domenica 26 dicembre 2010

Marrytocrazia

mercoledì 22 dicembre 2010

L'ora di religioni


IN GERMANIA LA PRIMA SCUOLA PLURICONFESSIONALE
EBREI, MUSULMANI E CRISTIANI CON ATTIVITA' DIDATTICHE CONDIVISE

(DIRE - Notiziario Minori) Roma, 21 dic. - Apre in Germania la prima scuola pluriconfessionale. Per il prossimo anno scolastico e' prevista, infatti, e nella prima fase solo per gli alunni della scuola primaria, un istituto aperto ad allievi di fede ebraica, musulmana e anche cristiana. L'iniziativa e' delle autorita' scolastiche di Osnabrück, in Bassa Sassonia, e consentira' la frequenza degli alunni secondo accordi comuni dei responsabili delle rispettive comunita' religiose: la diocesi cristiana, la comunita' ebraica e l'associazione locale dei musulmani. I programmi, secondo quanto riportato sul sito tuttoscuola.com, prevedono la reciproca conoscenza delle caratteristiche religiose e culturali delle diverse fedi e attivita' didattiche condivise da tutti gli allievi.

Una commissione interconfessionale e' gia' al lavoro per definire nel dettaglio il progetto operativo.

(Wel/ Dire)

martedì 21 dicembre 2010

Natale 2010



Auguri (sempre piu' tecnologici) a tutti!

giovedì 16 dicembre 2010

Rivoluzione

Chi si spaventa quando sente dire
"rivoluzione"
forse non ha capito.

Non è rivoluzione tirare una sassata in testa a uno sbirro,
sputare addosso a un poveraccio che ha messo una divisa
non sapendo come mangiare;
non è incendiare il municipio o le carte in catasto
per andare da stupidi in galera
rinforzando il nemico di pretesti.

Quando ci si agita per giungere al potere e non si arriva
non è rivoluzione, si è mancata;
se si giunge al potere e la sostanza dei rapporti rimane come prima,
rivoluzione tradita.

Rivoluzione è distinguere il buono già vivente,
sapendolo godere sani, senza rimorsi,
amore, riconoscersi con gioia.

Rivoluzione
è curare il curabile profondamente e presto,
è rendere ciascuno responsabile.

Rivoluzione è incontrarsi con sapiente pazienza
assumendo rapporti essenziali tra terra, cielo e uomini:
ostie sì, quando necessita, sfruttati no,
i dispersi atomi umani divengano nuovi organismi
e lottino nettando via ogni marcio, ogni mafia.

Da D.Dolci, Poema umano, Einaudi, Torino 1974.

martedì 14 dicembre 2010

Scilipoti libero!


Mentre in aula il deputato gia' IdV Onorevole Scilipoti dichiarava:

Noi del movimento di responsabilità nazionale e consegniamo alla storia una scelta dolorosa e traumatica ma rivoluzionaria, giusta e significativa, che va oltre il limite della comprensione.


cittadini provenienti da ogni dove (!!) si sono "spontaneamente" riuniti a piazza San Silvestro a Roma per manifestare in maniera disinteressata il proprio sostegno alla battaglia di Scilipoti contro le banche (?) e a sostegno del governo. Ecco il comunicato di Scilipoti, inspiegabilmente insultato sulla sua pagina Facebook, a riguardo:

Circa duecento persone stanno manifestando dalle 10 di questa mattina in piazza San Silvestro, proprio di fronte a Palazzo Marini e altrettante ne continuano ad arrivare da tutta Italia”, lo annuncia in una nota Domenico Scilipoti parlando di “un corteo pacifico a sostegno dell’on. Scilipoti e della liberta’ di voto dei parlamentari”. “Comuni cittadini, provenienti da ogni dove, per sostenere la tesi dell’on. Scilipoti secondo cui – si legge ancora – un parlamentare deve avere la liberta’ di votare secondo coscienza, nell’interesse del Paese e dei cittadini e non per la casacca che indossa o per gli ‘ordini’ del proprio partito. Su alcuni striscioni campeggia la scritta ‘on. Scilipoti = Liberta’. Liberta’ dallo Strapotere delle Banche’.


Cominciate a raccogliere la saliva...

venerdì 26 novembre 2010

Riforma punitiva


Mentre il TG1 tarocca il servizio sulla protesta, mentre la Gelmini "fatica a capire" (strano!), mentre Fede incita a menarli tutti, alla Camera si discutono i piu' di 500 emendamenti alla riforma Gelmini. Con i "futuristi" a cui non importa nulla di Universita' ma che usano qualche emendamento come terreno dio prova per far vedere a Silvio che senza di loro non ce la puo' fare. Andrea Sarubbi riporta l'intervento di Antonio Martino, PdL, ieri in Aula, che riassume benissimo lo spirito e l'idea dietro questa riforma, quello di punire:

ANTONIO MARTINO. Le università oggi obbediscono a quella che ormai è diventata una regola generale in questo Paese; cioè, non vengono studiate e progettate nell’interesse dei loro utenti, cioè degli studenti, ma per la comodità e l’interesse di coloro che vi trovano lavoro. Servono a dare occupazione a persone altrimenti inoccupabili perché incapaci e semianalfabeti (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Sono recentemente tornato nella mia Alma Mater, la facoltà di giurisprudenza dell’università di Messina, e degli aspiranti ricercatori che volevano diventare stabilizzati non riuscivano a comporre una frase in italiano che avesse senso compiuto. E noi sforniamo migliaia di giovani che sono condannati alla disoccupazione perché inoccupabili. L’università insegna cose che non servono a nessuno e, in più, inculca nelle loro menti l’idea bizzarra che lo Stato debba dar loro un’occupazione degna del titolo di studio. Ho letto sui giornali che ci sono state mille domande per tre posti di operatore ecologico: molti di questi erano dei laureati. Non vi vergognate di difendere l’esistente, il proliferare di università inutili, di facoltà inutili, di professori incapaci (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud)?

giovedì 25 novembre 2010

Candide ammissioni


Silvio Berlusconi, accusato di aver dichiarato il falso alla questura, sostenendo che una minore di origine marocchina fosse la nipote di Mubarack:

Sono una persona di buon cuore e mi muovo sempre per aiutare chi ha bisogno di aiuto”

Sandro Bondi, che ha concesso al figlio della compagna Manuela Repetti un posto al Ministero che guida e all'ex marito della stessa Repetti un contratto di consulenza nell'ambito del Fondo unico per lo spettacolo per 25 mila euro:

«Sono intervenuto solo per risolvere due casi umani. Una storia privata»

A casa mia piu' che buon cuore si chiama falso, corruzione e abuso di ufficio, ma evidentemente ormai siamo oltre certe cose...

martedì 23 novembre 2010

Non finanziate i cacciabombardieri F35


BeffaTotale aderisce alla Campagna Non finanziate i cacciabombardieri F35, promossa da DisarmiAmoLaPace (Varese):

Appello affinché i parlamentari non votino il finanziamento del cacciabombardiere F35

Il Governo italiano sta procedendo nella continuazione del programma per la realizzazione di 131 cacciabombardieri F35 Joint Strike Fighter che impegneranno il nostro paese fino al 2026 con una spesa, destinata ad aumentare, di oltre 15 miliardi di euro.

Il Parlamento approvando la prossima "Legge Finanziaria" stanzierà per sua la produzione circa 472 milioni di euro per il 2011, cifra che dovrà più che raddoppiare negli anni successivi per tenere il passo con quanto deciso.

Si tratterebbe di una decisione irresponsabile sia per la politica di riarmo che tale scelta rappresenta, sia per le risorse che vengono destinante ad un programma sovradimensionato nei costi, sia per la sua incoerenza con la Costituzione Italiana che "Ripudia la Guerra": l'F35 infatti è un aereo di attacco che può trasportare anche ordigni nucleari.

In un momento di grave crisi economica in cui non si riescono a trovare risorse per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e vengono tagliati i finanziamenti pubblici alla scuola, all'università e alle politiche sociali, destinare 15 miliardi di euro alla costruzione di 131 cacciabombardieri è una scelta sbagliata e incompatibile con la situazione sociale del paese.

Chiediamo ai parlamentari che facciano tutto ciò che è in loro potere per non finanziare questi strumenti di morte e così fermare il programma, destinando le risorse risparmiate a programmi alternativi: una parte a iniziative di riconversione civile dell'industria bellica e agli interventi di cooperazione internazionale, che la scorsa manovra finanziaria ha più che dimezzato, e l'altra parte alla scuola, all'università, alla ricerca, alla cultura, alla sanità pubblica e alle energie rinnovabili.

La sottoscrizione di questo appello prevede l'invio, in automatico, di una e-mail da parte di ciascun sottoscrittore a ciascuno dei deputati e dei senatori della Repubblica italiana, che si accingono in questi giorni a votare il "Programma di stabilità" per il prossimo anno.

Aderisci:

Adesioni dal 21 novembre 2010: 435 persone , 20 associazioni

mercoledì 17 novembre 2010

28 Maggio 1974



Dopo trentasei anni e tre processi, probabilmente non sapremo mai chi mise la bomba in Piazza della Loggia a Brescia durante una manifestazione antifascista il 28 maggio 1974.

venerdì 29 ottobre 2010

Contestualizzare


Qui la vera storia del Bunga Bunga, ma senza ministre. Qui invece la colonna sonora di Elio.

Come sempre ci si getta a pesce sullo squallore di qualche anziano che si circonda di ragazzine a pagamento e si perde di vista la cosa piu' grave di tutto questo nuovo scandalo, peraltro ammessa candidamente da Silvio Berlusconi (che e' un uomo "di buon cuore, aiuta chi ha bisogno"): la telefonata in questura per passare sopra un paio di reati di "Ruby", spacciandola per la nipote di Mubarak. Per la quale evidentemente, come per il presidente del consiglio, la giustizia italiana non vale...

In ogni caso, la Conferenza nazionale della famiglia si terrà dall'8 al 10 novembre a Milano. I lavori verranno aperti dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Basta saper contestualizzare...

giovedì 28 ottobre 2010

Un'opportunita'?


Mentre Plaza de Mayo (nella foto) si riempie di gente in lacrime, il Wall Street Journal bibbia degli investitori d'oltreoceano gioisce cosi' dell'improvvisa scomparsa dell'ex presidente argentino Néstor Kirchner:

"But Argentine asset prices surged Wednesday on investors' optimism that Mr. Kirchner's passing will pave the way for the country to shift to more market-friendly policies"

Inutile dire che market-friendly fa rima con people unfriendly. Per adesso anche a Wall Street dovranno rassegnarsi al fatto che per un anno ancora alla Casa Rosada ci sara' la moglie di Nestor, Cristina Fernández de Kirchner, alla quale in queste ore sta arrivando la solidarieta' di tutti i democratici d’America per la scomparsa del segretario generale di quella UNASUR, l’Unione delle Nazioni Sudamericane, che in poco tempo si è imposta come il principale consesso regionale sfidando l'influenza nordamericana e multinazionale sull'economia e sulla politica sudamericana. Oltre ai suoi meriti nella politica economica del continente, Kirchner nel suo mandato si caricò del peso e del rischio politico di abrogare le leggi dell’impunità volute dopo la dittatura per i militari violatori dei diritti umani responsabili dei 30.000 desaparecidos. Cosi' Gennaro Carotenuto commenta la scomparsa: "Oggi che finisce la corsa di Néstor Kirchner si aprono grandi interrogativi. Il kirchnerismo, il presidente, Cristina Fernández, hanno davanti a loro ancora un anno di governo per superare l’assenza del candidato naturale alla presidenza della Repubblica nelle elezioni del prossimo anno. La nuova America latina deve superare la prima scomparsa di un suo leader storico. La continuità dei processi popolari non è assicurata, ma le premesse, anche per l’azione di personaggi come Néstor Kirchner, ci sono tutte."

mercoledì 27 ottobre 2010

La diabolica menzogna delle parole dei potenti


Oggi 12 ottobre sono salito a Cima Dodici, a nord dell’Altipiano di Asiago. Da qui si vede l’Ortigara e la cima del Caldiera, il monte Zebio e più lontano le Melette, il monte Grappa e più in là si possono immaginare altri monti che sono i monti di tutte le patrie, i monti della Serbia, i monti del popolo curdo, dell’Armenia e dell’Afghanistan. Torno ogni anno tra questi monti e tra queste trincee e spesso mi trovo a considerare le storie di Mario Rigoni Stern, il cantore dell’Altipiano, il “sergente nella neve” che ha cantato degli alpini con parole molto lontane dalla retorica militarista e sempre attento al valore dell’uomo, all’assurdità della guerra, alla stupidità di tutte le guerre. La mia generazione è una generazione tirata su a grappa e a canzoni degli alpini che parlano di amore e di morte e che lasciano trasparire ad ogni nota la lontananza che c’è tra le parole roboanti dei ministri, dei generali e degli scrivani del potere e i sentimenti autentici degli uomini e delle donne che la guerra l’hanno sempre subita e mai accettata come necessità o come dovere etico. La mia generazione ha avuto la fortuna di ascoltare le testimonianze dei veci, reduci della guerra, e di constatare la discordanza tra i loro resoconti e gli insegnamenti ufficiali che ci venivano propinati ad ogni 4 novembre davanti ai monumenti e dai nostri maestri che raccontavano la storia come insegnavano i manuali, dove non apparivano mai i corpi squartati degli alpini o degli alpenjageraustriaci e dove al massimo si vedevano feriti con fasciature molto discrete con qualche macchia rossa di sangue ma nulla che facesse percepire la devastazione dei corpi, le budella riversate tra le gambe e i cervelli spappolati in forme aberranti. Ho avuto anche la fortuna, un’estate di qualche anno fa, di trovarmi con alcuni ragazzi a rifugiarmi, durante uno spaventoso temporale estivo, in una di quelle grotte, alle pendici del monte Caldiera, adibite un tempo a ricovero di truppe e di munizioni, e di ascoltare un capo scout che con scienza e coscienza raccontò ai ragazzi il resoconto di un cappellano militare della battaglia dell’Ortigara. Nel giugno del 1917 morirono nella battaglia qualcosa come 30mila uomini nell’assurdo e inutile tentativo di conquistare la cima dell’Ortigara. Un’operazione folle che la storia ha dimostrato essere dal punto di vista strategico assolutamente inutile, dove migliaia di uomini sono stati mandati allo sbaraglio a farsi trucidare dalle mitragliatrici austriache. Quel capo pose ai ragazzi la domanda che ora anch’io mi pongo: perché sono morti? Tra loro molti erano i siciliani, i sardi, i campani spediti a fare la guerra ad un Kaiser di cui non conoscevano neanche l’esistenza per una patria di cui non sapevano assolutamente nulla. Dall’una e dall’altra parte si moriva per il signor Krupp, per la Skoda, per Agnelli e per Giolitti che non erano esattamente una “patria”. Oggi tutte le alte cariche dello Stato hanno assistito al funerale di altri quattro alpini e sono state ripetute ancora le parole che si usano in queste circostanze. Il vescovo militare ha parlato di “profeti del nostro tempo”. L’apparato mediatico nazionale si è riempito la bocca di parole come “eroi” ecc. Dall’alto di queste montagne io credo, come tanti credono, che è ora di fare vedere a tutti le fotografie che nei nostri sussidiari non c’erano e di raccontare la guerra come è e non come ci viene raccontata dagli inviati di guerra moderni. A noi avevano raccontato che i cow boys erano buoni e gli indiani cattivi; che gli americani erano buoni e i vietcong cattivi. Poi capimmo che le cose non stavano esattamente così. La violenza e la menzogna sono il brodo primordiale di tutti gli eserciti e di tutte le ideologie e non si rende nessun servizio all’uomo e alla verità finché non si svela il significato originario delle parole. La menzogna, la diabolica menzogna, è necessaria ad ogni regime per legittimare se stesso. Chissà se ora, dietro alla “lotta al terrorismo”, non si nasconda qualche traffico per il controllo dell’oppio o degli oleodotti o la difesa di un regime corrotto. Ma tant’è. Si trovano comunque uomini disposti, per ideali o per soldi, a combattere per cause non chiare e temo che anche questi quattro alpini siano soprattutto vittime di questa menzogna. Anzi credo che siano doppiamente vittime di questa menzogna. Troppe volte abbiamo sentito parlare in questi giorni di “continuare il lavoro” di questi caduti. “Lavoro” (un “fottutissimo lavoro che qualcuno deve pur fare”, disse un’altra vittima di qualche mese fa), come ci hanno confermato i servizi di approfondimento di solerti operatori delle notizie che si sono affollati a raccogliere le lacrime e le grida di dolore nei paesi che hanno dato i natali a questi poveri caduti. Certo, i particolari non interessano ai lavoratori di una informazione che già da domani si dimenticheranno della vita e della morte di quattro uomini e certo, invece, i particolari interessano a noi che non abbiamo nessun interesse che non si parli più di questa vicenda fino ai prossimi inevitabili morti di questa guerra. Ma i particolari sono importanti. A me, ad esempio, interessa, che non passi come eroismo questo “lavoro” né il fatto che ci siano uomini (perché quando muoiono dei nostri soldati in guerra si chiamano “i nostri ragazzi”?) in questo Paese che debbano fare questo “lavoro” perché non hanno nessun’altra prospettiva di “lavoro”. Ho visto su facebook che uno di loro ha scritto nel suo profilo una di quelle frasi che poi i nostri ragazzi copiano nei loro diari: “Meglio morire in piedi che vivere una vita strisciando”. Ecco, io credo che sia necessario raccontare ai nostri ragazzi che non è vero, che questo non è eroismo, che questa è una cazzata colossale. Perché è vero il c ontrario: “È meglio vivere la vita in piedi che morire strisciando” e se qualcuno è stato spinto a pensare che è meglio andare a morire in Afghanistan che trovare ragioni di vita là dove è nato… è stato ingannato e questa menzogna deve essere stigmatizzata. In questo Paese non ci sono risorse per la scuola, per la ricerca, per lo Stato sociale, per l’occupazione, per la prevenzione dei disastri naturali… e non si lesinano milioni di euro per la guerra? Questo gli va raccontato, e non indicare come eroi o profeti queste povere vittime ingannate da ideologie di violenza mascherate da eroismo. Provo un’immensa pietà per questi poveri alpini, come per tutti gli alpini mandati a morire inutilmente sulle montagne del mio paese. Provo una pietà ancora più immensa per tutti gli operai morti “strisciando” sui loro posti di lavoro. La vita non è quella raccontata nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma durante i funerali dei militari, e i protagonisti della vita non sono quelli che occupavano i primi posti. Il mefistofelico ministro della Difesa del governo Italiano (al quale consiglio di leggere qualcosa di Rigoni Stern, di Lussu, di Bedeschi… così giusto per sapere cos’è la guerra!) ha bollato come “vile” e “sciacallo” chi auspica il riconoscimento del fallimento della “missione di pace”. Io auspico che non ci sia più nessuno che benedica bandiere di guerra né pronunci preghiere degli alpini né “missioni di pace” se questa è la pace che intendono. Io credo che il “Signore degli Eserciti” non sia lo sponsor di nessun esercito e che anzi stia proprio e sempre “dall’altra parte”!

Gianfranco Formenton, Parroco di Sant’Angelo in Mercole (Spoleto)

martedì 26 ottobre 2010

Meglio e' per noi

lunedì 18 ottobre 2010

Causa ed effetto


Il riconteggio in Piemonte conferma che Cota avrebbe perso le elezioni, che avrebbero dovuto nominare governatore dle Piemonte Mercedes Bresso. Cota parla di attentato alla democrazia.

Formigoni ha presentato la candidatura con un corredo di firme quasi tutte false. Ma i magistrati che indagano stanno cercando di scalzarlo dalla sua poltrona, alla quale, comunque sia, non avrebbe poturto candidarsi.

Commenta Metliparaben: "[...] la colpa più grave del berlusconismo, alla fine della fiera, non è di ordine politico, ma piuttosto culturale, o per meglio dire logico: aver convinto gli italiani che quando gli eventi sono sfavorevoli non sia necessario analizzarne le cause, e se del caso rimuoverle. Basta scambiarle con gli effetti, e il gioco è fatto"

Sabato il corteo FIOM, che manifesta in maniera assolutamente corretta e pacifica contro il governo. Nonostante che "esperti" del ministero degli interni avessero affermato con certezza la presenza di elementi "anarco-insurrezionalisti", qualunque cosa siano. Probabilmente una varieta' di prezzemolo, perche' a detta di Maroni sono ovunque ci sia qualcuno che non e' d'accordo con lui. A meno che non siano funzionari del suo Ministero...

mercoledì 13 ottobre 2010

Galassie dolci (!?) e fama imperitura


Sono su Televideo alla pagina 168... con le "galassie dolci"!
Qui il comunicato stampa dell'ESO, European Southern Observatory (che gestisce i telescopi e gli strumenti con cui e' stata condotta la ricerca, in inglese) e qui il cominicato stampa dell'INAF, Istituto Nazionale di Astrofisica per cui lavoro in italiano per chi volesse saperne di piu'. Per i secchioni qui o qua c'e' l'articolo completo.

La notizia e' ripresa dal Corriere sulla mitica colonna di destra (che pero' si limita a scopiazzare senza pensare e spaccia per un'immagine reale del VLT la realizzazione di un grafico di una galassia che accresce gas, e parla di scoperta di scienziati europei e non italiani!), da La Stampa e da Le Scienze.

All'estero fa scalpore anche sulla Gazzetta di Montreal (!!), Vancouver Sun (!!!), Ottawa Citizen (!!!! ma che gli faccio ai canadesi?) ,Universe Today, Science Daily, Dawn.com, Yahoo News, Canada.com, ScienceCodex , Universe Today, Vip.it, Physorg.com, redOrbit, eScience.com, DiscoveryNews, Biosciencetechnology, OggiScienza, le agenzie AGI ... la migliore pero' e' Space.com, che titola Ancient Galaxies Really Sucked!

mercoledì 6 ottobre 2010

Quando ci va...


Non troppo fine, ma piu' che condivisibile... da Don Zauker

giovedì 30 settembre 2010

Tutti su Arturo..



... per la prima puntata di Happy Days!

Peggio che Prodi


Qui le panzane di Berlusconi ieri alla Camera per la fiducia. Qui lo sbraco di Di Pietro, e qui il discorso di Bersani: la differenza fra un'opposizione che urla e sbraita su un'unico tema senza portare a nulla (e a tratti decisamente imbarazzante), e una argomentata e ficcante, che affronta la controparte in modo serio e sui temi che riguardano tutti. E questo e' il commento di Francesco Costa fatto quando gia' era chiaro che Silvio avrebbe avuto la fiducia:

Siccome è scontato che il governo avrà la fiducia della Camera, ed è scontato che ce l’avrà in misura mai così larga, passiamo direttamente alla sintetica analisi. I finiani la voteranno perché al momento decisivo non sono mancati mai, e giustamente: si chiama logoramento per un motivo. Il terzo polo non esiste e il voto di oggi ne è la dimostrazione plastica: chissà che ne diranno quelli che per settimane ne hanno favoleggiato sui giornali. Ora Berlusconi dovrà paradossalmente gestire una maggioranza molto più grande di quella che aveva prima. Ma sarà anche una maggioranza più debole, e il premier dovrà decidere se concordare ogni passo con i finiani oppure con cespugli e cespuglietti, con Nucara, con Lombardo e con Calearo. Buona fortuna.


Intanto mentre tutti seguivano quello che accadeva alla Camera, al Senato viene approvato e rimandato alla Camera il famigerato DDL 1167, detto anche, non a caso, “legge porcata sul lavoro”. Il testo, gia' bocciato da Napolitano e riproposto con modifiche risibili, prevede che il datoro di lavoro possa proporre ai propri dipendenti un contratto non piu' soggetto al contratto nazionale e alla contrattazione collettiva. Eventuali vertenze successive verranno giudicate da un arbitro che dovra' basarsi sul contratto privato e non piu' su quello collettivo: una mazzata per i diritti dei lavoratori. Ma noi siamo qui a parlare di Porci, di case a Montecarlo e di futuristi ricattatori....

mercoledì 29 settembre 2010

I "100 luoghi" a Firenze


100 luoghi, 100 spazi da immaginare, 100 sogni possibili, 100 realtà da costruire. Un numero simbolico per cominciare a trasformare Firenze in un luogo davvero nostro. Fatto per chi ci vive, per chi ogni giorno ne occupa la dimensione del significato più importante, quello umano. Dopo un anno di studio, di organizzazione e di conoscenza degli strumenti a disposizione, l’amministrazione è pronta per attuare la seconda parte, il cuore del suo mandato: quello di costruire tutti insieme una casa più comoda, più “giusta” per i fiorentini. Un modo diverso di amministrare, partecipando davvero tutti al bene comune. Cominciamo come sempre, insieme, dal progetto: il 28 settembre, alle 21, in 100 luoghi della città si terranno contemporaneamente 100 assemblee aperte in cui i cittadini potranno contribuire praticamente alla riorganizzazione, alla costruzione o al miglioramento della zona della città che sta a loro più a cuore, che vivono di più. Piazze, giardini, scuole, parcheggi, infrastrutture, spazi da svuotare e rinnovare completamente. Partecipare alle assemblee significherà far sentire la propria voce, avere la possibilità di esprimere il proprio parere su cosa e come si vuole cambiare la città. Significa dare corpo alle proprie necessità, nel rispetto delle esigenze di tutti, e approfondire le dinamiche che portano alla modificazione urbanistica della città. L’esperienza del bello non è una mera questione estetica: è un nodo sociale fondamentale. Il bello, come le strade e gli edifici di Firenze ci ricordano costantemente, ci rende migliori, ci abitua al meglio tutti i giorni. Ci costringe a ricordarci sempre di come non ci si debba accontentare, nella vita, di sopravvivere: esprimere sempre il massimo di noi stessi è uno stile, una qualità dell’esistenza che rende la vita più degna di essere vissuta.

Cosi' il comune presenta l'evento diieri sera a Firenze, il primo esperimento di democrazia partecipativa in cui mettere di fronte amministratori del Comune e fiorentini per spiegare, incontrarsi e discutere. 100 i luoghi scelti dall'Amministrazione: fra questi spiccava l'assenza di San Salvi, un'area enorme destinata alle speculazioni private e destinata ad essere tolta alla fruizione della citta', e di un punto di discussione sulla TAV e la sua stazione e sulle nuove linee della tramvia che tanto hanno fatto e fanno discutere. Nonostante questo erano presenti molti altri punti caldi della citta', l'ex Manifattura Tabacchi e il Meccanotessile, Castello, le Cascine, Novoli: in tutto ottomila persone coinvolte tra assemblee e visite guidate nei cantieri, senza dubbio un grande successo di coinvolgimento e partecipazione.
Io ho partecipato all'assemblea di Sant'Jacopino, in cui e' stato presentato il nuovo progetto di riassetto della piazza. L'impressione della serata non e' stata toppo positiva: nonostante le buone intenzione della presentazione, il consigliere comunale Massimo Fratini ha fatto fatica a gestire i piu' nervosi e porsi in ascolto delle opinioni dei cittadini (dalle piu' strane e poco condivisibili come piu' macchine e piu' aree per cani a suggerimenti molto intelligenti sia di impostazione e di ottica nel riassetto della piazza sia di merito), e i tecnici comunali presenti non si sono dimostrati in grado di gestire le richieste di chiarimenti da parte dei presenti. L'impressione e' stata quella di un progetto che verra' lasciato in ogni caso cosi' com'e', ed e' prevalsa la voglia di far prevalere l'aspetto mediatico dell'evento: la conta dei presenti, la foto finale, l'istant report via web da mandare tassativamente entro le 23:30 a Palazzo Vecchio. Anche se qualcuno faceva notare che le istanze emerse, come il necessario cambio di prospettiva per la piazza da sodo di traffico a punto di aggregazione, fossero state banalizzate o per nulla recepite dalla sintesi, e che la discussione limitata alla piazza senza una discussione piu' ampia della viabilita' della zona fosse abbastanza poco utile. Resta il fatto che al termine della serata vari capanelli delle circa 150 persone intervenute si sono trattenute in piazza a discutere delle proposte di pedonalizzazione di questa piuttosto che dell'altra strada, di cassonetti interrati, e di dimensioni della rotonda per permettere all'autobus di girare. Almeno un risultato e' stato raggiunto...

martedì 28 settembre 2010

Molto rumore, molto onore


Cosi' Wittgenstein commenta il molto rumore sulla battutaccia di ieri di Bossi, unico argomento su cui si e' dibattuto in giornata. Peccato che gli spunti non mancassero: la lettera di Napolitano ad Adro, la compravendita ignobile di Parlamentari da parte della maggioranza e cosi' via. Il solito fumo negli occhi per non vedere le cose serie, come la nota vicenda della casa di Montecarlo.

Filippo Facci ha spiegato perfettamente uno dei drammi del quadro politico e culturale italiano: l’abbandono di ogni responsabilità di scelta nella gerarchia delle notizie da parte dei giornalisti. E così, tutti a discutere dei ruttini di Bossi.

Ieri, a metà pomeriggio, l’uscita di Bossi sull’SPQR (Sono Porci eccetera) registrava qualcosa come duecento lanci d’agenzia: reazioni, controreazioni, querele, denunce, sfide, richieste di scuse, indignazioni da Bruxelles, altre da Tor Bella Monaca, ministri del Pdl a precisare questo e quello, serie proposte di perizia psichiatrica, i giornalisti gasati perché anche per oggi (ieri) c’era l’ennesima cazzata da rilanciare, ingigantire, trasformare in caso con approfondimenti, ricostruzione dei precedenti, analisi dietrologiche: che dirà Silvio, che farà Giorgio? E Ballarò? Oddio, e Annozero? Questo mentre Bossi era a Lazzate, domenica sera, e a Lazzate è rimasto. Lui è ruota, noi i criceti.

Ma il commento migliore, per la serie "da che pulpito", e' quello di Silvio...

mercoledì 22 settembre 2010

Allenati per la vita?


Un protocollo di intesa fra i Ministeri della (d)Istruzione e della Difesa ha portato all'attivazione di un corso teorico e pratico rivolto agli studenti della scuola secondaria superiore. Il corso si chiama "allenati per la vita", ed e' gia' stato sperimentato gli scorsi anno dalle scuole lombarde.
E cosa serve secondo i ministri Gelmini e La Russa per essere allenati per la vita? Il rispetto dell'altro, specie se diverso da noi? Lo spirio di servizio? La responsabilita' verso i beni comuni? Certo che no!
Dopo le lezioni teoriche “che possono essere inserite nell’attività scolastica di “Diritto e Costituzione” seguiranno corsi di primo soccorso, arrampicata, nuoto e salvataggio e “orienteering”, vale a dire sopravvivenza e senso di orientamento, (ma l’autore della circolare scrive orientiring, coniando un neologismo). Non solo, ma agli studenti si insegnerà a tirare con l’arco e a sparare con la pistola (ad aria compressa). E in più “percorsi ginnico-militari”.
La circolare prova a spiegare il perché bisogna insegnare la vita e la Costituzione a uno studente liceale facendolo sparare con una pistola ad aria compressa: “Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alla forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso”. Non solo, sparare permettera' anche di "evidenziare l’importanza del benessere personale e della collettività attraverso il contrasto al “bullismo” grazie al lavoro di squadra che determina l’aumento dell’autostima individuale ed il senso di appartenenza ad un gruppo”. Almeno con una pistola ci si potra' fare giustizia da soli, evidentemente. Seguirà, a fine corso, “una gara pratica tra pattuglie di studenti”, probabilmente per selezionare i migliori per partecipare alle ronde padane.
Il tutto mentre non ci sono i soldi per insegnanti di sostegno, tempo pieno, supplenti. Ecco dove finiscono i soldi che risparmiano... libro e moschetto come ai vecchi tempi di Benito.

giovedì 16 settembre 2010

Steve Jobs verso il fallimento?

mercoledì 15 settembre 2010

La scuola di pochi


Ad Adro, nel bresciano, una scuola pubblica e' stata costruita tappezzata di simboli leghisti e intitolata a un defunto docente leghista. I crocifissi sono stati ben avvitati sui muri, e il maiale sara' servito per forza anche ai bambini islamici. Il comune non e' nuovo a pensate del genere, tempo fa aveva lasciato a digiuno alcuni bambini figli di immigrati perche' in ritardo coi pagamenti della retta scolastica.
Mentre il ministro dell'istruzione minimizza parlando di "folklore" e il sindaco si difende sostenendo che quello sia in realta' il "sole delle alpi" di celtica (forse) origine, qualcuno si domanda se la' nel nord sappiano cosa significa "simbolo" e si preoccupa che ormai in questo nostro paese ormai si siano persi tutti gli anticorpi attivati in vent'anni e faticosamente conservati fino ad oggi in epoca repubblicana. Perche' il fatto rivela tanto della cultura che lo sorregge: nessuno dopo il regime aveva osato far entrare dei simboli di una parte politica in una scuola pubblica, ed e' un'enormita' che al rappresentate di una comunita' sia potuto venire in mente, cosi' che i ministri della repubblica giustifichino e minimizzino. Per fortuna qualcuno si indigna, e sabato ad Adro ci sara' una manifestazione di protesta. Qualcuno ha anche scritto a Napolitano:

Signor Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,

Lei è certamente a conoscenza della vicenda della scuola pubblica di Adro, in provincia di Brescia. All’inaugurazione della struttura, in coincidenza con l’apertura dell’anno scolastico, i cittadini e i rappresentanti delle istituzioni territoriali hanno potuto vedere per la prima volta i nuovi locali del plesso scolastico, primaria e secondaria inferiore, e con stupore constatare che dovunque, nei locali, sui banchi – dove i bambini e i ragazzi studieranno e assisteranno alle lezioni – nei bagni, sui vetri, perfino sullo zerbino all’ingresso, è stato inciso il simbolo del partito della Lega Nord, il cosiddetto Sole delle Alpi.

L’intera vicenda del nuovo complesso scolastico di Adro, presenta numerosi punti oscuri, a cominciare dalla decisione di intestare la scuola al docente universitario e parlamentare della Lega Nord, Gianfranco Miglio, la cui intera opera intellettuale non sembra paragonabile a quelle di personalità accademiche e scientifiche di altissima levatura che hanno contribuito al Sapere della Nazione e che per questo meritano l’onore dell’intestazione di una scuola o di un istituto dello Stato. Inoltre, secondo alcuni mezzi di informazione, il procedimento per l’intestazione sarebbe stato viziato da alcune irregolarità, come l’assenza della necessaria pronuncia del Consiglio d’Istituto.

Sono molti anche gli interrogativi su come si è addivenuti alla costruzione del nuovo complesso scolastico: diverse fonti giornalistiche raccontano che il costo della costruzione della scuola e degli arredi e beni strumentali, circa sei milioni di euro, sarebbe ricaduto su non meglio identificati “imprenditori locali e singoli cittadini entusiasti dell’iniziativa”; la quale però non sarebbe avvenuta per spirito di mecenatismo o di liberalità disinteressata, ma dietro oscure promesse di cambi di destinazione d’uso dei terreni su cui la scuola è costruita o altri in via di individuazione, con paventati mutui che starebbero per essere accesi da parte del comune per “l’acquisto di beni che precedentemente erano già suoi” e via discorrendo, in una vicenda dove i punti oscuri certamente non mancano.

Ma su queste e altre vicende gli organi preposti al controllo della legittimità e della legalità degli atti pubblici, così come i mezzi di informazione per la parte spettante all’opinione pubblica, non faranno mancare certamente la loro necessaria opera, e non è questo l’oggetto di questa lettera.

Il motivo invece risiede invece nella profonda inquietudine e nel malessere che coglie qualsiasi cittadino realmente democratico nel vedere nei locali di una scuola dello Stato la presenza diffusa, ossessiva, capillare, del simbolo di un partito politico molto ben identificato, la Lega Nord, inciso in tutto l’edificio, quasi a suggellare la titolarità della scuola stessa in capo al partito, in una sorta di proprietà privata partitica o di un farsesco copyright intellettuale.

Chi scrive ha appreso, proprio in una scuola pubblica come quella di Adro, che in una nazione democratica l’istruzione pubblica è compito fondamentale assegnato allo Stato che allo scopo assicura gli istituti di istruzione e li pone sotto la sua esclusiva tutela, sovrintende al loro funzionamento e assicura il bene primario dell’istruzione, che è libera e scevra da qualsiasi condizionamento. E’ di tutta evidenza, dunque, come la scuola di Adro, con la presenza del simbolo di un partito politico disseminato ovunque, leda irreparabilmente il principio costituzionale della libertà di insegnamento e della titolarità esclusiva dello stato democratico nell’istruzione pubblica dei suoi cittadini.

Cosa devono pensare i bambini e i ragazzi di Adro nel vedere la presenza del simbolo del partito politico di maggioranza relativa del paese nella loro scuola pubblica? Che la loro istruzione è sostenuta dal partito? Che possono studiare e sperare in un futuro migliore se seguiranno le indicazioni del partito che già adesso si sta occupando della loro formazione? E magari nel loro futuro sarà ancora una volta il partito a inserirli nel mondo del lavoro o per mettere su famiglia?

Il sindaco di Adro, già noto alle cronache per la recente decisione di sospendere il servizio mensa della stessa scuola per “punire” i genitori insolventi che non pagavano la retta”, in violazione totale della Convenzione per i diritti dell’Infanzia, ratificata anche dall’Italia di cui Adro fa ancora parte, fino a prova contraria, ha sostenuto, puerilmente, che quel simbolo non è quello della Lega Nord di cui il primo cittadino fa parte, ma quello di un sedicente simbolo tradizionale del luogo, indentificato come Sole delle Alpi, aggiungendo con ciò alla violazione democratica che si sta compiendo, l’offesa all’intelligenza di tutti i cittadini italiani, aderenti alla Lega Nord Compresa.

Questa iniziativa antidemocratica e degna di uno stato totalitario – i cui sinistri spettri provenienti dal nostro recente passato ancora aleggiano e sempre più spesso sembrano ritrovare, in iniziative sciagurate come questa, rinnovato vigore – è stata definita dal Ministro dell’Istruzione come semplice “folklore”, non trovando alcuna netta presa di distanza e meno che mai gli immediati provvedimenti commisurati alla gravità del fatto tesi a rimuovere la violazione costituzionale compiuta con questo sconsiderato e pericoloso gesto.

Un gesto che, in assenza di autorevoli e autentici interventi delle Autorità politiche e costituzionali che chiariscano i confini da non superare in una democrazia nell’uso e utilizzo di beni pubblici, potrebbe essere solo il primo in ordine di tempo, in un susseguirsi di ulteriori e gravi iniziative tese a politicizzare o privatizzare gli istituti di istruzione pubblici, dal cui corretto funzionamento ed esercizio dipende il futuro dei cittadini italiani e della democrazia di questo Paese.

E’ per questo che in qualità di Capo dello Stato e di rappresentante dell’Unità Nazionale, è necessario e urgente un pronunciamento del Presidente della Repubblica Italiana su questa triste e inaccettabile vicenda, affinché diventi comprensibile a tutti in cosa si sustanziano la democrazia e il concetto di bene pubblico, e cosa significhino realmente i principi costituzionali di eguaglianza dei cittadini e di libertà dell’insegnamento, che deve avvenire scevro da qualsivoglia condizionamento politico e sociale e libero da qualsiasi ingerenza o tentativo di usurpazione da parte di chiunque, cosicché gli organi preposti alla difesa della sovranità pubblica, a cominciare dal Ministro dell’Istruzione, possano trovare conforto e sostegno nelle parole della più alta autorità politica di questo Paese e agire per ripristinare il principio costituzionale e democratico violato e prevenire altre sconsiderate e antidemocratiche iniziative che lungi dall’essere “folkloristiche” sono gravi e pericolose e con l’istruzione pubblica non hanno niente a che fare.

Giovanni Franchini

martedì 14 settembre 2010

Giustificazioni


"Quello che è successo l'altroieri sera non doveva accadere, e la Libia si è scusata". Lo annuncia - nel corso del programma Mattino 5, a Canale 5 - il ministro dell'Interno, Roberto Maroni -. Immagino che abbiano scambiato il peschereccio per una nave che trasportava clandestini, ma con l'inchiesta che abbiamo aperto verificheremo cos'è accaduto"


Evidentemente ai clandestini le motovedette libiche con militari italiani a bordo sparano di proposito ad altezza uomo. Complimenti.

giovedì 9 settembre 2010

Non ci credo


Nell’autunno caldo della protesta dei precari della scuola, il Ministro Maria Stellasenzacielo Gelmini ci spiega che uno dei punti di riferimento per la didattica italiana dovrebbe essere Mike Bongiorno. La dichiarazione è stata fatta ieri a Milano durante la presentazione della Fondazione Mike dedicata al presentatore scomparso un anno fa. Alla cerimonia, che si è tenuta a Palazzo Marino, c’era oltre al Ministro e al Sindaco Moratti, varie autorità tutto il Gotha televisivo: dai presidenti di Rai e Mediaset, Paolo Garimberti e Fedele Confalonieri, a Tom Mockridge Ad di Sky. Avrebbe detto il Ministro, ricordando Bongiorno:

Bisognerebbe ricordare lui, quando si studiano i principi della carte costituzionale. Mike dovrebbe stare nell’ora di educazione alla cittadinanza perché è stato un buon cittadino. Alla vigilia delle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia la scuola deve ricordare Mike Bongiorno

Con buona pace della costituente! Infine, sarebbe arrivato un suggerimento al Ministro Gelmini da parte di Aldo Grasso, membro del comitato scientifico (!!) della Fondazione:

Nelle aule il ministro metta un videoregistratore per mostrare agli studenti il meglio della televisione.


Temo manchi veramente poco...

mercoledì 8 settembre 2010

Silenzio


Tacciono quasi tutti i media sull'omicidio di Angelo Vassallo, sindaco di Pellica nel Cilento (via Cosimo).

martedì 7 settembre 2010

De gustibus


Giovanni Fontana, sul suo Distanti Saluti, commenta cosi' il discorso di Fini a Mirabello, quello che e' piaciuto a tutti fuorche' a Berlusconi e che addirittura per qualcuno era piuttosto vicino al Lingotto Veltroniano:

Ieri notte ho sentito il discorso di Fini, e ho realizzato – una volta di più, ce ne fosse il bisogno – che io il mio Paese non lo capisco: perché non è soltanto il fatto che l’Italia è un Paese conservatore, come ho cercato di spiegarmi diverse volte, non basta.

Voglio dire: io sono una persona di sinistra, almeno nel senso in cui la sinistra è sempre stata intesa, e perciò è naturale che un discorso profondamente di destra – onorepatriaeffamiglia – come quello che ha fatto Fini a Mirabello non mi piaccia, per quanto ne risconosca la dignità politica: su immigrazione, legalità, ordem e conservação, dice cose completamente all’opposto di quella che è la mia cultura ideale di progressismo e vicinanza ai senza diritti.

Perciò io mi aspetterei che – dài, è ovvio – chi dice cose di sinistra dovrebbe piacere alla gente come me, Gianfranco Fini dovrebbe piacere alla gente di destra, e Silvio Berlusconi – per le ragioni che sappiamo tutti – non dovrebbe piacere a nessuno.

Invece Berlusconi piace a quelli di destra. Fini piace a quelli di sinistra. E la sinistra non piace a nessuno.

venerdì 3 settembre 2010

Quagliarella sbanca il lotto!


L’inopinata cessione di Fabio Quagliarella ai gobbi, oltre alla vicenda degli zainetti scolastici ha un secondo corollario curioso.

Sulla ruota di Napoli è infatti puntualmente uscito l’ambo 27 e 71 che sembra sia stato giocato a Napoli da migliaia di persone.

Per i non esperti 27 era il numero di maglia del neo-gobbo e 71 può essere tradotto in italiano come “l’uomo deprecabile”. In napoletano “l’omm’e mm***a”.

(via Giornalismo Partecipativo)

Indignazioni che non lo erano


Circola ormai da molti giorni una mobilitazione non indifferente contro la casa editrice Mondadori, accusata di conflitto di interesse e di essersi fatta confezionare una leggina per non pagare al fisco 350 milioni. Tutto nasce da un articolo di Massimo Giannini, vicedirettore di La Repubblica, apparso nel quotidiano il 19 agosto scorso, ma e' stato amplificato da una lettera di Vito Mancuso, che scrive appunto per Mondadori, che a quell'articolo ne ha tratto una crisi di coscienza (ma non lo sapeva prima chi era il padrone della Mondadori?), che l'ha portato a lasciare la casa editrice. Si tratta dell'ennesimo caso di conflitto di interesse? Ovviamente si', come quasi per ogni legge che venga approvata visto che il capo del Governo e' proprietario anche di quasi tutto. Si tratta di uno scandalo inaccettabile? Forse no.
Tutto comincia nel 1991 si fondono due aziende: la Arnoldo Mondadori Editore e la Arnoldo Mondadori Editore Finanziaria. Nello stesso anno viene contestata dall’Agenzie delle Entrate l’elusione di imposte per 200 miliardi: la fusione tra un’azienda in attivo ed un’altra in perdita pare venga sempre cotestata dal fisco, visto che la compensazione tra profitti (di un’azienda) e perdite (dell’altra) porti ad una indebita riduzione delle imposte da pagarsi da parte di quella in utile. Il discrimine, ciò che rendeva e rende perfettamente lecita una tale operazione è l’interesse economico (non fiscale) della fusione. Tuttavia in questo caso Mondadori riesce a dimostrare la rilevanza (e l’interesse) economica della fusione davanti a due Commissioni tributare sia in primo grado che in appello. Nel 2008, 17 ani dopo (!!), l’iter della contestazione non è ancora finito. Lo “stato” (che ha perso già due volte) ricorre in Cassazione, mentre la cifra che si contesta a Mondadori è lievitata a 350 milioni di euro grazie a interessi, indennità di mora e sanzioni. Nel 2010 accade ciò che Repubblica e Mancuso hanno dettagliatamente descritto: alle aziende che hanno già vinto in primo e in secondo grado, viede data la possibilità di chiudere la lite tributaria (prima del giudizio in Cassazione) con il pagamento del 5% del “contestato” iniziale. Nel caso di Mondadori 8,6 milioni di euro. 8,6 milioni di euro che secondo lo stato (attraverso due sentenze) non erano dovuti. Piu' che uno scandalo di evasione fiscale, pare piu' una storia di mala-giustizia, con un'azienda che preferisce pagare una cifra che le consenta di sfuggire ad una spada di Damocle. Come se mancassero gli scandali veri, e i conflitti di interesse ben piu' gravi di questo. Giulio Mozzi si dilunga ben piu' di cosi' nello spiegare perche' lo scandalo non sia poi uno scandalo.
Resta il fatto che tutte le anime candide che solo adesso si sono resi conto di chi sia il padrone di Mondadori e Einauido e si stracciano le vesti, avrebbero dovuto pensarci prima e seguire l'esempio di Mario Cardinali e del Vernacoliere.

giovedì 2 settembre 2010

Dimissioni?


Monsignor Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio consiglio dei migranti e degli itineranti, ha lasciato ieri il suo incarico. L’arcivescovo ha settanta anni ma, spiegano dal Vaticano, in quanto ex nunzio può chiedere di andare in pensione cinque anni in anticipo rispetto all'età canonica per gli altri vescovi.
Marchetto in questi anni è intervenuto più volte sulle politiche migratorie dell’Italia e di altri Paesi Ue, non risparmiando critiche molto dure, ad esempio riguardo ai respingimenti in mare o alle norme del pacchetto sicurezza. Nei giorni scorsi era intervenuto anche sui rimpatri dei rom avviati dal governo francese, sottolineando che non si può colpevolizzare un'intera popolazione per violazioni di legge commesse da alcuni. Fonti vaticane e le stesse dichiarazioni ufficiali del prelato negano ogni correlazione tra le dimissioni e le polemiche degli ultimi giorni, e sottolineano che l'arcivescovo aveva presentato da tempo le proprie dimissioni in vista del compimento dei 70 anni. La coincidenza fa comunque pensare, come fanno pensare le parole di Marchetto: "Ciascuno risponde a Dio, alla propria coscienza e alla chiesa delle sue posizioni. Io mi sono sentito in dovere di prendere certe posizioni, anche se non tutti erano d'accordo e ho incontrato le difficoltà che tutti conoscono". Le sue prese di posizioni erano state infatti spesso criticate non solo dai governi ma anche dagli stessi ambienti Vaticani, che sembrano avere piu' a cuore i buoni rapporti con i potenti di turno che le sorti dei migranti...

mercoledì 25 agosto 2010

25 Aprile, in ritardo


Con qualche mese di ritardo (ma sempre attualissima, anche in questi tempi in cui la Chiesa commincia ad abbandonare la barca berlusconiana alla deriva), una bellissima omelia di Don Luca Mazzinghi per il 25 Aprile di qualche anno fa a San Romolo a Bivigliano. Purtroppo, su questi temi e sull'intreccio tra Chiesa e politica pare sempre piu' la voce di uno che grida nel deserto...
Grazie a Lorenzo, via Villa Guiccardini.

Oggi, per la Chiesa, festa dell’evangelista Marco. In Italia coincide con una festa civile, la memoria della liberazione dalla dittatura del nazismo e del fascismo. Una Messa, in questo contesto, acquista valore per i credenti prima di tutto come memoria e preghiera per chi è rimasto vittima di questa ondata di violenza, per i caduti che hanno lottato per la libertà, ma si allarga anche come richiesta di perdono per coloro che della guerra sono stati la causa e infine diviene una richiesta al Signore perchè ci doni lui la vera pace e ci conduca alla vera libertà.

E tuttavia dobbiamo rispondere a una domanda: qual è la voce della chiesa in questo contesto? E in secondo luogo: che cosa può dirci oggi Marco, visto che per la chiesa questa festa è al centro della liturgia di oggi? Provo a dire qualcosa con molta semplicità, ma anche con grande convinzione.

Il concilio Vaticano II ci ricorda, nella Gaudium et Spes, che la chiesa non si propone al mondo come forza politica nè intende seguire i criteri propri della politica; anzi, qualora fosse necessario, deve saper anche rinunciare ai privilegi che l’autorità politica le offre, anche se si trattasse di privilegi legittimi, qualora questi privilegi diventassero un’occasione di scandalo e di controtestimonianza evangelica.
C’è da chiedersi, in tutta onestà, se la chiesa oggi si ricordi ancora di questa parole del concilio; se davvero lo fa, è evidente che essa non può mai porre come criterio di comunione e di unità le opzioni temporali o le scelte politiche: ne consegue, proprio per la natura stessa della fede cristiana, la necessità del pluralismo politico dei credenti! Lo specifico del cristiano non sta infatti in una qualche “verità” politica, ma nella fede in Gesù Cristo. Tale fede ha una valenza politica in quanto si pone come “critica” di ogni scelta politica che il cristiano cerca di realizzare insieme agli altri uomini che non credono o che credono in modo diverso da lui; la fede da un lato spinge il cristiano ad agire nella cosa pubblica, dall’altro lo rende consapevole della relatività di ogni scelta politica che deve essere per sua natura tendente al bene comune anche di chi la fede non ce l’ha.
Così il compito della chiesa non è quello dare generiche affermazioni di principio in campo politico, magari difendendo i cosiddetti “valori non negoziabili”. La Chiesa non è tanto la custode dell’etica, quanto del vangelo e della fede; talvolta in campo puramente etico deve anche saper tacere. Sono inve-ce i singoli cristiani, i laici, che spesso dovrebbero parlare, non la chiesa in quanto gerarchia ecclesiastica. Questo ce lo ricorda con forza papa Paolo VI nella celebre enciclica Popolurum Progressio di cui in questi giorni ricorre il quarantesimo anniversario...
“Se l'ufficio della Gerarchia è quello di insegnare e interpretare in modo autentico i principi morali da seguire in que-sto campo, spetta ai laici, attraverso la loro libera iniziativa e senza attendere passivamente consegne o direttive, di penetrare di spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture della loro comunità di vita.”
Se la parola “religiosa” è propria dei profeti – ed è esattamente questo il compito della chiesa intesa come magistero ecclesiastico – la parola politica è invece il compito dei giusti e dei saggi.

Cosa può dire allora la chiesa oggi in relazione alla libertà, alla pace?

La Scrittura conosce molto bene il problema della schavitù e della guerra, fin dalla più antica storia di Israele che, come si legge nel libro dell’Esodo, era prigioniero nella “casa delle schiavitù” del faraone (Es 20,1) e che continuamente conoscerà guerre nella sua lunga storia – fino ad oggi, se è per questo. Che risposta offre la Scrittura?
Ed ecco allora un testo di Marco, la disputa tra i discepoli su chi di loro è il più grande: “ma tra voi non sia così…”. La chiesa dunque come “comunità alternativa” al potere politico e capace, in questo campo, di una vera parola profetica. Il “tra voi non sia così” non va visto nell’ottica della contrapposizione e dello scontro frontale: di qua la chiesa, di là il mondo; così da un lato ci si proclama difensori non richiesti di pretesi valori etici cristiani nel momento stesso in cui questi valori vengono negati nei fatti, in nome di una pretesa “reli-gione civile” tanto cara a quelli che io chiamo gli “atei devoti”. Dall’altro lato c’è ancora chi continua a considerare la chiesa come sostanzialmente un nemico da combattere, una realtà insignificante da confinare nelle sacrestie, “la più grande bugia della storia”, come canta quel Simone Cristicchi tanto caro agli appassionati di Sanremo. Il concilio Vaticano II ha voluto ricucire quella frattura tra chiesa e mondo con-temporaneo che si era prodotta fin dai tempi del Sillabo di Pio IX. Se il nostro mondo ha senza dubbio bisogno della chiesa – pure se molto spesso non lo sa, anche la chiesa ha bisogno del nostro mondo.
Il “tra voi non sia così” di Marco non è perciò un rinnovare la logica del non expedit, ma entrare nella logica evangelica del servizio, del dialogo e della sottomissione reciproca. La chiesa si propone al mondo come comunità che, in una società connotata da relazioni fragili, conflittuali e di tipo consumi-stico, esprime la possibilità di relazioni gratuite, forti e durature, cementate dalla mutua accettazione e dal perdono reciproco. Questo è il suo contributo alla pace e alla libertà. Offrire agli uomini lo spazio concreto per viverla.

Ma c’è qualcosa di più che Marco ci ricorda. Il vangelo di Marco si gioca su un dramma: più Gesù si fa conoscere al mondo, più viene rifiutato, iniziando proprio dai suoi stessi discepoli che non lo comprendono. Solo sotto la croce il centurione romano, il suo boia, riconoscerà che egli era il Figlio di Dio. Nessuno sembra averlo compreso prima di quel momento e Marco non fa nulla per attenuare lo scandalo.
La verità di Gesù, per Marco come per il resto del NT, si svela pienamente sulla croce; solo qui si comprende chi è davvero Gesù. La “parola della croce” non è altro poi che la parola del dono, del servizio, della logica del bene comune, del “tra voi non sia così”. La parola della croce è la parola che accetta la debolezza, la sconfitta, che non demonizza neppure l’avversario che ti sta crocifiggendo; la parola che rinunzia alla presunzione e all’arroganza. E’ il riconoscimento del fatto che senza un vero dono di se stessi non si potrà mai parlare di pace. E del resto fin dalla Città di Dio di s. Agostino la pace è sempre stata intesa dalla chiesa come la tranquillità dell’ordine, la concordia e l’armonia tra gli uomini.
Questo è un altro contributo della chiesa: annunziare agli uomini di buona volontà che c’è qualcuno che ha già aperto per tutti questa via della pace e che quel qualcuno si chiama Gesù, “la nostra pace”, come lo chiama Paolo nella lettera agli Efesini. Il cristiano offre così al mondo non una serie di valori etici più o meno sublimi bensì quello che Maritain chiamava “un supplemento d’anima”: la fede in Gesù Cristo. Ancora Paolo VI... “La pace non si riduce a un'assenza di guerra, frutto dell'equilibrio sempre precario delle forze. Essa si costruisce giorno per giorno, nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini.”

Bivigliano - 25 aprile 2007

venerdì 20 agosto 2010

Trasloco


Da stasera, anche se ancora in mezzo a scatole, scatoloni e lampadine penzoloni, sono quassu'. Grazie a tutte le braccia che mi hanno dato e mi daranno una mano...

giovedì 19 agosto 2010

Obbedienza e Antigone in Palestina


Maria G. Di Rienzo ha messo a disposizione nella sua traduzione la seguente lettera aperta pubblicata come annuncio a pagamento sul quotidiano israeliano "Haaretz" il 6 agosto 2010 - da TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO Numero 280 del 12 agosto 2010, via Walter Fiocchi


Venerdi' 23 luglio 2010 abbiamo fatto un viaggio, una dozzina di donne ebree israeliane ed una dozzina di donne palestinesi della West Bank con quattro loro figli, fra cui un neonato. Abbiamo viaggiato in auto attraverso le colline interne del paese (“Shfela”) e fatto un giro turistico di Tel Aviv e Yaffa insieme. Abbiamo pranzato in un ristorante, preso il sole e passato veramente dei bei momenti sulla spiaggia. Siamo tornate attraverso Gerusalemme ed abbiamo guardato la citta' vecchia da lontano.
La maggior parte delle nostre ospiti palestinesi non aveva mai visto il mare (che e' a meno di 60 km dalle loro case). La maggior parte di esse non ha mai avuto la possibilita' di pregare nei propri luoghi sacri a Gerusalemme - Al Quds, e li hanno osservati con desiderio da Monte Scopus.
Nessuna delle nostre ospiti aveva un permesso di ingresso in Israele. Le abbiamo fatte passare attraverso i posti di blocco nelle nostre automobili, sapendo di violare la “Legge di ingresso in Israele”. Lo annunciamo qui apertamente.
Questo viaggio comune e' stato organizzato quale risposta alla denuncia presentata dallo stato alla polizia contro una di noi, Ilana Hammerman, per un viaggio simile che lei ha fatto con tre giovani donne palestinesi. Abbiamo deciso di agire nello spirito di Martin Luther King e di mostrare simbolicamente che noi non riconosciamo leggi immorali e ingiuste.
Non riconosciamo legalita' alla “Legge di ingresso in Israele”, una legge che permette ad ogni israeliano ed ogni ebreo di viaggiare liberamente in qualsiasi parte della terra fra il Mediterraneo ed il fiume Giordano, ma che nega lo stesso diritto ai palestinesi, nonostante questo sia anche il loro paese. Questa legge li spoglia del diritto di visitare citta' e villaggi lungo la “Linea Verde”: luoghi in cui essi hanno profonde radici familiari, di eredita' culturale e di legami nazionali.
Percio', abbiamo obbedito alla voce della nostra coscienza e ci siamo prese la liberta' di condurre delle donne in alcuni di questi luoghi. Noi e loro ci siamo assunte il rischio insieme, con chiarezza di mente e forte convinzione.
In tal modo, noi israeliane abbiamo guadagnato un altro grande privilegio, il fare esperienza nella nostra nazione, una nazione che vive sulla sua spada, di uno dei giorni piu' belli ed emozionanti della nostra vita: aver conosciuto coraggiose donne palestinesi, piene di gioia di vivere, l'aver passato del tempo assieme a loro ed essere state libere assieme a loro, anche se per un solo giorno.
Non abbiamo portato in auto “terroriste” ne' “nemiche”, ma esseri umani, nostre simili. Le autorita' ci separano con barriere e posti di blocco, regole e regolamenti. Non per salvaguardare la nostra sicurezza, ma per santificare l'ostilita' e perpetuare il controllo di terra illegalmente sottratta ai legittimi proprietari. Questo ladrocinio di massa e' stato compiuto in violazione di tutte le leggi e convenzioni internazionali; viola i valori universali dei diritti umani, la giustizia e l'umanita'.
Non siamo noi a violare la legge, lo stato di Israele e' stato il violatore in capo per decenni. Non siamo noi, donne con una consapevolezza civile e democratica, ad esserci spinte troppo in la'. E' lo stato di Israele che ha passato i limiti e che ci sta conducendo in un precipizio e forse persino all'autodistruzione.
Chiamiamo i cittadini di Israele ad ascoltare le parole di Henry David Thoreau, un pensatore americano del XIX secolo, che nel suo famoso trattato sulla Disobbedienza civile scriveva: “Quando un sesto della popolazione di una nazione, che si suppone essere il rifugio della liberta', e' in schiavitu', ed un intero paese e' ingiustamente rovesciato e conquistato da un esercito straniero, e reso soggetto alla legge marziale, io penso che non sia mai troppo presto per gli uomini onesti ribellarsi e rivoluzionare la situazione. Cio' che rende questo dovere ancora piu' urgente e' il fatto che il paese cosi' conquistato non e' il nostro, e' nostro l'esercito invasore”.
Ascoltate queste parole, guardate come si adattano bene alla situazione in cui la nostra nazione ha portato se stessa, e a quello che abbiamo fatto.

Ilana Hammerman, Jerusalem
Annelien Kisch, Ramat Hasharon
Esti Tsal, Tel Aviv
Daphne Banai, Tel Aviv
Klil Zisapel, Tel Aviv
Michal Pundak Sagie, Herzlia
Nitza Aminov, Jerusalem
Irit Gal, Jerusalem
Ofra Yeshua-Lyth, Tel Aviv
Ronni Eilat, Kfar Saba
Ronit Marian-Kadishai, Ramat Hasharon
Ruti Kantor, Tel Aviv

martedì 10 agosto 2010

Poveracci


Basta cliccare sull'immagine per ingradirla (e leggere qualcosa). Di Stefano Disegni.

lunedì 9 agosto 2010

Chi va piano va sano e lontano



da Leonardo

venerdì 30 luglio 2010

Conflitto di interessi

Colpisce la differenza fra il bellissimo motto di Banca Etica...

... e il nuovo spot del conto arancio:

Alla luce della filosofia che evidentamente ci sta dietro, direi che sono soddisfatto della mia banca. Un po' meno lo sara' il mio interesse, nel caso come molti in questo paese non sappia guardare al di la' del suo naso...

lunedì 19 luglio 2010

19 Luglio, 18 anni dopo


Sono tantissimi quelli che sanno, in tutto o in parte, cosa si cela dietro le stragi. Un esercito di persone che non parlano”. Lo ha dichiarato il nuovo procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato al convegno organizzato dalla redazione di Antimafiaduemila presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo in occasione del 18° anniversario della strage di Via D’Amelio. “C'è un sigillo che cuce le bocche di tutti – ha spiegato il magistrato - le bocche restano cucite perché la lezione della storia dimostra che non c'è salvezza fisica fino a quando il potere che ha ordinato e coperto le stragi resta in sella. Un potere talmente forte da raggiungerti in qualsiasi carcere, tanto forte da poter condizionare la polizia che indaga o taluni magistrati”. Infatti “basta ricordare che tutti i conoscitori dei mandanti esterni della strage di Portella della Ginestra sono stati assassinati” ha aggiunto il procuratore generale. “Per capire cosa sta accadendo in questi anni dobbiamo infatti capire cosa è accaduto nella storia del nostro Paese. Perché se è vero che la seconda Repubblica è nata dalle stragi vero è anche che la stessa cosa era avvenuta per la prima” ha continuato Scarpinato. “In realtà questo sistema di potere non vuole sapere perché non sarebbe in grado di gestire politicamente una verità che potrebbe avere una portata destabilizzante per il Paese: perché se si volesse guardare in faccia la verità una parte dello Stato dovrebbe processare l'altra parte dello Stato. O, se preferite, una parte della classe dirigente che occupa lo Stato dovrebbe processare un'altra parte della classe dirigente”. In realtà, “la storia di questo Paese – ha ricordato Scarpinato - assomiglia a quella di certe famiglie che nel salotto buono espongono le cose migliori e nello scantinato nascondono scheletri e segreti di sangue”. Poi ha concluso il suo intervento spiegando che “per fortuna c'è anche un'altra Italia: quella che questa sera è rappresentata qui, che manifesta e scende in piazza per dimostrare il proprio dissenso contro le leggi vergogna, che si batte per difendere la Costituzione che in questo Paese è vissuta come una camicia di forza da parte di tutto il ceto politico di destra, centro e sinistra che non vede l'ora di sbarazzarsene. Per fortuna c'è un'altra Italia che non ci sta a bersi la favoletta che le stragi sono state fatte solo da Cosa Nostra. Fino a quando ci sarà quest'altra Italia allora avrà un senso continuare a partecipare a queste commemorazioni e allora potremmo dirci che Paolo non è morto invano e che il seme che ha lasciato ha continuato a dare i suoi frutti”.

La Ricerca a Del Piero


Da una parte Gelmini e Tremonti affamano la ricerca e l'università pubblica italiana, che, tra gli applausi di schiere di sciocchi laudatores, i quali peraltro sicuramente in futuro non si prenderanno alcuna responsabilità del disastro, saranno ridotte al grado zero della qualità e del merito. Dall'altra Berlusconi va in festosa visita all'universita telematica privata del Cepu. Sono ambedue scene tratte dal suicidio di una nazione moderna. Ma devo riconoscere che c'è del metodo in questa follia

Cosi' Fabio Mussi, ex ministro dell'Universita' e Ricerca del governo Prodi, commenta l'entusiasmo del Premier per il diplomificio privato di dubbia qualita' dove fino a poco tempo fa la tesi di laurea si poteva direttamente comprare. Da notare che durante la "festosa visita" il premier non ha perso l'occasione per insultare Rosy Bindi (come suo solito) e per sottolineare non il merito ma l'aspetto fisico di alcune giovani laureate. Peccato pero' che come sempre si parlera' solo di questa polemica, e non del perfetto riassunto delle politiche governative sull'istruzione che questa visita rappresenta...

giovedì 15 luglio 2010

Sorteggi


Caro ministro Gelmini,

mi chiamo Alice e ho 14 anni. Ho appena finito l’esame di terza media e pensavo di portare l’attestato alla scuola che avevo scelto per confermare la mia iscrizione al liceo classico. Invece, per colpa dei tagli della sua riforma, mi hanno detto che eravamo in troppi. Che era stata concessa una sola classe di 32 alunni e noi eravamo in 35. Tre di noi erano di troppo e bisognava fare un sorteggio per vedere chi rimaneva fuori.

Hanno estratto il primo numero: «Numero 27!». Il mio numero. Mi stavano dicendo che io non potevo frequentare il liceo classico. Ci sono rimasta così male. Il classico era la mia scelta, la mia ambizione, il mio sogno. Sono triste e arrabbiata. La mia famiglia e i miei insegnanti mi hanno sempre parlato di impegno, di diritti e doveri, di scelte consapevoli. Non mi hanno mai parlato di «sorteggi» e un po’ sono arrabbiata anche con loro.

E ho anche un po’ di paura per il futuro. Quando sarò grande e cercherò un lavoro, sorteggeranno ancora per vedere se c’è un posto per me? Quando sarò vecchia e malata e non ci saranno abbastanza posti negli ospedali, sorteggeranno per vedere se potrò essere curata? Cosa farò se, come ora, non sarò abbastanza fortunata?

Vuole rispondermi, ministro Gelmini? O anche per le lettere si fa un sorteggio per meritarsi una risposta?

Buone vacanze.
Alice (da La Stampa)