Giustificazioni
Al cospetto, il compagno al liceo che ha giustificato l'assenza per tre volte di seguito col funerale della nonna era un principiante...
Se l'occhio non si esercita, non vede.
Se la pelle non tocca, non sa.
Se l'uomo non immagina, si spegne.
L'incredibile intervista di Mariastellasenzacielo a Che tempo che fa, in cui sfoggia le sue capacita' di arrampicarsi sugli specchi difendendo l'attacco alla scuola del premier, e cercando di conciliare potenziamento della scuola con i tagli selvaggi. Il problema della scuola non sono i soldi, ma il '68 e l'uso di questa come ammortizzatore sociale (??)!
"Gli insegnanti di sostegno non sono stati tagliati ma sono 3500 in piu', e' un problema di distribuzione e di eccessiva superficialita' in alcune regioni di riconoscere disabilita' che non esistono": geniale. Qualcuno poi mi spiega perche' secondo il Ministro la sciuola "paritaria" sarebbe "pubblica" se non e' di proprieta' dello stato?
Pubblicato da
beffatotale
alle
10:35
3
commenti
Categorie: che tempo che fa, delirio, gelmini, scuola, tagli
Pubblicato da
beffatotale
alle
00:30
0
commenti
Categorie: biani, gelmini, merito, scuola, universita'
IN GERMANIA LA PRIMA SCUOLA PLURICONFESSIONALE
EBREI, MUSULMANI E CRISTIANI CON ATTIVITA' DIDATTICHE CONDIVISE
(DIRE - Notiziario Minori) Roma, 21 dic. - Apre in Germania la prima scuola pluriconfessionale. Per il prossimo anno scolastico e' prevista, infatti, e nella prima fase solo per gli alunni della scuola primaria, un istituto aperto ad allievi di fede ebraica, musulmana e anche cristiana. L'iniziativa e' delle autorita' scolastiche di Osnabrück, in Bassa Sassonia, e consentira' la frequenza degli alunni secondo accordi comuni dei responsabili delle rispettive comunita' religiose: la diocesi cristiana, la comunita' ebraica e l'associazione locale dei musulmani. I programmi, secondo quanto riportato sul sito tuttoscuola.com, prevedono la reciproca conoscenza delle caratteristiche religiose e culturali delle diverse fedi e attivita' didattiche condivise da tutti gli allievi.
Una commissione interconfessionale e' gia' al lavoro per definire nel dettaglio il progetto operativo.
(Wel/ Dire)
Un protocollo di intesa fra i Ministeri della (d)Istruzione e della Difesa ha portato all'attivazione di un corso teorico e pratico rivolto agli studenti della scuola secondaria superiore. Il corso si chiama "allenati per la vita", ed e' gia' stato sperimentato gli scorsi anno dalle scuole lombarde.
E cosa serve secondo i ministri Gelmini e La Russa per essere allenati per la vita? Il rispetto dell'altro, specie se diverso da noi? Lo spirio di servizio? La responsabilita' verso i beni comuni? Certo che no!
Dopo le lezioni teoriche “che possono essere inserite nell’attività scolastica di “Diritto e Costituzione” seguiranno corsi di primo soccorso, arrampicata, nuoto e salvataggio e “orienteering”, vale a dire sopravvivenza e senso di orientamento, (ma l’autore della circolare scrive orientiring, coniando un neologismo). Non solo, ma agli studenti si insegnerà a tirare con l’arco e a sparare con la pistola (ad aria compressa). E in più “percorsi ginnico-militari”.
La circolare prova a spiegare il perché bisogna insegnare la vita e la Costituzione a uno studente liceale facendolo sparare con una pistola ad aria compressa: “Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alla forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso”. Non solo, sparare permettera' anche di "evidenziare l’importanza del benessere personale e della collettività attraverso il contrasto al “bullismo” grazie al lavoro di squadra che determina l’aumento dell’autostima individuale ed il senso di appartenenza ad un gruppo”. Almeno con una pistola ci si potra' fare giustizia da soli, evidentemente. Seguirà, a fine corso, “una gara pratica tra pattuglie di studenti”, probabilmente per selezionare i migliori per partecipare alle ronde padane.
Il tutto mentre non ci sono i soldi per insegnanti di sostegno, tempo pieno, supplenti. Ecco dove finiscono i soldi che risparmiano... libro e moschetto come ai vecchi tempi di Benito.
Ad Adro, nel bresciano, una scuola pubblica e' stata costruita tappezzata di simboli leghisti e intitolata a un defunto docente leghista. I crocifissi sono stati ben avvitati sui muri, e il maiale sara' servito per forza anche ai bambini islamici. Il comune non e' nuovo a pensate del genere, tempo fa aveva lasciato a digiuno alcuni bambini figli di immigrati perche' in ritardo coi pagamenti della retta scolastica.
Mentre il ministro dell'istruzione minimizza parlando di "folklore" e il sindaco si difende sostenendo che quello sia in realta' il "sole delle alpi" di celtica (forse) origine, qualcuno si domanda se la' nel nord sappiano cosa significa "simbolo" e si preoccupa che ormai in questo nostro paese ormai si siano persi tutti gli anticorpi attivati in vent'anni e faticosamente conservati fino ad oggi in epoca repubblicana. Perche' il fatto rivela tanto della cultura che lo sorregge: nessuno dopo il regime aveva osato far entrare dei simboli di una parte politica in una scuola pubblica, ed e' un'enormita' che al rappresentate di una comunita' sia potuto venire in mente, cosi' che i ministri della repubblica giustifichino e minimizzino. Per fortuna qualcuno si indigna, e sabato ad Adro ci sara' una manifestazione di protesta. Qualcuno ha anche scritto a Napolitano:
Signor Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
Lei è certamente a conoscenza della vicenda della scuola pubblica di Adro, in provincia di Brescia. All’inaugurazione della struttura, in coincidenza con l’apertura dell’anno scolastico, i cittadini e i rappresentanti delle istituzioni territoriali hanno potuto vedere per la prima volta i nuovi locali del plesso scolastico, primaria e secondaria inferiore, e con stupore constatare che dovunque, nei locali, sui banchi – dove i bambini e i ragazzi studieranno e assisteranno alle lezioni – nei bagni, sui vetri, perfino sullo zerbino all’ingresso, è stato inciso il simbolo del partito della Lega Nord, il cosiddetto Sole delle Alpi.
L’intera vicenda del nuovo complesso scolastico di Adro, presenta numerosi punti oscuri, a cominciare dalla decisione di intestare la scuola al docente universitario e parlamentare della Lega Nord, Gianfranco Miglio, la cui intera opera intellettuale non sembra paragonabile a quelle di personalità accademiche e scientifiche di altissima levatura che hanno contribuito al Sapere della Nazione e che per questo meritano l’onore dell’intestazione di una scuola o di un istituto dello Stato. Inoltre, secondo alcuni mezzi di informazione, il procedimento per l’intestazione sarebbe stato viziato da alcune irregolarità, come l’assenza della necessaria pronuncia del Consiglio d’Istituto.
Sono molti anche gli interrogativi su come si è addivenuti alla costruzione del nuovo complesso scolastico: diverse fonti giornalistiche raccontano che il costo della costruzione della scuola e degli arredi e beni strumentali, circa sei milioni di euro, sarebbe ricaduto su non meglio identificati “imprenditori locali e singoli cittadini entusiasti dell’iniziativa”; la quale però non sarebbe avvenuta per spirito di mecenatismo o di liberalità disinteressata, ma dietro oscure promesse di cambi di destinazione d’uso dei terreni su cui la scuola è costruita o altri in via di individuazione, con paventati mutui che starebbero per essere accesi da parte del comune per “l’acquisto di beni che precedentemente erano già suoi” e via discorrendo, in una vicenda dove i punti oscuri certamente non mancano.
Ma su queste e altre vicende gli organi preposti al controllo della legittimità e della legalità degli atti pubblici, così come i mezzi di informazione per la parte spettante all’opinione pubblica, non faranno mancare certamente la loro necessaria opera, e non è questo l’oggetto di questa lettera.
Il motivo invece risiede invece nella profonda inquietudine e nel malessere che coglie qualsiasi cittadino realmente democratico nel vedere nei locali di una scuola dello Stato la presenza diffusa, ossessiva, capillare, del simbolo di un partito politico molto ben identificato, la Lega Nord, inciso in tutto l’edificio, quasi a suggellare la titolarità della scuola stessa in capo al partito, in una sorta di proprietà privata partitica o di un farsesco copyright intellettuale.
Chi scrive ha appreso, proprio in una scuola pubblica come quella di Adro, che in una nazione democratica l’istruzione pubblica è compito fondamentale assegnato allo Stato che allo scopo assicura gli istituti di istruzione e li pone sotto la sua esclusiva tutela, sovrintende al loro funzionamento e assicura il bene primario dell’istruzione, che è libera e scevra da qualsiasi condizionamento. E’ di tutta evidenza, dunque, come la scuola di Adro, con la presenza del simbolo di un partito politico disseminato ovunque, leda irreparabilmente il principio costituzionale della libertà di insegnamento e della titolarità esclusiva dello stato democratico nell’istruzione pubblica dei suoi cittadini.
Cosa devono pensare i bambini e i ragazzi di Adro nel vedere la presenza del simbolo del partito politico di maggioranza relativa del paese nella loro scuola pubblica? Che la loro istruzione è sostenuta dal partito? Che possono studiare e sperare in un futuro migliore se seguiranno le indicazioni del partito che già adesso si sta occupando della loro formazione? E magari nel loro futuro sarà ancora una volta il partito a inserirli nel mondo del lavoro o per mettere su famiglia?
Il sindaco di Adro, già noto alle cronache per la recente decisione di sospendere il servizio mensa della stessa scuola per “punire” i genitori insolventi che non pagavano la retta”, in violazione totale della Convenzione per i diritti dell’Infanzia, ratificata anche dall’Italia di cui Adro fa ancora parte, fino a prova contraria, ha sostenuto, puerilmente, che quel simbolo non è quello della Lega Nord di cui il primo cittadino fa parte, ma quello di un sedicente simbolo tradizionale del luogo, indentificato come Sole delle Alpi, aggiungendo con ciò alla violazione democratica che si sta compiendo, l’offesa all’intelligenza di tutti i cittadini italiani, aderenti alla Lega Nord Compresa.
Questa iniziativa antidemocratica e degna di uno stato totalitario – i cui sinistri spettri provenienti dal nostro recente passato ancora aleggiano e sempre più spesso sembrano ritrovare, in iniziative sciagurate come questa, rinnovato vigore – è stata definita dal Ministro dell’Istruzione come semplice “folklore”, non trovando alcuna netta presa di distanza e meno che mai gli immediati provvedimenti commisurati alla gravità del fatto tesi a rimuovere la violazione costituzionale compiuta con questo sconsiderato e pericoloso gesto.
Un gesto che, in assenza di autorevoli e autentici interventi delle Autorità politiche e costituzionali che chiariscano i confini da non superare in una democrazia nell’uso e utilizzo di beni pubblici, potrebbe essere solo il primo in ordine di tempo, in un susseguirsi di ulteriori e gravi iniziative tese a politicizzare o privatizzare gli istituti di istruzione pubblici, dal cui corretto funzionamento ed esercizio dipende il futuro dei cittadini italiani e della democrazia di questo Paese.
E’ per questo che in qualità di Capo dello Stato e di rappresentante dell’Unità Nazionale, è necessario e urgente un pronunciamento del Presidente della Repubblica Italiana su questa triste e inaccettabile vicenda, affinché diventi comprensibile a tutti in cosa si sustanziano la democrazia e il concetto di bene pubblico, e cosa significhino realmente i principi costituzionali di eguaglianza dei cittadini e di libertà dell’insegnamento, che deve avvenire scevro da qualsivoglia condizionamento politico e sociale e libero da qualsiasi ingerenza o tentativo di usurpazione da parte di chiunque, cosicché gli organi preposti alla difesa della sovranità pubblica, a cominciare dal Ministro dell’Istruzione, possano trovare conforto e sostegno nelle parole della più alta autorità politica di questo Paese e agire per ripristinare il principio costituzionale e democratico violato e prevenire altre sconsiderate e antidemocratiche iniziative che lungi dall’essere “folkloristiche” sono gravi e pericolose e con l’istruzione pubblica non hanno niente a che fare.
Giovanni Franchini
Da una parte Gelmini e Tremonti affamano la ricerca e l'università pubblica italiana, che, tra gli applausi di schiere di sciocchi laudatores, i quali peraltro sicuramente in futuro non si prenderanno alcuna responsabilità del disastro, saranno ridotte al grado zero della qualità e del merito. Dall'altra Berlusconi va in festosa visita all'universita telematica privata del Cepu. Sono ambedue scene tratte dal suicidio di una nazione moderna. Ma devo riconoscere che c'è del metodo in questa follia
Cosi' Fabio Mussi, ex ministro dell'Universita' e Ricerca del governo Prodi, commenta l'entusiasmo del Premier per il diplomificio privato di dubbia qualita' dove fino a poco tempo fa la tesi di laurea si poteva direttamente comprare. Da notare che durante la "festosa visita" il premier non ha perso l'occasione per insultare Rosy Bindi (come suo solito) e per sottolineare non il merito ma l'aspetto fisico di alcune giovani laureate. Peccato pero' che come sempre si parlera' solo di questa polemica, e non del perfetto riassunto delle politiche governative sull'istruzione che questa visita rappresenta...
Pubblicato da
beffatotale
alle
16:09
0
commenti
Categorie: augusto, beffa, berlusconi, bindi, delirio, ricerca, scuola, universita'
Caro ministro Gelmini,
mi chiamo Alice e ho 14 anni. Ho appena finito l’esame di terza media e pensavo di portare l’attestato alla scuola che avevo scelto per confermare la mia iscrizione al liceo classico. Invece, per colpa dei tagli della sua riforma, mi hanno detto che eravamo in troppi. Che era stata concessa una sola classe di 32 alunni e noi eravamo in 35. Tre di noi erano di troppo e bisognava fare un sorteggio per vedere chi rimaneva fuori.
Hanno estratto il primo numero: «Numero 27!». Il mio numero. Mi stavano dicendo che io non potevo frequentare il liceo classico. Ci sono rimasta così male. Il classico era la mia scelta, la mia ambizione, il mio sogno. Sono triste e arrabbiata. La mia famiglia e i miei insegnanti mi hanno sempre parlato di impegno, di diritti e doveri, di scelte consapevoli. Non mi hanno mai parlato di «sorteggi» e un po’ sono arrabbiata anche con loro.
E ho anche un po’ di paura per il futuro. Quando sarò grande e cercherò un lavoro, sorteggeranno ancora per vedere se c’è un posto per me? Quando sarò vecchia e malata e non ci saranno abbastanza posti negli ospedali, sorteggeranno per vedere se potrò essere curata? Cosa farò se, come ora, non sarò abbastanza fortunata?
Vuole rispondermi, ministro Gelmini? O anche per le lettere si fa un sorteggio per meritarsi una risposta?
Buone vacanze.
Alice (da La Stampa)
Il 16 giugno 1976 e durante i giorni successivi a Soweto, un'aerea urbana di Johannesburg in Sudafrica, centinaia di studenti neri furono massacrati dalla polizia mentre marciavano contro la politica segrazionista e la scarsa qualità della loro formazione, per difendere il loro diritto all’istruzione. La reazione dell'opinione pubblica mondiale alla strage accelero' il processo di caduta dell'apartheid che si concluse solo nel 1990.
Durante la sbornia calcistica dei mondiali Sudafricani, ricordare quella strage e non dimenticare significa avere a cuore i giovani con i propri diritti, non solo per il futuro d’Africa ma per il presente del mondo: se non riusciamo a garantire educazione e istruzione per tutti, se non vogliamo investire su questo, allora dovremo davvero dichiarae fallimento, aldila' della crisi economica da cui non potremo piu' uscire.
Nessun paese in difficoltà rispetto al futuro taglierebbe i fondi di scuola e ricerca: l'Italia sì. Ma è una cosa che agli italiani interessa solo se hanno figli al tempo pieno. Da Il Post:
L’Italia convive da tempo con alcuni grandi mostri civili: alcuni, come la mafia, li combatte con esigue forze e ampie rinunce; altri, come la rovina della sua scuola, addirittura li incentiva con volenterose forze e altrettanto ampie rinunce.
Nessun paese in difficoltà rispetto al proprio futuro, che si tratti della propria sopravvivenza economica ma anche civile e culturale, taglierebbe sul fronte della scuola. Sarebbe come essere preoccupati di perdere un appuntamento domattina presto e buttare via la sveglia. Ma l’Italia lo fa, sistematicamente, da anni: butta la via sveglia. E la mattina dopo dorme, salvo lamentarsene poi. E l’attuale maggioranza di governo si sta premurando di distruggere a martellate ogni orologio di casa, e prendere dei sonniferi. Con la connivenza di mezzo paese.
Perché gli italiani che si preoccupano della scuola sono solo una minoranza di quelli che hanno dei figli a scuola, a loro volta minoranza. Poche cose dimostrano l’egoismo di questo paese e l’incapacità degli italiani di guardare oltre se stessi e oltre il pomeriggio di domani quanto l’atteggiamento sulla scuola. Tutti allenatori della nazionale quando si tratta di dare lezioni agli insegnanti su come trattare nostro figlio, tutti preoccupati di altro quando la funzione della scuola viene smantellata: scandalizzati dalle tasse, dai politici ladri, dal bavaglio e da qualunque cosa fuorchè dalla distruzione della sveglia. Dormiremo tutta la mattina, e anche di più, e chissenefrega.
La semplificazione che vede nell’atteggiamento dell’attuale governo sulla scuola un deliberato progetto di sottrazione di fondi all’educazione e crescita degli italiani attraverso la scuola pubblica per ingrassare i sistemi clientelari e i modelli culturali delle scuole private – lo “svuotamento della scuola pubblica” – può sembrare dietrologa e ideologica e a volte è usata superficialmente per spiegare questioni diverse tra loro. Ma ciò a cui si riferisce esiste, di fatto, nelle intenzioni e nei risultati. Ammesso che il finanziamento delle scuole private di uno stato che ha un servizio scolastico potenzialmente eccellente possa avere delle giustificazioni in tempi di vacche grasse – non le ha, secondo noi, e quei tempi non sono mai esistiti – come possono quelle indulgenti giustificazioni diventare più pesanti della riduzione di qualità del servizio scolastico pubblico? Come si possono giustificare i soldi dati alle scuole private – che godono di standard meno elevati e accolgono studenti privilegiati – nel momento in cui la mancanza di soldi peggiora la qualità dell’offerta scolastica principale?
Il criterio che muove il governo in questi giorni di ulteriori tagli – la nostra è una scuola che chiede ai genitori di comprare la carta igienica, ricordiamocelo sempre – è uno solo, semplice: servono soldi, togliamoli da lì, che non c’è nessun potere privato a lamentarsene, anzi. Protestano gli insegnanti, ma ormai sono rassegnati (e di sinistra), e borbottano i genitori ma gli passa: hanno altro da fare.
Perché ci sono tre modi di relazionarsi con il peggioramento del progetto educativo italiano, che non ha a che fare con chi lavora nelle scuole ma con le scelte di governo e ministero e col consenso dei partiti – anche quelli di opposizione, a volte indifferenti altre addirittura conniventi – che conoscono la tolleranza degli italiani su questi temi. E quando anche il lavoro nelle scuole peggiora è solo e ovviamente perché le condizioni e i modi della formazione sono stati a loro volta svuotati da scelte governative. Ci sono tre modi, dicevamo, e tre generi di italiani. Quelli che della scuola se ne fregano, non li riguarda e il loro orticello contiene altro. Quelli per cui la scuola deve tenergli i figli nel tempo che non hanno e dar loro l’alibi che c’è qualcuno che li educa al posto loro. Quelli che si preoccupano delle condizioni della scuola solo quando i loro figli ne risentono palesemente. Quelli che pensano che una scuola mal gestita e senza investimenti sia la tomba delle ambizioni di miglioramento di un paese, altro che lodo Alfano. Un gruppo e mezzo su quattro, e i più esigui, difficilmente potranno fare il lavoro per tutti.
Pubblicato da
beffatotale
alle
00:06
0
commenti
Categorie: governo, indifferenza, ricerca, scuola, tagli
Leonardo (non il mio, questo) affronta sul suo blog il nodo della partecipazione agli scrutini e al credito dei professori di religione nelle scuole. E svela il dietro le tre quinte del solito teatrino:
Riassunto delle puntate precedenti: nel 1929 Mussolini e Pio XI si mettono d'accordo per qualche centinaio di metri quadri affacciati sul Tevere e un'ora di religione nelle scuole di ogni ordine e grado. Mezzo secolo più tardi l'ora diventa facoltativa. L'estate scorsa il Tar di Roma stabilisce che il voto, anzi, il “giudizio” del docente di religione, non debba entrare nel Credito scolastico. A questo punto il Ministro fa ricorso al Consiglio di Stato. L'altro giorno pubblica un comunicato in cui sostiene che il Consiglio gli ha dato ragione. A venti giorni dagli scrutini, mentre studenti e docenti brancolano nel caos totale (nel primo quadrimestre religione non faceva media e adesso sì; fino a una settimana fa sembrava che il docente non dovesse venire agli scrutini e adesso sì), la scena è allietata da alcuni personaggi, mi piace figurarmeli come tre burattini, che festeggiano o inveiscono secondo copione.
La lettera di un cittadino di Adro (Brescia) che ha saldato ieri il debito di quaranta famiglie in maggioranza immigrate con il sistema di refezione scolastica, che la giunta leghista aveva escluso dal servizio:
Io non ci sto
Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film “L’albero degli zoccoli”. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.
A scanso di equivoci, premetto che:
- Non sono “comunista”. Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici dì tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
- So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina.
Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.
I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.
Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo?
Che non mi vengano a portare considerazioni “miserevoli”. Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino..)Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo?
Vorrei sentire i miei preti “urlare”, scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il “commercio”.Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare “partito dell’amore”. Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia.
So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti “compagni che sbagliano”.Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case.
Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) Venga dalle tasse del papa di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese (regolari).Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno?
Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala. E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto?
Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.Il sonno della ragione genera mostri.
Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro.
Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.E chi semina vento, raccoglie tempesta!
I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quei giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi?
E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso. E’ anche per questo che non ci sto.Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.
Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione, in tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010.
Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varra la spesa.
Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del “grande fratello”.Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie.
Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo.
Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce.Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.
Un cittadino di Adro
Pubblicato da
beffatotale
alle
22:42
0
commenti
Categorie: buone notizie, emergenza, lega, scuola
E' in arrivo in Parlamento il DDL del ministro Gelmini sulla "riforma" dell'Universita'. Non e' ben chiaro dove sia la riforma, visto che in pratica manca il finanziamento (ah no, e' una delle mille cose che il governo finanziera' con lo scudo fiscale...). Dal testo, disponibile qui, si capisce gia' a prima vista che si parla parecchio di merito, ma nei fatti ce ne sara' molto molto poco. Difficile aspettarsi altro da una ministra che ando' a Reggio Calabria per superare un piu' accessibile esame di avvocato e che fu sfiduciata da presidente del consiglio comunale di Desenzano sul Garda dalla sua stessa maggioranza per "manifesta incapacita' ed improduttività politica ed organizzativa". Di seguito il comunicato del coordinamento dei ricercatori universitari fiorentini in merito.
La montagna ha partorito il topolino, ovvero la bella e la bestia …
Il 28 ottobre il ministro Gelmini (la bella) ha illustrato al governo (la montagna) il DDL (la bestia) che verrà presentato in Parlamento per ottenere le deleghe necessarie alla riforma del sistema universitario nazionale (il topolino). Il DDL è stranamente molto minuzioso su alcune materie ed assai vago su altre. Ad es. si sofferma nel dettaglio su governance, articolazione organizzativa, reclutamento e carriere, modifiche di fatto dello stato giuridico dei ricercatori, ecc., mentre è assai generico ed evasivo su altri temi, come il finanziamento del sistema universitario, la premialità nei trasferimenti di risorse agli atenei e nel trattamento economico dei docenti, ecc. Soprattutto il DDL continua ad essere evanescente, al di là delle petizioni meritocratiche di principio ormai abusate, a proposito dell’introduzione dei meccanismi di valutazione della ricerca e della didattica, istituzionali e individuali, nei termini di procedure ex ante, in itinere ed ex post. Ci sarà modo e tempo di approfondire tutti questi elementi, sperando che si apra finalmente e davvero un dibattito sull’università italiana, sul futuro della ricerca scientifica e della costruzione dei saperi nel nostro paese, sull’alta formazione. Noi qui però vogliamo intanto segnalare un fatto che ci coinvolge tutti quanti come ricercatori e che è emblematico dell’idea di università che sta dietro questo progetto, presentato alla chetichella in un DDL che, nella sua versione attuale, è assai diverso dalla prima ipotesi uscita alla fine di maggio. Nessuno, né il CUN né la CRUI, né tanto meno tutti coloro che vivono e lavorano e studiano all’università, aveva idea di cosa il governo stesse preparando realmente dopo maggio né ha avuto modo di discuterne. E’ vera però una cosa: noi non siamo stati eletti dal popolo … Nella riforma manca qualunque criterio di valutazione della attuale classe dirigente dell'università Italiana, i professori ordinari, anzi si confonde gli effetti del dissesto con le cause, indicando i ricercatori a tempo indeterminato come capri espiatori. Ai ricercatori non è concessa la dignità del ruolo docente (la famosa “terza fascia”), ma questo ce lo aspettavamo. Tuttavia, visto che i ricercatori contano nei requisiti minimi per l’offerta didattica e sono mano d’opera a basso costo, il DDL cambia di fatto il loro stato giuridico, prevedendo anche per essi l’impegno complessivo didattico analogo a quello dei docenti di ruolo. A quando l’obbligo formale di attività didattica, dopo l’obbligo di fatto? Ovviamente il trattamento economico resta lo stesso. Ma non solo di questo si tratta. Siamo di fronte ad una vera e propria restaurazione dell’università delle baronie, una riproposizione nuda e cruda dell’antico potere accademico concentrato solo nelle mani dei professori ordinari (quelli che la vulgata anche governativa accusava di familismo, nepotismo, localismo, ecc.). Un solo esempio, legato alla nuova normativa dei concorsi per I e II fascia. Ci sono due passaggi: è prevista un’abilitazione nazionale (ma i prerequisiti qualitativi per l’accesso sono indeterminati), concessa da una commissione nazionale di soli ordinari estratti a sorte; vi è poi la valutazione comparativa fra i soli abilitati per la messa a ruolo a livello di singolo ateneo, ove la commissione non è più composta per estrazione a sorte nazionale dei suoi membri fra tutti gli ordinari del SSD (come nel decreto di maggio), ma direttamente e solo dagli ordinari della sede locale che bandisce il concorso: ovvero il massimo potenziale del familismo, del nepotismo, del localismo, ecc., per quanto mitigato dal filtro dell’abilitazione nazionale. Questo sistema riesce a mettere insieme il peggio del vecchio concorso nazionale con il peggio del concorso locale. Una volta approvato il DDL, la figura del ricercatore a tempo indeterminato sparisce diventando ben prima del 2013 un ruolo ad esaurimento. Resta solo il ricercatore a tempo determinato, il cui reclutamento è in mano ai professori ordinari che compongono la famosa commissione locale, analogamente che per la I e la II fascia. Per il ricercatore a tempo determinato non è prevista abilitazione nazionale, ma solo la selezione localistica. Nei requisiti di accesso, il titolo di dottore di ricerca, di fatto, è equiparato alla laurea magistrale. Questo ricercatore precario in ingresso può avere un contratto di tre anni, rinnovabile per altri tre. Se nel secondo triennio ottiene l’abilitazione nazionale per le altre fasce di docenza, alla fine dei sei anni può passare di ruolo per chiamata diretta, senza nessun’altra procedura valutativa. Più localistico di così si muore. Sembra quasi uno scherzo … Per i ricercatori a tempo indeterminato, ormai esauriti sotto tutti i punti di vista e segnati al pubblico ludibrio come i veri parassiti dell’università pubblica, viene riservato uno zuccherino, però assai vagamente definito: una corsia preferenziale per concorsi riservati a loro finalizzati nel passaggio di fascia. In altri termini una sanatoria mascherata, un’ope legis non detta, uno scudo accademico che intaserà l’università del futuro, una volta combinato con le procedure di selezione interna e localistica dei ricercatori a tempo determinato. E’ uno scandalo, dove la meritocrazia rischia di essere una parola vuota, specchietto per le allodole di vecchie pratiche di potere. Un’università così fatta a chi serve?
Pubblicato da
beffatotale
alle
10:45
1 commenti
Categorie: beffa, gelmini, merito, scuola, universita'
Dal blog di Andrea Sarubbi, il risultato ottenuto dall'opposizione in merito alla stabilizzazione dei precari della scuola. Date le premesse, con il decreto del ministro MariaStellaSenzaCielo Gelmini che in pratica relegava i precari alle supplenza a vita, peraltro inutili per acquisire punteggio e anzianita', un piccolo, piccolissimo passo avanti. Dopo ore di battaglia, sia in Aula che in commissione, il PD e' riuscito a salvare le graduatorie ad esaurimento, vale a dire la fatica pregressa di 232.048 lavoratori che sui punteggi costruiti nel corso degli anni basano le speranze di una vita. Peccato che a questo nessun giornale, almeno on-line, dia il giusto spazio, neppure quelli che dovrebbero essere schierati da quella parte: evidentemente l'unico modo di fare opposizione che paga e' quello dove si urla senza stringere niente, ma che almeno ti fa notare.
Pubblicato da
beffatotale
alle
10:35
0
commenti
Categorie: partito democratico, politica, precariato, scuola
“Criticare è legittimo ma comportarsi così significa far politica a scuola e questo non è corretto. Se un insegnante vuol far politica deve uscire dalla scuola e farsi eleggere”
"Per esempio ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia. Dall’avarizia non ero mica vaccinato. Sotto gli esami avevo voglia di mandare al diavolo i piccoli e studiare per me. Ero un ragazzo come i vostri, ma lassù non lo potevo confessare né agli altri né a me stesso. Mi toccava esser generoso anche quando non ero. A voi vi parrà poco. Ma coi vostri ragazzi fate meno. Non gli chiedete nulla. Li invitate soltanto a farsi strada."
Ogni giorno appare piu' lapalissiana per chi non si ferma ai proclami dei cinegiornali la differenza abissale tra i proclami del Governo e i risultati effettivi ottenuti. Dalle case per i terremotati in tre mesi al ritrovarsi in mezzo a una strada, dalla spazzatura in Campania passando per la lotta ai fannulloni di Brunetta, si continua a vendere sempre e soltanto fumo. Addirittura fumose anche le scuse di Berlusconi indisposto per celare la squallida verita' sul colpo della strega. Il tutto mentre dietro la cortina il paese va a rotoli, con debito pubblico record, pressione fiscale mai cosi' alta (meno tasse per tutti?).
Clamorosi poi i risultati della cortina fumogena messa in campo dal ministro (!) Gelmini, l'unica nel mondo a tagliare su istruzione e innovazione in tempo di crisi. I risultati ottenuti dai suoi tagli indiscriminati travestiti da riforma sono insegnanti rimasti senza lavoro da un giorno all'altro che protestano e che rivendicano la loro dignita' seppur precaria, genitori e studenti imbufaliti, e un patetico tentativo di salvare capra e cavoli quando il danno e' fatto, sprecando soldi a fondo perduto che non soddisfano nessuno senza neppure ottenere un aumento delle classi e delle ore di insegnamento per i nostri ragazzi. E alla conferenza stampa a Palazzo Chigi, dove si è “rifugiata” per non guardare i docenti precari e la Flc-Cgil incatenati sotto le finestre di viale Trastevere, ha persino annunciato, nel tentativo di salvare la riforma, che "“il 69,6% delle famiglie ha preferito il maestro unico di riferimento” nelle scuole primarie. Peccato che in realta' sono meno dell'11%. Anche se continuassimo a discutere di grembiuli e di maestri unici le bugie verrebbero a galla.
E invece ci dobbiamo sorbire, come e' successo ieri a me e ad Andrea Sarubbi, la diretta dell’intervento di Silvio Berlusconi alla festa dei giovani Pdl. "Propaganda allo stato puro, così esagerata che ad un certo punto non capivo più se fosse veramente lui o l’imitazione che ne fa Sabina Guzzanti". E gli applausi scroscianti mentre si vantava di essere piu' grande di De Gasperi, di aver salvato l'economia americana e di meritare il nobel per la pace. Forse davvero di questi tempi va piu' il fumo dell'arrosto. Per dimenticare.
Pubblicato da
beffatotale
alle
16:26
4
commenti
Categorie: beffa, berlusconi, brunetta, delirio, gelmini, scuola, tagli
Dopo aver esordito il primo giorno al rientro delle vacanze lasciando le chiavi dell'ufficio a casa con perfetto lapsus freudiano, ad ammorbidire l'impatto con il rientro ci pensa la solita immondizia sui giornali...
Ancora sbarchi di disperati con tanto di omissione di soccorso minimizzata dai media nostrani con fastidio e incredulita', giustificata da uno squallido scarica barile di responsabilita' con Malta. Nell'esultanza generale dei ministri della Repubblica per ogni immigrato costretto da una legge assurda (che non permette la regolazione anche a chi un lavoro ce l'ha) a vivere come un fantasma o a essere respinto come uno scarafaggio, passa in sordina lo studio della Banca d'Italia che rivela come gli immigrati, lungi da togliere lavoro agli italiani, abbiano invece aumentato le possibilità di occupazione per i cittadini del nostro paese grazie alla complementarieta' tra i tipi di occupazione. Ma intanto si espelle chi e' troppo onesto anche se non ha un permesso di soggiorno, e Firenze si vanta di essere la prima ad aver processato un Giordano per soggiorno clandestino in Italia, con buona pace di chi segnala che non sono i reati in aumento, e meno che mai quelli degli stranieri, ma solo le notizie di cronaca nera nei TG.
Ancora "opportunissime" (come definite dal ministro Frattini) visite di Berlusconi al dittatore Gherdafi, come se non fosse bastata la buffonata della tenda a villa Panfili, l’uso proprio degli immigrati trattati in condizione disumana come arma di ricatto, e delle navi regalate dalla marina italiana in ottica anti-immigrazione per sequestrare pescherecci italianissimi; come se non fosse per lo meno imbarazzante essere accolto da chi pochi giorni fa ha accolto come un eroe nazionale un terrorista responsabile della morte di duecentosettanta persone.
Ancora un'estate dove parla solo la Lega, ansiosa di far vedere agli elettori scocciati della svolta sudista del governo che non si e' ammosciata: ed allora via con la polemica sul burkini in piscina, come se non si potesse piu' vestirsi liberamente (mentre e' proprio in alcuni dei paesi di origine di queste persone che questo non e' possibile, e sarebbe piu' sensato dare il buon esempio che montare queste polemiche), via con le polemiche su bandiere regionali, stemmi di squadre di calcio, addirittura fiction in dialetto (con terrore di Montalbano), gabbie salariali.
E ancora polemiche sull'ora di religione, dopo che una sensatissima sentenza del TAR esclude dagli scrutini e dai crediti i prof di religione, dal momento che verrebbero penalizzati gli alunni che non frequentano quelle ore. E incredibilmente i vescovi si indignano e ribaltano con faccia tosta clamorosa l'argomento, parlando di "impedimento della libera scelta della famiglie", "discriminazione", "insegnanti di serie B". Peccato che gli insegnanti di religione siano gia' di serie B, visto che sono gli unici nominati dai vescovi e non assunti tramite concorso... L'ennesima occasione in cui i vertici ecclesiastici italiani si dimostrano in gran parte piu' attaccati ai privilegi che alla salvezza delle anime loro assegnate, che con queste uscite si allontano dalla chiesa ancora di piu' che per aver frequentato le spesso orride ore di religione a scuola.
Per fortuna Borghezio ha proposto una commissione Europea per l'Ufologia, convinto che i governi occidentali stiano nascondendoci l'esistenza degli UFO. Resta il dubbio se per Borghezio un eventuale alieno sbarcato in Italia sia da considerarsi perseguibile per ingresso illegale (appunto... a UFO!) nel paese oppure no...
Pubblicato da
beffatotale
alle
16:31
0
commenti
Categorie: berlusconi, biani, chiesa, delirio, lega, migranti, scuola
(…) Questo è il discorso che non tenni alla quarantacinquesima riunione degli ex allievi della scuola, un discorso rivolto a me stesso mascherato da discorso rivolto a loro. Cominciai a comporlo solo dopo la riunione, al buio, a letto, mentre cercavo di capire cosa mi avesse preso. Il tono - troppo meditabondo per la sala da ballo di un country club e per il genere di svago che la gente si sarebbe aspettata - non sembrava affatto sbagliato fra le tre e le sei del mattino, mentre mi sforzavo, nella mia sovreccitazione, di comprendere l’unione che c’era sotto la riunione, l’esperienza comune che ci aveva unito da ragazzi. Nonostante le diverse gradazioni in materia di stenti e privilegi, nonostante lo spreco di ansietà generato da una miscellanea straordinariamente sfumata di liti familiari (liti che, per fortuna, promettevano più infelicità di quanta ne producevano effettivamente), qualcosa di forte ci univa. E ci univa non soltanto per l’identità del luogo da dove venivamo, ma anche per quella del luogo dove volevamo andare, e per come ci saremmo arrivati. Avevamo nuovi mezzi e nuovi fini, nuove devozioni e nuove mire, nuovi visceri: una disinvoltura nuova, una minore agitazione di fronte alle esclusioni che volevano mantenere i gentili. E da quale contesto uscivano queste trasformazioni, da quale dramma storico, fiduciosamente recitato dai suoi piccoli protagonisti in aule scolastiche e cucine che non somigliavano affatto al grande teatro della vita? Tra quali elementi avveniva la collisione che produceva in noi la scintilla?
Philip Roth, Pastorale americana, Einaudi, p. 48
Augusto mi segnala la lezione di cattolicesimo e di dialogo interreligioso di Calderoli e della Moratti all'Arcivescovo Tettamanzi, da Repubblica:
Moschee, Calderoli attacca Tettamanzi "Ultimo baluardo del cattocomunismo"
Durissimo il commento del ministro alle parole dell' arcivescovo di Milano sul bisogno di "luoghi di preghiera" nei quartieri per chi appartiene a religioni diverse da quella cristiana, in particolare all'Islam: "In un momento in cui la Chiesa di Roma è tornata alla sua missione di guida spirituale e di salvaguardia delle tradizioni, abbandonando il piccolo cortile degli intrighi della politica italiana, spiace vedere che il cardinale Tettamanzi si pone come uno degli ultimi baluardi del cattocomunismo". L'attacco arriva dal ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, commentando le parole dell'arcivescovo di Milano sul bisogno di "luoghi di preghiera" nei quartieri per chi appartiene a religioni diverse da quella cristiana, in particolare all'Islam. "E la cosa - aggiunge Calderoli - è ancora più sorprendente e triste perchè un comunismo sconfitto dalla storia ritrova certi schemi di pensiero e certe tramontate bandiere ideologiche come il cattocomunismo proprio tra uomini di Chiesa".
Per parlare a favore della costruzione di nuove moschee per i musulmani, il cardinale Dionigi Tettamanzi aveva scelto venerdì sera la cornice più ufficiale che ci fosse: il tradizionale Discorso alla città pronunciato nella basilica di Sant'Ambrogio davanti a tutte le autorità.«Abbiamo bisogno di luoghi di preghiera in tutti i quartieri della città - aveva detto il capo della Chiesa ambrosiana - Ne hanno un bisogno ancora più urgente le persone che appartengono a religioni diverse da quella cristiana, in particolare l'Islam». Parole sulle quali si era già espressa, minimizzando il contenuto del monito, il sindaco Letizia Moratti: «Sua eminenza non ha parlato di moschee in modo specifico — commenta — E' giusto che ci siano luoghi di culto per chi vuole esprimere la propria fede, ma vanno prima di tutto cercati dentro di noi».
"Il cardinale Tettamanzi - attacca ancora Calderoli - non spende parole quando in Spagna si tolgono i crocifissi dalle scuole, ma si fa oggi paladino delle moschee. Non mi risulta che nelle sacre scritture ci siano riferimenti alla difesa dei diritti di chi considera le altre religioni un ostacolo da abbattere. E neppure che inviti ad accogliere presunti luoghi di religione che in realtà sono scuole di violenza. Noi diciamo sì ai luoghi di culto che siano controllati, ma diciamo no alle cattedrali del terrorismo".
Per chi volesse leggere qualcosa di piu' edificante, qui l'intervento completo di Tettamanzi che ha scatenato l'ira razzista di Calderoli. E pensare che anche al devotissimo Calderoli i mussulmani avrebbero qualcosa da insegnare.
Se la Letizia sta pensando di tenere dei seminari di esegesi alla facolta' di teologia, qualcuno oltretevere potrebbe invece candidare il gia' in odore di santita' Calderoli alla presidenza della CEI, giusto per far tacere anche quelle poche proteste a cui non si vuole dare ascolto. Di solito infatti al Governo i vescovi piacciono eccome. Mentre infatti hanno ignorato, quando non represso, le manifestazioni di centinaia di migliaia di giovani studenti, ricercatori e docenti, rifiutandosi di cambiare i provvedimenti che massacravano scuola e università pubblica tagliando soldi e risorse, è bastata una semplice minaccia di mobilitazione da parte delle scuole cattoliche private per far cambiare idea al governo e nel giro di pochissime ore. Evidentemente riescono ad ascoltare selettivamente solo le boiate.
Il Senato approva il decreto Gelmini. Il pensiero unico e le ricette facili sono legge dello stato, nonostante le proteste di grandissima parte del mondo della scuola e dell'opinione pubblica. Che, tra parentesi, l'orrido TG1 di ieri sera ha tentato di far apparire come minoranza rumorosa. Ma fedeli alla linea, il governo va avanti. Il PD comincia a mobilitarsi per il referendum (peccato che pero' i tagli non sono referendabili in quanto in una legge finanziaria), mentre il ministro minaccia: "Entro una settimana presenterò il piano sull'Università". Il PD prova a fare sempre sull'universita' qualche proposta concreta, ma sono in gran parte i soliti discorsi a vuoto. La lotta nelle scuole e nelle Universita' continua.
Per continuare con le vergogne prossime venture, si discute della nuova legge elettorale per le Europee. Il solito TG1 di ieri ha pure tentato di far credere che a volerla cambiare fossero quelli che lottano per mantenere le preferenze. Siamo pero' certi, come suggerisce Gilioli, "che il ministro Brunetta interverrà presto per sanare lo scandalo di quei dipendenti pubblici che portano a casa oltre 12 mila euro al mese, scaragnano altre centinaia di euro sui viaggi aerei, lavorano al massimo due-tre volte la settimana e dall’anno prossimo saranno assunti esclusivamente per raccomandazione".
Per finire col gossip, la polizia postale (ma sono loro davvero?) mi scrive riguardo a un commento non ben identificato su questo post, che avrebbe offeso tal Antonio Corvasce. Presto sviluppi.
Pubblicato da
beffatotale
alle
12:15
3
commenti
Categorie: brunetta, europa, gelmini, governo, legge elettorale, polizia, scuola, universita'