domenica 1 giugno 2008

La festa e il nome


In questi giorni ferva la polemica e il duello a distanza fra le due anime del PD sul nome da dare alle feste che a suon di tortelli e discodance allietano le estati di mezza italia. Sorvaliamo per adesso sul fatto che piu' che del nome bisognerebbe discutere di contenuti, visto che il tutto si riduce in pratica quasi sempre in una sagra di paese dove la politica entra per sbaglio (a meno che il ministro o il dirigente nazionale di turno non strappi a qualche gruppo il palco principale per una sera). Lasciamo stare il fatto che a quel punto l'unico motivo per uscire di casa sono i coccoli e le salsicce, non certo l'occasione di discutere un po'. E' comunque gia' qualcosa si dira', anche se basterebbe poco per fare un passo in piu'. Questo del nome (come piu' in generale dei simboli) sembra pero' proprio un tema cruciale e appassionante per i piu'. Quantomeno e' un sintomo preoccupante. Da una parte chi vede il vecchio nome delle feste PCI, PDS e DS come il fumo negli occhi, perche' il partito e' nuovo e ha bisogno di un abito nuovo, non di un residuo del passato. Dall'altra quelli che credono che il nome sia tuttora evocativo, e non vorrebbero mandarlo in pensione. Sul blog del solito Gianni Cuperlo c'e' un bello scambio di vedute in proposito con Chiara Geloni di Europa: si va a scavare un po' piu' in profondita' della polemica di questi giorni.
Da parte mia, direi che i nomi alle cose vanno cambiati se c'e' qualcosa di concettualmente diverso da prima, che ha bisogno di un nome differente perche' non sia scambiato con quello che era prima. Se la festa deve rimanere solo salsiccia e rock'n'roll, tanto vale lasciare il nome immutato senza slanciarsi in roboanti "feste democratiche". Se invece anche il contenuto e il modo fosse ripensato, allora la discussione sarebbe piu' sensata. Senza contare che niente meglio di "Festa dell'Unita'" potrebbe rappresentare lo spirito della festa annuale del nuovo partito, nato appunto dall'unita' di tutte le forze progressiste e democratiche. Peccato che qualcuno c'avesse gia' pensato prima...

4 commenti:

Claudio Alberti ha detto...

Io ho diretto lo stand ristorante gestito da volontari nella Festa de l'Unità di Roma, negli ultimi due anni. La Festa che ho visto io è molto diversa da quella che ricordano i militanti storici, e molti di quelli che ci "lavoravano" lo facevano più per farsi vedere dai dirigenti locali che per dare realmente una mano. Non sono accettabili rivalutazioni postume e strappalacrime, la Festa doveva cambiare nome, e dovrà cambiare formula.

angela ha detto...

credo che sia un problema marginale come chiamare gli eventi estivi aggregativi del pd, ma dal momento che sempre di più tra i compagni, amici, democratici, sento avviare questi ragionamenti, credo che poi tutto sommato anche la nomenclatura possa concorrere alla buana riuscita di un evento politico. io credo che la festa dell'unità rappresenti un vero caposaldo della storia politica, ha mantenuto il suo nome dopo altri cambiamenti, altre trasformazioni, proprio perchè, come del resto il giornale nostro, rappresenta un simbolo, un emblema irrinunciabile. quindi divulgando l'articolo in merito apparso oggi sull'unità, voglio espressamente dichiararmi a favore del mantenimento del nome Festa dell'Unità...magari aggiunendoci, perchè no, Democratica. gli eventi detti "PD Infesta" possono, a mio modesto parere, essere tutti gli altri eventi di contorno attraverso i quali associare le componenti del partito non abituati alle nostra feste

Anonimo ha detto...

nella festa del PD di Sesto Fiorentino sono tornati i dibattiti aperti a tutti i cittadini, senza il ministro che fa comizio ma con tante sedie in cerchio e la possibilità per tutti di parlare. Ad esempio il 4 giugno di mobilità, il 19 di buone pratiche e sviluppo sostenibile...

beffatotale ha detto...

Meno male che almeno a Sesto si discute invece di limitarsi alla ruota della fortuna. Vedremo come sara' la fantastica festa nazionale alla Fortezza. E buona mobilita' stasera...