
Nonostante mille peripezie, compreso il crollo del tetto della Chiesa (!!), da domani si raddoppia...
Se l'occhio non si esercita, non vede.
Se la pelle non tocca, non sa.
Se l'uomo non immagina, si spegne.




Circolano degli studi, condotti con encomiabile rapidità dai professori Paolo Segatti e Paolo Natale, sulla dislocazione del voto cattolico nelle recenti elezioni politiche che hanno dato il trionfo alla destra. Su tali studi, nel giro di pochi giorni, ci sono stati due convegni a Roma, uno all'università Gregoriana organizzato da Dario Franceschini e dalla sua rivista "Questa fase", l'altro nei pressi di Montecitorio organizzato dai cristiano-sociali del Partito democratico.
Da questi studi, e dai relativi convegni, è risultata una singolare verità: sotto il voto cattolico, niente. È la prima volta che ciò accade da quando, attraverso la DC, il voto cattolico era determinante per qualsiasi risultato elettorale. Questa volta viene fuori che il voto dei cattolici si è spalmato tra i partiti, più o meno nelle stesse proporzioni in cui si è distribuito l'elettorato in generale. Naturalmente ci sarebbe da discutere chi siano, veramente, i cattolici. Secondo i parametri dei sociologi sono quelli che con maggiore o minore frequenza vanno a messa (con un declino del 6 per cento negli ultimi dodici anni), dichiarano la loro appartenenza alla Chiesa e mantengono qualche pratica di usanze cristiane; si tratta di circa un terzo dell'elettorato. Così identificati, essi per il 42 per cento hanno votato a favore del Popolo della libertà di Berlusconi, per il 36 per cento a favore del Partito democratico di Veltroni, mentre per il 4 per cento hanno votato a favore dell'Unione di centro di Casini. Si sono fatte anche analisi più dettagliate, ma il risultato complessivo non cambia, ciò che fa dire a quanti hanno commentato questi studi che "è finita la questione democristiana", "è finito il cattolicesimo democratico" o addirittura "è finita la questione cattolica".
In un senso più profondo, e meno elettoralistico, le analisi dicono che si sarebbe creato una specie di amalgama in cui non c'è più una distanza culturale tra cattolici e "laici", tutti rientrando in una grande area multiforme di secolarizzazione di massa, in cui prevale una linea "neolibertaria tecnocratica e neoscientista", le cui caratteristiche salienti sarebbero il primato della soggettività, un individualismo anomico (per sé) e un desiderio normativo (per gli altri), la perdita della socialità e una mancanza di reattività (anche da parte della stessa gerarchia cattolica) alla "deriva neopagana" della Lega.
Se così stanno le cose, in questa cultura gelatinosa un Berlusconi che produce una legislazione penale e civile ormai ignara di ogni memoria di solidarismo e di mansuetudine cristiani, e nello stesso tempo si proclama "anarchico nell'etica", va benissimo.
Così, al culmine del processo volto a creare un'Italia apolitica e a bipartitismo perfetto, la qualità cristiana di una parte consistente dell'elettorato è pervenuta alla perfetta irrilevanza, sicché i partiti residui rimasti sulla scena la possono tranquillamente ignorare. Non che ci sia una irrilevanza della Chiesa come istituzione, a cui infatti sono molto attenti atei devoti e laici bigotti; ma secondo le statistiche riferite in questi studi il 74 per cento dei praticanti "ascolta la Chiesa e poi decide in base alla propria coscienza".
In effetti dopo tanti conflitti al calor bianco tra Chiesa e società politica sulla difesa della vita "dal concepimento alla morte naturale", sulle coppie non sposate e sulla fecondazione assistita, in cui ai cattolici sono stati chiesti soprattutto comportamenti oppositivi o astensionistici, anche dal voto, un'era di glaciazione sembra essere scesa tra Chiesa e società italiana. Alle generazioni dei cattolici della speranza succede ora una generazione di cattolici tristi. Sembra che non ci sia più niente da osare, la vita di trincea è una vita di cupa tristezza, e nei rifugi si asfissia. La realtà che si offre al nostro sguardo è avara di segni dei tempi. Non molti decenni fa si potevano scrutare dei segni che annunciavano un mondo più umano, dove la guerra era fuori della ragione. Oggi per avere un'idea del futuro che ci attende dobbiamo scrutare con quanta cupidigia Berlusconi afferra il braccio e bacia la mano del Papa.
La cosa non riguarda solo i cattolici. Come la questione cattolica è stata all'origine della democrazia italiana, così la fine della questione cattolica potrebbe anche segnare la fine della questione democratica in Italia. Per questo ci chiedevamo nel numero scorso se, venuta meno come è giusto la funzione politica dei cattolici presi tutti insieme come categoria politica indifferenziata, non si debba richiamare in vita dalla nostra tradizione l'esperienza di quei cristiani che seppero essere parte, e che a nostro avviso, da Romolo Murri a Luigi Sturzo alle Fiamme Verdi, a Franco Salvi e alla Resistenza, alla Costituente e a Moro, seppero stare dalla parte giusta: l'esperienza che sotto diversi nomi è stata quella di una "sinistra cristiana"; per non restare indifferenti alla cacciata e alla morte dei poveri.






Eppure anche la stessa FAO e' un dei giganti mangiasoldi della burocrazia internazionale: spende oltre la metà delle risorse destinatele per mantenere in piedi il suo apparato burocratico...Le sfide del cambiamento climatico, delle bioenergie, delle malattie animali e vegetali transfrontaliere e dei prezzi dei prodotti alimentari possono essere risolte solo attraverso un dialogo sincero basato su una analisi obiettiva libera dai visioni di parte ed interessi a breve termine. Nei giorni a venire, le tavole rotonde su queste questioni assieme alle informazioni prodotte dagli incontri tecnici preparatori provvederanno a dare il giusto quadro per un dialogo nella direzione di un accordo comune. Eppure, la dura realtà mi porta a notare alcuni fatti:
Nessuno può capire come sia stato possibile creare un mercato del carbone nei paesi sviluppati di 64 miliardi di dollari per ridurre il riscaldamento globale ma nessuna risorsa è stata trovata per prevenire la deforestazione annuale di 13 milioni di ettari (…)
Nessuno riesce a capire come tra 11 e I 12 miliardi di dollari in sussidi e tariffe nel 2006 abbiano ottenuto il risultato di spostare 100 milioni di tonnellate di cereali destinate al consumo alimentare verso le sete di carburanti.(…)
Soprattutto nessuno riesce a capire: come i paesi dell’OSCE hanno speso nel 2006 372 miliardi di dollari in sussidi per sostenere la propria agricoltura, come in un singolo paese lo spreco di cibo possa raggiungere la cifra di annua di 100 miliardi di dollari, come il consumo eccessivo degli obesi nel mondo costi 20 miliardi do dollari ogni anno ai quali devono essere aggiunti 100 miliardi di costi indiretti dovuti alle morti premature e malattie correlate all’obesità. Infine come non sia possibilie che nel 2006 il mondo abbia speso 1200 miliardi di dollari per l’acquisto di armi.
Di fronte a queste considerazioni, come possiamo spiegare alle persone di buon senso ed in buona fede che non è stato possiblile trovare 30 miliardi di dollari ongi anno per consentire a 862 milioni di affamati di godere del più fondamentale dei diritti: il diritto al cibo, e quindi alla vita?”

America, questo è il nostro momento. E' la nostra ora. E' il nostro momento di girare pagina sulle scelte del passato. La nostra ora di portare nuove energie e nuove idee per affrontare le sfide che ci stanno di fronte. Il nostro momento di offrire una nuova direzione al paese che amiamo

