Chi lo sa che domani sarà
Se l'occhio non si esercita, non vede.
Se la pelle non tocca, non sa.
Se l'uomo non immagina, si spegne.
Nella discussione alla Camera sull'uccisione di due militari italiani a Herat, e su un'eventuale modifica della missione italiana in Afghanistan, ha prevalso come sempre l'opportunismo e la speculazione sulla ragedia. Se la nostra missione verrà rivista, purtroppo sarà in peggio.
Brilla fra tutti l'intervento del deputato Pdl Giancarlo Lehner, che ha chiesto direttamente di riformare l’articolo 11 della Costituzione “dettato dalla e paura dei vinti” e di “autorizzare finalmente i nostri soldati alla guerra preventiva contro i terroristi afghani”. Guerra preventiva, come Bush. Al posto del Lince un nuovo carrarmato piu' grosso e piu' caro, il Freccia, nessuna valutazione oggettiva degli obittivi e dalla situazione reale nel paese, nessuna autocritica: solo rabbia contro l'attacco "vigliacco e subdolo". Se qualche parlamentare del PD ha provato a dire qualcosa di sensato, e' caduto nel vuoto. D'altronde qualcuno nella maggioranza, Antonio Martino, qualche tempo fa si e' rifiutato di votare la finanziaria perche' a suo dire destiava troppi pochi fondi alla difesa: "La difesa non è uno dei compiti dello Stato, la difesa è lo Stato! Per millenni lo Stato è esistito senza sanità pubblica, senza scuola pubblica, senza pensioni pubbliche, ma non è mai esistito uno Stato senza difesa! È una contraddizione in termini! Non possiamo spendere soltanto lo 0,8 per cento del PIL!". Ecco perche' tagliano su tutto per comprare i Freccia.
Pubblicato da
beffatotale
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09:37
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Categorie: afghanistan, governo, guerra, lutto, pace
Nove anni fa se ne andava Fabrizio De Andre'. Per me e' stato il piu' grande di tutti, il cantore degli ultimi e dei vinti. Con la sua voce calda, con la sua musica mai scontata, con i suoi testi fulminanti, ha saputo per primo emozionarmi e segnare tutta la mia adolescenza. Il primo disco che ho comprato, mentre i miei compagni di classe si gettavano sugli Europe e compagnia, e' stato "Non all'amore non al denaro ne' al cielo". Da quel disco, la canzone in cui Fabrizio ha voluto ritrarsi.
1302 nel 2006, 719 nei primi 7 mesi del 2007. Si continua a morire sul lavoro, come sono in aumento infortuni e malattie professionali. Dopo l'ennesima strage, oggi tutti si battono il petto e esternano il loro sdegno, dalla politica a Confindustria, ai sindacati. Qualcuno pero' la coscienza sporca ce l'ha, non sono cifre da fatalita'. E' vero che le leggi ci sono. Il difficile come sempre e' farle applicare. Com'e' possibile che si lavorasse su turni di 12 ore con la minaccia di perdere altrimenti il posto, per giunta senza manutenzione? Dice Prodi: "Troppo spesso la logica del profitto mette in secondo piano il rispetto della persona umana prima ancora che i diritti dei lavoratori. Non si può morire di lavoro in un luogo dove tra l'altro si combatteva per non perdere il lavoro". Io invece oggi sto zitto, mi stringo alle 2000 famiglie che in 20 mesi hanno perso una persona cara mentre lavorava, e leggo Gennaro Carotenuto.