martedì 8 maggio 2007

E' proprio una vertigine

Ho appena finito un libro davvero bello. E' un libro che parla d'amore. Intendiamoci, non e' una storia smelensa e pissera, ma e' quanto di meglio abbia recentemente letto, visto o ascoltato che parla di cosa e' l'Amore. Non di un amore, proprio dell'Amore.
L'ho scelto in biblioteca perche' di Maurizio Maggiani mi erano piaciuti molto sia "Il viaggiatore notturno", sia "Il coraggio del Pettirosso". Direi che sono stato di nuovo fortunato.

"E' stata una vertigine" è una storia davvero vorticosa , che attraversa tutta una vita nel ricordo, nella ricerca e nella consapevolezza dell’amore. È un amore sempre diverso, che cresce e cambia di capitolo in capitolo, di racconto in racconto. Perche' i vari capitoli sono quasi racconti a se' stanti, anche se una trama sottile li unisce fra loro.
E' l'Amore racchiuso in una canzone, l'amore per una figlia, tra un uomo e una donna. L'amore di una gatta, per una straniera solitaria, segnato dalle vicende politiche del tempo. Un amore raccontato attraverso le sensazioni, i luoghi, le passioni, la delusione e la tristezza che lo accompagnano. Insomma, un viaggio mai scontato attraverso l'Amore, quello che dice "vieni" e non "andiamo".

lunedì 7 maggio 2007

Le suffrage universelle a parlé


La Francia ha scelto. E ha scelto ancora la destra e il suo "poliziotto liberale".

Il risultato, atteso del resto, conferma l'andamento in Europa, dove con l'esclusione dell' Italia, Spagna e Inghilterra (dove pero' il New Labour credo sia tutto eccetto che un partito di sinistra, e la destra si prepara a vincere), in tutti gli altri principali paesi la sinistra non ce l'ha fatta alle ultime elezioni. In Germania, ad esempio, ha dovuto accordarsi con il centrodestra, mentre in Svezia ha addirittura perso dopo decenni di governo. Deve essere davvero l'eta' media che si alza nella Vecchia Europa. Effettivamente, nel giovane Sudamerica le sinistre sono tornate a vincere un po' ovunque.

Dunque anche la Francia ha scelto. Ha preferito essere "rassicurata" (!!) da chi promette più sicurezza, giudicando come adulti anche ragazzi di 16 anni recidivi e dotando i poliziotti di armi a “letalità ridotta”; da chi pensa di dimezzare la disoccupazione incentivando lavoratori e datori di lavoro a ricorrere di più agli straordinari e al precariato; da chi intende difendere l’identità nazionale ai danni del multiculturalismo. I punti fondanti della concezione del potere di Sarkozy sono, infatti, il ripristino della legalità ad ogni costo, anche attraverso la repressione poliziesca dei giovani delle banlieue (lasciando da parte ovviamente le ingiustizie sociali di un sistema che produce delinquenza), e una svolta economica di stampo liberista che vorrebbe lasciarsi alle spalle il poderoso Stato Sociale francese con tutte le sue conquiste. Più produzione e meno garanzie. Un film gia' visto ultimamente anche da queste parti.

La Francia ha scelto. Ha scelto l'uomo che non ha esitato a definire "racaille", cioè "feccia", i giovani delle banlieue in rivolta nell'autunno del 2005, contribuendo ad alzare drasticamente la tensione. Stando alle sue affermazioni, sono state "le umiliazioni subite da bambino" a farlo diventare l'uomo che è oggi. "Un uomo che fa paura", almeno cosi' me l'ha appena definito il mio collega francese, che ha passato la giornata di ieri sperando in un miracolo che non e' arrivato. E considerati i poteri davvero eccessivi del presidente nel sistema francese non c'e' da stare allegri.

Le suffrage universelle a parlé, “il suffragio universale ha parlato”

domenica 6 maggio 2007

La strada di Levi e la nuova Europa

Ieri pomeriggio mi sono tolto una bella soddisfazione. Sono andato a vedere un documentario italiano nell'ambito del Dokfest Monaco, una bella rassegna di documentari da tutto il mondo. All'ingresso una zelante addetta mi chiede se volevo la traduzione in tedesco. Mai stato cosi' fiero di essere italiano e di capire qualcosa senza traduzione mentre tutti intorno a me non capiscono niente senza la cuffietta. L'esatto opposto di quello che capita ogni giorno!

Il documentario tra l'altro era bellissimo. "La strada di Levi", del regista Davide Ferrario e Marco Belpoliti, e' un viaggio lungo il percorso di Primo Levi dopo la liberazione dal campo di Auschwitz, attraverso Polonia, Ucraina, Bielorussia, Moldova, Romania, Ungheria, Repubblica Ceca, Austria, Germania e Italia. La voce narrante, che riporta le impressione, la angosce e le speranze di Levi tratte dal suo libro "La Tregua", si mescola ai colori e alla gente di quelli stessi luoghi a 60 anni di distanza, con le loro preoccupazioni per il futuro e le contraddizioni del passato. Tra il disorientamento della gente dopo la caduta del comunismo e le rovine di Cernobyl, tra la polizia politica bielorussa e i neonazisti di Monaco. Tra risvegli identitari e rovine socialiste, tra nuovi emigranti e nuove speranze. Con la voce di Levi che indica spunti e chiavi di lettura sia della storia passata sia della realta' di quei luoghi e di quella gente.
E' un viaggio interessantissimo, in un Europa per larga parte gia' nell'Unione ma lontanissima da noi. In un momento storico particolare, in una nuova "tregua" tra la fine della guerra fredda e l'inizio di un nuovo imperialismo e di nuove contrapposizioni. Bellissime le musiche di Daniele Sepe.

Se vi capita, da non perdere.

venerdì 4 maggio 2007

Canzone del Maggio

Il 3 Maggio 1968 le autorita' francesi davano l'ordine di sgombrare l'occupata universita' della Sorbona, dando inizio agli scontri del Maggio francese.
De Andre' si ispira a quelle vicende nello splendido album "Storia di un impiegato", in cui dipinge un lucido affresco delle pulsioni di quegli anni, del tentativo di diminuire la distanza fra potere e societa', di rendere la societa' stessa migliore. Ne ricostruisce il fallimento, l'adeguamento e la rinuncia di molti, la degenerazione nel terrorismo degli anni di piombo.
Questa e' la splendida canzone di apertura, Canzone del Maggio, liberamente ispirata a uno dei canti degli studenti francesi, e ancora assolutamente attuale.



Per finire, una poesia scritta negli stessi anni da Danilo Dolci,
educatore, sociologo, animatore sociale e poeta triestino, ma vissuto per larga parte della sua vita in Sicilia. Con un augurio che le rivoluzioni, cosi' come le pensava Danilo, non possano cessare mai.


Chi si spaventa quando sente dire
"rivoluzione"
forse non ha capito.

Non è rivoluzione tirare una sassata in testa a uno sbirro,
sputare addosso a un poveraccio che ha messo una divisa
non sapendo come mangiare;
non è incendiare il municipio o le carte in catasto
per andare da stupidi in galera
rinforzando il nemico di pretesti.

Quando ci si agita per giungere al potere e non si arriva
non è rivoluzione, si è mancata;
se si giunge al potere e la sostanza dei rapporti rimane come prima,
rivoluzione tradita.

Rivoluzione è distinguere il buono già vivente,
sapendolo godere sani, senza rimorsi,
amore, riconoscersi con gioia.

Rivoluzione
è curare il curabile profondamente e presto,
è rendere ciascuno responsabile.

Rivoluzione è incontrarsi con sapiente pazienza
assumendo rapporti essenziali tra terra, cielo e uomini:
ostie sì, quando necessita, sfruttati no,
i dispersi atomi umani divengano nuovi organismi
e lottino nettando via ogni marcio, ogni mafia.

Da D.Dolci, Poema umano, Einaudi, Torino 1974.

giovedì 3 maggio 2007

Referendum o non Referendum?


E' in corso una raccolta di firme per un referendum per abrogare parte della legge elettorale approvata nella scorsa legislatura, e definita dallo stesso proponente "una porcata". Direi che, detto questo, sull'attuale legge non c'e' nient'altro da aggiungere, se non che va cambiata il piu' rapidamente possibile.

Il problema allora qual e'? Che tutti, specialmente i piccoli partiti, cercano disperatamente di mantenersi il posto in Parlamento, cercando in ogni modo di evitare sbarramenti e maggioritari con ricatti e muri vari.

Nel frattempo, tra discussioni di bozze di riforma preparate dal ministro Chiti, dimissioni di membri della Corte Costituzionale e altre amenita', e' stato promosso un referendum abrogativo. Seguendo il link i tre quesiti sono spiegati nel dettaglio.

Dal momento che il referendum puo' essere solo abrogativo, quello che si cerca di fare e' di modificare l'impianto della legge gia' esistente in modo da assicurare alla lista che ottiene il maggior numero di voti un congruo premio di maggioranza e alzare lo sbarramento nei confronti dei partiti che hanno meno del 4% alla Camera e ben dell'8% al Senato. Il terzo quesito invece vuole eliminare la possibilita' di essere candidati in piu' circoscrizioni. In questo modo si va ad evitare che il "pluri-eletto" possa avere il potere, optando per uno piuttosto che un altro dei seggi in cui ha ottenuto la maggioranza, di scegliere di fatto chi mandare in Parlamento.

Premesso che il terzo quesito e' condivisibilissimo, non puo' purtroppo modificare la maggiore vergogna della legge vigente, ovvero che il cittadino col voto non abbia facolta' di scegliere i candidati ma soltanto la lista, e pertanto che i candidati siano cooptati e non eletti dai cittadini. Fatto a mio modo di vedere non grave, ma gravissimo.

Per quanto riguarda invece gli altri due quesiti, la sensazione e' che vadano a trasformare una legge elettorale pessima in una altrettanto bacata. Il fatto di assegnare il premio di maggioranza a una singola lista anziche' a una coalizione andra' senz'altro a premiare i partiti moderati e conservatori, storicamente riserva di voti certi in Italia, e di conseguenza facilitera' la convergenza verso il centro. Inoltre il muro dell'8% al Senato mi sembra sinceramente eccessivo, andando a penalizzare piu' del dovuto idee minoritarie ma con un supporto numerico di tutto rispetto. Se si andasse a votare, dico allora No No Si'.

Tuttavia non si risolverebbe il problema, e una nuova e buona legge elettorale e' davvero necessaria. Le idee sono molte, cosi' come i sistemi elettorali in uso negli altri paesi. Si vuol garantire la governabilita' con un sistema maggioritario a collegi uninominali, come in Inghilterra, ma storicamente in Italia i candidati non hanno un legame forte col territorio come accade invece ad esempio negli Stati Uniti, per cui questo sistema diventa un po' un'alchimia per garantire un sistema bipolare a larghe coalizioni e una maggioranza congrua al raggruppamento vincente. Altra idea e' il sistema francese a doppio turno, che presenta il vantaggio di far comunque sentire la voce di tutti, sebbene poi gli apparentamenti delle diverse liste si modificano a seconda dei risultati del primo turno anziche' dare vita a stabili e forti alleanze con comunioni di intenti. Il sistema di elezione nelle amministrazioni locali in Italia invece mi sembra eccessivo per il Parlamento, in quanto assegna una maggioranza artificiosa ben del 60%. Oppure si parla di ritorno al Mattarellum, una sorta di via di mezzo all'italiana tra sistema proporzionale e maggioritario, che non ha poi funzionato cosi' male, sebbene abbia le sue pecche, tra il '93 e il 2001. A patto pero' di aggiungerci primarie di circoscrizione per la scelta del candidato di ogni lista.

Insomma, le idee sono tante, ma nessuna e' perfetta. Quello che tutti fanno finta di dimenticare e' pero' che la legge elettorale dovrebbe essere scelta non perche' piu' conveniente a chi gia' c'e', ma perche' riesca a conciliare quanto piu' possibile la democrazia con la governabilita' del paese.

mercoledì 2 maggio 2007

Il comandamento nuovo e il silenzio assordante

E diceva loro: "Il sabato è stato fatto per l`uomo e non l`uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell`uomo è signore anche del sabato". (Mc 2,27)

Messico: il parlamento voto la legge sull'aborto, il vescovo di Citta' del Messico scomunica 46 deputati.
Roma: dal palco del "concertone" del Primo Maggio il presentatore critica la posizione della chiesa su eutanasia e contraccettivi. L'Osservatore Romano replica prontamente che si tratta di vili attacchi e terrorismo. I toni si alzano, eccessivi da una parte e senz'altro dall'altra, tra bossoli e attacchi personali.
Cosi' come recentemente su conviv
enze e omosessuali, la gerarchia ecclesiastica si sta pero' mostrando rigida e pronta solo al muro contro muro. Meno all'ascolto, alla comprensione, a guardare cio' che e' veramente importante, come un barbuto (forse) Signore aveva indicato qualche migliaio di anni fa.

Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?". Ed essa rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù le disse: "Neanch`io ti condanno; và e d`ora in poi non peccare più. (Gv 8,10-11)

Io credo che mai la Chiesa debba avere un messaggio negativo. Mai debba erigere muri, mettere paletti, discriminare e dividere, sostituirsi alla coscienza e imporre visioni del mondo. Io credo che la Chiesa serva per crescere insieme, per sentirsi fratelli, per avere sostegno e comprensione, per vedere il volto di Dio anche quando tutto sembra difficile, quando da soli non e' cosi' facile, per imparare ad accettare noi stessi perche' Dio ci ama come siamo. Questo e' lo spirito che traspare dai Vangeli, da un Messia venuto a dare compimento ad una legge fatta di 10 comandamenti tra cui ben 8 iniziano con un "non". Allora perche' si vuole dare un'immagine tutta diversa di quello che essere parte della Chiesa dovrebbe rappresentare per ciascuno di noi?

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri (Gv 13,35)

Ma un'altra domanda mi brucia. Si spendono fiumi di inchiostro per questioni tutto sommato non centrali. Ma allora perche' il silenzio delle gerarchie su ingiustizia sociale, poverta', corruzione, falsi in bilancio, tutela dei lavoratori e dei giovani e' assordante?
Questo mi indigna piu' di tutto, piu' di tutto quello che un vescovo o un cardinale potra' mai dire: quello che non dice, che non predica sui tetti.


Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti.
(Mt 10,27)

Abbiamo bisogno di voce per i nuovi profeti.

martedì 1 maggio 2007

Primomaggio

Mio padre aveva un lavoro
Col suo lavoro si sentiva sicuro
Peccato che non si sia accorto
Che stava arrivando arrivando il futuro. (Carlo Fava)


Oggi e' il Primo Maggio. E' la festa dei lavoratori. E' anche una festa d'Italia, una "Repubblica fondata sul lavoro". Annualmente cidovrebbe ricordare l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori.

Ma oggi, all'alba del XXI secolo, la festa dei lavoratori fa sorridere (o piangere, a seconda dei punti di vista): il lavoratore e' una razza in estinzione, dovrebbe stare negli zoo. Oggi ci sono gli "uomini flessibili". Qualcuno dovrebbe spiegarlo a quelli del concertone, delle bandiere rosse, azzurre e compagnia, che stanno difendendo per lo piu' una razza di privilegiati. Quelli col contratto vero, con i diritti veri. Con le ferie e la malattia. Gli uomini flessibili, bonta' loro, non hanno certezze, solidita', assistenza, diritti, visibilita'. Hanno solo rischio, incertezza, promesse dei sindacati e dei candidati alle elezioni di turno.

Vabbe', mi direte, non esageriamo. In fondo essere dinamici e' un bene. E chi e' più preparato, più formato, più meritevole, più giovane ha la strada spianata! La flessibilità dovrebbe essere il sue elemento naturale. Come la giungla per la tigre. Certo, come no. L'Istat infatti ci dice che in Italia, e in Europa solo in Italia, nel 2005 il tasso di occupazione per i giovani tra i 20 e 29 anni era inversamente proporzionale al tasso di istruzione. Ovvero, tra i disoccupati erano il doppio quelli con titolo di studio superiore alla laurea che quelli con la licenza media.

E' evidente che c'e' qualcosa che non va. Che l'Italia non e' un paese fondato sul lavoro. E' un paese fondato sul precariato dei giovani, senza diritti, senza futuro e pagati con paghe insulse, a cui naturalmente detrarre le tasse necessarie per le pensioni dei vecchietti di oggi. Giovani che andranno in pensione con il 35% del loro stipendio già misero, perché non ci saranno più soldi per le loro di pensioni. Per avere un quadro più completo della situazione vi consiglio caldamente di leggere il il pamphlet, pubblicato on-line, scritto da Federico Mello e intitolato "L’Italia spiegata a mio nonno".

“L’Italia spiegata a mio nonno” ci racconta perché questa generazione non ha la possibilità di diventare adulta. Perche' per noi giovani in Italia non c'e' posto. Non c'e' posto nella politica: nel Parlamento italiano gli under 35 sono sei su novecentoquarantacinque, con una rappresentanza dello 0,7%. Gli elettori under 35 sono però quasi quattordici milioni, pari al 27,5% dell’elettorato complessivo. Non c'e' posto nella ricerca, nell'università: i professori universitari con meno di 35 anni in Italia sono 9, in Francia il 12%. La bocciofila e' al potere. E' ora di un'inversione, di una GenerazioneU.

Ma nel frattempo non c'e' posto neanche per me. L'Italia dopo aver investito su di me durante i miei 21 anni di studio, mi ha chiuso la porta e mi ha gentilmente fatto notare che aveva scherzato, per me non c'e' posto, non servbo. Ringrazio la Germania che mi ha accolto e i contribuenti italiani per il diploma di maturità' classica, la laurea in fisica e il dottorato in astronomia da loro gentilmente sponsorizzati.

Buon Primo Maggio a tutti, e che San Precario ci assista.