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venerdì 7 agosto 2009

Furore di Dio


Colpevolmente in ritardo dalla visione del suo contraltare Fitzcarraldo, ieri sera mi sono immerso nuovamente nella foresta amazzonica seguendo "Aguirre Furore di Dio", pellicola del 1972 di Werner Herzog. Il film racconta la storia di una spedizione spagnola alla ricerca dell'El Dorado finita con la scomparsa della stessa nella foresta. Il protagonista e' ancora l'allucinato Klaus Kinsky, che qui interpreta Aguirre, il diabolico condottiero assetato di fama e potere che prende il comando della spedizione ammutinandosi al Re di Spagna per ottenere per se' quella terra promessa che non trovera' mai. Come Fitzcarraldo, anche Aguirre e' spinto sul fiume e dal fiume nel cuore di una natura immensa e mortifera, sprofondando lentamente nel suo abbraccio. Ma mentre Fitzcarraldo sorretto dalla potenza del suo sogno cerca di carpirne il segreto, la giungla e il nemico invisibile che mai si vede nel film ma che stermina uno ad uno i suoi compagni restano inaccessibili alla brama del condottiero. Nonostante che per gran parte della pellicola Aguirre e i suoi, piu' che dannarsi come in ogni buon film di azione, siano principalmete passivi e statici, contemplando atterriti il paesaggio attorno a loro, e trasformandosi da personaggi in una sorta di spettatori impotenti. Con la macchina da presa che, come sempre nei film di Herzog, partecipa all'azione in maniera quasi fisica. E pare proprio questa inaccessibilita' della natura a spingere, fino alla fine nel furore della scena finale, la brama di Aguirre a concepire un’azione tanto grande da eguagliare l’immensità e la potenza della natura che lo circonda. Anche quando tutto e' perduto e "solo il furore di Dio e' con me", fino a quando, finalmente, la natura pare inglobarlo.

giovedì 16 aprile 2009

Colpa di Giuda


Dopo essermi letto la recensione di Mattia Carzaniga, che ringrazio per il prezioso consiglio, ieri sera sono andato a vedere "Tutta colpa di Giuda", ultima fatica di Davide Ferrario. Il nome e' gia' una garanzia, tempo fa mi era piaciuto tantissimo il documentario "La strada di Levi" che arrivo' a Monaco nell'ambito di una rassegna. Complice il ritorno in Italia, la via al buon cinema italiano e' molto piu' facile e fruttuosa. Il film e' piacevole, ben fatto e mai banale, e anzi suggerisce molto di piu' di quello che la regista teatrale del film crede di voler dire con il suo spettacolo. Eccezionale interpretazione dei veri detenuti del carcere di Torino dove il film è stato girato: il tutto probabilmente deve molto all´esperienza accumulata da Ferrario nel corso di una decina di anni in cui ha tenuto corsi di formazione professionale prima a San Vittore e poi alle Vallette. Dal momento che Mattia spiega nel suo post molto meglio di come potrei fare io perche' vale la pena andarlo a vedere, ve lo incollo qua:

Il più bel film italiano in circolazione è Tutta colpa di Giuda di Davide Ferrario. Non fidatevi del trailer, che lo fa passare per una commediola un po’ scema. Di commedia («con musica») si tratta, ma il tono è orgogliosamente sociale. Ferrario è un regista oltre che molto bravo anche molto onesto, per le cose che racconta e per il modo in cui lo fa. E la storia della regista teatrale (la stupenda Kasia Smutniak) che arriva al carcere delle Vallette di Torino per lavorare con un gruppo di carcerati a una versione “musical” della Passione di Cristo diventa l’occasione per parlare di libertà e giustizia (D’Alema non c’entra), e di fede (tra messa e messinscena), dei sogni che si scorgono a fatica nei pezzi di cielo dei cortili e di questo sistema che ci imprigiona, letteralmente. La speranza (vana) è in un mondo senza sofferenza, senza croce, senza carceri. Senza Giuda. Un film di sinistra, con tanta bella musica (Marlene Kuntz in testa), Luciana Littizzetto che si prende in giro nella parte di una suora acidina e un finale che vola: l’ultima cena sulle note di Passione (e quale canzone se no?). Perché, liberi o no, siamo tutti «in un soffio di vento che già finirà»…

lunedì 9 marzo 2009

Due film


La scorsa settimana complice il tempo grigio e piovoso ho potuto dedicare qualche serata alla scrematura della lista di film da vedere. Entrambe le pellicole scelte si sono dimostrate validissime.

L'ospite inatteso dell' americano Tom McCarthy e' stata una sorpresa davvero piacevole. La storia, semplicissima senza mai sbandare nella retorica e nel buonismo, e' raccontata benissimo da un cast di attori eccellente. Una boccata d'aria per chi ancora pensa che integrazione non sia solo sinonimo di occidentalizzazione e omologazione di chi viene a cercare di rifarsi una vita nella parte opulenta del globo, di chi crede che dalla commistione nasca spesso qualcosa di ancora piu' saporito degli ingredienti originali. Un po' di spazio all'idea, semplice come il film, che lo straniero non è per forza un nemico, l'immigrato non necessariamente un terrorista, il clandestino non sempre un pericolo, ma che può essere un ospite, anzi qualcuno che ti ospita, diventare un amico e perfino (non ditelo a Gentilini) uno che ti insegna qualcosa. Da segnalare che grazie a questo film ho scoperto che negli USA anche il "fermo" dei clandestini e' privatizzato, tant'e' vero che pochi giorni dopo e' scoppiato questo scandalo. Per il nostro peggio italiano c'e' ancora spazio di sviluppo.

Valzer con Bashir e' invece una pellicola di animazione dell'israeliano Ari Folman, nel quale ricostruisce la sua personalissima ricerca della memoria perduta degli eventi drammatici vissuti da diaciannovenne soldato delle truppe israeliane durante la prima guerra del Libano nel 1982. Ancora una volta il documentario d'animazione o a fumetti si conferma un mezzo eccellente per parlare di problemi complessi, basti pensare a Joe Sacco e Marjane Satrapi. Sgombra infatti il campo da qualunque pretesa di imparzialita', chiarendo subito che si sta dando una visione personale di quanto e' accaduto, grazie alla possibilita' di inserire il fumettista (o in questo caso il regista) come protagonista del racconto. Anche questo film non fa eccezione: nonostante qualche critica che lo ha visto come troppo autoassolutorio nei confronti dell'esercito israeliano spettatore inerte, e forse complice, del massacro di Sabra e Shatila, il regista tiene a ricostruire piu' la sua personale memoria perduta che la verita' storica su quei fatti. Tiene piu' a parlarci del senso di colpa dei protagonisti, dell'impotenza e della confusione che si prova con una divisa addosso di fronte alla logica della guerra, piuttosto che di colpe storiche e ricostruzione fedele degli avvenimenti in tutte le loro sfaccettature complesse. E forse il maggior pregio del film e' proprio questo, insieme alla forza particolare con cui il disegno riesce a coinvolgere l' immaginazione dello spettatore fino a sfociare nel finale, una volta ricostruita la memoria perduta, nelle immagini filmate del dolore dei sopravvissuti dopo la fine della strage.

lunedì 15 settembre 2008

Un rompiscatole

La prima volta che entrò in classe aveva uno scatolone vuoto sotto il braccio. Nella baraonda che sempre travolge le ore di religione lui, in silenzio, lo posò per terra. E mentre noi, azzittiti, lo guardavamo, lo pestò con un piede.
"Avete capito chi sono io?", domandò.
"Un rompiscatole", concluse sorridendo.

Don Pino Puglisi fu nominato nel 1990 parroco di Brancaccio, quartiere palermitano controllato dai fratelli Gravina per conto del boss Leoluca Bagarella. Don Pino, detto 3P, per tre anni fece quello che non si doveva fare: cercare di strappare alla mafia il suo futuro, i bambini e l'adolescenza. Far aprire gli occhi a chi aveva sempre vissuto nell'ambiente mafioso, ottenere il miglioramento delle condizioni di chi da quell'ambiente era schiacciato. Fu un continuo pungolo per le istituzioni, con una serie di manifestazioni, di contatti con lo Stato, di proteste civili. Tutto questo avviene alla luce del sole, lontano dall'altare, con gesti che per la loro visibilità non passano inosservati: sono scelte ben precise e compiute con la consapevolezza del loro effetto dirompente sugli equilibri mafiosi. "Non dobbiamo tacere", diceva don Pino ai parrocchiani più timorosi nei giorni delle minacce, degli attentati che preludevano all'agguato. E aggiungeva, citando San Paolo, "si Deus nobiscum, quis contra nos?" (se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?).
Le nostre iniziative e quelle dei volontari devono essere un segno.
Non è qualcosa che può trasformare Brancaccio.
Questa è un'illusione che non possiamo permetterci.
E' soltanto un segno per fornire altri modelli, soprattutto ai giovani.
Lo facciamo per poter dire: dato che non c'è niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualche cosa.
E se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto...

Per la mafia 3P fece anche troppo. Fu assassinato il giorno del suo 56esimo compleanno, il 15 settembre 1994, in mezzo alla strada. Il killer che lo uccise ha dichiarato in un intervista che "La Chiesa di Puglisi era una Chiesa diversa". Abbiamo probabilmente bisogno di altri come lui perche' diventi la Chiesa normale.



Estratto de "L'uomo che sparava dritto", documentario realizzato durante le riprese del film "Alla luce del sole" sulla vita di Don Pino.

giovedì 11 settembre 2008

La historia es nuestra y la hacen los pueblos

Oggi e' l'11 Settembre. Dopo aver riascoltato le ultime parole di Allende dalla Moneda, ripropongo qua il corto di Ken Loach realizzato per "11'09"01", una raccolta di 11 cortometraggi sul disastro delle torri gemelle.



Perche' non succeda di nuovo...

¡Viva Chile, viva el pueblo, vivan los trabajadores!

sabato 23 agosto 2008

Insicurezza percepita


«Un mio amico siciliano d'un piccolo paese della campagna agrigentina dove ancora risiede sua madre ottantenne, mi ha raccontato un suo colloquio telefonico con la mamma. "Era più tranquilla, mi ha detto, perché stavano per arrivare i militari. Quali militari?, gli ho chiesto. I soldati, quelli dell'esercito. Ma chi te l'ha detto? La televisione. Ma non arriveranno mai nel nostro paese. Invece sì, la televisione l'ha detto. E perché sei più tranquilla? Perché cacceranno gli zingari che rubano i soldi e anche i bambini. Ma non ci sono mai stati zingari da noi. No, ma sono pericolosi e rubano tutto. Mamma, hai mai visto uno zingaro nella tua vita? No, però la televisione dice che sono pericolosi, ma adesso che arrivano i militari mi sento rassicurata. Da noi però c'è la mafia, le ho detto io. Sì, mi ha risposto, ma quelli li conosciamo, sono del paese"».

Eugenio Scalfari, L´Espresso




A proposito di propaganda, qualche sera fa mi sono visto 300, lasciando ahime' momentaneamente da parte ogni mia resistenza dopo molteplici "non fare lo spocchioso e' solo un fumetto su un fatto storico": mai vista simile concentrazione di propaganda filo-imperialista infarcita di razzismo concentrata in un'ora e mezzo di film. Rimando in merito all'ottima lezione di Wu Ming 1.

sabato 5 aprile 2008

Da imparare nella vita

A parte aprire la birra con un foglio di carta, fondamentale imparare a estrarre i chiodi a modo...

giovedì 27 marzo 2008

Trash elettorale

Qualcuno fa i conti di quante donne e giovani andranno in Parlamento. Si migliora rispetto al passato, ma bastava davvero poco. Senza contare che dopo aver visto questi video per andare a votare servira' un bel coraggio... che abbia ragione Grillo?





Intanto, mentre si discute di cordate, di conversioni show, di questioni di geometria e di sogni (incubi) fra candidate fasciste, di chi cerca di arruolare chiunque gli passi sotto mano, ho terminato le notti al Paranal. Il laser per la correzione delle distorsioni introdotte nelle immagini dalla turbolenza atmosferica non ha funzionato purtroppo, ma siamo riusciti comunque a portare a casa qualche buon dato. Qui fervono le riprese del film di 007: per poco uno stuntman non mi entra in camera dalla finestra...

martedì 25 marzo 2008

E potrete dire "c'ero anch'io"


Non si puo' dire che la spedizione in Cile si dimostrera' noiosa. Oltre al brivido delle osservazioni con uno dei piu' grandi e tecnologici telescopi del mondo, da domani ci sara' anche un ospite speciale qua al Paranal: l'agente speciale 007 con licenza di uccidere. La residencia, ovvero l'hotel dove risiedono tecnici e astronomi posto a circa 300 metri di dislevello al di sotto dei telescopi, e' stata infatti scelta per rappresentare la fortezza del supercattivo di turno nel nuovo film dell'agente segreto, "Quantum of Solace". Effettivamente lo scenario e' piuttosto suggestivo: il deserto, con le sue montagne stondate dall'erosione, i suoi colori tra il rosso e il dorato, l'aspetto lunare e l'aria secca da mozzare il fiato. E la residencia, scavata nel fianco della montagna, con all'interno umidita' a mille e la sua serra tropicale, sormontata da una cupola di vetro che sembra aprirsi direttamente sul deserto. Per ora sono arrivati gia' alcuni tecnici, che a tempo di record hanno montato un finto hangar per filmare l'arrivo di 007 sul luogo, con un vecchio aereo a eliche. Stamani siamo andati a fare una piccola visita, e devo dire che l'effetto e' eccezionale. Pare davvero un vecchio hangar sperduto tra i monti del sudamerica, con tanto di scaffali anticati ad arte sul lato verso la camera, e ancora luccicanti dagli altri, sede rotte ad arte, finti mozziconi in terra, macchie di olio posticcio. Non vedo l'ora di vedere la scena in cui verra' utilizzato, per capire per la prima volta quanto lavoro ci sia dietro a una brevissima sequenza di un film del genere. Nel pomeriggio lunga passeggiata con i colleghi per i 300 metri di dislivello fino alla spianata dei telescopi, attraverso il sentiero "pedonale" che si snoda a lato della strada carrozzabile sul fianco del monte. Liete sorprese qualche fiore e pianta grassa spuntati nell'aridita' del deserto di Atacama (a dire il vero non troppo promettenti per l'astronomo...), vero e proprio simbolo di una tenacia sovraumana, e una serie di rocce in vera plastica messe dalla produzione per nasconderci dietro il nostro eroe in fase di avvicinamento alla base del cattivo di turno, e perfettamente indistinguibili dalle vere. E perfettamente assurde. Dopo il grande esordio come attore televisivo, e' la mia occasione per sfondare sul grande schermo: se Harrison Ford fu scoperto da falegname in un set di Hollywood, cosa puo' esserci di meglio di un astronomo nascosto fra le rocce nel deserto insieme a 007? Il pericolo e' il mio mestiere, e potrete dire c'ero anch'io... E mentre sulla stampa Cilena si scatena una polemica feroce perche' nel film le scene girate qua al Paranal verranno spacciate per terra di Bolivia (con la quale non passa buon sangue, specialmente da queste parti dopo la guerra che tolse ai masticatori di Coca lo sbocco al mare), cresce la febbre in attesa dell'arrivo del agente Bond. James Bond. O forse della Bond Girl di turno...

giovedì 20 marzo 2008

Nelle migliori sale

Finalmente a Garching la fama che merita. Ricevo da astromat la locandina del nuovo attesissimo film dei Fratelli Coen, ispirato alla (fin troppo) tranquilla cittadina bavarese. Solo nelle migliori sale.



...e ancor piu' per vecchi dopo la vittoria al ballottaggio dei cattoconservatori della CSU (attesa - da loro - 36 anni), che come minimo inizieranno dall'imporre il bavarese come lingua ufficiale e unica. Inquietante anche il vicesindaco nostalgico dei bei tempi andati di una sessantina di anni fa. Per ora resisto.

martedì 26 febbraio 2008

Fitzcarraldo


Tra una bega e l'altra dell'organizzazione dell'incontro tra i candidati al Consiglio Comunale di Garching e i cittadini UE residenti (oggi tra l'altro telefonata dal marito di un'ex ministra tedesca che dava per scontato che avrei riconosciuto subito il cognome, e giornalista del Süddeutsche Zeitung che dava invece per scontato il mio tedesco), continua il mio viaggio cinematrografico attraverso il sudamerica. Dopo "Il viaggio", passando per "The Mission" - che vale anche solo per le cascate di Iguazu', anche se appare un po' preconfezionato - arrivo a Fitzcarraldo. Il film di Werner Herzog, mio "concittadino" di Monaco, e' un delirio nella trama e nella realizzazione, vero e proprio monumento alla sua concezione epica e assoluta del cinema. Costato tre navi, due morti e tutti gli averi del regista, narra la storia di un visonario commerciante di Iquique, interpretato dall'allucinato Klaus Kinski, che decide di costruire nella nascente cirttadina nella giungla un grande teatro dell'opera, da far inaugurare nientemeno che a Caruso. Per recuperare le risorse necessarie, si imbarca in un'impresa folle e geniale. Per realizzarla dovra' far passare una nave da una collina, e Herzog lo imita per filmare delle sequenze piu' vere possibili. Il film e' un omaggio al sogno e alla visione da perseguire ad ogni costo: "chi sogna può muovere le montagne". Animato dalla contrapposizione tra chi crede solo nel concreto e chi vive la vita semplicemente come un sogno, e si basa sull'intuizione per quanto folle, il film ricarica l'ottimismo e la voglia di prendere semplicemente la vita, dove non conta vincere ma perseguire le proprie aspirazioni. Anche se si finisce per rotolare tra le rapide. Un balsamo.

venerdì 22 febbraio 2008

El viaje


Approfittando della febbre che mi ha tenuto sotto le coperte per tutto il giorno, mi sono dedicato al sonno e al cinema. E devo dire che sono stato fortunato: "Il viaggio" di Fernando Ezequiel Solana (1992) e' uno di quei film che riescono ad unire satira grottesca e lirismo, che fanno lavorare il cervello e viaggiare la fantasia. Nonostante l'offuscamento della febbre non mi faccio spaventare dalla versione originale in spagnolo, e faccio bene perche' non mi perdo la babele di accenti e inflessioni di questo straordinario viaggio attraverso il continente sudamericano.
Martin Nunca , ragazzo di Ushuaia, la citta' alla fine del mondo in
Patagonia, monta in bicicletta e parte per raggiungere il padre, disegnatore di fumetti, che non vede da anni. Attraverso paesi letteralmente alla deriva, in ginocchio o a tirare la cinghia, taglieggiati dal Fondo Monetario Internazionale, Martin pedala all’inseguimento di tutte le storie che il padre gli ha raccontato attraverso i suoi fumetti. Passando per le splendide tavole disegnate da Alberto Breccia, (quello della seconda versione de l'Eternauta) finisce per incontrare anche nella vita reale i personaggi del padre, le diverse culture e anime del continente assieme ai loro regimi e classi dirigenti, messe di fronte alle loro responsabilità e a quelle del liberismo selvaggio attraverso grottesche metafore. Che costarono al regista, poi candidato anche alle ultime presidenziali argentine, anche un tentato omicidio e due pallottole. Consigliatissimo, anche solo per i panorami mozzafiato e la voglia di viaggiare che ti mette addosso.

lunedì 28 gennaio 2008

Jurassic Park

Caduto il governo, Napolitano sta cercando disperatamente di mettere insieme i cocci. Ma come sta dicendo la Littizzetto allietandomi la cena in streaming, si usano i pezzi vecchi da riattaccare insieme. E infatti si accende qua e la' in rete il dibattito, sacrosanto, sul rinnovo della classe dirigente: sul sito de iMille un interessante confronto in merito fra Corrado Truffi e Cristiana Alicata.



Io ho due idee al riguardo. La prima e' che, come i Velociraptor di Jurassic Park, i dinosauri citati della "Meglio Gioventu'" sembrino piu' grossi e ben piazzati di quanto siano in realta'. Cominciando a grattare e a sgomitare, alla fine crollano pure loro. La seconda e' che alla sfida elettorale prossima ventura vincera' chi cambiera' di piu', e chi sapra' trasmettere meglio l'idea del cambiamento, anche con le facce nuove e le carte di identita'. Perche' anche il Dinosauro-Fenice potrebbe non avere la vittoria in tasca come ci vuole far credere: sara' la giornata grigia, ma io oggi sono ottimista. E se si guardano gli ultimi sondaggi, gli incerti e i delusi sono tantissimi e aspettano qualcuno che gli comunichi un minimo di visione e di serieta', tutte cose che le destre non possono dare. Loro hanno solo i riciclati, e la solita aria fritta; e i numeri dei due schieramenti non appaiono cosi' diversi. Come ci invita a fare Gianni Cuperlo al termine di una bella analisi del dopocrisi, bisogna ripartire, nonostante tutto. E provare a vincere.

lunedì 3 dicembre 2007

Meduse


Il finale piu' bello tra i film visti di recente. Uno sguardo delicato su vita, amore, morte, amicizia, infanzia e ricordi, cosi' come accadono tutti i giorni. Al limite tra lirismo e assurdo, in una Tel Aviv tratteggiata finalmente senza retoriche etniche, incanta, stupisce e stuzzica. L'esordio alla regia di un'attrice e uno scrittore, parlano delle vita e di tutti noi dalle piccole cose, quelle che si possono fermare nell'obiettivo di una macchina fotografica o nei ricordi di un bambino. Con alcune sequenze veramente riuscite. Vado a cercare l'omino dei gelati...

domenica 30 settembre 2007

L'aria salata e il PD dall'estero


Oggi giornata intensa. Nel primo pomeriggio incontro organizzato dalla sezione DS di Monaco "Alex Langer" con l'Onorevole Claudio Micheloni, senatore eletto nella circoscrizione Europa. Gran parte dell'incontro e' giustamente dedicato ai problemi degli italiani residenti a Monaco definitivamente, e dei figli degli immigrati. Comunque molto interessante vedere il punto di vista di chi condivide con me le stesse difficolta' di integrazione e di identita', seppure estremizzate da un ottica di permanenza che non ho. E scopro poi con sorpresa che gli stessi italiani all'estero, e chi da loro e' stato eletto, sono scettici sull'utilita' e sull'opportunita' del voto dall'estero. Visto come un'ostacolo all'integrazione nel paese di adozione e nella sua vita politica, ha pero' delle potenzialita' e delle necessita' a cui rispondere da non perdere, casomai da riformare.
Per il resto, uno schietto punto di vista dall'interno del Senato per confermare quello che mi e' sempre sembrato: il problema sono si' i numeri risicati che esasperano i litigi, la ricerca di riflettori e di poltrone, i ricatti. Ma soprattutto che non si discute piu' dei problemi del paese, ma si pensa solo a difendere le alleanze e il proprio orto di partito. Non si discute di scuola, ma della Moratti o di Fioroni, per citare un esempio fatto oggi. Se manca il senso delle istituzioni e del loro compito nel Senato della Repubblica, siamo proprio all'ultima spiaggia. Che Micheloni vede nel Partito Democratico, per salvare non solo al sinistra, ma tutta la politica italiana.
Dopo un rapido giro all'Oktoberfest, come sempre caotica, mi vado a godere un film italiano nell'ambito di una rassegna organizzata dal museo del cinema di Monaco. Sara' che forse e' uscito nel 2007 quando ormai ero tedesco, ma questo film proprio me l'ero perso in Italia nei weekend Fiorentini. Eppure e' molto bello. Esordio del regista Alessandro Angelini, racconta senza ipocrisia e retorica una storia di padre e figlio, di colpa e di sforzo di capire, di abbandono e di ritrovamento. Mi colpiscono alcune inquadrature quasi rubate all'intimita' del padre e del figlio, che inaspettatamente si ritrovano prima di essere pronti a farlo. In un finale che appare senza scampo, c'e' spazio per il riconoscersi e il riuscire a guardarsi indietro. Lo consiglio. Sulla rotta, anche se non ancora agli stessi livelli, dello splendido "Ladro di bambini" di Amelio che ho visto qualche settimana fa.

domenica 6 maggio 2007

La strada di Levi e la nuova Europa

Ieri pomeriggio mi sono tolto una bella soddisfazione. Sono andato a vedere un documentario italiano nell'ambito del Dokfest Monaco, una bella rassegna di documentari da tutto il mondo. All'ingresso una zelante addetta mi chiede se volevo la traduzione in tedesco. Mai stato cosi' fiero di essere italiano e di capire qualcosa senza traduzione mentre tutti intorno a me non capiscono niente senza la cuffietta. L'esatto opposto di quello che capita ogni giorno!

Il documentario tra l'altro era bellissimo. "La strada di Levi", del regista Davide Ferrario e Marco Belpoliti, e' un viaggio lungo il percorso di Primo Levi dopo la liberazione dal campo di Auschwitz, attraverso Polonia, Ucraina, Bielorussia, Moldova, Romania, Ungheria, Repubblica Ceca, Austria, Germania e Italia. La voce narrante, che riporta le impressione, la angosce e le speranze di Levi tratte dal suo libro "La Tregua", si mescola ai colori e alla gente di quelli stessi luoghi a 60 anni di distanza, con le loro preoccupazioni per il futuro e le contraddizioni del passato. Tra il disorientamento della gente dopo la caduta del comunismo e le rovine di Cernobyl, tra la polizia politica bielorussa e i neonazisti di Monaco. Tra risvegli identitari e rovine socialiste, tra nuovi emigranti e nuove speranze. Con la voce di Levi che indica spunti e chiavi di lettura sia della storia passata sia della realta' di quei luoghi e di quella gente.
E' un viaggio interessantissimo, in un Europa per larga parte gia' nell'Unione ma lontanissima da noi. In un momento storico particolare, in una nuova "tregua" tra la fine della guerra fredda e l'inizio di un nuovo imperialismo e di nuove contrapposizioni. Bellissime le musiche di Daniele Sepe.

Se vi capita, da non perdere.