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mercoledì 24 marzo 2010

Fuori dal vaso

L'ennesima uscita della CEI per bocca del cardinal Bagnasco alla vigilia delle elezioni regionali e', come al solito, a dir poco sorprendente. Nei modi e nei tempi, ma anche nei contenuti, poveramente appiattiti sulla crocetta per la Polverini. Pare proprio che continuino a farla fuori dal vaso, anche sui temi vescovilmente sensibili... via Metilparaben:


Ricapitolando, scusandomi in anticipo per eventuali omissioni ed invitandovi a comunicarmi eventuali integrazioni: Silvio Berlusconi (Presidente del Consiglio), Daniela Santanchè (Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio), Andrea Augello (Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio), Elio Vito (Ministro dei Rapporti con il Parlamento), Umberto Bossi (Ministro delle Riforme per il Federalismo), Roberto Calderoli (Ministro della Semplificazione Normativa), Franco Frattini (Ministro degli Affari Esteri), Ignazio La Russa (Ministro della Difesa), Altero Matteoli (Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti), Roberto Castelli (Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti) sono divorziati, Sandro Bondi (Ministro dei Beni e delle Attività Culturali) è separato, Mariastella Gelmini (Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca) è rimasta incinta prima di sposarsi, Vittoria Michela Brambilla (Ministro del Turismo) ha un figlio nato fuori dal matrimonio e Stefania Prestigiacomo (Ministro dell'Ambiente) ha sposato un divorziato.

Per essere una maggioranza che dovrà difendere i valori cattolici non c'è male.

Purtroppo una CEI che ragioni come il vescovo Romero sarebbe chiedere troppo. Da capire anche perche' mentre si plaude (giustamente) a reti unificate per la riforma sanitaria di Obama, in Italia alla vigilia delle elezioni regionali non si parli di sanita' se non riguardo alle pillole abortive. Parlare del resto, o di qualunque cosa riguardi davvero i cittadini, scoperchierebbe il pentolone? Come segnala Cosimo, dai tempi del Divo (i preti votano, Dio no) le cose non cambiano mai...

giovedì 4 marzo 2010

Due pesi, nessuna misura


La Polverini, nel Lazio, e Formigoni, in Lombardia, stanno provando a silurarsi da soli. La prima per via di un panino farcito di divisioni all'interno del Pdl, il secondo per avere trattato con leggerezza il passaggio burocratico della presentazione delle liste (eppure è la quarta volta che si presenta come candidato presidente, e non potrebbe nemmeno). La prima dovrebbe essere riammessa (ma non la lista PDL che la sostiene a Roma), mentre per Formigoni pare che non ci sia niente da fare date le irregolarita' nelle firme, a meno di un decretino ad hoc che cambi le regole a partita finita. Perche' dopo aver discusso di igieniste e velone, amici di Bondi e fisioterapisti, geometri con posizioni in lista si sono resi conto di essere in un partito che non esiste, dove trovare anche 3500 firme e' un'impresa non da poco.
Scomposte le reazioni del governo, che parla di golpe, di forma anteposta alla sostanza, con protagonista assoluto il ministro della difesa (della difesa!) che dice che "Non accetteremo una sentenza che impedisce ai nostri elettori di votarci. Siamo pronti a tutto. Non rispondiamo delle nostre azioni". Un Benito La Russa pronto a far marciare su Roma i carri armati dell'esercito e a fare un gran polverone per sostenere la Polverini. Si sono fatti un «autogolpe» da soli, ma adesso sono pronti a rovesciare il tavolo delle regole e delle istutuzioni democratiche come i bambini beccati con le mani nella marmellata, senza ritegno e senza decoro. Mancanza di decoro confermata, ancora una volta, dagli indegni applausi a Di Girolamo alle sue dimissioni dal Senato.
Ma se da un lato il governo e' pronto a cambiare retroattivamente termini e regole per le elezioni democratiche (democratiche?), su altre cose e' ben deciso a non cedere di un millimetro. Anzi, a confondere le acque fin che puo' per tenere in scacco i suoi unici capri espiatori: gli stranieri. Paolo Rumiz su Repubblica spiega molto bene la follia delle regole sulla presunta sanatoria Maroni, trasformata in gran segreto in un trappolone: gli immigrati che hanno fatto domanda di sanatoria ma in passato non hanno rispettato un decreto di espulsione vanno rispediti a casa. O almeno forse vanno rispediti a casa. Per qualche questura (Trieste, Riimini e Perugia) sono criminali da allontanare, per altre (Milano, Venezia, Bologna) sono irrogolari da sanare con una sanatoria, che serve apposta. Con il risultato di annullare ogni effetto della presunta sanatoria, trasformatesi in una retata e nell'ennessima beffa. Due pesi, nessuna misura.

mercoledì 3 marzo 2010

We are the world for Polverini



Un inno internazional corale per sollecitare la riammissione della Polverini alle elezioni regionali nel Lazio. Si può mettere a repentaglio la democrazia per un paio di panini? (grazie al Suro)