lunedì 9 marzo 2009

Due film


La scorsa settimana complice il tempo grigio e piovoso ho potuto dedicare qualche serata alla scrematura della lista di film da vedere. Entrambe le pellicole scelte si sono dimostrate validissime.

L'ospite inatteso dell' americano Tom McCarthy e' stata una sorpresa davvero piacevole. La storia, semplicissima senza mai sbandare nella retorica e nel buonismo, e' raccontata benissimo da un cast di attori eccellente. Una boccata d'aria per chi ancora pensa che integrazione non sia solo sinonimo di occidentalizzazione e omologazione di chi viene a cercare di rifarsi una vita nella parte opulenta del globo, di chi crede che dalla commistione nasca spesso qualcosa di ancora piu' saporito degli ingredienti originali. Un po' di spazio all'idea, semplice come il film, che lo straniero non è per forza un nemico, l'immigrato non necessariamente un terrorista, il clandestino non sempre un pericolo, ma che può essere un ospite, anzi qualcuno che ti ospita, diventare un amico e perfino (non ditelo a Gentilini) uno che ti insegna qualcosa. Da segnalare che grazie a questo film ho scoperto che negli USA anche il "fermo" dei clandestini e' privatizzato, tant'e' vero che pochi giorni dopo e' scoppiato questo scandalo. Per il nostro peggio italiano c'e' ancora spazio di sviluppo.

Valzer con Bashir e' invece una pellicola di animazione dell'israeliano Ari Folman, nel quale ricostruisce la sua personalissima ricerca della memoria perduta degli eventi drammatici vissuti da diaciannovenne soldato delle truppe israeliane durante la prima guerra del Libano nel 1982. Ancora una volta il documentario d'animazione o a fumetti si conferma un mezzo eccellente per parlare di problemi complessi, basti pensare a Joe Sacco e Marjane Satrapi. Sgombra infatti il campo da qualunque pretesa di imparzialita', chiarendo subito che si sta dando una visione personale di quanto e' accaduto, grazie alla possibilita' di inserire il fumettista (o in questo caso il regista) come protagonista del racconto. Anche questo film non fa eccezione: nonostante qualche critica che lo ha visto come troppo autoassolutorio nei confronti dell'esercito israeliano spettatore inerte, e forse complice, del massacro di Sabra e Shatila, il regista tiene a ricostruire piu' la sua personale memoria perduta che la verita' storica su quei fatti. Tiene piu' a parlarci del senso di colpa dei protagonisti, dell'impotenza e della confusione che si prova con una divisa addosso di fronte alla logica della guerra, piuttosto che di colpe storiche e ricostruzione fedele degli avvenimenti in tutte le loro sfaccettature complesse. E forse il maggior pregio del film e' proprio questo, insieme alla forza particolare con cui il disegno riesce a coinvolgere l' immaginazione dello spettatore fino a sfociare nel finale, una volta ricostruita la memoria perduta, nelle immagini filmate del dolore dei sopravvissuti dopo la fine della strage.

2 commenti:

Der Pilger ha detto...

il primo cerchero' di andarlo a vedere, magari capisco cosa caspita voglia dire integrazione: sono straniero, sono immigrato, non sono irregolare ma non ho mai capito se sono integrato o no.

il secondo invece non lo so...quella storia fa parte della mia fanciullezza, non e' stata ancora digerita, non vorrei che mi facesse l'effetto di Persepolis: film meraviglioso, ma porca zozza...parla di una storia che ci raccontavano tutte le sere, gli omini della televisione.

Pancry ha detto...

The visitor mi è piaciuto tanto pure a me. Il professore - Richard Jenkins, che di solito fa sempre parti secondarie - regala delle belle emozioni. Interessante la scena in cui perde la pazienza al carcere dopo che la guardia ottusa non riesce a fargli sapere dove è stato trasferito il suo amico. Quadretto ben riuscito della totale mancanza di buon senso di alcuni americani, specie quelli che fanno lavori in cui si applicano alla lettera delle procedure tabellate da minorati. Una cosa simile mi è successa ad uno sportello dei bus greyhound... o tempora o mores