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martedì 9 giugno 2009

Leggere i risultati


Due le cose che colpiscono immediatamente nell'ascoltare le varie analisi del voto nei salotti TV e sui giornali in questi giorni. La prima e' che per un volta hanno perso (quasi) tutti, di solito invece vincono tutti e non si sa bene come. La seconda e' che i risultati non si confrontano piu' con quelli precedenti, ma solo con i sondaggi circolati qualche giorno prima del voto. In pratica i numeri piu' o meno inventati dei sondaggi modificano fortemente la percezione del risultato: Berlusconi strombazzava di avere dei sondaggi che lo vedevano al 45%, e quindi ha preso una batosta tremenda sebbene in realta' abbia straordinariamente tenuto nei confronti dei risultati precedenti, nonostante tutto cio' che e' successo ultimamente, da Mills, a Noemi, alla monnezza a Palermo, al terremoto. Anzi, l'unico contraccolpo vero l'ha avuto proprio in Abruzzo, dove un sacco di gente non e' andata a votare o ha votato da qualche altra parte, a testimonianza che il non far seguire fatti ai proclami in qualche (raro) caso non paga. Allo stesso modo il PD festeggiucchia una tenuta che solo i dirigenti vedono, visto che il dato nazionale vede un calo di 5 punti e traballa in molte amministrative. Anche qui a Sesto, nonostante la facile conferma dell'ottimo sindaco Ginassi, l'emorragia e' consistente, crollo nelle Marche e in Umbria, sparizione dalla Lombardia dove si prendono meno voti che in Sicilia. Il problema e' che probabilmente questi sondaggi stanno venendo usati come alibi, per dire che meglio di cosi' non si poteva fare, per contare i (pochi) voti persi dagli avversari invece della voragine sotto i nostri piedi. C'e' addirittura chi esulta del buon risultato della Lega, un partito xenofobo al 10% in Italia perche' potrebbe dare fastidi negli equilibri di governo. Ma a che prezzo?
L’unico successo vero che il PD possa esibire al momento è quello della candidatura di Debora Serracchiani, che nel suo Friuli ha preso piu' voti di preferenza di Berlusconi. Nel suo caso il PD ha fatto la cosa giusta, ha preso un candidato capace, un volto nuovo capace di raccogliere consenso, le ha dato spazio e l’ha appoggiata in campagna elettorale. Peccato che questo non si sia ripetuto per altri candidati nelle altre circoscrizioni, e che il resto delle liste non fosse propriamente una ventata di energia, di idee buone e di facce nuove. Anzi, un dato su cui riflettere e' stato il bassissimo uso delle preferenze da parte degli elettori in genere, soprattutto delle preferenze multiple, e il grande successo dei candidati di apparato, quelli sponsorizzati da Roma con lettere minatorie apposite: tanto che in Toscana tutti e 3 le mie preferenze non ce l'hanno fatta, ma dietro Sassuoli (che conferma che per raccogliere i voti bisogna apparire in TV) anche Leonardo Domenici che ha lasciato a Firenze non proprio idilliaci ricordi e' riuscito a raccogliere piu' di 100000 preferenze. Con buona pace di chi si batte contro il porcellum: e infatti Mastella e De Mita andranno a Strasburgo, tanto per fare qualche esempio impresentabile, mentre il Principe ballerino e Strano, quello della mortazza, almeno loro non ce l'hanno fatta. E non dimentichiamo Magdi Allam, quello che proclamava l'emergenza etica, che rappresentera' l'UDC in Europa, e le letterenze di Papi tutte promosse, la Matera addirittura seconda al sud dopo lo stesso Papi col dono del'obiquita'.
Resta da capire perche' i sondaggi ultimamente continuino a prendere sonore cantonate, dalla famosa vittoria in relax di Prodi trasformata in una veglia al cardiopalma, al quorum delle sinistre radicali mai raggiunto all'ultima tornata. C'e' chi individua nel mancato controllo del dato dell'astensione il problema, ma di sicuro e' qualcosa su cui i sondaggisti italiani dovranno lavorare.
Intanto il PSE a Bruxelles non esiste piu', se e' vero che quello del PD sara' il gruppo riformista piu' nutrito in parlamento. E forse il dato piu' preoccupante e' proprio il crollo delle sinistre in tutta Europa.

venerdì 5 giugno 2009

Sono tutti uguali?


Berlusconi impazza in TV alla faccia della par condicio per cercare i mettere delle pezze a quel venticello che comincia a soffiare contro la sua popolarita'. E nel tentativo lo ammette lui stesso: "Se qualcuno dimostrasse che il presidente del Consiglio è uno spergiuro dovrebbe dimettersi un minuto dopo e andare a nascondersi". Peccato che le contraddizioni e le menzogne del premier sul Noemigate sia siano ormai dimostrate e moltiplicate, cosi' come, assai piu' grave, quelle sullo stato del paese e della crisi che si sta facendo sempre piu' dura per le fasce piu' esposte della popolazione. Riassume bene Massimo Giannini su Repubblica le menzogne impunite di Papi a Porta a Porta non smentite dai sedicenti giornalisti presenti riguardo a fondi per il mezzogiorno e ammortizzatori sociali per i precari. "In questo paese nessuno muore di fame", cosi' liquida in televisione la crisi il capo del governo di un paese sempre piu' vicino al precipizio, attaccando il Governatore della Banca d'Italia che aveva denunciato che sarebbero 1,6 milioni i lavoratori in Italia che non hanno alcun tipo di sostegno in caso di perdita dell'occupazione, evidentemente anche lui coinvolto con la magistratura e i giornali stranieri nel complotto della sinistra.
Ieri sera, sebbene sconfortato per la situazione, sono andato alla festa di chiusura della campagna elettorale del PD a Sesto, con il sindaco uscente e ricandidato Gianni Gianassi, l'onoervole Gianni Cuperlo e David Sassoli. Sara' che, come suggerisce Polpette commentando le immagini vietate di Villa Cetosa apparse su El Pais ormai "la politica tira", ma le persone ad ascoltare erano molte piu' dei posti a disposizione, risollevandomi gia' un po' l'umore. Umore poi risanato ascoltando in particolare i primi due interventi, in cui si e' parlato di Sesto e di Europa, di lavoro, geopolitica, accoglienza e istruzione. Ho respirato una sana boccata di passione, competenza, sguardo d'insieme e lungo un po' piu' delle proprie scarpe (bravissimo il sindaco che e' partito dal discorso di Obama al Cairo anziche' dalle buche alla rotonda), risposte concrete e convincenti ai problemi locali e globali. Davvero non sono tutti uguali quei simboli e soprattutto quei nomi da barrare nel segreto di una cabina elettorale questo weekend. Davvero non vale la pena restare a casa e lasciare il paese nelle mani di chi pensa e vuol fare pensare solo a veline, gossip, televisioni e partite di calcio, possibilmente sue. E che vuole fare anche dell'appuntamento elettorale per eleggere i rappresentati italiani al Parlamento Europeo un semplice sondaggio sul gradimento del padrone, candidato da capolista ineleggibile in ogni circoscrizione. Davvero e' il momento di usare uno dei pochi strumenti democratici che ci rimangono, il voto, per provare a testa alta a cambiare il corso della rovinosa picchiata.

Sempre che, invece, non ci si voglia affidare ai miracoli di San Silvio Papi, altrimenti noto come Pio Tutto. Dal blog del Circolo Obama, il Vangelo secondo Barabba, quello che nei sondaggi era sempre più popolare:

Nota: Stile e trama evangelici non traggano in inganno. Non si tratta di satira, ma di tragicomica “verità”, pubblicata sull’inserto di Libero “Berlusconi tale e quale”.

Accadde quando mio figlio Pier Silvio fu ricoverato d’urgenza al San Raffaele di Milano per essere operato di appendicite. Mentre è in sala operatoria, si sparge la voce che all’ospedale sono arrivato io. Si forma una piccola folla, ma una mamma, più svelta degli altri, mi trascina via: “Presidente, la prego: mio figlio, tifosissimo del Milan, ha subito un’operazione alle gambe e i medici dicono che è riuscita perfettamente, ma lui si è messo in testa che non è più capace di camminare. Non vuole alzarsi dalla sedia a rotelle, ripete disperato che rimarrà paralizzato per tutta la vita. Solo lei, presidente, può convincerlo che è guarito veramente”.
Seguo la donna fino al piano in cui è ricoverato suo figlio. Mi faccio indicare la sua camera e dico alla madre: “Mi raccomando, lei non si faccia vedere”. Quindi mi avvio, mentre i malati mi riconoscono e mi si affollano intorno.
Arrivo alla camera, apro la porta e dico: “Giacomo, sei tu Giacomo della Fossa dei Leoni di San Siro? Alzati e vieni vicino al tuo presidente!”
Il ragazzo mi guarda incredulo, non riuscendo a capire come io faccia a sapere che lui è un ultrà della Fossa dei Leoni, nella curva sud di San Siro, accanto al Commando e alle Brigate Rossonere. Ovviamente è stata sua madre a dirmelo, ma lui venera il suo presidente ed è pronto a eseguire qualunque ordine venga da lui. Dunque ubidisce, si alza dalla sedia a rotelle e barcollando si dirige verso di me. Io lo abbraccio e gli dico: “Adesso sei guarito, domenica ti aspetto per la partita. E mi raccomando: dì ai tuoi compagni che Silvio Berlusconi è venuto a portarti fuori dall’ospedale"

Almeno nel Vangelo Gesu' raccomandava aisanati di non dire nulla...

mercoledì 4 giugno 2008

Powered by hope


Ci siamo, Barack Obama sara' il candidato democratico alle presidenziali USA. L'unico dubbio che rimane e' se Hillary fara' 'sto benedetto ticket. Il risultato e' storico, ma a dire il vero lo era gia'. Una donna e un afroamericano che si sfidavano. Il tutto a soli 50 anni dalle lotte nere per i diritti piu' elementari, come sedersi sugli autobus.

America, questo è il nostro momento. E' la nostra ora. E' il nostro momento di girare pagina sulle scelte del passato. La nostra ora di portare nuove energie e nuove idee per affrontare le sfide che ci stanno di fronte. Il nostro momento di offrire una nuova direzione al paese che amiamo

Cosi' ieri Barack commentava la vittoria nelle primarie. Vittoria, come dice il suo sito, "Powered by Hope". Quella stessa speranza che nelle elezioni italiane e' stata drammaticamente surclassata dalla paura, con tutte le conseguenze che oggi viviamo. Andrea Mollica segnala un interessante sondaggio del Daily Telegraph sui risultati dei candidati delle prossime presidenziali USA nei più grossi Paesi europei (!!). In Italia, un paese che ormai reputiamo irrimediabilmente di destra, il 70% degli intervistati avrebbe votato Obama, una percentuale piu' alta che nel resto d'Europa. Per il Telegraph, "in the Italian election in April, Walter Veltroni, the leader of the Italian Democratic Party, tried to capitalise on the popular support for Mr Obama. Not only did he refer to himself as an "Italian Obama" throughout the campaign, he even appropriated his "Yes We Can" slogan and translated it into Italian "Si puo fare!" Sadly, the tactic only served to highlight the differences between the two". Gli italiani vedono Obama infatti not only as stylish and sharply dressed, but, as one commentator put it: "he is the sense of change incarnate". An astonishing 70 per cent of respondents supported him in the Telegraph poll. Italians yearn for a similar political change – their politicians remain in the system for decade after decade". Forse dopo la batosta del "Si puo' fare" potremmo incominciare a capire dove abbiamo sbagliato con quel 40% che voterebbe Obama ma non Walter, invece di rassegnarci a un'Italia di destra in cui possiamo vincere solo per sbaglio.

domenica 2 marzo 2008

Altro che porcellum


Sono appena di ritorno dal seggio elettorale per le amministrative tedesche. A parte le fatastiche urne in plastica superesistenti, all'apperenza tutto uguale all'Italia. All'apparenza: tutto cambia quando si apre la scheda. Il sistema elettorale Bavarese e' quanto di piu' lontano dal "porcellum" si possa immaginare, mettendo in mano all'elettore un potere immenso di scelta sui singoli candidati. Prendiamo ad esempio il consiglio comunale di Garching, con 24 posti a disposizione. Bene, sulla scheda ci sono per ognuna delle 6 liste 24 candidati, con riportato anche la professione. L'elettore ha a disposizione 24 preferenze, che puo' distribuire tra i candidati a suo piacimento, anche in liste diverse, dando ad ognuno fino a tre voti. Se non si utilizzano tutte e 24 le crocette a disposizione, si puo' barrare una lista, e i voti rimanenti andranno a i primi di quella lista in ordine di posizionamento. Ma non finisce qua: e' possibile anche barrare via il nome dei candidati a cui non si vuole dare la propria preferenza anche se si sceglie la loro lista! In Italia sarebbe una soddisfazione unica poter cancellare il nome di qualcuno... Qui un esempio di scheda elettorale con le diverse combinazioni possibili, tanto per farsi un'idea provando a votare per il comune di Monaco. Nei comuni piccoli, o dove si presenta una sola lista, e' anche possibile aggiungere nomi a piacere, anche non ufficialmente candidati. Altro che porcellum: ovviamente per i risultati bisogna aspettare qualche giorno, essendo lo spoglio complicatissimo. Anche per il voto mi son dovuto portare uno schemino, con i nomi scelti per le preferenze e quelli da barrare. Per la scheda lenzuolo del consiglio provinciale, 70 posti, ho avuto bisogno solo di due minuti per aprirla in tutto il suo 120x80 cm.


Ieri invece prima riunione del circolo PD Monaco. Eravamo circa 35, e come dai racconti giuntami dai circoli in madrepatria e' apparso subito evidente l'entusiasmo di tutti per questa nuova possibilita' data alla politica italiana di cambiare finalmente le cose in profondita', di far partire dalla base invece che dalle segreterie di partito idee e spinte per fare l'Italia piu' simile a come la sognamo. Cercando di abbattere finalmente il "muro di gomma" che resiste con la sua inerzia al tentativo di cambiamento e superamento degli interessi particolare di categorie e gruppi. La discussione si e' incentrata sulle perplessita' di molti, me compreso, su alcuni punti del programma (su cui tornero' appena ho tempo), e sugli obiettivi individuati da Walter per gli italiani all'estero. A dopo le elezioni l'elezione delle strutture e la partenza vera del circolo.
In attesa delle dimissioni di Bassolino, tra un'ora e mezza LA Partita, con la P maiuscola. Dopo le parole di Berlusconi ai giocatori gobbentini, un motivo in piu' per l'impresa.

domenica 24 febbraio 2008

Non voto-Pride


«Non vado a votare e ne sono orgoglioso». Lo ha detto Beppe Grillo a Napoli nel corso del "monnezza day": «Mi sento umiliato perchè non si può scegliere un partito, non si può esprimere una preferenza e non si può scegliere un programma perchè sono uguali: Veltroni e Berlusconi vogliono le stesse cose». Premesso che ancora la destra non ha presentato un programma, dalle idee confuse della Brambilla l'altra sera a Ballaro' mi sembra che le proposte siano tutto tranne che le stesse. La destra offre come ricetta universale detassare le imprese e gli autonomi per produrre "ricchezza" (per chi?), che dovrebbe poi magicamente risolvere a cascata anche i problemi dei dipendenti, quelli che davvero non arrivano a fine mese. Esattamente l'opposto della strada tracciata dai 12 punti, per non parlare di temi neppure trattati dal Pdl come ambientalismo, scuola, giustizia, spesa pubblica. Anche il confronto tra i programmi dei due schieramenti sul blog di Grillo non sta in piedi, infarcito di qualunquismo e illazioni. Solo qualche esempio, lasciando da parte le cose piu' assurde, come il conflitto di interessi che "Topo Gigio" non vuole risolvere, mentre vorrebbe un governo formato da Gianni Letta (!?): "Lo psiconano vuole tenersi tre televisioni e fare politica / Topo Gigio vuole che lo psiconano si tenga tre televisioni e continui a fare politica. Lo psiconano non vuole rispettare le sentenze europee e mandare Rete 4 sul satellite / Topo Gigio non vuole rispettare le sentenze europee e mandare Rete 4 sul satellite". Falso. La legge Gentiloni sul riordino radiotelevisivo era gia' pronta dallo scorso governo e verra' riproposta. Non solo, uno dei punti del programma e' il superamento del duopolo TV. " Lo psiconano vuol fare un governo di larghe intese dopo le elezioni / Topo Gigio vuol fare un governo di larghe intese dopo le elezioni": Falso. "Lo psiconano vuole fare le nuova legge elettorale con Topo Gigio / Topo Gigio vuol fare la nuova legge elettorale con lo psiconano". Falso al contrario, stavolta e' lo psiconano che non l'ha voluta fare. Ma come sempre e' piu' facile sputare sentenze che riconoscere le cose buone e dar loro spazio. E' piu' facile lamentarsi sempre che rimboccarsi le maniche. Peccato che non andando a votare si perda anche il diritto di lamentarsi, perche' ci si rifa' alla decisione della maggioranza, e a quel punto ci deve andare bene comunque. E si perde anche il diritto di reclamare le promesse fatte, perche' si e' firmata una cambiale in bianco. In Italia fino al 1880 aveva diritto di voto solo il 2% della popolazione. Fino al 1909 il 7%. Nel 1913 ebbe diritto di voto il 23%, il suffragio universale e' solo del '46. Eppure dopo una conquista di tale portata c'e' chi vuole stracciare la scheda elettorale, perche' tutto fa schifo. Scriveva Don Milani nel 1965, nella famosa lettera ai gudici: " [...] Posso solo dire che [i giovani] dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate. La leva ufficiale per cambiare la legge è il voto. La Costituzione gli affianca anche la leva dello sciopero [...]". E allora ben vengano le piazze gremite a reclamare sacrosanti diritti, ben vengano le liste civiche dei "grillini". Ben vengano le leve per sollevare lo status quo. Ma il qualunquismo dei sono tutti uguali e del non voto lasciamolo stare, per favore: se Grillo non si sente rappresentato da nessuno, si candidi. Se e' davvero piu' bravo degli altri un millesimo di quello che crede sarebbe una benedizione per l'Italia. Alla peggio un bagno di umilta' per lui.

domenica 10 febbraio 2008

Si puo' fare


E' una bellissima Domenica, qui a Monaco. E anche a Spello il sole splende: ho appena finito di vedere dal bellissimo nuovo sito del PD, il discorso di Veltroni che inaugura la campagna elettorale. Ha spiegato perche' il PD andra' da solo, quali sono i problemi piu' grossi che cerchera' di affrontare, quali sono i punti fermi su cui ricominciare a costruire. Ma soprattutto ha spiegato che il futuro e' avere il coraggio di cambiare. E che noi siamo quelli che vogliamo cambiare davvero. Cambiare la politica non per vincere o per battere l'avversario, ma per cambiare il paese. "Noi ci presentiamo agli italiani con una chiara proposta di governo: un programma, una leadership, una squadra coesa e affiatata. Lo state vedendo. Dopo la nostra scelta tutto si è messo in movimento. Anche nell’altro campo. Ma guardate bene quel che succede nelle loro file: sono preoccupati di “come” vincere, non del “perché” vincere. Di come organizzarsi meglio, non di cosa offrire di nuovo all’Italia, di cosa fare di nuovo per gli italiani. D’altra parte hanno già governato l’Italia per sette anni, e propongono solo di tornare a farlo, esattamente come prima. Noi vogliamo voltare pagina. Noi diciamo: non cambiate un governo, cambiate l’Italia. Cominciamo. Cominciamo a farlo insieme. Trasformiamo l’Italia."
Parole tanto piu' vere tanto piu' si confronta l'immagine del discorso di Veltroni a Spello con l'immagine di Berlusconi alla "convenscion" a San Babila. E non potrebbe esserci differenza più grande tra il sole e lo splendido panorama dell'Italia vera di Spello, viva e della quale essere orgogliosi, e quello della Fenice, con quel suo cielo azzurro di plastica e gli argomenti sempre uguali a se stessi da tre lustri a questa parte. Se i giovani che circondano Walter sono pieni di entusiasmo e di speranza veri, la signora che nel servizio della Stampa dice di credere "nel Presidente Berlusconi" che ha "governato bene e fatto fede al suo impegno con gli italiani" fa solo pena e un po' tenerezza. La stessa che fa chi si dimostra di non essere in grado di distinguere quando lo stanno ingannando e utilizzando.
Il sole e le parole di Veltroni suscitano invece un entusiasmo nuovo, una consapevolezza di essere finalmente motere del cambiamento, di rottura e di evoluzione in positivo della palude della politica italiana. E in questo entusiasmo conta tantissimo, come sottolinea Gianni Cuperlo, la consapevolezza che ce la possiamo giocare: "Insomma, bando alle ciance: possiamo vincere. E questa consapevolezza (persino al di là delle concrete possibilità di realizzarsi il 14 di aprile) è già un successo e una svolta semplicemente provvidenziali". E' vero, non sono e non saranno tutte rose e fiori. Si e' titubanti di fronte alle primarie per la scelta dei candidati, si e' bloccati dietro alle vecchie logiche e alle vecchie spartizioni. Certe cose sono dure a morire. L'istinto di sopravvivenza e l'amore per la poltrona sono spesso piu' forti del coraggio e dei sogni. Cantava De Andre' in una splendida canzone: "...recitando un rosario di ambizioni meschine di millenarie paure di inesauribili astuzie coltivando tranquilla l'orribile varietà delle proprie superbie la maggioranza sta...". Ma credo che proprio gli incerti, quelli che credono che il PD sia in fondo solo un partito moderato, magari in mano a un manipolo di baciapile vaticani, quelli che hanno il terrore che in fondo non cambiera' mai nulla, proprio loro devono in questi mesi alzarsi e prendere il PD per mano. Per fare maggioranza della minoranza: con loro possiamo vincere davvero, e cambiare davvero. Mi scrive a questo proposito Lucia, dopo le assemblee per le elezioni dei circoli e dei rappresentati provinciali del PD fiorentino:

Dopo un'attenta riflessione, spinta da stravolgimenti e decisoni di politici nazionali e stranieri, decido che forse merita coinvolgersi nel Pd: stamani dopo aver preso il certificato di socio fondatore vado a votare alle elezioni dei rappresentanti circoscrizionali, aspettandomi un'assemblea dove i candidati si sarebbero presentati un minimo e poi si sarebbe votato. Nella più completa disorganizzazione e ritardo, vengono letti i nomi dei candidati e niente più. Io e una mia amica facciamo presente più volte che ci sarebbe bisogno di una presentazione per chi non è del giro e ci viene risposto che non c'è tempo perchè c'è di meglio da fare, che si sarebbe dovuto partecipare attivamente alla vita del quartire per conoscere qualcuno, e infine che se non sappiamo chi votare ce ne possiamo anche andare. Al che io furiosa prendo la porta e me ne vado, ma vengo fermata dal mio babbo e da tre candidati che iniziano a presentarsi, dicendo tra le altre cose che proprio perchè sono nuovi nessuno ha ascoltato le richieste di potersi presentare ai votanti. Sono rimasta pero' veramente allucinata dal comportamento delle altre persone, attaccate alle poltrone seppure ad un livello così basso e sopratutto legate a schemi nemmeno DS contro Margherita, ma PCI contro DC. In più eravamo le uniche persone sotto i 35 anni e ci hanno ignorate e praticamente cacciate. Eppure in altre circoscrizioni sono state fatte ore di assemble a prima di votare... quanta pazienza ci vuole.

Troviamo come Lucia questa pazienza e questo coraggio, troviamo la voglia di chiedere, pretendere, sbattere le porte. Prendiamoci qualche batosta, qualche bastonata, molte delusioni. Troviamo il coraggio di prenderci e non lasciarci scippare dai dinosauri questa enorme possibilita' e torniamo a sperare. Per quello che ci sta a cuore. Si puo' fare.

giovedì 7 febbraio 2008

Io corro da solo


Siamo diventati grandi, e corriamo da soli. Veltroni va ripetendolo da tempo, si e' beccato prima l'accusa di aver affondato l'Unione, poi l'impennata nei sondaggi delle intenzioni di voto del PD. Ovvi i motivi e i vantaggi di correre da soli: fare chiarezza su cosa vogliamo fare, dove vogliamo andare e con chi; evitare di doversi piegare ai compromessi al ribasso ora con un lato ora con l'altro della coalizione, di dare un'immagine rissosa ambigua dell'alleanza tale e quale quella che ha cancellato i meriti del governo Prodi; evitare di conseguenza di prestare il fianco alla solita critica becera delle destre, che non faremo mai nulla perche' ce lo impediscono i "comunisti" (vorrei capire invece cosa succede di la' con i neo e vetero fascisti, i leghisti, i sopravvissuti della prima repubblica, mafiosi e massoni vari). Dice Ezio Mauro oggi su Repubblica: "Chi pensa a nuove alleanze finte, a destra e a sinistra, non ha capito il disincanto del Paese, la propensione al cambiamento, l'effetto della nuova solitudine repubblicana che nasce dalla disconnessione di molti cittadini dalla vicenda pubblica". E infatti anche Berlusconi ci pensa, seppure poi non lo fara'. Ci pensa perche' ormai e' costretto a inseguire: non e' piu' lui il motore della novita' e del cambiamento sulla scena politica, e' costretto ad inseguire. Di la' fanno il partito unico, e lo vuole fare anche lui, salvo poi arrendersi all'opposizione degli alleati. Di la' vanno da soli, e ci vuole andare anche lui, perche' Forza Italia ha ragione di esistere solo finche' rappresenta il nuovo contrapposto alla vecchia politica dei "comunisti" e delle tasse. Ma ancora una volta non lo fara', perche' sa che rischierebbe troppo grosso.
Fin qua le ragioni e i punti a favore. Resta pero' la sensazione di star regalando al Cavaliere tutto il banco, in favore di una strategia Donchisciottesca da duri e puri che nemmeno Turigliatto. Ma forse e' finalmente giunto il momento di lasciar da parte i compromessi e pensare alle idee. Che il fine non sia il potere, ma il realizzare la propria idea di Italia. E dunque il PD si candida con il programma del PD e gli uomini del PD: se non vinciamo pace, intanto gettiamo le basi per il futuro, per vincere davvero tra qualche anno e finalmente avere la possibilita' di cambiare il paese senza mani legate e il brivido a ogni seduta del Senato; se ci crediamo, ci crediamo fino in fondo.
Tutto bellissimo, ma allora qualcuno mi spiega perche' siamo duri e puri a corrente alternata? Perche' non facciamo le primarie per i candidati e assemblee programmatiche che dovevano essere il pezzo forte del PD, e lasciamo scegliere tutto a Veltroni (qualcuno fermi le voci che lo vogliono a corteggiare Montezemolo)? Si sa che il plebiscito popolare ha concesso Walter non solo piena legittimita', ma anche l'infallibilita' manco fosse il Papa. Pero' il fatto e' uno sbaglio e una contraddizione grave. Perché non c'è miglior critica del sistema politico delle destra e di quello che i cittadini non sopportano piu' che offrire un modello davvero diverso, non solo nelle alleanze. Dando la possibilita' di scegliere i candidati agli elettori e il programma ai militanti dalla base, facendo partecipare tutti i democratici del paese e facendoli sentire parte di un grande progetto. Solo cosi' si rende la speranza a chi dubita che qualcosa possa cambiare davvero, solo cosi' si restituisce entusiasmo a chi non ci crede piu', che pensa che non dico lottare ma anche votare non abbia piu' senso, che sono "tutti uguali". Solo cosi' si vince e si cambia l'Italia. Se vogliamo avere coraggio, dobbiamo averlo fino in fondo, altrimenti andare da soli serve solo a cadere con un poco piu' di onore (e la Binetti candidata).

domenica 14 ottobre 2007

Tutti in fila


E' Domenica 14 Ottobre, il giorno della nascita del PD. Esco di casa per andare a votare e vedo davanti al gazebo in piazza della Vittoria una fila lunghissima e ordinata. Alla fine saranno oltre 50 minuti, tra copie di Europa e dell'Unita' in omaggio, tra persone che chiedono come si fa a votare, stupore per tutta questa gente in una zona residenziale dove FI di solito ottiene la maggioranza (caso unico a Firenze). A meta' coda arriva una signora anziana. Chiede se e' la coda per votare. "Una delizia" esclama ironica, e fa per andarsene. Proteste generali, la invitiamo a passare avanti se fa fatica a stare in piedi, lei si schernisce ma tutti, dico tutti, le fanno cenno di passare avanti. Desistiamo solo quando promette di tornare piu' tardi. Tutti sanno quanto e' importante anche una sola persona in piu'. Eppure anche nel pomeriggio stessa storia, code lunghissime un po' ovunque. E aria di festa, densa della voglia di esserci e di partecipare al processo costitutivo del PD, come recita la ricevuta del contributo volontario. E il voto mi lascia come sempre una sensazione bellissima, anche se stavolta quella croce poco sopra il mio nome aggiunge certo qualcosa. Nessuna possibilita' di elezione, ma esserci era comunque importante. Alla fine i votanti pare siano piu' di 3 milioni e duecentomila. Per votare, finalmente, non contro qualcuno. Un risultato straordinario e bellissimo. Don Camillo e Peppone a braccetto sembrano molto piu' forti di prima. E in fondo in fondo a loro agio.