrebbe avvistato il cigno nero sulle coste australiane. Gli chiediamo questa volta di vedere ciò che noi tutti vediamo: un futuro pensionistico difficilissimo per i nostri figli e di agire di conseguenza. Ci sono tre cose da fare subito. Primo riformare i percorsi di ingresso nel mercato del lavoro, superando il suo stridente dualismo, con innovazioni come il contratto unico a tempo indeterminato a tutele progressive, ormai condivise da ampi settori dell´opposizione e del sindacato. Secondo estendere la copertura dei nostri ammortizzatori sociali, che sono oggi i meno generosi tra i paesi dell´Ocse, tra cui figura anche la Turchia, come certificato recentemente da questa organizzazione spesso citata dal ministro dell´Economia. Terzo, mandare a tutti i lavoratori un estratto conto previdenziale che, come in Svezia, li informi su quale sarà la loro pensione futura, sulla base di proiezioni realistiche sui loro guadagni futuri. Se non lo fa, nonostante glielo sia stato chiesto da anni (e lo stesso ministro Sacconi si sia impegnato in questo senso ufficialmente all´ultima assemblea della Covip), sarà solo perché ha paura di dire agli italiani la verità sui tagli che sta operando alle loro pensioni rinunciando a riformare il mercato del lavoro.

lunedì 24 novembre 2008

Turn-over


Mentre si discute di turn-over per la sostituzione del personale di Universita' e Enti di ricerca, Suro mi fa notare che a Firenze i professori piu' attempati si ribellano alle nuove disposizioni. Fino ad oggi infatti i docenti che raggiungevano l'età pensionabile di 70 anni potevano chiedere il prolungamento del contratto di due anni, mentre con le modifiche del governo questi prolungamenti diventano a esclusivo carico dell'Ateneo. L'Universita' fiorentina e' da tempo in bolletta, ed e' dunque costretta a tagliare: verranno confermati solo quelli che il Senato Accademico giudicherà «eccellenti». Vista la composizione di quest'organo, non prettamente formato da giovani di belle speranze, non dubito che saranno numerosi. I 228 prof che dovranno lasciare la cattedra nei prossimi tre anni pero' se la prendono tantissimo: vorrebbero restare al loro posto nonostante le chiome canute e gli acciacchi, alla faccia del vecchio adagio "largo ai giovani". "Siamo discriminati in base all'eta'" dicono. Chissa' allora cosa dovrebbero dire i tanti giovani costretti all'emigrazione o a contratti a singhiozzo, spesso poi per far ricerca o didattica al posto dei vecchi luminari pensionabili, e che non trovano posto grazie all'ingorgo di ben piu' remunerati professoroni che pensantemente incidono sui bilanci. Firenze tra l'altro e' una delle Università italiane con l´età media più alta: gli ordinari hanno in media 60 anni, gli associati 53,9, i ricercatori 47,6. Certo pero' che un simile, fulgido esempio di attaccamento al lavoro e spirito disinteressato di servizio meriterebbe almeno una certa riconoscenza....

venerdì 20 luglio 2007

Pensioni e programmi


Il governo e i sindacati trovano un'accordo sulle pensioni che riesce a scontentare tutti: da Rifondazione che sbraita che l'accordo e' da cambiare pur di fare un po' di demagogia, a chi voleva un segnale chiaro di svolta nella concezione del sistema pensionistico in Italia. Ne ho gia' parlato molte volte, quindi gia' sappiamo come la penso. Sono 10 miliardi che pagheremo noi. Comunque sia, in questo momento non si poteva, purtroppo, fare altrimenti; ma da la' a dire che e' "un buon accordo, ispirato da una cultura riformista" come ha detto Fassino ce ne passa...

Nel frattempo escono i programmi di due candidati gia' annunciati alla segreteria del PD.

Adinolfi, dopo lo sgambetto a iMille dai modi perlomeno discutibili, lo presenta sul blog, puntando su tre numeri: 100, come la quota a cui puntare per una riforma equa delle pensioni (e.g. 60 anni + 40 di contributi), 2 come la percentuale del PIL da destinare nella ricerca soprattutto per i giovani annegati nel baronismo, e zero come gli interessi sui mutui casa, come i vincoli sull'accesso alle professioni stritolate dagli ordini, come i costi della politica, come come come. Come probabilmente troppe cose. In generale, direi un programma piu' di governo che di partito, in cui si dice cosa si vuole fare ma non come. E che essendo una candidatura a segretario manca di una visione di partito e di identita' che si vuole dare. Punta come e' giusto che sia sui giovani e le nuove tecnogie Adinolfi, cavalca l'onda dello scontento nella classe dirigente attuale reclamando un posto al sole anche per gli under 40. Il grido di battaglia e' "it's time for them to go". Io credo sia tempo anche per noi di avere una voce e uno spazio, accanto alla voce e allo spazio degli altri.
Piu' complesso e stimolante il manifesto di Rosy Bindi, dove oltre alle cose da fare viene tratteggiato un quadro del nuovo partito in cui mi rivedo molto: plurale, con radici forti e varie, ma che guarda lontano in una direzione precisa, al centro della sinistra senza guardare a nuove alleanze come proposto dai "coraggiosi". Dove "il carattere Nazionale e unitario del Pd dovrà essere assicurato da una leadership rappresentativa e plurale: il nostro non sarà mai il partito del leader". Finalmente qualcvuno che si rende conto che "l'uomo solo al comando" e' roba per le destre. Rosy vuole un partito che possa cambiare il modo di fare politica in Italia, non solo l'Italia. E le priorita' del ministro partono, come e' ovvio, dalle donne, dal sostegno alle famiglie piu' deboli, da una lettura non superficiale del significato di laicita' dello stato. Passando dal tema della legalita', un po' in ombra in altri contributi, della pace e della politica internazionale, fino al welfare e allo sviluppo sostenibile. La critica che mi sento di fare e' che il tema dei giovani e' presente ma sottotono, mentre finalmente sia Veltroni che Adinolfi lo hanno portato, finalmente, al centro del dibattito.

Insomma, e' evidente come tante piu' sono le facce, tanto piu' che il dibattito si arricchisce. Peccato che in tutto questo sia sia perso per strada un contributo importante, quello de iMille che cercano di andare avanti facendo finta di niente.

lunedì 25 giugno 2007

Il programma, le pensioni e i collaboratori


Si ammorbidira' lo "scalone", aumenteranno le pensioni minime. Questo sembra il risultato del tavolo fra governo e sindacati. Come da programma e come logico. Aumenta, solo piu' gradualmente, l'eta' pensionabile, e viene data un po' d'aria a chi fa fatica a campare.

Eppure Rifondazione non ci sta. Fa gia' campagna elettorale? Giovanni Russo Spena (Prc) ribadisce: "Rifondazione e tutta la sinistra della coalizione ritengono che, come promesso nel programma, lo scalone debba essere non 'ammorbidito' ma abolito". Qualcuno fornisca a Russo Spena e a tutti i parlamentari Prc il programma di snelle 218 pagine che hanno sottoscritto. A pagina 169, dopo aver dichiarato che l'iniquo scalino che alza all'improvviso di tre anni l'eta' pensionabile va superato, si legge:

...Con la tendenza all’aumento della vita media e all'interno di una modifica complessiva del rapporto tra tempo di vita e tempo di lavoro, l’allungamento graduale della carriera lavorativa, tenendo conto del diverso grado di usura provocato dal lavoro, dovrebbe diventare un fatto fisiologico...
Per poi cominciare a elaborare meccanismi anche alternativi per l'occupazione delle fasce piu' anziane. Si smetta di dire che il programma prevede di tornare semplicemente a prima dello "scalone" Maroni.

Intanto, dopo le polemiche dell'opposizione per il mancato rinnovo di De Gennaro a capo della polizia, il governo lo nomina capo di gabinetto del Viminale. Ma e' forse lo stesso De Gennaro che si sta difendendo dall'accusa di istigazione alla falsa testimonianza, e che cosi' gravemente gesti' i fatti del G8 di Genova? Ma non ci doveva essere un'inchiesta parlamentare su quei fatti gravissimi? E non si parla di chi obbedi', ma di chi gli ordini li dava. Forse occorrerebbe un po' piu' di prudenza nello scegliere i collaboratori invece di cercare solo di evitare le polemiche.

mercoledì 13 giugno 2007

Voglio anch'io la pensione


Ieri i pensionati in piazza per chiedere, giustamente, l'aumento delle pensioni e una maggiore attenzione nei confronti degli anziani non autosufficienti.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso in una lettera ai sindacati "apprezzamento per l'impegno con cui seguono le problematiche del mondo degli anziani".

Di che si preoccupava Napolitano? Capisco sia solidale, ma non sa che in Italia piu' del 50% degli iscritti ai sindacati sono pensionati? Dovrebbe piuttosto scrivere ai sindacati che comincino a tutelare anche gli interessi delle giovani generazioni. Non solo articolo 18 e pensioni. Che lottino per ridimensionare il precariato, per assicurare una pensione dignitosa anche a chi oggi lavora per pagare quella dei nonni.

E che magari spieghino a Giordano e Rifondazione che la politica della talpa non paga. Non si incide sulla realta' assecondando gli elettori come la destra populista, o cercando di vivere al meglio nell'oggi fregandosene del futuro. Anche ieri ha ribadito che vuole levare lo scalone e tornare allo status quo. Invece l'eta' pensionabile va alzata, anche in fretta, perche' noi giovani tra pochi anni non potremo piu' sostenere il peso dell'invecchiamento della popolazione. In Italia abbiamo l'eta' pensionabile piu' bassa e l'eta' media piu' alta dei maggiori paesi europei. E' ora di tenerlo in conto.

Nel frattempo approvate le liberalizzazioni alla Camera. Ma grazie alla "Casa delle liberta'", ai loro amici e qualche nostalgico della maggioranza ci teniamo il PRA e i notai per le transizioni immobiliari. A quando la "Casa delle Corporazioni"?

giovedì 24 maggio 2007

Qualcuno se n'e' accorto... un po' tardi


Sta per uscire il nuovo saggio del ministro dell'interno Giuliano Amato, insieme a Mauro Mare', "Il gioco delle pensioni, rien ne va plus?". Qualcuno si rende finalmente conto che sulle pensioni non si puo' piu' giocare, come dicevo qualche giorno fa. Non possiamo piu' far pagare ai sempre meno giovani attivi le pensioni di sempre piu' numerosi vecchietti asserragliati a difesa dei loro interessi, con la complicita' di sindacati e politici loro coetanei. Il libro uscira' il 31 Maggio. Intanto compare qualche presentazione e questa e' la presentazione sulla quarta di copertina:

Non resta molto tempo: ci stiamo avvicinando al «rien ne va plus» del gioco delle pensioni, nel quale, tra 10 anni, non solo non sarà più possibile puntare, ma nemmeno giocare. Garantire oggi, inscrivendoli in norme, diritti formali non implica purtroppo che la solidarietà intergenerazionale sarà assicurata. Se vi saranno ancora risorse finanziarie, dopo che le «giocate» dell’attuale generazione saranno giunte all’incasso, lo scambio tra generazioni potrà continuare; ma se si ridurranno, come molto plausibilmente accadrà, cosa ne sarà di quei diritti e di quei patti? La profonda mutazione demografica che ci porta verso una società con molti anziani e pochi giovani mina alla base i sistemi pensionistici a ripartizione attivati negli anni ’60, quelli cioè che sono basati sull’equilibrio del rapporto tra lavoratori attivi e pensionati e che scaricano il costo delle pensioni sulle generazioni successive. Sono sistemi che hanno richiesto implicitamente la definizione di un contratto sociale tra generazioni, i cui termini però sono sempre stati scritti dai beneficiari. E quando i governi hanno tentato di ridistribuire più equamente i costi hanno spesso incontrato difficoltà e ferme opposizioni, sì da vanificare gli sforzi fatti. Giuliano Amato e Mauro Marè tornano con appassionato impegno civile a sostenere, alla vigilia di riforme decisive, la necessità di un sistema pensionistico complementare a capitalizzazione, l’unico che non fa gravare sulle generazioni future il costo di qualsiasi aggiustamento o politica irresponsabile.

Magra consolazione che qualche quasi 70enne parli degli interessi di noi giovani, quando la nostra voce non possiamo (ancora) farla sentire. Una domanda sorge spontanea: ma Amato non poteva pensarci prima? Non e' stato forse capo del governo per ben due volte e piu' volte ministro della Repubblica?
Meglio tardi che mai?

giovedì 10 maggio 2007

I vecchietti terribili e i giovani tedeschi

Sta per entrare in vigore in Italia lo "scalone" Maroni-Tremonti che innalza l'eta' pensionabile. Molte le voci contrarie, il Governo pensa a un qualche intervento correttivo, pur mantenendo il principio dell'innalzamento inalterato.
Proprio oggi, a seguito di alcune dichiarazioni del ministro Padoa-Schioppa, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani hanno fatto sapere che si opporranno a qualunque tentativo in questa direzione, e che "la revisione dei coefficienti e l'innalzamento dell'età pensionabile non sono all'ordine del giorno".
Fanno coro i sindacati. Il segretario confederale della Uil Domenico Proietti e' senz'altro "per tornare anche nel 2008 a 57 anni di età e 35 di contributi e perchè la scelta sull'età di pensionamento sia volontaria".

Sara' mica perche' i sindacati in Italia hanno gli iscritti piu' anziani d'Europa? Tanto le pensioni dei 57enni di oggi le paghiamo noi giovani, a loro che importa se di questo passo non ci saranno piu' soldi per le nostre di pensioni? Aumentare l’età di pensionamento, rivedere i coefficienti di trasformazione e investire nella previdenza complementare già oggi rappresenterebbe un esercizio di equità intergenerazionale perché consentirebbe di non far pesare tutto il peso dell’invecchiamento sulle generazioni giovani e future. Vi invito di nuovo a leggere l'illuminante pamphlet "L'Italia spiegata a mio nonno" per un quadro della (tragica) situazione.

Intanto qua in Germania, mentre il governo ha alzato l'eta' pensionabile da 65 a 67 (!!) anni, un gruppo di 10 giovani (il piu' vecchio ha 32 anni) parlamentari tedeschi di tutti gli schieramenti hanno presentato una proposta di modifica della Costituzione per garantire l'equita' intergenerazionale. Mello, sempre attento, aveva segnalato un articolo uscito in Italia su questa proposta.
I giovani deputati fanno notare che "i problemi correnti sono oggi spesso non risolti, ma semplicemente rimandati a domani con il loro carico aumentato. Nelle politiche ambientali e energetiche gli effetti irreversibili gia' raggiunti adesso saranno pagati per molto tempo, minando la base della vita delle nuove generazioni. Nella finanza pubblica mancano importanti investimenti nell'educazione e nella ricerca per finanziare invece i consumi e gli interessi immediati, producendo un indebitamento che riduce drasticamente le prospettive delle generazioni a venire. Il debito esplicito e implicito accumulato negli ultimi decenni nelle finanze pubbliche e nel sistema di sicurezza sociale fara' si' che le generazioni future perderanno la liberta' di organizzare in indipendenza la loro politica."
La loro proposta prevede l'introduzione di un articolo 20b nella Costituzione tedesca:

Lo stato deve considerare il princibio di sostenibilita' nelle sue azioni e proteggere gli interessi delle generazioni future
Oltre alla modifica dell'articolo 109:
La Federazioni e le regioni devono mantenere nella loro gestione finanziaria requisiti di complessivo equilibrio economico e calcolare e supportare il principio di sostenibilita' e gli interessi delle generazioni future.

Peccato che noi in Italia abbiamo solamente un parlamentare under 30.