giovedì 10 dicembre 2009

Top 16


... Sssshhhh, non lo fate sapere ai gobbacci tristi ed eliminati che abbiamo portato a casa l'ennesima impresa, stavolta piu' importante sul piano sportivo che su quello della classifica (e con una squadra da inventare, ma magistralmente messa in campo) ...

mercoledì 9 dicembre 2009

Quantita' vs Qualita'


Martedì 24 novembre 2009 è stato stabilito un primato nella storia della Repubblica: un singolo parlamentare ha firmato 241 disegni di legge in un solo giorno.
Molti si lamentano della scarsa produttività dei nostri parlamentari. C'è chi ricorda l'impegno e l'abnegazione degli eletti dal popolo nelle epoche passate. Ma ogni buona regola ha le sue eccezioni. L'On. Gabriella Carlucci ne è la prova. Nella seduta n. 251 di martedì 24 novembre 2009, la deputata ha sostenuto con la sua firma ben 241 disegni di legge, stabilendo un record nella storia parlamentare del nostro paese (e mondiale?) che difficilmente potrà essere eguagliato. Tutti i 241 ddl erano stati presentati da altri deputati nelle prime due settimane di questa legislatura, dal 29 aprile 2008 al 13 maggio 2008. Le decine di testi di legge illustrano in maniera particolareggiata quasi ogni antro dello scibile umano, che evidentemente l'On. Carlucci domina da novella Pico de Paperis. Un indizio in merito l'avemmo gia' l'anno scorso quando la nostra si mise a discutere di Fisica Teorica. Tutela della maternità, fiscalità di vantaggio, accelerazione negli avvii imprenditoriali, riordino delle carriere delle forze di polizia, prelievo coattivo di materiale biologico, beni confiscati ai mafiosi, immigrazione clandestina, iva sui pneumatici ricostruiti, regolamentazione dei materiali gemmologici: su qualunque tema l'On. Carlucci, alle cui spalle un passato di alta formazione in vari campi del sapere, ha la competenza per dire la sua. E dunque giustamente la Carlucci risulta prima in assoluto come numero di ddl cofirmati. Il secondo, l'On. Emerenzio Barbieri, ne ha cofirmati 167 in 19 mesi di attività, ben 71 in meno di quelli che la Carlucci ha firmato in un solo giorno. La deputata, già tra i parlamentari più attivi per quantita' di lavoro svolto (la qualita' per decenza nessuno la misura), ha quindi scalato ulteriormente la classifica dell'indice di attività. Per tranquillizzare chi si sta preoccupando delle conseguenze fisiche di tale impresa (ci sarebbe voluta una firma ogni 2 minuti per otto ore di fila), dall'affaticamento degli occhi al crampo carpale, sottolineamo che all'On. e' bastata una sola firma per sottoscrivere in un colpo solo tutto quello che le era passato per le mani. E per vantarsi sul suo blog di essere il deputato che lavora di piu' (!!):

Il primo posto nella classifica dei deputati più attivi è il giusto riconoscimento per l’impegno costante e continuo che la sottoscritta pone nello svolgimento dell’attività parlamentare. Prima per le proposte di legge presentate, ai primi posti per le presenze in aula ed in commissione, ai vertici della classifica relativa alla partecipazione alle votazioni in aula, prima firmataria di molte interrogazioni ed emendamenti, relatrice di provvedimenti importanti in aula e nelle commissioni. Massima la mia attenzione per i problemi della Regione Puglia e della Provincia Barletta-Andria-Trani, territorio nel quale sono stata eletta 8 anni fa. Sono orgogliosa di questo risultato per me e per tutte le donne impegnate in politica, troppo spesso vittime di luoghi comuni e pregiudizi.”



martedì 8 dicembre 2009

Selvaggio West


Stanotte sarei dovuto essere a osservare sul Mt Graham in Arizona al Large Binocular Telescope, uno dei piu' grandi telescopi del mondo, con il nuovo strumento LUCIFER. Nonostante il nome, di demoniaco ha solo la sfiga che lo perseguita: per le condizioni meteo, finora nenache un minuto di osservazione nelle prime 4 notti dedicate al Science Demontration Time (SDT), previsto per dimostare su alcuni oggetti ben selezionati le possiblita' scientifiche dello strumento. Ieri notte pero' la tempesta di neve ha trasformato l'SDT in uno Snow Demonstration Time: raffiche di vento, ghiaccio e neve hanno coperto di 50 cm di neve la strada e la gigantesca cupola (alta come un palazzo di 15 piani per la particolare configurazione binoculare del telescopio), messo di traverso una dozzina di alberi sulla carreggiata e sigillato di ghiaccio durante la notte le porte dell'osservatorio. La salita in vetta (3200 metri) e' impossibile: con il mio collega greco siamo costretti a ritentare domani dopo la pulizia della strada, e goderci una sosta forzata nel deserto, nel cuore dell'America profonda e del selvaggio west. Scrivo infatti da un fantastico motel a Safford, ridente (!!) cittadina cresciuta grazie alle miniere di rame, ora in gran parte chiuse anche se le due ancora in funzione sono tra le piu' grandi degli USA. Il nuovo business sono la vendita di armi, soprattutto pistole, e le chiese battiste, che si contano a decine per le strade della citta'. Evidentemente per combattere la depressione le vie di uscita escogitate sono solo queste due, visto che le farmacie e gli studi di psicologi avvistati sono pochi. Impagabile il giro turistico tra vecchiette che passeggiano con il fucile sulla spalla come nei film di John Wayne, gente seduta sulla sedia a dondolo sotto il portico, e fenomenali cartelli fuori dalle chiese Battiste, come quello in foto. Fortuna che il motto della citta', scritto un po' dovunque, e' "A Great Place to Live, Work and Visit!". E noi non ce lo siamo lasciati scappare.
Domattina ritentiamo l'ascesa, partenza alle 5.30 am...

Riscaldamento a Copenaghen


Inizia oggi a Copenaghen, e proseguirà fino al 18 dicembre, il COP15, la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. La più importante, si dice, da quella di Rio de Janeiro del 1992. Cosi' Marcello Saponaro:


In gioco ci sono i soldi, tanti soldi: quelli degli investimenti per ridurre la “febbre del pianeta”, quelli che dovremo pagare per ridurre dell’50% le emissioni di CO2 (rispetto alla CO2 che il mondo produceva nel 1990) entro l’anno 2050. Questa è la proposta del Governo danese. Una proposta che anche fosse sufficiente ha il grande difetto di non mettere i leaders del mondo di fronte alle proprie responsabilità negli anni del proprio mandato. Nel 2050, tra quarant’anni, Berlusconi – sono sicuro – non ci sarà più. Formigoni neppure. Gordon Brown e la Merkel sfioreranno il secolo di vita. Obama e Zapatero saranno novantenni. Nessuno, comunque, risponderà del proprio coraggio: avuto o mancato in quel di Copenhagen.

Chi paga? L’India, la Cina e il Brasile sostengono che a pagare debbano essere i paesi ricchi. Devono pagare riducendo le proprie emissioni e trasferendo le tecnologie ai paesi pù poveri. La Cina chiede che le riduzioni siano legate al PIL procapite, non a quello globale. In gioco ci sono almeno 10 triliardi di dollari. Il più grande flusso di risorse dal nord al sud del mondo mai visto. In tecnologie low carbon.

Comunque vada Copenhagen, la Green Economy è cominciata. Facciamo in modo d’arrivare in tempo allo sviluppo sostenibile.

Per adesso pare si sia parlato piu' che altro dello scandalo dei dati taroccati sull'effetto dell'uomo sul riscaldamento globale, poco di soldi e soluzioni.
E pensare che solo 40 anni fa c'era chi si vantava di riuscire a sciogliere i ghiacciai. La ENCO su Life era infatti orgogliosa di produrre abbastanza energia ogni giorno da sciogliere 7 tonnellate di ghiacciaio:


Pare almeno che il ghiacciao scelto dalla pubblicita' stia resistendo: il Taku Glacier in Alaska e' l’unico in controtendenza del Nord America, essendo avanzato di 7 km dal 1896!

giovedì 3 dicembre 2009

Bhopal, 25 anni


Alcune centinaia di persone hanno manifestato oggi a Bhopal chiedendo giustizia per le vittime dell’incidente avvenuto esattamente venticinque anni fa allo stabilimento chimico della Union Carbide. Il 3 dicembre 1984, nonostante l’allarme già lanciato da alcuni abitanti della zona, dallo stabilimento fuoriuscirono 42 di tonnellate di isocianato di metile che uccise migliaia di abitanti delle baraccopoli vicina. Sul numero delle vittime, però, non c’è certezza. Il governo ha fissato la cifra ufficiale a tremila, ma secondo alcune organizzazioni umanitarie potrebbero essere anche ventimila. Senza contare le altre 570mila persone hanno sofferto danni gravi e irreparabili per la salute. L’inchiesta iniziale ha evidenziato delle carenze nelle misure di sicurezza, ma la Union Carbide ha messo rapidamente tutto a tacere pagando al governo indiano un risarcimento di 470 milioni di dollari, che dovevano essere versati alle vittime e alle loro famiglie. Soluzione che il Governo indiano ha accettato per paura dei contraccolpi che i maggiori investitori stranieri avrebbero potuto provocare sull’economia indiana. Il risarcimento era pero' pensato basandosi sulle tremila vittime ufficiali e in dollari, con un cambio dollaro-rupia fissato al valore del 1989. L’ultimo assegno, però, è stato staccato nel 2004, quando il cambio era ben diverso.
Dopo venticinque anni, la strage non è finita. Ogni giorno circa 6000 persone contaminate dai gas tossici si fanno visitare negli ospedali appositamente costruiti a Bhopal, con 2 milioni di pazienti all’anno. Nei locali della fabbrica, mai bonificati, ancora oggi vengono rinvenuti migliaia di chili di residui tossici: le acque sotterranee avvelenano ancora la gente, così tutto ciò che produce la terra. Tracce di sostanze chimiche tossiche vengono ancora trovate nel latte materno.
A livello giudiziario, una volta versata la somma, nessuno ha pagato. L’ex amministratore delegato dell’industria, Warren Anderson, è stato chiamato in giudizio (l’ultima volta, di nuovo, nel luglio di quest’anno), ma gli Stati Uniti ne hanno negato l’estradizione e ora è un benestante pensionato, latitante tra Manhattan e la Florida.
Cosi' Marco Paolini per Report ricorda la tragedia qualche anno fa:

martedì 1 dicembre 2009

Il mondo alla rovescia


Mentre in Honduras il governo golpista cerca una legittimazione nelle elezioni di Domenica, svoltesi in un clima repressivo e farsesco, senza osservatori internazionali, in Uruguay Pepe Mujica, ex guerrigliero Tupamaro, per 13 anni prigioniero della dittatura, torturato e rinchiuso in un pozzo, è il nuovo presidente della Repubblica. Il candidato del Frente Amplio ha ottenuto il 51,9% dei voti, con un’affluenza alle urne superiore al 90% (!!). Cosi' Gennaro Carotenuto sull'elezione:

Come ha detto lo stesso dirigente politico tupamaro, emozionatissimo nel suo primo discorso sotto la pioggia battente a decine di migliaia di orientali che hanno festeggiato con i colori del Frente Amplio, quello che lo porta alla presidenza è proprio “un mondo alla rovescia”.

Un mondo nuovo i contorni del quale non sono ancora del tutto visibili nella prudenza dei grandi dirigenti politici che rappresentano il fiorire dei movimenti sociali, indigeni, popolari del Continente ma che si tratteggia in due grandi temi di fondo: uguaglianza tra i cittadini e unità latinoamericana.

Mujica è stato chiarissimo: il primo valore della sua presidenza sarà il mettere l’uguaglianza tra i cittadini al primo posto e il primo ringraziamento è andato oltre che al popolo orientale "ai fratelli latinoamericani, ai dirigenti politici che li stanno rappresentando e che rappresentano le speranze finora frustrate di un continente che tenta di unirsi con tutte le sue forze”.

Proprio il trionfo di Mujica, la quarta figura che viene dal basso, plebea se preferite, e non espressione delle classi dirigenti, illuminate o meno, a divenire presidente in appena un decennio, testimonia che l’America latina sta riscrivendo la grammatica politica della rappresentanza democratica in questo inizio di XXI secolo in una misura perfino insospettabile e incomprensibile in Europa.

Mujica, nonostante la militanza politica di più di mezzo secolo, è un venditore di fiori recisi nei mercati rionali. E’ uno che quando è diventato deputato per la prima volta e fino a che non ha avuto responsabilità di governo ha accettato dallo Stato solo il salario minimo di un operaio e, siccome questo non è sufficiente per vivere, ha continuato a vendere fiori nei mercati rionali. Per campare. Indecoroso per un parlamentare, ma solo così, solo dal basso, oggi Mujica può permettersi a testa alta di rappresentare il popolo e proporre a questo “un governo onesto”.

Non è un medico, come Tabaré Vázquez o Salvador Allende o Ernesto Guevara, né ha un dottorato in Belgio come l’ecuadoriano Rafael Correa. Non ha studiato dai gesuiti come Fidel Castro né proviene dalla classe dirigente illuminata come Michelle Bachelet in Cile o i coniugi Kirchner in Argentina. Non è, soprattutto, un pollo di batteria, allevato per star bene in società come tanti burocratini dei partiti politici della sinistra europea, che infatti passa di sconfitta in sconfitta e di frammentazione in frammentazione mentre invece in America l’unità delle sinistre è un fatto.

Pepe il venditore di fiori recisi nei mercatini rionali è un uomo del popolo come l’operaio Lula in Brasile, come il militare di umili origini Hugo Chávez in Venezuela e come il sindacalista indigeno Evo Morales in Bolivia. Non a caso sono tre uomini politici che hanno mantenuto un rapporto privilegiato con la loro classe di provenienza, che non hanno tradito e che sono ricompensati con alcuni tra i più alti indici di popolarità al mondo, nonostante siano costantemente vittime di campagne ben orchestrate di diffamazione da parte dei complessi mediatici nazionali e internazionali.

Non è un caso che da questi dirigenti politici venga posto sul piatto dell’agenda politica lo scandaloso problema dell’uguaglianza che trent’anni di retorica neoliberale avevano umiliato, vilipeso e cancellato e che invece è più che mai l’unico motore dell’unico futuro possibile non solo in America latina.

L’America latina integrazionista, dove diventa presidente un ex-guerrigliero venditore di fiori recisi nei mercatini dei quartieri popolari di Montevideo, è davvero “il mondo alla rovescia”, ma è anche la speranza di un “mondo nuovo”, di un nuovo inizio e un futuro migliore in pace e in democrazia. Questa speranza non poteva che venire dal Sud del mondo, da quella “Patria grande latinoamericana” che sta riscrivendo la Storia.

E il nostro bravo Silvio che fa? Dopo Gheddafi, non si fa mancare nulla...

Se ci guardiamo


Ci fioriscono gli occhi,
se ci guardiamo.


E come ci stupiamo

dei miracoli nostri - non e' vero?

Cosi' dolce si fa

tutto.


Sono le stelle la nostra cornice
e fuggiamo dal mondo.

Credo che siamo angeli



Else Lasker-Schüler (1869-1945), Il mio cuore e altri scritti