giovedì 16 ottobre 2008

Cervelli in fuga da Gomorra


Ce l'abbiamo fatta. Anche Roberto Saviano e' costretto ad andarsene all'estero "per un periodo".

[...] Fino a un anno fa potevo ancora chiudere gli occhi, fingere di non sapere. Avevo la legittima ambizione, credo, di aver scritto qualcosa che mi sembrava stesse cambiando le cose. Quella mutazione lenta, quell'attenzione che mai era stata riservata alle tragedie di quella terra, quell'energia sociale che - come un'esplosione, come un sisma - ha imposto all'agenda dei media di occuparsi della mafia dei Casalesi, mi obbligava ad avere coraggio, a espormi, a stare in prima fila. E' la mia forma di resistenza, pensavo. Ogni cosa passava in secondo piano, diventava di serie B per me. Incontravo i grandi della letteratura e della politica, dicevo quello che dovevo e potevo dire. Non mi guardavo mai indietro. Non mi accorgevo di quel che ogni giorno andavo perdendo di me. Oggi, se mi guardo alle spalle, vedo macerie e un tempo irrimediabilmente perduto che non posso più afferrare ma ricostruire soltanto se non vivrò più, come faccio ora, come un latitante in fuga. In cattività, guardato a vista dai carabinieri, rinchiuso in una cella, deve vivere Sandokan, Francesco Schiavone, il boss dei Casalesi. Se lo è meritato per la violenza, i veleni e la morte con cui ha innaffiato la Campania, ma qual è il mio delitto? Perché io devo vivere come un recluso, un lebbroso, nascosto alla vita, al mondo, agli uomini? Qual è la mia malattia, la mia infezione? Qual è la mia colpa? Ho voluto soltanto raccontare una storia, la storia della mia gente, della mia terra, le storie della sua umiliazione. Ero soddisfatto per averlo fatto e pensavo di aver meritato quella piccola felicità che ti regala la virtù sociale di essere approvato dai tuoi simili, dalla tua gente. Sono stato un ingenuo. Nemmeno una casa, vogliono affittarmi a Napoli [...]

Quello stesso Sandokan che ha piu' volte minacciato di ucciderlo manda fax dal carcere (ma non e' in regime di 41bis?) minacciando querele, e il pentito che aveva rivelato un piano per ucciderlo entro Natale ritira tutto, mentre si insinua che Roberto non sia altro che un millantatore, probabilmente per isolarlo ancora di piu' e poi colpirlo piu' facilmente nel silenzio e nell'indifferenza. Mentre si moltiplicano le pelose solidarieta' di chi fino a ieri si affannava a minimizzarlo (compreso il Presidente del Consiglio che ci fa sapere che presto sconfiggera' la Camorra dalla Campania dal momento che ha gia' eliminato i rifiuti), l'on. Cosentino, chiamato in causa da 5 pentiti della camorra e coinvolto nello smaltimento illegale di rifiuti tossici nella stessa regione, rimane imperterrito nel governo come se nulla fosse. Mentre Saviano fa le valigie, si vuole eleggere alla Corte Costituzionale un altro tizio, Gaetano Pecorella, che non solo è l’avvocato del primo ministro (e ci sarebbero ragioni di opportunita', ma per il momento sorvoliamo), ma è anche imputato per favoreggiamento nella strage di piazza della Loggia a Brescia, una delle piu' atroci stragi di stato. Mentre l'autore del libro piu' importante degli ultimi anni -il creatore di un nuovo genere di grandissimo impatto e efficacia a cavallo tra il reportage e la fiction - e' costretto ad andare all'estero per tornare a respirare, chi invece stando comodamente in Italia si e' inventato una residenza in Belgio per andare in Parlamento nel collegio estero per il Pdl come Nicola Di Girolamo, truffando colleghi e elettori, rimane tranquillo al suo posto forte della solidarieta' (questa volta tangibile) dei suoi colleghi. Saviano ha ragione: come il professor Adolfo Parmaliana, come tutti gli italiani decenti, in questo paese e' pericolosamente solo.

1 commento:

Duccio Mercati ha detto...

In Italia o si è disposti a diventare martiri o l'esilio è l'unica strada di salvezza per chi osa mettersi contro i poteri occulti della mafia.

http://tv.repubblica.it/copertina/saviano-fatti-i-fatti-tuoi/25227?video