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lunedì 5 maggio 2008

Piove sul bagnato


Sono 4000 i morti accertati, 3000 i dispersi e centinaia di migliaia i senza tetto: questo il primo bilancio del ciclone che ha investito la Birmania devastandone l'area piu' fertile e piu' densamente abitata. Il paese, gia' scosso dalla miseria, dalle manifestazioni contro il regime dei generali, dalla repressione e dagli arresti sommari, e' ora ancor piu' in ginocchio. E se il popolo vede nel ciclone un segno di avversione degli astri per il referendum farsa del 10 maggio (in cui la campagna elettorale è a senso unico e che si esprime per il no rischia tre anni di galera), con il quale il regime voleva sancire la sua legittimazione, piove comunque sul bagnato. Sul molto bagnato. In tutti i sensi.
Anche in Italia la tendenza e' quella. Nella citta' col sindaco piu' razzista d'Italia, sull'onda della vittoria di Fascetta Nera a Roma e della presidenza della Camera, gli squadristi alzano, di nuovo, la testa. Tre membri di una squadraccia neonazi hanno confessato di aver ridotto un ragazzo in fin di vita per una sigaretta, o meglio per dimostrare chi comanda sul territorio, come i cani e i lupi selvaggi. I vari gruppi neonazi e di estrema destra prendono le distanze: loro menano solo negri e barboni. Sembra proprio che la strategia della tensione messa su dalle destre per vincere le elezioni abbia generato, o meglio amplificato come sempre accade, un mostro ancora piu' pericoloso. La voglia di farsi giustizia da soli, il facile sfogo della paura del diverso e delle frustrazioni inculcate a suon di sberle, la possibilita' di emergere facendo i duri e non per cio' che si vale, per cio' che si pensa. Di cui non frega piu' niente a nessuno. E intanto piove sul bagnato.
Per finire con materia piu' leggera, la Fiorentina dopo aver inspiegabilmente gettato in tribuna la finale di UEFA, e' definitivamente fuori dalla Champion's League. Grazie alla spompaggine accumulata e al gentile omaggio di Moratti all'amico Silvio. Alla faccia del derby. Come si vede qualche rigo sopra, c'e' di peggio. Comunque piove. Governo ladro.

domenica 16 marzo 2008

Tregua olimpica


Esplode nuovamente in varie parti del mondo la violenza e la repressione di chi chiede pace, democrazia, autodeterminazione. Mentre gia' si spara in Kosovo, dopo la Birmania (questa la situzione dopo che il paese e' uscito dalle cronache), e' la volta del Tibet. Una questione e un'occupazione da troppo tempo irrisolta. Ancora una volta, dove la non-violenza e la resistenza passiva non servono a sbloccare la situazione e a mobilitare il mondo (a proposito, che ne e' dei Sarawi?), si torna alla violenza e alle armi. Il tutto nell'ipocrisa dell'occidente, che a parole condanna la violenza e la repressione, ma che per difendere i propri interessi non prende neppure in considerazione l'idea di mandare un messaggio forte disertando i giochi olimpici di Pechino. Giochi che francamente appaiono quantomeno grotteschi in quel paese e in questo momento. Se i governi non fanno niente, qualcosa lo possiamo fare noi. Turn off Pechino.

martedì 4 dicembre 2007

Turn off Pechino


Con l'avvicinarsi dei giochi olimpici di Pechino 2008, le perplessità, riguardanti le condizioni politiche in cui si svolgeranno le prossime olimpiadi, ancora non sono state fugate.
Sul piano dei diritti umani non si sono ancora visti quei progressi, quelle riforme, che il governo cinese aveva promesso al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e all’opinione pubblica internazionale al momento dell’assegnazione dei giochi.
Recentemente, in una lettera aperta, 37 intellettuali cinesi hanno messo in dubbio la reale volontà di democrazia del regime cinese ed hanno ricordato che, senza una promozione dei diritti umani, gli slogan olimpici rischiano di tradire i loro ideali e lasciano un mondo “dove persone soffrono discriminazione, persecuzione politica e religiosa, mancanza di libertà, come anche povertà, genocidio e guerra”.
Organizzazioni internazionali come Amnesty International, Reporters sans Frontieres, Human Rights Watch, Information Safety and Freedom, hanno argomentato ampiamente la reale situazione, denunciando le violazioni sopra citate. Anche l'atteggiamento avuto dal governo cinese nel genocidio del Darfur, il sostegno economico alla giunta militare birmana, l'oppressione del popolo tibetano, il primato mondiale sulle esecuzioni capitali, il non riconoscimento dei diritti della comunità LGBT, il non intervento sui tanti abusi fatti agli animali, non lasciano presagire una reale volontà di concordia con le altre nazioni della terra. Questo, grazie anche all'atteggiamento “benevolo” di molti Paesi, interessati più che altro ai rapporti commerciali con il grande mercato cinese.
Fatte queste premesse, come è possibile partecipare a cuor leggero a quella che è ritenuta da tutti la principale festa dello sport e dell’umanità intera?

Per tutto questo noi lanciamo
la
campagna “Turn off Pechino 2008”
e proponiamo

se non ci sarà una reale "tregua olimpica" sull'informazione e su Internet (oggi censurati), sulle libertà fondamentali (oggi non garantite), e se non si percepiranno significativi interventi sui punti sopra citati, sotto il controllo di osservatori internazionali

di non partecipare all'evento, spegnendo la TV

Invitiamo tutti i bloggers ad aderire a questa campagna inserendo un commento sul blog "Turn Off Pechino 2008", dove si trova il testo completo dell'appello, rilanciando a loro volta questo post e mettendo il banner dell’iniziativa sul proprio blog.

venerdì 26 ottobre 2007

La stampella


Preparando una presentazione fiume per il congresso della settimana prossima, ho seguito dal sito del Senato stralci della diretta delle votazioni al Senato. Tra i numeri del lotto degli articoli e degli emendamenti da respingere o approvare, in mattinata il Governo e' andato sotto 2 volte e 2 volte la maggioranza. A quel punto Prodi si presenta alle telecamere, annuncia che non porra' la fiducia ma che esige "che le forze politiche della maggioranza rispettino gli impegni che esse hanno assunto di fronte ai cittadini". Non serve. Il governo va sotto altre 3 volte su cavilli vari, l'ultima pochi istanti fa. Se la maggioranza piu' o meno regge nei numeri, sembra comunque sul punto di cedere dal punto di vista politico. La botta potrebbe arrivare dalla Finanziaria tra qualche settimana.
Ci pensa la Montalcini, ancora una volta insultata dall'opposizione e oggetto anche di lanci di carte, a sdrammatizzare. Chiama infatti, al rientro dopo una breve pausa ormai alle 22.00, uno amico del centrodestra per chiedere: "Ma il povero Storace ce la farà a votare fino a notte fonda? Dimmelo, perchè se si sente in difficoltà gli presto volentieri una stampella...". Magari quella che Storace voleva regalarle. E pensare che proprio lui diceva che la veneranda senatrice a vita non aveva senso dello humor.
Mentre le votazioni continuano, c'e' almeno qualche buona notizia. La Fiorentina pareggia a Villareal, con un paio di gol annullati ingiustamente, disputando una gran partita. E ancor piu' importante Aung San Suu Kyi incontra un esponente della giunta Birmana per un colloquio. Speriamo serva a qualcosa.

giovedì 4 ottobre 2007

Free Burma Day

venerdì 28 settembre 2007

Il contratto e il bidet


Mentre in Birmania, fortunatamente, i soldati cominciano a imparare che l'obbedienza non e' piu' una virtu', in Italia tra litigi e magliette rosse si sta decidendo sulla finanziaria 2008. Mentre attendiamo gli esiti tra voci piu' o meno attendibili, la sensazione e' che il messaggio da dare sia che il peggio e' passato e si puo' cominciare a costruire dopo l'emergenza. Seppure, ancora una volta, con troppa timidezza. Ma aspettiamo prima di giudicare.
E nell'attesa leggo su Internazionale il trafiletto di Luca Sofri, che segnala come gli Americani hanno bisogno dello spot per convincersi a pulirsi il sedere, dal momento che "sapete… la carta tende a… distribuire il problema". Imperdibile, con i sederini puliti sorridenti. La tipa piu' esilarante e' la seconda da sinistra. Cliccare per credere.
Non contento, leggo e scopro come fare per scampare alle promesse da marinaio dei politici. A Udine anche il voto di scambio e' sotto contratto. E se non si rispettano i patti, scatta la denuncia. Coinvolto nientepopodimeno che il presidente della provincia. Sarebbe il massimo andasse in galera non per voto di scambio ma per inadempienza contrattuale. Anche chi fece un contratto con gli Italiani qualche anno fa e' avvertito...

giovedì 27 settembre 2007

Il rosso e l'arancio



In queste ore, in Birmania, l'arancio dei monaci si mescola al rosso delle bandiere degli studenti e del sangue. Non si e' fatta attendere l'annunciata risposta del regime contro le proteste e le marce dei monaci e poi della gente del paese. Solo ieri almeno nove morti, centinai di arresti e numerosi feriti.
Il governo "impegnato a dare prova di moderazione nella sua risposta alle provocazioni" secondo le fonti ufficiali, ha anche dato ordine di arrestare i monaci nei monasteri e di allontanare i giornalisti stranieri. Ma immagini, filmati e testimonianze continuano a rimbalzare attraverso la rete, cosi' come il popolo continua a sfidare il coprifuoco e i fucili dell'esercito.
Eppure la speranza c'e'. Secondo alcuni testimoni alcuni dei soldati si sono rifiutati di sparare sulla folla che pacificamente sta manifestando contro al dittatura che ha affamato il paese, oggi uno dei 20 piu' poveri del mondo.
Interessante la versione ufficiale del governo:

[...] Dal momento che il governo sta in ogni modo assicurando la stabilita' dello Stato, la pace della comunita', la regolamentazione della legge e lo sviluppo del paese, che sono i principali requisiti, la popolazione del paese sta godendo i frutti della pace nazionale e dello sviluppo.
Sabotatori dall'interno e dall'esterno del paese e alcune radio straniere, gelosi dello sviluppo e della pace del paese, hanno effettuato atti istigativi attraverso menzogne per causare l'instabilita' interna e la mobilitazione civile. Inoltre, alcuni membri dello Shanga, gruppi anti-governativi e sabotatori stanno inscenando marce di protesta. [...]
Le persone che desiderano guadagnarsi da vivere in pace non accettano o prendono parte alla protesta. Tuttavia, alcuni sabotatori delle marce di protesta costringono le famiglie nelle case lungo il loro percorso, che le conoscano o no,
a dare del denaro o ad unirsi alla marcia, aggiungendo che i dimostranti non possono garantire della loro sicurezza se non si uniscono a loro [...]

Niente di fatto all'ONU. Russia e Cina votano contro l'embargo economico, in quanto primi patners commerciali della Birmania. Tuttavia il mondo si comincia a mobilitare per sostenere il coraggio dei birmani che lottano per una vita dignitosa: domani, 28 Settembre, "In support of our incredibly brave friends in Burma: may all people around the world wear a red shirt".
Stasera nuova manifestazione in Campidoglio, e alla Stazione Leopolda a Firenze gli studenti delle scuole superiori hanno adottato un nastro rosso, ocra, giallo o rosa come segno di solidarietà. E domani sara' un giorno in rosso.

martedì 25 settembre 2007

La storia dalla loro parte


Da otto giorni i monaci sfilano per le strade della capitale del Myanmar, l'ex-Birmania, per protestare contro la dittatura della giunta militare al potere dal 1988.
La giunta si installo' dopo aver represso nel sangue la rivolta dagli studenti di Yangon, che protestavano contro il "socialismo birmano", l'autarchia del dittatore Ne Win che porto' il paese al disastro economico.
Nel 1990 il regime permise libere elezioni, dove stravinse la Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, poi Premio Nobel per la Pace, che venne pero' arrestata e costretta agli arresti domiciliari.
Oggi, a seguito delle condizioni di vita sempre piu' difficili per la popolazione dell'ex-Birmania, uno dei paesi piu' poveri del mondo, anche i monaci hanno deciso di scendere in strada e marciare per le via della citta'. Senza armi, senza bandiere, tranne il pavone simbolo degli studenti dell'88 e della Lega per la Democrazia, e slogan politici. Solo con i loro passi, i vestiti arancioni, la loro dignita'. Seguiti da una folla sempre piu' numerosa.
Le ultime notizie parlano di un governo che sembra intenzionato a reagire, a provocare la pacifica e non-violenta protesta della gente per soffocare la rivolta nel sangue. In questi momenti marciamo ancora piu' convinti al loro fianco, piu' convinti di ieri.

Penso di aver a questo punto chiarito che non sono soddisfatta della parola "speranza". Non credo nelle persone che hanno solo speranza. Noi combattiamo per quello che vogliamo. Dico sempre che non c'e' nessun diritto alla speranza senza l'impegno, per cui lavoriamo per provare a cambiare la situazione per il bene del paese, e siamo fiduciosi che arriveremo al tavolo del negoziato un giorno o l'altro. Questo e' il modo in cui tutte le situazioni di questo tipo si risolvono, anche con il piu' truculento dei dittatori. Prevarremo perché la nostra causa è giusta, perché la nostra causa è fondata. La Storia è dalla nostra parte. Il Tempo è dalla nostra parte
Aung San Suu Kyi