28 Maggio 1974
Dopo trentasei anni e tre processi, probabilmente non sapremo mai chi mise la bomba in Piazza della Loggia a Brescia durante una manifestazione antifascista il 28 maggio 1974.
Se l'occhio non si esercita, non vede.
Se la pelle non tocca, non sa.
Se l'uomo non immagina, si spegne.
Dopo trentasei anni e tre processi, probabilmente non sapremo mai chi mise la bomba in Piazza della Loggia a Brescia durante una manifestazione antifascista il 28 maggio 1974.
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Sono tantissimi quelli che sanno, in tutto o in parte, cosa si cela dietro le stragi. Un esercito di persone che non parlano”. Lo ha dichiarato il nuovo procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato al convegno organizzato dalla redazione di Antimafiaduemila presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo in occasione del 18° anniversario della strage di Via D’Amelio. “C'è un sigillo che cuce le bocche di tutti – ha spiegato il magistrato - le bocche restano cucite perché la lezione della storia dimostra che non c'è salvezza fisica fino a quando il potere che ha ordinato e coperto le stragi resta in sella. Un potere talmente forte da raggiungerti in qualsiasi carcere, tanto forte da poter condizionare la polizia che indaga o taluni magistrati”. Infatti “basta ricordare che tutti i conoscitori dei mandanti esterni della strage di Portella della Ginestra sono stati assassinati” ha aggiunto il procuratore generale. “Per capire cosa sta accadendo in questi anni dobbiamo infatti capire cosa è accaduto nella storia del nostro Paese. Perché se è vero che la seconda Repubblica è nata dalle stragi vero è anche che la stessa cosa era avvenuta per la prima” ha continuato Scarpinato. “In realtà questo sistema di potere non vuole sapere perché non sarebbe in grado di gestire politicamente una verità che potrebbe avere una portata destabilizzante per il Paese: perché se si volesse guardare in faccia la verità una parte dello Stato dovrebbe processare l'altra parte dello Stato. O, se preferite, una parte della classe dirigente che occupa lo Stato dovrebbe processare un'altra parte della classe dirigente”. In realtà, “la storia di questo Paese – ha ricordato Scarpinato - assomiglia a quella di certe famiglie che nel salotto buono espongono le cose migliori e nello scantinato nascondono scheletri e segreti di sangue”. Poi ha concluso il suo intervento spiegando che “per fortuna c'è anche un'altra Italia: quella che questa sera è rappresentata qui, che manifesta e scende in piazza per dimostrare il proprio dissenso contro le leggi vergogna, che si batte per difendere la Costituzione che in questo Paese è vissuta come una camicia di forza da parte di tutto il ceto politico di destra, centro e sinistra che non vede l'ora di sbarazzarsene. Per fortuna c'è un'altra Italia che non ci sta a bersi la favoletta che le stragi sono state fatte solo da Cosa Nostra. Fino a quando ci sarà quest'altra Italia allora avrà un senso continuare a partecipare a queste commemorazioni e allora potremmo dirci che Paolo non è morto invano e che il seme che ha lasciato ha continuato a dare i suoi frutti”.
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Come ogni 11 Luglio qua si ricorda Srebrenica, pensando a quella lista di nomi che non finisce mai nel mausoleo di Potocari e alle donne conosciute la' ch in un giorno hanno pero mariti, figli, amici. Aspettando ancora che i responsabili, dopo 14 anni, siano consegnati alla giustizia.
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Sempre piu' i media tradizionali cominciano a essere scavalcati dalla rete e dalle persone che la usano per scambiarsi informazioni. Se in Iran e una necessita', necessita' pagata da molti in queste ore con carcere, torture e con la stessa vita (segnalo l'ottimo blogging sull'Iran in italiano di Lorenzo Cairoli), anche da noi a volte puo' essere un modo per arrivare subito dove i fatti stanno avvenendo. E' il caso del videoblog di Raben, che da subito ha aggiornato gran parte della rete sulla tragedia che stava avvenendo alla stazione di Viareggio e nel quartiere circostante. E dato il legame affettivo e particolare che mi lega alla citta' versiliese, affacciata sul mare a ridosso delle splendide apuane, BeffaTotale e' vicino a tutta la citta' e non puo' che infastidirsi come non mai per la solita apparizione del Presidente del Consiglio in cerca di spot personali sul luogo del disastro, puntuale come un corvo sulle disgrazie manco fosse Jessica Fletcher. Apparizione anticipata dal suo "ci penso io a prendere in mano la situazione" - annuncio che agli sfollati abruzzesi ancora nelle tende suona sempre piu' tetro - e seguita dalla solita conferenza stampa di circostanza. Prima di tornare a una qualche cena con i giudici della Corte Costituzionale incaricati di decidere sul lodo Alfano e sulla sua impunita', ingnorati dai media nazionali sempre piu' pilotati da Palazzo Grazioli e rimasti saldamente al loro posto nell'indifferenza generale. E infatti stasera al Tg1, dopo abbondanti servizi abbondantemente splatter per soddisfare gli istinti piu' neri, ecco un intero reportage su Berlusconi a Viareggio e i suoi soddisfatti annunci gia' annunciati da altri in conferenza stampa. Reportage introdotto solo da alcuni secondi di lui che attraversa un acceso rumoreggiare, sapientemente tagliato per sembrare applauso e ignorati dal commento della giornalista. Ecco invece quello che e' successo davvero e che ha costretto Papi a fuggire per un'uscita secondaria dopo l'intervento delle forze dell'ordine:
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Categorie: berlusconi, informazione, iran, stragi, televisione, treno, viareggio
I neo-fascisti attualmente al governo del paese stanno tentando per l'ennesima volta di equiparare i Repubblichini di Salo', che cercarono di consegnare l'Italia a Hitler, ai partigiani che lottarono per la liberta'. Il disegno di legge 1360 infatti, che ha come primo firmatario l'onorevole socialista Lucio Barani (gia' sindaco di Aulla, famoso per aver creato durante il suo mandato il primo e unico comune "dedipietrizzato" e a far erigere nella piazza del comune, intitolata a Bettino Craxi, una statua commemorativa dello stesso), chiede di istituire un Ordine del Tricolore, con tanto di vitalizio, sia per i partigiani sia per coloro che hanno aderito alla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini: "Non s'intende proponendo l'istituzione di questo Ordine sacrificare la verità storica di una feroce guerra civile sull'altare della memoria comune, ma riconoscere, con animo oramai pacificato, la pari dignità di una partecipazione al conflitto avvenuta in uno dei momenti più drammatici e difficili da interpretare della storia d'Italia; nello smarrimento generale, anche per omissioni di responsabilità ad ogni livello istituzionale, molti combattenti, giovani o meno giovani, cresciuti nella temperie culturale guerriera e «imperiale» del ventennio, ritennero onorevole la scelta a difesa del regime, ferito e languente; altri, maturati dalla tragedia in atto o culturalmente consapevoli dello scontro in atto a livello planetario, si schierarono con la parte avversa, «liberatrice», pensando di contribuire a una rinascita democratica, non lontana, della loro Patria".
Tralasciando l'ovvio fatto che la continuita' dello Stato Italiano dopo l'8 settembre non puo' essere negata, e che quindi i Repubblichini non possono che essere considerati come nemici, segnalo il commento di Vassalli a proposito: "Ma cosa vogliono ancora? Hanno avuto tutto, l'amnistia di Togliatti, la legittimazione democratica immediata, l'Msi in Parlamento, adesso sono al potere. Eppure vanno avanti, incuranti del fatto che non esiste paese in Europa dove i collaborazionisti del nazismo sono premiati".
Purtroppo pero' la notizia gravissima non e' il gia' grave e vile tentativo di riscrivere la storia da parte dei neofascisti ripuliti e dei loro amici, ma che tra i firmatari del disegno di legge ci sono anche due deputati del Partito Democratico: Franco Narducci e Giampaolo Fogliardi. Di seguito la lettera che ho inviato a entrambi.
Gentili Onorevoli Fogliardi e Narducci,
leggo con stupore nella bozza di proposta di legge numero 1360 per l' "Istituzione dell'Ordine del Tricolore e adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra" il vostro nome fra i firmatari. Dietro la maschera di equiparare i combattenti della seconda guerra mondiale a quelli della prima come trattamento pensionistico, nella proposta si cerca infatti di equiparare "i combattenti che ritennero onorevole la scelta a difesa del regime ferito e languente e aderirono a Salò" ai partigiani che lottarono per la liberta' del paese contro il nazifascismo. Trovo particolarmente grave che rappresentanti di un partito che si rifa' anche nello statuto ai valori dell'antifascismo siano complici dell'ennesimo tentativo della destra di sovvertire la Storia d'Italia e le radici stesse della Repubblica.
Sperando in un mio errore, attendo con interesse le spiegazioni che spero riteniate opportuno fornire.
Distinti saluti
AGGIORNAMENTO
Mi risponde solerte Franco Narducci spiegando che ha ritirato la propria firma dal DDL:
Le dico subito, a scanso di equivoci, che ho ritirato da tempo la mia firma al DDL 1360, secondo le procedure previste dai regolamenti della Camera, e mi risulta che altrettanto abbiano fatto i colleghi Corsini e Cesario. Ricostruendo i fatti che mi avevano indotto a sottoscrivere il provvedimento, ritengo che del DDL in questione siano circolate alcune bozze differenti rispetto al testo divenuto poi definitivo e formalmente depositato. Purtroppo, come mi è stato detto dall'Ufficio per i testi normativi, non era più possibile ritirare le copie del DDL già stampate. Sulla mia scheda personale della home page della Camera, in ogni caso, non figura il DDL 1360 tra le proposte di legge da me firmate come cofirmatario. Condivido evidentemente, nel modo più assoluto, le Sue considerazioni e riflessioni sui valori dell'antifascismo e della Memoria, valori che sono alla base del ritiro della mia firma al provvedimento in oggetto.Colgo l'occasione per inviarle molti cordiali saluti.
On. Franco Narducci
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Categorie: augusto, beffa, cossiga, fascismo, partito democratico, storia, stragi