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lunedì 19 luglio 2010

19 Luglio, 18 anni dopo


Sono tantissimi quelli che sanno, in tutto o in parte, cosa si cela dietro le stragi. Un esercito di persone che non parlano”. Lo ha dichiarato il nuovo procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato al convegno organizzato dalla redazione di Antimafiaduemila presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo in occasione del 18° anniversario della strage di Via D’Amelio. “C'è un sigillo che cuce le bocche di tutti – ha spiegato il magistrato - le bocche restano cucite perché la lezione della storia dimostra che non c'è salvezza fisica fino a quando il potere che ha ordinato e coperto le stragi resta in sella. Un potere talmente forte da raggiungerti in qualsiasi carcere, tanto forte da poter condizionare la polizia che indaga o taluni magistrati”. Infatti “basta ricordare che tutti i conoscitori dei mandanti esterni della strage di Portella della Ginestra sono stati assassinati” ha aggiunto il procuratore generale. “Per capire cosa sta accadendo in questi anni dobbiamo infatti capire cosa è accaduto nella storia del nostro Paese. Perché se è vero che la seconda Repubblica è nata dalle stragi vero è anche che la stessa cosa era avvenuta per la prima” ha continuato Scarpinato. “In realtà questo sistema di potere non vuole sapere perché non sarebbe in grado di gestire politicamente una verità che potrebbe avere una portata destabilizzante per il Paese: perché se si volesse guardare in faccia la verità una parte dello Stato dovrebbe processare l'altra parte dello Stato. O, se preferite, una parte della classe dirigente che occupa lo Stato dovrebbe processare un'altra parte della classe dirigente”. In realtà, “la storia di questo Paese – ha ricordato Scarpinato - assomiglia a quella di certe famiglie che nel salotto buono espongono le cose migliori e nello scantinato nascondono scheletri e segreti di sangue”. Poi ha concluso il suo intervento spiegando che “per fortuna c'è anche un'altra Italia: quella che questa sera è rappresentata qui, che manifesta e scende in piazza per dimostrare il proprio dissenso contro le leggi vergogna, che si batte per difendere la Costituzione che in questo Paese è vissuta come una camicia di forza da parte di tutto il ceto politico di destra, centro e sinistra che non vede l'ora di sbarazzarsene. Per fortuna c'è un'altra Italia che non ci sta a bersi la favoletta che le stragi sono state fatte solo da Cosa Nostra. Fino a quando ci sarà quest'altra Italia allora avrà un senso continuare a partecipare a queste commemorazioni e allora potremmo dirci che Paolo non è morto invano e che il seme che ha lasciato ha continuato a dare i suoi frutti”.

mercoledì 20 gennaio 2010

19 gennaio


Ieri tutta l'Italia che conta, quella che va in TV a spaleggiare il Sultano e i suoi tentativi di impunita', ricordava "Bottino" Craxi a 10 anni dalla morte. A questi si e' aggiunto anche un incredibile Capo dello Stato, che ci spiega come Craxi "pago' con una durezza senza uguali". Peccato che sia morto latitante e non si sia fatto neppure un giorno di carcer. Qualcuno almeno ricorda che piu' che Craxi, ieri il Presidente della Repubblica avrebbe fatto meglio a commemorare un martire della legalita' e della democrazia: il 19 gennaio 1940, esattamente 70 anni fa, nasceva infatti a Palermo nel rione popolare della Kalsa Paolo Borsellino.


sabato 19 luglio 2008

Giorno d'estate, giorno fatto di niente


Nel 16 anniversario della morte di Borsellino, Alberto Di Pisa detto “il Corvo” e' nominato procuratore di Marsala al posto che fu di Borsellino, lui che sparò parole pesanti come macigni contro Falcone. Preferito causa maggiore anzianita', alla faccia della meritocrazia, ad Alfredo Morvillo, colpevole pare di essere cognato di Falcone e soprattutto di essere un bravo e indiscusso magistrato.
Nel frattempo e' in discussione il maxi-emendamento per i tagli alla pubblica amministrazione, praticamente una dichiarazione di guerra piu' che un tentativo di razionalizzazione: i fondi per la scuola vengono tagliati per 456 milioni nel 2009, 1.650 milioni nel 2010, 2.538 nel 2011, 3.188 milioni nel 2012, alla faccia delle tre I; il finanziamento ordinario alle università è ridotto di 63 milioni per il 2009, 190 per il 2010, 316 per il 2011, 417 per il 2012, alla faccia del sostegno alla ricerca; politica energetica basata follemente soltanto sul ritorno al nucleare; bloccata la class action e la stabilizzazione dei precari; tagli pesanti a organici e turn over nell'amministrazione e nella scuola; "nottingham tax" che fa finta di togliere ai ricchi per ripulire i poveri, e altre amenita': qui il testo completo, che ironicamente inizia parlando di competitivita' (!?).
Ci consola la Fenice che dichiara risolta l'emergenza rifuti a Napoli ("Abbiamo mantenuto la promessa in 58 giorni: Napoli e la Campania tornano ad essere pulite e occidentali senza il disastro che ha rovinato la nostra immagine nel mondo. In molti hanno scommesso che il governo non ce l’avrebbe fatta, ma hanno avuto torto. Siamo riusciti in una missione impossibile"). Peccato che a parte le strade del centro molta spazzatura sia ancora la', e quella che e' stata tolta e' stata semplicemente accatastata sotto il tappeto: nessuna traccia di termovalorizzatori, nessuna traccia di discariche a parte le poche militarizzate, nessuna traccia di un progetto serie per uscire davvero dall'emergenza. Solo promesse e la solita propaganda. E meno male che le altre regioni dovrebbero, a detta della Fenice, prendere esempio dalla Campania...
Per gradire, Gasparri definisce il Consiglio Superiore della Magistratura una cloaca, e Bossi ritrova l'intesa con Berlusconi chiedendo di far eleggere al popolo i giudici (argh!). Meno male che ci sono questi padani che ce l'hanno sempre duro: di sicuro e' duro (di comprendonio) il figlio del senatur, bocciato per il secondo anno consecutuivo alla maturita' scientifica.
E' proprio vero che d'estate non succede mai nulla: non si sa piu' nemmeno per cosa indignarsi.

giovedì 19 luglio 2007

Non li avete uccisi


Il 19 luglio del 1992, esattamente 15 anni fa, una carica di tritolo faceva esplodere il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta in via d'Amelio a Palermo. Ancora oggi non sappiamo chi furono i mandanti della strage. Mafia, servizi deviati, l'agenda del giudice sottratta subito dopo il fatto, il Pool antimafia disperso dopo le dimissioni di Caponnetto per motivi di salute. Lo stesso Caponnetto, 4 giorni dopo la strage, uscendo dalla camera ardente disse con la voce rotta dall'emozione "non c'e' piu' speranza". Salvo poi raccogliere il testimone caduto dalle mani di Borsellino per dare rinnovato coraggio e fiducia alla sua gente e alla sua terra.

Borsellino sapeva di morire. Aveva anche ricevuto notizia pochi giorni prima della trage che del tritolo era arrivato a Palermo, e che quel tritolo era per lui. Ma invece di scappare telefono' al prete per fare la comunione ed essere pronto ad affrontare il grande passo in qualsiasi momento.
Per questo e per l'impegno incessante nella lotta alla mafia Paolo Borsellino, come pure Giovanni Falcone, hanno lasciato nella società civile e nelle istituzioni una grande testimonianza "di salvaguardia dei valori di civiltà, libertà e democrazia, per una società libera dalla violenza mafiosa", come ha ricordato oggi Prodi. E' un esempio che oggi, in cui della mafia si parla sempre meno, serve piu' che mai. La speranza è davvero avere fiducia anche nelle curve.

19 LUGLIO 1992 (da Versi per la libertà (2001) di Pippo Pollina)

Il vento si dileguava in un girotondo di foglie,
l'asfalto era una lama di sole, lucido come un presagio nero.
Era l'ora del riposo, invero.
La città si truccava allo specchio chi brindava alla gioventù,
chi senza saperlo era già vecchio era già vecchio, chi guardava alla tivù
la tavola di Ginevra e del Re Artu'
Io e la mia compagna più cara lisciavamo il pelo alla storia
giocandoci a dadi la memoria.
Io e la mia ammirevole amica
sul carro della nostalgia
trionfale come la vita
beffarda come la vita.
Tobia il canarino giallo sopravvissuto ai nubifragi,
come migliaia di disperati celebrava il ritorno dei re Magi,
sulla terrazza assolata
dormi Palermo amata.
Altri cercavano l'oro per nascondere la paura
chi sapeva attendeva in silenzio il botto dell'ultima congiura
e dell'ultima ora l'ultima avventura.
Poi d'improvviso una nube, come un lampo di finestrino,
esplose in un rombo di tuono e furono bucce di mattino.
Noi non conosciamo Italie e non vogliamo più vedere
la lunga coda di paglia gli schiavi del potere.
I messaggeri dell'indignazione arrivarono quasi subito
a cavallo delle cineprese per non sporcarsi i pantaloni,
invocando nomi e cognomi, cognomi e nomi
passò qualche cane a pisciare sui resti delle macerie
le signore della televisione andarono in fretta dal parrucchiere
ad aggiustarsi il grugno e le rughe del sedere.
E sbocciarono fiori tristi sui prati muti della speranza,
vennero frotte di turisti a cercare la morte in vacanza.
Quel giorno scomparvero in tanti sulle ali della rivolta
quel giorno volaron le rondini per l'ultima volta.
Io e la mia compagna più cara cercavamo nell'ombra il cammino
Che conduce dove regna il silenzio, il gioco della vita e del destino.