Qualcosa di destra
La cinquantatreesima puntata di Tolleranza Zoro:
Se l'occhio non si esercita, non vede.
Se la pelle non tocca, non sa.
Se l'uomo non immagina, si spegne.
Il solito impareggiabile Biani sulle elezioni di oggi e domani. Andate a votare, per carita', anche e quella scala sembra altissima: l'alternativa e' solo questa. Per chi invece volesse sapere quale saranno le conseguenze nel PD del risultato delle urne, Zoro formula qualche possibile (?) scenario...
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Mentre la nave affonda, il Governo tira dritto per la sua strada fatta di Paura, di ronde, di caccia al capro espiatorio. In USA Obama vara un piano per finanziare l'assicurazione sanitaria per tutti aumentando le tasse ai piu' ricchi, mentre in Italia aumentano le code alla Caritas insieme alle ronde, nel paese dove la disuguaglianza di redditi cresce maggiormente dagli ultimi 20 anni fra i paesi Ocse. Cosi' Gianni Cuperlo:L’America (come l’Europa) affronta la crisi economica più devastante degli ultimi decenni con un linguaggio spiazzante se confrontato ai rituali della stagione trascorsa. Ruolo centrale degli Stati, redistribuzione delle risorse, sostegno pubblico alla domanda, misure anticicliche nazionali e non solo: è quasi paradossale che l’Italia (nel nostro splendido isolamento) appaia così estranea al contesto. C’è un “mondo morale” della destra economica e politica che frana come un castello di carte mentre qui da noi la destra prosegue imperterrita nel suo cammino. Limita le intercettazioni, recluta le ronde, viola la deontologia dei medici, scambia la clandestinità per un reato, e soprattutto non investe un euro su questa benedetta crisi (gli aiuti pubblici italiani, a differenza di quanto accade altrove, sono tutti coperti, vale dire che non sono interventi in deficit ma vengono compensati da aumenti di tasse o riduzione di spese). Come si dice, siamo degli straordinari “portoghesi”. Seguiamo lo sviluppo degli eventi. Aspettiamo che americani, tedeschi e francesi spendano le risorse (loro) per invertire il segno del declino. Nella convinzione che se il convoglio riparte noi saliremo sul vagone di coda con un saltello agile, come nei vecchi film in bianco e nero. Ma è difficile che le cose vadano così. Certo, i numeri fanno colpo. Il presidente Sarkozy ha stanziato per Renault e Peugeot una somma pari, più o meno, al capitale che il governo italiano ha stanziato da settembre a oggi per fronteggiate la crisi di famiglie e imprese. Quanto all’estensione degli ammortizzatori (i famosi 8 miliardi di euro) sono coperti come il resto delle misure dal Fas (il Fondo per le Aree Sottoutilizzate) e dunque sono risorse sottratte a politiche di investimento. Una quota parte poi deriva dal fondo sociale europeo col risultato che si tratta comunque di una cifra insufficiente. Almeno se teniamo conto delle indicazione del governatore Draghi, l’altro giorno a Milano: due milioni e mezzo di lavoratori a termine che resteranno senza assegno entro la fine dell’anno.
Almeno l'opposizione si sveglia, e a sorpresa e comincia a fare proposte semplici e puntuali su temi seri, proposte che costringono lo stesso governo a rispondere. Pare che finalmente il PD abbia una linea, o almeno mostri di averla, e che invece di seguire l'agenda del governo pensata per distrarre e spaccare, impone la sua su cose importanti per tutti. Anche i segni della domenica di campionato parlano a favore. Vuoi vedere che il compagno ombra Franceschini...
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Ieri sera leggevo che Eluana se n'era andata, facendo tacere al Senato un imbarazzante Villari ci spiegava che non aveva "nemmeno le piaghe da decubito". Ho sperato che almeno questo mettesse fine a una delle piu' orrende strumentalizzazioni di cui ho memoria. Invece gli avvoltoi hanno subito cominciato a volare, a partire proprio da quella stessa aula dove si dovrebbe decidere in nome del bene di tutti i cittadini. Vergogna.
L'unico risultato di questo vociare, che neppure so gia' portera' a una legge sensata ed equilibrata sul testamento biologico, e' che moltissimi in Italia - ed io per primo - sono vicini in questo momento alla famiglia Englaro. Famiglia che, comunque la si pensi, ha dimostrato un coraggio e una determinazione invidiabile nell'evitare scorciatoie e convenienze, e nella volonta' del fare del loro caso anche un simbolo e una contraddizione. Spero, temo invano, che come spesso accade anche questa sia una contraddizione feconda.
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Rientrato dal Sudamerica in questa parte di mondo, mi accorgo che nel mentre niente e' cambiato, che l'emergenza razzismo cresce senza limiti.
Da Ciwati: Leggo da Repubblica: «Il Comune di Brescia ritira la delibera – che il giudice nei giorni scorsi ha bollato come discriminatoria – con cui aveva disposto un bonus bebè da mille euro per le famiglie di ogni bambino nato nel 2008, purché bresciano o figlio di almeno un genitore italiano. Nel provvedimento, la giunta spiega che “l’estensione del beneficio a tutti gli stranieri risulterebbe in contrasto con la finalità prioritaria di sostegno alla natalità delle famiglie di cittadinanza italiana che si prefiggeva questa amministrazione”». Per cui, se non si può fare per i soli bresciani, non si fa per nessuno. E quindi si afferma in modo ancor più chiaro che a essere finanziata era soprattutto la differenza tra chi è italiano e chi non lo è. La motivazione degli amministratori bresciani è che con i mille euro gli italiani si metterebbero a procreare, mentre gli stranieri già lo fanno. Cose dell'altro mondo. La Costituzione si è fermata a Brescia.
Da Don Zauker: Capodanno 2008, un ragazzo italiano di 22 anni stupra e picchia una coetanea nei bagni chimici del festival “Amore09” alla nuova Fiera di Roma. I Carabinieri arrestano il colpevole. «Davide, sei innocente, ti vogliamo bene». “Più verità, meno bugie!” “Chi parla male di te è perché non ti conosce.” Poche parole per dimostrare affetto all’amico reo confesso di stupro. Sono quelle apparse sui tre striscioni appesi di fronte alla casa del 22enne, a Isola Sacra. Li hanno attaccati e firmati nella notte su via Trincea delle Frasche i suoi amici e amiche, giovani donne coetanee di quella ragazza che nessuno di loro pensa bene di citare. Parole allucinanti che stridono con il silenzio assordante rivolto nei confronti della vittima.
Fine gennaio, un branco di rumeni aggredisce una coppietta appartatasi in auto, nei pressi di Guidonia. Rapina e stupro della ragazza. I Carabinieri arrestano i colpevoli. “All’uscita dalla stazione dei carabinieri di Guidonia dei sei romeni fermati per lo stupro c’è stato un tentativo di linciaggio da parte della folla che assedia la stazione. “Maiali, bastardi” e “Consegnatelo al padre della ragazza”: queste le grida delle decine di persone, per lo più ragazzi, che hanno tentato di aggredire uno dei romeni scortato dai carabinieri che lo hanno portato con difficoltà a bordo della gazzella. Anche l’auto dei militari è stata oggetto della rabbia della folla: alcuni hanno sbattuto ombrelli contro la carrozzeria, altri hanno dato calci e pugni all’auto. Stessa scena all’uscita degli altri fermati.”
Una parlamentare PD della delegazione radicale, Rita Bernardini, ha poi visitato in carcere a Guidonia gli autori dello stupro insieme a Sergio D’Elia, segretario dell’Associazione “Nessuno tocchi Caino”, in seguito alla notizia di maltrattamenti subiti dai sei dopo l'arresto. La deputata e' stata inondata da email di insulti che ha deciso di pubblicare: un terribile spaccato della bestia ormai slegata che si aggira per il nostro paese, dell'Italia perbenista da difendere a ogni costo con i vari decreti sicurezza.
Intanto a Nettuno l'altra sera un gruppo di tre ragazzi cercava, secondo la loro stessa confessione "uno che dorme in strada, non per forza un romeno o un nero": bastava un debole qualunque. Trovano Navte Singh, 35 anni, sikh che dormiva alla stazione da molte notti dopo aver perso il lavoro di muratore. I tre lo hanno insultato, gli hanno imbrattato il viso con uno spray, e quindi dato fuoco. Non riuscendo più a spegnere le fiamme sono scappati. Navte ora ha ustioni di terzo grado sul 40% del corpo, agli arti inferiori, alle mani, a parte dell'addome e al collo. Il sindaco della vicina Roma non trova di meglio che commentare cosi' gli avvenimenti giusto per trovare un alibi che solo a lui e ai suoi simili poteva venire in mente: "'Se qualcuno pensa che i recenti fatti di violenza, che hanno visto come presunti colpevoli delle persone immigrate, possano essere un alibi per ritorsioni xenofobe, si sbaglia di grosso. A nessuno e' consentito farsi giustizia con le proprie mani e tanto meno strumentalizzare politicamente il dolore delle donne che sono state violentate nei giorni scorsi''. E infatti alla giornalista del TG che realizzava un reportage sull'aggressione e' stato risposto cosi' da un giovane del posto: "Ma quel ragazzo che è stato bruciato? Beh, non era un ragazzo, quello lì, era un marocchino".
Chi getta acqua su un fuoco mai spento dovrebbe sapere bene che poi, come per Navte, non si spegne piu'. Chi semina cosi' (qua per un altro bignami video) non puo' che raccogliere frutti come questi, altro che sicurezza. Ma ci continuano a raccontare solo dei militari per le strade, anche se poi, dati alla mano, la realta' e' un'altra. Anche se l'allarme sociale destato dal presunto aumento dei crimini legati all'immigrazione e' solo una balla: dal 1990 al 2003 il numero di permessi di soggiorno in rapporto al totale della popolazione residente si è quintuplicato, mentre non c'è alcun aumento sistematico della criminalità, che anzi mostrerebbe una lieve flessione. Anche se devo sapere leggendo El Pais (!) in aereo che Angelica V., la ragazzina di 16 anni (che si e' poi rivelata non essere neppure Rom) accusata quasi certamente come capro espiatorio di aver tentato di rapire un bimbo a Ponticelli data la sola testimonianza della madre, e' stata condannata a 3 anni e 8 mesi in primo grado, perche' secondo i giudici "non c'e' motivo di dubitare della testimonianza della madre". Peccato che la madre fu arrestata nel 2004 per falsa testimonianza, intenta a proteggere il padre camorrista. Il presunto rapimento aveva poi portato al rogo del campo Rom di Ponticelli e poi di vari altri in Italia.
Insomma, mentre dall'altra parte dell'oceano tutto, ma proprio tutto, sembra cambiare, mentre i nostri connazionali oltremanica provano sulla loro pelle cosa sia la discriminazione, a chi e' a Roma non resta che partecipare questo pomeriggio alla fiaccolata per chiedere ai Senatori di respingere l'emendamento che elimina il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono a una struttura sanitaria, di cui avevamo gia' parlato qui e qua, nel disinteresse della Chiesa che discute solo di Eluana e dei nazisti lefreviani. Oppure puo' sempre guardare Zoro per capire perche' da noi lo "Yes we can" e' solo utopia:
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Mentre il PD si copre di ridicolo tra pizzini a tradimento e
poltrone con il posto in prima fila a cui rimanere incollati costi quel che costi, Irene Tinagli (quella di Talento da Svendere) si dimette dal Coordinamento Nazionale. Ecco la sua lettera a Veltroni:
Caro Walter,
ti scrivo perche' ho deciso di dimettermi dal Coordinamento Nazionale del Partito Democratico. Una scelta non facile che nasce dall'esperienza di quest'ultimo anno e dai dubbi crescenti sulla capacita' del PD di proporsi come forza riformista e innovativa, come aveva detto di voler fare un anno fa. Un'obiettivo ambizioso al quale avevo aderito con entusiasmo e che ora faccio fatica a riconoscere in questo partito, in numerosi ambiti. Dalle posizioni ambigue su importanti temi etici e valoriali, alla gestione di processi politici locali e nazionali, ma soprattutto alle posizioni in quegli ambiti piu' cruciali per la crescita del paese: istruzione, ricerca e innovazione. Era su questi temi che coltivavo le aspettative maggiori verso il PD. Ero stata molto delusa dalle politiche del Governo Prodi, ma speravo che con il PD si aprisse una stagione nuova, fatta di elaborazione di idee e proposte significative. Di fronte alle posizioni del PD su questi fronti non posso che essere sconcertata. Non ho visto nessuna proposta incisiva, se non "andare contro" la Gelmini. Peraltro tra tutti gli argomenti che si potevano scegliere per incalzare il ministro sono stati scelti i piu' scontati e deboli. Il mantenimento dei maestri, le proteste contro i tagli, la retorica del precariato, tutte cose che perpetuano l'immagine della scuola come strumento occupazionale. E' questa la linea nuova e riformista del PD? Cavalcare l'Onda non basta. Serve una proposta davvero nuova, che ribalti certe logiche di funzionamento anziche' difenderle. Ma non ho visto niente di tutto questo.
La mia delusione e' tanto piu' forte quando penso alla propaganda fatta un anno fa riguardo all'apertura a idee nuove, quando penso alle molte persone provenienti da ambiti professionali qualificati che si erano avvicinate al progetto del PD e che avrebbero potuto portare un contributo in termini di idee e innovazione. Che fine hanno fatto queste persone? Quali nuove modalita' di coinvolgimento e ricambio ha creato il Partito? Io stessa, che ero stata contattata (cosi' mi era stato detto) per le mie competenze "tecniche", in un anno di vita del PD non sono stata consultata mai nemmeno per un parere. Questa emarginazione non ha certo offeso ne' me ne', credo, le altre persone gia' molto impegnate fuori dalla politica. Mi chiedo pero' come mai, un anno fa, ci era stata chiesta una collaborazione con tanto apparente entusiasmo quando evidentemente di questa collaborazione non c'era bisogno. Mi chiedo se era necessario fare tanto chiasso sul ricambio generazionale quando basta guardare chi sta ancora in cabina di regia per capire che, in fondo, non e' cambiato niente.
Inneggiare al cambiamento, all'idea di una societa' e di una politica nuove serve a poco se manca il coraggio di intraprendere fino in fondo le azioni necessarie a realizzare queste idee. Sartre diceva che noi siamo quello che facciamo. Sono le nostre azioni che ci definiscono, stare a discutere su cio' che ci piacerebbe essere serve a poco: la gente ci giudichera' per quello che abbiamo fatto. E di quello porteremo la responsabilita'. Per quanto mi riguarda non voglio portare la responsabilita' delle scelte che sta facendo questo partito che in larga parte non condivido e sulle quali non ho avuto e non ho possibilita' di incidere in alcun modo. Per questo ho deciso di dimettermi.
Irene Tinagli
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Il dubbio e l'effetto Trentino nella nuova puntata di Tolleranza Zoro:
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Ieri a Roma ha retto anche il tempo. Nonostante i mesi di anticipo con cui la manifestazione era stata convocato la gente non ha perso l'occasione di dire no al disastro del governo, e alla fine anche Di Pietro si e' fatto vedere in piazza con tanto di megafono (a proposito, ho firmato per il referendum sul lodo Alfano). E alla faccia del solito stucchevole balletto delle cifre, ieri al Circo Massimo c'era davvero tanta tanta gente, che voleva un'Italia diversa, e che voleva un PD e una classe dirigente all'altezza della sfida. La nuova, tascabile Unità di Concita De Gregorio titolava a tutta pagina "Ci siamo": e ieri in piazza davvero c'eravamo, a ritrovarci e contarci, a riempire uno spazio anche fisicamente. Rompendo per almeno un giorno la sensazione di essere soli nel vortice che sta trascinando l'Italia a fondo, soli a credere in certe cose passando solitamente o per stupidi sentimentali o mostri strani e fuori dal tempo. Eravamo in tanti nel corteo, per strada: tra partigiani con tricolori sbiaditi, tra gli studenti e gli insegnanti imbufaliti con la riforma Gelmini, tra stranieri che reclamavano il diritto di esserci, comunisti smarriti e cittadini estenuati. Peccato che le bandiere del PD siano proprio orrende, con quello sfondo bianco e la scritta tricolore, ma almeno tanti erano i colori degli striscioni, della gente arrivata da tutta Europa (da stoccarda uno striscione "2500 km per esserci"). Eravamo ancora di piu' al Circo Massimo, un colpo d'occhio eccezionale. Ad ascoltare il discorso del segretario Walter Veltroni, finalmente netto e deciso. Ottimo su molti punti come scuola e ricerca, sviluppo sostenibile, sul razzismo dilagante, sulla trasformazione della televisione nella vera scuola del maestro unico. Un po' meno incisivo su altri, trattati solo in superficie, come i soldi alle banche a scatola chiusa o sulla questione della giustizia, ma certo non si poteva avere tutto. Il discorso segna anche una svolta importante, dal momento che Uolter torna a fare i nomi e i cognomi dello schieramento a noi avverso, perche' forse quando le idee scarseggiano (anche se qualche proposta, timida, c'e' stata), i nemici da combattere possono fare da surrogato. Per contrappasso invece non cita mai la parola sinistra, ormai siamo tutti riformisti. Tutto bellissimo, ma da domani, per dirla con Pippo Civati...
...Ok, va bene, da dopodomani. Il tempo di tornare a casa, sui pullman, sui treni e sulle auto che hanno raggiunto tra ieri e oggi la Capitale. Il tempo di riposarsi, di leggere i giornali del giorno dopo, di scaricare le foto, di montare i video e i filmati della nostra lunga giornata democratica. Da lunedì, però, facciamo in modo che quello che è successo oggi a Roma, non si perda. Che lo spirito del Pd, a lungo smarrito, non torni a confondersi. Che le parole chiare pronunciate da Walter, davanti a centinaia di migliaia di persone, si articolino in un lavoro quotidiano, a tutti i livelli, capace di trasferire alla società le parole e i contenuti che oggi abbiamo ascoltato, dal palco del Circo Massimo. Non perdiamoci di vista, come si disse in occasione di un'altra grande manifestazione, ispirata allora dalla società civile. E facciamo in modo che il Pd sia come la piazza di Roma di questo pomeriggio: un partito in cui tutti siano alla stessa altezza (anche il palco era opportunamente molto basso), in cui tutti possano esprimersi, in cui gli italiani possano trovare quella sede di dibattito, di confronto e di decisione politica di cui, in tanti, abbiamo bisogno. Veltroni ha spesso ricordato che l'Italia è migliore della destra che la governa. Anche il Pd può essere migliore di quello che è stato finora, diciamo, per capirci, in quel lungo intervallo trascorso dal 15 aprile al 25 ottobre. E dipende da ciascuno di noi.
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Ormai a due settimane dalla chiusura delle urne, le reazioni ai risultati elettorali da destra e dall'estrema destra a confronto:
e le sensazioni di Zoro che sotto il palco a Roma alla chiusura della campagna elettorale gia' presagiva il disastro:
Durissimo "lavorare" il 25 Aprile...
Torna, dopo il casting della Ueltronigirl, Tolleranza Zoro. Quest'uomo e' un genio.
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Categorie: elezioni, partito democratico, veltroni, zoro
Fanno, come dicevo ieri, giustamente discutere alcune esclusioni, come quella di Giuseppe Lumia. Uno nel suo lavoro di parlamentare, specie quello svolto nella commissione parlamentare antimafia, aveva dato fastidio e per questo era stato condannato a morte da Provenzano. Comprensibile lo sgomento del popolo dell'antimafia nel vedergli negata la possibilita' di portare avanti il suo lavoro in Parlamento (sebbene al PD abbiano chiarito che le sue competenze verranno utilizzate in altro modo, soprattutto al governo in caso di vittoria).
Scende in campo a difenderlo anche Grillo in persona: "Il nuovo PD di Fassino, D'Alema, Sircana e Bassolino non ha posto per un servitore dello Stato". Faccio pero' presente che Lumia sarebbe stato al suo quinto mandato, e per questo e' stato escluso dalle liste dei candidati. Un dubbio: ma non era stata proprio di Grillo la proposta di limitare a due le legislature per ogni "dipendente"? Non e' lui che si e' battuto contro i professionisti della casta, per impedire loro di svernare in Parlamento e assicurarsi il vitalizio, indipendentemente dal fatto se il loro lavoro e i loro risultati fossero o meno utili al paese? Ecco una delle spiacevoli conseguenze delle sue posizioni, che finora non ha voluto o potuto vedere. Si puo' e si deve poi discutere sulla scelta di concedere ad alcuni piuttosto che a Lumia la deroga, ma Grillo le dereghe non le voleva per nessuno fino a ieri. Dovrebbe almeno decidere che pensa veramente, ed evitare di dire sempre tutto e il contrario di tutto, tacendo sempre qualche "piccolo" particolare.
E visto che il bicchiere mezzo vuoto e' a questo punto chiaro a tutti, guardiamo a quello mezzo pieno. Cosi' Franceschini: "Sono 134 i parlamentari dell'Ulivo (Ds e Margherita) eletti nel 2006 e non ricandidati, mentre le new entry del Pd a Montecitorio e palazzo Madama saranno da 125 a 248, a seconda che i Democratici vincano o meno le elezioni. E ancora, a fronte di 52 donne uscenti, il Pd ne mette in lista 379, pari al 42 per cento dei candidati: ne saranno elette, sempre considerando l'ipotesi di vittoria o meno, da 100 a 130. I giovani under 40 anni nelle liste della Camera per il Pd sono 190, cioè il 30 per cento dei candidati, di cui 4 i capilista. Nel 2006, gli under 40 eletti sono stati 12." Insomma, c'e' chi entra, e chi sta fuori...
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Nella notte si conclude l'accordo per l'inclusione dei radicali nelle liste del PD. La Bonino sara' ministro, forte dell'ottimo lavoro nella precedente legislatura, e il gruppo radicale portera' in dote, insieme alla loro storia che fa parte integrante delle forze democratiche in Italia, la tranquillita' di tutti coloro che vedevano nel PD un partito in mano a una minoranza di baciapile vaticani. Minoranza che infatti non gradisce: "Il Partito Democratico non ha bisogno dei radicali, la loro presenza strutturale dentro il PD sarebbe destabilizzante, semplicemente per il loro stile e per le loro storie", afferma la Binetti guarda caso a "Il Giornale". Non si domanda la ex-senatrice se il suo di stile e la sua di storia non siano destabilizzanti? Aggiunge comunque subito, per non lasciar spazio ai facili entusiasmi che "la presenza dei radicali comporta il rischio di far esplodere una conflittualità dentro il PD, ma non saremo noi ad andarcene". Si spera invece che serva a bilanciare gli eccessi in entrambe le direzioni, e a forzare un fecondo dialogo invece di nascondere i problemi e le differenze sotto al tappeto. Sempre che le intenzioni di Bonino e compagnia sono aperte e piu' serie del tentativo maldestro di Pannella di presentarsi alle primarie qualche mese fa.
Intanto Walter continua a guardarsi intorno per chiamare altre forze politiche al dialogo e alla coalizione. Altro che correre da soli. Dopo il contributo alle primarie, torna Tolleranza Zoro, stavolta in missione speciale per WV all'estremita' opposta dello schieramento...
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Domani si vota. Un voto storico in Italia. Pronta la tessera elettorale, e pronti a correre contro Furio Colombo, impresa non da poco. Molte persone con cui ho parlato in questi giorni frenetici qui a Firenze dicono che non andranno a votare, perche' disillusi, perche' sono tutti uguali, perche' non cambia niente. Io dico invece che domani abbiamo una grande occasione, e spero che piu' persone possibile la colgano per contribuire a creare un partito nuovo nel merito e nei fatti, aperto e forte. Un Partito Democratico, davvero.
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Il 14 Ottobre per la prima volta nella storia del paese gli italiani saranno chiamati a votare per eleggere direttamente l'assemblea costituente di un partito e il suo segretario. Non puo' che essere la migliore risposta alla voglia di cambiamento e di apertura della politica che stiamo respirando in modi diversi da parecchi mesi. Eppure non sono tutti Rosy e fiori. Arrivano oggi i primi dati ufficiali per le liste e i relativi numeri, e con loro le polemiche e qualche novita'.
Intanto la prima sorpresa. Stamani Gawronski e Schettini hanno fanno sapere che uniranno i loro progetti politici, candidando a segretario del PD il solo Gawronski. Qualcuno lo comunichi anche a Diamanti su Repubblica: ci saranno quindi solo 5 candidati.
Qualche polemica sulla presentazione delle liste in Liguria, dove tutti i consiglieri DS e Margherita contattati per l'omologazione delle liste si sarebbero rifiutati di "ricevere" i rappresentanti delle liste locali apparentate proprio con Gawronski. Fosse vero e senza motivo logistico sarebbe gravissimo. Aspettiamo l'esito del ricorso al comitato regionale.
Tuttavia le polemiche piu' grosse sono per la lista 2 di Veltroni, quella che doveva avere tutti i capolista under 35, essere aperta ai giovani e fuori dalle logiche dei vecchi partiti, quella da cui anche iMille volevano cambiare la politica italiana. Ne avevo gia' parlato, la scelta si e' rivelata pessima. Anche l'onorevole Giachetti, che ha tentato invano di convincere il ministro Melandri, fautrice della lista, a candidare alcuni giovani del pulmino e del Comitato Ombra, si e' dovuto scontrare col muro di apparato, che l'ha usata per inserire chi dalla principale era rimasto fuori. Ed e' di poche ore fa una lettera dei dirigenti della Margherita giovanile che rinunciano alla loro candidatura proprio a causa di questa mancata occasione di apertura ai giovani. Confermate le mie paure della vigilia. C'e' chi cerca di cambiare tutto per non cambiare niente, di perdere un'occasione irripetibile per aprire le porte a chi la politica e l'Italia la vuole cambiare in meglio, con energie nuove.
Provano invece a cogliere l'occasione le liste "Con Rosy Bindi. Democratici, davvero": fallita in extremis la corsa in quasi solitario con gli amici Cechi (purtroppo aiutato troppo tardi da Roma) per una lista in Europa, mi candido comunque a Firenze nel collegio 3 Novoli-Rifredi. Per un Partito Democratico, davvero. Fatto anche di giovani e di donne.
Nell'attesa di sapere dove andiamo, un riassunto di da dove veniamo:
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