Visualizzazione post con etichetta gelmini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gelmini. Mostra tutti i post

giovedì 21 aprile 2011

Il ministro senza vergogna e senza portafoglio

Copio e incollo dal blog di Marco Cattaneo l'incredibile presa per il culo dei progetti bandiera che avrebbero "l’obiettivo di allineare la spesa italiana per la Ricerca alla media europea".... vorei poter pagare il mutuo con la stessa tecnica del ministro, ovvero senza mettere un centesimo. Come al solito dietro il presunto riallineamento ai parametri europei si nasconde l'ennisimo taglio al finanziamento ordinario alla ricerca.

Martedì, a Ballarò, il ministro Mariastella Gelmini ha vantato – di passaggio – l’approvazione del Piano Nazionale della Ricerca “che prevede un miliardo e quattrocento milioni di euro da spendere nei prossimi tre anni”.
Il PNR 2011-2013, in effetti, era stato presentato il giorno prima, con due tavole rotonde dalla composizione almeno in parte imbarazzante. 


invito 19 Aprile PNR_Pagina_2

Al di là della presenza dei presidenti dei maggiori enti pubblici di ricerca (che dovrebbe essere un’ovvietà, ma non c’è da scommetterci), brillano per competenza l’introduzione di Maurizio Gasparri e la moderazione delle tavole rotonde, affidata a Bruno Vespa, capace di passare con la consueta eleganza dall’epigenomica alla comunicazione con l’Aldilà (per chi si fosse perso il tema della puntata di Porta a Porta di ieri).
So che era presente qualche collega della stampa, ma noi non siamo stati invitati. E, data la parata di premi Nobel, c’è quasi da vantarsene.
Allora, per curiosità, siamo andati a vedercelo il Programma Nazionale della Ricerca sbandierato dal Ministro come un’azione che avrebbe “l’obiettivo di allineare la spesa italiana per la Ricerca alla media europea, mediante la realizzazione delle Azioni previste e dei Progetti Bandiera identificati con il contributo della comunità scientifica ed imprenditoriale” (lo si legge a pagina 76; il PDF potete scaricarlo qui).
E qui ci è venuto un primo sospetto. I 14 Progetti Bandiera (da pagina 82 in poi) assommano a 1772 milioni di euro (1,77 miliardi, a beneficio del ministro) in tre anni o più, e , come la signora Gelmini ha sottolineato davanti alle telecamere, si parla di 1,4 miliardi da spendere in tre anni. Questa cifra è pari, complessivamente, all’1 per mille del PIL 2010, che diviso per tre anni fa 0,33 per mille all’anno. E come farebbe, di grazia, ad “allineare la spesa italiana per la ricerca alla media europea”?
Ma questo è niente. Se si vanno a leggere i dettagli del finanziamento dei singoli Progetti Bandiera, si fanno scoperte istruttive. La quasi totalità dei fondi, infatti, proviene dal FOE, il Fondo ordinario per il finanziamento degli enti e istituzioni di ricerca, oppure dallo stanziamento ordinario dell’ASI, l’Agenzia spaziale italiana. Insomma, se mai si faranno i Progetti Bandiera, non ci sarà un centesimo in più, per la ricerca, saranno semplicemente privilegiati a danno di tutti gli altri progetti di ricerca, cui verranno sottratti i fondi provenienti dal fondo ordinario.
Di fatto, il PNR si configura così come una plateale ingerenza nelle scelte degli enti di ricerca, in barba all’autonomia sancita per legge e caldamente suggerita dal buon senso a chi con fatica è riuscito a terminare il suo curriculum di studi.
Non crederete che sia finita qui, vero? A pagina 74 del notevole documento (notevole se non altro per il bassissimo rapporto contenuti/numero di pagine) prodotto dal ministro e sottoscritto dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, c’è una tabellina illuminante. Che spiega a che fondi il ministro e le Sorelle Bandiera, pardon i Progetti, dovrebbero attingere.
806 milioni di euro, si vede, saranno sottratti al Fondo ordinario. Complessivamente il 15 per cento del totale. E se considerate che nel fondo sono compresi i salari dei ricercatori e degli altri dipendenti… Avete scommesso? Risposta esatta, non avanzano che le briciole. Ovvero, l’approvazione dei Progetti Bandiera cancella di fatto tutti gli altri progetti di ricerca degli enti pubblici italiani.
268 milioni verranno dai Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale, retrocessi a tavolino in serie B.
Poi ci sono un sacco di altri fondi, ma sono sulla carta e lì resteranno, potete scommetterci. Per esempio i quasi 3 miliardi dei PON. I PON sono fondi europei, e non si possono usare per quello che ci pare. Mentre nei FAR, guarda che caso, ci sono fondi per le aree depresse. Il resto sono spiccioli…

Insomma, dietro l’altisonante Programma Nazionale della Ricerca 2011-2013 non c’è un centesimo, se non quelli spesi per stamparlo e presentarlo.
Come dimostrano i Progetti di Interesse, illustrati da pagina 89 in poi, che brillano per chiarezza espositiva e per trasparenza economica: la copertura finanziaria è, secondo i casi, “da definire” o “da individuare”.

Poi, nel Programma Nazionale della Ricerca (le maiuscole non sono mie), oltre a mancare i quattrini, è assente ingiustificata anche la trasparenza. Il ministero, alla pagina web dove si può scaricare il file PDF, sostiene che il PNR sia “l’esito di una ampia consultazione che ha coinvolto la comunità scientifica e accademica, le forze economiche, la rappresentanza della Conferenza Stato Regioni e dell’Osservatorio sulle politiche regionali per la ricerca e l’innovazione, nonché tutte le Amministrazioni dello Stato competenti per materia”.
Ma non dice chi. Chi, come, dove, su quali basi. Quando si approvano progetti di ricerca di portata multimilionaria, come i nostri Progetti Bandiera, nel resto del mondo si istituiscono commissioni che studiano il progetto, la fattibilità, i tempi, e pure i costi, perché il denaro pubblico non vada sprecato. Perché può darsi che io preveda di spendere 10 per un progetto per cui potrei spendere 8. O magari invece 12, e allora bisogna essere pronti a trovare anche gli altri due euro. Per questo qualcun altro è incaricato della revisione e della valutazione.
Qui, invece, va diversamente. Non mi risulta che siano stati consultati né l’Anvur né il Civr, ossia i due organismi che dovrebbero valutare la ricerca. E non sono stati consultati per una ragione semplicissima. Perché non esistono: la prima non si è ancora insediata, mentre il secondo è stato sciolto, in attesa che si insedi la prima.
Una nota penosa: l’ultima valutazione della ricerca italiana risale al triennio 2001-2003.

Tutto questo sarebbe sufficiente a far vergognare un qualsiasi ministro europeo della ricerca. Tranne il nostro.

P.S. Il PNR è stato presentato e approvato nel silenzio indifferente o colpevole dei mezzi di informazione. Eppure si sta parlando del futuro del paese. O forse sono io che mi illudo.

lunedì 14 marzo 2011

Tutta colpa del '68

L'incredibile intervista di Mariastellasenzacielo a Che tempo che fa, in cui sfoggia le sue capacita' di arrampicarsi sugli specchi difendendo l'attacco alla scuola del premier, e cercando di conciliare potenziamento della scuola con i tagli selvaggi. Il problema della scuola non sono i soldi, ma il '68 e l'uso di questa come ammortizzatore sociale (??)!






"Gli insegnanti di sostegno non sono stati tagliati ma sono 3500 in piu', e' un problema di distribuzione e di eccessiva superficialita' in alcune regioni di riconoscere disabilita' che non esistono": geniale. Qualcuno poi mi spiega perche' secondo il Ministro la sciuola "paritaria" sarebbe "pubblica" se non e' di proprieta' dello stato?

domenica 26 dicembre 2010

Marrytocrazia

venerdì 26 novembre 2010

Riforma punitiva


Mentre il TG1 tarocca il servizio sulla protesta, mentre la Gelmini "fatica a capire" (strano!), mentre Fede incita a menarli tutti, alla Camera si discutono i piu' di 500 emendamenti alla riforma Gelmini. Con i "futuristi" a cui non importa nulla di Universita' ma che usano qualche emendamento come terreno dio prova per far vedere a Silvio che senza di loro non ce la puo' fare. Andrea Sarubbi riporta l'intervento di Antonio Martino, PdL, ieri in Aula, che riassume benissimo lo spirito e l'idea dietro questa riforma, quello di punire:

ANTONIO MARTINO. Le università oggi obbediscono a quella che ormai è diventata una regola generale in questo Paese; cioè, non vengono studiate e progettate nell’interesse dei loro utenti, cioè degli studenti, ma per la comodità e l’interesse di coloro che vi trovano lavoro. Servono a dare occupazione a persone altrimenti inoccupabili perché incapaci e semianalfabeti (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Sono recentemente tornato nella mia Alma Mater, la facoltà di giurisprudenza dell’università di Messina, e degli aspiranti ricercatori che volevano diventare stabilizzati non riuscivano a comporre una frase in italiano che avesse senso compiuto. E noi sforniamo migliaia di giovani che sono condannati alla disoccupazione perché inoccupabili. L’università insegna cose che non servono a nessuno e, in più, inculca nelle loro menti l’idea bizzarra che lo Stato debba dar loro un’occupazione degna del titolo di studio. Ho letto sui giornali che ci sono state mille domande per tre posti di operatore ecologico: molti di questi erano dei laureati. Non vi vergognate di difendere l’esistente, il proliferare di università inutili, di facoltà inutili, di professori incapaci (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud)?

mercoledì 22 settembre 2010

Allenati per la vita?


Un protocollo di intesa fra i Ministeri della (d)Istruzione e della Difesa ha portato all'attivazione di un corso teorico e pratico rivolto agli studenti della scuola secondaria superiore. Il corso si chiama "allenati per la vita", ed e' gia' stato sperimentato gli scorsi anno dalle scuole lombarde.
E cosa serve secondo i ministri Gelmini e La Russa per essere allenati per la vita? Il rispetto dell'altro, specie se diverso da noi? Lo spirio di servizio? La responsabilita' verso i beni comuni? Certo che no!
Dopo le lezioni teoriche “che possono essere inserite nell’attività scolastica di “Diritto e Costituzione” seguiranno corsi di primo soccorso, arrampicata, nuoto e salvataggio e “orienteering”, vale a dire sopravvivenza e senso di orientamento, (ma l’autore della circolare scrive orientiring, coniando un neologismo). Non solo, ma agli studenti si insegnerà a tirare con l’arco e a sparare con la pistola (ad aria compressa). E in più “percorsi ginnico-militari”.
La circolare prova a spiegare il perché bisogna insegnare la vita e la Costituzione a uno studente liceale facendolo sparare con una pistola ad aria compressa: “Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alla forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso”. Non solo, sparare permettera' anche di "evidenziare l’importanza del benessere personale e della collettività attraverso il contrasto al “bullismo” grazie al lavoro di squadra che determina l’aumento dell’autostima individuale ed il senso di appartenenza ad un gruppo”. Almeno con una pistola ci si potra' fare giustizia da soli, evidentemente. Seguirà, a fine corso, “una gara pratica tra pattuglie di studenti”, probabilmente per selezionare i migliori per partecipare alle ronde padane.
Il tutto mentre non ci sono i soldi per insegnanti di sostegno, tempo pieno, supplenti. Ecco dove finiscono i soldi che risparmiano... libro e moschetto come ai vecchi tempi di Benito.

mercoledì 15 settembre 2010

La scuola di pochi


Ad Adro, nel bresciano, una scuola pubblica e' stata costruita tappezzata di simboli leghisti e intitolata a un defunto docente leghista. I crocifissi sono stati ben avvitati sui muri, e il maiale sara' servito per forza anche ai bambini islamici. Il comune non e' nuovo a pensate del genere, tempo fa aveva lasciato a digiuno alcuni bambini figli di immigrati perche' in ritardo coi pagamenti della retta scolastica.
Mentre il ministro dell'istruzione minimizza parlando di "folklore" e il sindaco si difende sostenendo che quello sia in realta' il "sole delle alpi" di celtica (forse) origine, qualcuno si domanda se la' nel nord sappiano cosa significa "simbolo" e si preoccupa che ormai in questo nostro paese ormai si siano persi tutti gli anticorpi attivati in vent'anni e faticosamente conservati fino ad oggi in epoca repubblicana. Perche' il fatto rivela tanto della cultura che lo sorregge: nessuno dopo il regime aveva osato far entrare dei simboli di una parte politica in una scuola pubblica, ed e' un'enormita' che al rappresentate di una comunita' sia potuto venire in mente, cosi' che i ministri della repubblica giustifichino e minimizzino. Per fortuna qualcuno si indigna, e sabato ad Adro ci sara' una manifestazione di protesta. Qualcuno ha anche scritto a Napolitano:

Signor Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,

Lei è certamente a conoscenza della vicenda della scuola pubblica di Adro, in provincia di Brescia. All’inaugurazione della struttura, in coincidenza con l’apertura dell’anno scolastico, i cittadini e i rappresentanti delle istituzioni territoriali hanno potuto vedere per la prima volta i nuovi locali del plesso scolastico, primaria e secondaria inferiore, e con stupore constatare che dovunque, nei locali, sui banchi – dove i bambini e i ragazzi studieranno e assisteranno alle lezioni – nei bagni, sui vetri, perfino sullo zerbino all’ingresso, è stato inciso il simbolo del partito della Lega Nord, il cosiddetto Sole delle Alpi.

L’intera vicenda del nuovo complesso scolastico di Adro, presenta numerosi punti oscuri, a cominciare dalla decisione di intestare la scuola al docente universitario e parlamentare della Lega Nord, Gianfranco Miglio, la cui intera opera intellettuale non sembra paragonabile a quelle di personalità accademiche e scientifiche di altissima levatura che hanno contribuito al Sapere della Nazione e che per questo meritano l’onore dell’intestazione di una scuola o di un istituto dello Stato. Inoltre, secondo alcuni mezzi di informazione, il procedimento per l’intestazione sarebbe stato viziato da alcune irregolarità, come l’assenza della necessaria pronuncia del Consiglio d’Istituto.

Sono molti anche gli interrogativi su come si è addivenuti alla costruzione del nuovo complesso scolastico: diverse fonti giornalistiche raccontano che il costo della costruzione della scuola e degli arredi e beni strumentali, circa sei milioni di euro, sarebbe ricaduto su non meglio identificati “imprenditori locali e singoli cittadini entusiasti dell’iniziativa”; la quale però non sarebbe avvenuta per spirito di mecenatismo o di liberalità disinteressata, ma dietro oscure promesse di cambi di destinazione d’uso dei terreni su cui la scuola è costruita o altri in via di individuazione, con paventati mutui che starebbero per essere accesi da parte del comune per “l’acquisto di beni che precedentemente erano già suoi” e via discorrendo, in una vicenda dove i punti oscuri certamente non mancano.

Ma su queste e altre vicende gli organi preposti al controllo della legittimità e della legalità degli atti pubblici, così come i mezzi di informazione per la parte spettante all’opinione pubblica, non faranno mancare certamente la loro necessaria opera, e non è questo l’oggetto di questa lettera.

Il motivo invece risiede invece nella profonda inquietudine e nel malessere che coglie qualsiasi cittadino realmente democratico nel vedere nei locali di una scuola dello Stato la presenza diffusa, ossessiva, capillare, del simbolo di un partito politico molto ben identificato, la Lega Nord, inciso in tutto l’edificio, quasi a suggellare la titolarità della scuola stessa in capo al partito, in una sorta di proprietà privata partitica o di un farsesco copyright intellettuale.

Chi scrive ha appreso, proprio in una scuola pubblica come quella di Adro, che in una nazione democratica l’istruzione pubblica è compito fondamentale assegnato allo Stato che allo scopo assicura gli istituti di istruzione e li pone sotto la sua esclusiva tutela, sovrintende al loro funzionamento e assicura il bene primario dell’istruzione, che è libera e scevra da qualsiasi condizionamento. E’ di tutta evidenza, dunque, come la scuola di Adro, con la presenza del simbolo di un partito politico disseminato ovunque, leda irreparabilmente il principio costituzionale della libertà di insegnamento e della titolarità esclusiva dello stato democratico nell’istruzione pubblica dei suoi cittadini.

Cosa devono pensare i bambini e i ragazzi di Adro nel vedere la presenza del simbolo del partito politico di maggioranza relativa del paese nella loro scuola pubblica? Che la loro istruzione è sostenuta dal partito? Che possono studiare e sperare in un futuro migliore se seguiranno le indicazioni del partito che già adesso si sta occupando della loro formazione? E magari nel loro futuro sarà ancora una volta il partito a inserirli nel mondo del lavoro o per mettere su famiglia?

Il sindaco di Adro, già noto alle cronache per la recente decisione di sospendere il servizio mensa della stessa scuola per “punire” i genitori insolventi che non pagavano la retta”, in violazione totale della Convenzione per i diritti dell’Infanzia, ratificata anche dall’Italia di cui Adro fa ancora parte, fino a prova contraria, ha sostenuto, puerilmente, che quel simbolo non è quello della Lega Nord di cui il primo cittadino fa parte, ma quello di un sedicente simbolo tradizionale del luogo, indentificato come Sole delle Alpi, aggiungendo con ciò alla violazione democratica che si sta compiendo, l’offesa all’intelligenza di tutti i cittadini italiani, aderenti alla Lega Nord Compresa.

Questa iniziativa antidemocratica e degna di uno stato totalitario – i cui sinistri spettri provenienti dal nostro recente passato ancora aleggiano e sempre più spesso sembrano ritrovare, in iniziative sciagurate come questa, rinnovato vigore – è stata definita dal Ministro dell’Istruzione come semplice “folklore”, non trovando alcuna netta presa di distanza e meno che mai gli immediati provvedimenti commisurati alla gravità del fatto tesi a rimuovere la violazione costituzionale compiuta con questo sconsiderato e pericoloso gesto.

Un gesto che, in assenza di autorevoli e autentici interventi delle Autorità politiche e costituzionali che chiariscano i confini da non superare in una democrazia nell’uso e utilizzo di beni pubblici, potrebbe essere solo il primo in ordine di tempo, in un susseguirsi di ulteriori e gravi iniziative tese a politicizzare o privatizzare gli istituti di istruzione pubblici, dal cui corretto funzionamento ed esercizio dipende il futuro dei cittadini italiani e della democrazia di questo Paese.

E’ per questo che in qualità di Capo dello Stato e di rappresentante dell’Unità Nazionale, è necessario e urgente un pronunciamento del Presidente della Repubblica Italiana su questa triste e inaccettabile vicenda, affinché diventi comprensibile a tutti in cosa si sustanziano la democrazia e il concetto di bene pubblico, e cosa significhino realmente i principi costituzionali di eguaglianza dei cittadini e di libertà dell’insegnamento, che deve avvenire scevro da qualsivoglia condizionamento politico e sociale e libero da qualsiasi ingerenza o tentativo di usurpazione da parte di chiunque, cosicché gli organi preposti alla difesa della sovranità pubblica, a cominciare dal Ministro dell’Istruzione, possano trovare conforto e sostegno nelle parole della più alta autorità politica di questo Paese e agire per ripristinare il principio costituzionale e democratico violato e prevenire altre sconsiderate e antidemocratiche iniziative che lungi dall’essere “folkloristiche” sono gravi e pericolose e con l’istruzione pubblica non hanno niente a che fare.

Giovanni Franchini

giovedì 9 settembre 2010

Non ci credo


Nell’autunno caldo della protesta dei precari della scuola, il Ministro Maria Stellasenzacielo Gelmini ci spiega che uno dei punti di riferimento per la didattica italiana dovrebbe essere Mike Bongiorno. La dichiarazione è stata fatta ieri a Milano durante la presentazione della Fondazione Mike dedicata al presentatore scomparso un anno fa. Alla cerimonia, che si è tenuta a Palazzo Marino, c’era oltre al Ministro e al Sindaco Moratti, varie autorità tutto il Gotha televisivo: dai presidenti di Rai e Mediaset, Paolo Garimberti e Fedele Confalonieri, a Tom Mockridge Ad di Sky. Avrebbe detto il Ministro, ricordando Bongiorno:

Bisognerebbe ricordare lui, quando si studiano i principi della carte costituzionale. Mike dovrebbe stare nell’ora di educazione alla cittadinanza perché è stato un buon cittadino. Alla vigilia delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia la scuola deve ricordare Mike Bongiorno

Con buona pace della costituente! Infine, sarebbe arrivato un suggerimento al Ministro Gelmini da parte di Aldo Grasso, membro del comitato scientifico (!!) della Fondazione:

Nelle aule il ministro metta un videoregistratore per mostrare agli studenti il meglio della televisione.


Temo manchi veramente poco...

martedì 10 agosto 2010

Poveracci


Basta cliccare sull'immagine per ingradirla (e leggere qualcosa). Di Stefano Disegni.

giovedì 15 luglio 2010

Sorteggi


Caro ministro Gelmini,

mi chiamo Alice e ho 14 anni. Ho appena finito l’esame di terza media e pensavo di portare l’attestato alla scuola che avevo scelto per confermare la mia iscrizione al liceo classico. Invece, per colpa dei tagli della sua riforma, mi hanno detto che eravamo in troppi. Che era stata concessa una sola classe di 32 alunni e noi eravamo in 35. Tre di noi erano di troppo e bisognava fare un sorteggio per vedere chi rimaneva fuori.

Hanno estratto il primo numero: «Numero 27!». Il mio numero. Mi stavano dicendo che io non potevo frequentare il liceo classico. Ci sono rimasta così male. Il classico era la mia scelta, la mia ambizione, il mio sogno. Sono triste e arrabbiata. La mia famiglia e i miei insegnanti mi hanno sempre parlato di impegno, di diritti e doveri, di scelte consapevoli. Non mi hanno mai parlato di «sorteggi» e un po’ sono arrabbiata anche con loro.

E ho anche un po’ di paura per il futuro. Quando sarò grande e cercherò un lavoro, sorteggeranno ancora per vedere se c’è un posto per me? Quando sarò vecchia e malata e non ci saranno abbastanza posti negli ospedali, sorteggeranno per vedere se potrò essere curata? Cosa farò se, come ora, non sarò abbastanza fortunata?

Vuole rispondermi, ministro Gelmini? O anche per le lettere si fa un sorteggio per meritarsi una risposta?

Buone vacanze.
Alice (da La Stampa)

giovedì 13 maggio 2010

La danza delle ore


Leonardo (non il mio, questo) affronta sul suo blog il nodo della partecipazione agli scrutini e al credito dei professori di religione nelle scuole. E svela il dietro le tre quinte del solito teatrino:


Riassunto delle puntate precedenti: nel 1929 Mussolini e Pio XI si mettono d'accordo per qualche centinaio di metri quadri affacciati sul Tevere e un'ora di religione nelle scuole di ogni ordine e grado. Mezzo secolo più tardi l'ora diventa facoltativa. L'estate scorsa il Tar di Roma stabilisce che il voto, anzi, il “giudizio” del docente di religione, non debba entrare nel Credito scolastico. A questo punto il Ministro fa ricorso al Consiglio di Stato. L'altro giorno pubblica un comunicato in cui sostiene che il Consiglio gli ha dato ragione. A venti giorni dagli scrutini, mentre studenti e docenti brancolano nel caos totale (nel primo quadrimestre religione non faceva media e adesso sì; fino a una settimana fa sembrava che il docente non dovesse venire agli scrutini e adesso sì), la scena è allietata da alcuni personaggi, mi piace figurarmeli come tre burattini, che festeggiano o inveiscono secondo copione.

BURATTINO MINISTERIALE
Il consiglio di Stato ci ha dato ragione! La religione è importante e noi l'abbiamo sempre saputo.

BURATTINO LAICO
È una bieca discriminazione! Chi decide di non fare religione dovrebbe avere gli stessi diritti degli altri!

BURATTINO PRETE
Non passerete! Giù le mani da ora di religione e crocefissi.

E se le battute del copione vi sembrano poco ispirate, avete ragione. C'è un po' di stanchezza in giro, recitare è faticoso, han tutti bisogno di vacanze. Ma secondo voi cosa c'è sotto i burattini?

Ministero, quattro giorni fa
“Hai letto la sentenza del Consiglio di Stato?”
“Sì, e non ci ho capito niente. Spiegami soltanto: religione farà media o no?”
“Non può fare media, il giudizio di religione non è un voto numerico”.
“Vabbè, insomma, allo scrutinio l'insegnante di religione ci va o no? Ha vinto il tar o abbiamo vinto noi?”
“L'appello è stato accolto, quindi il tar ha perso...”
“Evvai!”
“Ma la sentenza dice anche che dobbiamo garantire l'ora di alternativa in tutte le scuole, altrimenti stiamo violando la Costituzione”.
“Vabbè, dettagli”.
“Leggi qui: La mancata attivazione dell'insegnamento alternativo può incidere sulla libertà religiosa dello studente o delle famiglie: la scelta di seguire l'ora di religione potrebbe essere pesantemente condizionata dall'assenza di alternative formative, perché tale assenza va, sia pure indirettamente, ad incidere su un altro valore costituzionale, che è il diritto all'istruzione sancito dall'art. 34 Cost.”
“Bla bla bla, l'importante è che possiamo dire di aver vinto”.
Di questo aspetto il Ministero appellante dovrà necessariamente farsi carico, perché altrimenti...
“Altrimenti?”
...si alimenterebbe una situazione non coerente con quanto le stesse ordinanze impugnate sembrano invece presupporre”.
“E quindi cosa rischiamo, una multa?”
“Non lo dice”.
“Vabbè, insomma, cosa si aspettano? I soldi per garantire a tutti un'ora di non-religione noi non ce li abbiamo. Stiamo già tagliando cattedre vere... guarda, fosse per me io la toglierei”.
“L'ora di religione?”
“Massì, è uno spreco folle, in teorie dovremmo pagare almeno due insegnanti per un'ora sola, e prima o poi qualche rappresentanza di un'altra religione pretenderà di avere anche lui i suoi insegnanti... Fini ci sta già pensando... se invece la togliessimo, sai che risparmio?”
“Ma non si può”.
“Bisognerebbe revisionare il concordato, figurati. Sai quanto ci tengono i monsignori. Senti, piuttosto, tira fuori il burattino e fagli imparare la lezione. Deve dire che la religione è mooolto importante, che il Ministero ha combattuto per difenderla, e che ha vinto”.
“A un mese dagli scrutini? Ma sarà un caos...”
“La scuola è sempre un caos. Queste cose non la peggiorano e non la migliorano. Non c'entrano niente con la scuola, in fondo. È solo un teatrino”.


Riunione dei Laici Illuminati, quattro giorni fa.
“Cari confratelli, il nostro esperto legale ha potuto finalmente leggere la sentenza del Consiglio di Stato sull'ora di religione”.
“Un abominio oscurantista!”
“Maledetti!”
“Calma, calma, confratelli, purtroppo vi devo dire che la sentenza è abbastanza ragionevole. In un certo senso ci dà persino ragione, laddove fa presente che l'assenza dell'insegnamento alternativo in molte scuole è di fatto anticostituzionale...”
“Ma chissenefrega di alternativa, scusate, noi volevamo una cosa sola: che il prof di religione non potesse alzare la mano in sede di scrutini. Perché questo è il problema. Un tizio approvato dal vescovo che lavora pagato dallo Stato e giudica i miei figli in seno a un'istituzione statale”.
“Sì, però se tu chiedi che lui non ci sia, lui esce... tuo figlio si fa un'ora in meno... è oggettivamente difficile sostenere che ci sia una discriminazione”.
“Ma certo che c'è! L'ora di religione, se mio figlio la facesse, influirebbe sul suo credito...”
“Ma non per forza in modo positivo. Comunque leggi qui: Chi segue religione (o l'insegnamento alternativo) non è avvantaggiato né discriminato: è semplicemente valutato per come si comporta, per l'interesse che mostra e il profitto che consegue anche nell'ora di religione (o del corso alternativo). Chi non segue religione né il corso alternativo, ugualmente, non è discriminato né favorito: semplicemente non viene valutato nei suoi confronti un momento della via scolastica a cui non ha partecipato. “Non valutare” non significa “valutare negativamente”.
“Questo in teoria. In pratica è discriminazione”.
“Lascia che ti illustri meglio il concetto di discriminazione. Se nasci nero in un Paese dove i neri non possono entrare all'università, sei discriminato. Ma se sei tu a scegliere di non andare all'università, stai esercitando una tua libera scelta. Sei tu che scegli che i tuoi figli non facciano religione. Ma chi sceglie di studiare religione vuole che sia una materia seria, con una valutazione finale. Altrimenti diventa una farsa”.
“Ma è una farsa. Deve restare una farsa! Dobbiamo puntare all'abolizione dell'insegnamento di religione!”
“Sì, e alla pace nel mondo. Bisognerebbe rivedere il concordato, i monsignori non lo vorranno mai...”
“Scusate, eh, ma qui stiamo spaccando il capello in quattro. In un consiglio di classe ci sono nove o dieci insegnanti. È chiaro che nessuno pensa seriamente che l'assenza o la presenza di un prof di religione dagli scrutini abbia qualche riscontro sul piano pratico”.
“L'unica conseguenza pratica è che lavoreranno di più”.
“Fatti loro”.
“Li paghiamo noi”.
“Li pagavamo lo stesso, almeno così se li suderanno un po'. Quel che volevo dire è che questa battaglia non si faceva per migliorare di un decimo di punto il Credito degli studenti non cattolici. Si faceva su un simbolo: l'Ora di religione. È una battaglia simbolica, la scuola non è poi che c'entri così tanto”.
“Tanto la scuola è un caos”.
“Appunto”.
“E quindi che si fa?”
“Si tira fuori il burattino e si recita la parte: Bieca discriminazione, ministri cattivi, preti impiccioni, eccetera eccetera”.

Un ufficio qualsiasi della Curia, quattro giorni fa.
“Monsignore, buone notizie! Il consiglio di Stato...”
“Che Stato?”
“L'Italia?”
“Uff”.
“Il Consiglio di Stato, dicevo, ha riammesso il voto di religione nel Credito scolastico”.
“Il giudizio. I docenti di religione non danno voti”.
“Sì, monsignore, ma con permesso, è un dettaglio”.
“È tutto un dettaglio. Quindi riassumendo: abbiamo un'ora in tutte le scuole d'Italia, che gli studenti possono decidere se frequentare o no, con un insegnante che noi abbiamo approvato ma poi ha fatto un concorso di Stato che non dà i voti ma comunque partecipa agli scrutini. Ma perché non sono nato in Melanesia”.
“Monsignore, non ho capito?”
“Hai capito benissimo. Che rapporti abbiamo con lo Stato della Melanesia? C'è una conferenza episcopale laggiù? Abbiamo firmato un concordato?”
“Monsignore, dovrei informarmi...”
“Sono pronto a scommettere che i nostri rapporti con la Melanesia sono più chiari di quelli che abbiamo con l'altra sponda del Tevere. Vabbè, è una scommessa facile. Quest'ora di religione, per esempio, è un pantano dal quale non usciremo mai. Cosa ce ne facciamo?”
“Monsignore, è prevista dal Concordato”.
“Il Concordato. Io vorrei capire dove avevano la testa, i nostri predecessori. Se volevano una scuola cattolica, perché non se la sono fatta? In altri Paesi è andata così. I cattolici hanno investito denaro e risorse in scuole di qualità. La gente è portata a scegliere una scuola cattolica, perché riconosce al nostro prodotto una specie di garanzia di qualità”.
“Monsignore, con permesso, non è che altrove sia sempre andato tutto bene... nei collegi, per esempio”.
“E va bene, ci sono stati grossi danni... collaterali, diciamo. Ma in Italia abbiamo lasciato che lo Stato si prendesse tutta l'educazione. Tutta. A patto che in ogni classe venisse un tale, una volta alla settimana, a farsi fischiare dai ragazzini. L'ora di religione. Ma come si fa a pensare che potesse diventare una cosa seria, l'ora di religione? È sempre stata solo una farsa. Io la abolirei”.
“Monsignore!”
“Ti dico che la abolirei, è una cosa che ci ridicolizza. Ogni ora insegnata male, a una classe distratta e incompleta, è una picconata all'edificio della Chiesa di Cristo. Moltiplica per il numero delle classi e delle scuole e forse capirai perché abbiamo le chiese vuote e importiamo i preti polacchi. Perché i bambini italiani non vogliono fare i preti?”
“Forse per via del sesso in tv...”
“E forse perché il primo prete o il primo religioso che imparano a conoscere è un insegnante demotivato che arriva, fa un'ora di lezione e poi per una settimana non si vede più. È avvilente. Umiliante. Se solo potessimo finirla... una bella revisione al concordato: dateci qualche soldo in più, anzi, dateli ai genitori che vogliono mandare i figli alle nostre private... e noi leviamo le tende dalla vostra scuola di massa. Ma non si può”.
“Non si può”.
“Bisogna revisionare il concordato, hai voglia. Ne abbiamo firmati già due: uno con un dittatore, l'altro con un ladro. Ci manca giusto il puttaniere”.
“Magari tra qualche anno...”
“Sì, e i professori di religione poi dove li mettono? Finché erano precari... ma la Moratti li ha fatti assumere, adesso se li devono tenere”.
“Monsignore, però io non riesco a capire una cosa. Se l'ora di religione è così inutile...”
“Dannosa”.
“Se è così dannosa, perché i laici se ne lamentano così?”
“Perché sono sciocchi. Dovrebbero solo ringraziarci, di tutte le ore di pubblicità negativa che regaliamo. Quelli che vogliono mettere i cartelli sugli autobus, mi fanno ridere. Noi facciamo propaganda atea in tutte le scuole della repubblica, un'ora alla settimana, altro che un cartello sull'autobus”.
“E quindi, monsignore, che si fa?”
“Niente. Anzi, trovami un burattino da mandare in tv, che dica le solite cose, giù le mani dai crocefissi, eccetera”.
“Ma il crocefisso è un altro discorso”.
“Ma sì, ma che c'entra, mica stiamo facendo un discorso serio sulla scuola. È solo il solito teatrino. Vai”.

venerdì 12 marzo 2010

Prima la famiglia


L’immigrato “irregolare” (irregolare?) sarà espulso anche se i figli vanno a scuola. Lo dice la Cassazione, rovesciando una precedente sentenza che aveva ammesso come prioritario «il sano sviluppo psicofisico dei bambini». Nel nuovo responso l'applicazione della legge che ha introdotto il reato di clandestinità. Che sia allora rispedito in Albania il padre di due bambini iscritti alle scuole di Busto Arsizio. Pazienza se la moglie, in regola col permesso di soggiorno, ha in corso le pratiche per ottenere la nostra cittadinanza: dovrà spiegare a quei figli che papà è un irregolare, non ha i requisiti per vivere con i suoi cari in terra varesotta. E se i bambini le chiederanno che giustizia è quella che li separa dal padre, magari userà le parole dei giudici: non volevano “legittimare l’inserimento di stranieri strumentalizzando l’infanzia”.
Il governo ripete che prima di tutto viene la sicurezza della famiglia, ma deve avere un concetto di sicurezza diverso da quello del resto del mondo. Infatti il ministro Gelmini dichiara: "Ritengo giusta la sentenza dei giudici. Il nostro sistema d'istruzione ha sempre incluso e mai escluso e le colpe dei genitori non possono ricadere sui figli. La legge è chiara e va rispettata. Per questo i giudici hanno ragione quando affermano che si finirebbe col legittimare l'inserimento di famiglie di clandestini strumentalizzando l'infanzia". Di quale colpe parla ministro? La colpa di non essere nati a Busto Arsizio?

lunedì 2 novembre 2009

Tra il dire e il fare


E' in arrivo in Parlamento il DDL del ministro Gelmini sulla "riforma" dell'Universita'. Non e' ben chiaro dove sia la riforma, visto che in pratica manca il finanziamento (ah no, e' una delle mille cose che il governo finanziera' con lo scudo fiscale...). Dal testo, disponibile qui, si capisce gia' a prima vista che si parla parecchio di merito, ma nei fatti ce ne sara' molto molto poco. Difficile aspettarsi altro da una ministra che ando' a Reggio Calabria per superare un piu' accessibile esame di avvocato e che fu sfiduciata da presidente del consiglio comunale di Desenzano sul Garda dalla sua stessa maggioranza per "manifesta incapacita' ed improduttività politica ed organizzativa". Di seguito il comunicato del coordinamento dei ricercatori universitari fiorentini in merito.

La montagna ha partorito il topolino, ovvero la bella e la bestia …


Il 28 ottobre il ministro Gelmini (la bella) ha illustrato al governo (la montagna) il DDL (la bestia) che verrà presentato in Parlamento per ottenere le deleghe necessarie alla riforma del sistema universitario nazionale (il topolino).
Il DDL è stranamente molto minuzioso su alcune materie ed assai vago su altre. Ad es. si sofferma nel dettaglio su governance, articolazione organizzativa, reclutamento e carriere, modifiche di fatto dello stato giuridico dei ricercatori, ecc., mentre è assai generico ed evasivo su altri temi, come il finanziamento del sistema universitario, la premialità nei trasferimenti di risorse agli atenei e nel trattamento economico dei docenti, ecc. Soprattutto il DDL continua ad essere evanescente, al di là delle petizioni meritocratiche di principio ormai abusate, a proposito dell’introduzione dei meccanismi di valutazione della ricerca e della didattica, istituzionali e individuali, nei termini di procedure ex ante, in itinere ed ex post. Ci sarà modo e tempo di approfondire tutti questi elementi, sperando che si apra finalmente e davvero un dibattito sull’università italiana, sul futuro della ricerca scientifica e della costruzione dei saperi nel nostro paese, sull’alta formazione. Noi qui però vogliamo intanto segnalare un fatto che ci coinvolge tutti quanti come ricercatori e che è emblematico dell’idea di università che sta dietro questo progetto, presentato alla chetichella in un DDL che, nella sua versione attuale, è assai diverso dalla prima ipotesi uscita alla fine di maggio. Nessuno, né il CUN né la CRUI, né tanto meno tutti coloro che vivono e lavorano e studiano all’università, aveva idea di cosa il governo stesse preparando realmente dopo maggio né ha avuto modo di discuterne. E’ vera però una cosa: noi non siamo stati eletti dal popolo … Nella riforma manca qualunque criterio di valutazione della attuale classe dirigente dell'università Italiana, i professori ordinari, anzi si confonde gli effetti del dissesto con le cause, indicando i ricercatori a tempo indeterminato come capri espiatori. Ai ricercatori non è concessa la dignità del ruolo docente (la famosa “terza fascia”), ma questo ce lo aspettavamo. Tuttavia, visto che i ricercatori contano nei requisiti minimi per l’offerta didattica e sono mano d’opera a basso costo, il DDL cambia di fatto il loro stato giuridico, prevedendo anche per essi l’impegno complessivo didattico analogo a quello dei docenti di ruolo. A quando l’obbligo formale di attività didattica, dopo l’obbligo di fatto? Ovviamente il trattamento economico resta lo stesso. Ma non solo di questo si tratta. Siamo di fronte ad una vera e propria restaurazione dell’università delle baronie, una riproposizione nuda e cruda dell’antico potere accademico concentrato solo nelle mani dei professori ordinari (quelli che la vulgata anche governativa accusava di familismo, nepotismo, localismo, ecc.). Un solo esempio, legato alla nuova normativa dei concorsi per I e II fascia. Ci sono due passaggi: è prevista un’abilitazione nazionale (ma i prerequisiti qualitativi per l’accesso sono indeterminati), concessa da una commissione nazionale di soli ordinari estratti a sorte; vi è poi la valutazione comparativa fra i soli abilitati per la messa a ruolo a livello di singolo ateneo, ove la commissione non è più composta per estrazione a sorte nazionale dei suoi membri fra tutti gli ordinari del SSD (come nel decreto di maggio), ma direttamente e solo dagli ordinari della sede locale che bandisce il concorso: ovvero il massimo potenziale del familismo, del nepotismo, del localismo, ecc., per quanto mitigato dal filtro dell’abilitazione nazionale. Questo sistema riesce a mettere insieme il peggio del vecchio concorso nazionale con il peggio del concorso locale. Una volta approvato il DDL, la figura del ricercatore a tempo indeterminato sparisce diventando ben prima del 2013 un ruolo ad esaurimento. Resta solo il ricercatore a tempo determinato, il cui reclutamento è in mano ai professori ordinari che compongono la famosa commissione locale, analogamente che per la I e la II fascia. Per il ricercatore a tempo determinato non è prevista abilitazione nazionale, ma solo la selezione localistica. Nei requisiti di accesso, il titolo di dottore di ricerca, di fatto, è equiparato alla laurea magistrale. Questo ricercatore precario in ingresso può avere un contratto di tre anni, rinnovabile per altri tre. Se nel secondo triennio ottiene l’abilitazione nazionale per le altre fasce di docenza, alla fine dei sei anni può passare di ruolo per chiamata diretta, senza nessun’altra procedura valutativa. Più localistico di così si muore. Sembra quasi uno scherzo … Per i ricercatori a tempo indeterminato, ormai esauriti sotto tutti i punti di vista e segnati al pubblico ludibrio come i veri parassiti dell’università pubblica, viene riservato uno zuccherino, però assai vagamente definito: una corsia preferenziale per concorsi riservati a loro finalizzati nel passaggio di fascia. In altri termini una sanatoria mascherata, un’ope legis non detta, uno scudo accademico che intaserà l’università del futuro, una volta combinato con le procedure di selezione interna e localistica dei ricercatori a tempo determinato. E’ uno scandalo, dove la meritocrazia rischia di essere una parola vuota, specchietto per le allodole di vecchie pratiche di potere. Un’università così fatta a chi serve?

IL COORDINAMENTO d’ATENEO dei RICERCATORI FIORENTINI

Raccomando a tutti di fare molta attenzione a quello che dite in merito, perche' e' gia' partito l'attacco a quelli che criticano solo per difendere gli sprechi...

lunedì 14 settembre 2009

Libro e moschetto


“Criticare è legittimo ma comportarsi così significa far politica a scuola e questo non è corretto. Se un insegnante vuol far politica deve uscire dalla scuola e farsi eleggere”
MariaStella Gelmini, Ministro della Repubblica

"Per esempio ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia. Dall’avarizia non ero mica vaccinato. Sotto gli esami avevo voglia di mandare al diavolo i piccoli e studiare per me. Ero un ragazzo come i vostri, ma lassù non lo potevo confessare né agli altri né a me stesso. Mi toccava esser generoso anche quando non ero. A voi vi parrà poco. Ma coi vostri ragazzi fate meno. Non gli chiedete nulla. Li invitate soltanto a farsi strada."
Don Lorenzo Milani e la scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa

Quest'ultima uscita (e a dire il vero pure le precedenti) del Ministro e' cosi' scema, ma cosi' scema che e' difficile da commentare. Qualcuno pero' ci riesce lo stesso.

giovedì 10 settembre 2009

Vendere fumo


Ogni giorno appare piu' lapalissiana per chi non si ferma ai proclami dei cinegiornali la differenza abissale tra i proclami del Governo e i risultati effettivi ottenuti. Dalle case per i terremotati in tre mesi al ritrovarsi in mezzo a una strada, dalla spazzatura in Campania passando per la lotta ai fannulloni di Brunetta, si continua a vendere sempre e soltanto fumo. Addirittura fumose anche le scuse di Berlusconi indisposto per celare la squallida verita' sul colpo della strega. Il tutto mentre dietro la cortina il paese va a rotoli, con debito pubblico record, pressione fiscale mai cosi' alta (meno tasse per tutti?).
Clamorosi poi i risultati della cortina fumogena messa in campo dal ministro (!) Gelmini, l'unica nel mondo a tagliare su istruzione e innovazione in tempo di crisi. I risultati ottenuti dai suoi tagli indiscriminati travestiti da riforma sono insegnanti rimasti senza lavoro da un giorno all'altro che protestano e che rivendicano la loro dignita' seppur precaria, genitori e studenti imbufaliti, e un patetico tentativo di salvare capra e cavoli quando il danno e' fatto, sprecando soldi a fondo perduto che non soddisfano nessuno senza neppure ottenere un aumento delle classi e delle ore di insegnamento per i nostri ragazzi. E alla conferenza stampa a Palazzo Chigi, dove si è “rifugiata” per non guardare i docenti precari e la Flc-Cgil incatenati sotto le finestre di viale Trastevere, ha persino annunciato, nel tentativo di salvare la riforma, che "“il 69,6% delle famiglie ha preferito il maestro unico di riferimento” nelle scuole primarie. Peccato che in realta' sono meno dell'11%. Anche se continuassimo a discutere di grembiuli e di maestri unici le bugie verrebbero a galla.
E invece ci dobbiamo sorbire, come e' successo ieri a me e ad Andrea Sarubbi, la diretta dell’intervento di Silvio Berlusconi alla festa dei giovani Pdl. "Propaganda allo stato puro, così esagerata che ad un certo punto non capivo più se fosse veramente lui o l’imitazione che ne fa Sabina Guzzanti". E gli applausi scroscianti mentre si vantava di essere piu' grande di De Gasperi, di aver salvato l'economia americana e di meritare il nobel per la pace. Forse davvero di questi tempi va piu' il fumo dell'arrosto. Per dimenticare.

giovedì 8 gennaio 2009

Fiducia e slogan


La Camera approva la fiducia posta come ormai consuetudine anche sul decreto "Gelmini" sull'Universita'. Dello specifico del decreto si parlava gia' qua in gran dettaglio, come pure dell'inconsistenza dell'opposizione che si e' concentrata solo su aspetti marginali tralasciando le cose gravi.

Devo dire che piu' in generale sono abbastanza stufo del modo caciarone di fare "politica" di casa nostra. In queste vacanze passate tra Roma e Firenze mi hanno, come sempre, colpito due cose: i manifesti in strada, soprattutto a Roma, fatti di slogan assolutamente inutili o di cui ci si dovrebbe solo vergognare (e di cui parlano gia' molti altri in rete), e i telegiornali, fatti solo di commenti insulsi di politici a delle notizie, anche dall'estero, che non vengono neppure date e rimangono misteriose. Tutto si riduce a un battibecco di frase fatte e slogan vuoti in cui l'unica cosa importante e' criticare l'altro, spesso su aspetti inconsistenti o del tutto privi di interesse. E dal poco che ho visto prima di tornarmene in Germania, anche su Gaza le televisioni e le radio tricolori non e' che stessero facendo grandi sforzi per farci capire un minimo piu' in profondita' che cosa stia succedendo. Nel dubbio, tra le altre buone letture che si possono fare e le molte letture ideologiche di una specie o dell'altra, mi sto leggendo attentamente Distanti Saluti, specialmente qua e qua.

mercoledì 3 dicembre 2008

Cervelli on air


Ieri sera mi sono divertito un sacco. Insieme a Nico e Benedetta, due colleghi astronomi italiani "in fuga" a Monaco, siamo stati invitati a Radio Lora, l'unica radio libera di Monaco. Siamo stati intervistati per una mezzoretta sull'iniziativa del 14 Novembre in supporto della protesta in Italia per i tagli a Universita' e Ricerca, sulla lettera che abbiamo inviato al Ministro Gelmini (e che si puo' ancora sottoscrivere), e sulle nostre iniziative future in Baviera su questo tema. La trasmissione, "L'ora italiana", e' per fortuna tutta in italiano: un appuntamento mensile per tutti i nostri compatrioti a Monaco, pare discretamente seguito.
Armati di cuffie e microfoni che ci facevano sembrare davvero professionisti, abbiamo cercato di rispondere nel modo piu' chiaro possibile alle domande di Sonia e Dario, molto simpatici e disponibili a dare un po' di voce alla nostra iniziativa. Dopo l'articolo sul giornale, un film e una manciata di passaggi in radio comincio a prenderci gusto! Qui l'audio della trasmissione...

venerdì 14 novembre 2008

Fratelli d'Italia

Direttamente da Cervelli Monaco, la cronaca del presidio di stamani nell'ambito delle proteste in Italia e nel mondo contro i tagli all'Universita' e Ricerca. Tagli cosi' ingenti, che nella penuria attuale ci sono anche assegnisti italiani rimasti in Italia che sono pagati con fondi Marocchini: il colmo dei colmi. Qui le ragioni con BeffaTotale in audio ieri a Radio Onda d'Urto. Visto il successo delle iniziative, trovato impiego di ripiego per la Gelmini...


Dopo la sveglia all'alba per intervenire a Radio3, il manipolo di facinorosi italiani decisi a sfidare l'umido bavarese e le rigide regole della polizia si ritrovano finalmente davanti al Consolato Italiano. A dire il vero, al forno-bar poco lontano, dove la voglia di caffe' fa incrociare per caso gran parte dei manifestanti. Alle 10.40 siamo sotto il Consolato, armati di cartelli, bandiere tricolori, tamburini e volantini. Arrivano anche due poliziotti con tanto di minaccioso cellulare a verificare e spiegarci le regole del gioco, ovviamente rigidissime: vietato correre, vietato fare rumore, obbligatorio tradurre i cartelli dall'Italiano per verificare l'assenza di scritte offensive, obbligatorio lasciare spazio sul marciapiede per far passare i pedoni. Srotoliamo i nostri cartelli mentre Nico spiega in diretta su Popolare Network le nostre ragioni e sensazioni. Alla fine siamo 40 (12 per la questura), un risultato niente male data la preparazione in tutta fretta, e forti anche delle piu' di 320 firme apposte alla nostra lettera per il Ministro.
Una rappresentanza di 5 persone da mandare a parlamentare viene eletta a furor di popolo: Andrea, Marcella, Giovanni, Nico e Benedetta vengono accolti dal Console Generale e dal suo Vice. Il Console si dimostra interessato alla situazione e al punto di vista dei ricercatori Italiani a Monaco, sottolineando le eccellenze e i premi vinti da ricercatori nostrani che lavorano in Baviera: uno di questi premi e' proprio Benedetta, scatenando un siparietto da "Consolamba che sorpresa". La delegazione lascia l'edificio non prima di aver ricevuto dal Console sia l'assicurazione che la lettera verra' prontamente inviata al Ministro, sia l'invito a organizzare una riunione con tutta la comunita' dei ricercatori italiani per discutere piu' in profondita' le questioni sollevate. Mentre i tricolori sventolano per l'ultima volta, mentre qualche tedesco curioso si ferma a leggere il nostro unico cartello in lingua barbara fermando addirittura il furgone per arrivare fino in fondo, le due guardie nostri angeli custodi ci salutano lamentandosi un po' che siamo stati troppo vicini al bordo della strada. Anche questo e' Baviera! Qua tutta la fotocronaca completa!

Lo slogan


Parlar chiaro

La traduzione per gli indigeni

Benedetta consegna la lettera al Console Generale

giovedì 13 novembre 2008

Lettera aperta al Ministro dell'Istruzione, Universita' e Ricerca


In occasione dello sciopero dell'Universita' e della Ricerca in Italia di Venerdi' 14, anche i ricercatori italiani a Monaco di Baviera aderiscono alle proteste contro i tagli con un presidio presso il Consolato Generale di Monaco alle ore 10.45:

  • per manifestare la loro solidarieta' alle mobilitazioni di amici e colleghi in Patria
  • per offrire il loro punto di vista su una questione fondamentale finalmente di grande interesse pubblico e politico in Italia.
Di seguito il testo della lettera che consegneremo al Console Generale d'Italia a Monaco. Chiediamo a tutti, ricercatori e non, all'estero e non,di aderire firmando qua. Crediamo infatti sia condivisibile da buona parte dei ricercatori Italiani
attualmente all'estero, da chi all'estero e' stato in passato, e da tutti coloro, anche e soprattutto in Italia, che riescono a rendersi conto che senza risorse la ricerca non avanza, ma senza ricerca un paese non progredisce.

Gentile Ministro,

in occasione dello sciopero generale dell' Università e della Ricerca di Venerdì 14 Novembre, in qualità di ricercatori italiani all'estero abbiamo deciso di manifestare la nostra solidarietà alla mobilitazione dei nostri amici e colleghi in Italia, e di offrire il nostro punto di vista su una questione finalmente di grande interesse pubblico e politico nel nostro paese: il futuro dell'Università' e della Ricerca.

Vogliamo innanzi tutto esprimere grande preoccupazione per gli ingenti tagli recentemente approvati al finanziamento ordinario di Università ed Enti Pubblici di Ricerca, che vanno nella direzione opposta a quella intrapresa dall'Italia con la ratifica degli accordi di Lisbona (investimento del 3% del PIL entro il 2010). Il risultato non è, infatti, l'eliminazione degli evidenti e fastidiosi sprechi, ma la messa in dubbio dell'intero sistema dell'Università' pubblica, insieme al lavoro avviato in molte strutture d'avanguardia e alla partecipazione a progetti internazionali dei nostri tanti brillanti colleghi in patria. Il decreto approvato pochi giorni fa dal Consiglio dei Ministri, pur rimuovendo sulla carta il blocco del turn-over negli Enti di Ricerca e lanciando alcuni segnali positivi sulla volontà del governo di un cambiamento finalmente mirato alla meritocrazia, non affronta radicalmente i problemi lasciando sostanzialmente invariati i tagli alle risorse. Una riforma profonda e condivisa da tutte le forze politiche e parti sociali sarebbe invece a nostro giudizio necessaria, senza vedere stravolte le regole del gioco ogni volta che si cambia Governo o maggioranza politica.

Il sistema della formazione in Italia non mostra solo evidenti problemi, ma anche indubbie potenzialità su cui investire. La cosiddetta “fuga dei cervelli”, ad esempio, è di per sé un dato assolutamente incoraggiante, che dimostra la dinamicità e la competitività a livello internazionale dei ricercatori formatisi nelle Università italiane, e rappresenta piuttosto una risorsa per l'acquisizione di nuove competenze e contatti nei centri di eccellenza mondiali. Il problema e' piuttosto l'assenza di un flusso inverso di ricercatori italiani e stranieri verso il nostro paese, a causa della scarsa competitività e appetibilità del nostro sistema ricerca: stipendi bassissimi rispetto al resto d’Europa, cronica difficoltà nel garantire fondi per i progetti di eccellenza, impossibilità di programmare a lungo termine. Questo non può che portare a un progressivo impoverimento del livello generale della ricerca e dell'insegnamento. Così facendo, non solo si restringono le prospettive di crescita culturale e scientifica delle generazioni future, ma si taglia fuori l'Italia dal circuito mondiale di produzione del sapere, in un lento e inesorabile processo di “provincializzazione” del paese.

Pur con storie personali molto diverse, la scelta di lavorare all’estero per molti di noi è guidata soprattutto dalla volontà di ampliare le nostre conoscenze e arricchire le nostre competenze. Sarebbe auspicabile che questo investimento fosse visto in Italia come una risorsa, un motivo di orgoglio, e uno stimolo ad affrontare con più coraggio e determinazione la competizione internazionale. Al tempo stesso, i ricercatori italiani all’estero, indipendentemente dalle personali scelte di carriera, vorrebbero poter guardare alle Università e agli Enti di Ricerca che li hanno formati in patria come a chiari punti di riferimento nel panorama globale dei luoghi della conoscenza.

Una riforma profonda finalmente incentrata su una modifica seria in senso meritocratico del reclutamento e del finanziamento, l'approvazione di regole condivise e di una pianificazione a lungo termine sia delle assunzioni sia delle aree e dei progetti di investimento, l'adeguamento dell'investimento e dei salari agli standard europei, renderebbe il sistema finalmente efficiente e attrattivo non solo per gli italiani all'estero, ma anche per i migliori ricercatori stranieri.

Tutto ciò però implica chiare scelte di campo nella gestione delle risorse da dedicare alla ricerca. Proprio davanti al profilarsi di una crisi economica profonda in tutti i paesi industrializzati, è giunto il momento di dimostrare quale futuro la nostra classe dirigente immagina per il nostro paese. Le nostre firme, così come le voci dei nostri colleghi in agitazione in Italia e ovunque nel mondo, servono a ricordare che senza risorse la ricerca non avanza, ma senza ricerca un paese regredisce.

Nel ringraziarvi per l'attenzione,

I ricercatori italiani a Monaco di Baviera

Firma qua anche tu!

mercoledì 29 ottobre 2008

Maestro unico, pensiero unico


Il Senato approva il decreto Gelmini. Il pensiero unico e le ricette facili sono legge dello stato, nonostante le proteste di grandissima parte del mondo della scuola e dell'opinione pubblica. Che, tra parentesi, l'orrido TG1 di ieri sera ha tentato di far apparire come minoranza rumorosa. Ma fedeli alla linea, il governo va avanti. Il PD comincia a mobilitarsi per il referendum (peccato che pero' i tagli non sono referendabili in quanto in una legge finanziaria), mentre il ministro minaccia: "Entro una settimana presenterò il piano sull'Università". Il PD prova a fare sempre sull'universita' qualche proposta concreta, ma sono in gran parte i soliti discorsi a vuoto. La lotta nelle scuole e nelle Universita' continua.
Per continuare con le vergogne prossime venture, si discute della nuova legge elettorale per le Europee. Il solito TG1 di ieri ha pure tentato di far credere che a volerla cambiare fossero quelli che lottano per mantenere le preferenze. Siamo pero' certi, come suggerisce Gilioli, "che il ministro Brunetta interverrà presto per sanare lo scandalo di quei dipendenti pubblici che portano a casa oltre 12 mila euro al mese, scaragnano altre centinaia di euro sui viaggi aerei, lavorano al massimo due-tre volte la settimana e dall’anno prossimo saranno assunti esclusivamente per raccomandazione".
Per finire col gossip, la polizia postale (ma sono loro davvero?) mi scrive riguardo a un commento non ben identificato su questo post, che avrebbe offeso tal Antonio Corvasce. Presto sviluppi.

lunedì 27 ottobre 2008

Italian University for foreigners

Via Alessandra, ecco una rapida descrizione per stranieri di cosa e' successo e sta succedendo in Italia, e del perche' il Max Planck e' pieno di italiani:



Intanto questa intervista a MaryStar Ciellini sul Corriere e' quasi piu' terrificante del disastro che sta portando nella scuola e nell'Universita'. Teorizza la dittatura della maggioranza e rivela di ispirarsi nientepopodimeno che a Obama, dimostrando di non averci capito niente. E pensare che tutti erano certi si "ispirasse" a Tremonti. E mi piacerebbe sapere dove Marastellasenzacielo premia produttivita' e merito: si parla solo di tagli. Forse questa gente fa il ministro per dare una speranza a tutti...