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martedì 12 gennaio 2010

Morsi


Maroni sta dandosi da fare per espellere il razzismo degli stadi. Poi si occuperà del Parlamento, come scrivevo ieri, e dei suoi colleghi. Un parlamentare del suo gruppo ha infatti spiegato ieri che gli africani sono selvaggi perché mordono i poliziotti. Dimentica però un precedente molto significativo in questo senso: «Roberto Maroni è intanto condannato in primo grado nel 1998 a 8 mesi per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. In appello nel 2001 la pena è stata ridotta a 4 mesi e 20 giorni perché nel frattempo il reato di oltraggio era stato abrogato. La Cassazione nel 2004 ha poi commutato tutto in una pena pecuniaria di cinquemila euro. Maroni in concreto avrebbe tentato di mordere la caviglia di un agente di polizia».

(via Ciwati)

giovedì 12 marzo 2009

Una notte in guardina (Visti da qui / 4)


Dopo ieri sera credo che smettero' di raccontare barzellette sui Carabinieri italiani. Quelli di qua sono molto piu' avanti, specie se l'ottusa fiscalita' della burtocrazia teutonica si scontra con l'incompatibilita' culturale con quella italica. E' anche vero che una notte (in realta' un paio d'ore) in una guardina tedesca e' un'esperienza che andava fatta assolutamente prima di rientrare in Italia, ma la cosa e' stata talmente surreale che sembrava davvero di essere in una barzelletta.
Ma veniamo alla favolina. Spinti da una irresistibile botta di vita ieri sera siamo andati a una kneipe a imparare un ottimo gioco di carte Bavarese detto "testa di capra", che Francesco mi voleva insegnare da qualche settimana. Il nome della kneipe (Atzinger, ma amichevolmente denominata BennyXVI), nonche' il nome del gioco, gia' dovevano suggerire che la serata si sarebbe messa male. E infatti la cameriera ha subito tentato di fregarci sul conto, approfittando della solita mossa astutissima di offrirsi di dividere il conto fra i commensali per guadagnarsi piu' mance: peccato che abbia anche aggiunto al bottino l'aver sbagliato in eccesso tutte le somme. Non contenti della piega della serata, avevamo pensato di prendere la macchina invece della solita metro, per fare prima a tornare a casa - poveri illusi - dato che volevamo andare a letto presto. E questi sono errori che si pagano, soprattutto se si ha la targa italiana nella ridente baviera. Nulla a che vedere con l'avere la pelle nere a treviso, ma comunque parecchie scocciature in piu' te le procuri.
Partiti per tornare, dopo 3 minuti appare nello specchietto il solito lampeggiante della polizia, che dal momento che non ha niente da fare in una citta' troppo sicura pensa bene di fare il palloncino a ogni pazzo che gira la notte con targa straniera. Alla faccia dell'Unione Europea. Accosto, e un gentilissimo poliziotto armato di torcia, pistoloni, manette, spray al peperoncino, manganello e baffetto d'ordinanza mi chiede patente, libretto e passaporto. Fornisco solerte tutta la documentazione, in attesa del copione che seguira'. "Hai bevuto qualcosa?" chiede immancabilmente lo sbirro come se fosse possibile uscire la sera in questa citta' senza farsi almeno un brindisi. "Solo una birra, due ore fa", rispondo con il mio miglior sorriso. "Non dovrebbero esserci problemi, ma se vuoi facciamo il test" e' tutto quello che ottengo. Se voglio io? A me che importa del test, se non volete voi... ma intanto scendo dalla macchina e mi metto a soffiare nella macchinetta. Resta sotto il limite, con sommo disappunto del poliziotto, mentre il compare lo chiama tutto agitato nell'auto dove stava controllando i numeri dei miei documenti. Mi chiedono di rientrare in macchina, mentre loro telefonano impazziti controllando e parlottando su non sappiamo cosa. Tornano e mi dicono che la mia patente risulta rubata, e non capiscono come faccio ad averla ancora io. Allucinato, gli spiego che la mia patente non puo' essere rubata, dato che l'ho appena data a loro, ma insistono che il numero della patente e' lo stesso di una di cui ho denunciato il furto. Effettivamente anni fa avevo disperso il portafoglio in macchina di un'amica che non riusciva piu' a trovarlo, e mi ero dovuto rifare tutti i documenti, ma quella era incontestabilmente la nuova patente, per altro plastificata e non cartacea come quelle vecchie. Gli sbirri sono sempre piu' confusi dopo la mia spiegazione, e dato che, in quanto tedeschi, sono inabili a fronteggiare l'imprevisto, mi chiedono di seguirli alla stazione di polizia per verifiche. "Ci vorranno al massimo 10 minuti, se la tua storia e' vera". Colgo preoccupato una certa insistenza su quel se...
Ripartiamo e mi metto a seguire la macchina della polizia in una periferia sconosciuta di Monaco nord. Nella stazione sono tutti giovanissimi e verdissimi, nelle loro uniformi complete di manette, pistolone, manganello, spray etc etc. Ci fanno sedere su una panca che ricorda i telefilm del compianto Derrick, dicendoci di aspettare qualche minuto. Parlottando in bavarese e altri idiomi incomprensibili, continuano a rigirasi fra le mani la mia patente, mentre cercano in rete (!!) su qualche sito dell'interpol come sia fatta una patente italiana. Ben presto sono in sei affollati dietro lo schermo, e noi ci lamentiamo dei Carabinieri che girano sempre a coppia o che avvitano le lampadine. Dopo un'oretta buona e sei/sette sbirri alternati davanti allo schermo con la patente tra le mani, si scopre che la patente plastificata italiana riporta, in caso si tratti di una sostituzione, anche il numero della vecchia sul retro, mentre il numero della nuova e' sul davanti come dovrebbe. Solo che gli sbirri tedeschi non riuscivano a leggere la legenda riportata in caratteri microscopici sulla patente - chiedere a un italiano di tradurre qualosa scritto in italiano sembrava troppo umiliante - e avevano preso per buono il numero sul retro. Nel caso qualche sventurato lettore abbia sostituito una patente rubata o persa, lo tenga presente per evitarsi tutta questa scocciatura.
Sembra tutto a posto, tiriamo un sospiro di sollievo e ci prepariamo a tornare a casa: sono le due di notte e saremmo dovuti essere a letto gia' da un'ora. Invece ecco il nuovo problema (beffa!): la mia denuncia di smarrimento risulta essere stata fatta il 14 ottobre 2002 a Bologna, di ritorno da una scuola di Dottorato. Solo che la patente nuova ha validita' dal 1 Ottobre dello stesso anno: "e' imposibile che la denuncia sia stata fatta dopo l'emissione della nuova" sentenzia lo sbirro "dovete aspettare dieci minuti che un collega esperto di documenti internazionali arrivi per verificare che la patente non sia falsa". Cerco inutilmente di spiegare che probabilmente avranno emesso la nuova patente con validita' dal primo del mese per praticita', ma l'inflessibile teutonico sentenzia che e' "impossibile, ho controllato e ci sono patenti italiane con validita' anche dal 23 del mese". Perche' poi il 23 non ho capito, ma non pare sentire ragioni. Aspettiamo sulla panca di Derrick ancora un quarto d'ora, poi arrivano due nuovi sbirri. Dall'italiano stentato di uno capisco che e' l'esperto: andiamo bene. Mentre uno si mette a studiare il libretto di circolazione della macchina con una lente di ingrandimento, inizia una discussione incomprensibile di tutta la stazione di polizia con in mano la mia patente e il modulo con la data della denuncia. Alla fine l'esperto sentenzia qualcosa del tipo: "che ci volete fare, sono italiani, fanno tutto a caso". Questo tranquillizza finalmente i miei due sbirri, che con un gran sorriso mi restituiscono tutti i documenti, si scusano e mi spiegano, molto politically-correct "che in Italia le cose si fanno un po' diversamente rispetto alla Germania". E' bello sentirsi dire che si viene da un paese del terzo mondo quindici giornio prima di tornarci.

giovedì 30 ottobre 2008

Il paese dei manganelli


Curzio Maltese sugli scontri a piazza Navona, in cui un gruppo di neonazi armati di spranghe tricolori hanno assalito gli studenti che manifestavano ignorati dalla polizia (qui tutta l'intervista):

Ho visto cose che se non avessi visto stenterei a crederci. Non erano studenti, erano neonazisti arrivati con un camion pieno di spranghe. Sono scesi e hanno cominciato a picchiare gli studenti al grido Duce Duce [...] La polizia li ha deliberatamente ignorati lasciando i nazisti liberi di picchiare gli studenti [...] Domani si parlerà solo degli incidenti e non dei molti buoni motivi della manifestazione. Gli incidenti sono stati provocati ad arte e non vengono dagli studenti [...] La polizia ha sistematicamente manganellato gli studenti senza armi e ignorato quelli armati [...] Spero che non sia in atto una strategia peggiore di quella del G8

E poi non dite che non ci avevano avvertito.

mercoledì 29 ottobre 2008

Maestro unico, pensiero unico


Il Senato approva il decreto Gelmini. Il pensiero unico e le ricette facili sono legge dello stato, nonostante le proteste di grandissima parte del mondo della scuola e dell'opinione pubblica. Che, tra parentesi, l'orrido TG1 di ieri sera ha tentato di far apparire come minoranza rumorosa. Ma fedeli alla linea, il governo va avanti. Il PD comincia a mobilitarsi per il referendum (peccato che pero' i tagli non sono referendabili in quanto in una legge finanziaria), mentre il ministro minaccia: "Entro una settimana presenterò il piano sull'Università". Il PD prova a fare sempre sull'universita' qualche proposta concreta, ma sono in gran parte i soliti discorsi a vuoto. La lotta nelle scuole e nelle Universita' continua.
Per continuare con le vergogne prossime venture, si discute della nuova legge elettorale per le Europee. Il solito TG1 di ieri ha pure tentato di far credere che a volerla cambiare fossero quelli che lottano per mantenere le preferenze. Siamo pero' certi, come suggerisce Gilioli, "che il ministro Brunetta interverrà presto per sanare lo scandalo di quei dipendenti pubblici che portano a casa oltre 12 mila euro al mese, scaragnano altre centinaia di euro sui viaggi aerei, lavorano al massimo due-tre volte la settimana e dall’anno prossimo saranno assunti esclusivamente per raccomandazione".
Per finire col gossip, la polizia postale (ma sono loro davvero?) mi scrive riguardo a un commento non ben identificato su questo post, che avrebbe offeso tal Antonio Corvasce. Presto sviluppi.

giovedì 23 ottobre 2008

Confessioni

Ecco, ha confessato. Non pensa quello che dice: "Non ho mai pensato alla polizia nelle scuole".



A meno che, in fondo in fondo, non abbia la faccia come il culo.

Presidente emerito


Berlusconi minaccia il ricorso alla polizia per soffocare il dissenso nelle scuola e nelle universita' ai tagli indiscriminati tesi a sfasciare definitivamente l'istruzione pubblica, anziche' intervenire sulle sue criticita': "Non permetterò l'occupazione delle università. L'occupazione di luoghi pubblici non è la dimostrazione dell'applicazione della libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza nei confronti degli altri studenti che vogliono studiare". E infatti arrivano puntuali i primi scontri. Evidentemente i decreti emanati dal governo senza confronto ne' Parlamentare ne' con le parti coinvolte non sarebbero invece ne' violenza ne' imposizione nei confronti di chi una scuola pubblica e di qualita' per tutti vorrebbe continuare ad averla, magari migliore. Esulta Libero che tale strategia aveva proposto dalle sue pagine, e che oggi rilancia con una “proposta di legge” in un articolo di Giancarlo Lehner, parlamentare berlusconiano e "studioso di crimini del comunismo". L'idea e' rifilare cinque anni di galera a chi fa i picchetti, occupa scuole o «ostacola la libera circolazione di cose e merci». Il culmine del climax e' pero' l'intervista a Francesco Cossiga, Ministro dell'Interno alla fine dei caldi anni 70, poi Presidente del Consiglio e Presidente Emerito della Repubblica, pubblicata dal Quotidiano Nazionale:

[...]
Quali fatti dovrebbero seguire?
«A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno».
Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che... «Nel senso che le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».
[...]

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero. «Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».

Ecco in che mani siamo e siamo stati. Anch'io vorrei sentire le sirene delle ambulanze, quelle che vanno a internare Cossiga e quelli come lui, chi e' convinto che il fine giustifica i mezzi e peggio ancora che i fini giusti siano sempre i suoi.

martedì 30 settembre 2008

Emmanuel, negro


Dopo la prostituta nigeriana fotografata in cella stesa a terra mezza nuda e coperta di polvere, nuova impresa della polizia municipale di Parma. Stavolta hanno scambiato uno studente ghanese per un pusher, in base al solo e inconfutabile indizio del colore della sua pelle. Lo ammanettano, lo pestano, lo umiliano fino a farlo spogliare e lo costringono a firmare un verbale. Viene liberato solo dopo l'intervento del padre cui l'occhio nero, le ferite alla mano e la gamba maciullata del figlio vengono giustificate con una caduta. All'uscita dalla stazione di polizia, gli viene consegnata una busta con i documenti con scritto "Emmanuel negro". Qui la testimonianza del ragazzo, che ha poi trovato il coraggio di denunciare l'accaduto ai carabinieri. Il comune di Parma ha rilasciato una nota in cui si complimenta con la Polizia per l'arresto di un pericoloso pusher nell'operazione confermando che "la Polizia municipale ha dimostrato ancora una volta di essere all'altezza dei compiti assegnati". L'emergenza continua.
A Roma, in controtendenza, il sindaco affida a una popolare "showgirl" (si dice cosi'?) il ruolo di consigliere sulle questioni che riguardano gli immigrati originari della Romania. Non dubitiamo che sapra' trovare forme di "integrazione" fra le due culture. Siamo a cavallo...

martedì 15 luglio 2008

Botte e orbi


Contro una richiesta di poco meno di 80 anni di reclusione, i giudici ne hanno inflitto solo 24 e, grazie alla prescrizione e all'indulto, nessuno dei condannati finirà in galera. Il verdetto cancella l'ipotesi di crudeltà e tortura sostenuta dalla Procura: tutto questo e' solo abuso d'ufficio. Cosi' la decisione della Corte sentenza nei confronti dei 44 ufficiali, guardie carcerarie e medici imputati di aver sottoposto a sevizie più di duecento manifestanti nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova del 2001. Solo 15 le condanne. Tutto come previsto gia' da molti mesi anche su questo blog, cosi' come gia' da tempo gli indagati erano stati tutti promossi, evidentemente per i meriti guadagnati sul campo. L'ennesima occasione persa per riscattare con una delle pagine scurissima per la vita democratica del paese. Per qualcuno in fondo la sentenza non e' poi cosi' male: e' stato riconosciuto che qualcosa di grave quella notte a Bolzaneto e' successo. Meglio di niente? Eppure ancora una volta la repressione violenta, il sopruso, la sospensione dei diritti basilari dei cittadini, l'uso indiscriminato dell'umiliazione fisica e verbale nei confronti di chi ha idee diverse dalle proprie rimane impunito, minimizzato. Per non parlare delle responsabilita' politiche di chi quell'atteggiamento ha tollerato e incentivato. Giovedi' prossimo e' attesa la sentenza per l'irruzione alla scuola Diaz: questa volta qualcuno sara' colpevole, o l'ennesima impunita' garantira' a tutti una piacevole senzazione di tutela dell'"ordine" pubblico?

lunedì 14 luglio 2008

Scherzi a parte...


... ma secondo voi e' piu' ridicolo che un governo che ha basato tutta la campagna elettorale sulla "sicurezza" abbia ridotto le forze dell'ordine senza carta igienica e benzina, o che il Ministro delle Pari Opportunita' sia stata messa la' per l'avvenenza fisica e qualche prestazione sessuale alla Fenice? Sono in dubbio. Almeno la poteva fare ministro della Funzione Pubblica.
Consoliamoci con il prossimo venturo Lodo Alfano per tutti!

lunedì 17 marzo 2008

Impunita'


Qualche giorno fa sono state richieste le pene per 44 imputati, accusati da 300 testimoni di vessazioni, torture e sospensione dei diritti civili e umani di 307 persone nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova nel luglio 2001. Un totale di 76 anni di carcere, che sembra tanto, e invece e' meno di niente. Perche' se anche tutti questi 76 anni giungessero a sentenza, prevista prima dell'estate, si sa già che non sarà scontato neanche un giorno. Perche' l'unico abuso che per la legislazione vigente puo' esserci stato a Bolzaneto e' quello d'ufficio. Che va in prescrizione nel 2009 e potra' godere di tre anni di indulto. La tortura in Italia non e' un reato, non esiste. I nostri legislatori non hanno mai trovato il tempo o ravvisato il dovere anche solo di adeguare il nostro codice al diritto internazionale dei diritti umani, alla Convenzione dell'Onu contro la tortura, ratificata anche dall'Italia nel 1988. Cosi' le violenze di Bolzaneto, l'agghiacciante sospensione della nostra democrazia e dei diritti basilari della persona avvenuta nemmeno 10 anni fa a Genova, nel nostro paese e non, pur gravissima, in qualche remota terra orientale, saranno dimenticate con una sostanziale impunita' dei colpevoli e un agghiacciante indifferenza dell'opinione pubblica, del dibattito politico, dei media. E per i colpevoli non ci sara' nessun provvedimento: anzi, i capi sono stati gia' tutti promossi. Oggi Repubblica ricostruisce alcune delle agghiaccianti testimonianze dei 307 torturati nella caserma. Si fa fatica ad arrivare in fondo, sembrano racconti provenienti da un'altra epoca, da un altro luogo. Invece, come spiega Gennaro Carotenuto, "c’era un movimento forte e multicolore, sinistra e cattolici insieme che si saldavano laddove per molti, troppi, era meglio che si dividessero. E’ stato sconfitto con la forza e non con le idee, ma è stato sconfitto".

lunedì 12 novembre 2007

Proiettili vaganti


Sono reduce da una lezione di tedesco in cui ho cercato invano di spiegare (in tedesco, argh) come mai l'Italia sia la patria dei proiettili vaganti, sparati in corsa o deviati dai Sanpietrini. Nessuno ha capito nulla, gran parte per il mio tedesco, gran parte per la situazione ancora poco chiara riguardo a cosa sia successo veramente all'autogrill. Evidentemente ancora una volta si perde l'occasione di chiarire il prima possibile, senza reticenze, senza coprire chi ha sbagliato. Cercando, in nome dello spirito di corpo, di preservare la reputazione delle Polizia. Forse non ci si rende conto che proprio in questo modo le forze dell'orine perdono ulteriore fiducia, gia' incrinata dopo le macellerie messicane della Diaz, dopo Bolzaneto, dopo i pestaggi, dopo gli eccessi in cui troppe volte gli uomini in divisa si lasciano andare spinti, spero, dall'aggressivita' di chi si trovano di fronte. In un paese dove non riesce a partire neppure una commissione d'inchiesta sui gravissimi fatti di Genova. Forse non ci si rende conto che in questo modo si forniscono delle scuse a chi non aspetta altro per scatenare una vera e propria guerra contro le "divise blu". Pseudo-tifoserie di squadre diverse, finalmente unite contro il nuove nemico comune, contro il quale, piu' che contro la squadra con colori diversi, e' diventato evidentemente piu' facile trascinare e invasare altri in un ordinario pomeriggio di follia. Per meglio nascondersi nel mucchio e nell'impunita'.
"Ha prevalso la ragion di Stato. Irragionevole (facile dirlo, adesso, ma bisogna). Uno striscione a Parma ("La morte è uguale per tutti") era la più pacata risposta di una tribù in lutto. Che ha pensato questo: per un poliziotto ucciso da un tifoso si ferma il campionato, quando succede il contrario bastano il lutto al braccio dei giocatori e 10 minuti di ritardo." Cosi' Gianni Mura analizza perfettamente quanto e' stato recepito ieri negli stadi d'Italia. Cosa che non puo' giustificare in alcun modo la guerriglia contro le forze dell'ordine scatenatasi successivamente. Ma che andava compresa, prevista ed evitata, per non fornire alibi e occasioni.
Tutta l'erba e' un fascio, tutti i tifosi sono teppisti, tutti i poliziotti assassini. Questo e' quanto emerge da una parte dai giornali di oggi, dall'altra dai commenti dei tifosi nei siti degli appassionati di calcio. Evidentemente la realta' e' diversa. Ma per far tornare le cose a posto serve chiarezza sugli episodi grigi che coinvolgono chi chiarezza per mestiere dovrebbe farla, e rigore, non violenza, nel perseguire chi crede di agire nell'impunita'.
Si smetta ad esempio di proporre soltanto palliativi come lo stop di qualche settimana del campionato (magari solo di B) che non servono certo a impedire il ripetersi di questi deliri urbani. Si pensi piuttosto a garantire la certezza della pena per chi crede di essere intoccabile in mezzo a una curva, come accade ormai nel resto d'Europa. A spezzare davvero i rapporti mafiosi e ricattatori tra societa' di calcio e gruppi di tifosi organizzati, dove i soldi che girano hanno fatto diventare un vero e proprio mestiere fare l'ultra', con tanto di sparatorie e regolamenti di conti, dando deliri di onnipotenza a chi si sente capace di tenere in scacco societa' miliardarie. A chiarire situazioni poco chiare e ad ammettere gli sbagli anche dall'altra parte. Allora sara' forse possibile andare a vedersi una partita entrando in uno stadio senza avere l'impressione di andare al fronte.