venerdì 18 maggio 2007

Un c'e' piu' morale...

... meno male pero' che c'e' il signor Baiocchi, uno attento al "desain" e che difende la famiglia "tradizionale":



Domani hiking sulle Alpi bavaresi col grande capo, direi o bene bene o male male. Guarda che cosa tocca fare a noi precari! Appuntamento alle 7.00 puntuali "Ora Grande Capo" (rigorosamente da non sbagliarsi con l'ora di Citta' del Capo). Quando ho chiesto delucidazioni sul significato dell'Ora Grande Capo la risposta e' stata da brividi: "alle 7.01 e' gia' tardi".
Penso che non dormiro' per paura di saltare la sveglia...

giovedì 17 maggio 2007

Una candelina


Il 17 Maggio 2006 si insediava il governo attuale sotto la presidenza di Romano Prodi.

Il mio bilancio e' senza dubbio positivo. Nonostante ricatti, muri e capricci delle varie componenti di minoranza, l'Italia ha ritrovato competitività e sviluppo, e messo un minimo in ordine i conti pubblici in un tempo molto più rapido del previsto. Si e' data attenzione ai piu' deboli, preoccupandosi dell'equita' e della coesione sociale. Si e' fatta una lotta seria ai privilegi di casta, ai furbi e all'evasione fiscale. Si e' tornati ad avere una voce che conta in ambito internazionale, si e' usciti dall'Iraq. Si e' tolta di mezzo la Bossi-Fini, si e' preparato un disegno di legge sulle convivenze e uno sul conflitto di interessi, cercato di smarcare dalla politica la TV di stato. Si e' timidamente cominciato a intervenire su scuola, ricerca e precariato. Il governo ha preparato un dossier su quanto e' stato fatto in questo primo anno.

Io ci credo. Nonostante tutte i ricatti, i muri, i numeri risicatissimi, il governo sta facendo un lavoro serio. Qualche cosa e' stato dal mio punto di vista meno condivisibile, molto altro troppo timido. Troppo anziana la pattuglia di governo e troppo poche le donne. Ma la direzione e' quella giusta.

Ora pero' e si deve fare di piu'; se l'emergenza e' finita, si deve cominciare a costruire. A modellare un paese solidale, dove le qualita' vengano valorizzate, dove le baronie e i privilegi contino sempre meno. Dove i giovani e chi non ha abbstanza voce in capitolo cominci ad essere importante. Dove gli squilibri e le divisioni possano diminuire e smussarsi. Con ministri e partiti di maggioranza che non dicano piu' tutto e il contrario di tutto, e che magari non scendano piu' in piazza contro il governo, ma si mostrino almeno uniti e coesi anche se al di la' della voce ufficiale le discussioni e il confronto non mancano.

Non tutto e subito, ma avanti decisi sapendo quale e' la direzione. Per una volta voglio essere ottimista. Nonostante il Signor No.

mercoledì 16 maggio 2007

Lettera alla Chiesa Fiorentina

Poi la smetto, ma questa mi sembra una iniziativa molto bella. Testimonia che la Chiesa non e' solo quella che va sui giornali, mostra la strada giusta da percorrere per essere "lievito" e cercare di cambiare dal di dentro quello che crediamo abbia perso qualche binario. Stabilisce un confronto e uno scambio che non puo' che essere fecondo.

A seguito della "Lettera alla Chiesa Fiorentina", che vi invito caldamente a leggere e, se volete, firmare, il cardinale di Firenze Ennio Antonelli si e' fatto promotore di un incontro aperto con i firmatari della lettera, "nel corso del quale si porra' in ascolto e esprimera' le proprie convinzioni". L'incontro sara' il 24 Maggio ore 21.00 alla Fondazione Spazio reale di San Donnino. Inoltre il 28 Maggio, sempre alle 21.00, ci sara' all'Istituto Stensen un incontro pubblico organizzato sempre dai firmatari "Chiesa, cammini con l'uomo? Crisi e speranze della Chiesa del Concilio".

Mi sembra davvero il modo migliore per essere Chiesa veramente. Purtroppo sono un po' lontano, se qualcuno andra' e poi passa di qua, lo invito a lasciare i suoi commenti e le sue impressioni sulle due serate.

Ecco il testo:

Lettera alla Chiesa Fiorentina

Firenze, 8 Marzo 2007
Ci siamo ritrovati, uomini e donne della Chiesa fiorentina, per un passaparola intorno alla comune esigenza, come credenti e operatori pastorali, di esprimerci, in merito ad alcuni avvenimenti recenti, secondo il diritto/dovere dei laici di far conoscere il proprio parere, su aspetti che toccano la vita della chiesa (cfr. Lumen Gentium 37) e della società.
Sentiamo anzitutto la necessità, sulle tracce del Vaticano II e dell’esperienza fiorentina del sinodo diocesano di alcuni anni fa, di una effettiva ripresa del dialogo e del confronto nella comunità ecclesiale, in cui tutte le espressioni plurali della riflessione dei credenti possano esprimersi e i Pastori possano realizzare pienamente il loro ministero della sintesi.
Ci sollecita a questa richiesta il disagio da noi provato in questi mesi di fronte a vari e diversi interventi di esponenti della gerarchia ecclesiastica su temi e avvenimenti “eticamente sensibili”, di carattere pubblico o riferiti a persone.

Riteniamo che la proposta di dottrine e indicazioni morali debba essere accompagnata da riflessioni teologiche e atteggiamenti pastorali che abbiano a cuore la condivisione dei dolori e delle aspirazioni degli uomini contemporanei, riconoscano quanto di profondo e sincero c’è nelle scelte, talvolta travagliate, delle persone, in modo da testimoniare quello stile evangelico che richiama a farsi prossimo non per dettare regole “ma per infiammare il cuore dell’uomo mentre si conversa con lui lungo il suo cammino” (cfr. Lc 24,33).

In particolare riteniamo di proporre alla riflessione e al confronto i seguenti punti:

1. Il Concilio Vaticano II ha sottolineato la legittima autonomia delle realtà terrene e politiche. In una società come quella attuale, le disposizioni normative devono considerare la pluralità di posizioni dei cittadini: occorre rispettare i diritti di tutti per giungere a regole che garantiscano la libertà e la solidarietà tra le persone. Questo anche in materia di convivenze diverse dal matrimonio, tema sul quale sono presenti nella società orientamenti e scelte diverse.

2. La distinzione tra fede cristiana e scelte politiche è sottolineata non per separare ma per ricomporre, in modo mai definitivo, la radicalità del vangelo e la laicità dell’essere cittadini.Se la fede cristiana si riduce a una morale si priva della sua forza profetica. La tolleranza nei confronti delle opinioni altrui non nasce dalla debolezza della fede ma dalla sua sicurezza che non si impone attraverso la legge dello stato (cfr. Duquoc) Per questo non possiamo tacere la preoccupazione per interventi che chiedono alla politica e alle leggi di essere garanti dei valori cristiani come socialmente necessari e culturalmente unificanti. Questo ci sembra lesivo della laicità dello stato e della politica e pericoloso per l’autonomia e la significatività della fede religiosa.

3. Tanti hanno vissuto poi con vero e proprio sconcerto il fatto che sia stato negato il funerale cristiano a un credente che ha molto sofferto e alla sua famiglia. Quanto accaduto non ci sembra aver offerto una testimonianza adeguata allo stile evangelico e di fiducia nel mistero della misericordia accogliente di Dio.

Per questo riteniamo importante:

- creare nelle nostre comunità cristiane spazi di confronto e condivisione

- chiedere al Vescovo e ai Pastori della Chiesa fiorentina di accentuare nel loro ministero l’ascolto delle diverse esperienze e competenze di cui la Chiesa è ricca

- proporre a quanti guardano “dall’esterno” questa Chiesa di prestare attenzione alla pluralità di scelte e di esperienze che in essa vivono e che non possono essere ridotte ad un'unica voce.

Pensiamo che in questa prospettiva si possa ancora affermare che “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri e soprattutto di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (Gaudium et Spes 1).

martedì 15 maggio 2007

I cammelli al galoppo nella cruna dell'ago


Me ne sono andato in vacanza il piu' lontano possibile dalle due piazze del Family Day e da Roma. Ho cercato di non pensarci e di godermi il weekend. Ma poi ho comprato un giornale italiano. E ho letto.

Ho letto di un ignobile tentativo del capo dell'opposizione di strumentalizzare la piazza, sostenendo che chi e' cattolico non puo' essere di sinistra. Ho allora ripassato mentalmente tutto cio' che ho mai letto nei Vangeli, e non ho trovato nulla che fosse in un qualche contrasto con l'essere democratico, progressista, di sinistra e financo socialista. Ho scavato nella memoria nei cinque anni di governo delle destre e non ho trovato nel messaggio Cristiano niente del populismo, delle politiche egoiste e utilitaristiche, del clientelismo, del togliere a chi e' piu' in difficolta' per dare a chi gia' ha, di una visione del mondo basata sul potere e sul denaro. E mi sono confermato di stare dalla parte giusta. Anzi, un po' sono d'accordo. I cattolici non possono essere solo di sinistra. Devono essere molto di piu', perche' gli uomini non solo sono tutti uguali, sono tutti fratelli. Non solo e' giusto che tutti abbiano stessi diritti, dignita', possibilita', ma gli altri sono nostro prossimo, e ne siamo responsabili. "Da questo diranno che siete miei discepoli", non dalla bandierina che agitiamo. Tra le altre cose, Domenica il Papa ha detto che sia il comunismo che il liberismo hanno fallito. Probabile che i liberisti presenti in piazza questo particolare facciano finta di non averlo sentito.

Ho letto che era una manifestazione "contro" i Dico e non "per" qualcosa. Nonostante tutti alla vigilia avessero cercato di affermare il contrario, salvo poi essere smentiti dalle dichiarazioni dal palco degli organizzatori, dicendo che era "per" chiedere piu' politiche per la famiglia, curiosamente all'unico governo che negli ultimi 15 anni ne ha parlando e progettato davvero. Ho capito che la gente che e' andata in piazza e' stata strumentalizzata per guadagnarsi un'etichetta, per usare l'essere cattolico come una palizzata e un alibi per evitare il confronto e la sintesi tra posizioni diverse. Ho capito che i cattolici democratici e di sinistra stanno diventando ora piu' che mai scomodi al nuovo sodalizio fra gerarchie ecclesiastiche reazionarie e destra conservatrice. E che vogliono fare di tutto per far loro perdere credibilita' e sostegno.

Ho letto un editoriale molto bello di Eugenio Scalfari che vi invito senz'altro a leggere: "I cammelli al galoppo nella cruna dell'ago".

venerdì 11 maggio 2007

Due piazze, due famiglie?


Domani due piazze, due manifestazioni, due visioni diverse di famiglia?

L'errore più grave a mio giudizio è quello di creare una contrapposizione fittizia tra sedicenti modelli diversi. I problemi della famiglia, quella vera, non sono e non saranno certo conseguenza della richiesta di alcune tutele. Allargare non vuol dire minare. Basta guardarsi attorno e parlare con le giovani coppie, quelle vere, per capire che le ragioni profonde dell'insicurezza e instabilità attuale della coppia sono molto più legati ai fattori di precarietà sociale e lavorativa, dalla mancanza di prospettive a corto raggio per i giovani.
Ad esempio, come fanno due giovani con un contratto di ben un paio d'anni, magari all'estero, e uno di 6 mesi part-time, che vivono e lavorano a 800 Km di distanza, a mettere su senza problemi una famiglia e vivere felici e contenti?

Poi ovvio che non tutto e' un diritto e non tutto e' per tutti, e che le cose vanno fatte con criterio. Ma tra tutto e nulla c'e' qualcosa nel mezzo, e fare finta che i problemi non esistono non e' un sistema che di solito funziona per risolverli. Senza contare che il disegno di legge del Governo e' tutto tranne che un simil-matrimonio e un allargamento generalizzato di tutti i diritti di cui godono le coppie sposate. Prevede addirittura dei doveri specifici di mutua assistenza fra conviventi, e non prevede molte delle fandonie che si sentono in giro. Il testo proposto lo potete seguendo il link sopra, mentre il Ministero per le pari opportunita' ha preparato questa scheda.

Mi domando allora perche' si faccia tanto strepito negli ambienti sedicenti ultra-cattolici per Dico e simili, giudicati come serio pericolo per la famiglia, e si taccia di fronte al proliferare di contratti precari di ogni tipo, la mancanza di aiuti seri per la prima infanzia, asili nido assolutamente inadeguati alla necessita' etc etc etc. Questi sono i problemi che mettono in diffic
olta' i giovani che vogliono sposarsi, avere figli, fiducia nel futuro. Non certo avere l'alternativa dei Dico, che invece per altri non e' un'alternativa ma l'unica risorsa.

Come sempre, il silenzio e' quello che mi brucia di piu'.

giovedì 10 maggio 2007

I vecchietti terribili e i giovani tedeschi

Sta per entrare in vigore in Italia lo "scalone" Maroni-Tremonti che innalza l'eta' pensionabile. Molte le voci contrarie, il Governo pensa a un qualche intervento correttivo, pur mantenendo il principio dell'innalzamento inalterato.
Proprio oggi, a seguito di alcune dichiarazioni del ministro Padoa-Schioppa, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani hanno fatto sapere che si opporranno a qualunque tentativo in questa direzione, e che "la revisione dei coefficienti e l'innalzamento dell'età pensionabile non sono all'ordine del giorno".
Fanno coro i sindacati. Il segretario confederale della Uil Domenico Proietti e' senz'altro "per tornare anche nel 2008 a 57 anni di età e 35 di contributi e perchè la scelta sull'età di pensionamento sia volontaria".

Sara' mica perche' i sindacati in Italia hanno gli iscritti piu' anziani d'Europa? Tanto le pensioni dei 57enni di oggi le paghiamo noi giovani, a loro che importa se di questo passo non ci saranno piu' soldi per le nostre di pensioni? Aumentare l’età di pensionamento, rivedere i coefficienti di trasformazione e investire nella previdenza complementare già oggi rappresenterebbe un esercizio di equità intergenerazionale perché consentirebbe di non far pesare tutto il peso dell’invecchiamento sulle generazioni giovani e future. Vi invito di nuovo a leggere l'illuminante pamphlet "L'Italia spiegata a mio nonno" per un quadro della (tragica) situazione.

Intanto qua in Germania, mentre il governo ha alzato l'eta' pensionabile da 65 a 67 (!!) anni, un gruppo di 10 giovani (il piu' vecchio ha 32 anni) parlamentari tedeschi di tutti gli schieramenti hanno presentato una proposta di modifica della Costituzione per garantire l'equita' intergenerazionale. Mello, sempre attento, aveva segnalato un articolo uscito in Italia su questa proposta.
I giovani deputati fanno notare che "i problemi correnti sono oggi spesso non risolti, ma semplicemente rimandati a domani con il loro carico aumentato. Nelle politiche ambientali e energetiche gli effetti irreversibili gia' raggiunti adesso saranno pagati per molto tempo, minando la base della vita delle nuove generazioni. Nella finanza pubblica mancano importanti investimenti nell'educazione e nella ricerca per finanziare invece i consumi e gli interessi immediati, producendo un indebitamento che riduce drasticamente le prospettive delle generazioni a venire. Il debito esplicito e implicito accumulato negli ultimi decenni nelle finanze pubbliche e nel sistema di sicurezza sociale fara' si' che le generazioni future perderanno la liberta' di organizzare in indipendenza la loro politica."
La loro proposta prevede l'introduzione di un articolo 20b nella Costituzione tedesca:

Lo stato deve considerare il princibio di sostenibilita' nelle sue azioni e proteggere gli interessi delle generazioni future
Oltre alla modifica dell'articolo 109:
La Federazioni e le regioni devono mantenere nella loro gestione finanziaria requisiti di complessivo equilibrio economico e calcolare e supportare il principio di sostenibilita' e gli interessi delle generazioni future.

Peccato che noi in Italia abbiamo solamente un parlamentare under 30.

mercoledì 9 maggio 2007

Auguri a tutti e un bel regalo


Oggi e' la festa dell'Europa! Il 9 Maggio 1950 infatti Robert Schuman presenta la Dichiarazione Schuman che porterà al Trattato CECA. Questa dichiarazione viene considerata essere l'inizio della creazione di quella che oggi è l'Unione Europea.

E per festeggiare, in attesa di una vera costituzione, fatta dai popoli e non dai governi, una bella notizia.

In base a un accordo annunciato il 26 marzo (dopo elezioni locali che si sono svolte all'inizio di quel mese), ieri il capo del partito Unionista protestante dell'Irlanda del Nord Pailsey ha prestato giuramento come Primo ministro dell'Ulster insieme Martin McGuinness, ex-comandante militare dell'Ira e numero due del Sinn Fein, il maggiore partito cattolico, che da nemico diventa il suo vice. Ministri cattolici e protestanti gestiranno in coabitazione l'Irlanda del Nord. Il tutto è avvenuto dopo trent'anni di una guerra civile strisciante che ha fatto più di tremila morti, e dopo che negli ultimi quattro anni e mezzo il governo di Londra aveva ripreso il controllo diretto della turbolenta regione. E' vero che in precedenza un primo tentativo di autogoverno congiunto era miseramente fallito, ma pare che questa volta ci siano le premesse per qualcosa di piu' duraturo.