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mercoledì 13 ottobre 2010

Galassie dolci (!?) e fama imperitura


Sono su Televideo alla pagina 168... con le "galassie dolci"!
Qui il comunicato stampa dell'ESO, European Southern Observatory (che gestisce i telescopi e gli strumenti con cui e' stata condotta la ricerca, in inglese) e qui il cominicato stampa dell'INAF, Istituto Nazionale di Astrofisica per cui lavoro in italiano per chi volesse saperne di piu'. Per i secchioni qui o qua c'e' l'articolo completo.

La notizia e' ripresa dal Corriere sulla mitica colonna di destra (che pero' si limita a scopiazzare senza pensare e spaccia per un'immagine reale del VLT la realizzazione di un grafico di una galassia che accresce gas, e parla di scoperta di scienziati europei e non italiani!), da La Stampa e da Le Scienze.

All'estero fa scalpore anche sulla Gazzetta di Montreal (!!), Vancouver Sun (!!!), Ottawa Citizen (!!!! ma che gli faccio ai canadesi?) ,Universe Today, Science Daily, Dawn.com, Yahoo News, Canada.com, ScienceCodex , Universe Today, Vip.it, Physorg.com, redOrbit, eScience.com, DiscoveryNews, Biosciencetechnology, OggiScienza, le agenzie AGI ... la migliore pero' e' Space.com, che titola Ancient Galaxies Really Sucked!

lunedì 12 luglio 2010

Adotta un astronomo italiano!


On May 27th 2010, the Italian astronomical community learned with concern that the National Institute for Astrophysics (INAF) was going to be suppressed, and that its employees were going to be transferred to the National Research Council (CNR). It was not clear if this applied to all employees (i.e. also to researchers hired on short-term contracts), and how this was going to happen in practice. In this letter, we give a brief historical overview of INAF and present a short chronicle of the few eventful days that followed. Starting from this example, we then comment on the current situation and prospects of astronomical research in Italy.

Qui l'articolo completo a firma di molti astronomi italiani sul popolare archivio di articoli astro-ph. In figura la frazione dei primi 100 articoli di astrofisica piu' citati dal 1930 al 2010 di cui il primo autore lavora in un istituto italiano. E' notevole come la fondazione degli istituti ex-CNR che ora sono parte di INAF, la riforma degli osservatori e la partecipazione a ESO abbiano influenzato la produzione scientifica italiana in questo campo.

Questo invece il sito "adotta un astronomo italiano", che raccoglie i curricula degli aderenti:
"This is what we do, this is who we are. One day (sooner than later?) you might well find all these CVs among the application material you will receive.
In the meantime, aware that our astronomical competences risk to be lost, we propose ourselves for a series of lectures/seminars at your Institutes so as to plant a seed of knowledge that was born and grew up in this country. If you wish to give us your support by inviting us to your Institute, please send an e-mail to the address: adoptanitalianastronomer@gmail.com, and help us to circulate this letter within the astronomical community. We plan to make all seminars and lectures that will be given in the framework of this initiative publicly available."

domenica 30 maggio 2010

Lacrime e sangue


Pare ormai definitivo il testo del DDL anticirisi (ma non era un'invenzione dei comunisti?) che il Presidente Napolitano firmera' domani. L'INAF, l'Istiuto Nazionale di Astrofisica per cui lavoro, e' entrato nella lista degli "enti inutili" da tagliare per risparmiare qualche soldo da investire nella guerra in Afghanistan: questa sarebbe la terza riforma strutturale in 11 anni, dato che l'Istituto e' stato formato nel 1999 dai vari osservatori sul territorio nazionale e poi profondamente riformato nel 2003 da questa stessa maggioranza. E non si tratta certo di un ente "inutile": in un'area di ricerca che, oltre ad una notevole valenza scientifica e culturale, ha notevoli ricadute sull'industria nazionale (che così ha potuto lavorare per la realizzazione di strumentazione scientifica di avanguardia), risulta il miglior ente italiano di ricerche fisiche secondo l'ultima indagine svolta dal Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca. Dunque piu' che un ente inutile un centro di eccellenza. Non e' ben chiaro poi dove si risparmi accorpando l'INAF al CNR, ma e' certo che la ritrovata maggior collaborazione fra i vari istituti che compongono l'ente unita a una certa indipendenza di azione sara' perduta insiema alla possibilita' di partecipare ai diversi progetti internazionali di grande rilevanza in cui l'ente era impegnato nonostante le grando difficolta' di bilancio, grazie soprattutto al lavoro di molti giovani precari che rappresentano la maggioranza della forza lavoro dell'ente.

E proprio a questo riguardo arrivano le note piu' dolorose della manovra di Tremonti, al cui confronto il taglio dell'INAF pare una birichinata da ragazzi. Oltre al drammatico blocco delle assunzioni e del turn-over fino al 2014 (e poi si lamentano dei bamboccioni), la finanziaria prevede, per gli enti che "sopravviveranno", un taglio dei contratti a tempo determinato, di ogni genere e natura (TD, co.co.co., assegni e borse) del 50%: il CNR dovra' avere la meta' dei contratti a termine che aveva nel 2009 senza l'INAF, e sara' una strage soprattutto per i borsisti astronomi, con consuegente blocco di quasi tutta l'attivita' di ricerca, in particolar modo per i progetti internazionali di cui sopra in cui l'Italia si e' impegnata probabilmente "al di sopra delle sue risorse", come piace ripetere al nostro Presidente del Consiglio. Peccato che quasi tutti gli altri paesi progrediti, in particolar modo la Germania dalla quale inopitanamente sono partito per ritornarmene in Italia a farmi dare dell'inutile, in tempo di crisi aumentano gli stanziamenti per la ricerca: sanno che i fondi spesi per ricerca e innovazione, compresa quella di base, "can help us to overcome the crisis and emerge from it stronger and with new idea", o per dirla con le ultime parole di una lettera aperta al ministro Gelmini che scrivemmo da Monaco qualche tempo fa "senza risorse la ricerca non avanza, ma senza ricerca un paese regredisce". Come dicevo ieri, per perdere peso ci tagliamo la testa e con lei le speranze di moltissimi giovani, me compreso, congelate fino al 2014.

La manovra varata dal governo, contro la quale si leva la voce non solo dei sindacati, ma anche dello stesso ministro Bondi (!!), fa anche molte altre brutte cose. Fra queste i soliti taglia a caso e senza criterio, senza prendersi la briga di individuare i veri sprechi, che colpiscono sempre gli stessi: enti locali e regioni, dipendenti pubblici fannulloni e lavoratori precari bamboccioni. Divide ancora il Paese e le fasce sociali, senza nessuna vera riforma di cui il paese avrebbe bisogno, e senza alcun intervento strutturale che guardi al medio e lungo periodo. La solita schifezza all'italiana, in cui non si sono fatti mancare neppure il solito condono travestito da lotta all'evasione.

Per protestare contro il taglio dell'INAF e' nato un gruppo su Facebook ed e' possibile firmare una petizione. Per protestare contro tutti gli altri tagli, e le lacrime e il sangue chiesto ai soliti noti il 12 Giugno tutti a Roma.

giovedì 2 ottobre 2008

Taglia che ti passa: universita' e ricerca


Le politiche Berlusconi-Tremonti-Brunetta-Gelmini su Università e Ricerca presentano il conto al paese e determinano una prospettiva di futuro per l'Italia fuori dagli accordi di Lisbona, ossia fuori dalla strategia europea che ha individuato nella conoscenza il fulcro centrale del nuovo sviluppo economico e sociale.
Di seguito una lista parziale dei drammatici interventi del Governo a riguardo. Era difficile prevedere in così pochi mesi la messa in atto di un progetto così disastroso, privo di qualunque indirizzo proveniente da una seria valutazione del sistema Università e Ricerca e senza nessuna trasparenza e confronto:

  • Il finanziamento dell'abolizione dell¹ICI sulla prima casa per le famiglie con redditi alti (per quelle con bassi redditi era già stata abolita dalla finanziaria 2008 del Governo Prodi), si basa tra gli altri sul decreto legge n. 93/2008 che ridurrà ogni anno (fino al 2013) di 467 milioni di euro il fondo statale di finanziamento ordinario delle università (taglio del 6% totale del fondo che però grava essenzialmente sulla parte comprimibile (13%): manutenzioni, utenze, etc);
  • La legge n. 133/08 comporta una riduzione del turn-over al 20% per le università (su 5 che vanno in pensione 1 solo verrà assunto) nel periodo 2009-2013 con la seguente riduzione di finanziamento (-64 milioni-euro nel 2009, -190 milioni-euro nel 2010, -316 milioni-euro nel 2011, -417 milioni-euro nel 2012, -455 milioni-euro nel 2013). Per gli Enti Pubblici di Ricerca si avrà una riduzione del 20% nel 2009 mentre dal 2010 al 2013 ogni unità di personale che esce potrà essere sostituita da una sola unità personale in entrata e non in base al valore economico "liberato" (un dirigente di ricerca libera un valore economico che corrisponde a più unità di personale al primo impiego). Sommando i soli tagli all¹università provenienti da ICI e turn-over si ha che nel quinquennio 2009-2013 ci sarà una riduzione di quasi 4 miliardi di euro!
  • Nella legge n. 133/08 viene inserita una norma che concede la possibilità alle università italiane di trasformarsi in fondazioni private. Sono del tutto evidenti i rischi per l¹autonomia degli atenei e dei docenti oltre che per quei settori e ambiti di ricerca che non sono appetibili sul piano economico.
Di fatto il combinato disposto ­ taglio indiscriminato delle risorse e possibilità di trasformazione in fondazione privata ­ rischia di modificare il sistema universitario nazionale in un sistema di formazione estremamente debole e con accessi differenziati in base al censo. Inoltre, senza alcun riferimento alla valutazione si selezioneranno le sedi universitarie non
sulla base del loro valore didattico e scientifico ma in ragione della diversità del contesto socio economico in cui operano.
Citiamo una parte dell¹articolo che lo storico Franco Cardini ha scritto per il Secolo d¹Italia il 16 luglio: "Il passaggio dall'Università alla Fondazione è in un certo senso epocale: sarà il passaggio da una concezione culturale e comunitaria a una patrimoniale e privatistica del sapere; da una mediocre e magari, perché no?, scalcinata Università di tutti, a una (forse) buona e (certo) più costosa università per i ricchi. Privatizzandosi, alcune università potranno salvarsi: ma in questo modo andrà una volta per tutte a farsi benedire il diritto allo studio: o meglio lo studio come diritto".

  • La legge 133/2008 prevede, anche per gli enti di ricerca come per lealtre amministrazioni dello Stato, una riduzione della pianta organica pari almeno al 10%: questo implica per quegli enti che hanno la pianta organica al completo un gravissimo problema di blocco, aggiuntivo a quello del turn-over.
  • Infine, ma di gravità addirittura più rilevante in quanto aggredisce la parte piu' debole e al tempo stesso piu' pregiata per l'investimento sul futuro, c'è da considerare il combinato disposto tra l'articolo 49 della legge 133/2008 (che non permette l'utilizzo del medesimo lavoratore con più tipologie contrattuali per periodi di servizio superiori al triennio nell'arco del quinquennio ultimo) e il 37-bis inserito nel ddl 1441 in iter d¹approvazione parlamentare (che blocca la procedura delle stabilizzazioni). Il risultato è un blocco di massimo 3 anni per le forme contrattuali a tempo determinato (in enti dove la frequenza dei concorsi è scarsissima) e il licenziamento in tronco (dopo 3 mesi dall'entrata in vigore del ddl 1441) di chi aveva già ricevuto garanzie (dallo Stato!) di un percorso per andare a stabilizzare la propria attività professionale.
Insomma, il quadro che emerge e' chiarissimo:

  1. TAGLI ECONOMICI INSOPPORTABILI per un settore già in grave sofferenza e del tutto sottovalutato rispetto a quanto sta succedendo nel resto del mondo negli ultimi 15 anni. Tagli oltretutto del tutto indiscriminati, alla faccia di tutte le discussioni su merito e promozione delle eccellenze.
  2. ABBANDONO DELLE RISORSE PIU' PREGIATE di cui un paese oggi può godere: i giovani di talento nella ricerca scientifica. Non è un caso che in tutto il mondo i nostri giovani trovino rapidamente collocazione e si inseriscano a livelli qualificati.
  3. infine l'immagine che lo Stato fornisce di se stesso è drammaticamente incoerente. Uno Stato (non conta la parte politica che guida in quel momento il Governo) non può garantire un percorso di acquisizione certa di diritti e immediatamente dopo tradire quella garanzia: sono in gioco tanto la reputazione delle Istituzioni quanto le stesse basi di solidità civile dei cittadini.
L'Osservatorio sulla Ricerca su proposta di un gruppo di "stabilizzandi" si è reso disponibile a raccogliere, divulgare e promuovere un appello al Capo dello Stato perché si adoperi per sostenere una battaglia che ci pare di straordinaria importanza. La raccolta di firme riguarda ovviamente TUTTI quanti sono sensibili al problema di un Paese che intende evolvere e non fermarsi e regredire. Qua per aderire.

mercoledì 16 gennaio 2008

Eppur si muove


Esce una prima bozza del testo di decreto delegato sul Riordino degli Enti di Ricerca, presentato ai sindacati di categoria il 9 gennaio dal Ministro Mussi. Il decreto è ancora in una versione incompleta, manca ad esempio la definizione delle missioni dei vari enti, e in una fase di elaborazione non ancora definitiva. Il Ministro incontrerà ancora parti di comunità politiche e scientifiche per limare i dettagli. In ogni caso lo stato avanzato del documento definisce già un completo cambio di paradigma nell'organizzazione degli Enti Pubblici di Ricerca, finalmente svincolati dalla politica e orientati verso una piena autonomia partecipata. Sono anche previste misure di valutazione comparata degli istituti. Eppur si muove. Di seguito il testo del comunicato stampa dei ricercatori del CNR:

Dopo l'approvazione della Legge nr.165 (Delega al Ministro dell'Universita'; e Ricerca per il riordino degli Enti Pubblici di Ricerca) e' stata resa nota una bozza del Decreto Legislativo che dovrebbe recepire il dettato della legge. Si tratta a tutti gli effetti di una svolta che sta suscitando interesse da una gran parte della comunita' scientifica italiana. Finalmente, dopo decenni di controllo politico, gli Enti di Ricerca vigilati dal Ministero della Ricerca tra cui, fra gli altri, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l'Istituto Nazionale di Astrofisica, l'Istituto di Fisica Nucleare e l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia riescono ad avere una propria autonomia statutaria. Essi potranno autogovernarsi applicando l' autonomia prevista dalla Costituzione Italiana, affrancandosi così dal controllo dei vari governi in carica. Il loro ruolo diventerà più preciso favorendo al contempo complementarietà fra le diverse componenti del sistema ricerca in Italia. I quadri di comando verranno snelliti e verra' garantito il diritto dei ricercatori, peraltro gia' sancito dalla Carta Europea, di partecipare alle decisioni ed eleggere proprie rappresentanze significative negli organi di governo degli Enti. I Presidenti degli Enti verranno scelti dalla stessa Comunita' Scientifica attraverso il moderno strumento dei Search Commitees formati da persone di alta qualificazione scientifica. Per la prima volta nella storia della ricerca italiana, responsabilita' di gestione e direzione strategica ricadranno sulle spalle delle ricercatrici e dei ricercatori piu' qualificati, nel tentativo lodevole di liberare gli Enti da quell'oscuro sottobosco che ha gestito con gravissime conseguenze, le scelte piu' importanti degli ultimi anni. Il Decreto introdurra' anche una sostanziale pariteticita' fra ricercatori e professori Universitari sancendo finalmente un'osmosi virtuosa di esperienze scientifiche e didattiche che saranno molto utili all'intera societa'. La svolta del Decreto Legislativo che vede la luce in questi giorni, e' il frutto di anni di grave sofferenza della ricerca italiana e dell'opera di tanti singoli ricercatori e professori universitari che non si sono mai rassegnati al degrado che e' culminato con le ultime turbolente vicende vissute in modo particolare dal CNR. Tutte le forze dell'arco costituzionale hanno contribuito a raggiungere questi importanti obiettivi con l'approvazione bipartisan della Legge di Riordino, dando cosi' finalmente autonomia alla scienza rispetto alla politica. Un risultato che fa ben sperare per il futuro della ricerca italiana che ora attende di ricevere risorse adeguate alle sue capacita' e ai suoi programmi di sviluppo. Una rapida approvazione del provvedimento ed una politica scientifica seria da parte dei governi sono ora auspicabili.

martedì 4 settembre 2007

Meritocrazia: nella ricerca qualcosa si muove


Qualcosa piano piano si muove sul fronte della meritocrazia nel mondo della ricerca italiana. Si muove solo indirettamente dal punto di vista dei singoli ricercatori, ma in modo importante sulla meritocrazia nell'assegnazione di fondi e risorse umane agli istituti.
L'INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica, che unisce i vari Osservatori Astrofisici italiani) ha infatti dato il via al processo di costituzione dei Visiting Committees per la valutazione delle strutture di ricerca. In pratica un comitato di 3 o 4 ricercatori stranieri di livello in ambito astrofisico viene incaricata di visitare le varie strutture dell'INAF per valutarne l'attivita' di ricerca. Nel corso della visita avranno la possibilita' di ascoltare le relazione dei ricercatori, visitare i laboratori e parlare con le varie categorie che lavorano nell'istituto di eventuali problemi incontrati. Il rapporto del comitato viene poi utilizzato dall'INAF e dal Ministero per l'assegnazione futura di risorse umane e finanziarie alle singole strutture.
La cosa funziona da anni in Germania: qualche mese fa abbiamo avuto la visita del Comitato giudicante, tra l'altro con qualche italiano, qua all'istituto. Preparata con molta attenzione da tutti, in quanto ci sono in gioco un sacco di soldi per i vari programmi di ricerca.
Il sistema vuole essere il piu' imparziale possibile, chiamando esperti internazionali, e vuole premiare le strutture che meglio stanno facendo in termini di produttivita', innovazione e interesse dei risultati ottenuti. A lungo andare, se il meccanismo funziona, tendera' anche a evidenziare l'importanza della meritocrazia personale, dal momento che sara' interesse di ogni Istituto avere ricercatori piu' bravi possibile per alzare la qualita' della ricerca e quindi dei finanziamenti. Vedremo, intanto e' un buon primo passo dopo tanti passi falsi dell'INAF sotto la precedente presidenza.