domenica 9 settembre 2007

Il dopo vaffa

Pare 300000 firme. Non noccioline. Una valanga di gente incavolata. E tutte convocate attraverso la rete. Io credo che la risposta a queste 300000 firme non sia, come auspica Grillo, la distruzione dei partiti. Sia invece la buona politica, fatta di aursterita', fatta da chi intende il governo del paese come un servizio e non un'occasione di accumolo di soldi, di visibilita' e di potere. Serve che queste 300000 persone e gli altri 54 milioni di italiani se lo ricordino alle prossime elezioni invece di rivotare coloro dei quali non sono contenti o peggio stare a casa lasciando campo libero proprio a chi vogliono cacciare.
Oltre all'interessante analisi di Gennaro Carotenuto e all'intervista a Rosy Bindi (che va piu' o meno nella direzione che suggerisco), riporto questa nota di Nando Dalla Chiesa dal blog della stessa Bindi:

A proposito di Beppe Grillo (di Nando Dalla Chiesa)

Cara Rosy, hai visto il successo di Beppe Grillo? Be', non mi ha sorpreso. Anzi, credo che avrebbe potuto tranquillamente raddoppiare le cifre della partecipazione se solo avesse avuto il traino di stampa e televisioni. Evidentemente il suo Blog sta surclassando buona parte di quotidiani e settimanali. E, soprattutto, ha evidentemente molte ragioni dalla sua parte. Io credo che chi di noi è più sensibile all'esigenza di una politica aperta e di servizio debba sapere interpretare lo spirito migliore di una manifestazione come quella di ieri. Non per scimmiottare Grillo, che è un comico e molto di più e di diverso, anche da noi. Ma perché ci sono ragioni di fondo della manifestazione che devono vivere nella nostra idea e prassi della politica. Purtroppo da anni molti nostri "colleghi" agiscono e decidono e omettono come se vi fosse una perfetta sintonia tra la politica e la società civile, confondendo l'assenso passivo o la rassegnazione talora sprezzante dei cittadini con il consenso.
Abbiamo la responsabilità di dimostrare con chiarezza che c'è, nei partiti, nelle istituzioni, chi non esprime l'immagine della politica dileggiata ieri da Grillo e dalla piazza. Penso alla proposta di mettere al bando i condannati dal parlamento. Rosy, dobbiamo dire, e poi ridire, che quella proposta alcuni di noi l'hanno già presentata in parlamento. Che non abbiamo avuto bisogno del Vaff. Day (che infelice nome...) per chiedere quello che recita il primo punto della proposta di legge firmata ieri da 300.000 cittadini. E che non l'abbiamo depositata, quella proposta, nella scorsa legislatura, per lasciarla in un cassetto. Ma l'abbiamo portata in commissione al Senato, dove abbiamo perso. Ora, figurati, va bene riproporla. E' utile rilanciare la sfida. Ma è importante sapere che ciò che Grillo ha ritenuto giusto lo aveva già ritenuto giusto una pattuglia di senatori. Che la complicità e il quieto vivere non sono dappertutto.
Se non chiariamo queste e altre cose, se non gridiamo la nostra contrarietà alla vergogna delle liste bloccate (una vergogna anche per il nostro nascituro partito democratico, ahimé), tutti saremo uguali. E la tendenza a far tutto un fascio c'è, purtroppo, in un movimento che viene convocato in piazza su quella infelice parola d'ordine. Proprio l'altro ieri in un dibattito su Radio Popolare (Radio Popolare dico, mica la radio della Lega), mi sono sentito accusare di parlare come parlo ora perché ho "il cadreghino da difendere", oppure di avere come portavoce "Enzo Carra il condannato" (falso, falso, falso consapevole). Ecco. Anche per sconfiggere le correnti populiste che vedo montare (e Berlusconi le ha aizzate mica poco...) dobbiamo, da qui al 14 ottobre e soprattutto dopo, rendere chiara con i fatti e con le parole (che contano) la nostra identità: passione civile per la politica e, come ormai usiamo dire, democratici davvero.

Concludo riprendendo la vignetta di Mauro Biani, e riporto un brano della "Lettera ai Giudici", di Don Milani:

[...] Dovevo ben insegnare come un cittadino reagisce all'ingiustizia. Come ha libertà di parola e di stampa. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e perfino al vescovo che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto. Su una parete della nostra scuola c'è scritto grande: I care. E' il motto intraducibile dei giovani americani migliori. "Me ne importa, mi sta a cuore". E' il contrario esatto del motto fascista "Me ne frego" [...]

E direi anche del "Vaffa" che poi non e' capace di andare oltre lo sdegno per costruirci qualcosa, di chi si sente fregato ma non responsabile.

2 commenti:

nynoblog ha detto...

Troppi si sforzano, forse perché hanno la coscienza sporca, di nascondere il senso del V-Day. Il senso è che i malumori di cui si parla nei blog, in famiglia, con gli amici, nei libri, ecc... possono diventare azione concreta. Grillo non è né un santo né un messia, però ha avuto la capacità di raccogliere queste energie in una manifestazione, in 300.000 firme per un disegno di legge, a tratti discutibile (ma tanto dovrà passare in Parlamento), ma che mette nero su bianco un disagio che la politica non può più ignorare.

Non è poco. Le 300.000 persone che sono uscite di casa per andare a firmare, se ne ricorderanno. E i politici, questo, dovrebbero saperlo.

zucchermaglio ha detto...

Meno Male Meno Male (di Pino Marino)

C'è chi chiama il suo gatto micio vieni qui
E poi considera lo sfratto l'esempio urbano del potere
Chi risolve nel dovere l'impegno sugellato
E ritrova nel gelato l'esempio alto del piacere
Chi schifa la guerra con il cuore grosso
Ma produce battaglie ogni sera e lancia sfide al semaforo più rosso …

Dio mi guardi dal giudizio
Io per primo ho avuto il vizio
Di doverlo immaginare
Ed averlo poi confuso
Con un tizio sulle scale
Che ripete "ogni uomo è nato uguale"
Uguale tuo nonno
La sardina non è un tonno

E meno male meno male e meno male meno male
E meno male meno male e meno male meno male

Controllato dall'alto il gradimento sale
Si rinuncia alla causa dei pochi e pare sia il male minore
C'è chi muore una volta è quella lì che vale
E chi cambia la faccia ogni giorno tanto è uguale tanto è uguale
Dalla corsa dei soldi mille corse vane
La necessità è contante ma il bisogno va a puttane

E meno male meno male e meno male meno male
E meno male meno male e meno male meno male

La sardina non è un tonno
Si la scatola è un po uguale
Capitone per Natale
E le frappe a carnevale
Io dimentico il giornale
E un politico risale
La corrente che lo porta al Quirinale
Pensa solo fossi uguale
A chi è andato sulla luna
A chi vuole un'altra vita
E la chiede alla fortuna
O al postino che mi porta
Un'altra volta un'altra multa da pagare

Ma il tonno non è un eroe
Vive il rosso di mattanza
Anche chiuso in una stanza
Lo squalo è lo squalo
Dal primo istante di vita
E la balena lo sa
Che malgrado i giapponesi non è mai finita
Anche l'acqua fra i pesci
Sembra di un solo colore
Così pare a questi occhi
Ma anche l'acqua non è uguale

E meno male meno male e meno male meno male
E meno male meno male e meno male meno male