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venerdì 2 marzo 2012

Lettera aperta alla Chiesa italiana

“Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio ” (Ef 2, 19).

Questa lettera nasce dopo l’incontro-invito con alcuni teologi e teologhe che abbiamo avuto nella comunità delle Piagge a Firenze il 20 gennaio scorso e al quale hanno partecipato tante persone credenti e non. Rifacendoci alla tradizione più antica della comunità credente, che per comunicare usava lo stile epistolare, anche noi abbiamo pensato di scrivere una lettera aperta alla chiesa italiana. Vorremmo fare una breve sintesi delle tante inquietudini e dei tanti desideri ed aspettative raccolte in quel contesto La trama principale delle nostre inquietudini, è espressa proprio dal testo della lettera alla chiesa di Efeso: Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio …
Abbiamo sempre pensato che questo fosse vero; abbiamo sempre pensato che la nostra condizione di donne e uomini credenti ci rendesse concittadini nella storia di tutti e familiari con il Mistero. Abbiamo sempre pensato che la nostra fede ci facesse responsabili nei confronti della vita di ogni creatura e dei difficili parti storici, sociali, economici, culturali e spirituali che la comunità umana vive da sempre. Abbiamo sempre pensato anche, che proprio perché siamo familiari di Dio, non siamo esenti dal vivere sulla nostra pelle le fatiche che ogni popolo fa per poter essere popolo degno e libero. Ma oramai, da molto tempo, ci sembra che questo non sia tanto vero, e soprattutto, con tristezza diciamo che forse nessuno ci chiede ed esige questa familiarità con il Mistero e questa solidarietà con la storia.
La struttura ecclesiale infatti sembra più preoccupata a guidarci che a farci partecipare e soprattutto a farci crescere. Le nostre comunità cristiane appaiono più tese a difendere una tradizione che a vivere una esperienza di fede. Noi sappiamo come diceva Paolo alla sua comunità di Corinto,che abbiamo il diritto di essere alimentati con parole spirituali … e con un nutrimento solido (Cfr. 1Co 3, 1-2),e invece ci sentiamo trattati come persone immature, come se non fossimo responsabili delle nostre comunità, ma solo destinatari chiamati a obbedire a ciò che pochi decidono ed esprimono per noi. E proprio in questo odierno contesto storico di grande fatica ma anche di grande opportunità per tutti i popoli, e dunque anche per la nostra società italiana, sentiamo che la chiesa è lon tana da questa fatica quotidiana dell’umanità. E che quando si fa presente, lo fa solo attraverso analisi , sentenze e a volte giudizi, che non ascoltano e non rispettano le ricerche e i tentativi che comunque la società fa per essere più autentica e giusta.
Ci sembrano sempre più vere le parole di Gesù nel vangelo Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito (Mt 23, 4). Noi non vorremmo essere collusi e complici di questo stile di vita, perché come credenti concittadini dei santi e familiari di Dio, sappiamo quanto è difficile sospingere la storia verso la pienezza della vita. Sappiamo anche che è difficile essere coerenti, ma lo vorremmo essere perché la coerenza oggi, sarà possibilità di vita per tutti. Perché condividere quello che abbiamo e non il sovrappiù, curarci dalle nostre ferite interiori,separarci da tutti quegli stili di vita che invece di includere escludono e invece di far crescere recidono, non è semplice ma è possibile, soprattutto quando nasce da una ricerca comune, dove ciascuno può suggerire qualcosa, dove ciascuno può condividere la sua visione del mondo e soprattutto la sua esperienza di Dio. Ma noi non ci sentiamo sostenuti nel far questo e l’esempio che abbiamo dalla chiesa ufficiale è, la maggior parte delle volte, quello di pretendere riconoscimenti e i difendere propri interessi, immischiandosi in politica solo per salvaguardare i propri privilegi.
Vogliamo essere popolo che cerca davvero di fare esperienza di Gesù, di quel Gesù che ispirava sogni di vita, che ispirava desideri di cambiamento. Quel Gesù che riusciva a far sognare anche chi conosceva solo disprezzo, o chi comunque veniva giudicato peggio di altri ed emarginato Ci domandiamo come mai ci dicono di essere obbedienti al magistero senza chiederci di essere fedeli a questo sogno bellissimo di una umanità composta da ogni lingua, razza, popolo, nazione …. (Cfr. Ap 7,9). Perché ci viene chiesto di essere credenti che devono obbedire e difendere la verità e non ci dicono invece che la Verità è più grande di noi e per questo va ricercata costantemente, ovunque e con tutti? Allora è per questo che vorremmo offrirvi queste nostre riflessioni, vorremmo che la chiesa ripe nsasse le sue strutture di comunità, e soprattutto la propria struttura gerarchica e i suoi rapporti con la società. Noi vorremmo che si rifiutasse ogni privilegio economico e soprattutto vorremmo che l’economia delle strutture ecclesiali non fosse complice della finanza e delle banche che speculano con il denaro a scapito del sudore e del sangue di individui e intere comunità, praticando un indebito sfruttamento, non solo delle risorse umane, ma anche di quelle naturali.
Queste, in breve, sono alcune delle nostre inquietudini che condividiamo con tutti i credenti, perché la Vita si è manifestata e noi l’abbiamo contemplata, vista, udita, toccata con le nostre mani… (Cfr. 1Gv 1,1-4) e di questo vorremmo rendere testimonianza. Partendo da questo primo incontro, ci impegniamo a cominciare un processo di autocritica e critica costante, per aiutarci a vivere e crescere insieme, come comunità credenti ma anche come compagni e compagne di cammino di tutti coloro che – tra evoluzioni, rivoluzioni e rivelazioni- fanno di tutto per rendere la storia più bella, solidale e giusta.

Alessandro Santoro – prete della Comunità delle Piagge (Firenze)
Antonietta Potente – teologa domenicana
Benito Fusco – frate dei Servi di Maria (Bologna)
Pasquale Gentili – parroco di Sorrivoli (Cesena)
Pier Luigi Di Piazza – parroco Centro Balducci di Zugliano (Udine)
Paolo Tofani – parroco di Agliana (Pistoia)
Andrea Bigalli – parroco di Sant’Andrea in Percussina (Firenze)

E' possibile sottoscrivere la lettera all’indirizzo di posta elettronica appellochiesa@gmail.com.

domenica 24 aprile 2011

Pasqua 2011

[...] Prendo spunto, questa notte, da quello che mi ha scritto un amico al quale è da poco nato il secondo figlio: non basta amarlo, questo bambino; occorre lottare perché possa davvero vivere in un mondo più bello. Un mondo nel quale si smetta una buona volta di acconsentire ogni giorno all’egoismo dei benpensanti, beati soltanto delle proprie ricchezze, si dica “basta” alla volgarità e alla stoltezza degli uomini di potere privi ormai di ogni decenza, si smetta di accettare passivamente la quotidiana banalità del male, che inghiotte gli uomini più deboli e più poveri in una tragedia dietro l’altra senza sosta, nell’indifferenza di tutti. Un mondo che sia davvero umano.
La Pasqua è credere che in questo buio del mondo, sull’orlo dell’abisso, è ancora possibile sperare; la luce è ancora accesa, nella notte. E’ possibile essere liberi perché è possibile amare. Ed è possibile amare perché Cristo è risorto e ha liberato il mondo dalla paura della morte che ci schiaccia e che ci impedisce di vivere e di amare. Andate, dunque, e portate ai discepoli questo annuncio: Lui è davvero risorto...
E ancora: Gesù ci precede in Galilea, ovvero sta davanti a noi, ci chiama a camminare verso di lui, come comunità di cristiani, anche in questa piccola parrocchia. Noi non siamo né migliori né peggiori di altri; solo una comunità cristiana che prova a credere che il Signore è sempre davanti a noi. Ogni Pasqua può così diventare una tappa in questa grande avventura della vita, verso un mondo reso libero per amare.


Don Luca, Pasqua 2011

mercoledì 25 agosto 2010

25 Aprile, in ritardo


Con qualche mese di ritardo (ma sempre attualissima, anche in questi tempi in cui la Chiesa commincia ad abbandonare la barca berlusconiana alla deriva), una bellissima omelia di Don Luca Mazzinghi per il 25 Aprile di qualche anno fa a San Romolo a Bivigliano. Purtroppo, su questi temi e sull'intreccio tra Chiesa e politica pare sempre piu' la voce di uno che grida nel deserto...
Grazie a Lorenzo, via Villa Guiccardini.

Oggi, per la Chiesa, festa dell’evangelista Marco. In Italia coincide con una festa civile, la memoria della liberazione dalla dittatura del nazismo e del fascismo. Una Messa, in questo contesto, acquista valore per i credenti prima di tutto come memoria e preghiera per chi è rimasto vittima di questa ondata di violenza, per i caduti che hanno lottato per la libertà, ma si allarga anche come richiesta di perdono per coloro che della guerra sono stati la causa e infine diviene una richiesta al Signore perchè ci doni lui la vera pace e ci conduca alla vera libertà.

E tuttavia dobbiamo rispondere a una domanda: qual è la voce della chiesa in questo contesto? E in secondo luogo: che cosa può dirci oggi Marco, visto che per la chiesa questa festa è al centro della liturgia di oggi? Provo a dire qualcosa con molta semplicità, ma anche con grande convinzione.

Il concilio Vaticano II ci ricorda, nella Gaudium et Spes, che la chiesa non si propone al mondo come forza politica nè intende seguire i criteri propri della politica; anzi, qualora fosse necessario, deve saper anche rinunciare ai privilegi che l’autorità politica le offre, anche se si trattasse di privilegi legittimi, qualora questi privilegi diventassero un’occasione di scandalo e di controtestimonianza evangelica.
C’è da chiedersi, in tutta onestà, se la chiesa oggi si ricordi ancora di questa parole del concilio; se davvero lo fa, è evidente che essa non può mai porre come criterio di comunione e di unità le opzioni temporali o le scelte politiche: ne consegue, proprio per la natura stessa della fede cristiana, la necessità del pluralismo politico dei credenti! Lo specifico del cristiano non sta infatti in una qualche “verità” politica, ma nella fede in Gesù Cristo. Tale fede ha una valenza politica in quanto si pone come “critica” di ogni scelta politica che il cristiano cerca di realizzare insieme agli altri uomini che non credono o che credono in modo diverso da lui; la fede da un lato spinge il cristiano ad agire nella cosa pubblica, dall’altro lo rende consapevole della relatività di ogni scelta politica che deve essere per sua natura tendente al bene comune anche di chi la fede non ce l’ha.
Così il compito della chiesa non è quello dare generiche affermazioni di principio in campo politico, magari difendendo i cosiddetti “valori non negoziabili”. La Chiesa non è tanto la custode dell’etica, quanto del vangelo e della fede; talvolta in campo puramente etico deve anche saper tacere. Sono inve-ce i singoli cristiani, i laici, che spesso dovrebbero parlare, non la chiesa in quanto gerarchia ecclesiastica. Questo ce lo ricorda con forza papa Paolo VI nella celebre enciclica Popolurum Progressio di cui in questi giorni ricorre il quarantesimo anniversario...
“Se l'ufficio della Gerarchia è quello di insegnare e interpretare in modo autentico i principi morali da seguire in que-sto campo, spetta ai laici, attraverso la loro libera iniziativa e senza attendere passivamente consegne o direttive, di penetrare di spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture della loro comunità di vita.”
Se la parola “religiosa” è propria dei profeti – ed è esattamente questo il compito della chiesa intesa come magistero ecclesiastico – la parola politica è invece il compito dei giusti e dei saggi.

Cosa può dire allora la chiesa oggi in relazione alla libertà, alla pace?

La Scrittura conosce molto bene il problema della schavitù e della guerra, fin dalla più antica storia di Israele che, come si legge nel libro dell’Esodo, era prigioniero nella “casa delle schiavitù” del faraone (Es 20,1) e che continuamente conoscerà guerre nella sua lunga storia – fino ad oggi, se è per questo. Che risposta offre la Scrittura?
Ed ecco allora un testo di Marco, la disputa tra i discepoli su chi di loro è il più grande: “ma tra voi non sia così…”. La chiesa dunque come “comunità alternativa” al potere politico e capace, in questo campo, di una vera parola profetica. Il “tra voi non sia così” non va visto nell’ottica della contrapposizione e dello scontro frontale: di qua la chiesa, di là il mondo; così da un lato ci si proclama difensori non richiesti di pretesi valori etici cristiani nel momento stesso in cui questi valori vengono negati nei fatti, in nome di una pretesa “reli-gione civile” tanto cara a quelli che io chiamo gli “atei devoti”. Dall’altro lato c’è ancora chi continua a considerare la chiesa come sostanzialmente un nemico da combattere, una realtà insignificante da confinare nelle sacrestie, “la più grande bugia della storia”, come canta quel Simone Cristicchi tanto caro agli appassionati di Sanremo. Il concilio Vaticano II ha voluto ricucire quella frattura tra chiesa e mondo con-temporaneo che si era prodotta fin dai tempi del Sillabo di Pio IX. Se il nostro mondo ha senza dubbio bisogno della chiesa – pure se molto spesso non lo sa, anche la chiesa ha bisogno del nostro mondo.
Il “tra voi non sia così” di Marco non è perciò un rinnovare la logica del non expedit, ma entrare nella logica evangelica del servizio, del dialogo e della sottomissione reciproca. La chiesa si propone al mondo come comunità che, in una società connotata da relazioni fragili, conflittuali e di tipo consumi-stico, esprime la possibilità di relazioni gratuite, forti e durature, cementate dalla mutua accettazione e dal perdono reciproco. Questo è il suo contributo alla pace e alla libertà. Offrire agli uomini lo spazio concreto per viverla.

Ma c’è qualcosa di più che Marco ci ricorda. Il vangelo di Marco si gioca su un dramma: più Gesù si fa conoscere al mondo, più viene rifiutato, iniziando proprio dai suoi stessi discepoli che non lo comprendono. Solo sotto la croce il centurione romano, il suo boia, riconoscerà che egli era il Figlio di Dio. Nessuno sembra averlo compreso prima di quel momento e Marco non fa nulla per attenuare lo scandalo.
La verità di Gesù, per Marco come per il resto del NT, si svela pienamente sulla croce; solo qui si comprende chi è davvero Gesù. La “parola della croce” non è altro poi che la parola del dono, del servizio, della logica del bene comune, del “tra voi non sia così”. La parola della croce è la parola che accetta la debolezza, la sconfitta, che non demonizza neppure l’avversario che ti sta crocifiggendo; la parola che rinunzia alla presunzione e all’arroganza. E’ il riconoscimento del fatto che senza un vero dono di se stessi non si potrà mai parlare di pace. E del resto fin dalla Città di Dio di s. Agostino la pace è sempre stata intesa dalla chiesa come la tranquillità dell’ordine, la concordia e l’armonia tra gli uomini.
Questo è un altro contributo della chiesa: annunziare agli uomini di buona volontà che c’è qualcuno che ha già aperto per tutti questa via della pace e che quel qualcuno si chiama Gesù, “la nostra pace”, come lo chiama Paolo nella lettera agli Efesini. Il cristiano offre così al mondo non una serie di valori etici più o meno sublimi bensì quello che Maritain chiamava “un supplemento d’anima”: la fede in Gesù Cristo. Ancora Paolo VI... “La pace non si riduce a un'assenza di guerra, frutto dell'equilibrio sempre precario delle forze. Essa si costruisce giorno per giorno, nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini.”

Bivigliano - 25 aprile 2007

lunedì 1 febbraio 2010

Vedove e terremoti

Mettendo in relazione la quantità di denaro donata ad Haiti e il reddito pro capite, viene fuori questo grafico (via Francesco Costa):



«Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Marco, 12-38-44

mercoledì 18 novembre 2009

Lettera di Natale


Di seguito la lettera che ho spedito a Franco Claretti (sindaco@comunedicoccaglio.it), architetto 38enne nella foto qui accanto, sindaco leghista del comune di Coccaglio (BS) e fiero ideatore con l'Assessore alla Sicurezza Claudio Abiendi (assessore.abiendi@comunedicoccaglio.it) dell'inimmaginabile operazione "Bianco Natale":

Gentile Franco Claretti,
e Gentile Claudio Abiendi, Assessore alla Sicurezza,

ho appreso dai giornali dell'iniziativa lanciata dalla vostra giunta comunale per disincentivare la presenza di cittadini stranieri nel vostro Comune. Leggo anche, perche' altrimenti avrei fatto fatica a crederlo, che l'operazione e' stata nominata "White Christmas", dal momento che terminera' proprio il giorno di Natale, e perche' evidentemente mira a restituire ai circa settemila abitanti del vostro paese un unico e rassicurante colore di pelle. Leggo che, in nome di una malintesa sicurezza, i vigili andranno casa per casa dei circa 1500 stranieri che vivono sul territorio comunale, controllando i documenti per "fare piazza pulita" degli "irregolari" revocando loro la residenza. Lo scenario e' quello, purtroppo ultimamente abusato sia a livello locale che nazionale, di una campagna ideologica che ha messo in competizione la sicurezza con i diritti, individuando come capro espiatorio di problemi piu’ gravi che non si sanno o non si vogliono risolvere proprio i piu' deboli e diseredati.
Tuttavia in questo caso quello che sconcerta ulteriormente e' l'accostamento con il Natale, festa per eccellenza della manifestazione del divino nei piu' piccoli e piu' poveri. Invece l'Assessore alla Sicurezza Claudio Abiendi (Lega Nord) ci tiene a far sapere ai giornali che "per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità". Dimostrando chiaramente di non aver capito nulla, o semplicemente di approfittarsi senza scrupoli di un fruttuosa quanto poco faticosa adesione di facciata alla tradizione cristiana. Di non aver inteso che l'ospitalità al pellegrino e allo straniero, l'apertura al viandante, sono al centro dell'etica cristiana: lo straniero è infatti, a partire dell'episodio biblico di Abramo alle Querce di Mamre (Genesi 18), una figura da accogliere ma anche, come lo è stato il popolo di Israele in Egitto, una figura capace di metterci in discussione, un'occasione per interrogarci su noi stessi, la nostra cultura, la nostra verità. Senza contare che e' proprio sull'accoglienza riservata agli stranieri che quel Signore che tanto va di moda, specialmente dalle vostre parti, appendere a destra e a manca ha promesso di giudicarci alla fine dei tempi: "ero forestiero e mi avete ospitato nella vostra casa" (Matteo 25,35). Leggo anche che a tutti i credenti indignati l'assessore Abiendi ha fatto sapere che "io sono credente, ho frequentato il collegio dai Salesiani. Questa gente dov'era domenica scorsa? Io a Brescia dal Papa". Avrebbe allora forse fatto meglio ad ascoltare le parole di quello stesso Papa in tema di accoglienza dello straniero: "La Chiesa invita i fedeli ad aprire il cuore ai migranti e alle loro famiglie, sapendo che non sono solo un problema ma costituiscono una risorsa da saper valorizzare opportunamente per il cammino dell'umanità e per il suo autentico sviluppo". Nonche' quelle del solito Signore appeso in ogni scuola del vostro comune che ammoniva: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio" (Matteo 7,21).
A meno che non ci siamo sbagliati tutti, e l'intenzione della giunta non fosse proprio quella di far rivivere in pieno l'atmosfera di quel Natale di 2000 anni fa, in cui Maria "diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo" (Luca 2,7). E allora chissa' che anche a Coccaccaglio, la notte di Natale, i vostri vigili non trovino in una qualche baracca un piccolo e scurissimo clandestino appena nato. Senza documenti, lui e i suoi genitori.

Con la sincera speranza che l'operazione sia al più presto interrotta, attendendo con curiosità di conoscere il vostro punto di vista.

Distinti (e distanti) saluti,

Giovanni Cresci

martedì 3 novembre 2009

Crocifissi


Nel Duomo vecchio di Molfetta c'è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l'ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria. La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell'opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito. Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce. La mia, la tua croce, non so quella di Cristo. Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell'abbandono. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Coraggio. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre "collocazione provvisoria". Il Calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce. C'è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. "Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra". Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell'uomo. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell'orario, c'è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio. Coraggio, fratello che soffri. Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

da “Alla finestra la speranza”, Don Antonio Bello, Vescovo di Molfetta

domenica 7 giugno 2009

Onorate un vitello d'oro


La lettera scritta di un prete genovese, don Paolo Farinella, al Cardinale Bagnasco presidente della Cei. Scritta il 31 maggio, è stata pubblicata ieri (6 giugno) sul quotidiano L’Unità.

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire … sopire, troncare».

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009

Paolo Farinella, prete

martedì 26 maggio 2009

Fonti, pregiudizi e schiavi francesi


Riporto qui una email a Pietro Ichino riguardo a un divertente ma impreciso post apparso sul suo ottimo blog, dato il valore paradigmatico del caso. A seguito dell'email l'origine della lettera e' stata prontamente precisata da Ichino, che ringrazio per l'attenzione.

Caro Pietro,

leggo con piacere quando posso il tuo blog, di cui apprezzo stile e contenuti, mai banali e spesso a fondo nei problemi importanti che affronti come flexsecurity e immigrazione. Sono rimasto oggi colpito, anche su segnalazione di un'amica, dal simpatico post "Posso avere schiavi francesi?" di qualche giorno fa, in cui si riprendeva una lettera molto divertente, datata Maggio 2009, che ironizza sulla risposta data in una trasmissione radiofonica a un ascoltatore in merito all'omosessualita', che sarebbe da considerarsi un abominio secondo quanto si legge nella Bibbia a Levitico 18, 22 (ricordo pero' che il Levitico spiega anche che la proprieta' privata non esiste!). La lettera gira pero' in rete da qualche tempo, ma non mi convinceva per la vaghezza dei riferimenti.

Ho fatto qualche ricerca in rete e ho scoperto che la lettera non riguarda assolutamente una trasmissione di Radio Maria condotta da un non identificato "noto religioso". La trasmissione che fornisce consigli morali applicando alla lettera versetti della Bibbia credo che fortunatamente non esista (ancora?) nel nostro etere, anche se a volte ho dovuto per caso ascoltare o cercando altre frequenze o da stralci riportati in rete cose quasi altrettanto allucinanti da questa emittente, anche nei confronti dei gay.

In realta' quella pubblicata e' una vecchia lettera (anno 2000) alla giornalista americana di fede ebraica ortodossa Laura Schlesinger, per ironizzare sulla sua posizione in fatto di omosessualita' presentata in diverse trasmissioni radiofoniche e televisive. Fortunatamente, sempre nel 2000, la Canadian Broadcast Standards Council (CBSC) ha dichiarato che la caratterizzione da parte della Schlessinger del comportamento sessuale dei gay come "abnorme, aberrante, disfunzionale e erroneo" costituisce una discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale, e come tale in violazione delle condizioni in merito di diritti umani del suo codice etico, costringendo la giornalista alle pubbliche scuse. Qui tutte le informazioni, insieme a un'interessante nota biografica sulla giornalista che testimonia ancora una volta quanto parole e azioni siano spesso distanti.

Mi sono preso la briga di scrivere questa email non tanto per il contenuto della lettera pubblicata, che resta una valida e divertente risposta ironica a ogni integralista che pensa che le scelte etiche possano sempre ridursi al bovino rispetto di precetti (concezione gia' bollata come antiquata gia' da Gesu' stesso 2000 e spicci anni fa ("avete inteso che fu detto...ma io vi dico..." Mt 5, 20-48), e neppure in difesa di Radio Maria che come abbiamo visto e' spesso assolutamente e vergognosamente indifendibile. Quanto perche' penso che occorra sempre stare attenti a non rispondere ai pregiudizi di qualcuno con altri pregiudizi nei suoi confronti, per non porsi sullo stesso piano e non passare dalla parte del torto. E perche' verificare le proprie fonti e' sempre bene!

Un saluto e buon lavoro

mercoledì 13 maggio 2009

Ero straniero e mi avete accolto


“Ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35). La Parola di Cristo porta a compimento la logica conviviale della Scrittura dal Levitico 19,33-34 –“Tratterete lo straniero che risiede fra voi come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso”, al Deutoronomio 10,19 – “Amate lo straniero perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto”, alla Lettera agli Ebrei 13,2 – “Non dimenticate l’ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli”. Alcuni eventi drammatici concomitanti interpellano fortemente la nostra fede cristiana e il nostro laico civile impegno: -il ripetuto “respingimento”di migranti intercettati nel canale di Sicilia e rispediti alla Libia, che non aderisce alla Convenzione internazionale dei diritti umani, presentato come “svolta storica “ dal Ministro dell’Interno ma respinto come preoccupante da organismi dell’ONU e già sanzionato dalla Corte europea nel 2005;- il suicidio di Mabrouka Mimoni nel Centro di identificazione e di espulsione di Ponte Galeria a Roma, sconvolta per il rimpatrio in Tunisia; - il decreto sicurezza, ritoccato rispetto alla stesura originale, ma pesantemente inquinato dal reato di clandestinità, quindi dall’idea del povero come delinquente e dalla povertà come delitto, con ricadute pesanti, anche mortali, su molte famiglie e sui loro bambini; - la tragicomica proposta di uno dei capolista della Lega Nord alle elezioni europee, noto per aver paragonato i rom ai topi da “derattizzare ” e per l’attacco costante alla logica del dialogo promossa dall’arcivescovo di Milano, di carrozze della metropolitana riservate solo ai milanesi; - in generale, il linguaggio aggressivo, violento e volgare presente in questo e in altri campi della vita politica e sociale. Siamo alle prove di apartheid. Non possiamo tollerare l’idea che esistano esseri umani di seconda e terza serie e che dentro e fuori l’Italia si formi un popolo di “non-persone”. Per noi le normative in atto e allo studio violano la Dichiarazione universale dei diritti umani basata sul principio “non negoziabile” della dignità umana e sulla prospettiva della fratellanza (art. 1), così come la Costituzione italiana, gli articoli 2,3,4, 10, 11, soprattutto quelli che prevedono il nostro conformarci alle norme del diritto internazionale e la promozione delle organizzazioni internazionali dei diritti umani. Disposizioni così cattive e incivili, oltre che controproducenti ai fini della pace e della sicurezza, hanno a che fare con il nostro essere credenti e cittadini. Il Concilio Vaticano II ci invita a esercitare la nostra funzione profetica, sacerdotale e regale (“Lumen gentium” 31-36), ad affermare “la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo spirito Santo come in un tempio” (“Lumen gentium” 9). Parlando della “grande responsabilità della comunità ecclesiale, chiamata ad essere casa ospitale per tutti, segno e strumento di comunione per l’intera famiglia umana”, il papa Benedetto XVI ritiene importante che ogni comunità cristiana intervenga per “aiutare anche la società civile a superare ogni possibile tentazione di razzismo, di intolleranza e di esclusione” e per “organizzarsi con scelte rispettose della dignità di ogni essere umano. Una delle grandi conquiste dell’umanità è,infatti, proprio il superamento del razzismo […]. Solo nella reciproca accoglienza di tutti è' possibile costruire un mondo segnato da autentica giustizia e pace vera” (angelus 17 agosto 2008). A tal fine, riteniamo utile riprendere le indicazioni episcopali degli anni ’90 sulla cittadinanza responsabile (“Educare alla legalità”, “Educare alla socialità”, “Educare alla pace”) sviluppando con coerente determinazione i percorsi aperti dalla Dottrina Sociale della Chiesa. Oggi per noi si pone seriamente la questione se la comunità cristiana non debba sfidare le diffuse tendenze xenofobe e razziste con la disobbedienza civile. Il cristiano rispetta la legge ma sa che la pienezza della legge è l’amore (Rom 13, 1-10), pensa quindi che debba opporsi a leggi ingiuste e a sistemi che opprimono l’essere umano, fatto a immagine di Dio, e che colpiscono i più deboli (Is 10,1-4 e Ger 7,1-7). E’ necessario reinventare o aggiornare la tradizione biblico-cristiana del diritto d’asilo, di essere cioè “santuario di protezione e difesa”(movimento presente negli Stati Uniti e in altri paesi) per i poveri e i deboli sottoposti ad abusi o che rischierebbero la vita se rimandati in alcuni paesi d’origine. Secondo il diritto internazionale nessun respingimento è possibile prima di valutare le singole situazioni dei migranti. Come credenti cittadini del mondo, dell’Europa e dell’Italia, intendiamo riaffermare la civiltà del diritto tramite il fare creativo della nonviolenza. E’ urgente realizzare l’articolo 10 della Costituzione riguardante la legge sul diritto d’asilo e istituire finalmente la Commissione nazionale indipendente per la promozione e la protezione dei diritti umani che può essere sostenuta e accompagnata da realtà associate nei modi previsti dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani (risoluzione 53/144 del 8 marzo 1999), il cui articolo 1 dice che “tutti hanno il diritto, individualmente ed in associazione con altri, di promuovere e lottare per a protezione e la realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali a livello nazionale ed internazionale”. Utile strumento può diventare al riguardo il progetto delle Città dei diritti umani in un mondo libero promosso, tra gli altri, dalla Tavola della Pace, dal Coordinamento degli Enti locali per la pace e i diritti e da Libera, realtà dove Pax Christi è variamente presente. In tal modo può anche camminare il progetto dell’ “ONU dei popoli”e molte scuole, fin dal prossimo anno scolastico, con la definizione delle attività di “Cittadinanza e Costituzione”, potrebbero chiamarsi Scuole delle Nazioni Unite, promotrici di diritti umani nelle loro città. Invitiamo, quindi, tutti gli operatori di pace, cominciando da noi stessi, dagli aderenti ai punti pace di Pax Christi, a mobilitarsi per costruire la pace nella vita quotidiana e nelle nostre città spesso prigioniere di solitudini, governate dalla paura e coinvolte in progetti tribali e autoritari dove si gioca il futuro della cittadinanza. Nessuna cultura della pace è possibile se non si realizzano il disarmo delle menti, la smilitarizzazione dei cuori e dei territori, se non si promuove il cantiere della cittadinanza attiva che è fatto di buone pratiche sociali e amministrative orientate al bene comune e alla sicurezza comune, alla liberazione dalle paure, all’educazione ai conflitti per una positiva loro gestione, al fiorire di spazi e momenti di riconoscimento reciproco, di integrazione-interazione, di contemplazione e di preghiera. Nessuno ci è straniero anche perché la distanza che ci separa dallo straniero è quella stessa che ci separa da noi stessi e la nostra responsabilità di fronte a lui è quella che abbiamo verso la famiglia umana amata da Dio, verso di noi, pronti a testimoniare la profezia del Risorto che annuncia la pace e ci dice di non temere perché sarà con noi “tutti i giorni, sino alla fine del mondo” (Mt 28.20).

Pescara 10 Maggio 2009
Consiglio Nazionale di Pax Christi

domenica 12 aprile 2009

Pasqua 2009: Nostro fratello Giuda


Giovedì santo 1958. Omelia di don Primo Mazzolari.

Miei cari fratelli, è proprio una scena d’agonia e di cenacolo. Fuori c’è tanto buio e piove. Nella nostra Chiesa, che è diventata il Cenacolo, non piove, non c’è buio, ma c’è una solitudine di cuori di cui forse il Signore porta il peso. C’è un nome, che torna tanto nella preghiera della Messa che sto celebrando in commemorazione del Cenacolo del Signore, un nome che fa’ spavento, il nome di Giuda, il Traditore. Un gruppo di vostri bambini rappresenta gli Apostoli; sono dodici. Quelli sono tutti innocenti, tutti buoni, non hanno ancora imparato a tradire e Dio voglia che non soltanto loro, ma che tutti i nostri figlioli non imparino a tradire il Signore. Chi tradisce il Signore, tradisce la propria anima, tradisce i fratelli, la propria coscienza, il proprio dovere e diventa un infelice. Io mi dimentico per un momento del Signore o meglio il Signore è presente nel riflesso del dolore di questo tradimento, che deve aver dato al cuore del
Signore una sofferenza sconfinata. Povero Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. E’ uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro
povero fratello Giuda.

Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: «Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!». Amico! Questa parola che vi dice l’infinita tenerezza della carità del Signore, vi fa’ anche capire perché io l’ho chiamato in questo momento fratello.

Aveva detto nel Cenacolo non vi chiamerò servi ma amici. Gli Apostoli son diventati gli amici del Signore: buoni o no, generosi o no, fedeli o no, rimangono sempre gli amici. Noi possiamo tradire l’amicizia del Cristo, Cristo non tradisce mai noi, i suoi amici; anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di Lui, anche quando lo neghiamo, davanti ai suoi occhi e al suo cuore, noi siamo sempre gli amici del Signore.
Giuda è un amico del Signore anche nel momento in cui, baciandolo, consumava il tradimento del Maestro. Vi ho domandato: come mai un apostolo del Signore è finito come traditore? Conoscete voi, o miei cari fratelli, il mistero del male? Sapete dirmi come noi siamo diventati cattivi? Ricordatevi che nessuno di noi in un certo momento non ha scoperto dentro di sé il male. L’abbiamo visto crescere il male, non sappiamo neanche perché ci siamo abbandonati al male, perché siamo diventati dei bestemmiatori, dei negatori. Non sappiamo neanche perché abbiamo voltato le spalle a Cristo e alla Chiesa.
Ad un certo momento ecco, è venuto fuori il male, di dove è venuto fuori? Chi ce l’ha insegnato? Chi ci ha corrotto? Chi ci ha tolto l’innocenza? Chi ci ha tolto la fede? Chi ci ha tolto la capacità di credere nel bene, di amare il bene, di accettare il dovere, di affrontare la vita come una missione. Vedete, Giuda, fratello nostro!
Fratello in questa comune miseria e in questa sorpresa! Qualcheduno però, deve avere aiutato Giuda a diventare il Traditore. C’è una parola nel Vangelo, che non spiega il mistero del male di Giuda, ma che ce lo mette davanti in un modo impressionante: “Satana lo ha occupato”. Ha preso possesso di lui, qualcheduno deve avervelo introdotto.

Quanta gente ha il mestiere di Satana: distruggere l’opera di Dio, desolare le coscienze, spargere il dubbio, insinuare l’incredulità, togliere la fiducia in Dio, cancellare il Dio dai cuori di tante creature. Questa è l’opera del male, è l’opera di Satana. Ha agito in Giuda e può agire anche dentro di noi se non stiamo attenti. Per questo il Signore aveva detto ai suoi Apostoli là nell’ orto degli ulivi, quando se li era chiamati vicini: “State svegli e pregate per
non entrare in tentazione”. E la tentazione è incominciata col denaro. Le mani che contano il denaro. Che cosa mi date? Che io ve lo metto nelle mani? E gli contarono trenta denari. Ma glieli hanno contati dopo che il Cristo era già stato arrestato e portato davanti al tribunale. Vedete il baratto!

L’amico, il maestro, colui che l’aveva scelto, che ne aveva fatto un Apostolo, colui che ci ha fatto un figliolo di Dio; che ci ha dato la dignità, la libertà, la grandezza dei figli di Dio. Ecco! Baratto! Trenta denari! Il piccolo guadagno. Vale poco una coscienza, o miei cari fratelli, trenta denari. E qualche volta anche ci vendiamo per meno di trenta denari. Ecco i nostri guadagni, per cui voi sentite catalogare Giuda come un pessimo affarista. C’è qualcheduno che crede di aver fatto un affare vendendo Cristo, rinnegando Cristo, mettendosi dalla parte dei nemici. Crede di aver guadagnato il posto, un po’ di lavoro, una certa stima, una certa considerazione, tra certi amici i quali godono di poter portare via il meglio che c’è nell’anima e nella coscienza di qualche loro compagno. Ecco vedete il guadagno? Trenta denari! Che cosa diventano questi trenta denari? Ad un certo momento voi vedete un uomo, Giuda, siamo nella giornata di domani, quando il Cristo sta per essere condannato a morte. Forse Lui non aveva immaginato che il suo tradimento arrivasse tanto lontano. Quando ha sentito il «crucifige», quando l’ha visto percosso a morte nell’atrio di Pilato, il traditore trova un gesto, un
grande gesto. Va’ dov’erano ancora radunati i capi del popolo, quelli che l’avevano comperato, quella da cui si era lasciato comperare. Ha in mano la borsa, prende i trenta denari, glieli butta, prendete, è il prezzo del sangue del Giusto. Una rivelazione di fede, aveva misurato
la gravità del suo misfatto. Non contavano più questi denari. Aveva fatto tanti calcoli, su questi denari. Il denaro.

Trenta denari. Che cosa importa della coscienza, che cosa importa essere cristiani? Che cosa ci importa di Dio? Dio non lo si vede, Dio non ci da’ da mangiare, Dio non ci fa’ divertire, Dio non da’ la ragione della nostra vita. I trenta denari. E non abbiamo la forza di tenerli nelle mani. E se ne vanno. Perché dove la coscienza non è tranquilla anche il denaro diventa un tormento. C’è un gesto, un gesto che denota una grandezza umana. Glieli butta là. Credete voi che quella gente capisca qualche cosa? Li raccoglie e dice: “Poiché hanno del sangue, li mettiamo in disparte. Compereremo un po’ di terra e ne faremo un cimitero per i forestieri che muoiono durante la Pasqua e le altre feste grandi del nostro popolo”. Così la scena si cambia, domani sera qui, quando si scoprirà la croce, voi vedrete che ci sono due patiboli, c’è la croce di cristo; c’è un albero, dove il traditore si è impiccato. Povero Giuda. Povero fratello nostro.

Il più grande dei peccati, non è quello di vendere il Cristo; è quello di disperare. Anche Pietro aveva negato il Maestro; e poi lo ha guardato e si è messo a piangere e il Signore lo ha ricollocato al suo posto: il suo vicario. Tutti gli Apostoli hanno abbandonato il Signore
e son tornati, e il Cristo ha perdonato loro e li ha ripresi con la stessa fiducia. Credete voi che non ci sarebbe stato posto anche per Giuda se avesse voluto, se si fosse portato ai piedi del calvario, se lo avesse guardato almeno a un angolo o a una svolta della strada della Via Crucis: la salvezza sarebbe arrivata anche per lui. Povero Giuda. Una croce e un albero di un impiccato. Dei chiodi e una corda. Provate a confrontare queste due fini. Voi mi direte: “Muore l’uno e
muore l’altro”. Io però vorrei domandarvi qual è la morte che voi eleggete, sulla croce come il Cristo, nella speranza del Cristo, o impiccati, disperati, senza niente davanti. Perdonatemi se questa sera che avrebbe dovuto essere di intimità, io vi ho portato delle considerazioni così dolorose, ma io voglio bene anche a Giuda, è mio fratello Giuda.

Pregherò per lui anche questa sera, perché io non giudico, io non condanno; dovrei giudicare me, dovrei condannare me. Io non posso non pensare che anche per Giuda la misericordia di Dio, questo abbraccio di carità, quella parola amico, che gli ha detto il Signore mentre lui lo baciava per tradirlo, io non posso pensare che questa parola non abbia fatto strada nel suo povero cuore. E forse l’ultimo momento, ricordando quella parola e l’accettazione del bacio, anche Giuda avrà
sentito che il Signore gli voleva ancora bene e lo riceveva tra i suoi di là. Forse il primo apostolo che è entrato insieme ai due ladroni. Un corteo che certamente pare che non faccia onore al figliolo di Dio, come qualcheduno lo concepisce, ma che è una grandezza della sua
misericordia. E adesso, che prima di riprendere la Messa, ripeterò il gesto di Cristo nell’ultima cena, lavando i nostri bambini che rappresentano gli Apostoli del Signore in mezzo a noi, baciando quei piedini innocenti, lasciate che io pensi per un momento al Giuda che ho dentro di me, al Giuda che forse anche voi avete dentro.

E lasciate che io domandi a Gesù, a Gesù che è in agonia, a Gesù che ci accetta come siamo, lasciate che io gli domandi, come grazia pasquale, di chiamarmi amico. La Pasqua è questa parola detta ad un povero Giuda come me, detta a dei poveri Giuda come voi. Questa è la gioia: che Cristo ci ama, che Cristo ci perdona, che Cristo non vuole che noi ci disperiamo. Anche quando noi ci rivolteremo tutti i momenti contro di Lui, anche quando lo bestemmieremo, anche quando rifiuteremo il Sacerdote all’ultimo momento della nostra vita, ricordatevi che per Lui noi saremo sempre gli amici.

venerdì 27 marzo 2009

Suscitare speranza


"Un vero pastore sa che la barca di Pietro non corre il rischio di affondare anche se affronta il mare aperto perché è assistita dallo Spirito Santo. Invece questo papa non è un pastore, è solo un professore. Si preoccupa di fare ogni genere di appunto critico alla modernità, ma non ha irradiazione spirituale, non ha carisma, non mostra il cristianesimo come una cosa buona, una fonte di gioia per l'umanità. In una parola, non fa la cosa più evangelica, quella che Ernst Bloch riteneva la più importante per ogni religione: suscitare speranza. Una Chiesa così, che non è fonte di fiducia nella vita e nel futuro, tutta ripiegata su se stessa, sulla propria identità e sul potere sacrale della gerarchia, completamente paralizzata dalla paura di ciò che sta 'fuori', non è più una Chiesa. È una 'ecclesìola', una piccola chiesa, con forti tendenze fondamentaliste"

Leonardo Boff, intervista a L'Espresso

mercoledì 11 febbraio 2009

Bignami

Per chi era distratto, per quelli delle regole e della dottrina, in sette minuti un ottimo bignami dei Vangeli:



Avvenne che, in giorno di sabato, Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. I farisei gli dissero: “Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?”. Ma egli rispose loro: “Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatar, e mangiò i pani dell’offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?”. E diceva loro: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato” (Mc 2,23-28 )

giovedì 25 dicembre 2008

Natale 2008



Santinella quanto manca all'alba?

mercoledì 1 ottobre 2008

Chi vuole la pace, prepari la pace


Stasera alla parrocchia di St. Bonifaz qui a Monaco la gradita visita di Mons. Luigi Bettazzi, presidente di Pax Christi Internazionale, presidente del "Centro studi economico-sociali per la pace" e vescovo emerito di Ivrea, gia' ricordato su queste pagine per la lettera alla CEI di qualche mese fa, purtroppo sempre piu' attuale. Il tema era "chi vuole la pace, prepari la pace", e riporto qui un estratto del suo discorso:

[...]Prima di tutto per la liberta' della fede vale allora la condizione di nonviolenza che, come condizione tipica di un atteggiamento veramente umano, dovra' divenire meta suprema di ogni impegno umano, personale, sociale, fino a quello per la pace. In realta' Gesu' ebbe a dire, e proprio nel discorso della montagna, che se "uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra" (Mt 5,39). L'evangelista precisa "guancia destra", il che comporta che, salvo che si trattasse di un mancino (ma sono soltanto il 9,27% dell'umanita'!), sarebbe un manrovescio, dunque ancora piu' oltraggioso. Qualcuno ha osservato che questa poteva essere la scelta di una pia persona, non di un politico. Io farei notare invece che anche a Gesu', durante la passione, venne dato uno schiaffo da un servo del Sinedrio, che lo rimprovero' sul modo con cui aveva risposto al sommo sacerdote (v. Gv 18,22). E' aquello il momento, per Gesu', di offrire l'altra guancia; e invece rispose: "Se ho parlato male, dimostrami dov'e' il male, ma se ho parlato bene perche' mi percuoti?" (ivi 23), facendo capire che "offrire l'altra guancia" significa non restituire la violenza, facendo si', invece, che anche l'altro rinunci alla violenza. E questo, che dovrebbe diventare l'impegno e lo stile del cristiano se vuol essere coerente (altro che "guerre giuste", o "guerre di difesa" o "guerre preventive"o addirittura "guerre umanitarie"!), a ben riflettere risulta l'unica via effettiva per un cammino di pace. La violenza infatti stimola nuove violenze e una pace imposta con la forza e il sopruso del vincitore semina odi, risentimenti, propositi di vendetta e di rivendicazioni, alimenta - in un mondo tecnologicamente avanzato e globalizzato - terrorismi e paure.
Finora si indicava la solidarieta' come la cartina al tornasole per verificare il cristianesimo di una persona e di una comunita' (Giovani Paolo II dice nell'Enciclica "Sollicitudo Rei Socialis" dice che solidarieta' e' il nome attuale della carita', e si e' cristiani solo se si ha la carita' e nella misura in cui si vive!). Potremmo ora aggiungere che la seconda faccia di questa cartina al tornasole e; la nonviolenza attiva. Ci abbiamo messo secoli per giungervi, ma oggi - soprattutto nel nostro mondo occidentale - non ci si puo' dire cristiani se non nella misura in cui si crede e ci si impegna per la nonviolenza attiva. Ogni altra posizione si rivela anacronistica e incoerente. E questo dovrebbe talmente entrare nella visuale cristiana da poterla presentare anche nelle omelie, come la vera dottrina della Chiesa, contro tutte le motivazioni che possono darcene i politici: il vero materialismo e il vero ateismo sono l'idolatria o anche solo la tolleranza passiva di una violenza che, al di la' di etichette o di paraventi, e' solo strumento di potere, di dominio, di egoismo.

Verrebbe addirittura da concludere che, se "eresia" - come dice la parola greca da cui deriva - e' "separazione", cioe' rinuncia a restare in piena comunione con la Chiesa perche' non se ne accetta qualche dogma, qualche verità proclamata, e se un tempo si dichiarava eretico, ad esempio, chi non accettava l'idea che Gesu' fosse insieme vero Dio e vero uomo, oggi si dovrebbe considerare eretico chi non crede nell'uguaglianza fondamentale di tutti gli esseri umani e ne riconosce i diritti, o se, sul piano sociale, non parte dalla solidarieta' e dalla nonviolenza. [...]

martedì 16 settembre 2008

Guardare indietro


"In Italia la maggioranza dei vescovi, con poche ammirevoli eccezioni, ha posto ostacoli all'applicazione del motu proprio sulla messa in latino. Lo stesso bisogna dire di molti superiori generali che vietano ai loro sacerdoti di celebrare la messa secondo il rito antico [...] Non abbiamo intenzione di fare il processo alla liturgia nuova, tuttavia la liturgia post-conciliare è una mescolanza di antico e nuovo che produce spesso una mancanza di armonia e una confusione"

Segretario della Commissione Ecclesia Dei, monsignor Camille Perl, 15 Settembre 2008

L'ordinamento rituale della messa sia riveduto in modo che apparisca più chiaramente la natura specifica delle singole parti e la loro mutua connessione, e sia resa più facile la partecipazione pia e attiva dei fedeli. Per questo i riti, conservata fedelmente la loro sostanza, siano semplificati; si sopprimano quegli elementi che, col passare dei secoli, furono duplicati o aggiunti senza grande utilità; alcuni elementi invece, che col tempo andarono perduti, siano ristabiliti, secondo la tradizione dei Padri, nella misura che sembrerà opportuna o necessaria. Affinché la mensa della parola di Dio sia preparata ai fedeli con maggiore abbondanza, vengano aperti più largamente i tesori della Bibbia in modo che, in un determinato numero di anni, si legga al popolo la maggior parte della sacra Scrittura. [...] Nelle messe celebrate con partecipazione di popolo si possa concedere una congrua parte alla lingua nazionale, specialmente nelle letture e nella « orazione comune » e, secondo le condizioni dei vari luoghi, anche nelle parti spettanti al popolo, a norma dell'art. 36 di questa costituzione. Si abbia cura però che i fedeli sappiano recitare e cantare insieme, anche in lingua latina, le parti dell'ordinario della messa che spettano ad essi... la comunione sotto le due specie si può concedere sia ai chierici e religiosi sia ai laici, in casi da determinarsi dalla sede apostolica e secondo il giudizio del vescovo.
Costituzione Conciliare Sacrosantum Concilium, Concilio Vaticano II, 1964

E poi si stupiscono che le firme alla Chiesa Cattolica per l'8 per mille sono in calo. Invece che fare pubblicita', forse sarebbe il caso di rivedere le priorita'...

giovedì 14 agosto 2008

Sepolcri imbiancati


Neanche finisco di parlare, che il Vaticano interviene per tenersi stretto il suo piatto di lenticchie. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, ha infatti incredibilmente (o, purtroppo, forse del tutto prevedibilmente) dichiarato:

Famiglia Cristiana e' una testata importante della realta' cattolica italiana ma non ha titolo per esprimere le posizioni della Santa Sede ne' della Conferenza Episcopale Italiana. La sua linea rientra nella responsabilita' della sua direzione.

Faccio notare a Federico Lombardi che lui e la CEI, e neppure la Santa Sede, hanno diritto di parlare per la Chiesa, a meno che non si tratti di materia di fede. Ovviamente non aspettava altro Gasparri, che gia' aveva dato di fascista alla rivista:
Le parole del direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, sono talmente chiare che non e' piu' necessario aggiungere nulla. Continueremo serenamente e con umilta' a difendere in politica i valori cattolici che sono alla base della identita' della nostra nazione e anche del programma politico del centrodestra. Una sconfessione di questa portata vale mille volte di piu' di una vittoria processuale degli insulti subiti. C'e' da augurarsi che il direttore di 'Famiglia Cristiana' abbandoni la condotta personale, che ho potuto constatare, tutt'altro che in linea con la solidarieta' agli ultimi.

La faccia come il culo, parla anche di solidarieta' agli ultimi, quelli che non possono neppure piu' frugare nei cassonetti. Parla di valori cattolici, tra i quali probabilmente da oggi non rientra piu' la fratellanza, l'accoglienza e la condivisione, ma l'accumulo, il razzismo e l'uso del debole come capro espiatorio, il si salvi chi puo'. E mentre la stretta dell'esercito nelle strade porta all'incredibile risultato della multa ai barbieri senza licenza, mentre a Firenze il comune si vanta con un comunicato stampa di aver multato i mendicanti, mentre a Roma una Peruviana viene trattata da prostituta da una pattuglia della Polizia per il solo fatto di essere straniera, la destra continua con la sua politica di "solidarieta' agli ultimi". E il Vaticano, complice ignavio e silenzioso, mette a tacere l'unico dissenso che in Italia ha il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome: fascismo. Attendiamo con ansia la rimozione del direttore da parte del Vaticano. Vergogna: siccome non trovo le parole, mi affido a quelle di quel tale che la Santa Sede e Giovanardi dicono di mettere al primo posto nella loro scala (?!) di valori:

Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l'amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre. Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo (Lc 11, 42-44)

Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. [...] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci. [...] Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché anche l'esterno diventi netto! [...] Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità. (Mt 23, 4 e seguenti)

E poi c'e' chi dice che il Vangelo non e' attuale. Probabilmente solo nella sala stampa del Vaticano e nel gruppo della Pdl al Senato.

Criptocomunisti


Non sapevamo che Giovanardi fosse l'unico custode della vera dottrina della Chiesa. Eppure ha accusato di eresia il piu' venduto settimanale cattolico, "Famiglia Cristiana", dal momento che in una serie di editoriali ha osato addirittura muovere critche alla deriva razzista e classista del governo. Poco importa, ad esempio, che l'enciclica Conciliare "Gaudium et Spes" ricordi esplicitamente che "se le soluzioni proposte da un lato o dall'altro, anche oltre le intenzioni delle parti, vengono facilmente da molti collegate con il messaggio evangelico, in tali casi ricordino essi che nessuno ha il diritto di rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione l'autorità della Chiesa", ponendo in realta' lo stesso Giovanardi al di fuori della vera dottrina della Chiesa. Anche tralasciando per un momento la scellerata politica di cui e' complice di governo, e che piuttosto naturalmente un settimanale cattolico ha non solo il diritto, ma anche il dovere di contestare, dal momento che cozza con i principi piu' basilari del messaggio Cristiano ("ero straniero e mi avete accolto", "amatevi l'un l'altro", e via dicendo con il catechismo delle elementari). Probabilmente in un paese normale avrebbe anche il diritto e la possibilita' di farlo senza essere dichiarato "fascista" dai membri di un governo sostenuto da una maggioranza farcita, quella si', di esponenti fascisti, che impunemente sventolano la bandiera cattolica per accaparrarsi voti in cambio di un piatto di lenticchie condito con scuola privata, eutanasia e aborto, scambiato con una gerarchia miope e compiacente. Per fortuna la Chiesa non e' tutta la', per fortuna qualcuno ancora fa notare che la coerenza e' richiesta anche in questo mondo, che "non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio", che cerca di non rendersi complice di quello che questa destra sta facendo al paese, ai cittadini e agli stranieri che cercano in Italia dignita' e speranza. Per fortuna c'e' ancora qualcuno che si domanda su una rivista popolare se "È troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?". Ce ne fossero di criptocomunisti, come ha definito Gasparri la rivista, che invitano il governo a "smettare di giocare ai soldatini e risponda della grave situazione economica in cui versa il paese". O dovrebbero restare chiusi nelle catacombe?

giovedì 31 luglio 2008

Etica e diritto


Se i dieci comandamenti fanno cilecca, state almeno alla Costituzione: come tavola di morale civile, di principi e valori non discendenti dall'alto, ma portati in alto dal ribollire della Storia.

lunedì 16 giugno 2008

Sotto il voto cattolico niente


Ricevo da Cosimo questo articolo di Raniero La Valle, dalla rubrica "Resistenza e pace" in uscita sul prossimo numero del quindicinale di Assisi, Rocca.

Circolano degli studi, condotti con encomiabile rapidità dai professori Paolo Segatti e Paolo Natale, sulla dislocazione del voto cattolico nelle recenti elezioni politiche che hanno dato il trionfo alla destra. Su tali studi, nel giro di pochi giorni, ci sono stati due convegni a Roma, uno all'università Gregoriana organizzato da Dario Franceschini e dalla sua rivista "Questa fase", l'altro nei pressi di Montecitorio organizzato dai cristiano-sociali del Partito democratico.

Da questi studi, e dai relativi convegni, è risultata una singolare verità: sotto il voto cattolico, niente. È la prima volta che ciò accade da quando, attraverso la DC, il voto cattolico era determinante per qualsiasi risultato elettorale. Questa volta viene fuori che il voto dei cattolici si è spalmato tra i partiti, più o meno nelle stesse proporzioni in cui si è distribuito l'elettorato in generale. Naturalmente ci sarebbe da discutere chi siano, veramente, i cattolici. Secondo i parametri dei sociologi sono quelli che con maggiore o minore frequenza vanno a messa (con un declino del 6 per cento negli ultimi dodici anni), dichiarano la loro appartenenza alla Chiesa e mantengono qualche pratica di usanze cristiane; si tratta di circa un terzo dell'elettorato. Così identificati, essi per il 42 per cento hanno votato a favore del Popolo della libertà di Berlusconi, per il 36 per cento a favore del Partito democratico di Veltroni, mentre per il 4 per cento hanno votato a favore dell'Unione di centro di Casini. Si sono fatte anche analisi più dettagliate, ma il risultato complessivo non cambia, ciò che fa dire a quanti hanno commentato questi studi che "è finita la questione democristiana", "è finito il cattolicesimo democratico" o addirittura "è finita la questione cattolica".

In un senso più profondo, e meno elettoralistico, le analisi dicono che si sarebbe creato una specie di amalgama in cui non c'è più una distanza culturale tra cattolici e "laici", tutti rientrando in una grande area multiforme di secolarizzazione di massa, in cui prevale una linea "neolibertaria tecnocratica e neoscientista", le cui caratteristiche salienti sarebbero il primato della soggettività, un individualismo anomico (per sé) e un desiderio normativo (per gli altri), la perdita della socialità e una mancanza di reattività (anche da parte della stessa gerarchia cattolica) alla "deriva neopagana" della Lega.

Se così stanno le cose, in questa cultura gelatinosa un Berlusconi che produce una legislazione penale e civile ormai ignara di ogni memoria di solidarismo e di mansuetudine cristiani, e nello stesso tempo si proclama "anarchico nell'etica", va benissimo.

Così, al culmine del processo volto a creare un'Italia apolitica e a bipartitismo perfetto, la qualità cristiana di una parte consistente dell'elettorato è pervenuta alla perfetta irrilevanza, sicché i partiti residui rimasti sulla scena la possono tranquillamente ignorare. Non che ci sia una irrilevanza della Chiesa come istituzione, a cui infatti sono molto attenti atei devoti e laici bigotti; ma secondo le statistiche riferite in questi studi il 74 per cento dei praticanti "ascolta la Chiesa e poi decide in base alla propria coscienza".

In effetti dopo tanti conflitti al calor bianco tra Chiesa e società politica sulla difesa della vita "dal concepimento alla morte naturale", sulle coppie non sposate e sulla fecondazione assistita, in cui ai cattolici sono stati chiesti soprattutto comportamenti oppositivi o astensionistici, anche dal voto, un'era di glaciazione sembra essere scesa tra Chiesa e società italiana. Alle generazioni dei cattolici della speranza succede ora una generazione di cattolici tristi. Sembra che non ci sia più niente da osare, la vita di trincea è una vita di cupa tristezza, e nei rifugi si asfissia. La realtà che si offre al nostro sguardo è avara di segni dei tempi. Non molti decenni fa si potevano scrutare dei segni che annunciavano un mondo più umano, dove la guerra era fuori della ragione. Oggi per avere un'idea del futuro che ci attende dobbiamo scrutare con quanta cupidigia Berlusconi afferra il braccio e bacia la mano del Papa.

La cosa non riguarda solo i cattolici. Come la questione cattolica è stata all'origine della democrazia italiana, così la fine della questione cattolica potrebbe anche segnare la fine della questione democratica in Italia. Per questo ci chiedevamo nel numero scorso se, venuta meno come è giusto la funzione politica dei cattolici presi tutti insieme come categoria politica indifferenziata, non si debba richiamare in vita dalla nostra tradizione l'esperienza di quei cristiani che seppero essere parte, e che a nostro avviso, da Romolo Murri a Luigi Sturzo alle Fiamme Verdi, a Franco Salvi e alla Resistenza, alla Costituente e a Moro, seppero stare dalla parte giusta: l'esperienza che sotto diversi nomi è stata quella di una "sinistra cristiana"; per non restare indifferenti alla cacciata e alla morte dei poveri.

giovedì 3 aprile 2008

Ecco, appunto


A proposito del post precedente, leggo adesso le dichiarazioni della presunta paladina della cristianita' Professoressa Binetti. Dato che per candidarsi nelle liste del PD ha firmato sia il manifesto dei valori, sia il programma elettorale, e dato che sia il programma al punto 2 comma d e il manifesto al punto 2 sono piuttosto chiari in merito e non passibili di interpretazione, o si rimangia quello che ha detto e chiede scusa o va fuori subito. E se non si puo' piu' cambiare le liste, si impegni a rinunciare gia' il 15 Aprile. Nel dubbio, meglio se va fuori, ha gia' abusato abbastanza della nostra pazienza, che noi un cilicio del genere non ce lo siamo scelti. Se abbiamo gia' mollato qualche zavorra, non e' una buona ragione per non completare l'opera.
Per consolazione una buona notizia, cade l'ultimo muro d'Europa. A Cipro l'unificazione e' piu' vicina, dopo 45 anni. Di questi tempi i muri fan fatica a stare su, almeno quelli.